"Culture e Religioni in Dialogo"

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Re: "Culture e Religioni in Dialogo"

Messaggio  chiarotta91 il Gio Gen 15, 2009 10:49 pm

Questa pagina fa riferimento ad una delle esperienze più sofferte da chi lavora per il dialogo interreligioso. L'interruzione delle relazioni , delle conversazioni , nei dibattiti bilaterali , soprattutto dopo anni è qualcosa di lacerante. Ci sono state nella storia dei popoli decisioni di abbandonare un dialogo intrapreso La secessione dell'Aventino,tra la plebe e senato a Roma, che diede occasione a Menenio Agrippa per il suo apologo. E poi successivamente durante il periodo fascista , dopo l'assassinio di Matteotti... Quando si decide di non perseguire la cultura del dialogo, capita che le due parti si irrigidiscano sulle loro posizioni. La sospensione della collaborazione nel dialogo ebraico-cristiano è maturata con il tempo .
All'indomani della pubblicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum nell'ottobre 2007 ci fu una risentita presa di posizione da parte dellal'Unione delle Comunità Ebraiche .Il testo infatti prevedeva la possibilità ( sottolineo possibilità perchè leggendo le condizioni , di fatto nessuno applica le disposizioni previste) che la Messa possa essere celebrata secondo il Missale Romanum : insomma il Vecchio rito, quello mandato in soffitta dal Concilio Vaticano II. In questo rito il venerdì santo ( solo la preghiera di quel giorno fa problema!!) prevedeva la preghiera " contro i perfidi Giudei" . Tale espressione è stata tolta dal Benedetto XVI e sostituita con una generica preghiera che invita gli ebrei alla conoscenza piena della Verità di Cristo. E' vero che il rispetto reciproco non comincia dal fare proselitismo con l'altro. Ma questo rito di fatto non lo attua nessuno. Perchè si possa fare la messa preconciliare occorre che venga richiesta dai fedeli ( figuratevi!!! ) e che ci sia la disponibilità del celebrante . Ora è vero che è in ballo una questione di fondo sacrosanta. Ma esiste il dialogo interreligioso che è fatto nella vita quotidiana come dicono i documenti magisteriali ( cito solo Dialogo e annuncio 1991 e Cristianesimo e religioni 1997) un dialogo in cui i credenti delle diverse confessioni religiose vivono una presenza accogliente e simpatica, condividendo le gioie e le pene della vita. Dove i credenti si impegnano in sforzi comuni per la giustizia e la liberazione dell'uomo in ambito sociale dove uniscono le preghiere , la vita contemplativa e la condivisione degli spazi umani. La presenza delle comunità ebraiche è un catteristica delle nostre città, piccole e grandi che siano, Da Livorno a Roma , da Pitigliano a Venezia e mi fermo qui per non dimenticare qualcuno. Due importanti dichiarazioni , la prima del 13 fefebbraio 2008 del card, Kasper al rav David Rosen e la " lettera di chiarificazione " del segretario di stato Tarciso Bertone a Oder Wiener, direttore generale del Gran rabbinato di Irsaele non hanno ottenuto i risultati sperati. Concludo dicendo che è giunto il momento cheh Chiesa e Ssinagoga comprendano che le loro storie sono intrinsecamente intrecciate, che i cristiani vedano Gesù come un ebreo che parlava agli Ebrei in un contesto ebraico e cerchino i modi per favorire i passi compiuti negli ultimi anni dalle due fedi.
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Dialogo con gli Ebrei - siamo tornati indietro?

Messaggio  Anna Giacomina il Gio Gen 15, 2009 9:25 pm

Dialogo con gli Ebrei. C'è chi dissente con il papa

Scritto da Simone Baroncia
Mercoledì 14 Gennaio 2009 15:55


Sabato 17 gennaio è la giornata del dialogo ebraico-cristiano, ma quest’anno i rabbini italiani non parteciperanno all’incontro, perché, come afferma il rabbino capo di Venezia Elia Enrico Richetti sul mensile dei gesuiti ‘Popoli’, con papa Benedetto XVI il dialogo è ritornato indietro di 50 anni. Il casus belli è stata la reintroduzione del Messale tridentino, spurgato dai termini più offensivi. Da qui la presa di posizione dei rabbini italiani.

“Fin dal primo momento, l'Assemblea dei rabbini d'Italia ha preso una pausa di riflessione, sospendendo temporaneamente gli incontri interreligiosi. I mesi successivi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di contatti, incontri e mediazioni con diversi esponenti, anche ad alto livello, del mondo ecclesiastico, alcuni dei quali si sono dimostrati sinceramente preoccupati per il futuro di un dialogo che stava procedendo in maniera fruttuosa e che registrava un allargarsi del senso di rispetto e di pari dignità delle fedi”.
Le risposte chiarificatrici non hanno soddisfatto i rabbini: “Se io ritengo, sia pure in chiave escatologica, che il mio vicino debba diventare come me per essere degno di salvezza, non rispetto la sua identità. Non si tratta, quindi, di ipersensibilità: si tratta del più banale senso del rispetto dovuto all'altro come creatura di Dio. Se a ciò aggiungiamo le più recenti prese di posizione del Papa in merito al dialogo, definito inutile perché in ogni caso va testimoniata la superiorità della fede cristiana, è evidente che stiamo andando verso la cancellazione degli ultimi cinquant'anni di storia della Chiesa. In quest'ottica, l'interruzione della collaborazione tra ebraismo italiano e Chiesa è la logica conseguenza del pensiero ecclesiastico espresso dalla sua somma autorità”. E conclude sui futuri rapporti: “È vero, non sta agli ebrei insegnare ai cristiani come devono pregare o che cosa devono pensare, e nessuno fra gli ebrei o i rabbini italiani pretende di farlo. Ma è chiaro che dialogare vuol dire rispettare ognuno il diritto dell'altro ad essere se stesso, cogliere la possibilità di imparare qualcosa dalla sensibilità dell'altro, qualcosa che mi può arricchire. Quando l'idea di dialogo come rispetto (non come sincretismo e non come prevaricazione) sarà ripristinata, i rabbini italiani saranno sempre pronti a svolgere il ruolo che hanno svolto negli ultimi cinquant'anni”.
La risposta a continuare nel dialogo arriva da Gerusalemme dal gesuita Collin, responsabile della comunità cattolica di espressione ebraica di Beersheva, che afferma: “Capiamo il dolore ma credo si tratti di una reazione emozionale. Il dialogo deve continuare, è importante anche riferire delle ferite che in questo processo si possono provocare all’altro. Non partecipare non sembra la risposta giusta… Il Papa non ha compiuto passi indietro”.
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"Culture e Religioni in Dialogo"

Messaggio  Andrea il Mer Dic 10, 2008 3:00 pm

Nel testo del Messaggio il Santo Padre sottolinea che “l’Europa contemporanea, che si affaccia sul Terzo Millennio, è frutto di due millenni di civiltà. Essa affonda le sue radici sia nell'ingente e antico patrimonio di Atene e di Roma sia, e soprattutto, nel fecondo terreno del Cristianesimo... Così, l'Europa ci appare oggi come un prezioso tessuto, la cui trama è formata dai principi e dai valori scaturiti dal Vangelo, mentre le culture nazionali hanno saputo ricamare una immensa varietà di prospettive che manifestano le capacità religiose, intellettuali, tecniche, scientifiche e artistiche dell’Homo europeus”. Per questi motivi l'Europa ha avuto e ha ancora oggi un particolare influsso culturale sull'insieme del genere umano e si sente responsabile del suo futuro e di quello dell'umanità intera.
Dal momento che per rispondere alle domande fondamentali che l’uomo contemporaneo si pone sul senso della vita e sul suo valore, è sempre più importante riflettere sulle antiche radici dalle quali è fluita linfa abbondante nel corso dei secoli, il Santo Padre scrive: “Il tema del dialogo interculturale e interreligioso, perciò, emerge come una priorità per l’Unione Europea e interessa in modo trasversale i settori della cultura e della comunicazione, dell'educazione e della scienza, delle migrazioni e delle minoranze, fino a raggiungere i settori della gioventù e del lavoro. Una volta accolta la diversità come dato positivo, occorre fare in modo che le persone accettino non soltanto l'esistenza della cultura dell'altro, ma desiderino anche riceverne un arricchimento”.
Nel cosiddetto "mondo pluralistico" in cui viviamo, caratterizzato dalla rapidità delle comunicazioni, dalla mobilità dei popoli e dalla loro interdipendenza economica, politica e culturale, le radici cristiane dell'Europa sono sempre vive, anche se purtroppo molti Europei sembrano ignorarle, e “dovrebbero tracciare il cammino e alimentare la speranza di milioni di cittadini che condividono i medesimi valori”.
Nella parte conclusiva del Messaggio, il Santo Padre Benedetto XVI esorta i credenti ad essere “sempre pronti a promuovere iniziative di dialogo interculturale e interreligioso, al fine di stimolare la collaborazione su temi di interesse reciproco, come la dignità della persona umana, la ricerca del bene comune, la costruzione della pace, lo sviluppo”, ribadendo che “per essere autentico, un tale dialogo deve evitare cedimenti al relativismo e al sincretismo ed essere animato da sincero rispetto per gli altri e da generoso spirito di riconciliazione e di fraternità”.

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