IV DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO B

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

IV DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO B

Messaggio  silvia il Mar Mar 17, 2009 7:10 pm

Omelia per la IV Domenica di Quaresima (Anno B)

Letture bibliche: 2Cr 36,14-16.19-23; Sal 136,1-6; Ef 2,4-10; Gv 3,14-21

Introduzione e Atto penitenziale. Il peccato, del quale non si fa penitenza,
nonostante i ripetuti appelli di Dio, diventa occasione di castighi,
nonostante la sua infinita misericordia. Chiediamo perdono dei peccati e
facciamone penitenza con l'aiuto di Dio e approfittando del tempo
quaresimale.

Sintesi dell'omelia. La colletta prega: O Dio buono e fedele, che mai ti
stanchi di richiamare gli erranti a vera conversione e nel tuo Figlio
innalzato sulla croce ci guarisci dai morsi del maligno, donaci la ricchezza
della tua grazia, perché rinnovati nello spirito possiamo rispondere al tuo
eterno e sconfinato amore. Per il nostro Signore. La prima lettura ci
ripropone l'amore di Dio per il popolo Ebreo nell'AT, nonostante la sua
infedeltà e durezza di cuore. Il Vangelo di oggi, che può essere considerato
il centro di tutto l'NT, ci sottolinea l'amore di Dio per tutti gli uomini e
la sua volontà di salvarli, idea che viene ripresa nella seconda lettura.

Omelia. I - La colletta inizia: O Dio buono e fedele...

Dio è buono e fedele già nell'AT, come appare dalla pazienza che esercita
con gli Ebrei infedeli consentendo il ritorno nella terra d'Israele con
l'avvento di Ciro al trono: II Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti
i regni della terra. Egli mi ha inc­aricato di costruirgli un tempio a
Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il
Signore, suo Dio, sia con lui e salga! (2Cr 36,23). Già Geremia aveva
preannunciato il ritorno: perché si adempisse ­la parola del Signore
pronunciata per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re
di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno (2Cr 36,22) il ritorno
di quegli esuli che volessero rientrare e ricostruire il Tempio.

Ma la bontà e fedeltà di Dio si mostra soprattutto nel NT: Dio, ricco di
misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato (Ef 2,4), ha
consegnato alla morte il Figlio per dare la vita eterna ai figli degeneri:
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché
chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna (Gv 3,16).

Contempliamo e ammiriamo la bontà di Dio, che continua ad amarci nonostante
le nostre infedeltà e ci dona questa quaresima perché prendiamo coscienza
della nostra miseria e ci convertiamo veramente.

II - La colletta aggiunge: che mai ti stanchi di richiamare gli erranti a
vera conversione.

La storia della salvezza dell'AT è pieno di episodi di infedeltà da parte
degli Ebrei e di misericordia da parte di Dio per loro: pensiamo ai
rimproveri di Dio durante la loro permanenza nel deserto e il ritornello del
libro dei Giudici (Gdc 2,11-22), e il motivo della distruzione del Regno del
Nord nel 722 a.C. e del Sud nel 586 a.C. per farci un'idea della ribellione
frequente del popolo contro il suo Dio e della pazienza infinita che Egli ha
dovuto esercitare nei suoi confronti.

Abbiamo sentito la distruzione di Gerusalemme e del regno del Sud. Ecco il
motivo del castigo: tutti i capi di Giuda, i sacerdo­ti e il popolo
moltiplicarono le loro infedeltà, imitando gli ­abomini degli altri popoli,
e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme
(2Cr 36,14). Dio tentò di salvarli in tanti modi e tante volte: Il Signore,
Dio dei loro padri mandò premurosamente e incess­antemente i suoi messaggeri
ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora
(2Cr 36,15). Ma tutto fu vano: essi si beffarono dei messaggeri di Dio,
disprezzarono le sue parole e schernirono i ­suoi profeti al punto che l'ira
del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine senza più rimedio (2Cr
36,16). E venne la tragedia, annunciata da Geremia, della distruzione di
Gerusalemme e del Tempio: (i suoi nemici­) incendiarono il tempio del
Signore, demo­lirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i
suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi (2Cr 36,19); e
specie la deportazione degli ebrei in esilio: Il re (dei Caldei) deportò in
Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi
figli fino all'avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del
Signore per bocca di Geremia: «Finché la terra non abbia scontato i suoi
sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi
di set­tanta anni" (2Cr 36,20-21).

Ma l'ultima parola di Dio non è la giustizia, bensì la misericordia. E Ciro,
re di Persia consente il ritorno degli esiliati in patria e la ricostruzione
del Tempio. E questo ci deve sempre dare molta fiducia.

III - Essa prosegue: e nel tuo Figlio innalzato sulla croce ci guarisci dai
morsi del maligno.

La preghiera fa riferimento a un episodio dell'AT, accennato nel Vangelo;
nel deserto gli Ebrei erano si ribellarono a Dio - una fra le tante volte -,
e questi mandò dei serpenti velenosi che morsicavano, provocando la morte.
Mosè fa appello alla misericordia di Dio, il quale indica il rimedio: Fatti
un serpente e mettilo sopra un'asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo
guarderà resterà in vita (Nm 21,. Quelli che credettero alla parola di Dio
attraverso Mosè si salvarono, nonostante il morso dei serpenti velenosi;
morirono invece quelli che rifiutarono di credere. La guarigione non veniva
dal serpente sull'asta, ma da Dio, che aveva promesso di guarire per la fede
nella sua parola.

Analogamente si salvano per la fede quelli che guardano a Cristo, elevato
sulla croce: Co­me Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bi­sogna che
sia innalzato il Figlio dell'uomo, per­ché chiunque crede in fui abbia la
vita eter­na (Gv 3,14-15). E' ovvio che la fede da sola non basta, in quanto
è necessaria anche la carità, come afferma Paolo: in Cristo Gesù non è la
circoncisione che conta o la non circoncisione, ma la fede che opera per
mezzo della carità (Gal 5,6), cioè carità e fede vanno sempre associate. La
salvezza viene da Dio Padre Figlio Spirito per mezzo di Cristo, Dio fatto
uomo, che è morto e risorto per noi, a quelli che credono in Lui e lo
accettano come loro Salvatore e Signore.

Cresciamo nella fede in Gesù e nella sua opera di salvezza. Viviamo
coerentemente alla nostra fede.

IV - La colletta supplica: donaci la ricchezza della tua grazia.

Paolo scrive: per grazia siete salvati (Ef 2,5). La grazia è il dono di Dio
a noi; nell'AT indica il favore (hen) o la misericordia (rahamim) o la
fedeltà (emet) inamovibile, con cui Dio tiene fede alle sue promesse;
questi atteggiamenti di Dio si mostrano verso il suo popolo e dipendono
unicamente dall'amore di Dio e non dai meriti degli uomini. Nel NT conserva
gli stessi significati; S. Paolo con "grazia" indica anzitutto il dono che
Dio fa o che l'uomo riceve; poi sottolinea la gratuità del dono; infine,
colpito dall'immensità del dono fatto da Dio e dal ruolo di intermediario
che in esso ha Cristo, pone in risalto la ricchezza e l'abbondanza con cui
la grazia viene distribuita.

La prima grazia che Dio ci fa è anzitutto Gesù Cristo e la sua opera di
salvezza. Grazie a Gesù abbiamo il perdono dei peccati e la vita nuova: da
morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivi­vere con Cristo (Ef 2,5);
Dio ci ha strappati dalla morte del peccato e Con lui ci ha anche
risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù (Ef 2,6); in tal
modo Dio ha mostrato ora e mostrerà nei secoli futuri la straordinaria
ricchezza del­la sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo
Gesù (Ef 2,7), perciò non per i nostri meriti ma per la sua misericordia
infinita: e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio. Alla grazia si accede
per la fede: Per grazia infatti siete sal­vati mediante la fede (Ef 2,. Lo
stesso insegna Giovanni, che come un ritornello sottolinea il ruolo della
fede per avere la vita eterna: Chi crede in lui non é condannato; ma chi non
crede è già stato condannato; perché non ha creduto nel nome dell'unigenito
Figlio di Dio (Gv 3,1.

V - La colletta conclude: perché rinnovati nello spirito possiamo rispondere
al tuo eterno e sconfinato amore.

a. La grazia di Dio consiste nella vita nuova, dataci in Cristo: da morti
che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivi­vere con Cristo (Ef 2,5). La vita
nuova viene dall'accettazione della luce, che è Cristo: la luce è venuta nel
mondo (Gv 3,19), e dal vivere secondo la verità rivelata da lui: chi fa la
verità viene ver­so la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono
state fatte in Dio (Gv 3,21). S. Paolo usa termini analoghi: Per grazia
infatti siete sal­vati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono
di Dio; 9né viene dalle opere, per­ché nessuno possa vantarsene (Ef 2,8-9).
Dio ci fa nuove creature, e ci dà anche le opere proprie della vita nuova:
Siamo infat­ti opera sua, creati in Cristo Gesù per le ope­re buone, che Dio
ha preparato perché in es­se camminassimo (Ef 2,10).

Ma non mancano quelli che rifiutano la luce e fede: gli uomini hanno amato
più le tene­bre che la luce, perché le loro opere erano mal­vagie (Gv 3,19).
Le loro stesse cattive opere impediscono loro l'accettazione della luce, che
è Cristo: Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce
perché le sue opere non ven­gano riprovate (Gv 3,20).

b. Chi si lascia plasmare da Dio corrisponde all'amore di Dio. Egli ci ama:
Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato (Ef
2,4); questo è certamente il messaggio centrale della Parola di Dio: Dio
infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito (Gv 3,16). Solo
l'amore per gli uomini e il desiderio della loro salvezza spinge Dio al dono
del Figlio: Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare
il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui (Gv 3,17). A
questo suo amore infinito per noi Dio vuole che corrispondiamo col nostro
amore; egli ce l'ordina nell'AT e lo ripete nel NT (Mt 22,37-39), mettendo
insieme l'amore verso Dio e verso il prossimo. Il Padre ne è la sorgente:
Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. (Gv 15,9). Gesù ne è
il modello: Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri;
come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri (1Gv 13,34).

Abbandoniamoci all'amore di Dio, lasciamoci amare da Lui e amiamo il
prossimo, con le opere.

Pensiero eucaristico. La vita nuova ci viene da Gesù, che incontriamo nel
modo più completo precisamente nell'Eucaristia: egli è qui per noi luce per
illuminare la nostra intelligenza per mezzo della sua Parola e calore per
muovere la nostra volontà per mezzo dell'Eucaristia. Apriamoci ad accogliere
il dono di Dio, che è capace di farci diventare uomini nuovi. Preghiamo la
Vergine dell'ascolto e S. Giuseppe, così docili alla Parola di Dio, gli
Angeli Custodi e i Santi Patroni di ottenerci di aprirci a Dio totalmente.


14.3.2009 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio
(SA), tel. 081.951164 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it
www.bastamare.it <http://www.bastamare.it/> MSN:
francescoenricos@hotmail.it
avatar
silvia

Numero di messaggi : 783
Età : 77
Località : Padova
Data d'iscrizione : 16.02.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto

- Argomenti simili

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum