DOMENICA DELLA SACRA FAMIGLIA

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DOMENICA DELLA SACRA FAMIGLIA

Messaggio  Andrea il Ven Dic 26, 2008 6:31 am






Omelia per la festa della SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (Anno B)

Letture bibliche: Gn 15, 1-6; 21, 1-3; Sal 104; Eb 11, 8.11-12.17-19; Lc 2,
22-40


Introduzione e Atto penitenziale. La vita di famiglia deve essere fondata
sull’amore di Dio sull’amore reciproco. Purtroppo non sempre ci regoliamo
così e la nostra vita familiare diventa difficile. Chiediamo perdono per le
nostre colpe contro la vita di famiglia.

Sintesi dell’omelia. La colletta prega: O Dio, nostro creatore e Padre, tu
hai voluto che il tuo Figlio, generato prima dell’aurora del mondo,
divenisse membro dell’umana famiglia; ravviva in noi la venerazione per il
dono e il mistero della vita, perché i genitori si sentano partecipi della
fecondità del tuo amore e i figli crescano in sapienza età e grazia,
rendendo lode al tuo santo nome. Per il nostro Signore… La prima lettura è
la promessa che Dio fa ad Abramo di dargli una discendenza numerosa ed egli
risponde la fede; la seconda lettura ci spiega che Dio opera grandi cose per
Abramo e Sara (e per noi) sempre grazie alla loro fede; il Vangelo ci fa
vedere un mistero della vita familiare di Gesù Maria Giuseppe: essi
obbediscono alla legge di Dio e accettano anche la sofferenza.

Omelia. I – La colletta inizia con l’invocazione a Dio: O Dio, nostro
creatore e Padre…

Dio è nostro creatore perché ha creato tutto (Gen 1-2), compresi i nostri
progenitori, ed è il Padre di Gesù, il Verbo Incarnato, e anche padre nostro
adottivo, con un rapporto di paternità e figliolanza che è molto più
profondo di quella adottiva per legge (1Gv 3,1ss). D’altra la paternità e la
maternità fisica e psicologica e spirituale, che esercitano i genitori nei
confronti dei figli, è sempre partecipazione di quella di Dio nei confronti
di tutti gli uomini. Essendo egli il Creatore, è pur sempre lui che comunica
la vita, e in ogni caso crea l’anima di ogni uomo al momento del
concepimento.

Non dovremmo mai dimenticare questa verità fondamentale.

II – La colletta continua: tu hai voluto che il tuo Figlio, generato prima
dell’aurora del mondo, divenisse membro dell’umana famiglia

Gesù è il Figlio di Dio fatto uomo; come Dio è generato dal Padre da tutta
l’eternità e perciò sta sempre con Lui e con lo Spirito Santo; come uomo
nasce nel tempo da Maria sempre Vergine per opera dello Spirito Santo, ma
non per questo diventa figlio dello Spirito Santo come uomo; resta sempre
Figlio del Padre anche come uomo, perché è la Persona del Figlio, che prende
la natura umana per intervento dello Spirito.

Come uomo fa una vita umana normale dei pii ebrei; così al quarantesimo
giorno dalla nascita viene presentato al Tempio per essere offerto a Dio
come tutti i primogeniti: portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al
Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito
sarà sacro al Signore, e per essere riscattato con l’offerta dei poveri: per
offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come
prescrive la Legge del Signore, proprio come Maria si presenta al Tempio per
il rito di purificazione come tutte le donne ebree: Quando venne il tempo
della loro purificazione secondo la Legge di Mosè; nessuno dei due, né Maria
né Gesù, erano obbligati a questi riti, perché Gesù resta a totale
disposizione del Padre e quindi il riscatto è solo formale, e Maria aveva
concepito e partorito restando vergine e quindi non aveva bisogno di
purificazione.

Allo stesso modo, come tutte le famiglie ebraiche, Quando ebbero tutto
compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro
città di Nazaret. In realtà Luca non fa menzione della fuga in Egitto, che
viene invece raccontata da Matteo (2,13ss), per cui è da pensare che
tornarono a Betlemme, dove forse Giuseppe pensava di restare, ma poi
fuggirono in Egitto e di là andarono a Nazaret, escludendo un ritorno a
Betlemme, solo perché in Giudea regnava Archelao, figlio di Erode, non meno
crudele e pazzo del padre.

Se Gesù si è adeguato alla normale e comune vita di tutti gli Ebrei, è per
farci rendere conto che Gesù è vero uomo, oltre che vero Dio, e anche che
non dobbiamo aver timore se la nostra vita è “nascosta”, perché quello che
conta è che ciò che siamo davanti a Dio.

III – La colletta va avanti: ravviva in noi la venerazione per il dono e il
mistero della vita…

La vita è un dono di Dio, perché solo da lui essa proviene in quanto
Creatore, e resta sempre un mistero, al di là della conoscenza delle leggi
(del suo sorgere, del suo sviluppo, del suo conservarsi e della sua fine),
che gli uomini possano progressivamente acquisire (ed è un bene che ciò
avvenga). Proprio perché dono di Dio e resta fondamentalmente un mistero,
dobbiamo avere rispetto e venerazione per essa, e stare attenti a metterci
al servizio di essa ed evitare di volerla dominare. In effetti alcune
scoperte che riguardano la trasmissione della vita da genitori a figli,
invece di essere al servizio della vita e dell’uomo, suscitano immense
perplessità dal punto di vista morale, e perciò sono state rifiutate dalla
Chiesa e dagli uomini che riflettono seriamente sul destino degli uomini, ma
anche dal punto di vista scientifico provocano molti interrogativi, perché
non si conoscono le conseguenze a breve o a lungo termine dell’uso di certe
scoperte.

IV – La colletta chiede: perché i genitori si sentano partecipi della
fecondità del tuo amore…

La vita viene da Dio come ebbe occasione di sperimentare direttamente Abramo
e Sara e come sanno per esperienza i genitori che considerano la loro
missione e l’esercizio di essa.

Dio rinnova ad Abramo la sua promessa di aiuto speciale, frutto del loro
rapporto unico: Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa
sarà molto grande; ma Abramo ha un solo grande desiderio: “Mio Signore Dio,
che mi darai? Io me ne vado senza figli e l'erede della mia casa è Eliezer
di Damasco…Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio
erede”. Ma c’è questa parola dal Signore, che lo rassicura: Non costui sarà
il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede. Anzi: Guarda in cielo e
conta le stelle, se riesci a contarle, e gli promette: Tale sarà la tua
discendenza. Dio mantenne la promessa: Il Signore visitò Sara, come aveva
detto, e fece a Sara come aveva promesso. Sara concepì e partorì ad Abramo
un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. Abramo chiamò
Isacco il figlio che gli era nato.

Abramo aveva creduto alla Parola di Dio: Egli credette al Signore, che
glielo accreditò come giustizia, cioè Dio lo rese giusto davanti a lui. La
fede già ispirava la vita di Abramo: Fratelli, per fede Abramo, chiamato da
Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì
senza sapere dove andava.

Così ripresenta questo fatto la lettera agli Ebrei, sottolineando la fede di
Sara: Per fede anche Sara, sebbene fuori dell'età, ricevette la possibilità
di diventare madre perché ritenne fedele colui che glielo aveva promesso.
Per questo da un uomo solo, e inoltre gia segnato dalla morte, nacque una
discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia innumerevole
che si trova lungo la spiaggia del mare.

La fede, che posto occupa nella nostra vita? Ispira le nostre scelte? Guida
i nostri passi?

V – La colletta prosegue: e i figli crescano in sapienza età e grazia…

E’ ciò che si dice di Gesù che cresce: Gesù cresceva in sapienza, età e
grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2,52) e viene anche detto con altre
parole nel Vangelo di oggi: Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di
sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui. E’ lo sviluppo che dovrebbe
avere ogni persona: in età si cresce in ogni caso, ma proporzionato dovrebbe
essere anche lo sviluppo psicologico e spirituale; in effetti si hanno
sufficiente cura e controllo dello sviluppo fisico e psicologico per la
parte intellettuale, ma c’è meno cura e verifica dello sviluppo psicologico
per la parte morale e si cura molto poco la crescita spirituale. Quando lo
sviluppo non è armonico nei tre settori della vita del giovane, si
manifestano forme di nanismo psicologico e spirituale, non meno deleterie e
pericolose di quelle fisiche.

Chiediamo che la grazia di Dio accompagni sempre le nuove generazioni.

VI – La colletta conclude: rendendo lode al tuo santo nome.

a. Genitori e figli, la famiglia intera, devono dare a Dio il posto che gli
compete. La Sacra Famiglia osservava fedelmente leggi dell’AT, come appare
dall’osservanza della legge della purificazione di Maria e dell’offerta di
Gesù al Tempio. Questa ubbidienza, fra l’altro non obbligatoria per loro,
diede occasione al vecchio Simeone di vedere realizzata la profezia che lo
sosteneva in vita: uomo giusto e timorato di Dio, … aspettava il conforto
d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato
che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del
Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori
vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le
braccia, e anche alla vecchia Anna di incontrare il Redentore: Era molto
avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era
ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si
allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e
preghiere, e di svolgere il ruolo di profetessa: Sopraggiunta in quel
momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti
aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Intorno a Gesù si sviluppa la lode a Dio, come abbiamo visto nel caso di
Anna e come si dice di Simeone: lo (Gesù) prese tra le braccia e benedisse
Dio: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua
parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te
davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo
popolo Israele”.

Che posto occupa la preghiera di ringraziamento e di lode nella nostra vita?

b. Nella vita degli uomini, e tanto più dei più autentici fedeli, è sempre
presente la sofferenza, che va accettata con spirito di fede; Abramo fu
sottoposto alla prova durissima di doversi affidare totalmente a Dio, anche
quando questi gli chiedeva di immolare il figlio unico, sul quale riposavano
le promesse divine: Per fede Abramo, messo alla prova, offrì Isacco e
proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unico figlio, del
quale era stato detto: In Isacco avrai una discendenza che porterà il tuo
nome. Egli visse quindi un’anticipata esperienza di morte e di vita, che può
essere letta come simbolo della morte e resurrezione di Cristo: Egli pensava
infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo
riebbe e fu come un simbolo.

Anche nel Vangelo abbiamo uno sviluppo teologico-pasquale; Simeone annuncia
che Gesù è luce delle genti e mette gli uomini nella necessità di decidersi:
Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di
contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori, e che Maria
sarà strettamente unita, nel dolore, al destino del Figlio: E anche a te una
spada trafiggerà l'anima. Queste parole sono rivolte esclusivamente a Maria:
parlò a Maria, sua madre mentre ci si riferiva a Maria e Giuseppe in
precedenza: Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si
dicevano di lui. Simeone li benedisse.

Pensiero eucaristico. Questo Gesù, membro della Sacra Famiglia, lo
incontriamo nella Messa; egli ci offre il suo esempio e la sua Parola nella
liturgia della Parola e il suo Corpo e Sangue nella Liturgia Eucaristica per
farsi nostro nutrimento e sorgente di forza per seguirlo con fedeltà.
Preghiamo la S. Famiglia e i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni che ci
ottengano di fare un’esperienza di vita familiare con Dio e con la comunità
cristiana nella liturgia e di portare questa esperienza nella vita
familiare.

24.12.2008 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio
(SA), tel. 081.951164 334.1706621 francescospaduzzi[]virgilio.it
www.bastamare.it
MSN: francescoenricos[]hotmail.it

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