Conversione: "Vieni e vedi"!

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Conversione: "Vieni e vedi"!

Messaggio  Francesco il Dom Mar 08, 2009 7:36 am

ANTONIO SOCCI – (famoso scrittore e giornalista).

Ci provoca con queste domande, e ci invita a rispondere:
Chi è Gessù?
Come ha potuto capovolgere la storia umana?
Perché affascina tutti, perfino i suoi nemici?
Come si spiegano centinaia di profezie contenute nelle Sacre Scritture
che hanno predetto esattamente tutta la sua vita e il momento del suo arrivo?
E soprattutto, è davvero risorto?
Che prove ci sono? È davvero vivo oggi? E dove è?

Con il suo ultimo e interessante libro, “Indagini su Gesù”, Antonio ci porta a percorrere una coinvolgente ricerca della storia che ha per protagonista Gesù, il nostro Salvatore.
Vorrei invogliarvi a leggerlo, riportandovi qualche pagina, che più mi ha colpito…

“Nonostante lo scorrere dei secoli, il fascino che emana Gesù di Nazaret non diminuisce,
ma ingigantisce. Ed è sempre la sua stessa storia che accade, eppure sempre nuova, la stessa avventura, ma che si presenta in forme imprevedibili e inimmaginabili: chi infatti avrebbe mai potuto immaginare – dopo san Paolo e san Benedetto e dopo sant’Agostino e san Bonifacio –
che qualcuno potesse “inventare” Francesco d’Assisi o Ignazio di Loyola e i suoi compagni?
Chi poteva prevedere Caterina da Siena o Teresa d’Avila o padre Pio o Madre Teresa? O Bernardette o Giovanna d’Arco? Un’eterna giovinezza, una serie infinita di primavere, tutte
egualmente luminose e tutte con colori diversi.

E chi poteva immaginare che potesse conquistare il mondo e la storia chi si era lasciato annientare
e massacrare? Ma quale uomo poteva vincere attraverso il proprio martirio? Che paradosso è questo? Che assurdità storica è questa? Quale uomo può conquistare tutti, rinunciando a tutto? Quale invincibile potere può manifestarsi sulla terra dopo che si è scelto il totale rifiuto di ogni
potere umano e terreno?”. (…)

Epilogo dell’indagine

“Verrà il giorno in cui gli uomini non potranno pronunciare il nome di Gesù senza piangere”.
(G. Bernanos)

Un giorno chiesero a Jean Paul Sartre di Gesù, del cristianesimo. Rispose: “Che Cristo è morto per me, proprio per me? Troppo bello per essere vero”.
Troppo bello per essere vero? In effetti è una cosa dell’altro mondo (letteralmente), ma perché non accettare l’invito “vieni e vedi”? Perché non verificare? Perché non cercare di capire, non toccare con mano? Secondo Luigi Bozzoli “per Sartre e Simone de Beauvoir il silenzio su Gesù è il risultato di una rimozione che appare volontaria e che si rovescia in una furtiva inesausta presenza”.
La rimozione di Gesù è in genere superficiale, banale. Pregiudiziale.
Come se non si riuscisse a guardarlo in faccia davvero. Infatti, in genere, è una rimozione di se stessi. Si fugge dal suo sguardo per sfuggire a se stessi, al proprio cuore che ne sente il fascino.

Ma la vita è un istante e tutto, proprio tutto, passa. Un brevissimo flash affacciato sull’eternità e ogni attimo potrebbe spalancarcela davanti. La sola cosa che resta, che non passa, è quel faccia a faccia con Gesù. Se si rifiuta il suo sguardo di Misericordia sulla terra, si incontrerà la Giustizia.

Ci giochiamo noi stessi: questa è la posta in gioco. La più alta. Abbiamo solo poco tempo e tutto sarà definitivo. La Felicità per sempre oppure sentirsi dire da Gesù giudice quelle terrificanti parole: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno…” (Mt. 25, 41).
Il Paradiso e l’Inferno cominciano quaggiù. La vita può essere la bella avventura della salvezza, che è stare davanti al suo sguardo. O può essere la nausea, lontani da lui. Senza di lui “la vita è una passione inutile” (Sartre). Senza di lui “non esistono amori felici” (Argon). Senza di lui la vita è una favola crudele raccontata da un ubriaco in una notte di follia (Shakespeare).

“Oggi la gente vive nel benessere senza gioia. In fondo a una lunga sfilata di bollette della luce, del telefono e del gas, non intravede altro che il conto delle Onoranze funebri” (Bruce Marshall).
Eppure scoprire il senso della vita è più importante perfino del pane. Narcotizzati come siamo nel nostro “surrealismo di massa” non si avverte l’urgenza della scelta. Lo notava già Bernanos: “Il mondo è divorato dalla noia. Bisogna rifletterci sopra, non si sente subito. È una specie di polvere. Andate e venite senza vederla. La respirate, la mangiate, questa noia, la bevete. È così tenue, così sottile che sotto i denti nemmeno si avverte.

Eppure se voi sostate un momento, vi copre subito il volto e le mani. Perciò dovete agitarvi senza sosta, per scuotere questa pioggia impalpabile di cenere. È solo per questo che il mondo s’agita molto”. È per questo che ci si accalora e ci si scanna per cose senza senso o valore o addirittura per cause indegne o per mero interesse. Ma sono tutte distrazioni. Per fare i conti davvero, fino in fondo, con il “caso Gesù”, con il suo invito “vieni e vedi”, forse alla fine bisogna guardare sinceramente se stessi, la propria vita, il dramma dell’umanità e gli immensi desideri del nostro cuore, la nostra sete di felicità e di giustizia.

Il filosofo Ludwig Wittgenstein ha scritto: “Posso rifiutare tranquillamente la soluzione cristiana al problema della vita (redenzione, resurrezione, giudizio, cielo, inferno); tuttavia con questo non si risolve il problema della mia vita, perché io non sono né buono né felice. Non sono redento (…). Tu hai bisogno di redenzione, altrimenti sei perduto”. La vita stessa ce lo dice. Prima o poi viene il momento della verità. Quando cadono tutte le maschere e tutti gli alibi.

Maurice Clavel, famoso intellettuale parigino, con Camus nella Resistenza e nel giornale clandestino “Combat”, dopo il Sessantotto tra i fondatori di “Liberation”, padre nobile dei “nouveax philosophes”, si convertì al cattolicesimo quando “il pensiero non ce l’ha più fatta e le cose scritte avevano perso ogni consistenza”, perché, disse, “è a partire dal mio niente che Dio si può manifestare”. Aggiunse che alla fine, come confidò Claudel: “Bisogna essere capaci di infilarsi nel confessionale. Perché siamo peccatori”.

E questo perdono, quel suo sguardo di infinita Misericordia, fa rinascere: è l’impero della Grazia, l’unico, vero regno di Dio. Ed è bellissimo e durevole. Non è difficile. “Il regno dei cieli” diceva Giussani “è frutto della libertà […], non è qualcosa di drammatico o di eroico; è una cosa semplice: “Aiutami, Signore!”>>.

“Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!”.

Buon cammino di conversione, nella morte e resurrezione di Gesù!

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Testimonianza di Vicky

Messaggio  Francesco il Sab Mar 21, 2009 7:17 am

Cari amici, ecco ancora da: “Indagini su Gesù” di Antonio Socci,
questa commovente e interessante testimonianza,
dove si racconta come avvengono i miracoli!…
E come possiamo superare qualsiasi situazione esistenziale,
se ci lasciamo accompagnare dalla provvidenza di Dio presente in noi!

GLI OCCHI DI ROSE

Questa è la storia di una giovane donna ugandese. Anzi di due: Vicky e Rose.
Ma è Vicky che la racconta perché si tratta appunto del suo incontro con Rose.
È una storia di vita quotidiana che, nel caldo pomeriggio riminese del 26 agosto 2008,
al Meeting di Comunione e Liberazione, ha commosso dodicimila persone che l’hanno
ascoltata col groppo in gola.

Dunque Vicky vive a Kampala. Da giovane ha dovuto smettere di studiare perché la madre
Con cui viveva, insieme a una sorella piccola, si era ammalata di tumore.
Inizia a lavorare come contabile all’ospedale dove rimarrà per dieci anni, durante i quali si sposa e ha due bambini. Nel 1992 rimane incinta la terza volta e il marito assume uno strano atteggiamento: vuole che abortisca, altrimenti – minaccia – la lascerà.

Vicky non capisce e decide di portare avanti la gravidanza. Ma, con una sorpresa, dopo il parto, viene davvero lasciata dal marito. Nel 1996 il bimbo più piccolo comincia a star male.
I sintomi sono quelli della tubercolosi. Poi, dopo qualche mese, arriva l’herpes. I medici continuano a minimizzare, finché, nel 1997, non si ammala Vicky. Stando molto male deve lasciare il lavoro e, con tre figli piccoli, tutto si complica.

Un giorno cade a terra e si risveglia all’ospedale, dove fa il test dell’HIV e scopre di essere sieropositiva. Le crolla il mondo addosso: <<Mi sono chiesta: perché io? Ero sposata regolarmente e sono sempre stata fedele a mio marito>>. Vicky sta ricoverata per due settimane: <<Quando mi hanno dimessa per tornare a casa era già un miracolo, perché attorno a me vedevo molti morire>>.

Ma il peggio doveva arrivare. A casa infatti scopre che il bimbo piccolo sta molto male. Così chiede di fare anche a lui il test dell’HIV e le viene detto che è sieropositivo anche lui. Per lei è il dolore più grande: <<Perché lui? Ho visto donne affette da HIV che hanno dato vita a bambini sani. Allora che cosa mai ho fatto? Era condannato a morire fin dall’utero a causa della presa di posizione di suo padre, ma io l’avevo tutelato fino alla nascita, eppure quel destino continuava a seguire mio figlio>>.

Vicky continua: <<Non riuscivo a capire Dio. Ho pianto. Se fossi stata malata solo io l’avrei potuto sopportare, ma mio figlio no! Un innocente! E mi sembrava che Dio rimanesse in silenzio.
Dal 1998 al 2001 sono vissuta su un altro pianeta, pur rimanendo sulla terra. Tutti gli amici di sempre hanno smesso di venirci a trovare. Che torto avevo fatto loro? Ammalarmi? I miei parenti, che di tanto in tanto venivano a trovarci, mi hanno abbandonata. Non avevamo denaro, nessuno ci sorrideva, tutti ci odiavano come se ci fossimo procurati noi la malattia>>.

Poi, un giorno del 2001, accade un fatto insolito. A casa di Vicky vengono alcuni volontari del Meeting Point International a cui è stato detto che lì c’è qualcuno che sta morendo. Spiegano quello che fanno e la invitano a lasciarsi aiutare, ma Vicky non crede a una parola. Pensa che non sia possibile che degli sconosciuti vogliano occuparsi di lei quando tutti quelli che la conoscevano l’hanno lasciata sola. Tornano più volte. Vicky neanche vuole più ascoltarli. Intanto a casa le cose precipitano.
I figli abbandonano la scuola e anche il più piccolo, malato, perché veniva deriso dal maestro a causa della sua estrema magrezza. Un acuto dolore e un’altra umiliazione per Vicky. Un giorno i volontari arrivano con una persona nuova: Rose, che è un’infermiera del Meeting Point (è cattolica, del movimento di Comunione e Liberazione). Vicky si vergogna che loro vedano una casa così sporca, ma lei non ha i soldi neanche per mangiare e sta molto male.

Rose va a sedersi accanto a lei. Vicky però si alza e va più in là, perché si vergogna dello stato in cui si trova (<<senz’altro non emanavo un buon odore e dal naso e dalla bocca usciva pus, ero coperta di piaghe, dai piedi uscivano altre sostanze>>). Ma anche Rose si alza e le va di nuovo accanto. La cosa si ripete così diverse volte. Rose le parla, ma lei non vuol saperne. Quando però se ne vanno Vicky continua a pensare a una frase che le ha detto Rose: <<Se tu non vuoi, almeno permettimi di curare tuo figlio. Ha una vita che può vivere. Dammelo ti prego!>>.

Lei aveva risposto di no, ma ci pensa e ci ripensa. E un giorno si presenta col fanciullo al Meeting Point. Arrivando sente una musica ed entrando si accorge che stanno ballando. È sbigottita: <<Non riuscivo a capire come un malato potesse ballare, come riuscivano a sorridere, come potevano essere felici>>. Si convince che ha sbagliato ad andare lì e torna a casa. Però Vicky è colpita dal fatto che quei volontari continuano a occuparsi di suo figlio e a curarlo. E comincia a svanire la sua diffidenza. Torna al Meeting Point, però rimanendo chiusa in se stessa. Non vuole parlare con nessuno. Così un giorno, mentre preparano il bimbo per la terapia, Rose la invita nel suo ufficio: <<Mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Vicky tu hai un valore! E questo valore è più grande del valore della malattia. Ce la puoi fare, hai solo bisogno di ritrovare la speranza. Tu hai un valore e questo valore è grande!”.

Io sono rimasta in silenzio mentre Rose continuava a guardarmi. Ha pronunciato solo queste parole, ma gli occhi, gli occhi che mi guardavano, gli occhi parlavano molto più della sua bocca. Quegli occhi mi invitavano a crederle, come se mi dicesse: “C’è qualcosa sopra di te nel quale devi riporre la tua speranza”. Mi guardava con quegli occhi che erano un raggio di speranza per me! Occhi di amore! Quegli occhi parlavano, anche se la bocca ripeteva solo poche parole: “Vedrai che la terapia consentirà a tuo figlio di sopravvivere”>>.

Lo sguardo di Rose diceva alla donna: <<Vicky ritrova la speranza! Devi vivere per vedere i tuoi figli crescere>>. Lei è colpita, commossa, stupita. Ma subito, dentro di sé, si chiede: <<anche se mio figlio si cura e si salva, dove trovo i soldi per dare loro da mangiare? Come posso sopravvivere? Che miracolo deve mai accadere?>>. Torna a casa Vicky rivede con la mente tutto quel che è accaduto in quei mesi. Tutti l’avevano rifiutata. Le prime parole che le sono state rivolte sono state quelle di Rose. Le prime parole di speranza. Dentro di lei si accende qualcosa di indescrivibile. Continua a pensare e ripensare a quello sguardo. In quel momento sente di aver davvero <<incontrato>> Rose. Così entra la speranza nella sua vita. Quando si rende conto che la terapia per suo figlio lo fa stare già meglio è felice.

Vicky comincia a frequentare il Meeting Point. Rose non torna a dirle quelle cose, ma i suoi occhi sempre. E Vicky, ogni volta che incontra il suo sguardo, pensa: <<Se Rose può guardarmi in questo modo, come sarà mai il volto di Dio? Dio in qualche modo mi guarda anche attraverso il volto di Rose e mi sono resa conto che il volto di Dio era sul volto di Rose. Rose mi ha dato una spalla su cui appoggiarmi, è Cristo che mi ha dato quella spalla perché io potessi appoggiarmi quando nessun altro era lì per me. Cristo, attraverso Rose, è venuto da me e mi ha dato la speranza (quella vera!).

Tutto è cominciato con un incontro. Quando ho incontrato Rose ho incontrato Cristo e questo incontro ha fatto risorgere la mia vita e questa risurrezione si è fatta sempre più forte. E quando le mie speranze sono risorte, anche il mio corpo ha cominciato a risorgere. Oggi io sono la prova di questa realtà. Come sia successo non so spiegarlo, ma so che ho un compagno, un Amico.
Rose c’è sempre ed è lei che mi ha fatto capire che Gesù è sempre accanto a me in questo cammino che è anche di sofferenza>>.

Così Vicky dal 2003 comincia la terapia. La sua vita cambia. Gli altri figli tornano a scuola e vanno all’università. <<Noi abbiamo fatto un incontro, sul quale ci appoggiamo anche oggi, col Creatore della nostra vita. Che ci ha ridato la dignità>>. Ma Vicky intuisce che tutto dipende da Rose, dall’incontro che aveva fatto lei e cha l’ha resa così: <<Non riuscivo a capire perché Rose si comportasse così>>. È stata lei a spiegarlo a Vicky, è stato il suo incontro col movimento di Comunione e Liberazione a farle incontrare Gesù e a cambiarla.

Vicky lo ha capito e ha voluto farne parte: <<Il movimento è una Persona, è una vita e genera vita. Lasciamo stare Lazzaro che è risuscitato tanti anni fa, ma se non avete mai visto un miracolo, sono io, eccomi qua. Perché ero morta e ho riacquistato la vita>>. Il movimento, che ha conosciuto nello sguardo di Rose, l’ha aiutata <<a capire quale fosse il mio destino e mi accompagna a ritrovare la speranza. Ora so soprattutto di avere una famiglia: la famiglia del movimento. Non ho madre, non ho padre, non ho marito, ma ho una spalla sulla quale appoggiarmi>>.

Anche se ha addosso la <<condanna>> del virus, Vicky si sente libera: <<Tutti possono essere liberi: bisogna dire “sì” quando arriva la chiamata. Rifiutarsi significa rimanere prigionieri>>.
E suo marito? Fa la sua vita altrove. Vicky dice: <<Si troverà davanti al Giudice. Io non sono il Giudice, io l’ho perdonato. Da quel momento la mia libertà è stata totale. Sono libera, mio figlio è libero. E quando verrà il momento di morire, moriremo come chiunque altro, non schiavi del virus>>. Vicky ha imparato a dire sì anche alla croce <<e Rose ha accettato di aiutarci a portarla.
Il movimento è con noi e non verremo meno a questo compito>>.

Per questo Vicky definisce don Carron, che è succeduto a don Giussani nella guida di Comunione e Liberazione, <<padre della mia speranza, la cui umiltà mi rende umile>>. A lui Vicky, dopo averlo incontrato al Meeting di Rimini, ha lasciato una lettera dove tra l’altro scrive: <<Don Carron, che gioia averti conosciuto! Ciò che ha cambiato la mia vita sono stati gli occhi di Rose, pieni d’amore e di speranza, così carichi di attrattiva.

Ma poi arriva un momento, altri occhi, uno sguardo di vita e risurrezione. Non riesco a spiegare i sentimenti che ho provato non appena ti ho visto, ho sentito il potere della resurrezione colpirmi improvvisamente e per questo sono scoppiata a piangere. È stato così improvviso e così forte e così forte che anche le mie ginocchia sono diventate deboli e non sono riuscita a controllare le mie lacrime anche se eravamo in pubblico. Il tuo sguardo farà crescere molte persone che Dio sempre condurrà a te. Io sono semplicemente una tra i tanti […] Accetta il mio amore. Tua figlia, Vicky>>.
* * * * * * *

Torniamo dunque alla domanda che abbiamo lasciato in sospeso…(interessante questa risposta).
La storia di Vicky, una donna che pure vive una condizione estrema, dove tutti credono che non ci possa essere speranza, ci aiuta a capire meglio la risposta che don Giussani dava, nel 1993, a quella domanda: (sulla presenza quotidiana di Cristo risorto nella nostra vita) …

<<La presenza di Cristo è la compagnia di coloro che ha chiamato.
Questa compagnia è Cristo nella sua realtà umana, è il Corpo di Cristo che ti si rende presente,
tanto che Lo tocchi, Lo vedi, Lo senti… Cristo ti aiuta accompagnandoti. Ti accompagna fisicamente con la compagnia in cui ti ha collocato>>.
Questa è la prova della sua resurrezione e della sua presenza viva.
Poi Giussani, in quella straordinaria conversazione del settembre 1993, dice qualcosa che sembra spiegare in anticipo la storia di Vicky: <<Questa compagnia in cui Cristo ti ha chiamato e con cui ti si stringe attorno ti rivela quello che Lui è per te: attraverso lo sguardo e il comportamento che Egli suscita in coloro che ti ha messo attorno […] tu conosci di più chi è Cristo>>.

491 Agostino si chiede: e noi che non c’eravamo, a vedere, a toccare con mano i fori dei chiodi, a mangiare con lui? Risponde così: <<Ascolta e guarda. Ascolta le parole (la testimonianza degli apostoli su Gesù risorto,
che ci viene dalla Tradizione della Chiesa e dai Vangeli, nda) e guarda i fatti. Ascolta ciò che è stato promesso,
guarda quello che è già attuato. Le promesse si compiono, (quindi) la fede è certa>>.
<<Ecco la grazia: ecco egli risorge, ecco si fa vedere agli occhi degli apostoli. Ecco offre se stesso per essere visto
con gli occhi, offre se stesso per essere toccato con le mani. Gli apostoli vedevano il Capo, ma non vedevano la Chiesa futura, una cosa la vedevano, un’altra la credevano. Il Capo lo vedevano, riguardo al Corpo si fidavano, credevano.
Noi vediamo il Corpo e crediamo al Capo>>.


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Re: Conversione: "Vieni e vedi"!

Messaggio  annaxel il Sab Mar 21, 2009 8:21 am

...ciao Francesco, ho letto il libro, non c'è pagina che non gridi al cuore: IO SONO il Figlio di Dio!
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Re: Conversione: "Vieni e vedi"!

Messaggio  silvia il Sab Mar 21, 2009 1:44 pm

Non ho letto il libro.Per me, anche se poco credibile, è un problema anche andare in libreria.
Credo nei miracoli: con la Fede. L'esperienza è diversa:

"...possiamo superare qualsiasi situazione esistenziale,
se ci lasciamo accompagnare dalla provvidenza di Dio presente in noi! "

Lo credo, ma sperimento il contrario.

"...attraverso lo sguardo e il comportamento che Egli suscita in coloro che ti ha messo attorno […] tu conosci di più chi è Cristo>>."

Questo, per ora, per me è solo Fede, la Fede asciutta della volontà. E' attesa. Speranza...Proprio coloro che ho intorno, mi rendono buia la conoscenza di Cristo.
Forse, anche questo fa parte del cammino per seguirLo, e conoscerLo.

Grazie, se ci aiutate con il ricordo nella preghiera .

P.S. : spero e chiedo che non ci sia una dotta e culturosa spiegazione, o relazione, o simile, anche su questo argomento, che a me pare chiedere solo accoglienza rispettosa e discreta, in atteggiamento di fede e preghiera.
Grazie.
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Testimonianza di Vicky

Messaggio  Francesco il Gio Mar 26, 2009 6:43 am

"...come possiamo superare qualsiasi situazione esistenziale,
se ci lasciamo accompagnare dalla provvidenza di Dio presente in noi!

"Lo credo, ma sperimento il contrario.
Proprio coloro che ho intorno, mi rendono buia la conoscenza di Cristo.”


Cara Silvia, sembrerebbe così… Anche l'esperienza negativa può essere utile... L’importante è che ci credi!

Certamente se guardiamo solo il lato negativo della vita, non vediamo che il dilagare del male e ci sembra che
il mondo vada verso la disperazione… Infatti, il male fa sempre un gran rumore…, mentre il bene cresce nel silenzio!
È a questo bene però, che noi dobbiamo guardare, al lato positivo della vita,
perché se la nostra fede è basata su Gesù, non può vacillare… Lui ha già vinto il mondo!

Purtroppo c’è l’abitudine di dividere gli uomini in due categorie: buoni e cattivi,
i crocifissori e i crocifissi! In realtà non è così, siamo tutti l’una e l’altra cosa, secondo
la nostra scelta, ma per essere cristiani, per seguire Cristo, dobbiamo accettare di essere crocifissi!
Certamente questa scelta non è facile…, perciò bisogna perseverare nella preghiera,
perché senza di Lui non possiamo far nulla. Gesù lo ha detto: “Anche voi berrete il mio calice”.
Però ci assicura: “Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio carico leggero”…, e se decidiamo di seguirlo,
di appartenergli, Lui stesso ci aiuterà a portare la nostra croce.

Sono le anime più pure che anche oggi continuano la passione di Gesù!

Guardiamo a Lui, l’unica nostra speranza. Nel momento più difficile e drammatico
della sua vita, Gesù ha chiesto al Padre: “Se è possibile passi da me questo calice”…
però si è abbandonato alla volontà del Padre. Il Padre ha permesso il sacrificio del Figlio…
Questo è il punto che scandalizza molti… perché non riescono a comprendere dove sta
l’amore grande del Padre… forse c’è l’impressione, dal punto di vista umano,
che questo non sia amore… non riusciamo a vedere più in là..., il dopo! Mentre siamo dei “privilegiati”,
perché “Siamo stati scelti”!

Gesù, lo aveva detto ai suoi apostoli: “Io ho scelto voi…”.
Ho detto privilegiati perché è proprio questa fede, questa speranza che Dio ci ha donato
per mezzo di Gesù, che rende più leggera la nostra croce, e più facile il “passaggio”…
Obbligatorio per tutti! San Paolo ci esorta: “Io ritengo, infatti, che le sofferenze del
Momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata
in noi (Rom 8, 18). (Cara Silvia, se puoi, leggi e medita tutto il cap. Rm 8 di S. Paolo)…
E cerca di vedere nella prospettiva della vita eterna anche le sofferenze che dobbiamo
sopportare. Sotto questa luce potrai comprendere meglio anche le Beatitudini di Gesù…

Questo abbandono alla volontà di Dio, è sicuramente il punto più difficile da accettare,
perché ci obbliga a rinunciare al nostro attaccamento alle cose, al nostro io egoistico.
Ma appena lasci fare a Lui ti accorgi che tutto cambia…, che tutto è possibile, tutto è superabile, quando è lo Spirito che guida la tua vita, allora ti accorgi veramente che è questo l’unico modo che ti permette di risorgere, come abbiamo sentito nella bellissima testimonianza di Vicky:
quando scopri che Dio ti ama, e ti lasci amare alla Sua maniera!… Cioè, anche se esteriormente tutto rimanesse come prima, come nel caso di Vicky, ma interiormente ti sentirai diversa, perché sarà la forza che ti regala il Consolatore che cambierà qualcosa dentro di te.
E sicuramente ti aiuterà a sopportare e a vivere, anche la sofferenza, con gioia e tanta serenità.

Mi viene in mente il messaggio della Madonna del 18 marzo scorso…
Non trovi stupenda e meravigliosa quella frase dove dice:
“Se sapeste quanto vi amo, piangereste di felicità”. … E Gesù, non credi che ci Ama ancora di più!
Questo Amore è la forza che ci fa superare qualsiasi ostacolo!

Ringraziamo Dio del suo amore per noi
e rimaniamo uniti a Lui nella preghiera
perché ci benedica.

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Re: Conversione: "Vieni e vedi"!

Messaggio  silvia il Ven Mar 27, 2009 10:25 am

Grazie Francesco per l'attenzione e per le tue parole, in sintonia con quanto sperimento ora.
Le tue considerazioni sono del tutto condivise nella mia esperienza interiore e perciò grazie ancora!
Sofferenze e beatitudini stranamente accettate e vissute con Lui, vanno d'accordo.
La pena, resta penosa, ma credo che anche Gesù - pur in perfetta sintonia e ubbidienza amorosa al Padre, abbia sperimentato umanamente divinamente, tristezza e angoscia!
Con Lui, sperimentiamo -nella fede- anche Vita Nuova: ora è una esperienza buia, appunto nella Fede, in attesa certa della Luce del Risorto.
Rileggerò Romani 8, è un passo confortante e rassicurante.
Grazie ancora e
Ringraziamo Dio del suo amore per noi
e rimaniamo uniti a Lui nella preghiera
perché ci benedica.
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