II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B )

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II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B )

Messaggio  silvia il Ven Mar 06, 2009 2:11 pm

Omelia per la II Domenica di Quaresima (Anno B)

Letture bibliche: Gn 22,1-2.9a.10-13.15-18; Sal 115,10.15-19; Rm 8,31 b-34; Mc 9,2-10

Introduzione e Atto penitenziale. L’obbedienza eroica di Abramo a Dio è un rimprovero alla nostra poca fede e della poca fiducia che noi abbiamo in Dio. Chiediamo perdono di tutti i nostri peccati e in particolare per il poco affidamento che facciamo su Dio.

Sintesi dell’omelia.
La colletta prega: O Dio, Padre buono, che non hai risparmiato il tuo Figlio unigenito, ma lo hai dato per noi peccatori; rafforzaci nell’obbedienza della fede, perché seguiamo in tutto le sue orme e siamo con lui trasfigurati nella luce della tua gloria. Per il nostro Signore… Il Vangelo ci fa assistere alla trasfigurazione di Gesù, ma anche ci fa sentire il preannuncio della sua Passione e Morte, espressione del dono che il Padre ci fa del suo Figlio per la nostra salvezza (come proclamato nella seconda lettura) e simboleggiato dal sacrificio di Isacco (cfr la prima lettura).

Omelia.
I - La colletta invoca: O Dio, Padre buono…
Ci sembra difficile usare l’appellativo “Padre” e l’attributo “buono” per Dio se leggiamo in un modo sbagliato la prima lettura di oggi. L’ordine che dà Dio ad Abramo e le stesse parole usate fanno rabbrividire: Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va' nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò (Gn 22,2 ). Certo noi sappiamo che si tratta solo di una prova: Dio mise alla prova Abramo (Gn 22,1 ), ma questi non lo sa e vive tutta la sofferenza di fronte all’azione che gli è stata ordinata. Invece ci appare in modo splendido la bontà di Dio quando riflettiamo alla sorte differente di Isacco e di Gesù. Il figlio di Abramo, per volontà di Dio, viene salvato dall’Angelo, che ferma la mano del padre: Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito (Gn 22,12 ), e un ariete ne fa le spese: Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio (Gn 22,13 ). Ma nessuno ferma la mano di Dio Padre, che consegna il Figlio nelle mani dei peccatori per la loro salvezza. Infinita è la bontà di Dio, il quale ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna (Gv 3,16 ).
Dio ci ama veramente; sembra quasi che ami più noi che suo Figlio, direbbe S. Alfonso de’ Liguori, con altri santi che hanno scritto pagine meravigliose sull’argomento con la loro comprensione amorosa.
II – La colletta esplicita: che non hai risparmiato il tuo Figlio unigenito, ma lo hai dato per noi peccatori…
In effetti è proprio quello che è avvenuto: Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? (Rm 8,32). Egli è tutta la ricchezza del Padre, perché è Dio come Lui; Egli ci ha dato questo sommo dono; non possiamo quindi temere che possa rifiutarci qualsiasi cosa, perchè tutte le creature sono sempre secondarie rispetto al Creatore. Lo ha dato per noi peccatori, in modo che espiasse i nostri peccati con la sua Passione e Morte e noi potessimo ottenere per i suoi meriti il perdono e la vita eterna.
Nel Vangelo Gesù fa riferimento alla sua Passione con quelle parole, che tanta difficoltà facevano agli Apostoli: ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti (Mc 9,9). Già durante la trasfigurazione con i due che gli erano apparsi: E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù (Mc 9,4), aveva parlato della sua passione e morte, come ci suggerisce Luca: apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita (esodo) che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme (Lc 9,31). Gli Apostoli eseguono l’ordine di Gesù: Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti (Mc 9,10).
Non ringrazieremo mai abbastanza Dio per l’amore che ci ha mostrato dando il Figlio per noi; non gli daremo mai abbastanza amore come risposta al suo amore per noi; non ci impegneremo mai abbastanza per la salvezza del nostro prossimo, giacché tanto Dio si è occupato di noi.
III - Con la colletta supplichiamo: rafforzaci nell’obbedienza della fede…
Gesù ci ha salvati, cioè ci ha ottenuto il perdono dei peccati e la vita eterna, con la sua obbedienza piena di amore al Padre; ce lo ricordano Paolo: umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce (Fil 2,8 ) e Gesù stesso in Giovanni: bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato (Gv 14,31). Dobbiamo credere alle due verità che sono l’unità e Trinità di Dio e al mistero dell’umiliazione per mezzo dell’incarnazione e passione e morte di Gesù e della sua glorificazione per mezzo della resurrezione e ascensione. Queste verità distinguono il cristiano da colui che non lo è. A Dio che ci parla noi dobbiamo rispondere con “credo”, cioè proclamo la mia adesione intellettuale e vitale a queste verità: intellettuale perché le ritengo vere, e vitale perché lascio trasformare la mia vita da queste verità, come Abramo, che si lascia guidare completamente da Dio in tutto.
E’ precisamente Dio Padre: Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce, che ci invita ad ascoltare il Figlio: Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo! (Mc 9,7). La Parola di Dio noi la troviamo soprattutto nella S. Scrittura, che dovremmo mettere al centro della nostra attenzione. Dovremmo sviluppare nei confronti della Parola di Dio la devozione, che avevano i nostri Padri Ebrei e che hanno anche i nostri Fratelli Evangelici, che, non avendo i sacramenti, per lo meno valorizzano questo mezzo potentissimo di salvezza e di santificazione. Impegniamoci a leggere ogni giorno 35 versetti dell’AT e 11 del NT e in due anni divoreremo tutta la S. Scrittura (eccetto i Salmi, che vanno letti a parte, come preghiere con calma per poterli gustare). Si può anche seguire il piano biennale di lettura dalla Bibbia, scaricandolo dalla PAGINA DOWNLOAD del sito www.bastamare.it.
IV – La colletta prosegue: perché seguiamo in tutto le sue orme
Dobbiamo seguire le orme di Gesù. Gesù è nostro Maestro, e anche Modello, al quale dobbiamo ispirare la nostra vita. Accettare la Sua Parola come vera significa rinunciare al nostro modo di pensare per aderire al suo modo di pensare; amare lui significa rinunciare al proprio modo di amare per accettare il modo di amare della Trinità, che egli rende visibile e tangibile, e trasformarsi completamente in Lui. Anzitutto dobbiamo condividere gli affetti e i sentimenti del suo Cuore; ce lo dice Paolo: Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù (Fil 2,5); ce lo dice Pietro: Cristo soffrì nella carne, anche voi armatevi degli stessi sentimenti; chi ha sofferto nel suo corpo ha rotto definitivamente col peccato (1Pt 4,1). Ma dobbiamo imitare anche le azioni: A questo infatti siete stati chiamati, poiché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme; egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti (1Pt 2,21-25). L’imitazione di Gesù consiste anzitutto nell’evitare il peccato, che egli ha espiato con tanta sofferenza, e poi nell’imitare la sua vita di obbedienza amorosa al Padre. Anche Abramo dà dimostrazione di obbedienza eroica a Dio: Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio (Gn 22,9-10).
V – La colletta conclude: e siamo con lui trasfigurati nella luce della tua gloria.
La ricompensa promessa ad Abramo è straordinaria e duratura: Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce (Gn 22,16-18).
Potremmo applicarla a Gesù, riferendola alla gloria che il Padre gli dà per la sua obbedienza: Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre (Fil 2,9-11). La “discendenza” di Gesù sono i credenti in lui attraverso i secoli e i tanti che hanno dato la vita per suo amore sia versando il sangue per lui sia consumandola giorno per giorno. Un po’ della “gloria” di Gesù già appare nella sua trasfigurazione. Gesù è vero Dio e tale resta per sempre, ma da uomo solitamente nasconde la sua divinità. In qualche occasione la manifesta, come qui nella trasfigurazione: le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche (Mc 9,3). Essa è riservata solo ai tre discepoli prediletti: Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro (Mc 9,2); forse perché ad essi manifesterà anche la debolezza della sua umanità nel Getsemani. Gli Apostoli attraverso Pietro esprimono i loro sentimento di sconfinata ammirazione e sorpresa: Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbi, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire (Mc 9,5-6).
La nostra ricompensa per la nostra adesione a Dio per mezzo di Gesù Cristo è anzitutto il dono che il Padre ci fa in Gesù: Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, ma anche tutto il resto di cui abbiamo bisogno anzitutto per la nostra vita spirituale ma anche materiale: non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? (Rm 8,32). Inoltre la certezza che Dio in Gesù è schierato a nostra difesa e ci difende dai nemici molto più e meglio di come faceva per il popolo dell’AT: se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? (Rm 8,31). Occorre aggiungere che siamo difesi dalle accuse del grande Avversario (è stato precipitato l'accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte, Ap 12,10), Satana: Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? E, ancora, che siamo resi giusti da Dio: Dio è colui che giustifica! (Rm 8,33). E certamente non siamo condannati da Gesù, il dono del Padre all’umanità, che è entrato nella gloria e prega incessantemente per noi: Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi! (Rm 8,34).
Ovviamente questo vale per coloro che hanno l’atteggiamento di Abramo: l’Angelo del Signore gli disse: “Abramo!” Rispose: “Eccomi!” (Gn 22,1)con tutta la disponibilità a fare la volontà di Dio che ebbe Abramo poi.

Pensiero eucaristico. Gesù è entrò nel mondo, proclamando di voler fare la volontà del Padre, e ne uscì, affermando di averla compiuta: in effetti fu obbediente fino alla morte di croce. Nella Messa questo mistero ci è annunciato dalla Parola ed è reso presente nell’Eucaristia. Unendoci a Lui nella Comunione Eucaristica, diventiamo capaci di fare altrettanto. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, specie i Santi Penitenti, di ottenerci la grazia di sapere partecipare alla Messa con questo spirito.
3.3.2009


Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio (SA), tel. 081.951164 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it www.bastamare.it MSN: francescoenricos@hotmail.it
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