Le catechesi di don Luciano

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Dom Gen 25, 2009 7:15 am

INCONTRI CON LA PAROLA
No. 267 - Deposito bagagli
(Salmo 9, 35)



A volte c'è gente che si lamenta dei mezzi di trasporto qui in Africa, perché sono super-affollati. Ma io mi ricordo che i treni in Italia, tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio dei Novanta, non erano certo molto meglio. Quante volte ho viaggiato sempre in piedi, dal Veneto a Roma, in treni strapieni! E di notte poi, era anche peggio - gente sdraiata ovunque nel corridoio, rendendone praticamente impossibile il passaggio.

Una volta ho assistito a questa scena. Era di notte e una sfortunata signora stava tentando di attraversare l'intasatissimo corridoio della carrozza ferroviaria per andare in bagno. Per qualche ragione non si fidava di lasciare la sua ingombrante valigia incustodita, quindi se la stava trascinando per il corridoio. La maggior parte delle persone in treno dormiva - in ogni posizione possibile immaginabile, compresi pezzi di gambe che spuntavano dalle porte delle carrozze dei fortunati che avevano un posto a sedere. Ecco la situazione: il corridoio di una gremita carrozza ferroviaria che viaggia nella notte, una signora che attraversa il corridoio con un valigione in mano tentando di fare equilibrismo tra un corpo e l'altro accucciato nel corridoio, e un mucchio di gente dormiente in ogni posizione che separa la signora dal sospirato bagno. Bump! Thump! Ahi! Molta gente che dormiva pacificamente quella notte ebbe un duro risveglio - e la signora divenne rapidamente impopolare. Per sua
sfortuna, il suo bagaglio sbatteva pesantemente addosso alle persone!

Non è bello sbattere il proprio bagaglio addosso agli altri. Ma, triste a dirlo, molte persone continuano a fare quello che ha fatto quella signora. Forse il tuo bagaglio è lo stress di cui ti sei caricato... o le ferite che ti porti dentro... o una frustrazione... la rabbia... la paura. Forse è il dolore per una cosa successa in passato, ma che ti sta ancora piegando col suo carico. Ma il vero problema è che il tuo bagaglio sta sbattendo addosso ad altre persone - che probabilmente non se lo meritano e non hanno nessuna colpa! La signora, quella notte, stava facendo una cosa che le sembrava giusta: prendersi cura dei suoi interessi al di sopra di ogni altra cosa. Mentre la vedevo solcare il corridoio col valigione pensavo: "Ma chi mai, di notte, in un treno in corsa, superaffollato, può pensare di rubare quel borsone e scappare, o anche solo aprirlo? Se ha paura di un furto, certamente farebbe prima se andasse in bagno senza valigia. E poi, se mette quel coso in bagno non entra più lei". Ma la signora doveva prendersi cura dei suoi interessi, a costo di complicarsi la vita e far male ad altre persone. Spesso è una scelta molto egoista. Specialmente se pensi al fatto che le persone a cui fai del male sono quelle che ami di più e ti amano di più.

La verità è che non hai nessun motivo di portarti dietro il tuo bagaglio! Dio te lo dice nel Salmo 9, 35: «Eppure tu vedi l'affanno e il dolore, | tutto tu guardi e prendi nelle tue mani». Chi si è incaricato di portarti il tuo bagaglio pieno di stress e sofferenza? Il tuo Salvatore! Chi vuole prendere su di se la tua rabbia... quella frustrazione? Gesù, che ti ha detto: «Getta sul Signore il tuo affanno | ed egli ti darà sostegno | mai permetterà che il giusto vacilli» (Salmo 54,23; anche: 1 Pietro 5,7). Perché continui a trascinarti un carico e a lamentarti, quando hai la possibilità di darlo a Gesù e vivere nella gioia e nel ringraziamento? «Benedetto il Signore sempre; | ha cura di noi il Dio della salvezza. | Il nostro Dio è un Dio che salva» (Salmo 67,20-21). E tutto quel dolore, tutte quelle cose negative che sono successe nel tuo passato? Il profeta Isaia dice di Gesù: «Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, | si è addossato i nostri dolori» (Isaia 53,4).

Ma forse hai in qualche modo fallito nel consegnare tutto quel bagaglio emotivo a Gesù tuo Salvatore. Così continui a trascinartelo dietro, continui a sbatterlo addosso alle altre persone - col risultato che allontani da te le persone di cui hai bisogno, assassini la loro gioia e li infetti con i tuoi atteggiamenti negativi, e ti isoli sempre di più mentre cerchi di farti strada,

Il Signore non ti chiede di far finta che non esista quella sofferenza - tanto una ferita che ti fa star male da anni quanto un problema di oggi, di una giornata che sta andando storta. Il Signore ti chiede che tu onestamente riconosca quella sofferenza e gliela consegni. Lui ti dice: "Perché non la consegni a me, in modo che diventi la Mia frustrazione? La Mia ferita? Il Mio problema?" Dice la Bibbia riferendosi a Gesù: «Il giusto mio servo giustificherà molti, | egli si addosserà la loro iniquità» (Isaia 53,11). Lui aspetta da te questa preghiera: "Gesù, ti consegno il mio problema, ciò che mi fa soffrire. Lo scarico dentro la tua misericordia. Se vuoi togliermi questo problema, Sii benedetto. Se vuoi lasciarmi questo problema, perché mi aiuti ad avere più fede in Te, più umiltà - Sii benedetto. Qualunque cosa sia, Gesù, voglio solo piacere a Te". Parlare a Gesù del tuo problema non basta - devi lasciarglielo a Lui. E quanto spesso? Ogni giorno. La strada per la guarigion interiore comincia col consegnare ogni nuovo giorno il fardello che ti fa star male a Gesù - Lui è lì che lo aspetta. Non sei tu quello che risolve, sistema, aggiusta.

Come una certa signora che ho conosciuto in treno di notte, forse stai cercando di raggiungere il tuo obiettivo trascinandoti dietro un pesante valigione. E lo stai sbattendo addosso a molte persone fin che cammini. Non sarebbe tutto molto più facile senza quell'ingombro? Gesù sta aspettando che tu glielo dia.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Mar Gen 27, 2009 12:51 am

Ho riletto per la terza volta ...
Certamente non è così, ma a me fa l'effetto che questa "catechesi" sia stata inviata proprio a me.
Spesso, per non dire sempre, la Parola di Dio è la risposta alle vicende che vivo e alle mie domande a Lui, il Signore.

"Forse il tuo bagaglio è lo stress di cui ti sei caricato... o le ferite che ti porti dentro... o una frustrazione... la rabbia... la paura. Forse è il dolore per una cosa successa in passato, ma che ti sta ancora piegando col suo carico. Ma il vero problema è che il tuo bagaglio sta sbattendo addosso ad altre persone - che probabilmente non se lo meritano e non hanno nessuna colpa!"

E' proprio vero. Sto portando con me pene vissute in passato e che continuano tuttora.
Vero che da tempo voglio vivere l'offerta quotidiana continua.
Evidentemente, la mia offerta non è una "consegna" nelle Sue Mani.

Devo ancora imparare...
Mi conforta sentirmi ripetere, poichè è esperienza vissuta, che

Il Signore non mi chiede di far finta che non esista quella sofferenza - tanto una ferita che mi fa star male da anni quanto un problema di oggi, di una giornata che sta andando storta. Il Signore mi chiede che io onestamente riconosca quella sofferenza e gliela consegni.

Ecco Signore, la mia preghiera: accettala ed esaudiscila!

"Gesù, ti consegno il mio problema, ciò che mi fa soffrire. Lo scarico dentro la tua misericordia. Se vuoi togliermi questo problema, Sii benedetto. Se vuoi lasciarmi questo problema, perché mi aiuti ad avere più fede in Te, più umiltà - Sii benedetto. Qualunque cosa sia, Gesù, voglio solo piacere a Te".

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Dom Feb 01, 2009 5:16 am

INCONTRI CON LA PAROLA
No. 268 - Un secchio d'acqua al momento giusto
(Efesini 4, 26-27)


Da bambino ha fatto il collaborazionista di un boia. Ho contribuito a giustiziare un pagliaio - quello del mio vicino di casa. Il pagliaio, a dire il vero, non mi aveva fatto niente. Ma se è per questo, neanche i condannati a morte hanno fatto qualcosa al boia. Confesso che ho un vago senso di colpa per aver collaborato a dare alle fiamme quel pagliaio. Credo che mio padre abbia pagato i danni al vicino, ma ero piccolo e non mi interessavo di economia domestica. Sta di fatto che dopo l'incendio mio padre mi cercava, per suonarmele di santa ragione. Mi sono nascosto dentro l'armadio di casa, mentre mio nonno - che aveva fatto la guerra e sapeva come fermare il nemico - cercava di arginare l'assalto mio padre. Per mia fortuna vinse l'esperienza del nonno veterano. Tutto era cominciato innocentemente. Giocavo sempre con un mio coetaneo, avevamo forse 9 anni. "Andiamo a costruire le capanne degli indiani nel pagliaio!" mi ha proposto lui. Siamo andati nel campo del vicino e abbiamo costruito delle cappannucce di paglia a ridosso del pagliaio. Poi lo sciagurato compagno di giochi ha tirato fuori una scatola di fiammiferi e ha detto: "Guarda come bruciano le capanne!". Fu un attimo - le fiamme sgaiattolarono via, volavano, sostituivano il cielo. Il rogo del pagliaio era cominciato con una cosa piccolissima - la fiammella di un cerino. E agli inizi, fin che il fuoco bruciava le capannucce, sarebbe bastato anche un banale secchio d'acqua per fermare tutto. Ma quando il fuoco ha raggiunto il pagliaio le fiamme si sono sparse rapidamente ovunque e non c'era più modo di fermarle.

Dio vuole che tu smorzi il fuoco fin che è piccolo, quando puoi ancora fermarlo con un secchio d'acqua. Questo te lo dice in Efesini 4, 26-27, con un paio di versetti che sono tra i più profondi insegnamenti della Bibbia su come fare per salvaguardare i nostri rapporti con le altre persone. Ecco cosa Dio ti dice: «Nell'ira, non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira, e non date occasione al diavolo». Hai lasciato che anche una piccola fiammella si insinuasse nel rapporto tra te e alcune persone? Lasciala bruciare, in un attimo si propagherà e ti ritroverai avvolto in un incendio che non riesci più a controllare.

Forse, in questo periodo, hai un rapporto che fa scintille con qualcuno, magari fra te e tuo figlio, fra te e un collega di lavoro, o qualcuno dei tuoi parenti. Forse è un problema che hai con il tuo coniuge - e spesso è il marito l'ultimo ad ammettere che c'è qualcosa di sbagliato. Gli uomini hanno la tendenza a procrastinare quando si tratta di difficoltà di coppia. Ma il fuoco non rimane fermo nello stesso posto e con le stesse dimensioni. Qualsiasi tipo di relazione "vissuta male" è una fiamma che comincia a divampare rapidamente quando la si trascura, fino a quando non diventa un inferno incontrollabile che può fare un mucchio di danni.

Di fatto, la Bibbia dice che quando permetti che un conflitto, o una frizione, o l'ira vadano oltre il tramonto del sole, tu apri letteralmente la porta al diavolo perché si intrometta nel rapporto fra te e quell'altra persona. Dio ti dice di deporre il tuo risentimento col calar del sole: «Perché l'ira dell'uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio» (Giacomo 1, 20). Nella lettera agli Efesini, quattro versetti dopo, capitolo 4, 31-32, Dio fa la lista di tutte le terribili conseguenze che derivano dall'aver lasciato acceso il fiammifero, e ci propone i Suoi secchi d'acqua: «Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. [Forse qualcuna di queste fiamme sta divampando nei rapporti che hai con qualcuno]. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo».

Non aspettare un altro giorno prima di fare qualcosa per spegnere il fuoco. Forse le fiamme sono ancora piccole - ma non lo saranno per molto. Con amore e pazienza confrontati con i tuoi errori, perdona ciò che deve essere perdonato, chiedi scusa per quello che hai sbagliato, passa sopra a ciò su cui è meglio passar sopra - e soprattutto vai a confessarti.

Il diavolo è prontissimo a versare benzina sul fuoco di quella relazione "vissuta male", in modo che bruci il maggior numero possibile di persone. Quelle fiamme devi assolutamente spegnerle adesso con qualsiasi contenitore capace di versarvi sopra l'acqua della benevolenza, della misericordia, del perdono. Un secchio di acqua adesso è meglio di un sofisticato allarme antincendio domani.

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Feb 09, 2009 4:40 am

INCONTRI CON LA PAROLA
No. 269 - Il canto delle iene
(Luca 1, 30)



Ogni settimana assieme agli houseparents (ossia: gli assistenti), facciamo la valutazione uno per uno dei nostri ragazzi del Boys Ranch. Sono bambini che vengono dalla strada e a volte capire la loro psiche è davvero difficile, anche per chi lavora con loro da tempo. Prendiamo ad esempio Josaphat. L'houseparent mi dice: "Di notte non esce dalla camerata, neanche per andare in bagno" Gliene chiedo il perché e mi risponde: "Perché ha paura delle iene. Ma anche durante il giorno, se si mette in testa che dietro l'angolo della casa c'è una iena che lo aspetta per assalirlo - si blocca, paralizzato. Non è più capace di fare niente". E' vero, viviamo ai bordi del Parco Nazionale di Nakuru, e di notte quando il vento soffia dalla nostra parte, si sente il canto delle iene. Ma ci separa da loro una rete col filo elettrico, e poi un'altra rete metallica più spessa ancora. Anche se il canto delle iene trapassa la rete, la situazione è sotto controllo e Josaphat potrebbe dormire sonni tranquilli - invece ha paura.

Non credere che Josaphat sia l'unico a sentire il canto delle iene. Tutta la Bibbia è percorsa da episodi di gente controllata dalle iene della paura - e Dio ha permesso che Suo Figlio Gesù morisse in croce per togliercela. Quando l'angelo è apparso a Maria per dirle l'incredibile parte che doveva rappresentare nella venuta di Cristo, ha iniziato con queste parole: «Non temere, Maria» (Luca 1, 30). E con che parole l'angelo si è presentato a Giuseppe per dirgli il ruolo che aveva nel piano di Dio? «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (Matteo 1, 20). Ma questi ripetuti «Non temere» non sono pronunciati soltanto agli inizi della vita di Gesù Cristo. Dio li dice continuamente in tutta la Bibbia ogni volta che ha a che fare con noi Suoi figli. Moltissime volte nell'Antico Testamento quando il popolo di Dio doveva affrontare le più svariate difficoltà, Dio ripete queste parole: «Non ti ho io comandato: Sii forte e coraggioso? Non temere dunque e non spaventarti, perché è con te il Signore tuo Dio, dovunque tu vada» (Giosuè 1, 9).

Quando Dio ha qualcosa da dirci, per prima cosa ci vuole togliere la paura. Perché? Perché la paura spesso ci impedisce di sentire Dio o di rispondere come Lui vuole che rispondiamo. Ci concentriamo sulle difficoltà, sui rischi, sulla possibilità che qualcosa vada storto - sulle montagne - ed entriamo in panico. E allora finiamo per dare a Dio e a noi stessi delle risposte senza senso. Cominciamo ad agitarci e a fare cose che Dio non ci ha mai chiesto di fare. O ci blocchiamo e non facciamo assolutamente niente. In ogni caso - sia che agiamo secondo quanto abbiamo in testa, sia che ci congeliamo e non facciamo niente - molto probabilmente non facciamo quello che Dio vuole.

Quindi Dio, che ci conosce assai meglio di noi stessi, quando ci vuole dire qualcosa comincia sempre dicendoci: «Non temere». Forse è proprio quello che Lui sta cercando di dirti in questo periodo. "Non avere paura di _______". Riempi quello spazio bianco con ciò che in questi giorni ti sta preoccupando o ti sta bloccando, con il pensiero che ti sta togliendo il sonno, con la situazione che sta rubando la tua serenità . Ascolta il tuo Signore! Metti il tuo nome in questo spazio bianco: "________ non temere _________". "Non avere paura che ___________". Vedi, Dio tuo Padre vuole avere il sopravvento su quella paura che tiene il tuo cuore e la tua mente così sotto tensione che niente altro può entrarci dentro - nemmeno la Sua voce.

C'è stato un periodo in cui la vita del re Davide era così sottosopra che ha esclamato: «Ho cercato il Signore e mi ha risposto | e da ogni timore mi ha liberato» (Salmo 33,5). Dio vuole fare lo stesso con te. Dio vuole che tu ti senta Suo figlio e che tu viva come tale. Ecco come la Bibbia dice che deve vivere il figlio o la figlia: «Io sono tranquillo e sereno | come bimbo svezzato in braccio a sua madre, | come un bimbo svezzato è l'anima mia» (Salmo 130, 2).

Non lasciare che il canto notturno delle iene si impadronisca di te. Come un neonato cullato nelle braccia della mamma, lascia che ancora una volta Dio tuo Padre ti rassicuri che non c'è situazione della tua vita che Lui non possa controllare. Come al capo della sinagoga a cui era morta la figlia, anche a te Gesù ripete quelle parole più forti della morte: «Non temere, continua solo ad aver fede!» (Marco 5, 36).

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Mar Feb 17, 2009 5:28 am

INCONTRI CON LA PAROLA
No. 270 - La fila giusta (Isaia 43, 18-19)


Mi ricordo di avere visto tempo fa in TV "un'americanata" - una di quelle cose tra l'incredibile e il surreale che fanno negli Stati Uniti. Là c'è un parco giochi con l'attrazione delle doppie montagne russe. La gente si mette in doppia fila a seconda della montagna russa che sceglie. In una c'è scritto: "In avanti", e nell'altra c'è scritto: "All'indietro". Puoi andare sulle montagne russe guardando in avanti, con almeno la vaga possibilità di prepararti a quello che ti sta per capitare. Ma quelli che scelgono di andare sulle montagne russe rivolti all'indietro - quelli non hanno proprio la minima idea di quello che succederà loro.

In maniera simile, ognuno di noi deve decidere in che direzione andare nella vita. Ci sono due modi: uno dice: "In avanti" - con lo sguardo verso il futuro, su ciò che ancora non c'è. E l'altro modo: "All'indietro" - guardando indietro il passato. Quelli che decidono di tenere gli occhi rivolti al passato hanno una strada molto più difficile degli altri. Qualche volta racconto questo fatto: andavo a trovare una persona all'ospedale e le chiedevo: "Allora, oggi come va?" Già sapevo la risposta che mi avrebbe dato: "Oggi va peggio di ieri, e domani sarà peggio di oggi". Questa persona, secondo me, andava sulle montagne russe girato all'indietro - e per giunta con la testa all'ingiù e i piedi all'insù.

Nel libro del profeta Isaia 43, 18-19 Dio ti dice: «Non ricordate più le cose passate, | non pensate più alle cose antiche! | Ecco, faccio una cosa nuova: | proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? | Aprirò anche nel deserto una strada, | immetterò fiumi nella steppa».

Forse è quello che Dio sta cercando di dirti in questo periodo: "Voglio fare qualcosa di nuovo per te; voglio iniziare un nuovo grande capitolo nella tua vita". Ma fai attenzione a quello che deve succedere prima che Dio possa fare qualcosa di nuovo nella tua vita - devi assolutamente chiudere il vecchio capitolo. «Non ricordate più le cose passate, | non pensate più alle cose antiche!». Domandati: "Sto forse perdendo un nuovo inizio da parte di Dio, un capitolo più bello, un Suo miracolo per me, perché sto guardando indietro?" La figlia di Dio, il figlio di Dio - e tu lo sei - non vive di rimpianti: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio» (Luca 9, 62).

Dio vuole fare cose nuove nel tuo matrimonio, o fra te e i tuoi genitori, o uno dei tuoi figli, o forse nella tua parrocchia, o nei tuoi rapporti, o nel tuo lavoro. Ma non può riempirti il cuore con la Sua grazia fino a quando rimane occupato dal risentimento o dal rimpianto o dal rimorso.

Il diavolo è astuto, è un maestro nel volerci perseguitare con i fantasmi dei nostri peccati, con i sensi di colpa per ciò che abbiamo detto o fatto. Ma Gesù ci ha dato due sacramenti straordinari che vengono incontro alla nostra debolezza: la confessione e l'eucaristia. E poi, con serenità, si riparte - come l'apostolo Paolo: «Fratelli, [...] questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù» (Filippesi 3, 13-14).

La vista migliore è per quelli che nelle montagne russe scelgono di guardare in avanti. Anche per loro ci sono i saliscendi, ma non è neanche lontanamente paragonabile a quelli che continuano a guardare a ciò che è già successo. Forse è bene che cambi fila - e ti metta con coloro che hanno dimenticato le cose di prima, smettendo di vivere con gli occhi rivolti a quello che è stato.

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Mar Feb 17, 2009 11:48 pm

In questa catechesi,Gesù mi sta chiedendo:
"Allora, oggi come va?"
Gli rispondo :
"Male.Malissimo.Oggi va peggio di ieri, e domani sarà peggio di oggi".
E' proprio così. Va sempre peggio.
Se Tu Signore, vuoi fare qualcosa di nuovo per me,
io ti sto impedendendo di farlo.
Ho bisogno del Tuo perdono.Devo riceverlo. E darlo.
Il Tuo perdono.
Un perdono che rinnova completamente.
Il passato lascia un segno,
Il peccato pesa, gli uomini ricordano il male.
Tu invece dimentichi,
e quando risani, risani radicalmente.
Non restauri ma crei di nuovo.
Perdoni i peccati, li cancelli, li getti dietro le spalle, non li ricordi più.
Ecco che cosa compi nel paralitico: una nuova creazione.

Io cancello i tuoi misfatti, per riguardo a me non ricordo più i tuoi peccati… Ecco, faccio una cosa nuova” .
E cancelli tutto il male, fatto e ricevuto.

Signore, Ti prego:


"fa qualcosa di nuovo per me.; inizia un nuovo grande capitolo nella mia vita".

Fai il miracolo.Te lo chiedo sinceramente, spero solo in Te:
Compi nella mia vita la tua parola:

«Non ricordare più le cose passate, | non pensare più alle cose antiche!»

Toglimi ogni rimpianto, risentimento.Rimorso. Riempimi con la Tua grazia.
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Mar Mar 24, 2009 7:19 pm

INCONTRI CON LA PAROLA

No. 271 - Il cavetto di trasmissione (2 Timoteo 1, 15-17)

Due piccole luci. Sono bastate qualche tempo fa a rendere la nostra automobile completamente inutilizzabile. Per farla breve: la piccole luci di posizione della nostra automobile erano rimaste accese gran parte del giorno e, per errore, anche la notte. La batteria era alquanto malandata già di suo e quando - il giorno dopo - ho tentato di usare l'automobile, il rantolo del motorino di accensione mi urlava: "Non ho nessuna intenzione di funzionare!"
Due piccole luci avevano scaricato completamente la batteria! Fortunatamente il nostro vicino aveva i cavetti con le pinze per connettere due batterie. E' bastato attaccarli alla sua automobile e quei meravigliosi cavetti hanno fatto passare tutta quell'energia di cui aveva bisogno la nostra vecchia batteria semiscarica per ripartire di nuovo!

Che cosa ci vuole per far ripartire una batteria stanca e scarica? Che ci sia un passaggio di energia - tramite i cavetti - da una batteria carica a una scarica, in modo che quest'ultima venga rivitalizzata.
E che cosa ci vuole per far ripartire una persona stanca e scarica? Delle persone che facciano da "cavetto", e che immettano in loro l'energia che li ravviva.


Sono certo che tu conosci qualcuno che in questo momento ha le batterie completamente scariche - dal punto di vista emotivo, o mentale, forse spirituale, e persino fisico.
Quando girano la chiave non parte niente, il motore rantola - perché le loro battaglie, le loro responsabilità, le sberle della vita li hanno lasciati esausti.
Ed è per questo che Dio ci ha dati l'uno all'altro. Per essere dei cavetti di energia gli uni per gli altri, quando percepiamo che qualcuno che ci sta a cuore si sente giù.
Se ti guardi intorno, potrai vedere tutti i giorni qualcuno che ha bisogno di una "scarica" di energia che li faccia ripartire dal punto di vista emotivo o spirituale.

C'è un meraviglioso esempio di questo nella Parola di Dio, e precisamente in 2 Timoteo 1, 15-17. E' stata l'ultima lettera che l'apostolo Paolo è riuscito a scrivere.
Era lontano da quasi tutti i suoi amici, alcuni collaboratori fidati lo avevano lasciato, era prigioniero a Roma, e sapeva che non avrebbe mai lasciato vivo quella città: l'ordine di ucciderlo sarebbe potuto arrivare da un momento all'altro. E infatti arrivò. Ed ecco farsi avanti un eroe sconosciuto dal nome difficile di Onesìforo, mandato da Dio per essere il cavetto di energia che avrebbe aiutato il grande apostolo ad andare avanti fino al martirio.
Leggi questa testimonianza di Paolo e comincia a pensare come anche tu possa diventare un cavetto di energia per qualcuno che conosci: «Tu sai che tutti quelli dell'Asia, tra i quali Fìgelo ed Ermègene, mi hanno abbandonato. Il Signore conceda misericordia alla famiglia di Onesìforo, perché egli mi ha più volte confortato e non s'è vergognato delle mie catene; anzi, venuto
a Roma, mi ha cercato con premura, finché mi ha trovato».

Quando vuoi diventare uno dei cavetti di trasmissione di Dio, ti svegli la mattina e preghi: "Signore, aprimi gli occhi per vedere qualcuno che oggi ha bisogno di me".
E ti guardi intorno, te li vai a cercare se necessario - come Onesìforo è andato a cercarsi Paolo -,telefoni a quella persona che ha bisogno di essere incoraggiata, gli scrivi una lettera, un sms, vai a trovarlo, o ti fermi con lui e gli dedichi il tuo tempo.
Spesso dovrai fare dei sacrifici, perché hai un mucchio di cose da fare.
Ma non c'è niente di più importante da fare che essere dei cavetti di trasmissione dell'amore di Gesù verso qualcuno che è completamente scarico. La tua fiducia nel loro valore e nelle loro capacità può innescare di nuovo la fiducia in loro stessi. Il tuo credere in loro può rinvigorire il coraggio che hanno perso, in modo che tornino in campo per un'altra partita. Il tuo ricordar loro quanto importanti sono agli occhi di Dio e tuoi può essere la scintilla spirituale di cui hanno bisogno per ripartire di nuovo. La tua gioia ha la forza di accendere la loro. La tua preghiera contagerà la loro.

Magari pensi: "Bello! Ma sono io quello che ha bisogno di essere innescato!"
Perché continui a guardarti addosso?
Perché continui a pensare ai tuoi pesi, ai tuoi problemi, alle tue emozioni?
La miglior maniera per uscire dalla fossa è andare incontro a qualcuno e aiutarlo a uscire dalla sua.
La Parola di Dio, nel libro dei Proverbi 11, 25 dice: «La persona benefica avrà successo | e chi disseta sarà dissetato».

Pensaci: tu hai quello di cui una persona oggi ha bisogno per ripartire di nuovo. Non limitarti a passargli accanto senza far niente. "Signore, aprimi gli occhi per vedere qualcuno che oggi ha bisogno di me". Questa è la preghiera che farà di te il cavetto di trasmissione dell'energia di Dio a qualcuno che non può andare avanti senza di essa. Tu oggi sei quel cavetto che Dio si è scelto per trasmettere la Sua forza!

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Mar Mar 31, 2009 5:19 pm

INCONTRI CON LA PAROLA
No. 272 - Un passo dopo l'altro
(Deuteronomio 7,22)


Se non avete mai camminato in l'Aspromonte per una settimana, con un gruppo di giovani cittadini tipicamente sedentari, costretti a portarsi tutto con gli zaini, bè pensateci due volte prima di farlo. Era uno di quei "campi mobili" che eravamo soliti fare con gli educatori e i giovani quando lavoravo in parrocchia. L'idea pareva eccitante, fino a quando non cominciavano le salite e gli zaini sembravano macigni. Guardavo le loro facce e pensavo al titolo del film: "Missione impossibile". Simona era una delle ragazze del gruppo; quel giorno la salita era davvero dura, e il caldo ci avvolgeva intenso. "Vuoi che ti aiuti?" "No, grazie. Vedrai che un passo dopo l'altro ce la faccio". La salita era diventata particolarmente aspra e le sue gambe sembravano andare in sciopero da un istante all'altro - ma lei continuava a muovere un passo dopo l'altro. E presto la salita fu conquistata, un passo dopo l'altro!

Forse in questo periodo ti senti coinvolto in una sfida che ti sta soverchiando. Forse si tratta di educare un figlio, o stai attraversando un momento di oscurità e confusione, o fai fatica a far fronte agli impegni, o a combattere un peccato che sembra aver messo radici in te. Non so quale sia il tuo problema, ma conosco bene il sentimento che lo accompagna. E'simile a quella fragile ragazza che guardava la salita interminabile, con un peso oberante sulle spalle, domandandosi se mai ce l'avrebbe fatta - e dovendo combattere lo scoraggiamento e la voglia di mollare.

E' una situazione molto simile a quella che ha dovuto affrontare l'antico popolo di Dio, Israele, quando camminava per un deserto che sembrava nom dovesse finire mai - e la Terra Promessa era piena di popolazioni agguerrite. In Deuteronomio 7, 17 Dio dice: «Forse penserai: Queste nazioni sono più numerose di me; come potrò scacciarle?» Quella domanda: "Come?" sembra pesare tantissimo quando ti metti a guardare il tuo problema.

Dio ti risponde in quello stesso capitolo, in Deuteronomio 7, 22. Dio non nega in alcun modo che ci siano battaglie difficili, tribù bellicose, città fortificate, sfide da affrontare, ma ecco cosa dice: «Il Signore tuo Dio scaccerà a poco a poco queste nazioni dinanzi a te». Come? «Poco a poco». Una piccola vittoria alla volta. O, se vuoi, un passo dopo l'altro!

Ricorda, questo è lo stesso Dio che ti ha promesso in Deuteronomio 33, 25: «Quanto i tuoi giorni duri il tuo vigore». Come? Non ti dà la forza per domani, ma ti dà oggi tutta la forza di cui hai bisogno per le battaglie di oggi. Comincia a preoccuparti per i problemi di domani e ti troverai a corto della Sua grazia in quel giorno - domani. Lui ti ha detto in Matteo 6, 34: «Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena». Ti ha assicurato che ti rinnova le Sue grazie ogni mattina: «Le misericordie del Signore non sono finite, | non è esaurita la sua compassione; | esse son rinnovate ogni mattina, | grande è la sua fedeltà» (Lamentazioni 3,22-23). Ogni giorno avrà la sua manna. Chi ti dice queste cose è lo stesso Gesù che ti chiama anche a portare la tua croce ogni giorno, un'ora alla volta.

Dio, in 2 Corinzi 4, 16 ci ha assicurato che Lui ci «rinnova di giorno in giorno», provvede ai nostri bisogni secondo le necessità di quel giorno. Senz'altro preghi anche tu dicendoGli: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Per il pane di domani ci penserà la preghiera di domani. C'è una vecchia famosa canzone religiosa in inglese che mi piace moltissimo. Si intitola: "One Day At Time, Sweet Jesus" (Un giorno alla volta, dolce Gesù). E' la preghiera di una donna che chiede al Signore che le insegni a vivere un giorno alla volta. Che è la strada maestra per la santità.

Così, se stai guardando la salita e ti senti demoralizzato, intimidito e pieno di paure - smettila di pensare a quanto lungo sarà il percorso. La lunghezza del percorso è un problema di Dio. Tu limitati a fare il tuo compito: camminare un passo dopo l'altro. Anche l'Everest è stato conquistato un passo alla volta!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Ven Apr 10, 2009 3:36 pm

INCONTRI CON LA PAROLA
No. 273 - Niente preghiera, niente soluzioni
(Efesini 6, 1)


Ero un giovane studente di teologia quando venne il cardinale Josef Tomko a presiedere una S. Messa per noi seminaristi. Il santo papa Giovanni Paolo II era in convalescenza all'ospedale Gemelli, dopo aver subito l'attentato il 13 maggio di quello stesso anno. Non ricordo bene cosa stessero celebrando a Roma: mi pare il sinodo dei vescovi; il cardinale Tomko era stato incaricato dal papa di coordinare l'evento. Ricordo che durante l'omelia Tomko ci disse che era andato all'ospedale a presentare al papa il programma del sinodo: "'Il papa a letto mi dava l'impressione di un leone in gabbia. Gli dissi che tutto era pronto per il sinodo. Il luogo che doveva accogliere i vescovi era pronto. "Bene, bene", rispose il papa. I relatori erano stati scelti. "Bene, bene", disse il papa, ma il tono della voce aveva adesso una punta di impazienza. Tutto il coordinamento era pronto. "Bene, bene", disse ancora il papa, ma stavolta il tono della voce lasciava capire che avevo tralasciato una cosa che
per lui era molto importante. Chiesi: 'Santo padre, manca qualcosa?' Allora mi rispose con impeto: 'Ma la preghiera l'avete preparata?'"

Giovanni Paolo II, da gran santo qual era, sapeva bene che si possono fare tante cose per il Signore, ma senza la Sua forza non si conclude nulla. E' stato Lui stesso a dircelo in Giovanni 15, 5: «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla». E in un'altra parte della Scrittura, in Efesini 6, 18 Gesù ci dice a questo riguardo una cosa fondamentale. Il versetto 18 è la conclusione di un discorso nel quale Dio ci spiega come vincere le nostre battaglie spirituali. Il versetto 18 contiene il cemento di tutto: «Pregate incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito». Anche quando sei sotto pressione? Anche se non hai tempo per pregare? Devi pregare specialmente quando non hai tempo!

Fìssati in mente quell'immagine di Giovanni Paolo II impaziente col suo cardinale perché non gli aveva detto prima di tutto la cosa più importante: abbiamo preparato il tempo della preghiera. Abbiamo disperatamente bisogno di capire l'importanza della preghiera. Il tempo speso in preghiera non è tempo buttato via, non è tempo perso, è il tempo che ci farà risparmiare tempo e sforzi. E' il tempo che farà andare le cose in maniera semplice e rapida - cosa che non succederebbe se non ci fossimo presi del tempo con Dio per parlarGli dei nostri problemi. Dio ci ha detto chiaramente che vuole che Gli presentiamo i nostri bisogni, soprattutto se siamo disorientati e senza tempo per farlo. In Luca 18, 1 Gesù ha mostrato ai Suoi discepoli la «necessità di pregare sempre, senza stancarsi». In 1 Tessalonicesi 5, 17, Dio ci dice: «pregate incessantemente». Non solo quando ci sono problemi, ma sempre!

Il motivo per cui facciamo fatica a pregare quando siamo sotto pressione è perché la nostra fiducia è altrove. Con la bocca diciamo che è in Dio, ma in realtà confidiamo nella nostra capacità di fare quella determinata cosa, nei nostri sforzi, nei nostri incontri di programmazione, nella nostra capacità di persuasione, negli aiuti che possiamo trovare da qualche parte. "Se solo si potesse lavorare un po' di più. Se solo si potesse fare un piano migliore. Se solo il tale o il talaltro ci aiutassero", ecco dove spesso risiede la nostra fiducia! E l'indicatore che ci fa capire dove risiede la nostra fiducia è la proporzione del tempo che usiamo per incontri di programmazione paragonati al tempo che spendiamo in incontri di preghiera, nei quali presentiamo le nostre necessità a Dio nostro Padre.

Lui ci ricorda nel Salmo 126, 1: «Se il Signore non costruisce la casa, | invano vi faticano i costruttori. | Se il Signore non custodisce la città, | invano veglia il custode». Ha fatto più cose Madre Teresa di Calcutta con la sua preghiera che non un esercito di volontari della filantropia. Quando stai alla presenza di Dio, acquisti la chiarezza sui problemi o sulle persone, le persone che stai cercando di cambiare cominciano a cambiare - perché Dio cambia il tuo cuore nei loro confronti. La preghiera addolcisce i cuori, si presentano soluzioni inaspettate e ostacoli inamovibili cominciano a sbriciolarsi. E tutto questo perché hai fatto della preghiera il tuo metodo principale di azione.

Gesù passava le notti in preghiera, è naturale che un discepolo di Cristo sia un uomo o una donna di preghiera. San Giovanni Calabria diceva ai suoi religiosi: "Lasciate tutto, ma non lasciate la preghiera!" Non dimenticarti una cosa importante: la preghiera cresce solo sul terreno irrigato dall'amore. Se in te ci sono attaccamenti, egoismi, mondanità, peccati che non vuoi estirpare, orgoglio, la preghiera non può mettere radici.

Ci sono miracoli che ti stanno aspettando se sei disposto a pagare il prezzo di pregare quando ti sembra che non ci sia il tempo. Se pensi che hai troppe cose da fare per avere il tempo di pregare, allora preparati a concludere poco o nulla! La preghiera e la carità ottengono tutto!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano



Ultima modifica di Andrea il Gio Ott 07, 2010 5:53 pm, modificato 2 volte

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Sab Apr 11, 2009 2:22 am

Vorrei ringraziare don Luciano per questa "catechesi" che ha un preciso riscontro nella mia esperienza.
Ho veramente bisogno di pregare.Di restare con Lui.
Spesso il tempo mi manca effettivamente.

Ma in questi giorni mi sono presa del tempo per pregare.
Ho sentito interiormente che è indifferibile, a qualsiasi costo.
L'ho pagato caro.

Poi stasera ho trovato nella posta lo scritto di d.L.
Con la strana coincidenza del riferimento al card.J.Tomko.Un caro e prezioso amico.Negli anni tra il 75 e l'85 - all'epoca d.L. aveva intorno ai 20 anni, essendo del 61 - passavamo diversi gg in montagna, e l'amicizia è cresciuta nella passione per salire.
Tomko, è persona di preghiera: le sue brevi riflessioni nella S.Messa del mattino, prima di partire per la cima, o talvolta alla sera, al rientro..o proprio alla meta, su un altare con il cielo per soffitto e le cime dolomitiche come pala d'altare, ti entravano dentro per sempre!
Rivivere tutto questo, leggendo lo scritto di d.L., dopo l'esperienza dolorosa di questi gg, è stato un dono provvidenziale.
Grazie a Gesù, per il dono.
Prego -e pregate- perchè per il "caro prezzo" della preghiera, io non resti confusa.
Ma perseveri nel pagare qualsiasi prezzo,perchè

" Ci sono miracoli che mi stanno aspettando se sono disposto a pagare il prezzo di pregare quando mi sembra che non ci sia il tempo".
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Apr 13, 2009 4:13 pm

INCONTRI CON LA PAROLA
No. 274 - L'imperdibile e i due compartimenti della vita
(2 Corinzi 4, 8
)


Persino i giornali kenyani hanno parlato del terremoto in Abruzzo. Poca cosa per la verità, ma almeno qualche trafiletto c'era della tragedia che ha colpito la nostra Italia. Il più delle notizie me le sono dovute cercare su internet e da qualche amico che mi ha telefonato. Ho provato a immaginare come avrà agito la gente scampata al terremoto: per prima cosa avranno fatto il possibile per sapere se coloro che amavano erano in salvo. Penso a quella distesa di bare e ai sogni che si portavano dentro quelle persone - quando improvvisamente, in una serie di scossoni - tutto è cambiato. E per tutti quelli che sono stati colpiti dal terremoto adesso sono cambiate le priorità della vita.

Un caro amico e confratello mi ha detto che la sua comunità ha offerto alle vittime del terremoto la casa di soggiorno estiva che tale comunità ha in gestione. E' bello sapere che di fronte a un fatto grave sia stata cambiata la priorità di un centro residenziale estivo. Ma sono soprattutto le priorità delle persone che devono cambiare. Ho nella memoria il ricordo di una rovinosa inondazione che ho vissuto nelle Filippine, come anche gli scontri tribali qui a Nakuru, dopo le elezioni del 2007 - ho imparato che i disastri hanno lo straordinario potere di dividere improvvisamente la nostra vita in due compartimenti: quello delle cose che realmente sono importanti e quello delle cose che non lo sono. Il problema è che fino a quando la disgrazia non ci colpisce, abbiamo la tendenza a raggruppare tutte le cose in un unico compartimento - quello dove tutte le cose sono importanti. Per chi crede in Dio - ma anche per chi dice di non crederci - le difficoltà, e persino le tragedie della
vita, servono da richiamo per farci capire che nella nostra vita ci sono un mucchio di cose che non sono importanti ma che noi purtroppo consideriamo priorità. Ricordo l'inondazione nelle Filippine. In una nostra cappella avevamo perso tutto: le panche, l'altare, le povere suppellettili - la cappella era allagata. Ma la vera Chiesa era intatta: la domenica celebravo con l'acqua ben sopra le ginocchia, e vedevo le mamme venire camminando anche loro semi-sommerse nell'acqua caricandosi i figli sulle spalle, come san Cristoforo. Venivano a pregare e a lodare il Signore! Certo, i beni materiali di quella piccola chiesa erano scomparsi con la prima ondata, e dispiaceva... avrebbero dovuto fare dei sacrifici per ricomprare le cose perdute. Ma non avevano perso la cosa che davvero importava - la fede in Gesù Cristo e nella Sua Parola, anche se le circostanze potevano far pensare il contrario!

L'apostolo Paolo aveva ben chiaro in testa i due compartimenti della vita. E ci ha parlato del nostro bisogno assoluto di fare le scelte giuste quando si tratta di raggruppare le cose della nostra vita in uno di questi due compartimenti. In 2 Corinzi 4, 8 e seguenti, Paolo ci dice di quanto duramente fossero stati colpiti dalle avversità lui e i suoi compagni nell'evangelizzazione. «Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi». Paolo e i sui compagni erano inaffondabili perché avevano capito la differenza tra ciò che conta e ciò che vale poco o nulla.

Continua Paolo: «Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d'un momento, quelle invisibili sono eterne».

Le tribolazioni non hanno scoraggiato o sconfitto Paolo, perché aveva capito la differenza tra le cose importanti e quelle che non lo sono - le cose importanti sono quelle che durano - sono eterne. Sono quelle che non puoi assolutamente perdere. Se hai il tuo sguardo puntato su quelle, potrai essere tribolato ma non schiacciato, sconvolto ma non disperato. Non aspettare che ti capiti un disastro per cominciare a dividere le cose della tua vita in due compartimenti. Prepara adesso la tua lista, perché hai il tempo per farlo - mettici le priorità che dopo non ti creeranno rimpianti. Dopo che il terremoto di una malattia o di una disavventura ha scosso la tua vita, le cose che prima sembravano indispensabili adesso non lo sono più - le comodità, la tua carriera, i tuoi affari, l'approvazione della gente, la tua macchina, persino il tuo guardaroba. Quella mia gente nelle Filippine aveva perso molte delle poche cose che aveva, tuttavia aveva salvaguardato ciò realmente importava, ciò che
è imperdibile.

Chi ha conosciuto Dio ha conosciuto tutto: "Niente ti turbi - Niente ti rattristi, | tutto passa - Dio non muta. | Chi ha Dio non gli manca niente. | Solo Dio basta" (Santa Teresa d'Avila). Se in questo periodo stai soffrendo a causa di qualche perdita, fissa bene la tua attenzione: se sei riuscito a salvare la cosa più importante di tutte? E se il futuro ti aspetta là fuori in tutta la sua durezza, fai in modo di inserire la fede in Gesù e nelle sue Promesse dentro quella cortissima lista di tesori imperdibili e non negoziabili.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano


Ultima modifica di Andrea il Lun Giu 15, 2009 7:15 am, modificato 1 volta

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Mag 04, 2009 5:22 am

INCONTRI CON LA PAROLA
No. 275 - Accendere la notte (Filippesi 2, 14-16)

Sono andato a prendere Roberto all'aeroporto verso sera e ci siamo fermati a pernottare a Nairobi. Dopo cena, mentre facevamo quattro passi lungo il viale, mi ha detto col suo tipico accento romano: "Guarda mò come si vedono bene le stelle, anche se siamo in città. Me rricordo ner deserto - lì te sembra d'acchiappà le stelle co na mano!".

Spesso, quando guardo il cielo stellato, il mio pensiero corre a tutte le stelle che sono apparse nel corso della mia vita e verso cui sono profondamente indebitato, persone ed esperienze che mi hanno fatto crescere. Ma so che ci sono altre stelle che mi aspettano, per adesso ancora lontane dalle lenti del mio telescopio. E continuo a cercarle. Anche Dio ci parla, e in una maniera molto bella, di luci che brillano e si stagliano su un cielo nero.

Ma Lui non ci dice di guardare le stelle - ma di essere stelle! In Filippesi 2, 14-16 Dio dice: «Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita». In certe notti, se non fosse per le stelle, ci sarebbe la più completa oscurità. Forse, se non ci fossi tu, nel tuo ambiente di lavoro, tra i tuoi parenti, nella tua scuola, ci sarebbe completamente buio! Dio ti ha messo in un posto buio perché tu accenda la notte!

Questi versetti della Parola di Dio ai Filippesi ci aiutano a capire che tipo di caratteristiche dobbiamo assolutamente far scintillare nel fitto della notte morale, quando scende il buio sui valori. Dio ci dice che il cristiano non deve cominciare a lamentarsi - se mantieni un atteggiamento positivo, senza brontolare per essere capitato in un ambiente negativo, sarai una luce che brilla nel buio. Se sei un portatore di pace in un ambiente dove regnano rabbia e conflitti, illuminerai quel cielo nero. Dio ci dice anche di essere puri e senza macchia in un ambiente che è corrotto e contorto. Sei una stella che brilla alta nel cielo se vivi e parli in maniera pulita quando si tratta di sesso - anche se nessun altro lo fa. Specialmente se nessuno lo fa.
Fai splendere la tua luce nella notte quando dici sempre la verità in un mondo dove mentire è diventato uno stile di vita. Illumini le tenebre se non comprometti la tua integrità e la tua dignità - e non importa se le persone con cui hai a che fare scendono a compromessi su tutto. Sei un astro che riflette la luce di Dio se cerchi sempre di costruire e incoraggiare le persone, pur trovandoti in un ambiente dove gli altri cercano piuttosto di demolire. Dove tutti stanno cercando il loro tornaconto e le proprie comodità, se metti gli altri al primo posto diventi una stella polare - e più di qualche navigante seguirà la tua luce.

Credimi, se vivi in questo modo splenderai come un astro nel mondo, preservando il posto in cui vivi dall'oscurità totale. E annuncerai anche senza parole che c'è più vita in Gesù Cristo crocifisso che non in tutte le tenebre del mondo. Il che significa che avrai il privilegio di guidare qualcuno che conosci e ami fuori dalle tenebre! Per dirla con le parole del profeta Daniele: «I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre». Forse ti stai lamentando di quanta oscurità sui valori ci sia nell'ambiente in cui lavori, nella scuola in cui ti trovi o nel posto in cui vivi. Ma questo significa che hai una straordinaria opportunità! Puoi accendere la notte! Quando guardi il cielo tra le case della città, non sempre puoi vedere le stelle. Ma più le luci si spengono, più le stelle si fanno luminose. Le tenebre intorno a te non dovrebbero mai spegnere la tua luce, dovrebbero invece farla brillare più forte che mai! Vi accompagno con la preghiera,
sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano


Ultima modifica di Andrea il Lun Giu 15, 2009 7:15 am, modificato 1 volta

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Dom Mag 10, 2009 4:58 am

INCONTRI CON LA PAROLA
No. 276 - La fretta si paga(Salmo 36, 5)


Qui in Kenya ci sono ancora molti dei discendenti dei coloni inglesi che si stabilirono in questo paese all'inizio del secolo scorso. Certo non hanno più le immense "farm" (possidimenti agricoli) di un tempo e, forse anche per un innato "istinto di conservazione", amano ritrovarsi insieme in occasioni di battesimi, matrimoni e funerali. Allora vengono un po' da tutte le parti del Kenya, spesso a bordo dei loro piccoli aerei Cessna. Uno di loro mi ha detto che prima di mettersi a bordo del suo aeroplanino, consulta sempre accuratamente le previsioni metereologiche. E se sulla rotta che deve percorrere le condizioni del tempo non sono buone, non vola affatto, anche se ha impegni urgenti. Saggia decisione. Mi ha detto che una delle cause che provoca il maggior numero di vittime tra i piloti dei piccoli aerei civili è conosciuta come "sindrome di arrivare a qualunque costo"... insomma, prendere le scorciatoie, volare anche se ci sono dei pericoli - tutto perché ti preme arrivare alla tua meta. Quel tale mi ha detto che molti piloti sono stati sepolti in un perfetto giorno di sole. Che tradotto vuol dire: se solo avessi avuto un po' di pazienza, adesso non saremo qui a farti il funerale.

Non sono solo i piloti che sono afflitti dalla "sindrome di arrivare a qualunque costo". Anche molti di noi lottano tutti i giorni con ritardi e con tempi di attesa. I tempi di Dio sono quasi sempre molto in ritardo rispetto ai nostri, ma noi andiamo avanti lo stesso, scaldiamo i motori prima del tempo, rulliamo sulla pista di decollo, e ci avventuriamo per cieli pericolosi - solo perché non siamo capaci di aspettare... perché vogliamo raggiungere il nostro obiettivo a ogni costo! Dio ha qualcosa da dirci a questo riguardo. Sta scritta nel Salmo 36; ne cito solo qualche versetto: «Manifesta al Signore la tua via, | confida in lui: compirà la sua opera; | ... Sta' in silenzio davanti al Signore e spera in lui; | non irritarti per chi ha successo. | ... Spera nel Signore e segui la sua via». Se davvero hai affidato al Signore la tua via, se davvero hai fiducia in Lui, allora aspetti anche i Suoi tempi. Ciò significa, il più delle volte, aspettare con pazienza. La Bibbia ci mostra fin quasi alla noia che il più grande nemico della volontà di Dio è spesso l'impazienza.

Ad Abramo e a Sara era stato promesso da Dio un figlio, però loro erano decisamente avanti con gli anni - e a un certo punto hanno pensato che Dio ci stesse mettendo troppo tempo. Così Abramo, d'accordo con Sara, pensò di avere un figlio (Ismaele) dalla serva Agar, e Sara divenne madre adottiva. Il figlio che Dio aveva promesso - Isacco - arrivò 13 anni più tardi. Ma l'impazienza di Abramo e Sara ha iniziato un conflitto che dura da 4.000 anni fino al giorno d'oggi - tra gli arabi discendenti di Ismaele e gli ebrei discendenti di Isacco (Genesi, capitolo 16). Mosè pensava che doveva pur fare qualcosa per liberare il suo popolo dalla schiavitù d'Egitto. Ma non aveva pazienza per aspettare che Dio facesse le cose a modo Suo, e così ha finito con l'uccidere un egiziano e vivere poi come un ricercato, rimanendo nel desero per 40 anni (Esodo 2, 11 e seguenti). Rebecca sapeva che Dio aveva scelto Giacobbe - il suo figlio più giovane - per ricevere la benedizione da suo padre Isacco, preferitogli al primogenito Esaù. Ma tutto faceva pensare che Dio se ne fosse dimenticato e che Isacco morisse senza aver ottenuto nulla. Così Rebecca, nella sua fretta di "arrivare a qualunque costo", ha organizzato una truffa ai danni di Isacco in favore del figlio Giacobbe, in modo che questi ottenesse la benedizione. Il risultato? Una lite in famiglia, che si è divisa, con tanto risentimento da ambo le parti per lunghissimi anni, e Rebecca ha dovuto aspettare 14 anni prima di rivedere il suo amato Isacco.

Nota bene: Isacco è campato altri 20 anni prima di morire(Genesi, capitolo 27). In ognuno di questi casi, l'obiettivo era quello voluto da Dio - ma non nel tempo che Lui aveva deciso. Quando corriamo per affrettare i tempi, roviniamo tutto. Quando voliamo prima del tempo, corriamo seri rischi di precipitare giù. Conviene davvero aspettare che ci sia il tempo giusto - chiedetelo ai piloti. Dice la Bibbia a riguardo dell'agire di Dio: «Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo» (Ecclesiaste 3, 11). Proprio come quando si vola, se hai pazienza di aspettare che ci sia il tempo giusto, il volo sarà bello e sereno. Se invece non aspetti e decolli subito, il più delle volte il risultato sarà un disastro.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano


Ultima modifica di Andrea il Lun Giu 15, 2009 7:14 am, modificato 1 volta

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Lun Mag 11, 2009 1:53 am

Signore, insegnami ad aspettare.Che venga il tempo giusto.
Il tuo tempo.


Dal Salmo 36.

3Confida nel Signore e fa' il bene;
abita la terra e vivi con fede.
4Cerca la gioia del Signore,
esaudirà i desideri del tuo cuore.

5 Manifesta al Signore la tua via,
confida in lui: compirà la sua opera;
6farà brillare come luce la tua giustizia,
come il meriggio il tuo diritto.

7Sta' in silenzio davanti al Signore e spera in lui;
non irritarti per chi ha successo,
per l'uomo che trama insidie.
8 Desisti dall'ira e deponi lo sdegno,
non irritarti: faresti del male,
9poiché i malvagi saranno sterminati,
ma chi spera nel Signore possederà la terra.

10Ancora un poco e l'empio scompare,
cerchi il suo posto e più non lo trovi.
11I miti invece possederanno la terra
e godranno di una grande pace.

12Zain. L'empio trama contro il giusto,
contro di lui digrigna i denti.
13Ma il Signore ride dell'empio,
perché vede arrivare il suo giorno.

18 Conosce il Signore la vita dei buoni,
la loro eredità durerà per sempre.
19Non saranno confusi nel tempo della sventura
e nei giorni della fame saranno saziati.


23 Il Signore fa sicuri i passi dell'uomo
e segue con amore il suo cammino.
24Se cade, non rimane a terra,
perché il Signore lo tiene per mano.

25 Sono stato fanciullo e ora sono vecchio,
non ho mai visto il giusto abbandonato
né i suoi figli mendicare il pane.
26Egli ha sempre compassione e dà in prestito,
per questo la sua stirpe è benedetta.

32L'empio spia il giusto
e cerca di farlo morire.
33Il Signore non lo abbandona alla sua mano,
nel giudizio non lo lascia condannare.

34 Spera nel Signore e segui la sua via:
ti esalterà e tu possederai la terra
e vedrai lo sterminio degli empi.
35 Ho visto l'empio trionfante
ergersi come cedro rigoglioso;
36sono passato e più non c'era,
l'ho cercato e più non si è trovato.


39 La salvezza dei giusti viene dal Signore,
nel tempo dell'angoscia è loro difesa;
40il Signore viene in loro aiuto e li scampa,
li libera dagli empi e dà loro salvezza,
perché in lui si sono rifugiati.
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Mag 18, 2009 5:14 pm

INCONTRI CON LA PAROLA
No. 277 - Pulire le lenti. (Matteo
5, 8 )


E' da una vita che ormai porto gli occhiali, tanto che mi sono diventati come una seconda natura. Senza occhiali sono perduto. A volte, dopo una di queste polverose giornate qui a Nakuru, comincio a notare che ci sono degli aloni neri tra me e le persone. Delle piccole strane macchie scure. Allora mi tolgo gli occhiali, li tengo un attimo controluce, e capisco subito qual è l'origine della nebbia e delle chiazze scure. Le lenti sono sporche, impolverate. E' straordinario quanto si veda meglio quando le lenti sono pulite! Il mondo sembra illuminarsi! Forse sei arrivato in un punto della tua vita in cui hai bisogno di vedere le cose chiaramente - ossia di vederle come Dio le vede. Magari hai delle decisioni importanti da prendere, e vuoi capire cosa Dio vuole da te; hai bisogno di vedere dove Dio ti vuole condurre, così puoi seguirLo... vuoi davvero fare la Sua volontà.

Ma forse fai anche fatica a capire quale sia la volontà di Dio. Allora è arrivato il momento di pulire gli occhiali. Nel Discorso della Montagna, Gesù ci dice quali sono le persone che sono in grado di vedere Dio e quindi fare la Sua volontà - e tu devi essere tra queste. Se fai fatica a vedere cosa Dio vuole da te, dalla tua vita - forse queste parole di Gesù ti possono aiutare, possono rischiarare la tua vista. Ecco cosa Dio ti dice: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio». E' Matteo 5, 8. Se non riesci a vedere Dio continui a girovagare confuso e insicuro. E se non hai il cuore puro non potrai mai vedere Dio chiaramente. C'è della sporcizia nei tuoi occhiali. Devi fare un po' di pulizia.

Magari stai facendo un mucchio di cose belle per poter capire la volontà di Dio - stai leggendo la Sua Parola, stai pregando per avere la Sua guida, stai cercando il consiglio di persone sagge e buone. Ma se hai qualche sporcizia nel tuo cuore, questa bloccherà la vista. Forse è per questo che la risposta che stai cercando non arriva. Dio sta aspettando che tu rimuova l'impurità.

Nota bene che questa capacità di vedere Dio e la Sua volontà viene dall'avere un cuore puro. E cosa c'è dentro al tuo cuore lo vede solo Dio. Quel risentimento e quella mancanza di perdono che da tempo ti porti dentro... la tua mente che spesso coltiva fantasie impure... l'orgoglio che sta crescendo dentro al tuo cuore... quei compromessi a scapito della tua dignità e della verità... quell'idolo che ti porti dentro e che a poco a poco ti sta allontanando da Gesù... Dio vede tutta la sporcizia che c'è dentro - e ti dice: "Vorrei davvero mostrarti la mia presenza nella tua vita, ma non posso farlo fino a quando non butti via tutto quello che si frappone fra me e te". Forse non riesci a capire la volontà di Dio nella tua vita perché si è accumulato dello sporco nei tuoi occhiali spirituali - ossia nel tuo cuore. Se è così, allora è arrivato il tempo che tu affronti il problema - l'impurità del tuo cuore. Gesù ci ha lasciato l'unico detergente efficace - si chiama "confessione". Una volta che hai pulito le lenti - ossia sei diventato uno di quelli che Gesù chiama «puri di cuore» - ti sorprenderai di quanto chiaramente tu possa vedere come Dio abbia tutte le risposte di cui hai bisogno. Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Mag 25, 2009 5:10 am

INCONTRI CON LA PAROLA
No 278 - La stanza occupata!(Apocalisse 3, 20)


A volte mi capita di viaggiare e allora devo pernottare in qualche comunità religiosa che conosco oppure nelle case di ospitalità che molte diocesi locali gestiscono qui in Kenya. Ma qualche tempo fa mi capitò una cosa insolita. Quando arrivai in uno di questi centri di ospitalità parlai con l'incaricato - sì, avevo prenotato - il quale mi disse il numero della stanza e mi consegnò le chiavi. Infilai le chiavi nella serratura, aprii la porta - e mi fermai di botto. Il mio primo problema fu la valigia aperta che vidi sul tavolino della stanza. Poi notai che il letto era sfatto, e che sul letto c'erano un libro e dei fogli. E sul pavimento c'erano un paio di scarpe - no, non c'era nessuno infilato dentro alle scarpe. La stanza era chiaramente occupata da qualcun altro. Chiusi delicatamente la porta, tornai alla "reception" e dissi gentilmente: "C'è qualcuno dentro alla mia stanza!" E sì che l'avevo riservata! Tutto fu chiarito, si era trattato di un errore nell'assegnare il numero della stanza. Però non è bello entrare e trovare che la stanza per cui hai pagato è occupata da qualcun altro.

Gesù conosce bene questo sentimento - e quella stanza occupata forse è la tua vita di questo periodo. E' già successo molte volte al Signore. Il libro dell'Apocalisse ce lo dice, ad esempio, a proposito di alcuni cristiani di una località chiamata Laodicea. Nel capitolo 3 ci viene detto che essi pensavano di essere a posto col Signore - erano ricchi e non avevano bisogno di niente. Ma Gesù ha un'opinione diversa a loro riguardo: per Lui sono spiritualmente tiepidi - una temperatura che provoca il Suo rigetto: «Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Tu dici: "Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla", ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo»(Apocalisse 3, 16-17). Poi, in Apocalisse 3, 20 Gesù ci da una indimenticabile - e purtroppo vera - immagine di come Lui sia rimasto chiuso fuori dalle vite che dovrebbero invece appartenerGli. Gesù dice a loro - e anche a noi: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me». Qui abbiamo la triste immagine di Gesù che è rimasto chiuso fuori dalla vita di persone per cui ha pagato morendo in croce. E sta parlando di cristiani, non di gente di altre religioni! Hai mai provato a pensare che forse Gesù in questo periodo si sta sentendo chiuso fuori dalla tua vita, dalle tue priorità?

Certo, continui a credere in Lui, a darGli i tuoi soldi, a partecipare alle Sue riunioni alla domenica in chiesa, persino a lavorare per Lui. Ma il fatto è che nella tua vita qualcuno o qualcosa ha occupato la Sua stanza - la parte migliore del tuo tempo, il centro dei tuoi affetti, il meglio delle tue energie, il meglio delle tue risorse - tutto se ne sta andando da un'altra parte. In altre parole, Gesù è arrivato alla porta della tua vita e sta dicendo quello che dissi io quel giorno alla "reception" - "C'è qualcuno dentro alla mia stanza!" Forse, come i cristiani di Laodicea, anche tu hai l'illusione di sentirti a posto.

Probabilmente hai di che vivere decorosamente, le cose ti stanno andando abbastanza bene, e magari hai anche un po' di salute. Vai in chiesa e immagini che la tua vita spirituale stia procedendo discretamente - ma agli occhi di Gesù Cristo invece sei spiritualmente malato. In qualche modo, nella lotta tra le priorità della tua vita, Colui che è morto in croce per te è stato lasciato fuori. E' adesso la Sua stanza è occupata dalla tua carriera... dai tuoi affari... da quella persona a cui ci tieni tanto... dai tuoi obiettivi personali. Non fare anche tu quello che ha fatto la gente di Betlemme - aspettavano il Messia e quando è arrivato tutte le stanze erano già occupate «perché non c'era posto per loro nell'albergo» (Luca 2,7). Se la tua vita spirituale non decolla forse è perché la stanza per cui Gesù ha pagato con la croce non è più riservata a Lui. Fai sgombrare l'inquilino che ci hai messo dentro e accogli di nuovo Gesù nel posto che Gli spetta. Forse in quella stanza ci hai messo dentro un idolo - buttalo fuori e lascia che sul trono ci sia solo Gesù Cristo!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Mer Mag 27, 2009 1:18 am

Grazie, Signore.
Grazie ,don Luciano.

Non so chi o che cosa ci sia nella stanza della mia vita.

Vorrei che ci fossi Tu, Signore.Come unico Ospite stabile.
So, che Tu hai pagato per occuparla. So, che Ti appartiene.

Perchè allora, è così difficile , trovarTi. RiconoscerTi...?

Sono stanca, Signore. Nella Tua stanza, ho messo la mia stanchezza?

Non Ti vedo. Forse, le mie lenti sono appannate ...

Ho fretta di arrivare. Forse, non so aspettare i Tuoi tempi...

Gesù.Stammi vicino.

Stammi vicino!
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Mar Giu 02, 2009 5:22 am

INCONTRI CON LA PAROLA INCONTRI CON LA PAROLA

No. 282 - Insieme si può (Giovanni 17, 21)

Sono per qualche settimana qui in Tanzania. Vivo in una missione luterana e ieri sera ho avuto una bellissima conversazione con Samuel. Tedesco, ventiquattro anni, sposato, un figlio. Suo padre è un pastore luterano che è vissuto undici anni qui in Tanzania prima di tornare in Germania. Anche Samuel sta studiando da pastore. Ci siamo raccontati un po' le nostre vite, quello in cui crediamo e abbiamo "scoperto" che non abbiamo nessuna differenza sostanziale. Anzi, che abbiamo quasi tutto in comune: tutti e due vogliamo bene a Gesù Cristo, vogliamo servirLo, sappiamo che dobbiamo convertirci e apprezziamo il bene da qualunque parte venga fatto.

Mi veniva in mente una vignetta dei "Peanuts". Charlie Brown è seduto tranquillamente a guardare la televisione. Arriva Lucy e gli ìntima di cambiare canale. Charlie Brown risponde: "Che cosa ti dà il diritto di ordinarmi di cambiare canale?" Lucy gli mostra la sua mano con le dita bene aperte e risponde: "Queste piccole cinque dita. Uno, due,tre, quattro, cinque. Da sole non fanno molto - poi chiude le dita in un pugno - ma insieme sono qualcosa di terribile da affrontare". Poi Lucy chiede: "Allora, che canale hai deciso di guardare?" Il povero Charlie Brown guarda all'ingiù, scruta le dita della sua mano e dice loro compassionevolmente: "Perché voi non riuscite a organizzarvi nello stesso modo?" Credo che quando Gesù Cristo guarda a noi, Suoi discepoli, si chieda la stessa cosa - "Perché voi non riuscite a organizzarvi nello stesso modo?" Gesù sa bene che quando noi agiamo come dita separate, non concludiamo molto. Ma quando mettiamo insieme le nostre dita divise e formiamo un pugno, siamo "qualcosa di terribile da affrontare" - specialmente per le forze delle tenebre e i nemici di Gesù. Gesù vuole assolutamente che ci sia l'unità tra noi cristiani. In Giovanni 17, 21 e seguenti Gesù espone al Padre il desiderio più intimo del Suo cuore - e lo fa a nome nostro. Gesù prega in questo modo: «Padre prego... perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me». Gesù ha la certezza che se i Suoi discepoli riescono a lavorare insieme invece che separatamente, tale testimonianza sarà per ogni persona la prova tangibile della forza e dell'autenticità di Gesù Cristo. Ovviamente vale anche il discorso contrario. Se non siamo capaci di agire insieme come discepoli di Gesù, la gente ha allora tutte le ragioni del mondo per dubitare della nostra fede. E infatti dubita. Quando l'apostolo Paolo chiede ai cristiani della città di Filippi: «comportatevi in modo degno del vangelo di Cristo» specifica che questo significa vivere «uno stesso spirito, combattendo insieme con un medesimo animo per la fede del vangelo». Tutto quello che non crea unità non è degno di Gesù Cristo. Poi Paolo continua dicendo che questa unità tra i credenti in Cristo sarà «per loro [ossia coloro che si oppongono a Gesù] è una prova evidente di perdizione [della loro sconfitta]» (Filippesi 1, 27). Il diavolo sa bene che non può fare molto contro i discepoli di Gesù uniti insieme come un pugno poderoso. Così il demonio ama separarci, creare divisioni. E noi ci adeguiamo a questa strategia maligna di diluire l'impatto che la forza di Dio ha nell'unità dei cristiani. Ci sono murirazziali tra di noi - spesso cristiani con un colore della pelle discriminano altri cristiani dalla pelle differente.

Abbiamo lasciato che crescessero divisioni dottrinali, insistendo sul 10% che ci divide invece che sul 90% che ci accomuna. Siamo così impegnati a sottolineare ciò che ci separa e contraddistingue - che ci siamo dimenticati che un giorno saremo in Paradiso tutti insieme. Ma questo succede non solo tra religioni ma anche in parrocchia. Crediamo che il nostro gruppo sia quello giusto... il nostro modo di pregare e celebrare... le nostre attività... E questo finisce col fare il gioco del diavolo, che semina a piene mani orgoglio spirtuale e spirito critico verso gli altri. Se vivi in un ambiente dove ci sono divisioni, vuoi essere strumento di unità in modo che si realizzi la preghiera del tuo Signore: «Che tutti siano una cosa sola»? Sii uno che crea unità, che mette le persone insieme - almeno per pregare. I muri crollano quando si prega insieme. Aiuta le persone ad alzare gli occhi e a puntare lo sguardo verso la comune missione che tutti abbiamo - essere una cosa sola con Gesù e tra di noi. Nella mano il pollice sarà sempre pollice, ma l'importante è che si unisca all'indice - allora è possibile scrivere o fare dell'altro. Essere tutti una cosa sola tra di noi e con Gesù è una missione così grande che deve farci dimenticare tutte le differenze e unirci in una "invincibile armata"! Siamo stati fin troppo a lungo dita separate! Mettiamo insieme quelle dita e diamo un pugno in faccia a Satana!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

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Ultima modifica di Andrea il Sab Giu 27, 2009 12:05 pm, modificato 2 volte

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  chiarotta91 il Mer Giu 03, 2009 9:13 pm

L'impegno del cristiano nel mondo è in primo luogo portare a tutti il messaggio universale di salvezza. Si fa con l'esempio, con lo stile della propria vita aperto a Dio e ai fratelli. Cominciare la giornata nel nome dil Signore significa leggere la sua Parola. Basta il Vangelo del giorno . Una breve meditazione . Sarà così più facile portare fuori di noi Gesù, nelle relazioni con gli altri e nel modo di comportarci.
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Giu 15, 2009 6:37 am

INCONTRI CON LA PAROLA
No. 280 - Una delle più liberanti parole del mondo
(Luca 9, 23)


Qualche tempo fa è venuto a trovarmi un caro amico italiano che lavora qui in Kenya. Ha sposato una ragazza del posto e hanno una bellissima bambina, Arima. Quando è entrata in casa, con la curiosità dei bambini, ha cominciato a esplorare il refettorio e la cucina. Non tutto era possibile toccare o spostare, così Arima ha fatto ancora una volta esperienza di una delle parole più difficili del mondo da imparare. E' una parola facile da pronunciare - ma difficile da accettare. E' il monosillabo: "no". Non sto dicendo che Arima amasse sentirsela dire - tuttavia era una parola che i suoi genitori le dicevano quando si avvicinava a un potenziale pericolo o a qualcosa che era bene non facesse. A volte allungava la mano, guardava le espressioni del volto dei genitori - e poi ritraeva la mano.

"No" è una parola che è difficile da imparare non solo per i bambini. E' difficile da mandare giù anche per noi bambinoni adulti! E se vogliamo essere davvero discepoli di Gesù Cristo dobbiamo imparare a dire di no a tutte le cose che dispiacciono a Dio

Gesù in persona ha qualcosa da dirci a questo riguardo in Luca 9, 23: «Poi, a tutti, diceva: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua"». Rinnegare se stessi - significa: "no". Gesù ti dice che non puoi seguirLo in maniera seria a meno che tu non impari a rinnegare te stesso - dire di no alle tue inclinazioni sbagliate. Ti stai avvicinando a qualcosa che ti piacerebbe fare o dire ma Gesù sa che finirebbe per causare del male a te o a qualcun altro. E' qualcosa che "non è per te", Suo discepolo. Ti fermerai, nonostante il tuo desiderio contrario, guarderai il volto di Gesù, e poi dirai: "No - non posso fare questo"?

Obbedire vuol dire fermarsi quando Dio dice che bisogna fermarsi, non importa quanto affascinante sia l'attrazione. E come il "no" dei genitori ai loro bambini, anche il "no" di Dio vuole impedire che tu ti faccia del male, ti ferisca, ti procuri delle cicatrici permanenti. La domanda che Gesù ti fa oggi è: "A che cosa recentemente hai detto di "sì" quando invece sapevi che avresti dovuto dire 'no'?"

Sono quei discorsi-spazzatura che continuano a ferire qualcuno che ami? Forse hai detto di sì a qualcuno o qualcosa - annacquando la verità, compromettendo la tua integrità, o la purezza dei tuoi pensieri o del tuo corpo, che il tempio dove vive lo Spirito Santo. O quelle cose che guardi e che continuano a inquinare il tuo cuore... o quegli scoppi d'ira... o la tua egoistica ostinazione nel fare sempre e solo quello che pensi tu.

Fino a quando non ti metti in testa che è ora di finirla con queste cose... fino a quando non dici un chiaro "no" alla prossima occasione che hai di sbagliare - sarai sempre zoppo nella tua relazione con Gesù. Perderai la forza che viene da Lui... la libertà spirituale che ti ha donato morendo in croce al posto tuo - e continuerai a farti del male, ad avere vergogna di te stesso, a renderti schiavo delle tue inclinazioni.

Da solo non puoi farcela - hai bisogno della forza soprannaturale per dire quel "no" che ti renderà libero. E tale forza ce l'hai a portata di mano! «Tutto posso in colui che mi dà la forza» (Filippesi 4,13) ha detto l'apostolo Paolo, che aveva i tuoi stessi problemi. Ma devi chiedere ogni giorno la forza per vincere la battaglia contro te stesso - devi consegnare ogni giorno al Signore questa tua lotta. Il "no" dipende da te - la vittoria dipende da Lui. "No" è probabilmente una delle più difficili parole del mondo che dobbiamo imparare - ma è anche una delle più potenti, una delle più liberanti parole che ci siano!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

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Re : Incontri 279. Buona giornata.

Messaggio  silvia il Mar Giu 16, 2009 12:14 am

Vorrei una risposta da D.L.: non è possibile, così scrivo qui...forse, scrivendo, quaqlcosa si può chiarire dentro di me...

Intanto, la provocazione forte di questa Parola:
«Insegnaci a contare i nostri giorni | e giungeremo alla sapienza del cuore».

Poi:
dici che le persone più importanti sono quelle della famiglia.
E' vero, sono le prime che Lui ci ha affidato.

- Ho detto qualcosa di VERAMENTE INCORAGGIANTE a qualcuno oggi?
- Ho detto: "TI CHIEDO PERDONO" ogni volta che ho offeso qualcuno oggi?
- Ho saputo tenere chiaramente le DISTANZE oggi - e le ho RINFORZATE nella maniera giusta?
- Ho dato ad ognuno IL MEGLIO DI ME STESSO oggi?
- Ho fatto qualcosa oggi in modo che le persone si sono SENTITE AMATE?
- Ho CONDIVISO DIO con qualcuno oggi?


Sono domande difficili, nella mia situazione concreta.
Sono le cose che cerco di fare.
Una ,non la capisco molto.

Ho saputo tenere chiaramente le DISTANZE oggi - e le ho RINFORZATE nella maniera giusta?

Non posso tenere le distanze da nessuno dei miei: mio marito, ha bisogno di me.
Sta soffrendo molto.E' allo stremo.In ogni senso.

Mio figlio, non è in grado di fare da sè.

Devo chiedere perdono a mio marito, perchè con lui spesso non ce la faccio ad assecondarlo.

E tra le cose e le domande da farmi, io devo aggiungere, non solo se ho chiesto perdono, ma soprattutto se io perdono.
Ho continue occasioni di dovere perdonare, per andare avanti.
Devo perdonare offese, ingiustizie, giudizi, critiche...

Condividere Dio. Con i fatti, si.Lo porto dove vado e dove mi trovo.
Con le parole, è diverso.
Mio figlio, nei frequenti momenti di rabbia e di irritazione, mi insulta e non solo me,
se gli nomino Dio.
Devo tacere, e pregare solo silenziosamente...

Devo perdonare il marito di mia figlia: in pubblico, in assenza della moglie, parla di lei senza rispetto...

"E' sapiente di cuore chi ha capito che ogni giorno ha un'importanza eterna. E' sapiente di cuore chi fa in modo che ogni suo giorno conti. Chi da valore ai suoi giorni.

... tratta ogni persona, ognuno di loro come se fosse l'ultimo giorno che puoi vivere con loro... "


"Dio ha affidato queste persone alla tua cura."

Signore, aiutami...!
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Re : Incontri 280.Una delle più liberanti parole del mondo

Messaggio  silvia il Mar Giu 16, 2009 12:28 am

Caro don Luciano.
Questa volta, non sono tanto d'accordo con te.

Forse, si tratta di intendersi.

La più liberante parola del mondo, la "libertà assoluta", per me - forse, è una questione personale, ma per me è così- non è il NO ma il SI.

Il Si dell'ubbidienza, mi rende libera.

Il SI di Maria. Il SI di Gesù...

"Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua"».


Si, Signore, voglio segurTi rinnegando continuamente me stessa.

Posso dire NO a me stessa solo se dico SI a Te...

"Ti fermerai, nonostante il tuo desiderio contrario, guarderai il volto di Gesù, e poi dirai: "No - non posso fare questo"?

Posso fermarmi e non seguire me stessa, solo se guardo il Tuo Volto e ripeto : SI mio Signore...
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Mar Giu 23, 2009 5:09 am

INCONTRI CON LA PAROLA
No. 281
- Ghiaccio pericoloso (Efesini 4, 26)

Qualche anno fa ci fu un incidente aereo all'aeroporto "Catullo" di Verona. Lo ricordo ancora adesso, a distanza di tempo, per la causa che provocò il disastro. L'aereo apparteneva alla compagnia di bandiera rumena ed era diretto a Bucarest, ma precipitò subito dopo il decollo. La causa? Ghiaccio sulle ali. Era inverno e la ripulitura delle ali dal ghiaccio è parte della procedura ordinaria di manutenzione dell'aereo a terra prima del decollo. Ma, per tagliare le spese, la compagnia aerea si era rifiutata di pagare per questo servizio. Per quanto possa essere sorprendente, uno strato di ghiaccio sulle ali aggiunge quel tanto di peso che basta per impedire all'aereo di volare. Interrompe il flusso d'aria che mantiene l'aereo in volo, e comincia a perdere quota. Per risparmiare un po' di soldi non si è fatta un'operazione di sicurezza indispensabile, lasciando che si formasse del ghiaccio sulle ali - sapendo che si andava facilmente incontro a un disastro! Non c'è bisogno che ci sia davvero molto ghiaccio sulle ali per provocare la perdita di quota di un aereo. Non c'è bisogno che ci sia molto ghiaccio sulla tua anima perché tu cominci a perdere quota - cominci a precipitare spiritualmente. La Parola di Dio ci indica chiaramente alcuni comportamenti e reazioni che provocano uno strato di ghiaccio sul tuo cuore. In Efesini 4, 26 e seguenti, l'apostolo Paolo dice: «Nell'ira, non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira». Basta che si accumuli un po' di ira, di risentimento sul tuo cuore - problemi con gli altri che non si vogliono affrontare e risolvere immediatamente - e scatta il pericolo. Quanto pericolo? Tanto quanto uno strato di ghiaccio sulle ali di un aeroplano. Fa precipitare il tuo rapporto con Dio e con gli altri. Senti come Dio continua: «E non date occasione al diavolo». Una rabbia che non si vuole risolvere, basta che duri anche solo un giorno, è sufficiente per aprire la porta al diavolo e farti precipitare! Poi Dio ti parla della manutenzione, ossia ti dice che azioni radicali devi prendere per sconfiggere quei sentimenti distruttivi: «Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto, parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano... Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità». In altre parole, Dio ti dice di farla finita con quel gelo spirituale che si è addensato sulla tua vita! Spazzali via - il risentimento che hai permesso che crescesse dentro di te... la gelosia... la mancanza di perdono... l'invidia... la rabbia. Ma Dio sa bene che non puoi rimuovere il ghiaccio dalla tua anima senza rimpiazzarlo con qualcosa che dà calore. Così Lui ti dice di trattare le persone che ti fanno arrabbiare o ti feriscono, esattamente nella maniera opposta con cui ti verrebbe spontaneo trattarle. Dio ti dice: «Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo». Le ultime parole sono la chiave di tutto: «Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo». Devi prendere la convinta decisione di rimuovere tutti i muri fra te e gli altri, trattandoli non come loro hanno trattato te - ma con pazienza e misericordia. Fino a quando non chiedi intensamente a Dio la grazia di perdonare quella persona... di trattarla con compassione e gentilezza - continuerai a perdere quota. E alla fine il peso del ghiaccio sul tuo cuore ti farà precipitare. Sii vigilante in modo che non si formi ghiaccio sul tuo cuore, come è successo sulle ali di quell'aereo a Verona. Non permettere nemmeno per un solo giorno che se ne formi uno strato! Se lo fai, alla fine quella pellicola di gelo farà precipitare il rapporto che hai con qualcuno, il tuo matrimonio, la famiglia, le attività, un servizio che stai facendo. Farà precipitare il tuo rapporto con Dio. Ed è un prezzo troppo alto da pagare per un sottile strato di ghiaccio! Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

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Ultima modifica di Andrea il Ven Ott 08, 2010 9:30 am, modificato 4 volte

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Mer Giu 24, 2009 11:56 pm

"Fino a quando non chiedi intensamente a Dio la grazia di perdonare quella persona... di trattarla con compassione e gentilezza "...

Talvolta, tento di condividere la risonanza che provocano i testi che pubblichiamo nel sito.
Ma mi sento a disagio, come una voce isolata...allora, penso che forse il silenzio e la solitudine sono un bene prezioso.

Ciò nonostante, mi pongo e vi pongo una riflessione e una domanda.

Perdonare, è una parola inflazionata, nelle catechesi, nelle condivisioni, nella e nelle preghiere.

Mi riesce difficile, perdonare.

E credo che non si possa condividere nulla sul perdono, se non si è fatta l'esperienza di ricevere del male.

Gesù ha ricevuto del male gratuito.E ha pregato il Padre di perdonare chi gli faceva del male.


Io ho ricevuto veramente del male.Del tutto gratuito,ingiusto,profondo e persistente. La volontà perdona.Prego anche il Padre di perdonare e toccare il cuore di chi mi fa tanto male.La sensibilità e la memoria peraltro sono reazioni automatiche,non dominabili dalla volontà.
La sofferenza resta.E il perdono non condiviso, non accolto ti ritorna indietro come un boomerang e ti colpisce dolorosamente...

Pregate con me e per me? Perchè il "ghiaccio" non appesantisca il mio spirito e lo faccia precipitare sempre più in basso?
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Gio Giu 25, 2009 5:03 am

le tue riflessioni, cara Silvia, possono lasciare tutti nell` imbarazzo e, anche, nella più grande ossessione! Certamente perdonare è un atto difficile, sopratutto se non è accettato, se non è capito, se non è condiviso!
Ma è per questo che Gesù nel momento più terribile della sua vita terrena ha nvoluto impartirci quella lezione che costituisce l' atto più difficile da realizzare. Ma è proprio per questa difficoltà che Lui ha scelto quel momento più drammatico, per indicarci il modo di avvicinare il nostro prossimo, e non solo avvicinarlo ma anche abbracciarlo! Le sue parole che lo indicano esplicitamente! "Se amate solo quelli che vi amano, che guadagno ne avrete?, quale sarà il vostro merito?"

Pace e bene

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