VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

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VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Messaggio  Andrea il Lun Feb 09, 2009 4:53 pm

Omelia per la VI domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

Letture bibliche: Lv 13,1-2.45-46; Sal 31,1-2 5.11; 1Cor 10,31-11,1; Lc 1,40-45


Introduzione e Atto penitenziale. Gesù guarisce un lebbroso. La nostra
lebbra sono i nostri peccati, che Gesù può perdonare e dalle cui conseguenze
può guarirci. Chiediamone perdono.

Sintesi dell’omelia.

La colletta prega: Risanaci, o Padre, dal peccato che
ci divi­de e dalle discriminazioni che ci avviliscono; aiutaci a scorgere
anche nel volto del lebbroso l'immagine del Cristo sanguinante sulla croce,
per collaborare all'opera della redenzione e narrare ai fratelli la tua
misericordia. Per il no­stro Signore... La prima lettura ci propone la
situazione dei colpiti dalla lebbra nell’AT, malattia che aveva anche
conseguenze negative sulla partecipazione al culto e alla vita sociale; il
Vangelo ci fa vedere Gesù che guarisce un poveretto dalla lebbra; la seconda
lettura ci invita a fare della nostra vita un canto di lode a Dio per la
salvezza dei nostri fratelli.

Omelia.

I – La colletta inizia con la supplica: Risanaci, o Padre, dal
peccato che ci divi­de, e dalle discriminazioni che ci avviliscono…

Gli antichi, ebrei compresi, erano portati a pensare che ogni malattia fosse
conseguenza di peccati personali o commessi da altri, eventualmente genitori
o parenti (Gv 9,2). I discorsi che fanno gli amici a Giobbe sono espressione
di questa mentalità e provocano la sua reazione sdegnata, giacché non si
sente colpevole di peccati particolari, e difatti non lo era. Anche la
lebbra faceva pensare a un collegamento fra malattia e peccato e nel brano
letto è considerata non dal punto di vista sanitario (ci voleva un miracolo
per guarire), ma religioso e rituale: Se qualcuno ha sulla pelle del corpo
un tumore o una pustola o macchia bianca che faccia so­spettare una piaga di
lebbra, quel tale sarà con­dotto dal sacerdote Aronne o da qualcuno dei
sacerdoti, suoi figli (Lv 13,2); in effetti sia l’esclusione del lebbroso
dalla comunità (equivaleva alla scomunica): I1 lebbroso colpito da pia­ghe
porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore,
andrà gridando: "Impuro! Impuro"! Sarà impuro finché durerà in lui il male;
è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell'accampamento” (Lv 13,45-46),
sia il fatto che, anche guarito, poteva essere riammesso nella comunità solo
dopo un sacrificio di espiazione (Lv 14,33ss), mostrano che la lebbra era
vista come un segno di peccato (Nm 12,10-15; Dt 28,27.35; 2Cr 26,19-23).
Gesù si muove in questo ambito di idee quando guarisce il lebbroso.

Certo all’origine della sofferenza nel mondo c’è il peccato dei nostri
progenitori; nel racconto appare la rottura che provoca con Dio, con se
stessi, col prossimo, con la natura. Esso produce la disarmonia con Dio: Ho
udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono
nascosto (Gn 3,10), con il prossimo: La donna che tu mi hai posta accanto mi
ha dato dell'albero e io ne ho mangiato (Gn 3,12), con se stessi: si
aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi;
intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture (Gn 3,7), e con la
natura: maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo
per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai
l'erba campestre (Gn 3,17-18). I nostri peccati confermano la scelta di
Adamo e ci fanno meritare le stesse conseguenze: la morte e gli altri
castighi…

Nell’esclusione del lebbroso dalla comunità e dal culto troviamo la
situazione del peccatore, che non vive più in comunione piena con Dio e con
gli altri: il lebbroso a causa della sua malattia e senza colpa propria, il
peccatore a causa del suo peccato e per colpa propria. Abbiamo bisogno di
Dio sia per avere il perdono dei peccati, in modo che sia tolta la causa
delle divisioni, sia per avere il suo aiuto nella lotta contro le tendenze
al peccato e le sue tentazioni, che non ci mancano mai. La discriminazione,
a cui – secondo la nostra mentalità - era sottoposto il lebbroso, e ogni
forma di discriminazione sono vere umiliazioni per i fratelli, sono peccato
e diventano occasione di reazioni, che moltiplicano i peccati, e perciò
certamente non sono volute da Dio. Abbiamo perso parecchio dell’idea delle
disastrose conseguenze del peccato sul nostro rapporto con Dio e col
prossimo.

II – La colletta chiede ancora: aiutaci a scorgere anche nel volto del
lebbroso l'immagine del Cristo sanguinante sulla croce…

Certamente quando pensiamo a Dio, siamo portati a pensare a una realtà
infinitamente bella; ed è giusto che sia così. Il volto di Cristo, Dio e
uomo, certamente era bellissimo, perché uomo perfetto. Ma Gesù è passato
anche attraverso la passione e morte, e quindi il suo volto fu sfigurato:
Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore
per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei
dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la
faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima (Is 53,2-3). Era
difficile, anzi impossibile pensare che quel Volto fosse il medesimo sul
quale si rifletteva la gloria della divinità al momento della
Trasfigurazione (Mc 9,1ss). Preghiamo di riconoscere nel volto del lebbroso
e di ogni sofferente quello di Gesù: In verità vi dico: ogni volta che avete
fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete
fatto a me... In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose
a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me (Mt
25,40.45), ma anche di distinguere nel volto deturpato del peccatore le
tracce dell’immagine (naturale) di Dio in lui (Gn 1,26) e quelle
dell’immagine soprannaturale che vi fu impressa col battesimo, e anche di
intravedere quella che sarà in futuro l’immagine di Dio in lui, in seguito
alla restaurazione che lo Spirito può operare in lui nel rispetto della
libertà dell’uomo.

Di fronte a ogni sofferente dobbiamo provare i sentimenti del cuore di
Cristo davanti al lebbroso: Ne ebbe compas­sione; certo alla compassione di
Gesù seguì la sua volontà di guarirlo e la capacità di guarirlo: tese la
mano, lo toccò e gli disse: «Lo vo­glio, sii purificato!» (Mc 1,41), per cui
effettivamente gli diede la sanità. Non sempre possiamo portare un aiuto
efficace al prossimo, come faceva Gesù, ma possiamo certamente portare la
nostra parola di conforto nella sofferenza del fratello e unirci alla sua
preghiera: venne da Gesù un lebbro­so, che lo supplicava in ginocchio e gli
diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!» (Mc 1,40). Nel Vangelo la guarigione
del lebbroso restituisce all’uomo non solo la sanità fisica ma anche la
possibilità di partecipare alla normale vita di convivenza e al culto. E
diventa simbolo della restituzione della vita e salute eterna al peccatore,
che la perde a causa del peccato grave e non può unirsi Gesù
nell’Eucaristia.

III – La colletta specifica: per collaborare all'opera della redenzione

Dobbiamo condividere i sentimenti del Cuore di Cristo e il suo desiderio per
la salvezza dell’uomo. Stava a cuore a Gesù il benessere fisico delle
persone e perciò le guariva, ma soprattutto quello spirituale e perciò
annunciava la necessità della conversione e dava il perdono dei peccati e lo
Spirito Santo per poter essere fedeli in futuro. Gesù vuole la continuazione
della sua missione di salvezza e collaboratori perché tutti possa ricevere
l’annunzio del vangelo, aderirvi con fede e regolare la propria vita secondo
la carità verso Dio e verso il prossimo. Ci vuole partecipi al suo amore
verso il Padre, per la cui gloria dobbiamo impegnarci qualsiasi cosa
facciamo: sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra
cosa, fate tutto per la gloria di Dio (1Cor 10,31), e verso gli uomini, per
la cui salvezza dobbiamo lavorare. Era quello che faceva Paolo: io mi sforzo
di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di
molti, perché giungano alla salvezza (1Cor 10,33). E perciò raccomandava:
Non siate motivo di scan­dalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di
Dio (1Cor 10,32).

Guardiamo a S. Paolo come nostro modello allo stesso modo in cui egli aveva
come punto di riferimento Gesù: Diventate miei imitatori, come io lo sono di
Cristo (1Cor 11,1).

IV – La colletta conclude: e narrare ai fratelli la tua misericordia

Gesù guarisce il lebbroso: subito la lebbra scom­parve da lui ed egli fu
purificato, lo rimprovera perché non ha osservato l’isolamento legale:
ammonen­dolo severamente, lo allontana come era necessario finché non avesse
avuto la certificazione della guarigione avvenuta: lo cacciò via subito (Mc
1,43), e perciò gli ordina: va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri
per la tua purificazione quello che Mosè ha prescrit­to, come testimonianza
per loro; infine gli ingiunge il silenzio perché non vuole movimenti di
massa verso la propria persona a causa della concezione sbagliata corrente
del messianismo: Guarda di non dire niente a nessuno (Mc 1,44).

Ma il guarito fece l’opposto: quello si allontanò e si mise a proclama­re e
a divulgare il fatto. Intendeva certamente esprimere la sua gioia per la
guarigione e ringraziare Dio e Gesù, ma in questo modo collabora anche alla
diffusione della conoscenza di Gesù e alla crescita della fede in lui. Così
a causa di questa testimonianza che rendevano il lebbroso guarito e gli
altri curati dalle varie malattie: Gesù non po­teva più entrare
pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano
a lui da ogni parte (Mc 1,45).

Pensiero eucaristico.

Nell’Eucaristia incontriamo Gesù vivo e vero con tutta
la sua potenza di guaritore dell’anima per mezzo del perdono dei peccati e
il dono della vita eterna e del corpo con la sua onnipotenza risanatrice.
Nel farsi nostro cibo e bevanda ci dà la possibilità dell’intimo contatto
con lui, che se accompagnato da fede e carità, ci può ottenere ogni grazia e
ogni miracolo. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e
i Santi Patroni, di ottenerci di accostarci in tal modo a Gesù Eucaristia.

5.2.2009 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio
(SA), tel. 081.951164 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it
www.bastamare.it <http://www.bastamare.it/> MSN:
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