Le catechesi di don Luciano

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Mar Ott 21, 2008 2:31 am





Grazie don Luciano.
Stasera, ci hai trasmesso le "coccole" di Gesù!
La tua parola stasera, è veramente speciale .

E' la Parola che Lui mi dice dentro.
E' il diritto di lasciare tutti e tutto per abbracciarLo
con sollievo, con libertà...

Mi risuona dentro la Sua Parola.

Che ho messo da parte per i tanti servizi per Lui.

Grazie don Luciano, per la tenerezza di Dio che sai donarci
e che vorremmo ricambiare: che la Sua Tenerezza, le Sue coccole, raggiungano anche te.

Attraverso l'abbraccio di Virginia e dei tuoi figli tutti, ma soprattutto con la Sua presenza reale in te e tu in Lui.

Spesso la vita presenta situazioni impellenti.
Ora so che "posso" fermarmi con Lui.
Lo sapevo anche prima.

Ma talvolta, non è chiaro e facile capire come, quando, dove.
Allora, mi, ti, vi chiedo: le coccole con il Signore,

possono essere in un tempo, un luogo solo interiore?

"Non lasciarmi Signore.Stammi vicino.
Continuo a "servire" restando ai Tuoi piedi".

Grazie di averci trasmesso le coccole di Gesù!
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Mer Ott 29, 2008 9:01 pm



INCONTRI CON LA PAROLA
No. 256 - Quando tutto va storto
(Salmo 65, 17-20)


Conosco persone che mentre parlano con me riescono a scrivere velocissime un sms senza guardare la tastiera del cellulare. Confesso che le invidio - perché io sono un dinosauro telematico. Gli sms sono la forma più rapida di comunicazione scritta che attualmente ci sia, e io li uso tantissimo. Ma devo collegare il cellulare con un cavetto al computer, e poi scrivere l'sms alla tastiera del computer. Altrimenti per scrivere "Ciao" ci metto mezza giornata. L'altro giorno non riuscivo a spedire gli sms. La batteria del cellulare era carica, il cavetto di collegamento al computer era in ordine, ma la comunicazione tra cellulare e computer non passava. Hmmm. Tutto era a posto ma l'intero sistema era morto. Il mistero si è risolto quando ho controllato la presa sul fondo del cellulare, dove si attacca il cavetto. Si erano sporcate quelle sottili lamelle che creano il contatto tra il cellulare e il cavetto, e ciò aveva bloccato l'intero sistema. E' bastata una sfregata con lo spazzolino da
denti, e che bello - tutto è ripreso a funzionare perfettamente.

Spesso siamo noi, e non il cellulare, che sperimentiamo l'incapacità di comunicare, una improvvisa perdita di potere. E come col mio cellulare, apparentemente tutto sembra essere in ordine. Forse stai sperimentando questa incapacità di comunicare proprio in questo periodo - nella tua preghiera, nella tua famiglia, nelle tue relazioni, forse nel tuo servizio in parrocchia, nel tuo lavoro, nell'affrontare le sfide che in questi giorni ti trovi davanti. Desideri che Dio ti dia la forza per vivere queste situazioni, ma questa forza non arriva.

Forse c'è qualcosa di ostruito, della sporcizia da rimuovere. Dio te lo dice nel Salmo 65, a partire dal versetto 17: «A Dio ho rivolto il mio grido, | la mia lingua cantò la sua lode. | Se nel mio cuore avessi cercato il male, | il Signore non mi avrebbe ascoltato. | Ma Dio ha ascoltato, | si è fatto attento alla voce della mia preghiera. | Sia benedetto Dio che non ha respinto la mia preghiera, | non mi ha negato la sua misericordia». Chiaro, no? Che cosa impedisce a Dio di rispondere a una preghiera o di far sentire il Suo amore? Il peccato. Si frappone fra te e Dio che è santo, e impedisce la comunicazione. E di colpo le cose smettono di funzionare.

In un altro Salmo, Dio dice: «Beato l'uomo a cui è rimessa la colpa, | e perdonato il peccato. | Beato l'uomo a cui Dio non imputa alcun male | e nel cui spirito non è inganno. | Tacevo e si logoravano le mie ossa, | mentre gemevo tutto il giorno. | Giorno e notte pesava su di me la tua mano, | come per arsura d'estate inaridiva il mio vigore». Niente funziona come dovrebbe - perché c'è un peccato che non si vuole affrontare. Cosa fare per ristabilire l'ordine? «Ti ho manifestato il mio peccato, | non ho tenuto nascosto il mio errore. | Ho detto: "Confesserò al Signore le mie colpe" | e tu hai rimesso la malizia del mio peccato» (Salmo 31,1-5).

Il giorno in cui avevo bisogno che il mio cellulare funzionasse, non mi ero reso conto che c'era qualcosa che bloccava la comunicazione. L'ho capito solo quando non riuscivo a fare quello che desideravo - solo allora ho scoperto l'inghippo. C'era qualcosa di sporco nel mio cellulare. Forse è quello che Dio sta cercando di fare con te in questo periodo - guardare quello che c'è di sbagliato nella tua vita. Forse ci sono dei sottili compromessi col peccato, e questi ostacolano le benedizioni di Dio. Forse sono le cose che stai guardando o ascoltando, o qualcosa o qualcuno che hai cominciato a mettere davanti a Dio, o un'area della tua vita dove stai disobbedendo a quello che Dio ti ha detto di fare o non fare, un difetto su cui ti sei adagiato, una relazione sbagliata, un risentimento coltivato, un'attitudine negativa, una mancanza di perdono, o la rabbia contro qualcuno.

Ci sono troppe cose che Dio vuole donarti, fare per te. Ma c'è quel peccato che sta bloccando la linea fra te e Lui, interferendo con la Sua forza e impedendo al Suo amore di farsi sentire. Te lo posso assicurare, quando rimuovi quella sporcizia, è una meraviglia vedere come le cose cominciano a funzionare!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

P.S.: Non sarebbe ora che ti andassi a confessare?
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Mar Nov 04, 2008 5:10 am



INCONTRI CON LA PAROLA
No. 257 - Cedere il volante
(Giosuè 5, 13-14)


L'ultima volta che sono entrato in un ipermercato in Italia ho visto una piccola fila di bambini davanti alle macchina da corsa. Mica quelle vere, ma quelle per bambini - quelle che pur essendo fissate su un piedistallo, fanno tutti i movimenti e i rumori e le luci come se fossero vere. Ai bambini pare di essere piloti di Formula 1 - è divertente, ma è solo fantasia. Certo, quelle macchine hanno un acceleratore, ma la velocità non è determinata da quanto si preme sul pedale. Di fatto non hanno alcuna velocità perché sono fissate sul pavimento. Oh sì, hanno anche il volante - i bambini si divertono un mondo a girarlo - ma anche se oscillano a destra e a sinistra come se facessero delle autentiche curve, quelle macchine non vanno da nessuna parte. Ovvio, i bambini possono impugnare il volante e pestare sull'acceleratore fin che vogliono, ma la verità è questa: non hanno il controllo della macchina.

Per molti di noi sembra che la vita sia come guidare quelle automobili dei bambini all'ipermercato. Ci aggrappiamo al volante della vita, cerchiamo di pilotarla, pensando di averla sotto controllo. Ci rifiutiamo di lasciare il volante a qualcun altro. Annuncio importante: è pura illusione. Vedi, non siamo altro che delle piccole nullità in questa minuscola scheggia chiamata terra, sperduta in un mare di miliardi di galassie. Eppure ci incolliamo al nostro piccolo volante, gridando eccitati: "Sono io che guido!" Fino a quando Dio non permette nella nostra vita una di quelle batoste che spazzano via la nostra illusione e ci mettono davanti alla verità.

Forse uno di quei momenti Dio lo sta permettendo proprio in questo periodo. Di colpo ti accadono delle cose che sono chiaramente al di fuori del tuo controllo. Sono al di là della tua portata, e Dio ti sta chiedendo di arrenderti a Lui - non per farti perdere, ma per farti vincere.

Uno di quei momenti lo ha passato anche Giosuè. La Parola di Dio ce lo racconta in Giosuè 5, a partire dal versetto 13. Giosuè era un condottiero nato, ma stavolta deve affrontare una sfida che è ben più grande delle sue capacità e delle sue forze - le mura della città di Gerico. Mentre sta guardando quella fortezza umanamente inespugnabile, succede qualcosa che gli permette di vincere. Si arrende.

«Mentre Giosuè era presso Gerico, alzò gli occhi ed ecco, vide un uomo in piedi davanti a sé che aveva in mano una spada sguainata. Giosuè si diresse verso di lui e gli chiese: "Tu sei per noi o per i nostri avversari?". Rispose: "No, io sono il capo dell'esercito del Signore. Giungo proprio ora". Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: "Che dice il mio Signore al suo servo?"». E allora Giosuè sente da Dio un modo di affrontare il problema che non gli sarebbe mai venuto in mente neanche se ci avesse pensato mille anni - marciare attorno alle mura di Gerico per sette giorni, pregando, cantando al Signore, e vedendo le mura di Gerico crollare!

Io sono convinto che il Signore in questo periodo ha permesso che tu ti trovi nella stessa situazione in cui si trovava quella notte il generale Giosuè di fronte alle mura di Gerico. Dio ti ha portato faccia a faccia con qualcosa più grande di te in modo da metterti faccia a faccia con Lui. Perché vuole che tu arrivi al punto in cui tutti i tuoi piani non servono a nulla e non ti resta altro che inginocchiarti davanti a Lui e darGli il volante della tua vita. Solo allora - quando confessi la tua totale impotenza - diventi così potente come mai lo sei stato prima, perché ti metti da parte e lasci che sia la forza di Dio a prendere il controllo della situazione.

Sei abituato a essere il generale del tuo piccolo mondo, o almeno ci provi. Cerchi di pilotare la direzione della tua famiglia, del tuo servizio in parrocchia, dei tuoi affari, del tuo futuro, dei tuoi soldi, della tua vita. Ma adesso è arrivato il momento di mollare il volante, di lasciare che Dio ti mostri risposte o modi di affrontare la vita a cui nemmeno ci pensi. E se ti fa paura cederGli il volante, ricordati delle automobili dei bambini all'ipermercato. L'unica cosa che veramente perdi è l'illusione di essere tu quello che controlla la situazione!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Mer Nov 12, 2008 4:06 am





INCONTRI CON LA PAROLA
No. 258 - La tattica del nemico
(Luca 22, 31-32)


Ho sempre cercato, come missionario, di conoscere almeno a grandi linee la storia del paese in cui lavoravo. Per esempio, la II guerra mondiale ha vissuto qui in Africa alcune delle sue più decisive battaglie. Il generale inglese Montgomery si è trovato a dover affrontare il più brillante generale tedesco: Rommel. Lo avevano definito "la volpe del deserto" - e Rommel era effettivamente un grande stratega, per aver abilmente conquistato e mantenuto il Nord Africa. Montgomery riuscì comunque a sconfiggere Rommel nella battaglia di El Alamein. Ma leggendo le biografie del generale inglese veniamo a conoscere un particolare importante. Montgomery si era appeso una fotografia nella sua tenda del quartier generale - una fotografia che guardava ogni giorno. No, non era la foto di Winston Churchill. Non era nemmeno quella del Re d'Inghilterra. Era la foto del generale Rommel. Montgomery non voleva mai dimenticare chi stava combattendo.

E questo è anche un importante segreto per essere vittoriosi spiritualmente - non dimenticare mai chi è il tuo vero nemico. Ecco perché la Bibbia in 1 Pietro 5,8 ci dice di stare sempre in guardia: «Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare». La Scrittura ci dice anche di «resistere alle insidie del diavolo» perché «la nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti» (Efesini 6,11-12). Di fatto, cadiamo facilmente nell'errore di pensare che stiamo combattendo o contro persone o problemi o situazioni - invece dobbiamo avere sempre presente chi è il nostro vero nemico che ci sta fronteggiando.

Nel vangelo di Luca 22,31-32 Gesù rivolge a Pietro - e a noi - un ammonimento e una promessa: «Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede». Non trovi terribili quelle parole: «Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano»? Ma non c'è nulla che il nemico ci possa fare senza il permesso del nostro Salvatore. Dio permette solo quello che Lui sa che tu puoi sopportare, che ti può fare più forte, e che ritornerà come un boomerang a colpire la faccia di satana. E come Dio ha usato la vita di Pietro per compiere meraviglie, Gesù vuole allo stesso modo usare la tua. Per questo satana sta cercando di vagliarti come il grano.

Il generale Montgomery aveva studiato a fondo le tattiche del suo nemico. E anche tu devi fare lo stesso nei confronti del tuo nemico. Ovvio, lui non si presenta davanti a te dicendoti: "Ciao, sono il diavolo. Seguimi". No, lui vuole che ti dimentichi di lui così non gli opporrai resistenza. Vuole che tu combatta come se si trattasse di una battaglia umana - e non spirituale - così è sicuro di vincerti.

Quali sono alcune delle strategie che Satana usa per paralizzarti spiritualmente? In primo luogo ci sono le PREOCCUPAZIONI. Sta cercando di farti avere paura, di preoccuparti su alcune cose della tua vita, in modo che tu ti scoraggi e ti blocchi.

E poi ci sono le FERITE. Il tuo nemico cerca di usare le cose che ti fanno stare male, che ti hanno detto o fatto, le tue delusioni, per fare in modo che tu ti concentri sugli errori degli altri, sul fatto che sei una vittima - in modo da farti concentrare su te stesso.
Per sconfiggerti, il tuo nemico usa anche i MURI - mura che tu permetti che crescano tra te e un'altra persona. Opponi resistenza al diavolo quando vai immediatamente da quella persona e metti le cose a posto, col perdono - prima che il muro possa crescere.

Il tuo nemico, per sconfiggerti, può anche cercare di usare il tuo LAVORO - facendoti vedere che sei inadeguato, che fallirai - insomma cerca di portare la tua attenzione sul fatto che non ce la farai invece che sul tuo Signore, con cui tutto è possibile.

Un altro bersaglio del tuo nemico sono le tue DEBOLEZZE. Si aggrapperà ad alcuni punti in cui sei più vulnerabile per farti cadere ancora. Quindi, ogni mattino nella preghiera, devi coscientemente metterti di fronte alle tue debolezze, e dire: "Gesù, questa mia debolezza la dichiaro terreno del Signore, Tua proprietà. Vieni, occupala, in modo che ci possa essere solo Tu in essa e nessun altro!"

Magari Satana cercherà di servirsi anche del DESERTO per buttarti giù e sconfiggerti - usando la tua ARIDITA' SPIRITUALE per strapparti da Gesù.

E la tua risposta? Resisti! Digli con la forza dello Spirito Santo: "Io so da chi mi viene questa tentazione, e la metto nelle mani di Gesù e della Madonna!" Perché tu appartieni a Gesù - davanti al quale «nel nome di Gesù | ogni ginocchio si pieghi | nei cieli, sulla terra e sotto terra!» (Filippesi 2,10).

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Mer Nov 19, 2008 4:55 am





INCONTRI CON LA PAROLA
No. 259 - Pregare in formato "gigante"
(Efesini 3, 20)


Ebbene, ci eravamo tutti sbagliati. Infatti i libri di scienze che usavamo alle medie ci dicevano che ci sono intorno a noi 100 miliardi di galassie. Puntiamo gli occhi al cielo, guardiamo la meravigliosa Via Lattea, e vediamo la galassia in cui siamo immersi. Poi gli scienziati sono riusciti a mandare delle sonde spaziali alle soglie del nostro sistema solare - non è meraviglioso? Il nostro sistema solare non è che una piccola parte della nostra galassia - e ce ne sono 100 miliardi oltre a questa. No, mi sbaglio. Non ce ne sono 100 miliardi. Gli scienziati si erano ingannati e il telescopio Hubble ha fornito loro nuove informazioni. Cosa vuoi che siano solo 100 miliardi di galassie? Ce ne sono 125 miliardi di galassie! Non sforzarti nemmeno di cercare di capire.

Quando vai al Mc Donald's ti chiedono se vuoi la Coca Cola o l'hamburger formato "normale" o "gigante" - "gigante" vuol dire che non ti accontenti delle cose normali, vuoi quelle super, quelle straordinarie. Io credo che sia arrivato per te il tempo di pregare in formato "gigante" - considerando la grandezza di Colui che stai pregando! E' Dio stesso che ci dice di farlo: «Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno» (Ebrei 4,16). Il trono della grazia è quello che governa 125 miliardi di galassie! Preghi con tale assoluta fiducia?

L'apostolo Paolo aveva capito la grandezza di Colui al quale ci rivolgiamo - e la grandezza che dovrebbe quindi avere la nostra preghiera. Nella lettera agli Efesini, al capitolo 3, cominciando dal versetto 14, Paolo è catturato dallo stupore per la grandezza di Dio: «Per questo, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell'uomo interiore. Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio».

Da un lato ci sei tu - un nulla, una creatura! Dall'altro un amore senza misure, una forza incomparabile. E tutto questo amore e questa potenza vengono riversati su coloro che appartengono a Gesù. Infatti, nel versetto seguente - il versetto 3,20 - Paolo così conclude: «A colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che già opera in noi, a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen».

Alle 3 del pomeriggio molti cristiani hanno la bella abitudine di pregare la Divina Misericordia. Bisognerebbe pregare alle 3,20 - ossia pregare con lo spirito di Efesini 3,20 - il che vuol dire dilatare la nostra preghiera quanto più possiamo, alla luce della promessa che Dio ci ha fatto, che Lui cioè «in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare». A volte mi viene da pensare a Dio che ascolta le nostre preghiere in cui Gli chiediamo di essere esauditi in formato "normale" e Lui invece pensa: "Ma perché non vuoi che ti serva un formato gigante?"

Io penso che spessissimo noi ci dimentichiamo di quanto sia grande Colui che preghiamo - e ci ha dato addirittura la libertà di chiamarLo "Padre". Ogni sera, prima di andare a dormire, ho l'abitudine di guardare il meraviglioso cielo stellato del Kenya - e quella volta mi è venuto da pensare: "Padre, non ti sei accontentato di farmi superiore a 100 miliardi di galassie. Me ne hai aggiunto 25 miliardi in più!" Perché Dio per noi ama strafare. «Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, | la luna e le stelle che tu hai fissate, | che cosa è l'uomo perché te ne ricordi | e il figlio dell'uomo perché te ne curi? | Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, | di gloria e di onore lo hai coronato» (Salmo 8,4-6).

Il Dio tuo Padre è Colui che è stato capace di creare 125 miliardi di galassie, è Colui che le tiene tutte sotto controllo - e la preghiera ti porta davanti a Lui, davanti alla sua santa e onnipotente presenza! Ed è tuo Padre stesso che ti dice di accostarti «con piena fiducia al trono della grazia» - non perché tu ne sia degno ma perché Gesù ha rimosso ogni ostacolo morendo in croce per te. Allora, perché le tue preghiere sono così timide? Quando è stata l'ultima volta che hai confidato così tanto in Dio da chiederGli una cosa così grande che solo Lui può fare? Dio stesso ti ha promesso: «Tutto è possibile per chi crede» (Marco 9,23).

Dio ha molto più da darti di quanto tu sia disposto a chiederGli. Viviamo male perché preghiamo male, confidiamo poco. Prima di cominciare a lodarLo e a chiederGli qualcosa nella preghiera, fermati un attimo a pensare a quanto sia grande tuo Padre. Cambierà il formato della tua preghiera. Ti sentirai più umile. Ti sentirai riempito di riconoscente stupore. Ti sentirai più ardito nelle tue richieste. L'universo era più grande di quello che pensavamo - e il Dio che ha creato tutte quelle galassie in un istante è immensamente più grande di quanto tu possa persino tentare di immaginare. E' arrivato il momento che tu cominci a pregare in "formato gigante"!

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Gio Nov 27, 2008 12:59 am



INCONTRI CON LA PAROLA
No. 260 - Chi ha bisogno di me oggi?
(2 Corinzi 5, 15)



Mary, uso questo nome fittizio, era una giovane donna che ho incontrato in una delle parrocchie sparse per il mondo in cui ho lavorato. Veniva in parrocchia almeno due o tre volte alla settimana a parlare con i preti. Mary non si piaceva, si sentiva grassa e brutta. Nessun ragazzo le aveva mai dato un appuntamento, e non era in ottimi rapporti con i genitori. Ogni volta che veniva, l'argomento della conversazione era sempre lo stesso: quanto grandi fossero i suoi problemi e quanto si sentisse depressa. Un giorno le dissi: "Mary, non venirmi più a cercare fino a quando non farai quello che ti dico. Vai a cercarti un posto dove fare volontariato almeno una volta alla settimana. Fallo per un mese e poi vieni che ne parliamo". Era piuttosto titubante, ma lo fece.

Frequentò il gruppo che assisteva gli anziani. Le assegnarono alcune persone - lei entrò nelle loro case e ascoltò le loro storie. Quando stava per lasciarli, immancabilmente chiedevano: "Tornerà ancora a trovarmi, signorina?" Bè, Mary mica aveva previsto di continuare. Ma le venne spontaneo rispondere: "Certo, la prossima settimana!" E ci andò fino alla fine del mese, e oltre - il gruppo anziani le divenne come una seconda pelle. Poi lasciai la parrocchia e non seppi più nulla di lei. Qualche anno più tardi ricevetti un invito a nozze: Mary si sposava. Una volta che aveva cominciato a vivere per delle persone che avevano bisogno di lei, Mary non veniva più molto da me a piangersi addosso. Non ne aveva più bisogno. Era troppo impegnata a rendere felice qualcuno.

E' il problema del mostro che ci portiamo dentro: il mostro che si chiama "Io". Ossia la tendenza a pensare continuamente a noi stessi - ed era la ragione per cui Mary andava in depressione. Non c'è niente come le ferite e il dolore che hanno la capacità di trasformarci in persone centrate su noi stessi. Troppo spesso la nostra vita si riduce ai MIEI bisogni, ai MIEI interessi, ai MIEI problemi, ai MIEI impegni, ai MIEI sentimenti, alle MIE difficoltà. Ma una vita centrata su se stessi o sull'autocommiserarsi non è la ragione per cui Dio ci ha creati, specialmente se desideriamo appartenere a Gesù.

Dio questo ce lo dice in modo molto chiaro in 2 Corinzi 5, 15. L'apostolo Paolo ci dice che «Egli [Gesù] è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro». Nota bene quel «non vivano più per se stessi». Forse è proprio questo che Dio tenta di dirti in questo periodo, perché magari non ti stai rendendo conto che il mostro "Io" che ti porti dentro sta impossessandosi gradatamente del tuo tempo, dei tuoi pensieri, della tua attenzione, delle tue preoccupazioni, dei tuoi discorsi.

Mary, quando ha cominciato a spostare la sua attenzione sui bisogni degli altri piuttosto che sui suoi, ha imparato una cosa importante - che la più grande gratificazione che possiamo avere nella nostra vita è quando viviamo per gli altri. L'apostolo Paolo ci ricorda le «parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!» (Atti 20,35). Come a Natale, per esempio. Prova a pensare alla gioia che provi nel fare un regalo, che magari ti è costato del sacrificio, a qualcuno che ami. O pensa a quella volta che hai fatto uno sforzo per aiutare qualcuno che senza il tuo aiuto si sarebbe trovato in brutte acque. O al volontariato che hai fatto. E' ancora vivo in te quel profondo senso di appagamento che hai provato quando hai sacrificato qualcosa per servire qualcuno che aveva bisogno di te? I momenti d'oro della nostra vita non sono quelli in cui ci doniamo a noi stessi - sono quelli in cui ci doniamo agli altri!

Così, se in questo periodo ti senti giù, forse dovresti provare a fare quello che ha fatto Mary - cercare qualcuno che ha bisogno di te, e fare il possibile per aiutarlo. Forse è un vicino indisponente o un collega di lavoro o un compagno di studi, qualcuno all'ospedale, uno che è senza lavoro, o uno della tua famiglia o del tuo gruppo in parrocchia. Il dolore che tu stai soffrendo può diventare lo strumento di cui Dio si serve per capire e incoraggiare qualcuno che sta attraversando la stessa valle oscura in cui tu ti sei trovato. Nessuno può capire e aiutare un ferito come chi è passato attraverso quelle stesse ferite - e tu sei la persona giusta.

In tutta la sua vita - persino sulla croce - Gesù ha continuamente pensato agli altri. Se Lui è il tuo Signore, allora deve essere anche il centro della tua attenzione. Quando vivi la tua giornata chiedendoti: "Oggi, chi ha bisogno di me?", sei finalmente sfuggito dai tentacoli del mostro più deprimente che esista: il tuo "Io".

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Gio Nov 27, 2008 1:13 am

Ho appena letto....
Subito mi sono detta: questa volta, a me proprio non dice niente.
Ma subito dopo, ho capito che devo fare un esame di coscienza coraggioso e leale:
devo mettere le cose che faccio, il mio modo di vivere,lavorare,soffrire,pregare...a confronto con la mia vocazione personale.
Devo fare il punto sul per chi .....della mia fatica....
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  annaxel il Gio Nov 27, 2008 1:52 pm

Don Luciano scrive:....Troppo spesso la nostra vita si riduce ai MIEI bisogni, ai MIEI interessi, ai MIEI problemi, ai MIEI impegni, ai MIEI sentimenti, alle MIE difficoltà. Ma una vita centrata su se stessi o sull'autocommiserarsi non è la ragione per cui Dio ci ha creati, specialmente se desideriamo appartenere a Gesù.

Quello che scrive don Luciano è vero, il nostro IO condiziona troppo spesso la nostra vita, ma,
se ci soffermassimo a riflettere potremo vedere che:
"i MIEI bisogni"...se reclamiamo tale esigenza è certo che viviamo un momento di difficoltà, ma,
se ci domandassimo la ragione per cui i nostri bisogni vengono annullati dalle priorità dei bisogni degli altri,
allora ci sarà chiara la ragione per cui Dio ha voluto che vivessimo tale sacrificio, tale esperienza, affinchè il nostro IO sia parte di un disegno di vita che solo un giorno ci sarà dato di capire il vero significato.
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Ven Nov 28, 2008 11:47 am

Hai ragione annaxel per quanto ci dici con quel "i miei...". Ultimamente si abusa anche con il "I miei diritti..." ma il piu` delle volte dimentichiamo quel "I miei doveri" che dovrebbe essere il punto cardinale del nostro cammino! Dimentichiamo DIO e ci ricordiamo solo del IO

Pace e bene

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Dic 01, 2008 4:48 am




INCONTRI CON LA PAROLA
No. 261 - Natale: lavori in corso
(Luca 2, 13-14
)


Sono sempre contento quando il Natale si avvicina. In primo luogo perché mi mette gioia il solo fatto che sia Natale, e in secondo luogo perché ne approfitto per ordinare e rimettere in sesto cose che durante l'anno ho trascurato. Prendete le finestre del nostro Drop-in Centre per esempio. Durante il giorno accogliamo i ragazzi di strada: facciamo un po' di scuola informale, preghiamo, giochiamo. Uno dei giochi consiste nel tirare palline da tennis contro il muro della casa e riprenderle nelle maniere più svariate. Nei muri ci sono le finestre, e nelle finestre ci sono i vetri, giusto? Vabbé, a me è capitato di tirare la pallina contro il vetro invece che contro il muro, e ho rotto il vetro. Ed era da un pezzo che mi dicevo: "Domani lo faccio riparare" - poi, per un motivo o per l'altro, finivo per rimandare. Ma adesso Natale sta arrivando e la finestra è stata riparata. Sembra che prima di Natale ci sia sempre qualcosa di rotto in giro per casa. Forse ci sono alcune cose che hanno
bisogno di essere riparate prima di Natale anche nella tua vita.

Dio te lo dice al capitolo 2 del vangelo di Luca, nei versetti 13 e 14 - proprio con quello che è successo nel primo Natale. Sono versetti che conosci bene: «E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama"». Hai capito perché Gesù è venuto? In cielo fanno festa perché Gesù è venuto a portare pace sulla terra.

Forse non si può proprio applicare la parola "pace" alla relazione che hai con qualche persona in questo Natale. Non dirmi che non ti viene in mente nessuno. Hai rotto con qualcuno o qualcuno ha interrotto i rapporti con te. C'è stato qualcuno che ti ha ferito oppure tu hai ferito qualcuno. Forse qualcuno ti ha messo da parte, ti ha tradito, si è rivoltato contro di te, ti ha calunniato, ti ha deluso. O forse sei stato tu il feritore e gli altri si stanno allontanando da te. Natale è alle porte, ma in quell'angolo oscuro della tua vita non c'è posto per quella pace che Cristo ti viene a portare. Questo è il tempo adatto per riparare quello che è stato infranto. Non credere che col tempo i problemi diminuiranno. Non credere che in futuro ti sarà più facile. Più aspetti più la situazione peggiora.

A Natale i cuori si addolciscono, la gente abbassa la guardia. Se c'è un momento adatto per riallacciare i rapporti, è questo. Allora, sei deciso a prendere l'iniziativa per primo - l'iniziativa che guarisce, l'iniziativa della pace? Scrivi quella lettera, se è quello che serve perché i muri caschino. Telefona a quella persona. Fai un regalo a quel tale, se pensi che possa ricostruire il ponte tra te e lui. Ammetti gli errori, se ce ne sono stati da parte tua. Cerca un nuovo inizio e di': "Dai, adesso ripartiamo". Se non lo fai, cosa succede? Ecco quello che Dio ti dice: «Vigilate che nessuno venga meno alla grazia di Dio. Non spunti né cresca alcuna radice velenosa in mezzo a voi e così molti ne siano infettati» (Ebrei 12,15). Forse quella radice velenosa in questo periodo sta crescendo dentro di te e ti avvelena la vita. Infetterà altre persone e ti perderai le benedizioni che Dio vuol darti in questo Natale, perché la grazia di Dio e il tuo risentimento non possono coesistere.
Comincia in ginocchio questa battaglia per il perdono, per la tua guarigione interiore - e inizia tu per primo a riconoscere i tuoi errori andandoti a confessare. E poi guarda ai bisogni della persona che ti ha ferito, e non alle sue azioni. Forse ti ha fatto del male perché a sua volta ha ricevuto del male. Guarda a loro come a delle persone che hanno il cuore ferito, non come coloro che hanno ferito il tuo. E poi vai a ricevere nella Comunione Colui che per primo ti ha perdonato. Prima della Comunione prega con le parole del Padre nostro: "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori". La Parola di Dio ti ricorda: «Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi» (Colossesi 3,13). E poi fa' la Comunione per quelle persone che sono la causa della tua sofferenza, e chiedi a Dio che cambi il tuo cuore nei loro confronti. Essi possono accettare o no di ristabilire la relazione, ma tu hai fatto quello che è giusto.

Molto probabilmente questo segnerà l'inizio di un capitolo nuovo e migliore della tua vita. Una finestra può essere bellissima e pulitissima, ma un vetro rotto rovina tutto. Riparalo prima di Natale e ti godrai la pace che viene dal sapere che stai vivendo il Natale per cui in Cielo gli angeli hanno fatto festa!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Ven Dic 12, 2008 2:39 am



INCONTRI CON LA PAROLA
No. 262 - Il vero senso del Natale
(Matteo 1, 21)

Nel corso dei miei anni spesi in missione ho avuto l'occasione di vivere il Natale in luoghi e culture diverse - il Natale tra un'esplosione di ortensie fiorite in Brasile, il lungo e gioioso Natale filippino, il poco sentito e quasi inesistente Natale in Kenya. Ma c'è stato un laico protestante chiamato Saint, che secondo me ha catturato bene lo spirito del Natale visto dal punto di vista di Dio. Saint era uno dei cinque missionari statunitensi chiamati da Dio a testimoniarLo nelle giungle dell'Ecuador, predicando il Vangelo a uno dei popoli più primitivi della terra, gli indios Auca - conosciuti anche come Waorani. Una volta rintracciati gli Auca nel folto della giungla, fu Saint che, da pilota provetto qual era, atterrò in una stretta spiaggia del fiume Curaray. La storia di quei cinque martiri protestanti è una delle più belle testimonianze missionarie del secolo XX°. Il santo papa Giovanni Paolo II ha scritto in una sua enciclica che desiderava avere un martirologio (lista dei
martiri) comune tra tutti i cristiani, come segno di ecumenismo. Chi sparge il suo sangue per Gesù è un testimone credibile del Vangelo, non importa a quale confessione cristiana appartenga. Sulla vicenda di quei missionari trucidati dagli Aucas - tra cui anche Jim Elliott e N. Saint - hanno girato un film. Ma oggi coloro che li hanno uccisi sono le guide della chiesa Auca: il sangue dei martiri è semente di nuovi cristiani - e molte altre persone in tutto il mondo sono ispirate a servire Gesù Cristo grazie alla testimonianza di persone che vivono il Vangelo in maniera credibile. Qualche giorno prima del suo ultimo Natale qui in terra, Saint annotò sul Diario il suo modo di intendere il Natale, che è quello giusto. Spero che diventi anche il tuo modo di viverlo.

Sono parole che vanno dritte all'essenza del Natale - e ne dicono il senso più di qualsiasi frase scritta su di una cartolina o forse anche meglio della predica che sentirai. Ecco quello che Saint scrisse nel suo Diario il 18 dicembre: "Mentre cerchiamo di vivere questo Natale secondo il nostro vecchio stile, possiamo noi cristiani sentire anche il grido senza fine che percorre la notte di coloro che non conoscono Cristo perché non ne hanno l'opportunità. Dobbiamo esserne mossi a compassione come lo fu Cristo. Dobbiamo piangere di pentimento per coloro che non siamo stati capaci di portar fuori dalle loro tenebre. Oltre la sorridente scena di Betlemme, dobbiamo essere capaci di vedere l'agonia schiacciante del Golgota. Possa il Signore darci una nuova visione della Sua volontà riguardante l'annuncio del Vangelo a chi non Lo conosce - e la nostra responsabilità nell'annunciarlo". Ventun giorni dopo, chi scrisse queste parole fu trucidato da coloro che tentava di salvare.

Sono parole a cui non è facile prestare attenzione, presi come siamo dai nostri preparativi per il Natale. Non è così? Ma sono parole importanti da ascoltare perché ci dicono che cosa è il Natale. E' una missione di salvataggio spirituale che è costata la vita al Figlio di Dio. Quella missione fu annunciata in molto molto chiaro a Giuseppe in Matteo 1, 21, quando l'angelo gli disse che si sarebbe dovuto prendere cura di Gesù: «Tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Il nome Gesù significa "Il Signore salva" - e prova a pensare a uno che ti salva mentre stai affogando o a un pompiere che ti tira fuori dalla casa in fiamme in cui sei bloccato. Il peccato è come un edificio in fiamme in cui tu stai bruciando dentro, senza via d'uscita - eccetto che per il Salvatore mandato proprio per te dal Padre, Gesù Cristo, che ha dato la Sua vita al posto tuo.

Tu vivi ogni giorno a contatto con persone che vogliono ignorare o non sanno niente di questa storia di amore che salva. Seguire Gesù vuol dire far parte della Sua squadra di salvataggio. In questo periodo natalizio, in cui invece di celebrare Gesù si mette al centro Babbo Natale o le compere - cose che ti portano lontane dal vero senso del Natale - puoi fermarti un attimo lungo tanto quanto il tempo sufficiente per dire questa preghiera? "Fatti avanti Signore, e spezza il mio cuore per le persone accanto a me che vivono come se non ti conoscessero. Fa' che io le veda con i Tuoi occhi. Dammi un briciolo del Tuo cuore, perché Ti possa annunciare senza paura. Rendimi missionario, Signore!" E chiediGli la grazia di fare tutto il possibile per fare in modo che chiunque incontri possa essere un giorno in Paradiso insieme con te.

In questi giorni in cui è già iniziato il conto alla rovescia per l'arrivo del Natale, prega perché il Signore ti apra delle opportunità per parlare di Gesù alle persone - perché tu possa dire che cosa Lui ha fatto nella tua vita. Perché il Natale è la più grande operazione di salvataggio mai avvenuta nella storia - e per dirla con le parole di uno di quei martiri laici, "possiamo noi cristiani sentire anche il grido senza fine che percorre la notte di coloro che non conoscono Cristo perché non ne hanno l'opportunità". Tu sei la loro opportunità.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano
-------
LETTERA DA DON LUCIANO

Carissimi amici e amiche di Incontri con la Parola,

pace e bene a mani piene!

Questa breve lettera fa seguito a quanto appena detto in Incontri con la Parola. Tendiamo a pensare che annunciare Gesù sia qualcosa che debba essere delegato a dei "professionisti" - i preti, le suore, gente preparata. Ma il piano di Gesù è invece ben diverso, ed è stato chiaro fin dalla sua nascita - è la gente comune che deve annunciare Gesù. Chi era più impreparato dei pastori? Ma sono stati quelli che Gesù ha scelto perché Lo annunciassero per primi. A Natale la gente, anche chi non crede, è più ben disposta verso Gesù che non in qualsiasi altro periodo dell'anno. Eccoti allora alcune semplici idee per non buttare via questa occasione per annunciarLo.

1. Annuncia Gesù con le tue scelte: le cartoline che scrivi, gli auguri che mandi - raffigureranno Gesù Cristo, o saranno Babbi Natale, pupazzi di neve, paesaggi invernali? Scegli immagini che rappresentino Gesù Cristo.

2. Sicuramente invierai degli auguri via sms. Mettici dentro un contenuto cristiano, non limitarti al solito: "Buon Natale e prospero anno nuovo".

3. Invierai anche degli auguri via email. Fai in modo che annuncino la tua fede, non vergognarti di essa. Non c'è regalo più grande che tu possa fare a una persona quanto il testimoniare la tua fede in Gesù.

Una delle difficoltà che incontriamo è quella di trovare delle idee da scrivere negli auguri. Vi scrivo qui sotto una preghiera di Lambert Noben: potrete usarla per intero in una email o qualche frase di essa in un biglietto di auguri o in un sms. Si intitola "Perché sono nato, dice Dio":

Sono nato nudo, dice Dio
perché tu sappia spogliarti di te stesso.
Sono nato povero,
perché tu possa considerarmi l'unica ricchezza.

Sono nato in una stalla
perché tu impari a santificare ogni ambiente.
Sono nato debole, dice Dio
perché tu non abbia mai paura di me.

Sono nato per amore
perché tu non dubiti mai del mio amore.
Sono nato di notte
perché tu creda che posso illuminare qualsiasi realtà.

Sono nato persona, dice Dio
perché tu non abbia mai a vergognarti di essere te stesso.
Sono nato uomo
perché tu possa essere "dio".

Sono nato perseguitato
perché tu sappia accettare le difficoltà.
Sono nato nella semplicità
perché tu smetta di essere complicato.

Sono nato nella tua vita, dice Dio
per portare tutti alla casa del Padre.


Ti ricordo che il sito www.incontriconlaparola.com ha una pagina dedicata alle intenzioni di preghiera. Se vuoi che la comunità dei lettori di Incontri con la Parola preghi per un tuo amico, una persona della tua famiglia, o una intenzione a cui tieni in modo particolare, basta che tu lo scriva nelle "Richiesta di Preghiera" del sito. E' un privilegio poter pregare gli uni per gli altri!

Un Santo Natale a tutti voi. Che Dio vi benedica!

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Ven Dic 12, 2008 3:03 am

Quanto appena letto, di don Luciano, è così vero e chiaro che non ci sono commenti o risposte, se non chiedere a Dio di darmi la luce e la forza necessaria per seguirLo.

"Fatti avanti Signore, e spezza il mio cuore per le persone accanto a me che vivono come se non ti conoscessero.
Fa' che io le veda con i Tuoi occhi.
Dammi un briciolo del Tuo cuore, perché Ti possa annunciare senza paura.
Rendimi missionario, Signore!"
"Ti chiedo la grazia di fare tutto il possibile per fare in modo che chiunque incontro
possa essere un giorno in Paradiso insieme con me".

"Fammi sentire anche il grido senza fine che percorre la notte di coloro che non Ti conoscono perché non ne hanno l'opportunità.
Concedimi di esserne mossa a compassione come lo fosti Tu.
Donami di piangere di pentimento per coloro che non sono stata capace di portar fuori dalle loro tenebre.
Rendimi capace di vedere e vivere, oltre la sorridente scena di Betlemme,
l'agonia schiacciante del Golgota".
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Mar Dic 16, 2008 4:41 pm

INCONTRI CON LA PAROLA
No. 263 - Pace, finalmente!
(Isaia 9, 5-6
)




Probabilmente è la canzone di Natale più famosa del mondo - una dolce melodia natalizia incentrata su Gesù Bambino e scritta sul finire del 1800 in un piccolo villaggio delle montagne austriache. La tradizione ci racconta differenti versioni sulla nascita di quel canto. Una di questa narra che il parroco di quel villaggio era preoccupato per i canti della Messa della notte di Natale dal momento che il suo organo era fuori uso, danneggiato dai topi. Aveva quella melodia in mente da qualche tempo, la buttò giù di getto e da quel giorno la sua composizione ha attraversato le montagne diretta al mondo intero. E' impossibile celebrare il Natale senza cantarla o ascoltarla - probabilmente rimaneggiata in una della sue tante versioni. In italiano quel canto natalizio ha per titolo "Astro del Ciel". Ogni strofa termina con queste rasserenanti parole del ritornello: "Luce dona alle menti, | pace infondi nei cuor". Parole meravigliose. Ma non sempre è così.

Le parole del canto sono dirette a Gesù Bambino, ma chiedono una cosa che interessa a tutti noi: "pace infondi nei cuor". Non si riferiscono allo stare tranquilli, ma al vivere con la pace dentro ai nostri cuori. Per molte persone, quella pace interiore è qualcosa che hanno rincorso per tutta la vita - senza mai possederla. Forse in questo momento la stai cercando anche tu. L'hai cercata invano in una relazione, in un successo professionale, in qualche esperienza forte - ma niente e nessuno è mai riuscito a dartela. Una pace durevole, sedimentata dentro di te. Un'àncora interiore che ti tiene stabile anche nei periodi più stressanti, anche nelle situazioni più incerte.

La Bibbia descrive con queste parole la situazione di molti cuori umani: «Sono come un mare agitato | che non può calmarsi | e le cui acque portan su melma e fango» (Isaia 57,20). Sono le parole che la Scrittura usa per descrivere un cuore che fa fatica ad avere Dio dentro. Il rimorso dei nostri errori, le persone che abbiamo ferito, le cose che ci hanno fatto del male, la nostra paura per il domani, il senso della solitudine, del non sentirci a posto con Dio - ci rendono difficile vivere in pace, averla infusa nei nostri cuori.

Il canto "Astro del Ciel" ha ragione quando chiede a Gesù: "pace infondi nei cuor". E' Lui soltanto che può davvero portare pace nelle tempeste che a volte si scatenano nella nostra vita. Uno dei brani che vengono letti nella liturgia di Natale ci dice perché non abbiamo la pace di Dio e come possiamo averla. In Isaia 9, 5-6 la Bibbia dice: «Poiché un bambino è nato per noi, | ci è stato dato un figlio. | Sulle sue spalle è il segno della sovranità | ed è chiamato: | Consigliere ammirabile, Dio potente, | Padre per sempre, Principe della pace; | grande sarà il suo dominio | e la pace non avrà fine». Più chiaro di cosi! Gesù è venuto a essere il tuo Principe della Pace, ma tu non puoi avere la Sua pace fino a quando Lui non sarà il tuo Principe.

Gesù è venuto per avere il controllo della tua vita. E' molto comodo pensare che Gesù sia un sistema di credenze, una religione, un paracadute nei momenti di vuoto. Ma la Bibbia dice che «sulle sue spalle è il segno della sovranità». Il che significa che è venuto per essere il sovrano della tua vita. Invece abbiamo scelto di essere noi quelli nella cabina di comando della nostra vita e di dirigerla dove vogliamo. Forse Gesù è nella tua famiglia, ma non ne è il punto di riferimento. Forse ha un grande spazio nella tua vita, ma non ne ha il controllo. Forse è nella tua testa, ma non nel tuo cuore. Ed è solo quando ti abbandoni a Lui con tutto il cuore che puoi trovare quella pace e quella serenità che vai cercando. C'è solo una cosa che ti può togliere la pace: il peccato. Ma Gesù è venuto per cancellare quello che si frapponeva fra Dio e la Sua pace. E ti ha dato un veicolo che ti porta dritto la Sua pace dentro al cuore: la confessione.

Gesù ti ha fatto una promessa: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore» (Giovanni 14,27). Riconcìliati con Lui, e ti sarà donata quella serenità senza la quale non si può vivere. E questo Natale potrai finalmente assaporare cosa significa "pace infondi nei cuor".

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

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Quando il mondo cambia...

Messaggio  annaxel il Mer Dic 17, 2008 5:01 pm

1. Annuncia Gesù con le tue scelte: le cartoline che scrivi, gli auguri che mandi - raffigureranno Gesù Cristo, o saranno Babbi Natale, pupazzi di neve, paesaggi invernali? Scegli immagini che rappresentino Gesù Cristo.

2. Sicuramente invierai degli auguri via sms. Mettici dentro un contenuto cristiano, non limitarti al solito: "Buon Natale e prospero anno nuovo".

3. Invierai anche degli auguri via email. Fai in modo che annuncino la tua fede, non vergognarti di essa. Non c'è regalo più grande che tu possa fare a una persona quanto il testimoniare la tua fede in Gesù.


...è accaduto a Pasqua, ma rispecchia quello che vuole dirci don Luciano:
mi recai in cartoleria per acquistare dei biglietti d'auguri paquali, fui sorpresa nel vedere che la Pasqua era rappresentata, da pulcini, uova, papere, agnellini e tanto ancora, siboli graziosi, ma dove era finito Gesù Risorto?...chiesi spiegazioni, ma non sapevano il perchè...
Il mondo è veramente così cambiato da non sapere il perchè si festeggia la Santa Pasqua?
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Gio Dic 18, 2008 4:37 am

Purtroppo cara Anna, hai ragione! il mondo non solo sta` cambiando ma anche sprofonda nell' ignoranza, delle cose, delle persone, dei fatti di carattere religioso...
Sapete seguo la trasmissione dell' Eredita` e spesso vengono poste delle domande di ispirazione religiosa. Beh! posso dire che almeno un 60 % non sa le risposte... siamo al solito "E` roba da preti!"...

Pace e bene

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  annaxel il Gio Dic 18, 2008 8:50 pm

Shocked Question Embarassed ...è vero Andrea, mi vergogno per loro, certe volte sono domande di catechismo.....
siamo così ignoranti in materia?
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Ven Dic 19, 2008 3:32 am

"...e molte altre persone in tutto il mondo sono ispirate a servire Gesù Cristo grazie alla testimonianza di persone che vivono il Vangelo in maniera credibile".

MI CHIEDO SE QUALCUNO NEL MONDO E' STATO ISPIRATO A SERVIRE GESU' GRAZIE ALLA MIA TESTIMONIANZA.
IO, VIVO IL VANGELO IN MANIERA CREDIBILE?

"Mentre cerchiamo di vivere questo Natale secondo il nostro vecchio stile, possiamo noi cristiani sentire anche il grido senza fine che percorre la notte di coloro che non conoscono Cristo perché non ne hanno l'opportunità. Dobbiamo esserne mossi a compassione come lo fu Cristo. Dobbiamo piangere di pentimento per coloro che non siamo stati capaci di portar fuori dalle loro tenebre. Oltre la sorridente scena di Betlemme, dobbiamo essere capaci di vedere l'agonia schiacciante del Golgota. Possa il Signore darci una nuova visione della Sua volontà riguardante l'annuncio del Vangelo a chi non Lo conosce - e la nostra responsabilità nell'annunciarlo"

DEVO PIANGERE DI PENTIMENTO PER COLORO CHE NON SONO STATA CAPACE DI PORTARE FUORI DALLE SUE TENEBRE.

DEVO VIVERE LA DIMENSIONE PASQUALE DEL NATALE.

DONAMI SIGNORE UNA VISIONE SECONDO LA TUA VOLONTA'SULL'ANNUNCIO DEL VANGELO E SULLA MIA RESPONSABILITA' NELL'ANNUNCIARLO.
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Mar Dic 23, 2008 2:55 pm

[size=24]INCONTRI CON LA PAROLA
No. 264 - Meditazione davanti al presepe
(Luca 2, 12)[/
size]



Carissimi amici e amiche di Incontri con la Parola,
pace e bene a mani piene!

Ogni anno a Natale, invece del consueto numero di Incontri con la Parola, sono solito proporre una storia. Quest'anno ho deciso di servirmi invece di una meditazione di un Padre della Chiesa: sant'Elredo, abate (1110-1167). Sono parole che mi hanno fatto un gran bene spirituale.

In tutte le nostre chiese, durante il Natale, ci si sofferma davanti al presepe - a dire una preghiera e ai mostrare ai nostri figli il mistero della Natività. Questo Natale, mentre contemplerete il presepe in chiesa o a casa vostra, richiamate alla vostra mente le parole dell'abate Elredo. Le ho intitolate: "Meditazione davanti al presepe". E' una meditazione tanto profonda quanto semplice, come solo i santi sanno fare. Sant'Elredo ci mostra come il Natale sia una festa eucaristica. Nella grotta di Betlemme Gesù ha celebrato la sua prima eucaristia, attorniato da Maria, Giuseppe, i pastori e gli animali portati in dono. Tutta la creazione era presente alla prima Messa di Gesù: gli angeli in cielo, uomini e animali in terra.

La riflessione, che ho in parte tagliato, prende spunto dal versetto del vangelo: «E' questo per voi il segno: troverete un bambino, avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Lc 2,12). Questo Natale Dio ti invita a Betlemme, che in ebraico significa: "casa del pane". E' una meditazione percorso dal soffio dello Spirito Santo, leggila con calma.

MEDITAZIONE DAVANTI AL PRESEPE

«Oggi ci è nato un Salvatore, che è il Cristo Signore, nella città di Davide» (Lc 2,11). Questa città è Betlemme ed è là che dobbiamo accorrere, come fecero i pastori appena ebbero udito l'annunzio. «E' questo per voi il segno: troverete un bambino, avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Lc 2,12). Egli è il salvatore, egli è il Signore: è poi una cosa straordinaria essere avvolto in fasce, giacere in una mangiatoia? Non si avvolgono in fasce anche gli altri bambini? Che segno è questo? Grande certamente, se però riusciamo a comprenderlo. [...]

Betlemme, «casa del pane» è la santa Chiesa, in cui si dispensa il corpo di Cristo, il vero pane. La magiatoia di Betlemme è l'altare in chiesa. Qui si nutrono le creature di Cristo. Di questa mensa è scritto: «Hai preparato una mensa dinanzi a me» (Sal 22,5). In questa mangiatoia c'è Gesù avvolto in fasce. Le fasce sono il velo del sacramento. Qui sotto le specie del pane e del vino, c'è il vero corpo e sangue di Cristo. In questo sacramento noi crediamo che c'è Cristo vero, ma avvolto in fasce ossia invisibile. Non abbiamo nessun segno così grande ed evidente della natività di Cristo come il corpo che mangiamo e il sangue che beviamo ogni giorno accostandoci all'altare: ogni giorno vediamo immolarsi colui che una sola volta nacque per noi dalla Vergine Maria. Affrettiamoci dunque, fratelli, a questo presepe del Signore; ma prima, per quanto ci è possibile, prepariamoci con la sua grazia a questo incontro, perché ogni giorno e in tutta la nostra vita, «con cuore puro, coscienza
retta e fede sincera» (2Cor 6,6) possiamo cantare insieme agli angeli: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2,14).

Dai Discorsi di sant'Elredo, abate
Discorso 2 per Natale (PL 195, 209-210)

SANTO NATALE A TUTTI VOI !!!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

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Contemplazione Eucaristica del Natale.

Messaggio  silvia il Ven Dic 26, 2008 1:34 am

Nella meditazione che ci ha proposto don Luciano, meditazione che non mi riesce nuova ma confortante per averla già sperimentata in me stessa e confermata da altri, autorevoli,riecheggia quanto in tempi più recenti ebbe a dire Giovanni Paolo II proprio la notte di Natale del 2004.

Il Papa fa una constatazione ed una preghiera,
fa memoria e rende attuale l'Evento che, se non è contemporaneo, cessa di essere evento ma è soltanto una bella fiaba da tramandarci vicino al caminetto.

"Latens Deitas: la nascosta divinità, dietro povere apparenze. Oggi come ieri.

Il Papa: "stanotte nasce il pane della vita"


Città del Vaticano (AsiaNews)
In lingua ebraica Betlemme significa "casa del pane", là doveva nascere colui che si è definito "il pane della vita".
L'ha sottolineato il Papa, nel Natale dell'Anno eucaristico, durante la messa celebrata a mezzanotte, nel corso della quale Giovanni Paolo II ha pronunciato l'intera omelia.

"Adoro Te devote, latens Deitas". "In questa Notte,- ha detto il Papa - mi risuonano nel cuore le prime parole del celebre Inno eucaristico, che mi accompagna giorno dopo giorno in quest'anno particolarmente dedicato all'Eucaristia.
Nel Figlio della Vergine, "avvolto in fasce" e deposto "in una mangiatoia" (Lc 2,12), riconosciamo e adoriamo "il Pane disceso dal cielo" (Gv 6,41.51), il Redentore venuto sulla terra per dare la vita al mondo.

2. Betlemme! Nella lingua ebraica la città dove secondo le Scritture nacque Gesù significa "casa del pane".
Là, dunque, doveva nascere il Messia, che avrebbe detto di sé: "Io sono il pane della vita" (Gv 6,35.4).
A Betlemme è nato Colui che, nel segno del pane spezzato, avrebbe lasciato il memoriale della sua Pasqua.
L'adorazione del Bambino Gesù diventa, in questa Notte Santa, adorazione eucaristica.
3. Adoriamo Te, Signore, realmente presente nel Sacramento dell'altare, Pane vivo che dai vita all'uomo. Ti riconosciamo come nostro unico Dio, fragile Bambino che stai inerme nel presepe! "Nella pienezza dei tempi, ti sei fatto uomo tra gli uomini per unire la fine al principio, cioè l'uomo a Dio" (cfr S. Ireneo, Adv. haer., IV, 20,4).
Sei nato in questa Notte, nostro divin Redentore, e per noi, viandanti sui sentieri del tempo, ti sei fatto cibo di vita eterna.

Ricordati di noi, eterno Figlio di Dio, che nel grembo verginale di Maria Ti sei incarnato! L'intera umanità, segnata da tante prove e difficoltà, ha bisogno di Te.
Resta con noi, Pane vivo disceso dal Cielo per la nostra salvezza! Resta con noi per sempre. Amen!"
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Gen 05, 2009 5:04 am

INCONTRI CON LA PAROLA
No. 265 - Le occasioni
(Efesini 5, 15-16)





Prova a immaginarlo. Ma forse non devi nemmeno immaginarlo. Forse ci sei stato anche tu. E' il momento in cui si aprono i saldi di fine stagione. Ho letto la notizia su internet, in un quotidiano italiano - era ancora buio e un mucchio di gente già si accalcava di fronte alle porte di un grande magazzino, aspettando ansiosamente di entrare. Sono quei giorni nei quali i negozi ti fanno spendere gli ultimi soldi che ti sono rimasti dopo le ferie "abbassando" furbescamente i prezzi - prima di consumarti i soldi della tredicesima negli acquisti di Natale. Ma nei saldi di fine stagione devi muoverti in fretta, se vuoi accaparrarti i pezzi migliori. Quest'anno, scriveva quel quotidiano, la calca della gente era così grande che ci sono stati persino dei feriti quando hanno aperto le porte di un negozio. E una volta che sei entrato nel negozio sai bene cosa devi fare. Non perdere inutilmente il tempo. Non fermarti a chiacchierare. Ma cercare intensamente le tra le offerte in vendita e
comprarle fin che ne hai l'opportunità.

Cerca aggressivamente le opportunità migliori, perché non hai molto tempo a disposizione prima che ti vengano portate via. Non è solo il modo di fare quando entri in un negozio coi saldi di fine stagione. E' soprattutto il modo di vivere del discepolo di Gesù. Non solo non devi perdere inutilmente il tuo tempo o chiacchierare vanamente mentre percorri i giorni della tua vita, ma devi investire il tempo a disposizione nella maniera migliore, farlo valere - la tua deve essere una vita che fa la differenza.

E' Dio che ti dice di vivere con il senso dell'urgenza e dell'intensità, nel Suo manuale per la vita, che è la Bibbia. In Efesini 5, 15-16 sta scritto: «Vigilate dunque attentamente sulla vostra condotta, comportandovi non da stolti, ma da uomini saggi...» E poi Dio ti dice cosa vuol dire comportarsi da uomini saggi: «...profittando del tempo presente, perché i giorni sono cattivi». Nel testo originale greco la parola «profittando» suggerisce l'idea di uno che non si lascia scappare nessuna occasione, di uno che prende la palla al balzo su tutto. Insomma, uno che approfitta di ogni circostanza pur di parlare di Gesù Cristo.

Verso la fine di questa lettera che Paolo probabilmente ha scritto mentre era rinchiuso in una cella, quasi certamente anche incatenato e costantemente vigilato da guardie, l'apostolo ci da un esempio vissuto personalmente di che cosa significhi vivere una vita che fa la differenza. Egli scrive: «Pregate [...] anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo, del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere» (Efesini 6,18-20). Da un'altra lettera di Paolo sappiamo che c'erano dei cristiani nella cerchia dei servi dell'imperatore di Roma; quasi sicuramente erano alcuni di quei soldati con i quali Paolo era obbligato a passare tutto il suo tempo. Paolo ha considerato il suo imprigionamento non come una disgrazia, ma come una opportunità per parlare di Gesù a delle persone altrimenti difficilmente raggiungibili dall'annuncio. Una volta, un confratello che cammina spedito sulla
via della santità, mi ha detto: "Anche se mi mettessero in prigione per debiti non pagati, non mi preoccupo. Anche in prigione posso fare il prete!" Per chi ama Gesù tutte le occasioni sono buone.

La vita è piena di opportunità di annunciare Gesù, per chi ha occhi per vederle - per chi ha capito che dobbiamo cercarcele queste opportunità, dovunque si presentino. Quando una persona si ammala e deve ricoverarsi, c'è una ragione dietro a tutto questo - in quell'ospedale deve essere una traccia che porta a Gesù Cristo. Ma non si va all'ospedale per stare bene di nuovo? No. Non solo. Dio ha permesso che tu fossi là per darti la possibilità di parlare di Lui. Ho conosciuto dei papà e delle mamme di famiglia, con malattie terminali, che quando li andavo a trovare ne uscivo io, prete, incoraggiato e rincuorato.

Se davvero vuoi che la tua vita faccia la differenza, se vuoi che tutti quelli che incontri siano in Paradiso con te, se ami Gesù sul serio, prega lo Spirito Santo ogni mattina perché ti apra gli occhi sulle opportunità che hai di annunciare Gesù. E poi cercale, quelle opportunità. Afferrale subito come quando vedi uno splendido saldo di fine stagione.

Quando qualcuno ti racconta un suo problema o una sua necessità, non limitarti a promettergli: "Pregherò per te". Chiedigli se puoi pregare con lui, in quel momento, per il suo problema. E nella preghiera pronuncia esplicitamente il suo nome. C'è la grande probabilità che in vita sua mai abbia udito una preghiera con dentro il suo nome! Non mi è mai capitato che qualcuno abbia rifiutato la mia offerta di pregare insieme con lui. E se Dio ti ha aperto quella porta, dopo che hai pregato, raccontagli del tuo rapporto con Gesù - la differenza che Lui ha fatto in una particolare situazione o in un momento della tua vita.

Cercale quelle opportunità. Prega per quelle opportunità. Afferrale quelle opportunità. Perché? Perché Dio ha messo quelle persone nella tua vita in modo che abbiano l'occasione di sentire parlare di Lui - perché anche loro possano conoscere e amare Gesù. Non perdere questa occasione!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Ven Gen 09, 2009 12:43 am

Andrea ha scritto:

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La vita è piena di opportunità di annunciare Gesù, per chi ha occhi per vederle - per chi ha capito che dobbiamo cercarcele queste opportunità, dovunque si presentino. Quando una persona si ammala e deve ricoverarsi, c'è una ragione dietro a tutto questo - in quell'ospedale deve essere una traccia che porta a Gesù Cristo. Ma non si va all'ospedale per stare bene di nuovo? No. Non solo. Dio ha permesso che tu fossi là per darti la possibilità di parlare di Lui.
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don Luciano.

Sabato scorso mio figlio è scivolato sulla strada ghiacciata.Trauma cranico commotivo, ferita lacero-contusa sopracciliare sin, suturata con sei punti...Esami vari,Tac, visita neurologica...Sono rimasta con lui in ospedale per oltre dieci ore.Poi, dimesso in osservazione affidato alla madre.Ora sta meglio, pare non ci siano conseguenze.
Domani a controllo.

Nelle dieci ore passate in Ospedale, ho avuto l'opportunità di fare qualcosa per far conoscere Gesù.Sul lettino accanto a quello di mio figlio, c'era un altro giovane.
Un ragazzo arabo, appena arrivato direttamente da Lampedusa. Parlava solo arabo.
Tra medici e infermieri, nessuno parlava arabo.
Il ragazzo era vistosamente sofferente.
Il commento di alcuni, tra risate e altro: ma lasciamolo morire, tanto...!
Nella sala in cui fu pronunciato (una battuta, certamente!!!?) questo commento, c'era un piccolo Presepe.
Ho chiesto ad una infermiera: che dirà quel Bimbo nel Presepe, sentendo il vostro commento su quel disgraziato?
"Ma era solo una battuta..."
Poi, trovato un altro paziente che parlava arabo e un po' di italiano, fatti gli opportuni esami, il giovane è stato sistemato e curato: accanto a mio figlio, con flebo e assistenza. C'era folla in Pronto Soccorso, i lettini erano più numerosi del normale.Molti lamentavano la eccessiva presenza di immigrati. In effetti, erano parecchi.
Il giovane in questione mi guardava con sguardo disperato."Mama"...Gli ho dato da bere, non poteva assumere altro che acqua.
Ha fatto capire che era venuto col treno da Lampedusa, che stava male, che era solo e avrebbe anche lui voluto la sua "mama"... Visto che io e anche mio figlio lo trattavamo, cercando di farlo sentire un po' accolto, anche altri hanno cambiato atteggiamento...Si è creato uno spazio di simpatia, cordialità e collaborazione reciproca.Abbiamo ricordato che era Natale e Gesù viene per tutti.Anche per il giovane arabo triste e solo.
Gli ho indicato il Presepe, e detto "Gesù". Mi ha risposto con un sorriso, mi ha preso la mano, e la sua stretta era struggente. Qualcuno gli ha fatto portare una coperta...L'infermiere di turno era cortese e cordiale con tutti, malgrado la folla veramente straordinaria.
Ci siamo poi separati, per seguire il nostro percorso, diverso dal suo.
Ho pregato sempre,dentro di me, silenziosamente, per lui e per tutti i presenti.
Con mio figlio e qualche altro che ci ha seguito, prima di allontanarci per andare alla radiologia, abbiamo detto a voce sommessa per non disturbare, una Ave Maria, per tutti i presenti: il giovane accanto a noi, ha capito che era una preghiera. Il suo sguardo mi resterà nel cuore, e mi aiuterà a non perdere mai l'occasione di testimoniare Gesù.

E veramente, la mia vita è una continuata occasione di testimonianza.Non è facile essere sempre fedele:
Mio Signore, donami la luce e la forza necessaria!
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Anna Giacomina il Ven Gen 09, 2009 8:42 am

Grazie Silvia per averci trasmesso questa bellissima testimonianza. Sono certa che le tue parole, i tuoi gesti resteranno impressi nel cuore di tanti di coloro che erano al pronto soccorso e li faranno meditare e, almeno si spera, cambiare il loro atteggiamento verso i nostri fratelli di altri paesi.
Tu hai portato Gesu' in quella stanza. Dopotutto Lui adesso non ha che le nostre mani, i nostri piedi, la nostra bocca per poter esser conosciuto tra gli uomini. Sta a noi fare il primo gesto e poi Lui portera' a compimento cio' che noi abbiamo iniziato.
Grazie di vero cuore, e' molto bello quello che ci hai raccontato e auguri per tuo figlio.
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  chiarotta91 il Ven Gen 09, 2009 12:38 pm

Ho letto la catechesi del padre missionario in Kenia. Una riflessione subito ha preso corpo . Ci sono guerre di serie A e guerre di serie B. Purtoppo le guerre sono tutte uguali per le vittime che le subiscono , ma alcune hanno il" privilegio "di apparire sui giormali e di monopolizzare l'attenzione dei media. Sono le guerre che riguardano l'economia o dalle quali ci possone essere conseguenze economiche. Ma le altre guerre sono dimenticate. Sono soprattutto le guerre nell 'Africa, in Ruanda , in Etritrea, nel centro Africa. Anche in Kenia non c'è pace. Le milizie operano nell'illegalità . Eppure c'è chi sceglie di portare la parola di Cristo in questi contesti.Testimoniano l'Amore di chi è disposto a dare la propria vita per i fratelli, anche se nemici. Così i famosi verbi " abbattere e svellere per edificare e costruire" che troviamo nel Salmo diventano le mani e il cuore di persone come il missionario o i volontari laici ,che non si chiedono quanto sia alto il muro ma hanno la certezza che il Regno ha bisogno anche della loro fatica.
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  chiarotta91 il Ven Gen 09, 2009 12:52 pm

Ho letto solo ora quanto riportato da S. in merito alla sua esperiienza in ospedale. Sarà forse una nostra errata precomprensione del termine " medico" o "infermiere" ma vorremmo trovare in loro una maggiore umanità . Credo che stare vicino a chi soffre richieda prima che esperienza teorica , capacità umana, sensibilità di condividere il dolore. Quando è capitato a S. è capitato anche a me con gli zingari. Accade che , sopprattutto se fa molto freddo come in questo periodo , gli zingari si rechino nei pronto soccorsi degli ospedali con i loro piccoli avvolti in coperte che avvomigliano più spesso a stracci. Vengono lasciati nell'indifferenza generale. Spesso il personale medico presente non ha la pazienza di interpretare le loro parole . La lingua contribuisce alla confusione.Ma, credetemi, la scena è straziante. I piccoli stanno male, le mamme cercano in ogni modo di farsi interpreti di questa sofferenza. I medici dicono di non poter agire se non capiscono bene i sintomi. C'è un clima di indifferenza, velato da un razzismo latente. O forse è il risultato di una cultura che fa nascere Gesù solo nei presepi di terracotta.
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Gen 19, 2009 5:50 am

INCONTRI CON LA PAROLA
No. 266 - Il tempo migliore
(Matteo 6, 33)


Tutti sanno che esiste una fortissima concorrenza tra le reti televisive - Rai e Mediaset in primo luogo. Il trucco per creare un programma da "audience" è assicurarsi un paio di attori o attrici di grande richiamo e un copione attraente. E, soprattutto, trasmettere quei programmi in prima serata, mica alle due del pomeriggio o all'una del mattino. I programmi che "rendono" bisogna metterli in onda alle otto o alle nove di sera - ossia il tempo migliore! Sceneggiatori e attori sanno che se sono in prima serata vuol dire che il loro programma è considerato di punta. Anche se la maggior parte dei programmi che trasmettono a quelle ore forse a noi non sembrano interessanti, tuttavia le reti televisive che li trasmettono li considerano i loro programmi migliori. Gli spettacoli che attirano pochi telespettatori li mettono a ore impossibili, giusto? Ma le ore migliori sono riservate ai programmi più importanti.

Abbiamo sentito e letto tante volte quelle familiari ma scomode parole scritte nel vangelo di Matteo 6, 33: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta». Ossia: metti le cose di Dio al primo posto nella tua vita, e Dio in persona si prenderà cura di tutto il resto. E' una straordinaria promessa che Lui ti ha fatto. Ma spesso noi viviamo come se Gesù non ci avesse mai detto quelle cose.

Per esempio, prendiamo in considerazione il tempo che riserviamo alla preghiera. Se abbiamo come priorità quella di mettere al primo posto le cose che stanno a cuore a Gesù, nella nostra giornata Gli dedichiamo o no del tempo fisso? Nella nostra vita non abbiamo NIENTE che sia più importante di Gesù Cristo. Gli dedichiamo il tempo migliore della nostra giornata, oppure Lo releghiamo nei momenti sonnolenti o frettolosi - ossia quelli peggiori? Non possiamo mandare in onda il nostro rapporto con Lui solo quando abbiamo un buco libero, o comprimendoLo frettolosamente tra un impegno e l'altro. Questo non vuol dire «cercare in primo luogo il regno di Dio». Questo invece vuol dire: "Cerco le cose che stanno a cuore a Gesù se e quando ho tempo!"

E' impossibile cercare le cose che stanno a cuore a Dio se non Gli dedichiamo del tempo fisso ogni giorno. Come hai gli orari della scuola o del lavoro, così devi avere anche quelli per stare con Gesù. Il tempo con Gesù non è negoziabile con nessuna altra attività o impegno. Se devi cancellare tutti i tuoi impegni di una giornata, meno che uno - allora quell'unico impegno che non è barattabile è il tempo con Gesù. Nessun altro è morto in croce per te. Nessun altro merita come Lui il posto centrale nella tua vita. Nessun'altra voce può dirti quello che Lui può dirti. Nessun altro amore può riempire il tuo cuore come il Suo. Nessun'altra pace può inondarti come la Sua è capace di fare.

Tutte le altre persone, tutti gli altri impegni, gridano per attirare la nostra attenzione. Gesù invece sussurra appena: "Sono qui - ti sto aspettando". Forse Lo hai lasciato fuori troppo a lungo, ti sei lasciato soffocare da un vortice di cose, magari anche buone ma che non sono importanti come Lui è importante. E' arrivato il momento di dire: "Gesù, ti riservo il posto migliore fra tutti i miei impegni giornalieri. Il trono è tuo. Ti dedico il tempo migliore, non gli avanzi. A partire da oggi il mio tempo con Te è tempo non negoziabile, la priorità assoluta della mia agenda. Non c'è niente e nessuno più importante di Te". Questo forse significherà alzarsi prima, o andare a letto più tardi, o andarci prima, rinunciare a qualcosa - sia quello che sia - ma fa in modo che il tuo tempo con Lui sia l'àncora della tua vita. ApriGli il tuo cuore. Scruta nel Suo cuore usando la Bibbia. Cerca nella Scrittura una lode particolare, un ringraziamento particolare, una richiesta specifica di
cambiamento che Lui oggi ti chiede, una promessa speciale che modellerà la tua giornata. Cerca anche di mettere per iscritto su un quaderno quello che lo Spirito Santo ti suggerisce e come ti proponi di metterlo in pratica.

Ricordati, il tempo migliore per andare in onda è quello in cui tutti sono sintonizzati. E la cosa migliore che hai in vita è il tuo rapporto con Gesù Cristo. Fai in modo di sintonizzarti con Lui ogni giorno - dandogli il meglio del tuo tempo.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

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Carissimi amici e amiche di Incontri con la Parola, pace e bene a mani piene! Vi ripropongo l'ultimo numero di "Lampada ai miei passi", seguito da una richiesta. Abbiate la pazienza di leggere sino in fondo:

253. TITOLO
Il combattente della preghiera


VERSETTO
Mosè disse a Giosuè: "Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalek. Domani io starò ritto sulla cima del colle con in mano il bastone di Dio" (Esodo 17,9)

TESTO
Eccovi una domanda veloce sul calcio. Quanti giocatori scendono in campo? Undici? Risposta esatta, se si sta parlando della squadra ospite. Ma se parliamo della squadra di casa, con il sostegno della tifoseria sugli spalti, allora la squadra ha dodici giocatori. Ovvio, non troverai mai schierato sul campo di gioco il dodicesimo giocatore. Ma è là, ben attivo nell'incoraggiare la squadra di casa e nel fischiare gli avversari per demoralizzarli. Nel calcio la tifoseria è unversalmente conosciuta come il dodicesimo uomo in campo.

La Parola di Dio ci dice una cosa analoga in Esodo 17. E' una storia che nasce dall'esperienza di Dio che l'antico popolo di Israele ha fatto nel deserto. Mosè ordina a Gosuè di andare a combattere gli Amaleciti che avevano teso loro un'imboscata. Ai versetti 9-11, sta scritto: «Mosè disse a Giosuè: "Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalek. Domani io starò ritto sulla cima del colle con in mano il bastone di Dio". Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalek, mentre Mosè, Aronne, e Cur salirono sulla cima del colle. Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek». La Bibbia ci dice che Aronne e Cur tenevano alzate le mani di Mosè quando non ce la faceva più a causa della stanchezza. Mosè stava tra Dio e la sua gente, presentandoGli i loro bisogni e la loro battaglia.

Mosè era come il dodicesimo uomo in campo. Non ha calpestato il terreno di battaglia, ma quello che faceva influenzava i combattenti e determinava l'esito dello scontro. Era un combattente della preghiera. Lo sei anche tu per le persone della tua famiglia, per chi ti sta a cuore, per i tuoi sacerdoti, per chi cerca di servire Dio?

Troppo spesso la gente dice: "Vista la situazione, non mi resta altro che pregare". Cosa?! Vuoi dire che è da disperati andare davanti al trono di Dio e invocare la Sua forza invincibile? Mettitelo bene in testa - nella squadra di Dio non c'è una posizione più importante, un ruolo più decisivo di quello del combattente della preghiera. E ognuno può giocare in quel ruolo in qualunque posizione si trovi - al chiuso, all'aperto, sul letto di un ospedale, in una cella della prigione, nella solitudine di una stanza.

Se stai sostenendo la squadra di Dio con la forza della preghiera, renditi conto che stai giocando un ruolo decisivo. Le vittorie non sono vinte solo dai guerrieri sul campo, ma soprattutto dai combattendi della preghiera sulla cima del colle.

PREGHIERA
Padre che ascolti ogni nostra supplica, dammi lo Spirito Santo! Faccia del mio cuore un tabernacolo di continua intercessione per me, per chi amo, per chi non amo abbastanza, per il mondo intero. Rendimi capace di offrire ogni attimo della mia giornata. Te lo chiedo nel nome di Gesù e per intercessione di Maria Santissima. Amen.

VITA
Oggi intercedi per qualcuno o per una situazione che ti sta a cuore, con la preghiera, con i sacrifici e con l'offerta della giornata.

ECCO LA MIA RICHIESTA:
Gesù ha promesso: «Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Matteo 18, 19-20). Voi sapete che lavoro con i ragazzi di strada e le bambine vittime di abuso sessuale. Non vi chiedo soldi, VI CHIEDO PREGHIERA! Ho bisogno di commandos della preghiera. I commandos sono le truppe d'assalto, i guerrieri migliori, quelli che sbarcano sulla spiaggia e creano una testa di ponte, in modo che il resto dell'esercito possa avanzare. Cerco un gruppo di persone generose, disposte a pregare e a offrire qualche sacrificio al Signore per la nostra attività con i bambini e le bambine. So che molti di voi fanno parte anche di gruppi di preghiera. Adottate me e i miei figli e le mie figlie, sostenendoci con la vostra preghiera. Chi volesse anche scrivermi lo faccia, gliene sarò grato. Raccomandateci in maniera particolare alla Madonna, Lei può tutto sul
cuore di Gesù. Che Dio vi benedica!

--don Luciano

«Ti benedica il Signore
e ti protegga.
Il Signore faccia brillare il suo volto su di te
e ti sia propizio.
Il Signore rivolga su di te il suo volto
e ti conceda pace.»
(Numeri 6,24-26)


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