Le catechesi di don Luciano

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Ott 04, 2010 7:12 am

INCONTRI CON LA PAROLA

No. 316 - Niente mance (Matteo 6,33-34)

Se avete in programma di venire in Kenya, fate in modo di avere sempre moneta spicciola in tasca. Non le banconote, gli spiccioli - vi serviranno per le mance. Magari per qualcuno che vi mostra un parcheggio libero, anche se voi l'avevate già visto, per chi vi indica una strada e vi accompagna per qualche centinaio di metri, per un cameriere al ristorante. Di fatto, il sistema delle mance fa parte della vita del Kenya, dai politici in giù. Cervantes ha anche scritto un capolavoro, "Don Chisciotte della Mancha" - ma non si riferiva alla mancia che intendo io. Quella che intendo io è una esigua somma di denaro data direttamente a qualcuno che ti presta un piccolo servizio. La mancia è un piccolo "grazie", un niente di importante, il dare qualcosa di superfluo. La mancia è una risposta appropriata a un piccolo servizio - ma non a un sacrificio totale.

La Parola di Dio ha qualcosa da dirti a proposito delle mance, e sta scritto in Matteo 6,33-34: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena». Qui Gesù ti sta dicendo le priorità che devono governare la vita di chiunque voglia seguirLo. E' una cosa molto semplice. Fai in modo che Dio sia sempre al primo posto. Perché spesso Dio deve aspettare in fondo a una lunga coda, dietro ai nostri impegni, ai nostri amici, alla nostra famiglia, al nostro tempo libero, alle nostre ambizioni, ai nostri bisogni - e poi frughiamo tra i rimasugli di tempo della nostra vita e Gli diamo una piccola mancia, un esiguo grazie in cambio del Suo totale sacrificio. A Lui che, per dirla con Romani 8,32: «non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi». Dio è degno di qualcosa di più di una piccola mancia che non ti costa niente. Dice il libro del Siracide 35,4: «Non presentarti a mani vuote davanti al Signore, | tutto questo è richiesto dai comandamenti».

Fatti anche tu la domanda del Salmo 115,12: «Che cosa renderò al Signore | per quanto mi ha dato?». Renderò vuol dire: restituirò. La vita è vissuta in pienezza quando si da a Dio il meglio che si ha. Puoi cominciare dal denaro, che tu ne abbia tanto o poco. Ricordo che quando ero bambino aiutavo mio nonno agricoltore a portare in parrocchia il "dìzimo", la decima dei prodotti della terra. Era qualche sacco di grano o di frumento, delle ceste di uva, della verdura. A casa nostra non c'era tanta abbondanza, ma il "grazie" a Dio era sacrosanto. Ogni domenica celebro la S. Messa tra povera gente - che a ogni offertorio dona immancabilmente delle borse di plastica piene di granoturco, delle buste stropicciate con qualche soldo dentro. Poca roba - ma santa ai miei occhi, perché sono poveri che restituiscono a Dio qualcosa che a loro farebbe comodo. Una volta nella Chiesa c'era la decima, e adesso non c'è più - non ti sembra che la legge dell'amore e della carità sia tuttavia eterna? «Cercate prima il regno di Dio» vuol dire "cercate prima gli interessi di Dio", anche dal punto di vista economico - anche i tuoi soldiappartengono a Lui, «perché del Signore è la terra e tutto ciò che essa contiene» (1 Corinzi 10,26).

E che dire del tuo tempo? Hai bisogno di dire: "Siccome ho tantissimi impegni, comincio col mettere Dio come l'impegno prioritario". Il tuo tempo quotidiano di preghiera dovrebbe essere il punto di partenza di ogni altro impegno. Un tempo non negoziabile. Un tempo fisso. E cerca di mettere da parte anche del tempo per lavorare nel Suo Regno. Gesù si merita anche il meglio delle tue capacità e dei beni che più ti stanno a cuore. Chi è il vero padrone della tua automobile, di quella casa, di quella musica, di quel guardaroba, di quei libri? Il Proprietario si sta vergognando del modo in cui tu usi i Suoi beni? Ogni cosa dovrebbe essere usata per Gesù, e chi la vede dovrebbe capire che porta scritto sopra il nome di Gesù, a cominciare dal tuo corpo. «Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!» (1 Corinzi 6,20). Gesù è il sole attorno al quale ruota ogni altro pianeta o è solo uno dei pianeti che gira attorno a qualsiasi altra cosa tu hai messo al centro? Dai a Gesù in primo luogo i Suoi soldi, il Suo tempo, l'uso per Lui dei tuoi talenti, dei Suoi beni, del tuo corpo.

Può sembrare rischioso, ma non tanto rischioso quanto dare al tuo Signore meno di quello che Gli spetta - ossia il tuo meglio. Dai a Dio il Suo meglio, e non avrai di meno - ma di più. Che cosa ti ha promesso Gesù? «E tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi». Dio è tuo Padre, non il tuo cameriere. Si aspetta da te che tu Gli dia del Suo meglio. E non glorifichi certo il tuo Signore e il tuo Salvatore dandoGli delle mance!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Ven Ott 08, 2010 3:29 am

Mi pare che il senso sintetico di questo Incontri 316 sia: che posto occupa Dio nella mia vita?
E’ l’ultimo in fondo ad una lunga coda ?
Del mio, gli do alla fine, una piccola ”mancia” tanto per dirgli : grazie del servizio?

La frase del testo che mi è rimasta e che mi sembra dire tutto è questa:

”Gesù ti sta dicendo le priorità che devono governare la vita di chiunque voglia seguirLo. E’ una cosa molto semplice. Fai in modo che Dio sia sempre al primo posto”

A me viene da dire subito che non mi trovo neppure in questa.
Lui per me non è il Primo.

Lui per me è l’Unico.

Tutti e tutto della mia vita, non è se non è in Lui.
In Lui vivo, respiro, lavoro, accetto, soffro,amo,…
Lui, il Signore, è l’aria che respiro.
L’ambiente in cui solo mi trovo.

Per seguirLo, non posso e non devo lasciare il mio servizio, la mia famiglia, il mio prossimo, la ”mia” vita ma tutto avviene in Lui.
Il sl 115, citato in Incontri 316, è il ”mio” salmo.


Ma la risposta stasera la trovo nel 16(15):

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
2Ho detto a Dio: ”Sei tu il mio Signore,
senza di te non ho alcun bene”.
…………………………………………………………..
5Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
6Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi,
è magnifica la mia eredità.
7Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio cuore mi istruisce.
8Io pongo sempre innanzi a me il Signore,
sta alla mia destra, non posso vacillare.
9Di questo gioisce il mio cuore,
esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,

10perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.
11Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Ven Ott 08, 2010 11:31 am

Hai ragioone cara Silvia, ma quanto tu pensi credo che valga per tutti!

Pace e bene UNP

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Ott 11, 2010 7:22 am

No. 317 - Il carica-batterie ambulante

(Ebrei 3,12-13)

A volte mi capita di viaggiare e stare fuori per due o tre giorni, quindi ho sempre pronta una piccola borsa da viaggio. Dentro ci sono delle cose che non tolgo mai dalla borsa, per essere sicuro che siano sempre lì: una copia del Vangelo, un paio di ciabatte, un rotolo di carta igienica (non sono un angelo), un repellente anti-zanzare e il carica-batterie del cellulare. L'esperienza mi ha insegnato che, almeno qui in Kenya, queste cose è sempre meglio averle con sé. Ovvio, il carica-batterie del cellulare mi è indispensabile perché mi permette di continuare a comunicare con coloro che amo. E' importante avere un carica-batterie sempre pronto se vuoi andare avanti. Ma è altrettanto importante essere un carica-batterie.

Anche Dio te lo dice in Ebrei 3,12-13: «Guardate perciò, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura quest'oggi, perché nessuno di voi si indurisca sedotto dal peccato». E' così facile cadere nello scoraggiamento, dubitare delle promesse di Dio, perdere la fede, cadere nel peccato o ritrovarsi indurito il cuore che una volta era misericordioso. Così Dio ti propone la cura. «Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno». Pensa a quella parola «esortatevi». Deriva da una parola latina che vuol dire: "far sorgere dal di dentro". Far sorgere coraggio, speranza, voglia di andare avanti. Puoi ridare coraggio a qualcuno che ne ha bisogno, caricargli la batteria in modo che trovi dentro di sé la forza di andare avanti.

Quando diventi uno che incoraggia ti trasformi, in essenza, in un carica-batterie - uno che rimette la forza dentro le persone, dentro la tua famiglia, la tua scuola, il tuo posto di lavoro, la tua parrocchia. E in questo "sono troppo occupato" mondo, in queste giornate sempre sotto pressione, siamo circondati da persone che girano spente, con le batterie scariche. Persone a cui si va esaurendo la forza emotiva, l'energia spirituale. Hanno bisogno di un regalo che tu gli puoi fare anche se non hai un soldo - incoraggiamento. Tutti quanti sono pronti a dirci dove sbagliamo, a mostrarci i nostri fallimenti. Non c'è quindi bisogno che anche tu ti unisca a quel coro di voci scoraggianti. Perché invece non guardi alle cose positive che stanno facendo coloro che vivono con te - e glielo dici spesso? E quando devi far loro notare qualcosa di negativo, comincia rimarcando sempre tutto il positivo che fanno. Sii uno che loda, uno pronto a fare i complimenti, uno che ringrazia, uno che vede il lato bello delle azioni altrui.

Se potessi parlare con chi ti circonda come ti descriverebbero? Dopo che qualcuno ti ha incontrato si sente più importante o più sminuito? L'averti intorno genera coraggio e confidenza - o lo si perde? Si sentono creduti o sfiduciati? Li fai sentire interiormente più leggeri o più pesanti? Incoraggiare gli altri è un vero e proprio ministero - ossia un servizio che costruisce la comunità cristiana - ed è alla portata di tutti noi. Ed è un ministero di cui c'è disperatamente bisogno. Ma non è un servizio che nasce dentro di noi spontaneamente, per questo Dio ci esorta a farlo. Richiede che ci sia un aggiustamento nel tuo sguardo - ossia che tu scelga di guardarti attorno vedendo tutto ciò che può incoraggiare. Quanto spesso va esercitato questo ministero dell'incoraggiamento?

Dio ti dice: «Ogni giorno». L'incoraggiamento di ieri è come una specie di manna, che dura per un giorno solo. Chi ti vive vicino a ogni nuovo giorno ha bisogno del tuo incoraggiamento - di poter ricaricare le sue batterie per la maratona di oggi. Magari pensi: "Ma anch'io ho bisogno di incoraggiamento". Il miglior modo per ricaricarsi le batterie è ricaricare quelle degli altri. Oggi, nella tua famiglia, nel tuo ambiente di lavoro, nelle tue relazioni - ci sono persone che stanno aspettando il tuo incoraggia-mento. Si stanno spegnendo, esaurendo la loro energia umana e spirituale. Ma con l'aiuto di un carica-batterie ambulante, con un pò più di incoraggiamento da parte tua, essi possono andare avanti - e andare e andare e andare.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Lun Ott 11, 2010 3:10 pm

Ho letto stanotte ”Incontri 317” e come sempre è stata la parola giusta al momento giusto.
Le ultime vicende della mia storia, mi hanno messo a terra più di quanto non lo fossi già.Non penso mai di poter stare peggio di come sto.
Salvo poi ricredermi.
Ho capito che Dio non mi chiede di cercare come andare avanti malgrado le cose che mi capitano.
Mi chiede di vedere il positivo in chi mi sta intorno , valorizzarlo e dimentica di me stessa, farmi carico di rianimare, rincuorare ,dare ossigeno, ricaricare proprio quelli che mi mettono a terra.
Signore, hai un bel coraggio, a propormi questo.
E forse hai Tu più stima di me di quanta ne abbia io.
Donami sempre la Luce e la Forza.
Donami il Tuo Spirito, per ricaricare le mie batterie e io possa essere un carcabatterie per coloro che metti sulla mia strada!
Grazie, mio Signore! Smile Smile Smile
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Lun Ott 11, 2010 3:33 pm

Andrea ha scritto:Hai ragioone cara Silvia, ma quanto tu pensi credo che valga per tutti!

Pace e bene UNP

Caro Andrea, , perchè non riporti i tuoi commenti anche nel gruppo "Incontri & Commenti" di Diario?

Inoltre, poichè non ho saputo più niente, vorrei chiederti Question se hai ricevuto i numeri di Incontri che mi hai chiesto.Li ho inviati diversi gg fa.
Ciao.
Sempre UNP.
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  annaxel il Mer Ott 13, 2010 5:07 pm

silvia ha scritto:
Andrea ha scritto:Hai ragioone cara Silvia, ma quanto tu pensi credo che valga per tutti!

Pace e bene UNP

Caro Andrea, , perchè non riporti i tuoi commenti anche nel gruppo "Incontri & Commenti" di Diario?

Inoltre, poichè non ho saputo più niente, vorrei chiederti Question se hai ricevuto i numeri di Incontri che mi hai chiesto.Li ho inviati diversi gg fa.
Ciao.
Sempre UNP.
Very Happy Very Happy Very Happy


Carissimi, scusate se prendo la parola....
da molti mesi non ricevo più <Incontri>, ho scritto a Lorenzo che gentilmente
ha inviato i numeri mancanti, ma non è la stessa cosa... Crying or Very sad
ho provato a fare una nuova iscrizione, ma non passa, così sono tagliata fuori....
avevo mandato anche un altro indirizzo e-mail, ma nulla è cambiato. Evil or Very Mad aiuto!!!! Sad
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Mer Ott 13, 2010 10:17 pm

Cara Anna, era successo anche a me.Qualche mese fa.
Lorenzo mi aveva suggerito di reiscrivermi con altro indirizzo.
Ora me ne arrivano due: uno ad ogni indirizzo.Gli ho scritto in proposito, ma continuano ad arrivarmene due.
Se vuoi, Idea io mi impegno a inviarti "Incontri" quando arriva, salvo imprevisti sempre possibili.
Ma credo che Lorenzo possa risolvere il problema.
Fammi sapere se finchè non si risolve, ti posso inoltrare i prossimi incontri.
Ciao. I love you I love you I love you
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Gio Ott 14, 2010 4:25 pm

Scusami Anna, ma sul nostro sito io registro ogni volta quanto ricevo da Lorenzo. (salvo le volte che sono assente dalla mia sede e Silvia si prende questo incarico.) Il fatto è che io inserisco solo la catechesi e nono il resto del materiale.
Ora che abbiamo il Diario di Famiglia, puoi trovare tutto... cercando un pò.

Silvia, scusa, ma cosa intendi per i miei commenti che dovrtei registrare sul Diario?

Pace e bene UNP

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Gio Ott 14, 2010 11:02 pm

Andrea, intendevo semplicemente che in Diario, c'è un "Gruppo" per il commento a "Incontri" , gruppo che don Luciano pensava di cancellare se non utilizzato.
Mi pare che ora il problema sia superato.
Quanto ad Anna, vero che riportiamo qui "Incontri" ( in Diario, non ne viene trascritto il testo, ci sono solo i commenti) perchè è implicito che il testo lo riceviamo per email, ma riceverlo e trovarlo nella posta , è molto più semplice e comodo, senza dover entrare qui per trovarlo. Mancano poi tutte le comunicazioni che non fanno parte del testo.
Perciò anche Anna deve riceverlo, e Lorenzo appena potrà - ora ha la Nonna in ospedale e un fratello anche - sistemerà tutto Exclamation
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  annaxel il Ven Ott 15, 2010 2:22 pm

silvia ha scritto:Andrea, intendevo semplicemente che in Diario, c'è un "Gruppo" per il commento a "Incontri" , gruppo che don Luciano pensava di cancellare se non utilizzato.
Mi pare che ora il problema sia superato.
Quanto ad Anna, vero che riportiamo qui "Incontri" ( in Diario, non ne viene trascritto il testo, ci sono solo i commenti) perchè è implicito che il testo lo riceviamo per email, ma riceverlo e trovarlo nella posta , è molto più semplice e comodo, senza dover entrare qui per trovarlo. Mancano poi tutte le comunicazioni che non fanno parte del testo.
Perciò anche Anna deve riceverlo, e Lorenzo appena potrà - ora ha la Nonna in ospedale e un fratello anche - sistemerà tutto Exclamation

...Vi ringrazio, ma come ha detto Silvia, tutto era più semplice....se la cosa non si risolve proverò a reiscrivermi con altro indirizzo.
Uniti nella preghiera!
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Mar Ott 19, 2010 6:04 am

INCONTRI CON LA PAROLA

No. 318 - Ditate pericolose (Genesi 27,15)

"Non toccare con le dita il monitor del computer, per favore!" Questo è stato l'avvertimento di un appassionato di computer la prima volta che, parecchi anni fa, mi sono avvicinato al suo computer. Quanti anni fa? Hmmm... allora nel computer girava solo il sistema operativo Dos, e Windows® non esisteva ancora. Il risultato di quel monito è stato che anche a me ora dà fastidio l'impronta delle dita sul monitor dei computer. Un amico appassionato di fotografia, che stenta a passare al digitale, mi dice la stessa cosa ogni volta che mi mette in mano le sue foto: "Maneggiale con cura. Non lasciarci sopra le tue ditate".

Ho conosciuto una persona che lavorava nella polizia scientifica, le impronte digitali erano il suo pane quotidiano. Perché le impronte digitali danno sempre l'idea dello sporco e, a volte, possono essere molto pericolose - ti possono condannare... Probabilmente vi è familiare la storia di Rebecca e dei suoi due figli Esaù e Giacobbe. Esaù è il primogenito e, secondo la tradizione del popolo di Israele, è quello che deve ricevere la benedizione di suo padre Isacco. La benedizione di famiglia per gli Ebrei era una cosa seria, voleva dire riconoscere il diritto di successione (economica, morale, di guida) a quel figlio.

Ma Dio ha promesso che sarà invece suo fratello più giovane Giacobbe a ricevere la benedizione. Problema: Isacco sente la sua fine vicina, e ha chiesto a Esaù di portargli della selvaggina fresca per cibo - dopo gli darà la benedizione di famiglia prima di morire. Ecco che entra in scena Rebecca e lascia le sue sporche impronte digitali su tutto quello che Dio ha in mente di fare. Leggiamolo dalla Parola di Dio in Genesi 27,15: «Rebecca prese i vestiti migliori del suo figlio maggiore, Esaù, che erano in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe». Rebecca sa che suo marito Isacco è quasi completamente cieco, così cerca in tutti i modi di imbrogliarlo e di fare in modo che il suo figlio più piccolo Giacobbe assomigli e persino odori come il suo figlio più vecchio Esaù - e ci riesce! Isacco pensa che Giacobbe sia Esaù e gli dà la benedizione di famiglia. Esaù ritorna dalla caccia e, come ognuno si aspetta, si arrabbia un bel po'. Ma la benedizione pronunciata è irreversibile. Rebecca ha avuto l'idea giusta, era Giacobbe quello che doveva ricevere la benedizione. Ma siccome ha visto che Isacco stava morendo e Dio non si muoveva a benedire Giacobbe, è andata in panico e ha cominciato lei a far muovere le cose secondo la sua testa. Ah, Isacco poi è vissuto altri 20 anni. Se solo avesse lasciato che Dio facesse le cose a modo Suo e a Suo tempo! Versetto 41: «Esaù perseguitò Giacobbe per la benedizione che suo padre gli aveva dato. Pensò Esaù: "Si avvicinano i giorni del lutto per mio padre; allora ucciderò mio fratello Giacobbe"». Rebecca è costretta a mandare via Giacobbe per salvargli la vita. Quello che non sa è che non rivedrà più il suo figlio prediletto per 14 anni. E si è persa anche l'affetto dell'altro figlio Esaù, per essersi intromessa nei piani di Dio. Lasciando le sue sporche ditate ovunque, pregiudicando sé stessa e il futuro dei figli, ha finito col rompere quello che cercava di aggiustare.

Tutti noi qualche volta siamo Rebecca, non è vero? E' così seducente tentare di aiutare Dio, velocizzare i Suoi piani, far succedere quello che dovrebbe succedere - e inevitabilmente facciamo disastri. Quando si tratta del tuo futuro la cosa migliore è lasciarLo nelle mani di Dio, non nelle tue! Il tuo futuro ha bisogno di una sola impronta digitale, quella di Dio. Perché la sola cosa che ti può far attraversare i momenti bui è sapere che Lui ha la situazione sotto controllo e ti sta conducendo per le Sue strade. Quindi lascia che sia Dio a darti quello che vuole darti, non cercare di prendertelo. Tu abbandonati fiducioso e lascia che sia Lui a guidare. Le tue interferenze non fanno altro che complicare e rallentare i piani di Dio. Rebecca e Giacobbe lo hanno imparato a caro prezzo. Le tue sporche ditate sulla tua vita non fanno altro che creare confusione!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Mer Ott 27, 2010 4:42 pm

INCONTRI CON LA PAROLA

No. 319 - La sindrome da rubinetto(Deuteronomio 8, 2-3)


Per la maggior parte della gente girare la manopola del rubinetto e vedere scendere acqua è la cosa più normale del mondo. Il che vuol dire che non vivete in un deserto. Se invece vivete come me in Africa, allora l'acqua è un miracolo sempre nuovo. Si impara a non sprecarla, ad aprire i rubinetti il minimo indispensabile. Quando ero adolescente ricordo di aver letto un libro del celebre scrittore Antoine de Saint-Exupéry, in cui raccontava l'esperienza di un gruppo di beduini portati a Parigi e messi in una stanza d'albergo. Lo scrittore mostrò loro come funzionavano i bagni e aprì il rubinetto. I beduini rimasero estasiati nel vedere tanta abbondanza di acqua, e chiesero a Saint-Exupéry: "Ma quest'acqua non finisce mai?" Thomas Edward Lawrence ha scritto un libro di memorie intitolato "I sette pilastri della saggezza".

Probabilmente è familiare a pochi come scrittore, ma tutti lo conoscono con il nome per il quale ha lavorato per parecchi anni in Medio Oriente come agente delservizio segreto inglese: Lawrence d'Arabia. Lawrence racconta che un giorno portò con sé a Parigi alcuni dei suoi amici arabi. E anche loro, dal momento che erano sempre vissuti nel deserto, rimasero stupiti dall'acqua corrente nella loro stanza d'albergo. Il giorno della partenza Lawrence li trovò che stavano tentando di staccare i rubinetti dal bagno. Volevano portaseli a casa - in modo da poter avere tutta quell'acqua a loro disposizione. Lawrence spiegò loro che non erano i rubinetti che davano l'acqua, ma la sorgente fuori città, sulle montagne. I beduini pensavano che l'acqua arrivasse da quello che era semplicemente uno strumento.

A proposito di questo modo di pensare, Dio ha qualcosa da dirti in Deuteronomio 8,2-3: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore». Dio ha guidato il Suo popolo in una situazione nella quale è venuta a mancare la loro abituale sorgente di energia - i rubinetti che erano soliti usare si erano rotti. Ma Lui ha provveduto per loro in una maniera così miracolosa che mai avrebbero immaginato. Si chiamava "manna". Il rubinetto si era rotto - ma la risposta al bisogno è venuta in un altro modo. La Parola di Dio ti ricorda, come fu ricordato a quei beduini a Parigi, che quello di cui hai bisogno viene dalla Sorgente, e non dal rubinetto.

E Dio è la tua Sorgente. Tutto quello di cui hai bisogno ti viene da Lui - i soldi che ti necessitano, gli amici che ti sostengono, il posto dove vivi, i doni che hai, l'amore, l'aiuto spirituale. Dio te lo manda attraverso dei rubinetti terreni - come la busta paga, persone speciali, circostanze provvidenziali - occasioni o persone giuste al momento giusto. Ma quella manna nel deserto - manna significa "che cos'è?" - ti sta a dimostrare che Dio può darti quello di cui hai bisogno in maniera sempre diversa!

Il nostro problema è che soffriamo della "sindrome da rubinetto". Siamo affascinati dal rubinetto, dal mezzo, e finiamo per mettere la nostra fede nei mezzi. Poi succede che i mezzi improvvisamente spariscono - persone che se ne vanno... persone che muoiono... persone che ti buttano giù; lavori che svaniscono... situazioni che ti deludono... rapporti che si infrangono. Non avere paura. Perché in ogni caso l'acqua non viene dal rubinetto. In Deuteronomio 8,2-3, Dio ti dice che Lui si serve di due modi per fare in modo che la tua fede passi dal confidare nel rubinetto al confidare nel Padre. Il primo modo è quello del «ti ha fatto provare la fame». Dio permette che crolli tutto quello che ti faceva andare avanti.

Magari in questo periodo sei in ansia perché hai una necessità e non c'è nessuna soluzione che si prospetti all'orizzonte. Il rubinetto se ne è andato... ma la Sorgente è ancora lì. Dio userà un altro canale. Purtroppo non impariamo a fidarci di Dio se non quando si seccano tutte le nostre abituali stazioni di rifornimento. Il secondo modo è quello nel quale Dio ti nutre «di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto».

Delle cose straordinarie, miracolose, che irrompono nel tuo quotidiano. Dio ti mostrerà un modo nuovo, inimmaginabile, per venire incontro al tuo bisogno. Verrà in modo sorprendente, da un posto sorprendente. E tu ti fermi ammirato a dire: "Mio Dio, è da TE che viene tutto questo, non è vero?" E allora entrerai in una nuova meravigliosa sicurezza - quella sicurezza che accetta tranquillamente la perdita di ogni rubinetto nella tua vita. Era solo lo strumento del quale Dio si serviva. Dio è la tua sorgente - Lui non si prosciuga mai. Perciò non attaccarti al rubinetto. Dio tuo Padre conosce un'infinità di modi per farti avere ciò di cui hai bisogno.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Mer Feb 02, 2011 5:16 pm

Carissimi amici e amiche di Incontri con la Parola, pace e bene a mani piene! Vi chiedo scusa per il lungo silenzio, tanto di Incontri quanto con l'email. Sono stati mesi pieni di impegni. Per farmi in qualche modo perdonare qui di seguito trovate il link per scaricare un breve scritto sulla direzione spirituale:

<http://www.incontriconlaparola.com/docs/padre_spirituale.pdf>

Che Dio vi benedica!
--don Luciano

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INCONTRI CON LA PAROLA
No. 320 - Un nome che è tutta una storia

(Salmo 21, 23)


Il Signore mi ha regalato il privilegio di vivere in Africa e di venire a contatto con le svariate culture tribali di questo meraviglioso continente. Per esempio alcune tribù hanno in grande considerazione l'uso dei nomi. A un bambino viene imposto il nome a seconda di qualche avvenimento importante successo in quel giorno o in quel periodo. Così una mia amica è stata chiamata "Colei che porta la pioggia" tra i Karimojong dell'Uganda perché qualche ora dopo il suo arrivo venne la pioggia, dopo mesi di siccità. Un missionario tra i Taitha è stato chiamato "Dono di Dio" per la sua grande carità. Questo uso africano di imporre un nome a seconda delle cose importanti che sono successe è lo specchio di quanto già accadeva nella Bibbia. Anche lì, quando si faceva esperienza di una persona, la si celebrava imponendogli un nome.

Per le dodici tribù dell'antico popolo di Dio, Israele, i nomi erano molto importanti. Specialmente quelli che essi davano a Dio basandosi sui momenti in cui avevano sperimentato il Suo amore, la Sua potenza e la Sua santità. Nel Salmo 21, viene chiesto anche a te di imparare a celebrare il Signore: «Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, | ti loderò in mezzo all'assemblea». Chi ha camminato con il Signore nelle diverse situazioni della vita e ha imparato a celebrarLo, sa cosa significa annunziare «il Tuo nome».

Come alcune tribù qui dell'Africa, anche chi ha sperimentato Dio può darGli un nome che condensa l'esperienza che ha fatto di Lui. Pensa ad esempio al Salmo 23, dopo che per anni uno è stato guidato dal Signore e nulla di necessario gli è mai mancato, allora può dire: «Il Signore è il mio pastore». Quando Mosè vide che il Signore aveva sconfitto l'esercito dei loro nemici più pericolosi, chiamò il Signore «il mio vessillo» (Es 17,15). La bandiera rappresenta un popolo. Quando qui in Kenya vedo esposta su un edificio la bandiera italiana ne sono orgoglioso. Per Mosè, dal giorno della vittoria contro gli Amaleciti, Dio era per lui la sua bandiera.

Se tu dovessi riassumere e celebrare il tuo cammino quotidiano con il Signore, dandoGli un nome che condensa l'esperienza che oggi hai fatto di Lui, come lo chiameresti? E' un modo molto efficace per lodarLo, per sentirLo vicino, per animare la tua preghiera al tuo potente Salvatore.

Qualche tempo fa, in uno dei nostri incontri di preghiera, ho rivolto ai nostri collaboratori di Welcome to the Family questa domanda: "Se tu dovessi dare a Dio un nome basandoti su come Lo hai visto ieri presente nella tua vita, che nome Gli daresti?" Uno mi ha detto: "Il Medico divino" e mi ha spiegato che aveva suo figlio malato e finalmente è guarito. Un altro mi ha risposto: "Il Mio Protettore" perché tornando a casa lo ha protetto da un brutto incidente. Un altro ancora mi ha detto: "Il Mio Aiuto" perché aveva un problema apparentemente senza sbocco e la preghiera gli ha aperto una strada.

E tu? Se tu dovessi concentrare in un nome quello che Dio ieri ha fatto nella tua vita, come Lo chiameresti?

Pensaci... diGlielo... e lodaLo per quello che Lui è stato per te.

Cammina alla Sua presenza, annunzia il Suo nome a chi incontri e lodalo per come agisce nella tua vita. Quando alcune tribù africane vogliono onorare una persona e esprimere in una parola il suo modo di essere, lo onorano imponendogli un nome. Anche il nostro Dio lo merita. LodaLo ogni giorno con un Nome che dica come Lui sia stato Dio oggi per te.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Feb 07, 2011 5:52 am

Carissime amiche e amici di Incontri con la Parola, pace e bene a mani piene! Eccovi un altro breve scritto, questa volta sul muro che il Signore vuole che le coppie costruiscano intorno al loro matrimonio, per proteggerlo.Clicca il link:<http://www.incontriconlaparola.com/docs/il_muro.pdf> Che Dio vi benedica!--

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No. 321 - Guardare dalla parte sbagliata
(Numeri 13,30-14,34)


Forse è una leggenda metropolitana, forse no. Il tizio, di cui non ricordo il nome, di professione faceva il talent-scout della rete. Internet pullula di idee nuove e di possibilità di fare soldi se si azzecca l'idea giusta. Facebook, per esempio, ha fatto del suo fondatore Mark Zuckerberg il più giovane miliardario del mondo. C'è gente che per mestiere fruga gli angoli più riposti della rete per fiutare idee nuove, affari nuovi ancora agli inizi, e poi segnalarli a dei grossi gruppi economici in modo che questi con pochi soldi vi possano entrare come soci o addirittura rilevare l'idea. Il talent-scout ha una percentuale sul contratto. Fu così che il tizio si imbatté in rete con un certo Jeff Besoz che vendeva online libri nuovi e usati. Scartò subito l'idea, considerandola senza futuro. Il sito si chiama tuttora Amazon. Roba da mangiarsi le unghie delle mani. In seguito il tizio mancò di segnalare al committente che lo pagava l'apparizione di un nuovo motore di ricerca. A quel tempoAltavista era il più cliccato e Yahoo stava avanzando a grandi passi. Il mercato era saldamente in mano loro. Così lasciò perdere quel motore di ricerca dalla grafica molto asciutta, che si chiamava Google. Roba da mangiarsi le unghie dei piedi. Mi domando cosa sia passato per la testa di quel talent-scout. Era sulla soglia della ricchezza e non ha avuto il coraggio di fare la scelta giusta. Tragicamente, anche molti di noi hanno fatto lo stesso tipo di scelte. Forse in questo periodo sei chiamato a prendere una decisione importante. Dio è pronto a donarti una delle Sue meravigliose benedizioni per la tua vita, ma che tu la riceva o no dipende dalle tue decisioni. Forse sei sulla soglia di un tesoro che Dio ha in serbo per te. Può essere un tesoro dal punto di vista affettivo, una benedizione economica, la risposta a una preghiera che stai facendo da tanto tempo, un rapporto particolare con una persona, un nuovo inizio, forse una maggiore incisività in quello che stai facendo o lo sbloccarsi di una situazione impossibile. Ma come quel talent-scout che si è perso la percentuale su Amazoon e Google, tutto dipende se prendi la decisione giusta. E' successa la stessa cosa anche all'antico popolo di Dio, Israele. In Numeri 13, 30 e seguenti c'è scritto che gli Ebrei, i quali erano arrivati dall'Egitto fino ai bordi della Terra Promessa, erano sulla soglia di una incredibile benedizione. Dodici esploratori tornano dalla Terra Promessa con dei grappoli d'uva così grossi che per portarli ci volevano due uomini con un bastone. Era solo l'assaggio delle benedizioni che Dio aveva in serbo per Israele. Ma come tutte le decisioni che fanno scaturire le grandi benedizioni, ci sono grandi sfide da affrontare sulla strada di quella benedizione. In questo caso c'erano città fortificate e persone fisicamente più forti e meglio addestrate alla guerra. Per Israele erano dei veri e propri giganti. Uno degli esploratori, Caleb, dice al popolo: «Andiamo presto e conquistiamo il paese, perché certo possiamo riuscirvi». Ma gli altri esploratori che erano andati con lui risposero: «Noi non saremo capaci di andare contro questo popolo, perché è più forte di noi». Sulla soglia della grande benedizione ci sono due scelte contrastanti: «Possiamo riuscirvi» e «Noi non saremo capaci». Caleb e Giosuè quando vedono che il popolo invece di entrare nella Terra Promessa vuole tornare indietro, dicono: «Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese molto buono. Se il Signore ci è favorevole, ci introdurrà in quel paese e ce lo darà: è un paese dove scorre latte e miele. Soltanto, non vi ribellate al Signore e non abbiate paura del popolo del paese; è pane per noi e la loro difesa li ha abbandonati mentre il Signore è con noi; non ne abbiate paura» (Numeri 14,7-9). Cosa succede? «Allora tutta la comunità parlò di lapidarli» (Numeri 14,10). Il motivo? Perché agli Israeliti i giganti sembrano più grandi e potenti del Signore, e allora decidono di ritirarsi. La sfida è troppo grande - meglio lasciar perdere. E Dio allora risponde: «Nessuno di voi [...] potrà entrare nel paese nel quale ho giurato di farvi abitare, se non Caleb, figlio di Iefunne, e Giosuè figlio di Nun. [...] I vostri figli saranno nòmadi nel deserto per quarant'anni e porteranno il peso dellevostre infedeltà [...] e conoscerete la mia ostilità» (Numeri 14,29-34). Che pasticcio! Dio dice al Suo popolo e probabilmente anche a te: "Volevo davvero fare grandi cose per te, ma tu hai fatto la scelta sbagliata. Ti sei concentrato sulle difficoltà, sulla tua pochezza, sugli ostacoli e sul negativo invece che fidarti del Mio potere e delle Mie promesse. Non vedrai mai le grandi benedizioni che volevo donarti". Come quel talent-scout che ha lasciato perdere quelle compagnie che poi sarebbero diventati colossi economici, anche tu puoi perdere le grandi benedizioni di Dio se fai la scelta sbagliata. Concentrarsi sulla grandezza dei tuoi problemi o sulla grandezza del tuo Dio fa davvero una grande differenza. Forse sei sulle soglie di una grande benedizione, e devi affrontare il rischio della decisione giusta. Fare la decisione giusta vuol dire guardare il tuo Dio e non i giganti. «Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese molto buono... non vi ribellate al Signore e non abbiate paura... il Signore è con noi». Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

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Ultima modifica di Andrea il Lun Feb 21, 2011 6:42 am, modificato 1 volta

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Messaggio  Andrea il Lun Feb 14, 2011 12:14 pm

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No. 322 - Il tappeto(Efesini 4, 1-3)

I conventi di clausura non cessano mai di stupire. Mi è capitato di visitarne uno in cui le monache si tramandavano da non so da quanto tempo l'arte del creare tappeti. Nel piccolo negozio a cui i visitatori avevano accesso ce n'erano di bellissimi e di tutte le fatture. Lì mi fu spiegato che il problema più grande che si incontra nella tessitura del tappeto è che tende a sfaldarsi. Tutti quei fili che le monache abilmente mettono insieme creando dei piccoli capolavori di artigianato per natura tendono a sfaldarsi, rovinando mesi e anni di duro lavoro. Come fanno allora a tenere insieme tutti quei fili? Mettendo una cornice attorno al tappeto, e con tutto il tappeto tenuto insieme da quella cornice, è possibile continuare a lavorarci senza che esso si sfaldi. Anche Dio ti sta tessendo in uno dei Suoi tappeti - la tua famiglia, la tua parrocchia, la tua comunità. Perché sono questi i tappeti che Lui costruisce. I tappeti di Dio sono le reti di relazioni - le persone con cui collabori nel tuo gruppo, la comunità cristiana a cui appartieni.

Nel capolavoro di Dio i fili sono i Suoi figli che, come in ogni tappeto, sono molto diversi l'uno dall'altro. Ci sono quelli tutta razionalità, quelli tutto cuore, i buoni, i ruvidi, i saggi, i calmi, quelli che si adattano a tutto, quelli che vogliono avere tutto sotto controllo, i cavalli da corsa e quelli da tiro. In Efesini 4,15-16 Dio descrive la Sua famiglia come un corpo pieno di salute: «Cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità». Dio vuole che quello che ci lega sia la carità. Ma, come in ogni tappeto, c'è la tendenza a sfasciarsi, e forse è quello che sta accadendo al tappeto a cui appartieni.

Ci sono tensioni, incomprensioni, negatività, critiche, forse vendette o pugnalate alle spalle. Manca la pace, ci sono discorsi spazzatura, incomprensioni che crescono, colpi di spillo sugli altri, blocchi, muri tra le persone. Dio sa bene che tendiamo a sfasciarci gli uni dagli altri. Ecco perché lui ci dà il telaio per tenere il tappeto insieme. Lo troviamo in Efesini 4, 1-3: «Vi esorto dunque [...] a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace». Quella frase «cercando di conservare» nell'originale greco vuol dire "mettere tutta l'energia nel voler stare uniti". Se il tappeto in cui sei inserito sembra in qualche modo sfaldarsi, perché non cerchi di essere tu colui che fà tutto il possibile per fermare lo sfascio? Forse dovrai fare da tessitore di pace o forse sarai chiamato a essere colui che affronta con carità ma decisione la causa del problema.

O magari devi essere tu colui che fa il primo passo e perdona, in modo che si inneschi la guarigione. Se dentro di te c'è della rabbia o del risentimento, se stai coltivando la mormorazione e la critica, se stai permettendo che si sviluppi in te durezza o il tagliare le relazioni, allora stai contribuendo allo sfascio del tappeto che Dio con grande amore ha tessuto insieme. Se vuoi che il tappeto stia insieme devi essere tu quella persona che parla e agisce «con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza», sopportando con amore. E se il tuo sopportare con amore non sta dando i frutti sperati, medita su questa frase di san Giovanni Calabria: «Ricordiamoci che la divina Provvidenza è una tenera Madre che tutto ordina per il nostro bene, anzi per il nostro maggior bene; dobbiamo sentirci portati dalle sue materne mani; è vero, molte volte dobbiamo soffrire, e la natura può provarne talvolta quasi sgomento; non meraviglia­moci; anche Gesù conobbe la tristezza, il tedio e la paura, giungendo a pregare il Pa­dre di allontanare da Lui l'amaro calice, soggiungendo però che si rimetteva alla sua paterna Volontà.

Adesso noi vediamo solo l'orditura del lavoro e il rovescio del ricamo, potrà sembrare che tutto sia confusione, ma quando potremo vedere il lavoro finito e il di­ritto del ricamo, allora essi ci appariranno in tutta la loro magnifica e meravigliosa fattura». Non permettere che crescano muri e che ferite restino incurate. Fai tutto il possibile perché ognuno fissi gli occhi su Gesù, la cornice che ci tiene insieme per sempre. Siamo stati tutti colpevoli della Sua croce, e siamo stati tutti da Lui perdonati. Siamo abitati tutti dallo stesso Spirito santo. E Lui ci vuole tutti insieme in Paradiso. Tutti ci inchiniamo allo stesso nome, il nome di Gesù. Gesù ha pagato a caro prezzo la tessitura del tappeto di cui sei parte. Vi ha messo tanta passione e sofferenza. Non essere tra quelli che lo sfasciano.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Feb 21, 2011 6:41 am

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No. 323 - Non costringerLo alla "scelta obbligata"
(Atti degli Apostoli 8, 1)


Fare i genitori non è una scienza esatta. Non è come mischiare insieme certi ingredienti e sai che ti verrà fuori sempre lo stesso prodotto. Fare i genitori è una scienza molto imprecisa. Ma dopo un po' si impara a essere creativi nell'inventare le maniere per far fare ai propri figli le cose giuste. Si possono scegliere varie metodologie: quella dell'urlare, o del minacciare, o dell'intimidire - oppure puoi optare per il metodo che io chiamo della "scelta obbligata". La "scelta obbligata" consiste nel pilotare il proprio figlio a fare la cosa giusta. Potremmo anche chiamarlo "metodo del scegli tu prima che lo faccia io". Tale metodo consiste nell'offrire a tuo figlio due possibilità di scelta, ma una è così pesante che non gli resta che scegliere l'altra.

Per capirsi: "Molto bene, puoi pulire il cortile oggi pomeriggio con il mio aiuto o fartelo tutto da solo tra sabato e domenica". Oppure: "O ti fai da solo un programma di studio durante queste 3 settimane di vacanze, oppure te lo faccio io. Scegli tu". E' sorprendente vedere come il metodo della "scelta obbligata" di solito aiuta tuo figlio a fare quello che dovrebbe fare o a essere quello che dovrebbe essere. A volte anche Dio è costretto a usare con noi il metodo della "scelta obbligata". Prima della sua ascensione al cielo Gesù aveva dato delle istruzioni ben precise ai Suoi discepoli, in Atti 1,8: «Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra». Qual è stata la parte del discorso che più è piaciuta ai discepoli? Ovvio, Gerusalemme. Era casa. Era muoversi a proprio agio.

C'è da chiedersi se e quando avrebbero lasciato Gerusalemme se a un certo punto Dio non li avesse buttati fuori da quella città, applicando il metodo della "scelta obbligata". Atti 8,1 ci dice cosa è successo. «In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme e tutti, ad eccezione degli apostoli, furono dispersi nelle regioni della Giudea e della Samaria». Il vangelo è stato annunciato fuori dalla Palestina e nel mondo intero perché Dio ha in qualche modo spinto quei primi cristiani fuori dalla loro zona di sicurezza. Dio ha permesso che il loro spazio sicuro diventasse improvvisamente molto insicuro. E' come se Dio avesse detto: "Molto bene. Hai due possibilità. Puoi rimanere dove sei soffrendo terribilmente oppure puoi andare dove sto cercando di farti arrivare, prendendoti tutti i rischi connessi".

Insomma, noi siamo come quei primi cristiani. Ci siamo adagiati in un certo modo di fare le cose. Ci siamo adattati alla situazione in cui viviamo, non necessariamente perché essa sia la migliore ma perché ci è comoda, familiare. Allora Dio è costretto a usare la "scelta obbligata". Forse in questo periodo ti stai chiedendo perché mai Dio abbia permesso certe cose nella tua vita, perché le cose stiano andando storte. Non può essere che Dio ti stia chiedendo un cambiamento? Puoi, testardamente, scegliere di continuare a vivere e a fare le cose sempre nello stesso modo - oppure puoi obbedirGli e scegliere di fare quello che Lui sa essere il tuo maggior bene. Forse ti può sembrare rischioso, ma Lui vuole portarti là - ecco perché ti sta spingendo in quella direzione. Se le cose non stanno andando bene non è perché Dio ti ha dimenticato. Invece è perché ha in mente qualcosa di meglio per te. Vuole che tu esca dalla tua zona di conforto e di sicurezza e scelga il rischio di andare verso il meglio. Ma se tu sei come la maggior parte dei bambini - o come i primi cristiani - allora Dio deve metterti davanti alla "scelta obbligata" perché tu finalmente Gli obbedisca.

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Messaggio  Andrea il Dom Feb 27, 2011 5:17 pm

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No. 324 - Svegliati!(2 Cronache 7, 13-14)

Qualche tempo fa, durante una festa al Boys Ranch in cui si dava l'addio a una delle ospiti venuta dall'Italia, uno dei miei ragazzi si è addormentato in piedi. Gli altri ragazzi cantavano e lui, nonostante il rumore e la confusione, è riuscito nell'impossibile impresa di dormire in piedi! Ci sono persone che hanno il dono del dormire all'istante, ma non quello di svegliarsi quando dovrebbero. Mi ricordo un camposcuola in cui mi ero preso personalmente l'impegno di svegliare uno degli animatori. Era una specie di missione impossibile. Bisognava andare in camera sua, chiamarlo ad alta voce per nome e scuoterlo violentemente. E bisognava che stessi lì a controllare che andasse in bagno e sentissi l'acqua della doccia scrosciare, per essere sicuro che il tizio finalmente si fosse svegliato! Quando qualcuno ha bisogno di essere svegliato, e tu sei quello incaricato di farlo, devi essere disposto a usare tutti i mezzi pur di portare a termine la tua missione: sveglia, telefonate, scossoni, coperchi delle pentole sbattuti, strattonare giù uno dal letto...

Lo stesso fa Dio con te. Anche se ti deve buttare giù violentemente dal letto. C'è una Parola di Dio che riguarda quei periodi in cui il popolo di Israele si era addormentato e aveva bisogno di essere svegliato, periodi nei quali non non abbiamo risposto al suo sommesso e gentile invito a risvegliarci che ci veniva dalla lettura della Bibbia, dalle omelie sentite in chiesa, dai consigli di persone buone, dai nostri ideali cristiani. Ma come ho fatto io con quell'animatore, nemmeno Dio ti lascia dormire. Ti aumenta la pressione intorno. Magari qualcuno dei problemi con cui stai combattendo ultimamente forse sono il tentativo di Dio per strattonarti dal tuo sonno spirituale. Quello che Dio vuole dirti sta scritto in 2 Cronache 7,13. Che è seguito dal versetto 14 in cui Dio ti dice cosa devi fare quando ti sei svegliato: «Se il mio popolo, sul quale è stato invocato il mio nome, si umilierà, pregherà e ricercherà il mio volto, perdonerò il suo peccato e risanerò il suo paese». Tutti noi desideriamo quella guarigione spirituale che viene solo dal potere di Dio, non è vero?

Ma se il letargo spirituale è troppo forte, che estremi rimedi ha usato Dio per svegliare il Suo popolo? Nel versetto 13 Dio dice: «Se chiuderò il cielo e non ci sarà più pioggia, se comanderò alle cavallette di divorare la campagna e se invierò la peste in mezzo al mio popolo, se il mio popolo, sul quale è stato invocato il mio nome, si umilierà...», e il resto lo sai. Dio permette dei problemi nella tua vita non per punirti ma per svegliarti o richiamare la tua attenzione. Forse Dio in questo periodo sta usando maniere brusche per svegliare dal sonno spirituale tu, la tua parrocchia, il tuo ministero, il tuo gruppo, magari la tua famiglia. Su che cosa Dio sta cercando di farti aprire gli occhi?

Forse è perché aumenta sempre di più in te la tolleranza verso un tuo peccato? O stai tralasciando dei doveri? O stai trascurando la tua famiglia? Forse Dio sta cercando di farti aprire gli occhi sulle priorità della tua vita, che non sono quelle giuste. O magari ti sta facendo capire che non puoi più dire di no a un servizio in parrocchia, o che magari sei orgoglioso, o che sei sceso a compromessi con la tua coscienza, o che c'è in te un comportamento che non piace a Lui. Quando abbiamo bisogno di essere svegliati - e non rispondiamo al sommesso richiamo di Dio - Lui è costretto a usare qualcosa di più decisivo, qualcosa che non puoi più ignorare e che finalmente ti fa aprire gli occhi. C'è solo un modo per far smettere gli scossoni di Dio.

Svegliati!

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Dom Mar 06, 2011 6:50 am

Incontri con la Parola

No 325‏ - (Isaia 40,11)

Uno dei più bei ricordi che ho della mia infanzia sono i campeggi in tenda. Li organizzava il giovane cappellano della nostra parrocchia e per noi erano una cosa epica. Dormivamo in quattro ragazzi per tenda, divisi per fasce di età. Ci godevamo il silenzio dei boschi, l'aria pura delle Dolomiti, fantastiche escursioni sulle montagne, il falò cantando sotto le stelle. Chi ha vissuto quelle esperienze sa cosa significhino. Ma c'erano anche dei lati negativi - per esempio quello di dover andare al bagno nel buio della notte. Ricordo uno dei miei compagni di tenda - eravamo nella tenda dei "piccoli" - che era assolutamente terrorizzato dall'idea di dover uscire da solo e camminare nel buio sentiero nel bosco per raggiungere il bagno a qualche centinaio di metri. Era assalito da mille paure: fuori c'erano le vipere, l'assassino che girava tra i pini, il lupo che aveva ululato l'altra notte... Solo una cosa lo tranquillizzava. La mamma aveva avvertito l'animatore, che si alzava e lo accompagnava fino al bagno tenendolo per mano. Aspettava pazientemente che finisse e poi lo riaccompagnava a letto, sempre tenendolo per mano. E' normale nei bambini. Quando sono tenuti per mano da un adulto, specialmente il proprio papà, possono camminare nel buio senza paura.
E' sorprendente la differenza che può fare la mano di tuo Padre quando devi camminare su strade sconosciute - che magari è proprio dove Dio ti sta conducendo in questo periodo della tua vita. Ti rendi conto che ti sta conducendo fuori dalla zona sicura della tua "tenda", lontano dalla luce e dalle sicurezze - e ti sta portando in un terreno nuovo per te, per la tua famiglia, forse per il tuo posto di lavoro, la tua comunità, il tuo servizio pastorale. E tu lì a pensare che il sentiero che hai davanti è pieno di punti di domanda, di oscurità, e forse anche di vipere. Dio ti ha fatto una promessa meravigliosa per fare in modo che tu continui ad andare avanti anche se la strada in fronte ti fa paura - ti ha donato dieci piccole parole che fanno la differenza tra camminare avanti o scappare indietro. Sono scritte in 1 Tessalonicesi 5, 24: «Colui che vi chiama è fedele e farà tutto questo!». Dio ti sta dicendo: "Sono Io ti ho portato su questa strada. Tieni bene stretta la Mia mano, e io ti guiderò e avrò cura di te in questo cammino". Se Dio ti ha chiamato a fare qualcosa, Lui stesso la farà insieme a te! Non sei tu quello che deve fare tutto il lavoro; lo fa quasi tutto Colui che ti ha messo su quella strada! Il che dovrebbe servirti da risposta a tutte le tue paure quando ti vien voglia di rallentare o di tornartene indietro. Non dimenticarti mai delle Sue promesse: «Il Signore è il mio pastore: | non manco di nulla; ... | Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, | per amore del suo nome. | Se dovessi camminare in una valle oscura, | non temerei alcun male, perché tu sei con me» (Salmo 22,1.3-4).
E quando ti vengono meno le forze lungo la strada lui ti ha promesso di prenderti in braccio: «Come un pastore egli fa pascolare il gregge | e con il suo braccio lo raduna; | porta gli agnellini sul seno | e conduce pian piano le pecore madri» (Isaia 40,11). Non sei certo tu il primo figlio di Dio che Lui ha condotto per strade incerte. Lo ha fatto anche con i Suoi figli di Israele per 40 anni nel deserto. Leggi qui il riassunto di quello che Dio fa quando ti guida per sentieri sconosciuti: «Non spaventatevi e non abbiate paura di loro. Il Signore stesso vostro Dio, che vi precede, combatterà per voi, come ha fatto tante volte sotto gli occhi vostri in Egitto e come ha fatto nel deserto, dove hai visto come il Signore tuo Dio ti ha portato, come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino che avete fatto, finché siete arrivati qui» (Deuteronomio 1,29-31).
Questa è la tua garanzia. Puoi camminare tranquillo per sentieri tenebrosi perché tuo Padre si è impegnato a precederti lungo il cammino, a portarti in braccio quando non ce la fai più ad andare avanti, ad avere cura di te provvedendo a ogni tuo bisogno. Lui ti ha chiamato, Lui lo farà, perché Lui è Fedele! Quindi non è importante quanto sia incerta la strada che devi percorrere, non è importante quante vipere ci siano sul sentiero, non è importante quanto grande sia la tua paura - prendi per mano tuo Papà e continua a camminare nella direzione in cui Lui ti sta portando.

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Mar 14, 2011 7:35 am

INCONTRI CON LA PAROLA

No. 326 - Manutenzione continua(Proverbi 27,23-24)

Se hai una casa, probabilmente una delle lamentele che ti viene più di frequente è dovuta alla continua manutenzione. Per quanto mi riguarda, sembra che appena abbia finito di far aggiustare una cosa, ce ne sia subito un'altra che richiede la mia attenzione - le finestre, il tetto, la veranda, le grondaie, la tinteggiatura, l'impianto idraulico...
Mi consolo pensando che almeno non sono io il responsabile della manutenzione del Golden Gate, il famoso ponte sulla baia di San Francisco. E' un ponte di impressionate bellezza, e mi hanno anche detto che cosa lo rende così bello. Trentacinque pittori! Ogni giorno! Fanno solo quello! I camion trasportano ogni giorno quintali di quella caratteristica pittura color arancione e per otto ore al giorno quei trentacinque pittori sono lì sul ponte, mantenendolo bello in forma. Le cose belle si deteriorano facilmente, e la bellezza si conserva solo attraverso una manutenzione costante.
Anche Dio ti dice la stessa cosa nel libro dei Proverbi 27,23-24. Dio ti parla della necessità della manutenzione costante e sul prezzo da pagare quando si è negligenti. «Preòccupati del tuo gregge, | abbi cura delle tue mandrie, | perché non sono perenni le ricchezze, | né un tesoro si trasmette di generazione in generazione». I pittori di quel ponte capirebbero al volo lo spirito di questi versetti biblici - se non ti prendi cura di quello che è bello e importante, non rimarrà bello e si rovinerà. Applica questa Parola di Dio al tuo matrimonio per esempio, o al rapporto con tuo figlio o tua figlia, o con i fratelli e le sorelle della tua comunità, o col tuo Signore. Insomma, a ogni relazione che sia importante. Le cose belle si deteriorano davvero in fretta, per questo la Bibbia ti dice «preòccupati del tuo gregge», ossia delle tue relazioni e delle tue responsabilità verso le persone che Dio ti ha affidato. Qualcuno è convinto che basti mandare fuori il gruppo dei pittori una volta ogni tanto, per qualche ritinteggiatura occasionale. Ma è del tutto inutile.
E così gli impegni giornalieri non fanno altro che accumularsi, le cose da sbrigare si ammucchiano, i problemi di ogni giorno che non si sono voluti affrontare si trasformano in incubi e chi poi si affanna a risolverli non combina nulla. La parola chiave è: manutenzione continua! Questo significa che devi dire ogni giorno "Ti amo" alle persone che per te sono importanti. Perché se glielo dici una volta ogni tanto poi finirai per rimpiangere le occasioni perdute.
E' capitato a me, per esempio, quando è morto mio padre - lo amavo profondamente ma non sono mai stato capace di dirglielo. Devi saper esprimere con regolarità i tuoi sentimenti, verificando di continuo come si sente e cosa prova chi ami. Ovvio, è necessario un ascolto costante, perché le persone sono come il tempo atmosferico, le loro situazioni cambiano continuamente. E come quei pittori sul Golden Bridge o - speriamo ma dubito - come le Belle Arti a Venezia, bisogna riparare subito le crepe, le incomprensioni. Quando le manutenzioni da fare si assommano, qualcosa che era bello sta per essere perduto, compresa la tua intimità col Signore. Forse ultimamente Lo stai trascurando. Il tempo che Gli dedichi è andato sempre di più diminuendo, rimandato, cancellato.
E il tuo lato oscuro sta affiorando sempre di più - e emergerà con prepotenza se continui a trascurare la manutenzione, ossia il tempo che dedichi ogni giorno, con regolarità, a Gesù. Così, quella che una volta era una relazione intensa e calorosa tra voi due si sta trasformando in qualcosa di freddo e ufficiale. La tua relazione più importante in assoluto si deteriora rapidamente se non fai una manutenzione regolare.
Ci sono persone nella tua vita che stanno soffrendo perché le stai trascurando? Anche tu sei vittima della tua negligenza, perché una relazione che prima era molto forte si sta sbiadendo e vi sentite lontani. La buona notizia è che questo processo di "separazione" non è irreversibile. Devi decidere dentro te stesso che oggi è il giorno della svolta, oggi è il giorno in cui lasci da parte i risentimenti che ti tengono lontano da una persona che ha bisogno di te e di cui anche tu hai bisogno. I ponti e le relazioni hanno parecchio in comune. Se vuoi che siano sempre belli, devi mantenerli tali. La manutenzione continua è il prezzo per avere una relazione che dura, una relazione che appaga.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

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INCONTRI CON LA PAROLA

Messaggio  Andrea il Lun Mar 21, 2011 5:33 am

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No. 327 - Quando le cose vanno bene(2 Cronache 26, 15-16)

L'Italia non ha una gran squadra di rugby, ma qualche settimana fa siamo riusciti a stupire il mondo sportivo battendo la fortissima Francia, in una vittoria storica. Questa settimana l'Italia ha giocato il classico torneo delle Sei Nazioni, e gli azzurri del rugby sono arrivati ultimi, perdendo persino dalla Scozia, decisamente inferiore a noi. E così ci siamo presi il "cucchiaio di legno", il crudele premio che per tradizione viene assegnato agli ultimi classificati del torneo Sei Nazioni. E' quasi una costante nello sport - specialmente quando ci sono due squadre dove una è Davide e l'altra Golia. Due squadre si affrontano in una partita che conta - e la più debole annienta l'altra con una sonora, inaspettata sconfitta. Poi succede alla prossima partita che la squadra Davide - euforica per avere battuto Golia - perde indecorosamente persino con un avversario irrilevante. I ragazzi che hanno appena eliminato Golia nella partita dell'anno, quasi sempre perdono la partita successiva.Vinci alla grande e poi - per qualche ragione - perdi alla grande.
Ovvio, quando stravinci è facile allentare la tensione, sentirti fin troppo confidente, abbassi le difese. Quando sei stato campione per un po', tendi a rilassarti - e di colpo ti ritrovi a non essere più campione. Questo non succede solo nello sport - succede anche nella vita. Infatti è già accaduto tantissime volte nella Bibbia - come per esempio al re israelita Ozia, come sta scritto in 2 Cronache, al capitolo 26. Dalla storia di Ozia, e da molte altre simili alla sua, puoi imparare che nella tua vita la stagione del successo può essere forse la più pericolosa di tutte. Ozia era davvero un re in gamba e amava il Signore; aveva guidato la sua nazione a un nuovo livello di prosperità economica e militare, guadagnandosi il rispetto delle nazioni vicine. La Bibbia dice che «finché egli ricercò il Signore, Dio lo fece prosperare» (2 Cronache 26,5). Nota: Dio gli ha dato successo - il successo non è merito tuo, è un dono di Dio. Però in 2 Cronache 26,15-16 leggiamo: «La fama di Ozia giunse in regioni lontane; divenne potente perché fu molto assistito.
Ma in seguito a tanta potenza si insuperbì il suo cuore fino a rovinarsi. Difatti si mostrò infedele al Signore suo Dio». E la Bibbia continua raccontandoci la tragica storia di un re che diventò arrogante, egoista, attento a fare le cose secondo la sua testa e non secondo Dio. Un re che finì per morire di una tra le morti allora più orribili - la lebbra. Purtroppo la la storia di Ozia non è unica. La verità è che pochi di noi sono capaci di reggere il successo. Se stai sperimentando in questo periodo qualche successo e la navigazione procede liscia, è importante che tu ti renda conto che forse sta attraversando una zona di pericolo spirituale. Quando sei arrivato in alto è molto facile dimenticare come ci sei arrivato.
E, soprattutto, Chi ti ha fatto arrivare là. All'antico popolo di Israele Dio aveva dato un avvertimento prima di portarli nella Terra Promessa - «il tuo cuore non si inorgoglisca in modo da dimenticare il Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione servile» (Deuteronomio 8, 14). E, ovvio, gli Israeliti Lo dimenticarono. Se adesso stai vivendo una stagione buona della tua vita, non rovinarla pensando che sia merito tuo. Hai permesso che il successo ti gonfiasse? Stai pensando: "Sono capace" invece di "Gesù è capace"? Hai abbandonato l'assidua e costante preghiera dei tempi difficili per una preghiera meno frequente, meno fervente di quella di adesso perché le cose vanno bene? Hai cominciato a confidare nelle tue capacità, nella tua intelligenza, nella tua esperienza o nella tua forza invece di abbandonarti completamente a Dio e essere totalmente dipendente da Lui? Su che cosa fondi le tue sicurezze?
Stai prendendo sempre di più la situazione nelle tue mani invece di lasciare che sia Dio a muoverla? Questi sono solo alcuni dei grandi pericoli delle cose che vanno bene. Non arrivare al punto che Dio debba ricordarti chi è l'origine di ogni cosa buona che hai. Ci sono successi che allontanano le benedizioni del Signore, successi che non ti puoi permettere. Che fare, allora? Dio te lo dice nel Salmo 130: «Signore, non si inorgoglisce il mio cuore | e non si leva con superbia il mio sguardo; | non vado in cerca di cose grandi, | superiori alle mie forze. | Io sono tranquillo e sereno | come bimbo svezzato in braccio a sua madre, | come un bimbo svezzato è l'anima mia. | Speri Israele [= metti qui il tuo nome] nel Signore, | ora e sempre».

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Ultima modifica di Andrea il Dom Mar 27, 2011 11:18 am, modificato 1 volta

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Dom Mar 27, 2011 11:17 am

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No. 328 - Vedere il Padre(1 Cronache 16, 10-11)

Una delle cose che più mi rendono felice è quando entro nel Calabrian Shelter, la casa delle nostre bambine, ossia le mie figlie. Apro il cancello e loro sono lì che stanno giocando... lavando i panni... cucinando. Insomma stanno facendo qualcosa che a loro piace o un'attività di cui sono responsabili. Ma appena mi vedono, lasciano tutto - giochi, scopa, scure per tagliare la legna, e mi corrono incontro felici. Anche il loro gioco passa in secondo piano! Perché vedere il loro papà è meglio di qualsiasi altra cosa! A volte anch'io faccio finta di correre loro incontro, ma appena la prima bambina si avvicina, io scappo. E loro tutte a corrermi dietro - ma il fatto è che io voglio che mi prendano, capito?! E' bello vedere che le mie figlie mi corrono incontro appena mi vedono, perché vogliono le coccole del loro papà. E' vero, quando vedo mio papà o la persona che più amo al mondo - ogni cosa passa in secondo piano.

Il Salmo 36,4 parla di che cosa dovrebbe incendiare il tuo cuore di figlio o di figlia di Dio. «Cerca la gioia del Signore, | esaudirà i desideri del tuo cuore». Rallegrati ogni volta che vedi presente il Signore... come certe bambine che io conosco sono felici ogni volta che vedono quello che per loro è il papà. Poter stare col Padre anche solo per un poco fa diventare secondaria ogni altra cosa. «Mostraci il Padre e ci basta» (Gv 14,Cool.

Nel primo libro delle Cronache 16, 10-11 il Signore ti dice come poter vedere continuamente la presenza del Signore. «Gloriatevi sul suo santo nome; | gioisca il cuore di quanti ricercano il Signore. | Cercate il Signore e la sua forza, | ricercate sempre il suo volto». Quelli che vedono sempre il Signore sono quelli che Lo cercano sempre.... cercano la Sua volontà ogni giorno... tutti i giorni. E quelli che cercano il Signore «gioiscono», sono proprio contenti! Il fatto è che Dio ti sta sempre lavorando intorno - creando cose belle di cui tu possa gioire... inventando opportunità per te... mettendo al tuo fianco la persona giusta al momento giusto... trattenendoti da qualcosa che ti potrebbe far male... mandandoti il Suo incoraggiamento... rimuovendo gli ostacoli... dandoti quello di cui hai bisogno... spalancandoti una porta quando tutto sembrava ormai chiuso - la lista è infinita. Il Padre ti ama persino più di quanto tu possa immaginare... ha investito tutto il Suo capitale su di te - la vita di Suo Figlio Gesù... e sta riversando ogni giorno il Suo amore su di te... anche quanto tutto sembra buio pesto. Ricordati che «le misericordie del Signore non sono finite, | non è esaurita la sua compassione; | esse son rinnovate ogni mattina, | grande è la sua fedeltà» (Lamentazioni 3,22-23).

Il tuo Padre celeste sta entrando dal cancello ogni giorno. Riesci a vederLo? O sei così occupato con le tue attività, così preso dai tuoi problemi, così concentrato su te stesso, che non ti accorgi nemmeno che Lui è lì davanti a te? Non Lo vedrai mai se non Lo cerchi. Questo significa che ti svegli ogni mattina dichiarando che quel giorno hai aperto la caccia a Dio. Comincia sempre la tua giornata dicendo: "Buon giorno Gesù! Oggi, per favore, dammi occhi per vederTi nella mia vita - anche nelle cose che non mi piacciono o non capisco... tanto nelle grandi quanto nelle piccole". La tua capacità di vedere Dio deve diventare il cuore della tua preghiera e della tua lode... deve costruire la tua confidenza in Lui e ricordare al tuo cuore che - comunque ti stiano andando le cose - tuo Padre è in pieno controllo della situazione. Io non potrò mai dimenticare le mie figlie che corrono incontro al loro papà, gridando felici. Così devo essere io e tu nelle 24 ore di questa giornata, di ogni altra giornata. "Che bello! Anche oggi ho visto mio Papà!"

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Messaggio  Andrea il Lun Apr 04, 2011 7:00 am

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No. 329 - Gli avanzi (Numeri 18, 29)

Quando i nostri ragazzi del Boys Ranch tornano da scuola, hanno una sola cosa in mente - "Cosa c'è oggi da mangiare?". Ovvio, quando sei vissuto per mesi o per anni sulla strada, il cibo diventa importante. Anzi, direi che appena hanno finito di pranzare nella loro mente già si affaccia l'idea della cena. Certi cibi rendono i miei figli del Boys Ranch più contenti, altri un po' meno. Tra questi ultimi ci sono gli avanzi. Non si butta via il cibo avanzato, per nessuna ragione. Si riscalda e si mangia per cena. Però ammettiamolo - gli avanzi non piacciono a nessuno. Che gli avanzi non piacciano a nessuno è una legge universale.

Vale anche per Dio. Purtroppo questo è quello che molti di noi Gli preparano. Dio ha qualcosa da dirti a questo riguardo nel libro dei Numeri 18, 29. Anche se questo passo riguarda quello che l'antico popolo di Dio - Israele - faceva a riguardo dei sacrifici, il principio di quello che Dio si aspetta da noi Suoi figli non è per niente cambiato. Dio ti dice: «Di tutto ciò che vi sarà di meglio preleverete quel tanto che è da consacrare». Consacrare vuol dire: «riservare per Dio». Perché Dio ha detto questo a Israele? Perché la tentazione era di riservare per Dio un animale di poco conto e di tenersi invece quello migliore. Ciò che vale ti costa parecchio e vorresti tenertelo per te, ma se lo fai commetti un gravissimo errore. Gli Israeliti ci hanno provato - e magari pure tu ci stai provando.

Nel libro del profeta Malachia - dopo il quale Dio smise di inviare profeti al suo popolo per 400 anni - gli Israeliti si meravigliano come mai le cose stanno andando male nel loro rapporto con Dio. E Malachia risponde loro: «Voi domandate: "Come abbiamo disprezzato il tuo nome?" ... Quando voi offrite un animale zoppo o malato, non è forse un male? Offritelo pure al vostro governatore: pensate che l'accetterà o che vi sarà grato? ... Ora supplicate pure Dio perché abbia pietà di voi! Se fate tali cose, dovrebbe mostrarsi favorevole a voi? ... Oh, ci fosse fra di voi chi chiude le porte, perché non arda più invano il mio altare! Non mi compiaccio di voi, dice il Signore degli eserciti, non accetto l'offerta delle vostre mani! ... Voi mi disprezzate, dice il Signore degli eserciti, e offrite animali rubati, zoppi, malati e li portate in offerta! Posso io gradirla dalle vostre mani? Dice il Signore. Maledetto il fraudolento che ha nel gregge un maschio, ne fa voto e poi mi sacrificauna bestia difettosa. Poiché io sono un re grande, dice il Signore degli eserciti» (Malachia 1,6-14).

Insomma,Dio ti dice: "Smetti di andare in chiesa. Magari ci fosse qualcuno che ti chiudesse le porte della chiesa in faccia. Le tue cerimonie sono false. Non sono contento di te... e non accetto le tue preghiere". Perché? Perché ovviamente Dio non è interessato ai tuoi avanzi, ai tuoi scarti. Lui vuole «...di tutto ciò che vi sarà DI MEGLIO preleverete quel tanto che è da consacrare». Perché è Lui che te lo ha donato. Probabilmente hai una vita molto occupata. Dedichi al Signore la parte migliore del tuo tempo - o gli avanzi e gli scarti? Lui riesce a stare con te solo quando Lo comprimi dentro a qualche minuto frettoloso o invece quando Gli dai il Suo tempo, il tuo tempo con Lui, un tempo non negoziabile con niente altro al mondo? Il Signore raccoglie le tue briciole avanzate o il meglio della tua energia - la maggior parte della tua energia è spesa nella tua agenda o nella Sua agenda? Gesù ti ha dato delle priorità quotidiane che dovresti consultare ogni giorno - «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose [=quelle che ti servono durante la giornata] vi saranno date in aggiunta» (Matteo 6,33). Lo stai facendo? O stai cercando il tuo regno? Dio tende a essere messo da parte in una vita troppo occupata e centrata su sé stessi. Come l'antico Israele, cerchiamo di tener buono Dio dandogli cose che non ci costano troppo, che non sono un vero sacrificio - mentre ci teniamo quelle migliori. "Dio, eccoti qui i miei scarti... tanto le cose a cui tengo davvero me le tengo tutte per me". Dio non sa che farsene dei tuoi avanzi. E se è quello che Gli stai offrendo, allora questo è il momento giusto per cambiare. Perché? Perché Dio ti ha dato la cosa più Santa e migliore che aveva... Suo Figlio Gesù. Dio si merita ben di più dei tuoi avanzi!

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Messaggio  Andrea il Dom Apr 10, 2011 7:26 pm

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No. 330 - Brucio!(1 Pietro 1, 6-7)

Il mese scorso - come capita ormai quasi ogni anno qui a Nakuru - una parte del Parco Nazionale è andata in fiamme. Dalle colline davanti a Boys Ranch e al Calabrian Shelter il fuoco divorava il bosco e il fumo intossicava l'aria. Di notte poi la visione del Parco che bruciava era dantesca.

Quelle fiamme non erano certo una bella cosa. Ma in mezzo a quel disastro c'era pure una nota positiva. E' vero che decine di ettari di bosco andavano perduti - ma è anche vero che, alla lunga distanza, quel fuoco dava spazio a nuova vita. In qualche modo la natura si rinnovava attraverso quel fuoco - vecchi tronchi morti e alberi secchi venivano eliminati, e una nuova vita prendeva il posto della vecchia, più rigogliosa perché concimata dalle ceneri. Dio sembra usare lo stesso principio nel Suo mondo - il fuoco che distrugge nello stesso tempo anche rinnova. Se ora stai attraversando un periodo di fuoco, è importante che tu faccia memoria di come Dio usa il fuoco. Se non lo fai, tutto quello che riesci a vedere è solo il danno, e finisci col perdere ogni speranza. Può darsi che un incendio sia scoppiato recentemente nella tua famiglia... forse nella tua comunità... magari in parrocchia... nel tuo lavoro... nelle tue relazioni... o nella tua salute. Ed è fuori di dubbio che quel fuoco ha distrutto parecchio.

Non si può non vedere o tacere il danno e la sofferenza che quell'incendio ha causato, ma la storia non è tutta lì. In 1 Pietro 1, 6-7 Dio ci dice di come Lui vede l'azione del fuoco nella nostra vita. Dio dice: «Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po' afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo». Dio descrive le nostre prove come «fuoco». E continua dicendo che Lui applica quel fuoco solo a qualcosa che ha veramente valore - l'oro. Inoltre quel fuoco non è per sempre - è per «un po'». E fai attenzione a che cosa serve quel fuoco - non è per distruggere l'oro ma per «raffinare» l'oro... toglierli le impurità... e aumentare il suo valore. Questo è come Dio vede il fuoco attraverso il quale stai passando in questo periodo. Per Lui sei così prezioso che ti vuole purificare, migliorare, e prepararti per grandi cose. Ma prima c'è il fuoco. Quel fuoco che ti ha portato via così tanto ti darà anche nuova vita, se stai vicino a Dio durante la prova e non ti allontani da Lui.

Che tipo di vita nuova Dio fa emergere dalle fiamme? Per prima cosa, Lui ti aiuta a focalizzare il resto della tua vita sulle cose che veramente contano. Ogni cosa nella vita va in una di queste due colonne - le cose che valgono davvero e quelle che non valgono. E molte volte noi confondiamo le due colonne. I momenti di lotta e di perdita ci aiutano a rimettere le cose nella giusta colonna. Ed è per questo che molte persone emergono dal fuoco ben temprate, più concentrate su Dio che su qualunque altra cosa al mondo. In secondo luogo il fuoco spesso ti aiuta a capire su cosa hai fondato davvero la tua vita - non sul tuo lavoro, non sulla tua posizione, non sulle tue capacità, non sulla tua apparenza, ma sulla tua "imperdibile" relazione con Gesù. Le altre cose le puoi perdere, quella relazione no!

Le fiamme spesso ti portano ad avere un rapporto nuovo con le persone che ami... a volte tolgono croste che gli anni avevano fatto accumulare... e ti possono portare a una intimità col Signore che mai ti saresti persino immaginato di poter avere. Sì, il fuoco distrugge. Ma, grazie a Dio, quella non è la fine della storia. Il fuoco anche rinnova!

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Apr 18, 2011 7:05 am

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No. 331 - Fermarsi prima ancora di cominciare!(Luca 24, 47)

Parlo davvero di parecchi anni fa, era l'Anno Domini 1983, e mi trovavo nel Mato Grosso do Sul, in Brasile. A quel tempo c'era molta povertà in quella zona, e si potevano fare ore di fuoristrada dentro alle "fazendas" e vedere solo qualche manciata di persone o capanne. Se ci fossi stato io al volante, abituato come sono a mettere benzina solo quando vedo il rosso, mi sarei ficcato in una grande problema. Il fuoristrada, alquanto malandato, aveva l'indicatore della benzina rotto, sempre fermo sul livello dei Ÿ del serbatoio. Io non lo sapevo e mi illudevo che fosse quasi pieno, ma per fortuna l'autista conosceva il problema.

A un certo punto la macchina diede qualche colpo di tosse e poi si fermò nella pista sterrata, letteralmente in mezzo al nulla. L'autista tolse dal bagagliaio una tanica di benzina e riempì il serbatoio. Tutti gli autisti del Mato Grosso conoscevano una regola elementare di sopravvivenza - riempi il serbatoio o la tanica di benzina prima di cominciare il tuoviaggio! Quando hai tanta strada da fare e magari hai anche fretta di arrivare, è facile pensare: "Adesso non ho tempo per fare benzina, la metto più avanti!" Ma non è una scelta sensata. Invece, è proprio quando hai tanta strada davanti che devi prendere tempo per riempire il serbatoio.

La Parola di Dio ci dice che anche i discepoli avevano un viaggio lunghissimo da fare. Gesù li stava mandando ad annunciare il Vangelo al mondo intero! Caspita, mica era un viaggio breve! Ma abbiamo molto da imparare da quello che Gesù ha detto loro prima che cominciassero quel loro lungo viaggio spirituale. Leggiamo in Luca 24, 47 che «nel Suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme». Questa era la missione gigantesca che Gesù aveva affidato loro. Ma prima Gesù vuole che facciano una cosa: «Io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso [lo Spirito santo]; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto» (Luca 24,49).

Conoscendomi, io avrei pensato: "Se abbiamo questa missione immane davanti a noi, meglio che iniziamo subito!" Invece Gesù sta dicendo tutto il contrario: "Vi sto dando una grandissima responsabilità - ma voglio che aspettiate prima di cominciare". In altre parole - "Aspetta prima di metterti al lavoro". Aspetta che cosa? La «potenza dall'alto». In un passo parallelo che si trova negli Atti degli Apostli 1, 4-8 Gesù dice: «[Gesù] ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre ... Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme (ossia nel posto dove sei), in tutta la Giudea e la Samaria (ossia nei posti dove non ti piace proprio andare) e fino agli estremi confini della terra (ossia nei posti dove nemmeno ti sognavi di poter andare)».

Le indicazioni del Signore sono molto chiare. Non importa quanto lungo sia il viaggio che hai davanti, devi prenderti del tempo per fare il pieno di benzina prima di cominciare. Cioè, per quanto importanti siano le cose che devi fare, riservati del tempo per fermarti al distributore della «potenza dall'alto» prima di fare qualsiasi cosa. Non metterti subito al lavoro - aspetta. Ma questo è proprio quello che noi, persone molto occupate, di solito non facciamo. Più sono le cose che abbiamo da fare, più tendiamo ad accorciare il tempo che dedichiamo a Dio. Rischiamo di non combinare nulla senza il "pieno spirituale", e il più delle volte finiamo per restare senza benzina. Così invece di essere ripieni dello Spirito santo per affrontare gli impegni e le responsabilità - siamo invece ripieni di liste di cose da fare, di stress, di preoccupazioni, di noi stessi.

Quando abbiamo maggior bisogno della forza di Dio, l'abbiamo esaurita. Quante volte ti è già successo? Mettiti in ascolto degli ordini del Signore - spendi del tempo con Lui prima di spenderlo per qualsiasi altra cosa. Aspetta davanti al Signore che ti illumini su quello che Lui vuole, non su quello che tu hai già deciso ... Aspetta che Lui ti riempia di «potenza dall'alto» in modo che tu possa far fronte a tutte le tue responsabilità. Stai con Lui prima di fare qualcosa per Lui. Quando hai davanti a te un lungo viaggio, fermati prima a fare il pieno - con la benzina super della «potenza dall'alto»!
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Re: Le catechesi di don Luciano

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