Le catechesi di don Luciano

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Sab Giu 27, 2009 11:45 am

No. 282 [/color]
Insieme si può (Giovanni 17, 21) [/color]

Sono per qualche settimana qui in Tanzania. Vivo in una missione luterana e ieri sera ho avuto una bellissima conversazione con Samuel. Tedesco, ventiquattro anni, sposato, un figlio. Suo padre è un pastore luterano che è vissuto undici anni qui in Tanzania prima di tornare in Germania. Anche Samuel sta studiando da pastore. Ci siamo raccontati un po' le nostre vite, quello in cui crediamo e abbiamo "scoperto" che non abbiamo nessuna differenza sostanziale. Anzi, che abbiamo quasi tutto in comune: tutti e due vogliamo bene a Gesù Cristo, vogliamo servirLo, sappiamo che dobbiamo convertirci e apprezziamo il bene da qualunque parte venga fatto.

Mi veniva in mente una vignetta dei "Peanuts". Charlie Brown è seduto tranquillamente a guardare la televisione. Arriva Lucy e gli ìntima di cambiare canale. Charlie Brown risponde: "Che cosa ti dà il diritto di ordinarmi di cambiare canale?" Lucy gli mostra la sua mano con le dita bene aperte e risponde: "Queste piccole cinque dita. Uno, due,tre, quattro, cinque. Da sole non fanno molto - poi chiude le dita in un pugno - ma insieme sono qualcosa di terribile da affrontare". Poi Lucy chiede: "Allora, che canale hai deciso di guardare?" Il povero Charlie Brown guarda all'ingiù, scruta le dita della sua mano e dice loro compassionevolmente: "Perché voi non riuscite a organizzarvi nello stesso modo?" Credo che quando Gesù Cristo guarda a noi, Suoi discepoli, si chieda la stessa cosa - "Perché voi non riuscite a organizzarvi nello stesso modo?" Gesù sa bene che quando noi agiamo come dita separate, non concludiamo molto. Ma quando mettiamo insieme le nostre dita divise e formiamo un pugno, siamo "qualcosa di terribile da affrontare" - specialmente per le forze delle tenebre e i nemici di Gesù. Gesù vuole assolutamente che ci sia l'unità tra noi cristiani.

In Giovanni 17, 21 e seguenti Gesù espone al Padre il desiderio più intimo del Suo cuore - e lo fa a nome nostro. Gesù prega in questo modo: «Padre prego... perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me». Gesù ha la certezza che se i Suoi discepoli riescono a lavorare insieme invece che separatamente, tale testimonianza sarà per ogni persona la prova tangibile della forza e dell'autenticità di Gesù Cristo. Ovviamente vale anche il discorso contrario. Se non siamo capaci di agire insieme come discepoli di Gesù, la gente ha allora tutte le ragioni del mondo per dubitare della nostra fede. E infatti dubita. Quando l'apostolo Paolo chiede ai cristiani della città di Filippi: «comportatevi in modo degno del vangelo di Cristo» specifica che questo significa vivere «uno stesso spirito, combattendo insieme con un medesimo animo per la fede del vangelo». Tutto quello che non crea unità non è degno di Gesù Cristo. Poi Paolo continua dicendo che questa unità tra i credenti in Cristo sarà «per loro [ossia coloro che si oppongono a Gesù] è una prova evidente di perdizione [della loro sconfitta]» (Filippesi 1, 27). Il diavolo sa bene che non può fare molto contro i discepoli di Gesù uniti insieme come un pugno poderoso. Così il demonio ama separarci, creare divisioni. E noi ci adeguiamo a questa strategia maligna di diluire l'impatto che la forza di Dio ha nell'unità dei cristiani. Ci sono murirazziali tra di noi - spesso cristiani con un colore della pelle discriminano altri cristiani dalla pelle differente. Abbiamo lasciato che crescessero divisioni dottrinali, insistendo sul 10% che ci divide invece che sul 90% che ci accomuna. Siamo così impegnati a sottolineare ciò che ci separa e contraddistingue - che ci siamo dimenticati che un giorno saremo in Paradiso tutti insieme. Ma questo succede non solo tra religioni ma anche in parrocchia. Crediamo che il nostro gruppo sia quello giusto... il nostro modo di pregare e celebrare... le nostre attività... E questo finisce col fare il gioco del diavolo, che semina a piene mani orgoglio spirtuale e spirito critico verso gli altri. Se vivi in un ambiente dove ci sono divisioni, vuoi essere strumento di unità in modo che si realizzi la preghiera del tuo Signore: «Che tutti siano una cosa sola»? Sii uno che crea unità, che mette le persone insieme - almeno per pregare. I muri crollano quando si prega insieme. Aiuta le persone ad alzare gli occhi e a puntare lo sguardo verso la comune missione che tutti abbiamo - essere una cosa sola con Gesù e tra di noi. Nella mano il pollice sarà sempre pollice, ma l'importante è che si unisca all'indice - allora è possibile scrivere o fare dell'altro. Essere tutti una cosa sola tra di noi e con Gesù è una missione così grande che deve farci dimenticare tutte le differenze e unirci in una "invincibile armata"! Siamo stati fin troppo a lungo dita separate! Mettiamo insieme quelle dita e diamo un pugno in faccia a Satana!

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Sab Lug 04, 2009 2:23 pm

INCONTRI CON LA PAROLA No. 283

Istruzioni di volo (Proverbi 3, 5-6)

Qualche tempo fa mi è capitato di parlare con un pilota che lavora presso una compagnia aerea del Medio Oriente. Mi raccontava del suo periodo di addestramento in un paese europeo. A volte venivano allenati a volare attraverso un soffitto di nuvole basse e con scarsa visibilità. L'addestramento avviene in questo modo. Decollano due aerei: quello dell'istruttore è fornito di tutta la strumentazione di volo necessaria per il volo ordinario ad alta quota, l'altro - quello del pilota in addestramento - senza tale strumentazione. Il che vale a dire che il volo tra le nuvole e la poca visibilità avviene soltanto attraverso il costante contatto radio. Tutto è deciso dall'istruttore: rotta, velocità, altitudine - l'altro pilota deve solo fidarsi e seguire fedelmente le istruzioni. Entrambi gli aerei volano ma i piloti hanno due visioni completamente diverse della situazione. Uno ha tutti gli strumenti di navigazione e vola in pieno sole, sopra le nuvole. L'altro naviga al buio, qualche voltaalla cieca, avvolto da grigie nuvole.

Tuttavia sa bene che la situazione non è quella che lui vede: c'è qualcuno che lo guida e, sopra di lui, al di là della cortina di nuvole, c'è uno splendido giorno di sole! Quando voli dentro alle nuvole persino la temperatura si abbassa, tutto intorno c'è solo un muro di grigio e nasce un senso di angoscia. Per fortuna lo sai, altrimenti ti verrebbe da pensare che il sole non ci sia più. Ma la visione da sopra le nuvole ti dice come stìano veramente le cose - il sole brilla luminoso e le nuvole sono solo uno strato passeggero e limitato in estensione.

Se hai delle scelte importanti da fare, il volo dentro alle nuvole può farti prendere delle decisioni sbagliate dalle gravi conseguenze. Dio ti parla dei due tipi di volo - quello ad alta quota e quello dentro alle nuvole - in due dei versetti a mio parere tra i più belli della Bibbia. Io credo che piaceranno anche a te dopo che li avrai letti - e che ti serviranno da guida quando avrai delle scelte da fare.

Questi versetti si trovano in Proverbi 3, 5-6. Due prospettive - una che ti guida a prendere le decisioni giuste, l'altra che ti porta fuori rotta: «Confida nel Signore con tutto il cuore | e non appoggiarti sulla tua intelligenza; | in tutti i tuoi passi pensa a lui | ed egli appianerà i tuoi sentieri».
Dio ti dice che l'unico criterio da avere quando devi prendere delle decisioni è chiedersi: "Piacerà a Gesù quello che sto per fare? Cosa mi chiede Gesù in questa situazione, di fronte a questa persona, a questo problema?" Questo modo di fare la Bibbia lo chiama: «Confida nel Signore con tutto il cuore». Nota qual è l'opposto del confidare nel Signore - «appoggiarti sulla tua intelligenza». Ossia: "Da quello che posso capire, questo è quello che mi sembra giusto fare". Ma la parola «intelligenza» ti dice dov'è l'errore - tu stai volando in mezzo alle nuvole, non hai il quadro completo della situazione.

La realtà è invece diversa da come presumi di immaginare. Magari adesso ti trovi nella necessità di dover prendere una decisione importante per la tua vita, allora più che mai hai assoluto bisogno di vedere le cose dall'alto... di avere il quadro completo della situazione. Quello che vedi da dentro le nuvole è solo una visione parziale e magari distorta. Il nemico della volontà di Dio, secondo questi versetti della Bibbia, è «la tua intelligenza». Ho bisogno di illuminare le mie decisioni con la veduta che viene dall'alto - ossia di vedere le cose come le vede Dio. E come è possibile «confidare nel Signore con tutto il cuore»? In questo modo: «in tutti i tuoi passi pensa a lui». In altre parole, più volte al giorno, di fronte a ogni situazione, proclami a te stesso: "Gesù è il Signore anche di questo problema". Come il centurione che aveva il servo malato - quel militare la cui fede meravigliò Gesù, tu dici a te stesso: "Gesù, tu hai la parola finale su questo problema... Io dichiaro e riconosco la tua totale autorità su questa situazione che mi sembra così difficile".

E più volte al giorno continui a sottomettere tutto alla signorìa di Gesù... consegnandoGli tutto - sia che tu veda la Sua azione o no. Soprattutto rifiùtati di accelerare le cose, forzarle, aggiustarle di testa tua, o di farle accadere. Perché? Perché hai chiesto al tuo Istruttore di vedere le cose dal Suo punto di vista - ossia la visione completa di chi sta in alto dove brilla il sole.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Dom Lug 12, 2009 5:17 am

INCONTRI CON LA PAROLA No. 284

Le mie gambe e le braccia di Dio (2 Corinzi 12, 7-10)

I supermercati sono un microcosmo in miniatura. Ne ricordo uno immenso, nelle Filippine, chiamato "Megamall". E' così grande che ci passa in mezzo persino una delle strade principali di Manila, e il grande magazzino la scavalca come un ponte. E' sempre affollato di gente, soprattutto nei fine settimana, quando le famiglie vanno insieme a fare le compere. Così capitava che a volte, quando dovevo aspettare qualcuno, mi sedevo su una panchina del Megamall a guardare la gente. C'è molto da imparare osservando i comportamenti delle persone - persino quello dei bambini. Dentro al supermercato i bambini si comportano con i propri genitori in almeno tre modi. In primo luogo ci sono i bambini che corrono innanzi ai loro genitori, eccitati da una musica o dalle immagini di un maxischermo - fino a quando non si rendono conto che si sono persi in una marea di gambe. I suoi genitori non lo hanno mai perso d'occhio, ma il bambino non li vede. Poi ci sono i bambini che camminano dando la mano a mamma e papà - sanno che il Megamall è un mondo ignoto in cui un bambino può smarrirsi, così si aggrappano alle mani di chi li ama. Ma i miei favoriti sono i bambini che sono così stanchi da essere crollati nelle braccia dei genitori e dormono beatamente. La musica non li disturba, i prodotti non li attirano - sono totalmente felici e sicuri tra le braccia di mamma o papà, che a volte è come se fossero un tutt'uno. E confesso che li guardo con un po' di invidia - non è forse quella la forma migliore di trasporto? Sì, lo è. In quell'immagine dei bambini piccoli crollati beatamente tra le braccia dei loro genitori c'è l'esempio di come Dio vuole che tu cammini in questo momento. Non dirmi che non senti periodi di stanchezza, tempi nei quali vorresti tirare i remi in barca, quando tutto ti sta cadendo addosso - e ti senti arrivato al limite, senza più forze. Dio ha qualcosa da dirti a questo riguardo. Lo trovi in 2 Corinzi 12, dal versetto 7 in avanti. L'apostolo Paolo scrive di se stesso: «Mi è stata messa una spina nella carne ... A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che la allontanasse da me». Non sappiamo quale fosse la spina nella carne di Paolo ma, qualunque cosa fosse, era qualcosa che lo limitava, gli creava frustrazione, lo faceva soffrire. Il desiderio di Paolo era che Dio miracolosamente gliela togliesse. Dio invece aveva un'idea migliore. Paolo continua: «Ed egli mi ha detto: "Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza". Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.» Ora, la prima reazione di Paolo di fronte a ciò che lo limitava, che era al di là del suo controllo è la stessa che abbiamo anche noi - ci ribelliamo contro tutto ciò che ci fa soffrire. Ma alla fine, invece, celebra tutto ciò che gli crea debolezza! «Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze». Perché? Perché ha scoperto una forza che non avrebbe mai potuto avere quando si sentiva forte. Come i bambini del supermercato che, stanchi di tanto correre, sono crollati nelle braccia del papà - anche Paolo, abbandonanatosi fiducioso nella braccia del Padre, sta sperimentando una forza che non aveva mai goduto quando andava dove voleva con la forza delle sue gambe. Il comportamento dei bambini al supermercato è un esempio di come è spesso il nostro rapporto con Dio. In primo luogo corriamo di qua e di là, attratti da mille cose, volendo fare di testa nostra - fino a quando non ci rendiamo conto che ci siamo persi, e allora il Padre viene a recuperarci. Poi ci decidiamo a camminare tenendo la Sua mano, permettendo che sia Lui a guidarci - sappiamo che da soli non possiamo farcela, ma ancora stiamo camminando facendo affidamento sulla forza delle nostre gambe. Poi arriva la «spina nella carne» - qualcosa che scombussola la mia vita... io non posso farci niente... mi annienta e mi lascia senza forze. E' solo allora che io scopro quanto sia forte Dio mio Padre. Non è solo quello che mi salva e mi guida - ma è il Papà che addirittura mi trasporta nelle Sue braccia! Fa tutto Lui! E vai decisamente più lontano e più veloce tra le Sue braccia che non quando cammini sulle tue gambe! Allora guardi alla tua povertà, alla tua mancanza di forze con uno sguardo nuovo, e dici: "Sono contento di essere così limitato". Perché Dio ti farà sperimentare la Sua grazia e la Sua forza in un modo che possono sperimentare solo coloro che sono completamente senza più forze proprie - e la tua «spina nella carne» diventerà la rampa di lancio per sprofondarti nelle braccia di un Padre che è tutto quello di cui hai bisogno quando non ti è rimasto più niente di tuo. Forse stai ancora cercando di camminare sulle tue gambe. E' tempo che tu alzi gli occhi al Cielo e dica: "Papà, adesso portami tu!". Perché non sei mai stato così forte come quando è il Padre stesso che ti porta in braccio!

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Lug 20, 2009 3:15 pm

INCONTRI CON LA PAROLA No. 285 -

Gli esercizi giusti(Proverbi 11, 25)

Uno dei confratelli della comunità in cui vivo a volte sente la sua schiena venti anni più vecchia del resto del suo corpo. Tutta colpa di un incidente che ha avuto qualche anno fa. A volte la schiena gli fa proprio male, rendendogli difficili anche i movimenti più semplici. Ma un dottore gli ha dato la medicina perfetta per i suoi dolori: "Quando ti fa male la schiena fai questi tre semplici esercizi fisici. Prima questo, poi quest'altro, e poi quest'altro ancora". Sono davvero tre semplici esercizi di stiramento, ma il mio confratello mi ha assicurato che sono efficacissimi. Se li esegue tutti i giorni, e bastano pochi minuti, i dolori sono un ricordo remoto. Ma se li tralascia per qualche tempo, il dolore si fa risentire prepotentemente. Di fatto coloro che soffrono di mal di schiena si possono dividere in due categorie - chi lo prende sottogamba e non fa la ginnastica preventiva, e chi la fa. Il che significa che quello che meno ti piacerebbe fare quando ti duole la schiena è proprio quello che invece ti fa passare i dolori di schiena! Fare gli esercizi giusti per togliere il dolore - e questo vale non solo per il mal di schiena. Vale anche per un cuore ferito.

Può essere che in questo particolare momento della tua vita ci sia qualcosa che ti fa soffrire. Forse è un problema in famiglia... il rapporto con una persona... delle difficoltà economiche... la salute... nuove ferite... vecchie ferite. E come il mio confratello quando ha la schiena a pezzi, anche tu cerchi un po' di sollievo. Come lui, anche tu scoprirai che il miglior modo per star bene è proprio fare quello che meno ti piacerebbe in quel momento - degli esercizi. Sto parlando di esercizi che ti ridonino la salute spirituale.

Ecco la ricetta - è scritta nella Parola di Dio nel libro dei Proverbi 11,25: «La persona benefica avrà successo | e chi disseta sarà dissetato». Dio ti dice che qualcosa di benefico avviene nel tuo spirito quando smetti di pensare ai tuoi problemi e cominci invece ad aiutare qualcun altro. E questo è il tipo di esercizi che ci aiuta a far passare la nostra sofferenza o la nostra amarezza - mettersi ad aiutare chi è nel bisogno. E' quello che ti senti di fare? Neanche per sogno! Quando qualcuno ti ha ferito preferisci startene da solo, evitare le persone... concentrarti su te stesso e sui tuoi problemi. La nostra natura umana ci dice: "Adesso sto soffrendo - devo pensare solo a me stesso". Ma questo non farà altro che intensificare o persino prolungare la tua sofferenza. Invece puoi accelerare il tuo processo di guarigione facendo qualcosa che non ti senti di fare - andare a cercare le persone quando invece vorresti startene da solo... diventare attivo quando vorresti essere passivo... facendo dei servizi o del volontariato quando invece ti verrebbe voglia di pensare solo a te stesso... cercare di alleviare le sofferenze degli altri invece che cercare qualcuno che allevi le tue. La sofferenza che hai passato e stai passando ti darà tutta la sensibilità di cui hai bisogno, ed è la migliore credenziale per aiutare gli altri. Le ferite che ti porti dentro forse ti ha fatto ritirare in te stesso e magari adesso ti stai lamentando del dolore che ti causano.

Questo è quello che fa qualche volta il mio confratello quando gli fa male la schiena. Ma subito dopo sottopone la sua schiena dolorante agli esercizi, per poter stare bene di nuovo. Ed è esattamente quello che anche tu dovresti fare in questo momento. Non ne uscirai facilmente dalla tua sofferenza fino a quando non ti metti a sollevare qualcun altro dalla sua - solo allora guarirai. E' arrivato il momento che ti obblighi ad uscire di casa per guardarti intorno e vedere a chi puoi essere utile. E quando cominci ad alleviare qualcuno dai suoi problemi, comincerà anche la guarigione dei tuoi.

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Lun Lug 20, 2009 11:12 pm

Questa "catechesi" viene a proposito.
Per me, in questo momento.
Sto facendo una intensa riabilitazione, dopo i recenti problemi, per recuperare forza agli arti di dx.
Sono "esercizi" guidati, richiedono concentrazione e impegno.Anche un po' di coraggio.
Provocano un po' di "fastidio" ma accettando con pace, e fiducia, comincio a vedere qualche risultato.
Non mi sentirei proprio di farli, e il primo pensiero sarebbe: tanto, a che serve?
Vorrei riposare e starmene per conto mio.

Ma so che "loro" hanno bisogno di me in forma.

Allora: cerco di fare quello che meno mi piacerebbe in quel momento - degli esercizi.

Ora, questi "Esercizi", sono insieme fisici e spirituali...
Speriamo.
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Mar Lug 28, 2009 4:34 pm

INCONTRI CON LA PAROLA No. 286

Freni rotti e violini(Genesi 39, 7-10)

Anacleto è una delle persone più simpatiche che ho conosciuto in vita mia. Battuta sempre pronta, resa più bella anche dalla sua parlata toscana. Ha un hobby straordinario: costruisce violini. Lo fa come hobby, non come professione. Si fa mandare dagli Stati Uniti i pezzi già pronti, ma grezzi - roba del tipo "fai-da-te". Con pazienza e attenzione lucida i pezzi, li incolla, li vernicia. Dopo aver fatto il suo primo violino andò da un mastro liutaio, per farlo esaminare. Con orgoglio mi diceva: "Ha detto che per come è fatto, questo raggiunge il livello di un liutaio che ha già fatto prima altri due violini!"

Gli chiesi come mai si fosse messo a costruire violini. La sua risposta fu disarmante: "A te posso dire la verità, sei un prete. Sono scapolo, e per me la televisione è una fonte di grandi tentazioni. In passato ce l'avevo, ma ero come un camion su una discesa, con i freni rotti. Così, per evitare di perdere il controllo su me stesso, ho deciso di togliere latentazione alla radice. Le notizie le ascolto alla radio, e intanto costruisco violini". Gli dissi: "Anacleto, i violini sono i tuoi freni sempre nuovi di zecca. E quando ti sembra che nemmeno i violini bastano più e stai andando fuori strada, comincia a costruire contrabbassi!" Anacleto aveva usato un'immagine che è rimasta impressa nella mia mente - un camion in discesa, i freni rotti, la situazione fuori controllo. E' un sentimento che tutti noi conosciamo molto bene - quando siamo sottoposti a una tentazione particolarmente forte.

Forse, in questo periodo, si sono rotti i tuoi freni spirituali, quelli morali - stai perdendo il controllo... stai precipitando verso il disastro. E il pericolo è ancora più grande se stai scivolando giù e nemmeno te ne accorgi. Difficilmente il diavolo ci attacca direttamente usando un'esplosione - preferisce l'erosione. Ti fa precipitare lentamente attraverso un piccolo compromesso, e poi un altro ancora... ti fa abbassare la guardia... ti porta sempre più vicino al fango. Così diventa ogni volta più difficile resistere a quello che sai bene che è sbagliato. I freni sono saltati. E purtroppo si avvera tragicamente ancora una volta nella tua vita quello che Dio ha detto in Giacomo 1, 13 e seguenti: «Nessuno, quando è tentato, dica: "Sono tentato da Dio"; perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male.

Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce; poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand'è consumato, produce la morte. Non andate fuori strada, fratelli miei carissimi». Se stai cominciando a perdere il controllo, se la discesa si fa sempre più rapida, allora devi fare quello che ha fatto Anacleto per salvarsi - togliere l'occasione alla radice! La televisione era una tentazione costante, lui si sentiva debole, e allora tagliato definitivamente con la televisione.

La Parola di Dio ci dà un esempio meraviglioso di una decisione che, se presa, ti eviterà tantissime cicatrici e vergogna. Giuseppe era stato venduto come schiavo in Egitto, era stato comprato dal capo delle guardie del faraone, e godeva della sua fiducia al punto che questi l'aveva nominato amministratore di tutti i suoi averi. Ma un giorno Giuseppe deve affrontare una mega-tentazione: la bella moglie del suo padrone vuole andare a letto con lui! In Genesi 39, 7 e seguenti, la Bibbia dice: «Dopo questi fatti, la moglie del padrone gettò gli occhi su Giuseppe e gli disse: "Unisciti a me!" Ma egli rifiutò». E già questo suppongo sia stato decisamente difficile. Per di più quella donna era lì ogni giorno, sotto i suoi occhi! Poi Dio ci dice il vero segreto, molto pratico, per pestare sui freni ed evitare il disastro: «Benché lei gliene parlasse ogni giorno, Giuseppe non acconsentì a unirsi né a stare con lei»* Rileggi le ultime 5 parole del versetto: «né a stare con lei». Giuseppe è rimasto fedele a Dio facendo quello che ha fatto il mio amico Anacleto - togliendo l'occasione di peccato, tagliando il male alla radice. E questo è quello che devi fare anche tu. Prova a pensare a quella cosa o a quella persona che ti sta allontanando dalle benedizioni di Dio... che sta indebolendo la tua resistenza al peccato. Devi estirpare l'occasione del male alla radice - interrompere quella relazione... smettere di frequentare quel gruppo di persone... evitare di andare in certi luoghi... buttare via quello che stai leggendo o guardando... farla finita con certe fantasie. Hai già flirtato abbastanza col diavolo; lui poi è pronto ad aggredirti quando preghi poco o niente. Perché la strada è in discesa... lo schianto è inevitabile - a meno che tu non chieda a Dio la forza di tagliare il male alla radice. E allora sarà tutta un'altra musica!

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Ultima modifica di Andrea il Mer Nov 04, 2009 10:22 am, modificato 1 volta

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Dom Ago 02, 2009 3:56 pm

INCONTRI CON LA PAROLANo. 287

Su cosa puntare l'obiettivo(Salmo 33)

E' un caseggiato nel popolare quartiere romano di Primavalle, attualmente gestito da una comunità religiosa. Le attività che vi si svolgono sono molteplici: la mensa della Caritas, l'accoglienza e ospitalità per studenti e pellegrini - ma è soprattutto un centro a favore di persone con disturbi mentali. La malattia mentale ci spiazza, sovente ci inquieta. Eppure l'ultima volta che sono stato lì ho visto una cosa bellissima. Su una parete c'era un grande pannello pieno di fotografie, meravigliose, scattate dai "malati mentali". Immagini piene di poesia, di struggente fascino: un gatto su una finestra, un gabbiano sulla darsena, il particolare di una statua, un volto da cui trapela un sorriso... Foto degne della copertina di qualche rivista. Sorprendenti, perché scattate da persone con disturbi psichici. Soprattutto la foto del volto, perchè conosco la persona ritratta - anche lui affetto da problemi mentali.

Per me era solo qualcuno da aiutare - ma per il fotografo era un volto con un sorriso. Mentre io guardavo il brutto e il problema, il fotografo aveva invece trovato qualcosa di bello su cui puntare il suo obiettivo! Mi domando su cosa stai puntando ultimamente il tuo obiettivo e che tipo di atteggiamento hai. Queste due cose vanno sempre insieme. Dio, nel Salmo 33, ha qualcosa da dirci a questo riguardo - ossia su che cosa dovremmo sempre tenere puntato l'obiettivo della nostra macchina fotografica, la nostra vita - e che atteggiamento avere. Il Salmo inizia così: «Di Davide, quando si finse pazzo in presenza di Abimelech e, da lui scacciato, se ne andò.» Davide si trova in una miserabile situazione. Saul, il re d'Israele, è furiosamente geloso della popolarità di Davide, perché vittorioso contro i Filistei, i nemici di sempre. Saul lo vuole morto e gli scatena contro i suoi migliori guerrieri. Allora Davide non ha altra scelta che rifugiarsi tra i suoi peggiori nemici: va a Gat, città filistea governata dal re Achis (o Abimelech). Ma appena i Filistei scoprono chi è Davide lo vogliono uccidere. «Allora [Davide] cominciò a fare il pazzo ai loro occhi, a fare il folle tra le loro mani; tracciava segni sui battenti delle porte e lasciava colare la saliva sulla barba» (1 Samuele 21,14). Davide è un fuggiasco, che vive tra i suoi peggiori nemici - in patria lo vogliono morto e i nemici anche. Non sa se domani sarà vivo o morto. La sua situazione probabilmente è ben peggiore della tua. Ed ecco come reagisce Davide, il suo atteggiamento: «Benedirò il Signore in ogni tempo, | sulla mia bocca sempre la sua lode». Ossia: "Io ho deciso di puntare l'obiettivo della mia macchina fotografica non sulle molte cose negative che mi circondano - ma sulla grandezza del mio Dio e su quello che Lui sta facendo". E poi Davide riesce a trovare motivi per ringraziare il Signore nonostante la stagione buia:

«Ho cercato il Signore e mi ha risposto
e da ogni timore mi ha liberato.
Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo libera da tutte le sue angosce.
L'angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono e li salva.
Gustate e vedete quanto è buono il Signore;
beato l'uomo che in lui si rifugia».


Proprio come quel "malato mentale" che aveva scattato la foto - era stato capace di vedere in un altro "malato mentale" una persona capace di donare un sorriso. Ha puntato l'obiettivo suqualcosa di bello e lo ha donato a tutti. Lo stesso ha fatto Davide: è riuscito a trovare qualcosa di bello e si è concentrato su quello. La sua preghiera lo ha fatto innalzare oltre il suo problema. Se potessimo trasmettere la registrazione delle tue conversazioni degli ultimi sette giorni, che cosa ci rivelerebbero del tuo cuore? Sentiremo che hai avuto la tendenza a focalizzare l'obiettivo su ciò che è negativo - continuando a insistere nei tuoi discorsi sugli sbagli altrui? O sentiremo piuttosto che la registrazione delle tue conversazioni è piena di lode e ringraziamento a Dio per tutte le cose belle che sta compiendo? Dio, nel Salmo 33 ci dice che dovremmo essere conosciuti per quelli che Lo lodano continuamente

«Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode».


La lode a Dio quando è sincera è contagiosa. Davide dice:

«Celebrate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome».


Dio ci dice che quando nei nostri discorsi continuiamo a lodare il Signore, cambia la temperatura dentro la stanza - altri ci imitano e l'ambiente da nuvoloso diventa sereno, se non addirittura solare. Davide ci dice anche che la preghiera di lode addirittura ci conforta:

«Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo libera da tutte le sue angosce».


I tuoi discorsi negativi affonderanno del tutto chi sta cercando con fatica di stare a galla. Ma la tua lode, i tuoi discorsi positivi e di incoraggiamento, il tuo puntare l'obiettivo sulle meraviglie di Dio - possono togliere i pesi che fanno affogare, e aiutare gli altri a puntare l'obiettivo sulla grandezza e sulla forza di Gesù invece che sui loro problemi. Sul computer ho un salvaschermo su cui passano delle frasi - una di queste dice: "Smettila di dire a Dio quanto grande è la tua tempesta. Invece, dì alla tua tempesta quanto grande è il tuo Dio!" Dio ti dice che cosa succede alla persona che ha deciso di puntare l'obiettivo su di Lui: «Guardate a lui e sarete raggianti». Queste persone portano in giro un alone di bontà dovunque vadano - la spandono dapperttutto. Tutto dipende su cosa vuoi puntare l'obiettivo. Sul "malato mentale" oppure sul suo sorriso. Puntalo su ciò che è bello!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Mar Ago 11, 2009 5:26 am

INCONTRI CON LA PAROLANo. 288
"Ti copro le spalle!"(1 Corinzi 13, 7)

E' una scena classica dei film d'azione: un gruppo di persone si infiltra nel campo nemico, esegue l'ordine ricevuto e poi deve ritornare alla base. Ma le difficoltà del ritorno sono spesso di gran lunga superiori a quelle attraversate per arrivare all'obiettivo. In primo luogo i nemici adesso sono all'erta, sono estremamente numerosi e arrabbiati e, soprattutto, hanno organizzato l'inseguimento. Il gruppetto di incursori è ormai stato raggiunto, la loro fine sembra certa - fino a quando qualcuno di loro non prende una decisione eroica: "Voi andate avanti, io vi copro le spalle". Quella persona o quel piccolo manipolo è capace di fermare da solo l'ondata dei nemici e salvare i propri compagni. Comunque non si tratta solo di film - tanto per fare un esempio alle Termopili uno sparuto gruppetto di spartani fermò l'esercito persiano salvando la Grecia. Insomma, è decisamente incoraggiante sapere che c'è qualcuno che ti sta coprendo le spalle per proteggerti e impedire che ti saltino addosso. Perché viviamo in un mondo dove la gente si salta continuamente addosso. Per questo abbiamo bisogno di sentirci ripetere ancora una volta la Parola di Dio scritta in quel meraviglioso capitolo 13 della 1 Corinzi, a partire dal versetto 5. «La carità non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta». Ovvio, si potrebbe scrivere un libro su ogni singola frase di questi versetti, ma mi fermo solo su una delle caratteristiche di come trattare le persone alla maniera di Dio. «La carità... tutto copre». Le persone sono spesso trattate continuamente in malo modo, ci si aggredisce verbalmente ogni giorno - abbiamo bisogno di un manipolo di volontari che amino tanto gli altri da volerli proteggere, coprire loro le spalle.

Ci sono un mucchio di pettegolezzi velenosi che vengono fatti ogni giorno, non solo a tu per tu, ma anche per lettera o per telefono. Le chiacchiere in ufficio diffondono in un attimo le cose negative degli altri ma quelle positive ci mettono un'enormità a emergere. Persino in famiglia si dicono cose distruttive a riguardo di altri membri della famiglia - ci si distrugge anche tra coniugi. Tragico dirlo, ma questo omicidio verbale è largamente accettato e non combattuto. Demoliamo persone, diffondiamo pettegolezzi, offendiamo gli altri, sottolineiamo le loro debolezze e i loro difetti - e nessuno muove un dito per fermare questa catena che è veramente diabolica. Gesù invece ci propone un amore così radicale che cambia completamente questo sistema. Invece di: "Parlo alle tue spalle", Gesù ti chiede: "Ti copro le spalle". Ti chiede di farti avanti per proteggere la dignità delle persone e la loro reputazione. Perché anche tu sei stato uno di quelli - e forse ancora lo sei - che quando qualcuno veniva criticato in tua presenza stavi zitto, se non addirittura collaboravi.

Ma se vuoi amare Gesù Cristo allora devi impegnarti ad avere il suo stile di vita, cioè a proteggere l'amore. Cominci a costruire la reputazione di una persona quando con buone maniere sai interrompere una conversazione nella quale si sta gettando spazzatura addosso agli altri, quando cambi un discorso pieno di distruzione in uno pieno di comprensione, quando aiuti le persone a vedere i bisogni degli altri e non solo i loro difetti, quando prendi le persone a tu per tu e affronti il problema invece che andare a spettegolare in giro. Allora sarai uno di quegli eroi, è il caso di dirlo, che fa sentire gli altri protetti e importanti, perché «la carità... tutto copre». Non schierarti nel purtroppo già folto gruppo di nemici che si nascondono tra i cespugli o tra i franchi tiratori che uccidono a tradimento. Impegnati a essere un amorevole protettore delle persone che ti circondano. In una giungla dove le persone vengono verbalmente attaccate ogni giorno, devi essere considerato come uno che vive questa missione: "Non avere paura. Ti copro le spalle!"

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Mer Ago 26, 2009 5:38 am

INCONTRI CON LA PAROLANo. 289
Profumo di cristiano(2 Corinzi 2, 14-16)

Il "Calabrian Shelter" è una casa-famiglia per bambine vittime di abuso sessuale. Una delle cose davvero importanti è che queste bambine si riconcilino con la loro femminilità. Il che vuol dire tra l'altro, di dover fare in modo che abbiano cura del loro corpo, piacere dei bei vestiti e - anche se sono bambine - che si passino un filo di rossetto e qualche goccia di profumo. Quando poi alla domenica vengono a Messa, faccio sempre un po' di scena: "Uhhh! Che buon profumo. Chissà come ti guardano i ragazzi!" E loro sorridono, imbarazzate e compiaciute. Perché tutti noi ci portiamo addosso un odore caratteristico, piacevole o sgradevole. E la gente si ricorda bene se profumavamo o puzzavamo, vero?

Anche la Parola di Dio ci dice del profumo per il quale dovremo essere ricordati. In 2 Corinzi 2, 14-16 sta scritto: «Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero! Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono.»

Una persona mi ha detto che l'iniziale attrazione verso la donna che poi sarebbe diventata sua moglie era stata il profumo alla vaniglia che indossava. E tutti noi conosciamo qualcuno che si fa precedere dal suo profumo o dal suo dopobarba - e quell'aroma aleggia nell'aria anche dopo che se ne sono andati. L'impatto che la tua vita di cristiano fa sugli altri, Dio lo paragona al profumo - ed è la conoscenza di Gesù Cristo. Insomma, dopo che tu sei passato la gente dovrebbe pensare a Gesù. Dovrebbero aver respirato Gesù Cristo mentre stavano con te. Ti succede questo?

Siamo malati di attivismo anche quando si tratta di fede. Pensiamo che la misura della nostra influenza sugli altri dipenda dalle nostre azioni - da quello che diciamo, dai gruppi ecclesiali che frequentiamo, dalle buone azioni che facciamo, dalle persone che aiutiamo, dalle attività parrocchiali o di volontariato che svolgiamo. Ma il più grande impatto che abbiamo sulle vite degli altri non è determinato dalle nostre azioni - ma dall'atmosfera che riusciamo a creare. Dovunque tu sia e che tu lo voglia o no, crei un'atmosfera, diffondi un aroma. Il problema è - che tipo di aroma? Quando entri in casa, che odore porti dentro? Tensione o pace? Gentilezza o spigolosità? Tenerezza o freddezza? Un atteggiamento di servizio o di egoismo? Che tipo di atmosfera ti accompagna quando vai al lavoro o a scuola - l'aroma di chi è interessato solo a se stesso o di chi vive per gli altri? Pazienza o impazienza? Uno spirito positivo o uno di continua critica? Il ringraziamento o la lamentela?

Dopo che hai detto tante cose e ne hai fatte ancora di più, probabilmente la gente non si ricorderà poi molto delle tue belle parole o dei tuoi risultati. Ma si ricorderà del clima che hai saputo creare - dell'aroma che sprigionavi quando c'eri o quando mancavi. Può persino succedere che le buone cose che attualmente stai facendo vengano cancellate dalla pesante atmosfera con cui ti circondi - la tensione che crei, l'insensibilità, la critica... tutte cose che sprigioni mentre stai facendo delle buone azioni. Magari fai grandi cose ma a causa del clima che crei finisci col buttare giù le persone. Invece quello che la gente dovrebbe respirare quando tu ci sei è «il profumo di Cristo». Ricordati di una cosa che ha impressionato persino i nemici di Gesù, sta scritta in Atti 4,13: «Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e considerando che erano senza istruzione e popolani, rimanevano stupefatti riconoscendoli per coloro che erano stati con Gesù». Sebbene tutta la gerarchia degliebrei fosse contro i discepoli, sono stati costretti ad ammettere che gli apostoli «erano stati con Gesù» e hanno ricordato chi Gesù fosse.

Il tuo profumo rimane nell'aria anche dopo che te ne sei andato. E l'aroma che devi lasciare è la più fine delle fragranze... l'essenza stessa di Gesù!

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Mar Nov 03, 2009 6:59 pm

INCONTRI CON LA PAROLA No. 290 -
Fissa gli occhi in Gesù - (Matteo 14,25-31)

Non sono mai stato un grande fotografo, e ho accolto come una benedizione le macchine fotografiche digitali - non hanno bisogno di pellicola, puoi scattare quante foto di pare, cancellare quelle venute male e, soprattutto, non devi star lì a mettere a fuoco le lenti, calcolare la luminosità e la distanza.
Ma un amico esperto di fotografia mi ha detto che le "vecchie" macchine manuali (ora sofisticatissime!) sono ancora le migliori. Certo, la prima cosa da imparare per scattare meravigliose foto con una macchina manuale, è mettere a fuoco le lenti, perché non è possibile dire: "Metto bene a fuoco le lenti della prima foto, e poi lascio la macchina così!"
Ci sarebbe solo una prima foto ben fatta seguita da un insieme di immagini sfocate.
Il soggetto cambia, la distanza anche, il movimento anche, come la luminosità.
L'oggetto che si vuole fotografare è sempre diverso - e il fotografo deve continuamente mettere a fuoco le lenti, aggiustando l'obiettivo alla nuova situazione.

Insomma, quello su cui punti l'obiettivo delle tue lenti, su cui ti concentri - determina il tuo atteggiamento e, in ultima analisi, la tua risposta.
E' importante che tu punti le tue lenti su qualcosa che è importante - devi puntarle su Gesù, non sulle cose che ti capitano. Ma il tuo cuore e la tua mente spesso fanno l'errore del fotografo incapace. Non puoi puntare le lenti e poi lasciarle lì pensando che possa sempre andar bene. Il soggetto cambia. E così ogni volta anche tu devi rifocalizzare le lenti per ogni nuova situazione che si crea.

C'è uno straordinario esempio a questo proposito nella Parola di Dio, nel vangelo di Matteo 14, 22-33. I discepoli sono su una barca e stanno attraversando di notte il lago quando scoppia una tempesta così violenta da mettere in pericolo le loro vite. La Bibbia dice:

«La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte Gesù venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: "È un fantasma" e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: "Coraggio, sono io, non abbiate paura". Pietro gli disse: "Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque". Ed egli disse: "Vieni!". Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù».

Straordinario! Pietro ha le lenti della sua persona completamente focalizzate su Gesù - ed è diventato inaffondabile. Ma presto le cose sono diventate sfuocate. La Bibbia dice: «Ma per la violenza del vento, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: "Signore, salvami!". E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?"».

Questo sono io. Questo sei tu.
Quando siamo completamente focalizzati su Gesù, andiamo dove mai ci saremo sognati di andare. Ma quando ci concentriamo sulla tempesta, su quello che ci capita, sulle nostre paure - affondiamo. Ecco perché abbiamo continuamente bisogno di rifocalizzarci su Gesù - perché la nostra mente, le nostre paure ci sfuocano tutto. Cominciamo a guardare le onde intorno e perdiamo di vista Gesù.

Comincia la tua giornata lodando il Signore, dedicandoGli del tempo. Sai bene che durante il giorno devi vivere tra una miriade di problemi, tentazioni, emozioni e persone. Ed è facile perdere di vista Gesù e lasciarsi afferrare dalla tensione e dai problemi. Così Gesù diventa un fantasma, una pallida figura sullo sfondo. Più volte, durante la giornata, fermarti e rifissa il tuo sguardo su Gesù, dicendoti: "Gesù è il Signore anche di questo problema". "Gesù viene prima di tutto". "Gesù ha il pieno controllo di questa situazione". Prova a chiamarti il time-out più volte durante la giornata, soprattutto quando il vento scoppia d'improvviso, ripetendoti queste quattro parole che donano pace: "Gesù è il Signore. Gesù è il Signore".

La subdola strategia di Satana per farti affondare è fare in modo che tu distolga lo sguardo da Gesù. Perché il diavolo può vincere te ma non può nulla contro Gesù. Allora devi continuamente rifocalizzare le tue lenti, mettendo Gesù sempre in primo piano. C'è un canto che mi piace moltissimo: "Fissa gli occhi in Gesù, / da Lui non distoglierli più / e le cose del mondo tu vedi svanir / e una luce di gloria apparir". Allora capiterà anche a te quello che hanno sperimentato i discepoli: «Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: "Tu sei veramente il Figlio di Dio!"».

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Notizie di Don Luciano?

Messaggio  annaxel il Dom Feb 14, 2010 3:46 pm

E' dal mese di Novembre che Don Luciano non invia "Inconti con la Parola",
personalmente ho avuto modo di sentirlo a Natale.....
avete sue notizie?
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Lun Feb 15, 2010 12:25 am

Carissimi amici e amiche di Incontri con la Parola,
pace e bene a mani piene!
Chiedo scusa a tutti voi se per alcuni mesi non avete ricevuto Incontri con la Parola. Molti davvero mi hanno scritto chiedendo spiegazioni. Li ringrazio di cuore. Il motivo è uno solo: mancanza di tempo. Ne ha patito anche la posta e-mail, e anche di questo vi chiedo perdono.
Scrivo questo numero di Incontri con la Parola nel giorno di san Valentino, la festa simboleggiata da un cuore.
Che Dio vi benedica!

--don Luciano


INCONTRI CON LA PAROLA

No. 291 - Il mestiere di Dio(Esdra 1, 1-4)

Qualche tempo fa mi è arrivata notizia che a un mio conoscente, persona piuttosto avanti negli anni, è stato donato un prolungamento di vita. Le arterie del suo cuore erano malridotte al punto che la sua salute era andata deteriorandosi rapidamente e la sua vita era in pericolo. Allora è entrato in azione il cardiochirurgo che, con un'operazione per lui di ordinaria "routine", gli ha impiantato quattro bypass. Per dirla semplice, il cardiologo gli ha creato quattro nuove arterie e le ha impiantate dentro al cuore di quest'uomo - cosicché adesso il suo cuore può ricevere di nuovo tutto il sangue di cui ha bisogno - quando ne ha bisogno. Per esperienza familiare so quanto può fare un bravo cardiologo per la vita di una persona.

Se Dio fosse un dottore, io penso sarebbe un cardichirurgo. Di fatto è il mestiere che sta facendo. E' uno specialista di cuori - e prova a guardare come sta cercando di cambiare il tuo e il mio. Magari in questo periodo stai affrontando una situazione che si può sbloccare in positivo solo se cambia il cuore di qualche persona. In altre parole - c'è qualcuno che in questo momento sta chiudendo la strada a un progetto che tu pensi invece che Dio voglia realizzare. Allora è arrivato il tempo per un'operazione al cuore - e anche di imparare una delle più efficaci preghiere che tu possa mai dire.

L'operazione di trapianto cardiaco fatta da Dio è scritta in maniera molto efficace nel libro di Esdra, capitolo 1, versetti 1 e seguenti. Il popolo di Dio, Israele, era prigioniero da ben 70 anni in Persia (più o meno l'attuale Iran). Avevano un sogno: tornare a casa e costruire il tempio di Dio nella terra di Dio. Ma c'era un problema: erano deportati - e sotto il controllo di un re pagano che si chiamava Ciro, guardacaso l'uomo più potente del mondo di quel periodo. Insomma, non era un problema - almeno per Dio.

Ecco cosa dice la Scrittura: «Nell'anno primo del regno di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremia [il profeta], il Signore destò lo spirito di Ciro re di Persia, il quale fece passare quest'ordine in tutto il suo regno, anche con lettera: "Così dice Ciro re di Persia: Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra; egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio in Gerusalemme, che è in Giudea"». E questo è sorprendente! Ciro era un re pagano. Chi lo avrebbe mai detto? Ecco come continua: «Chi di voi proviene dal popolo di lui? Il suo Dio sia con lui; torni a Gerusalemme, che è in Giudea, e ricostruisca il tempio del Signore Dio d'Israele: egli è il Dio che dimora a Gerusalemme. Ogni superstite in qualsiasi luogo sia immigrato, riceverà dalla gente di quel luogo argento e oro, beni e bestiame con offerte generose per il tempio di Dio che è in Gerusalemme». Insomma: tornate pure a casa. E
ricordatevi che vi voglio dare anche una mano nel ricostruire il tempio del Signore - in cui nemmeno credeva, per quanto ne sappiamo. Non è sorprendente?

Dio ha un progetto e vuole che sia realizzato. Un re si frappone fra Lui e il suo progetto. Dio gli cambia il cuore. Più avanti, sempre nello stesso libro di Esdra, c'è un altro potente re pagano che ostacola il progetto di Dio. Ma Esdra ci dice che «celebrarono con gioia la festa degli azzimi per sette giorni poiché il Signore li aveva colmati di gioia, avendo piegato a loro favore il cuore del re di Assiria, per rafforzare le loro mani nel lavoro per il tempio del Dio d'Israele» (Esdra 6,22).

In molte situazioni della nostra vita c'è sempre un "re" che ci ostacola. C'è sempre un portinaio che custodisce la porta attraverso la quale dobbiamo passare. C'è qualcuno da cui si deve dipendere per il permesso. Qualcuno che ha il potere di dirci sì o no. Ed ecco cosa ci dice Dio nel libro dei Proverbi 21, 1. Mi piace proprio: «Il cuore del re è un canale d'acqua in mano al Signore: | lo dirige dovunque egli vuole». Anche se il re è lontano da Dio, anche se è l'uomo più potente del mondo.

Allora, una delle più efficaci preghiere che tu possa dire è questa: "Signore, cambia il suo cuore. Ma cambia prima il mio, se ce n'è bisogno!" Deve essere una preghiera fervente, continua, tutta focalizzata sull'illimitato potere che Dio ha sul cuore del "re" di quella situazione. Come un abile cardiochirurgo, Dio ha la capacità di far rifluire sangue dentro a un cuore bloccato - di trapiantare un cuore, di cambiare un cuore ostinato.

Comincia ad esercitare la forza che Dio ti ha dato nella preghiera - ossia la possibilità di presentarti come figlio prediletto davanti a tuo Padre e di parlarGli di ciò che ti sta a cuore. E' sorprendente quello che può fare il Primario di tutti i cardiochrurghi quando gli chiedi di cambiare un cuore che ormai è dato per morto.


Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

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Ultima modifica di silvia il Mar Feb 16, 2010 4:58 pm, modificato 1 volta (Motivazione : Non 290 ma 291.)
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Feb 15, 2010 4:34 am

Che gioia avere di nuovo con noi il carissimo don Luciano!
Non ci resta che ringraziarlo per la sua presenza e pregare sempre per lui e per la missione che svolge!

Pace e bene

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  cassarà palma il Lun Feb 15, 2010 8:56 am

Finalmente don Luciano ci invia una sua riflessione e, come sempre, le sue parole toccano il cuore .

Io le salvo, le stampo, le medito e le passo a delle amiche che le aspettano quanto me.

Un grazie infinito a don Luciano per esserci vicino con le sue parole. Questa volta nel giorno di san

Valentino, è come un regalo di vero amore di Dio nei nostri riguardi. Non è retorica, ma pura verità,

almeno per me, "singole", come si dice oggi.

Un buon martedì grasso a tutti
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Lun Feb 15, 2010 11:25 pm

Una preghiera giusta, per me.
Ora, proprio in questo tempo.

"Signore, cambia il suo cuore. Ma cambia prima il mio, se ce n'è bisogno!"

Forse, è una preghiera giusta anche per altri.

In molte situazioni della nostra vita c'è sempre un "re" che ci ostacola.

Preghiamo insieme, questa preghiera.
Con fede ardente e fiduciosa.

Grazie a Dio.E a don Luciano!
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Dom Feb 21, 2010 10:58 pm

INCONTRI CON LA PAROLA

No. 292 - Il giochino si è rotto (Giacomo 4, 7) [/size]


Qualche tempo fa il telefono cellulare del Drop-In, il nostro centro diurno per i ragazzi di strada, è morto. Eh sì, anche i cellulari muoiono. Sogno un mondo senza cellulari, ma ormai sono diventati parte della nostra vita. Così abbiamo dovuto comprarne uno nuovo. Il vecchio cellulare, nonostante fosse uno scarto dei paesi occidentali perché sorpassato come modello, ci aveva servito bene - ma a un certo punto si premeva un tasto e non succedeva niente. Per esempio il tasto rosso "Accensione" - potevi premerlo giù fin che volevi ma il più delle volte il cellulare non si accendeva. Oppure scrivevi un sms ma quando premevi il tasto verde "Invia" non partiva nulla. Succedeva anche che il telefono fosse acceso, qualcuno chiamava - ma sentiva sempre il messaggio che il telefono era spento. E' davvero frustrante quando premi un tasto che hai sempre premuto e non ottieni il risultato che hai sempre avuto.

Prova a pensarci: non ti piacerebbe riempire il diavolo di frustrazione mettendogli fuori uso i tasti che ha sempre premuto nella tua vita?

A volte mi immagino il diavolo seduto davanti a un pannello di controllo dove c'è scritto a grandi lettere il tuo nome. Sono sicuro che se digita il mio nome compare anche quello. Il diavolo sa bene quali bottoni premere per ottenere la risposta che lui vuole da te. In fin dei conti è da parecchi anni che sta premendo alcuni bottoni della tua vita e ti guarda mentre balli la sua musica. Lui sa bene qual è il tasto da premere per gettarti nello scoraggiamento, per farti arrabbiare, per riempirti di preoccupazioni, per farti mormorare, per sconfiggerti, per fare in modo che tu pensi solo a te stesso o per annullarti tutti i progressi che hai faticosamente conquistato. Non ti sembra che abbia giocato fin troppo a lungo con te?

Se è così, la Parola di Dio ti fornisce la strategia per farla finalmente finita con la tattica del diavolo. E' sorprendentemente semplice, e la maggior parte delle volte è altrettanto sorprendentemente ignorata da noi. Sta scritta in Giacomo 4,7: «Sottomettetevi a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi». Dio ti dice che se tu resisti al diavolo, lui scapperà via. Fai attenzione, non sta scritto: "Resistete al diavolo, ed egli vi combatterà". Sta scritto invece che fuggirà via! Il diavolo non è abituato a vedere che noi gli resistiamo quando lui preme i soliti vecchi bottoni. E' abituato a vederci reagire nella solita vecchia maniera, nel fare le solite vecchie cose, e non può concepire che noi facciamo qualcosa di diverso da quello che lui si aspetta e pensa.

Ma quando gli resisti - quando gli dici: "So chi sei e dove vuoi farmi arrivare - ma io affido questa situazione a Gesù!" - allora cominci a disconnettere il bottone con cui lui ti ha manipolato per così tanto tempo. Mi pare di vederlo, proprio come facevo io col vecchio cellulare, premere quei tasti pieno di frustrazione - e non ottenere nessun risultato. Ed è per questo che subito dopo Giacomo 4,8 continua: «Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi». Quando metti fuori uso il diavolo, il posto che lui lascia vuoto viene immediatamente occupato da Dio.

Renditi conto che tu appartieni a Gesù - colui di cui la Bibbia dice: «Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo» (1 Giovanni 3,8 ) . Morendo in croce al posto tuo, Gesù ha distrutto una volta per sempre tutto il potere che il diavolo ha su di te. Allora quando satana tenta di premere quei vecchi tasti di sempre, tu aggrappati alla croce di Gesù e prega: "Gesù, tu mi hai liberato da questa schiavitù. Invoco il tuo sangue su questa mia debolezza. Dammi la forza dello Spirito Santo perché voglio vivere da figlio e non da schiavo! Vergine Maria, metti fuori uso quel vecchio bottone!" E satana sarà lì, a premere disperatamente quel tasto che ha sempre funzionato su di te - per non ottenere nulla.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano


P.S.: Il Mercoledì delle Ceneri si apre con questa preghiera, tra le più belle della liturgia, che dice più e meglio tutto quello che vi volevo dire io: «O Dio nostro Padre, concedi al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male. Per il nostro Signore...»
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Mar 01, 2010 9:14 am

INCONTRI CON LA PAROLA

No. 293 - Non c'è fede senza rischio (Numeri 13, 30-33)

Alcuni amici appartenenti a una Congregazione religiosa che opera qui in Kenya mi hanno invitato a pranzo. Di solito non mi aspetto di essere ispirato mentre mangio, ma quel giorno vidi qualcosa che mi diede da pensare, tra una forchettata di riso e la verdura. C'era un poster sbiadito alla parete, messo lì chissà quanto tempo prima. Era la foto di due scalatori vicini alla vetta di una cima alpina da brivido, in pieno sforzo per raggiungerla. Ma era la scritta sotto quella che mi colpì. "Una conquista senza rischio è un trionfo senza gloria". E' una frase che va bene non solo per gli scalatori - ma per qualsiasi cosa per cui sia degno vivere. Se non c'è rischio non c'è nemmeno una vittoria significativa, e allora è un trionfo senza gloria. Poco rischio, poco profitto. Alto rischio, alto guadagno.

E' un principio che è il motore della grandezza spirituale - o della mediocrità spirituale. Nel libro dei Numeri, al capitolo 13, la conquista da fare non era una montagna - era la Terra Promessa, la terra di Canaan, che Dio aveva promesso al suo popolo Israele. Solo che era abitata da tribù guerriere che non avevano nessuna intenzione da darla agli Israeliti. E Israele può sperimentare tutto quello che Dio ha promesso loro, solo se confida in Lui al punto tale da correre un grande rischio. E anche per te vale la stessa identica cosa. Erano stati inviati dodici esploratori in avanscoperta nella terra di Canaan, ed essi ritornano esaltando la favolosa bellezza e la fertilità di quella terra. Ma dieci di quegli esploratori hanno deciso di focalizzare la loro attenzione sul rischio, mentre gli altri due sul Signore, che aveva promesso loro quella terra. La faccenda finisce con il coinvolgere tutto il popolo di Israele: ha più importanza il rischio che si corre o le promesse che ci ha fatto il Signore?

Leggiamo quanto sta scritto in Numeri 13,30 e seguenti. «Caleb [uno dei 12 esploratori] calmò il popolo che mormorava contro Mosè e disse: "Andiamo presto e conquistiamo il paese, perché certo possiamo riuscirvi". Ma gli uomini che vi erano andati con lui dissero: "Noi non saremo capaci di andare contro questo popolo, perché è più forte di noi". Screditarono presso gli Israeliti il paese che avevano esplorato, dicendo: "Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo notata è gente di alta statura; vi abbiamo visto i giganti, figli di Anak, della razza dei giganti, di fronte ai quali ci sembrava di essere come locuste e così dovevamo sembrare a loro"». Magari ti ricordi anche come è andata a finire. Il popolo di Israele ha preferito dare ascolto ai dieci esploratori che dicevano: "Il rischio è troppo alto". E nessuno di loro vide la Terra Promessa. Hanno scelto quello che era sicuro, e sono finiti vagabondando per 40 anni nel deserto. Molti di noi hanno fatto nella loro vita scelte simili a quelle di Israele. E siamo vissuti abbastanza per vederne le stesse tragiche conseguenze.

Forse in questo periodo della tua vita il Signore ti sta chiedendo di seguirLo in un territorio rischioso. Se gli obbedisci forse devi andare incontro a un rischio finanziario, a un rischio geografico, a un rischio sociale, al rischio di un figlio in più, o fare qualcosa che ti scaraventa fuori dal tuo confortevole nido. Di fatto, ogni obbedienza seria al Signore comporta sempre un rischio. Ma il grande pericolo non sta nel seguire il Signore in territori "rischiosi"; il grande pericolo è nel non obbedire al Signore perché non vuoi rischiare. Non arriverai mai sulla cima della montagna. Ti perdi il meglio che Dio ha in serbo per te. Forse ti sei piazzato nel tuo piccolo campo-base ai piedi della montagna. Sei al sicuro, ma non godrai mai della visione che puoi avere dalla vetta se rimani dove sei sempre stato.

Puoi rischiare senza paura se ti rendi conto che le situazioni non dipendono da te - sono nelle mani del Signore, che è con te dovunque tu vada. Te lo ha promesso Lui stesso: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra... Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Matteo 28,19.20). Rischiare vuol dire essere generosi con il Signore perché ci si fida di Lui. Egli è con te anche se ti sta guidando in territori che ti sembrano poco sicuri. La conquista, il trionfo, la gloria di vivere con Gesù è per quelli che sono disposti a rischiare!

Vi accompagno con la preghiera,
sempre con riconoscenza e affetto



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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Lun Mar 15, 2010 4:31 am

INCONTRI CON LA PAROLA

No. 294 - Il sorriso di Dio (Deuteronomio 11, 26-28)

Nella vita ci sono delle cose che non hanno prezzo e che ci fanno andare avanti. Per me una di queste è il sorriso dei miei bambini e delle mie bambine quando mi vedono arrivare. Le bambine poi, come tutte le donne, sanno dimostrare con più intensità l'affetto. Mi corrono incontro facendo a gara a chi arriva prima - e una si prende la mia borsa e se la mette a tracolla, l'altra mi sfila il giubbotto e lo indossa, un'altra mi ruba il berretto e se lo mette lei in testa... e tutte vogliono essere abbracciate e baciate. Eh sì, dovreste vedere il loro sorriso. Se vedo sorridere i miei bambini e le mie bambine vuol dire che sono contenti - e questo significa che le ferite che si portano dentro stanno guarendo.

Loro non lo sanno ma - dopo Dio - il loro sorriso è l'energia più grande che ho. E' il loro sorriso che mi fa andare avanti. Perché se loro mi sorridono di cuore, sono sicuro che anche Dio mi sorride. Pensavo a qualcosa del genere mentre leggevo il Deuteronomio, dove sono rimasto colpito dal potere di 9 piccole parole che Dio ci ha detto in quel libro. Mi riferisco a Deuteronomio 11, 26-28. Di fatto, quelle parole ci dicono la differenza tra il successo o il fallimento in tutte le aree della nostra vita. Dio ce lo ha detto in quelle 9 parole. Magari sono anche la diagnosi divina di quello che ti sta capitando in questo periodo. «La benedizione, se obbedite... la maledizione, se non obbedite». La benedizione - ossia il sorriso di Dio tuo Padre. Stai facendo quello che Gli piace e ti sorride con la Sua benedizione.

La maledizione - ossia quando stai facendo qualcosa che dispiace a tuo Padre, e il Suo sorriso svanisce dalla tua vita. Se leggi tutti i capitoli del Deuteronomio, ti accorgi che il messaggio ruota attorno a questo concetto - quando fai le cose alla maniera di Dio, le cose vanno avanti. Quando smetti di fare le cose nella maniera di Dio, tutto smette di funzionare. Dio te lo dice chiaramente nei capitoli 28 e 29 del Deuteronomio. Ecco cosa ti dice in 28, 1-2: «Se tu obbedirai fedelmente alla voce del Signore tuo Dio, preoccupandoti di mettere in pratica tutti i suoi comandi che io ti prescrivo, il Signore tuo Dio ti metterà sopra tutte le nazioni della terra; perché tu avrai ascoltato la voce del Signore tuo Dio, verranno su di te e ti raggiungeranno tutte queste benedizioni». E segue un elenco di benedizioni che coprono tutti gli aspetti della vita del popolo di Israele - come Dio benedirà le loro famiglie, il loro lavoro, come i suoi nemici saranno sconfitti. Poi Dio dice: «Ma se non obbedirai alla voce del Signore tuo Dio, se non cercherai di eseguire tutti i suoi comandi e tutte le sue leggi che oggi io ti prescrivo, verranno su di te e ti raggiungeranno tutte queste maledizioni». E Dio comincia a descrivere come lo stesso popolo, che fa le stesse identiche cose, che affronta gli stessi problemi, otterrà il risultato contrario.Dipende tutto dal sorriso, dalla benedizione di Dio.

Non c'è niente che sia degno di farci perdere la benedizione di Dio! Il fatto che tu viva in modo tale da essere benedetto determina il tuo successo o il tuo fallimento, la fruttuosità delle tue azioni o la sterilità, la vittoria o la sconfitta. E che tu sia benedetto dipende da una cosa - sto obbedendo completamente al Signore in questa area della mia vita? Sto coscienziosamente seguendo la Sua via in questa situazione? Puoi lavorare duramente fin che ti pare, fare programmi, parlare, pianificare - non concludi nulla se Dio non ti benedice. «Se il Signore non costruisce la casa, | invano vi faticano i costruttori. | Se il Signore non custodisce la città, | invano veglia il custode. | Invano vi alzate di buon mattino, | tardi andate a riposare | e mangiate pane di sudore: | il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno» (Salmo 126, 1-2).

Quando le cose non ci stanno andando bene, la nostra prima reazione è analizzare che cosa c'è di sbagliato nel nostro approccio al problema, rivedere la metodologia. Invece la nostra prima reazione dovrebbe essere: "Dov'è che non sto facendo le cose alla maniera di Dio?" ChiediglieLo nella preghiera e Lui ti mostrerà chiaramente dove sei sceso a compromessi o sei andato fuori strada o ti sei messo a fare le cose a modo tuo invece che a modo Suo. "Signore, dov'è che non ti sto obbedendo? Dov'è che ho trascurato di fare le cose a modo Tuo?" Quando devi fare delle scelte... quando devi risolvere i tuoi problemi - ricordati di quelle 9 illuminanti, decisive parole di Dio - «La benedizione, se obbedite... la maledizione, se non obbedite». Non puoi vivere senza il sorriso di tuo Padre. E' il Suo sorriso che ti spinge ad andare avanti.

Vi accompagno con la preghiera,

sempre con riconoscenza e affetto

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Ultima modifica di Andrea il Dom Mar 21, 2010 4:38 pm, modificato 1 volta

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Lun Mar 15, 2010 11:27 pm

Dipende tutto dal sorriso, dalla benedizione di Dio. ........................................


... le cose non mi stanno andando bene, ...

"Dov'è che non sto facendo le cose alla maniera di Dio?"

"Signore, dov'è che non ti sto obbedendo? Dov'è che ho trascurato di fare le cose a modo Tuo?"


A me sembra di voler fare a modo Tuo.
Allora, se non mi sembra di vedere il Tuo sorriso, devo pensare ancora una volta, che Tu sei un Dio misterioso...
Che la Fede , è di coloro che credono, senza vedere...

Signore, fa che io veda!

Signore, aumenta la mia fede!
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Dom Mar 21, 2010 4:35 pm

INCONTRI CON LA PAROLA No. 295 -

Ti amo in mille lingue del mondo
(Efesini 5, 1-2)


Io ho un grande rimpianto nella mia vita, e spero il Signore mi dia la grazia di riparare in Paradiso. Non ho mai saputo dire a mio papà: "Ti voglio bene". Non perché non gliene volessi, anzi! Ma sia l'educazione ricevuta sia un certo riserbo naturale nell'esprimere i sentimenti ha fatto in modo che non fossi mai capace di dire quelle tre importantissime parole a mio papà. Così, quando l'ho visto nella bara, ho avuto e ho ancora il rimpianto di non avergli mai detto in vita: "Ti voglio bene". Se c'è qualcuno che ami e non glielo hai mai detto dal profondo del tuo cuore, diglielo adesso. Sempre, sempre, sempre diglielo adesso.

Ogni volta che vedo i miei bambini e le mie bambine - ossia tutti i giorni - non manco mai di abbracciarli e di dire loro: "Ti voglio bene". Per la maggior parte di loro io sono stata la prima persona della loro vita ad averglielo detto. Se ci penso... ho vissuto tanti anni con mio papà senza mai dirgli "Ti voglio bene". E i miei bambini e le mie bambine conoscono bene il potere sanante dell'essere amati e del sentirselo anche dire. Siamo circondati da persone che non sanno di essere amate... o alle quali non è stato detto chiaramente. Viviamo in un mondo pieno di persone sole e incentrate su sé stesse - quindi puoi facilmente dedurre che molte delle persone che conosci sono affamate dal bisogno di sentirsi amate. E parecchi degli errori che fanno sono dovuti al fatto che cercano amore nei posti sbagliati. Riesci o no a vedere quel bisogno al di là delle loro azioni?

Quello che Dio ci dice in Efesini 5,1-2 è un concentrato di come dobbiamo agire in un mondo affamato di amore: «Siate dunque imitatori di Dio, perché siete figli da lui amati; e camminate nell'amore come anche Cristo vi ha amati e ha dato sé stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave» (*). Ossia vivi una vita piena di amore. E di che amore si tratti è esemplificato con l'amore che ha Gesù per noi - amore che è disposto a dare se stesso «in offerta e sacrificio». In altre parole: smettila di pensare a te stesso e ai tuoi problemi e metti gli altri al primo posto - anche se ti costa. Mi domando che tipo di risposta tu sia al bisogno di amore che ha chi ti è vicino. Non è sufficiente che tu li ami - glielo devi anche dire esplicitamente sia con le parole sia con le azioni. Un mucchio di bambini non si sentono amati dai genitori, non perché questi non li amino - ma perché i genitori non esprimono il loro amore in un linguaggio tale che il figlio lo possa sentire. Sono sicuro che i miei bambini fra vent'anni non ricorderanno nemmeno una parola delle mie prediche durante la Messa.

Ma sono certo che anche fra cinquant'anni ricorderanno che ogni giorno li ho abbracciati e ho detto loro: "Ti voglio bene!" La gente ha bisogno che diciamo loro: "Ti amo". Ha bisogno di qualcuno che li faccia sentire importanti ascoltandoli pazientemente. E dici "Ti amo" quando passi a trovarli a casa loro... all'ospedale... quando ti ricordi delle loro date importanti. Stai dicendo "Ti amo" quando lasci di fare quello che stai facendo per ascoltare quella persona. Dici "Ti amo" quando dedichi il tuo tempo e la tua attenzione a persone che reputi noiose, frustranti, ripetitive, poco amabili. Per alcuni di noi non è naturale esprimere a parole o a gesti il nostro amore. Siamo stati educati in famiglie dove c'era riservatezza a tale riguardo - dove eravamo a abituati a controllare le nostre più intense emozioni.

Ma tale "stitichezza" nell'esprimere i sentimenti alla lunga ti paralizza e non permette a chi ti sta intorno di conoscere che li ami e che ti stanno a cuore. Il nostro Dio è un Dio che libera, anche dai condizionamenti emotivi: "Gesù, ti prego, fa che io possa riversare il Tuo amore sugli altri". E' importante che ti guardi intorno - soprattutto le persone della tua vita - e ti chieda: "_____ (Nome) si sente amato/a da me?". Siamo chiamati da Dio, che è amore, a vivere una vita di amore. Perché non possiamo aspettare che uno vada nella bara per dirgli finalmente: "Ti amo!"

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Mar Apr 13, 2010 4:59 am

INCONTRI CON LA PAROLA No. 296

Il canto delle rane (Deuteronomio 7, 7-8 )


Dopo l'acquazzone di oggi è regnato per qualche istante un silenzio irreale. Le nuvole hanno esaurito la pioggia e il vento le ha spazzate via, gonfiando il cielo di luce. L'ultima, perché fra non molto sarà il tramonto e oltre le colline sembrerà che abbiano dato fuoco al cielo con il napalm. Sul tappeto soffice dell'erba del cortile risuona tremulo un gracidio, poi inizia un coro potente, spiritato, come una preghiera a voce alta, che copre qualsiasi altro rumore. Sono delle piccole rane. A volte ci sono qui in Africa giorni veramente speciali. Stanotte lascerò aperta la finestra così potrò godermi dal letto la sinfonia dei grilli e delle rane - la Filarmonica di Dio. I grilli, le rane e qualche uccello notturno combineranno insieme la loro voce in una incantevole - e rumorosa - serenata al chiaro di luna. E' una cosa strana il gracidio delle rane e il frinire dei grilli: animali minuscoli, eppure fanno un rumore fortissimo! Mi viene in mente il libro del Deuteronomio. Dio dice al Suo popolo, Israele, di come entreranno in possesso di un paese meraviglioso chiamato la Terra Promessa... di come sconfiggeranno un esercito dopo l'altro... di come diventeranno una nazione prospera e invidiata. Ma la cosa più sorprendente è che Dio dice queste cose a un popolo, Israele, che non è altro che un piccolo gruppo di tribù nomadi che vagano nel deserto. In Deuteronomio 7, 7-8 Dio spiega loro perché fa tutte queste cose: «Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli - siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, ma perché il Signore vi ama». In altre parole, Dio dice: "Voi siete piccoli, insignificanti. Allora siete gli strumenti più utili perché io possa fare attraverso di voi un grandissimo rumore!" Di fatto, è una delle tematiche che attraversa tutta la Bibbia. Quando Saul ha capito che era stato scelto da Dio per essere il primo re di Israele, dice a Samuele: «Non sono io forse un Beniaminita, della più piccola tribù d'Israele? E la mia famiglia non è forse la più piccola fra tutte le famiglie della tribù di Beniamino?» Insomma, Dio sembra dire: "E' proprio perché tu vali poco che sei il tipo di persona che io amo usare". E pure il grande re Davide. Il Salmo 77, 70-71 dice: «Egli scelse Davide suo servo | e lo trasse dagli ovili delle pecore. | Lo chiamò dal seguito delle pecore madri | per pascere Giacobbe suo popolo, | la sua eredità Israele». A un pecoraio Dio affida la sua creatura più amata, Israele. Un altro grillo spirituale - una persona insignificante attraverso il quale Dio farà un grandissimo rumore. A Pietro - il pescatore traditore che gettandosi alle ginocchia di Gesù dice: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore» (Luca 5,Cool - Gesù consegna la Chiesa. Ma il più grande rumore Dio lo ha fatto con la più umile delle sue creature: la Vergine Maria: «Ha guardato l'umiltà della sua serva. | D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. | Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente» (Luca 1, 48-49). Dio ci ha spiegato del suo "strano" criterio in 1 Corinzi 1, 26-31: «Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti». Perché Dio agisce in questo modo? «Perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio... Chi si vanta si vanti nel Signore». San Giovanni Calabria diceva che Dio aveva scelto lui per fondare una Congregazione religiosa perché non c'era in tutta Verona un prete più buono a nulla di lui - che definiva sé stesso "zero e miseria". Quando Dio fa cose meravigliose attraverso persone deboli e inadeguate, tutta la gloria va a Lui. Perché gli strumenti poveri e umili non si frappongono fra la gente e il Signore, non bloccano la vista. Così la gente pensa: "Hmmm... il tale non è affatto una persona dotata. Allora deve avere un Dio che è grande!" Dio ama fare le Sue cose più grandi con gli strumenti più piccoli. Persino nelle parrocchie o nelle comunità religiose. In questi tempi di parrocchie super-organizzate e di comunità religiose super-attrezzate, abbiamo bisogno di ricordarci quello che Dio ha detto a una Chiesa del Nuovo Testamento che si trovava in una città chiamata Filadelfia: «Conosco le tue opere. Ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere. Per quanto tu abbia poca forza, lo stesso hai osservato la mia parola» (Apocalisse 3, Cool. Mentre in quegli stessi capitoli dell'Apocalisse Dio dice che ritirerà il Suo favore da alcune Chiese che sembrano essere potenti, Lui spalancherà una porta a una Chiesa che è debole e insignificante - il piccolo gregge. «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno» (Luca 12, 32). Non è confortante? Il Dio che ha creato le piccole rane e i minuscoli grilli - che possono riempire la notte col loro grande rumore - ama usare i deboli e i poco dotati. Il che significa che se ti senti debole, inadeguato, sopraffatto da quello che Dio sembra chiederti, sei probabilmente la Sua piccola rana - cioè il Suo prediletto. E se Dio ti usa per fare un grande rumore per Lui, non dimenticare mai che è qualcosa che sta facendo il grande Dio - e non il tuo piccolo Io.

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Gio Apr 15, 2010 11:27 pm

Signore, mi sento quanto mai

"....debole, inadeguata, sopraffatta da quello che la vita (TU ?) sembra chiedermi..."

La parola di don Luciano mi dice che allora sono

".... probabilmente la Tua piccola rana - cioè il Tuo prediletto".

Probabilmente.
Posso solo sperare che sia cosi'....
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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Mar Apr 20, 2010 11:55 am

INCONTRI CON LA PAROLA

No. 297 - Il Club del Sollevamento Pesi

(Galati 6, 2)


Giorno di trasloco. Un giorno d'inferno, un giorno di paradiso. Il dover traslocare è orrendo. Il risultato, dopo che hai tirato fuori ogni cosa dagli scatoloni e l'hai sistemata - è meraviglioso. Appena arrivato qui in Kenya, alcuni anni fa, la mia comunità abitava in una casetta a una ventina di chilometri fuori da Nairobi. Dopo ventidue giorni ci siamo trasferiti in una nuova casa - così ho potuto sperimentare tutto il brutto e il bello di un trasloco. C'erano alcune cose pesanti o ingombranti da rimuovere - frigorifero, altare, enormi armadi carichi di libri. Oltre a un mucchio di altre piccole cose, naturalmente. Ma chi ha fatto la differenza sono stati un paio di amici. Erano robusti e si sono fatti carico delle cose più pesanti - soprattutto dell'enorme armadio della libreria. In realtà ognuno si caricava di quanto poteva, a seconda delle sue forze. Dopo sei mesi ho dovuto cambiare casa ancora una volta - ma mi è bastata una valigia. Così, ogni volta che ritorno in quella casa
e vedo il mobilio, penso a quelle persone - a chi ci ha aiutato a caricare quei pesi. Adesso si vive bene in quella casa - perché ci sono stati degli amici che a suo tempo ci hanno aiutato a portare quello che non saremmo mai riusciti a portare da soli.

La Parola di Dio, in Galati 6, 2 ti dice: «Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo». Era il versetto che continuavo a ripetere ai due giovanottoni che portavano le cose più pesanti durante il trasloco. No, dai, scherzo! Ma era il versetto che quei due ragazzi hanno vissuto alla lettera quel giorno. E qual è la legge di Cristo che viene adempiuta quando ci carichiamo dei pesi degli altri? E' il comandamento più grande. Dice Giacomo 2,8: «Certo, se adempite il più importante dei comandamenti secondo la Scrittura: amerai il prossimo tuo come te stesso, fate bene». Ami davvero quando sei capace di andare oltre le parole e i sentimenti, fai un passo in avanti e ti presenti come volontario dicendo: "Aspetta! Non dovresti caricare quel peso da solo. Lo porto io per te!"

Il problema è che tutti noi abbiamo già i nostri pesi personali da dover portare. E quei carichi possono farci ripiegare su noi stessi, farci avere occhi solo per i nostri problemi. Gesù si è fatto carico di ogni domanda di aiuto, esplicita o implicita, che gli veniva rivolta, si è caricato il peso di un gruppo di apostoli mai all'altezza della situazione, si è addossato fino all'ultimo istante di vita il fardello schiacciante e orrendo dei nostri peccati. Persino nell'ultima settimana di vita Gesù ha saputo trovare il tempo per fermarsi e aiutare persone che avevano un peso nel loro cuore o nella loro anima. E Lui chiede ai Suoi discepoli di fare lo stesso.

La cosa più strana è non ci rimetti niente quando sei capace di guardare oltre i tuoi problemi per farti carico di quelli degli altri. Invece ci guadagni. Non c'è niente che ci guarisce così profondamente... che ci realizza... che ci fa sentire in pace con noi stessi, come la certezza di essere andati incontro ai bisogni degli altri. «La persona benefica avrà successo | e chi disseta sarà dissetato» (Proverbi 11,25). Lo sai che è vero - perché è capitato anche a te quando l'hai fatto.

Mi chiedo come si sentono le persone dopo che sono state con te - più pesanti o più sollevate. Sei un brontolone, un pessimista, uno con la critica facile - se è così allora probabilmente stai dicendo alle persone: "Tieni - ti sto scaricando addosso il mio peso". Questo è usare gli altri. Prova a immaginare se quegli amici che sono venuti ad aiutarci nel trasloco ci avessero invece portato anche tutto il materiale ingombrante che avevano in casa loro! Io spero che dovunque tu ti trovi - a casa... al lavoro... a scuola... in una riunione - tu possa lasciare le persone più sollevate, invece che più appesantite.

Ogni nuovo giorno rinnova la tua iscrizione al Club del Sollevamento Pesi. Fai parte del Club quando accendi fin da subito il tuo radar - ascoltando attentamente col cuore, sintonizzandoti su qualcuno di cui puoi farti carico. Sii generoso in parole di incoraggiamento - per qualche persona il tuo incoraggiamento può essere la benzina che quel giorno lo fa andare avanti. Sii creativo nel pensare a soluzioni pratiche che possano aiutare la persona a liberarsi del suo carico. Ricordati che la nostra vecchia casa era piena di pesi che sono stati rimossi da persone che hanno fatto la propria parte - ciascuno secondo le sue forze. Non puoi risolvere i problemi di ogni persona - ma chiedi al Signore che parte Lui vuole tu abbia in quel problema. Di fatto è Lui che si è caricato di tutti i pesi. Se tenti di fare la parte di Dio finirai così oppresso che non sarai di alcuna utilità per nessuno.

Entra nel Club del Sollevamento Pesi. E nei mesi e negli anni che verranno, ogni volta che quella persona penserà al suo problema, ti ricorderà - tu, che li ha aiutati a portare quello che non sarebbero mai riusciti a portare da soli.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  silvia il Mar Apr 27, 2010 1:31 am

INCONTRI CON LA PAROLA

No. 298 - (24.04.2010)- Capolavori in svendita (1 Pietro 1, 18-19)


"Che pensate di fare dell'opera di Gerhard Richter in possesso dell'Ufficio Federale per le Statistiche del Nordreno Westfalia?". È quel che si è sentito chiedere un giorno una funzionaria del Ministero della Cultura dal direttore della collezione d'arte "K20" di Düsseldorf, subito prima dei lavori di ristrutturazione della sede degli uffici. Ma del quadro di uno dei più grandi artisti contemporanei tedeschi - da molti considerato in assoluto il più grande pittore vivente - la funzionaria non sapeva nulla, e nemmeno i responsabili dell'ufficio federale. Finalmente "Nuvole" di Gerhard Richter, acquistato nel 1978 per diciottomila euro, è stato ritrovato seminascosto in un corridoio polveroso. L'opera era stata giudicata inadatta alla sua destinazione, poco affine allo spirito del luogo, alla chiarezza e alla precisione dei calcoli statistici. E dire che le opere di Richter sono quotate milioni di dollari al mercato d'arte. I meticolosi impiegati tedeschi degli uffici statistici
nemmeno si rendevano conto di avere sotto gli occhi un capitale. Potevano anche portarsi il quadro a casa e probabilmente nessuno se ne sarebbe accorto!

Tragicamente, c'è un mucchio di gente che non si rende conto di quanto essi stessi siano preziosi - compresi coloro che fanno parte dello "star system", che sembrano avere tutto: soldi, bellezza, celebrità. Si drogano, vanno in depressione, vivono disordinatamente... E se si va alla radice del loro comportamento si scopre che tutto è causato da un profondo senso di vuoto. La principessa Diana d'Inghilterra aveva tutto quanto una donna può desiderare: bellezza, gioventù, nobiltà, soldi, ammiratori. Dopo la sua morte i familiari hanno rivelato che soffriva di un profondo senso di inutilità. Magari anche tu ti senti vuoto o mal fatto - anche se gli altri ti applaudono e ti dicono che sei in gamba.

Gli impiegati dell'Ufficio Statistiche non si rendevano conto che avevano un capolavoro tra le mani - e lo hanno dimenticato nella polvere di un corridoio. Forse hai fatto anche tu lo stesso errore. Siccome non ti rendi conto di quanto vali e di quanto sei costato, ti sei venduto a poco prezzo - per avere l'approvazione degli altri, per un po' d'affetto, per sentirti finalmente qualcuno. Ma oggi alcune di quelle scelte forse ti fanno sentire ancora più vuoto e più sporco. Un giovane mi ha scritto pochi giorni fa in una e-mail: "Sono stufo di tutto. Ho le scatole piene di tutto e di tutti, mi annoio". Al posto di "scatole" usava un'altra parola, ma il senso è chiaro. Quel giovane si stava buttando via, con scelte sbagliate. Al supermercato ogni prodotto ha appiccicato un'etichetta col prezzo, e con le sue scelte lui si era messo tra i prodotti in svendita.

E' tempo che tu sappia il tuo vero valore - dall'Unico che lo sa realmente - ossia Colui che ti ha creato! Quanto è stato disposto a pagarti? Gesù te lo ha detto in 1 Pietro 1,18-19: «Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l'argento e l'oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo». Ecco, questo è quello che Dio pensa tu valga - la vita del Suo unico Figlio. La Bibbia dice che «siamo infatti opera sua» (Efesini 2,10). Il tuo valore non ti è stato assegnato da alcuna persona qui in terra - e nessuno potrà mai portartelo via. Il motivo per cui non sai quanto vali e sei prezioso è perché forse ti stai allontanando da Gesù - e l'unica cosa che ci fa allontanare da Lui è il peccato. Il giorno in cui ti rendi conto che Gesù «mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Galati 2, 20) ti renderai conto anche di quanto prezioso tu sia ai Suoi occhi.

Presenta a Gesù tutto il tuo vuoto e le tue brutture con una confessione ben fatta. Lui ti considera il suo capolavoro - al punto di aver voluto annientarsi in croce per te: «Perché tu sei prezioso ai miei occhi, | perché sei degno di stima e io ti amo, | do uomini al tuo posto | e nazioni in cambio della tua vita» (Isaia 43,4).

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

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Re: Le catechesi di don Luciano

Messaggio  Andrea il Dom Mag 09, 2010 5:50 am

INCONTRI CON LA PAROLA

]No. 299 - Spegnere la giornata(Salmo 4)

Sono convinto che la maggior parte di voi ha un computer con il sistema operativo Windows. Probabilmente ogni volta che uno scrive Windows dovrebbe scriverlo così: Windows®. Tanto per sapere a chi sono andati i vostri soldi. Windows® si spegne cliccando il tasto "Start", poi quello "Spegni computer" e poi ancora quello "Spegni". Insomma, è come se uno per spegnere una lampadina dovesse premere tre bottoni differenti. Quando spegni Windows® ti appare per acuni minuti sul monitor la scritta: "Windows sta salvando la configurazione". Questo significa che Windows prima di spegnersi sta pulendo un po' di files che aveva creato mentre era in funzione e che sarebbero un cumulo inutile per il tuo sistema operativo - e inoltre chiude ogni programma che era attivo e che agiva in "background" senza che tu te ne rendessi conto. Insomma, Windows per funzionare deve chiudersi bene, altrimenti il tuo computer comincia ad avere problemi. E anche tu devi fare lo stesso con la tua giornata!

Nel Salmo 4 - Dio ti dice come tu e io siamo chiamati a spegnere la nostra giornata, prima di addormentarci. Nei versetti 5 e seguenti, Dio dice: «Sul vostro giaciglio riflettete e placatevi». Queste parole mi fanno venire in mente quelle del Salmo 138, 23: «Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore, | provami e conosci i miei pensieri». Prima di addormentarti Dio ti dice di scrutare il tuo cuore alla luce della Sua Parola, e vedere che tipo di immondizia ci hai accumulato dentro durante la giornata - rabbia, mancanza di perdono, risentimento, sensualità, attitudini negative, trattato male le persone. Non chiudere mai la tua giornata se prima non hai fatto pulizia di tutto lo sporco che ci hai messo dentro - presentandolo a Gesù in pentimento - anche se sei a letto pronto a dormire.

Ma, secondo Dio, c'è un altro passo che devi fare nella sequenza di spegnimento della giornata. «Offrite sacrifici di giustizia | e confidate nel Signore». Alla fine di ogni giornata ci saranno sempre cose che che non sei riuscito a terminare... e la tua mente si preoccupa già per il giorno dopo. Anche se ti sei fatto in quattro, anche se nel tuo cuore avevi le più belle intenzioni di questo mondo, ci sarà sempre qualcosa che ti è sfuggita di mano - e magari hai combinato dei guai. «Offrite sacrifici di giustizia» significa che tu devi fare tutto quello che è nelle tue possibilità - offrire a Dio il massimo dei tuoi sforzi. Poi, dopo che hai fatto tutto quello che potevi, «confidate nel Signore» e lascia che Dio faccia il resto. Dio ti dà il bacio della buonanotte quando hai pulito dal tuo cuore i fallimenti della tua giornata... le ferite della tua giornata... gli scoraggiamenti della tua giornata... le paure... i risentimenti... le ansie per il domani - e glieLe lasci una ad una nelle Sue mani. Lui lavorerà sui tuoi problemi mentre tu stai dormendo - se veramente hai cercato di fare la Sua volontà durante la giornata, e le cose ti sono sfuggite di mano.

Allora puoi addormentarti dicendo: "Gesù, oggi ho cercato di fare del mio meglio - quanto potevo. Adesso tutto è nelle Tue mani. Sono contento che Tu sia al lavoro mentre io dormo. Così non intralcio la Tua azione". Come dice il Salmo 67, 20: «Benedetto il Signore sempre; | ha cura di noi il Dio della salvezza». Ed ecco come Dio ti benedice: «In pace mi corico e subito mi addormento: | tu solo, Signore, al sicuro mi fai riposare». Quindi, prima di spegnere la tua giornata pulisci sempre tutta la spazzatura che si è accumulta dentro di te. Così ti addormenterai con una cosa in mente e solo quella -

Gesù. Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

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