IV DOMENICA DEL TEWMPO ORDINARIO (ANNO B)

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IV DOMENICA DEL TEWMPO ORDINARIO (ANNO B)

Messaggio  Andrea il Mer Gen 28, 2009 4:52 am

Omelia per la IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Letture bibliche: Dt 18,15-20; Sal 94; 1Cor 7,32-35; Mc 1,21-28


Introduzione e Atto penitenziale. Gesù parla a nome di Dio ed è Dio stesso.
Dovremmo ascoltarlo con docilità e invece tante volte ci ribelliamo alla sua
Parola. Chiediamone perdono.

Sintesi dell’omelia. O Padre, che nel Cristo tuo Figlio ci hai dato l’unico
maestro di sapienza e il liberatore dalle potenze del male, rendici forti
nella professione della fede, perché in parole e opere proclamiamo la verità
e testimoniamo la beatitudine di coloro che a te si affidano. Per il nostro
Signore Gesù Cristo... La prima lettura preannuncia la venuta di un profeta
grande come Mosè, che porterà la Parola di Dio agli Ebrei; il Vangelo ci fa
vedere che questo grande profeta è Gesù, il quale conferma la sua dottrina
con i miracoli; la seconda lettura ci indica una via più alta per seguire
Gesù ed è quella della consacrazione totale al servizio di Dio e del suo
regno per mezzo della verginità.

Omelia. I - La colletta inizia con la frequente invocazione: O Padre…

La grandissima parte delle collette sono rivolte a Dio o al Padre,
pochissime al Figlio, mai allo Spirito Santo; a Questi sono rivolte delle
invocazioni liturgiche. Ciò perché noi preghiamo il Padre per i meriti di
Gesù e per avere il dono dello Spirito, col quale ci vengono tutti gli altri
doni.

II – La colletta ricorda: che nel Cristo tuo Figlio ci hai dato l’unico
maestro di sapienza e il liberatore dalle potenze del male…

a. Nell’AT Mosè era considerato il profeta per eccellenza, cioè colui che
portava al popolo la Parola di Dio. Nel nostro brano egli fa riferimento a
un fatto avvenuto ai piedi del Sinai, quando il Signore, prima di promulgare
i dieci comandamenti, si manifestò in tutta la sua potenza: sul far del
mattino, vi furono tuoni, lampi, una nube densa sul monte e un suono
fortissimo di tromba: tutto il popolo che era nell'accampamento fu scosso da
tremore… tutto il monte tremava molto… Mosè parlava e Dio gli rispondeva con
voce di tuono (Es 19,16.18-19). Di fronte a questa manifestazione di
grandezza il popolo rimase atterrito e pregò Mosè: Che io non oda più la
voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non
muoia (Dt 18,16). Dio riconosce la giustezza della richiesta del popolo:
Quello che hanno detto, va bene. Io susciterò loro un profeta in mezzo ai
loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io
gli comanderò (Dt 18,17-18). E perciò Mosè parlò al popolo dicendo: Il
Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un
profeta pari a me… Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio,
sull’Oreb, il giorno dell’assemblea (Dt 18,15-16).

Il Signore promette quindi al popolo di continuare a suscitare tra di loro
un profeta, cioè un uomo non compromesso con centri di potere politico o
religioso, che sarà un portaparola di Dio. Sulla base di questo testo i
Giudei hanno atteso il Messia come un nuovo Mosè (cfr At 5,22-23). Così è
presentato Gesù: Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava (Mc
1,21). La gente constata che la dottrina di Gesù è nuova: erano stupiti del
suo insegnamento e che egli insegna con autorità: egli infatti insegnava
loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi (Mc 1,22), i quali
avevano bisogno di rifarsi all’autorità dei maestri precedenti per sostenere
le loro dottrine.

Rinnoviamo la nostra fede in Gesù Maestro. Il suo insegnamento è certamente
il meglio in senso assoluto. Nessuno ha mai dato insegnamenti più elevati
dei suoi.

b. L’autorità di Gesù è confermata dal miracolo. Nella loro sinagoga, dove
Gesù aveva letto e commentato la Parola di Dio, vi era un uomo posseduto da
uno spirito definito impuro (Mc 1,23), non perché richiamava l’impurità
legale, ma quella morale, in quanto induce gli uomini a mancare contro la
legge naturale e divina. Lo spirito maligno sa bene chi è Gesù e ne proclama
l’eccellenza morale come persona consacrata tutta al servizio di Dio: Io so
chi tu sei: il santo di Dio!, e sa che è venuto a fare in questo mondo: Che
vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? (Mc 1,24); il diavolo,
anche dopo la rottura con Dio, conserva la sua intelligenza, e perciò dagli
effetti salutari, che vede produrre nelle anime dalla dottrina di Gesù,
intuisce la sua missione e che è lui l’avversario più temibile del suo
regno. Ma Gesù mostra di non gradire la testimonianza del diavolo e perciò
gli ordinò severamente il silenzio: Taci! e l’abbandono dell’infelice
vittima del suo potere malefico: Esci da lui! (Mc 1,25). I particolari
dell’obbedienza del diavolo di fronte al potere di Gesù hanno una crudezza
impressionante, perché egli sfoga la sua rabbia sull’ossesso, facendolo
dimenare ed emettere alte grida: E lo spirito impuro, straziandolo e
gridando forte, uscì da lui (Mc 1,26).

I presenti nella sinagoga rimangono stupiti e s’interrogano: furono presi da
timore, tanto che si chiedevano a vicenda: Che è mai questo?, cioè i due
fatti nuovi, che sono la dottrina di Gesù proposta con autorità: Un
insegnamento nuovo, dato con autorità, e il suo potere sugli spiriti
demoniaci: Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono! (Mc 1,27)
Quindi il miracolo ha una funzione di segno. Il segno non è la realtà e
obbliga a guardare altrove; qui obbliga a guardare a Gesù, ci aiutano ad
andare al di là di ciò che vediamo e arrivare a riconoscere il Dio
invisibile nel Cristo visibile, l’unico maestro di sapienza e il liberatore
dalle potenze del male, cioè il liberatore dell’umanità dalla schiavitù di
Satana così come Mosè lo fu degli Ebrei dalla schiavitù del Faraone. Gesù
inizia quella vittoria sul potere del male che si completerà nella
risurrezione.

La diffusione di queste notizie aiuterà il compimento della sua missione: La
sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea (Mc
1,28).

Fidiamoci completamente di Gesù: è Dio e lo prova coi miracoli.

III - La colletta supplica: rendici forti nella professione della fede…

Gesù è il Maestro e Redentore. Il Padre esige che noi lo accettiamo per
quello che è. In quanto annunciatore della dottrina del Padre occorre
prestargli fede. Già Dio aveva ammonito attraverso Mosè: A lui darete
ascolto… Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io
gliene domanderò conto (Dt 18,15.19). E’ necessario credergli perché Dio è
sapienza infinita e non si inganna e non può ingannare. La fede può essere
forte o debole e ciò appare dallo stile di vita che abbiamo. Una fede
debole, come quella di Pietro e degli Apostoli prima della discesa dello
Spirito Santo si esprime con le discussioni per i primi posti, il sonno nel
Getsemani, la fuga e il rinnegamento durante la Passione, la difficoltà a
credere alla resurrezione. Una fede forte, come quella degli Apostoli dopo
la discesa dello Spirito, si manifesta col coraggio della testimonianza
attraverso la parola e la vita fino a morire per Gesù. Una fede forte
rappresenta un forte motivazione e quindi ci troviamo in condizioni di fare
anche grandi sacrifici per essere fedeli a Dio.

E’ ovvio che, come crediamo alla parola che viene da Dio, così respingiamo
quella del falso profeta: il profeta che avrà la presunzione di dire in mio
nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di
altri dei, quel profeta dovrà morire (Dt 18,20).

IV – La colletta conclude: perché in parole e opere proclamiamo la verità e
testimoniamo la beatitudine di coloro che a te si affidano.

a. Poiché crediamo nella Parola di Dio come un grande dono da parte sua,
l’accettiamo con gratitudine, e sentiamo anche la responsabilità di
corrispondervi con l’accoglierla nella nostra mente e nella nostra vita e
con l’impegno a trasmetterla agli altri. Così ognuno di noi diventa profeta
e testimone; lo siamo dal battesimo con la vita, dalla cresima con la
parola, dall’ordinazione col nostro ministero pastorale. Dobbiamo presentare
Cristo ai lontani, che non conoscono Dio, e ai dubbiosi, che lo conoscono ma
non sono sicuri della sua esistenza o delle sue caratteristiche. Ci
aiuteranno la lettura quotidiana della parola di Dio e di qualche
catechismo, specie quello della Chiesa Cattolica.

b. Alcuni, non tutti, sono chiamati a dedicarsi all’apostolato a tempo
pieno. S. Paolo ci indica la verginità e il celibato come condizioni di vita
ottimali per la diffusione del regno di Dio. Il vergine è senza apprensioni:
io vorrei che foste senza preoccupazioni (1Cor 7,32), non nel senso
egoistico del non interessamento o insensibilità per quello che ci avviene
intorno, ma nel senso di non trovarsi diviso; in effetti, dovendosi per la
sua consacrazione donare totalmente al Signore, tutto il suo cuore (pensieri
sentimenti affetti) è concentrato in Lui: chi non è sposato si preoccupa
delle cose del Signore, come possa piacere al Signore;… Così la donna non
sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere
santa nel corpo e nello spirito (1Cor 7,32-34).

Diverso è il caso dei cristiani sposati, per i quali il donarsi (= piacere)
al Signore dipende dal sapersi donare mutuamente; infatti chi è sposato
invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e
si trova diviso!...la donna sposata invece si preoccupa delle cose del
mondo, come possa piacere al marito (1Cor 7,33-34). Di qui la superiorità
della verginità, che Paolo considera un dono (1Cor 7,3-5; Mt 19,11); quindi
come qualcosa che è dato a beneficio della Chiesa (1Cor 14,4.6) e che colui
che ne è gratificato deve conservare con la preghiera e la vigilanza: Questo
lo dico per il vostro bene: non per gettarvi un laccio, ma perché vi
comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni (1Cor
7,35).

S. Paolo era certamente uno che conosceva il cuore umano e i principi della
vita spirituale. Fidiamoci di lui e seguiamo le sue indicazioni.

Pensiero eucaristico. Gesù è il Maestro e Profeta che incontriamo nella
Messa. Vi esercitiamo la fede al sommo perché al di là del ministro vediamo
Gesù che parla e al di là del pane e vino consacrati vediamo il Cristo che
vi si nasconde e si offre al Padre per la nostra salvezza. Preghiamo la
Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli e i Santi di ottenerci di crescere
nella fede, speranza e carità.

27.1.2009 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio
(SA), tel. 081.951164 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it
www.bastamare.it <http://www.bastamare.it/> MSN:
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