IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)

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IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)

Messaggio  Andrea il Ven Mag 01, 2009 4:56 am

Omelia per la IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO B


Letture bibliche: At 4,8-12; Sal 117; 1Gv 3,1-2; Gv 10,11-18

Introduzione e Atto penitenziale. Dio è nostro Padre e brucia d’amore per
noi, ma noi non lo trattiamo da figli rispettosi. Chiediamone perdono.

Sintesi dell’omelia. La colletta prega: O Dio, creatore e Padre, che fai
risplendere la gloria del Signore risorto quando nel suo nome è risanata
l’infermità della condizione umana, raduna gli uomini dispersi nell’unità di
una sola famiglia, perché aderendo a Cristo buon pastore gustino la gioia di
essere tuoi figli. Per il nostro Signore Gesù Cristo... Il Vangelo ci
presenta Gesù buon Pastore, che dà la vita per noi e vuole essere ascoltato
e seguito per la nostra salvezza; di questo Gesù Pietro dice che è morto e
risuscitato e che solo per mezzo di lui possiamo essere salvati; la seconda
lettura ci ricorda che la salvezza consiste nel diventare figli di Dio in
questo mondo e aspettarne la manifestazione piena nell’eternità.

Omelia. I - La colletta inizia invocando Dio: O Dio, creatore e Padre,...

Dio ci ha creati dal nulla, per cui è il nostro Padrone, ma è voluto
diventare nostro Padre: vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per
essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Sicché siamo figli di
Dio, non si solo nome, ma nella realtà, cosa difficile da comprendere da
parte nostra, perché non abbiamo un’idea adeguata di Dio (ed è impossibile
averla), ed è ancora meno comprensibile da parte di quelli che non conoscono
affatto Dio, e quindi neanche minimamente possono valutare noi per quel che
siamo in relazione a Dio: Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha
conosciuto lui (1Gv 3,1). Però in futuro la natura della nostra attuale
filiazione divina ci sarà manifestata con chiarezza: noi fin d’ora siamo
figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Capiremo noi
stessi come figli di Dio quando ci troveremo al suo cospetto e lo vedremo
così come egli è, e quindi comprenderemo dalla potenza e sapienza e bontà
del nostro Padre celeste la bellezza di noi come suoi figli. Nell’eternità,
nella visione facciale, quando egli (Gesù o il Padre) si sarà manifestato,
apparirà la nostra rassomiglianza con lui: noi saremo simili a lui (1Gv
3,2), e quindi tutta la nostra grandezza.

Siamo figli di Dio, e siamo fratelli fra noi. Dobbiamo amarci intensamente.
L’intensità dell’amore in questa vita di famiglia viene espressa da Giovanni
col rivolgersi due volte nel giro di pochi versetti col titolo di Carissimi
(1Gv 3,1-2) ai fedeli, ai quali scrive.

Riflettiamo sulla nostra filiazione divina, impariamo ad ammirare il dono di
Dio e a esserne grati a Dio e a gustarlo e amiamoci reciprocamente in modo
intenso, come Gesù ci ha amati.

II - La colletta afferma: che fai risplendere la gloria del Signore risorto


Il Padre ha glorificato il Figlio: Dio l’ha risuscitato dai morti (At 3,15;
cfr 4,10), esaltandolo al massimo: il Dio dei nostri padri ha glorificato il
suo servo Gesù (At 3,13). Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al
di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si
pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù
Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre (Fil 2,9-11); all’umiliazione
della passione e morte di Gesù il Padre ha risposto con la sua
glorificazione per mezzo della resurrezione e ascensione al cielo, dove lo
fa sedere alla sua destra. A questa glorificazione “essenziale” si
aggiungono anche le grandi opere che vengono realizzate nel nome di Gesù.

Ammiriamo la gloria di Gesù risorto e ringraziamone il Padre.

III - La colletta ricorda: quando nel suo nome è risanata l’infermità della
condizione umana…

In particolare oggi viene ricordato il miracolo della guarigione dello
storpio. Pietro, colmato di Spirito Santo, spiega ai suoi ascoltatori: Capi
del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio
recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato,
sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo
il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti,
costui vi sta innanzi risanato (At 4,8-10), come a dire: Dio lo ha
risuscitato e ha concesso che per l’invocazione del suo nome, per la potenza
della sua persona, i malati riacquistassero la sanità. Pietro rileva che i
suoi connazionali lo hanno messo da parte, ma Dio lo ha posto al centro di
tutto: Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e
che è diventata la pietra d’angolo (At 4,11). E il massimo della gloria
viene data a Gesù perché il Padre lo fa Salvatore del mondo: In nessun altro
c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini,
nel quale è stabilito che noi siamo salvati (At 4,12).

Riconosciamo Gesù come nostro Salvatore e rallegriamoci di essere stati
salvati con tanto amore da parte di Dio.

IV – La colletta chiede: raduna gli uomini dispersi nell’unità di una sola
famiglia…


Tutti gli uomini possono avere la salvezza solo dall’incontro con Cristo.
Tale è la volontà di Dio. Egli è morto per tutti e quindi per mezzo suo
tutti possono raggiungere la salvezza se sono uniti a lui per la fede e la
carità. Avere la stessa fede unifica le menti, avere la stessa carità
unifica i cuori. Gli uomini, che cercavano l’unità in modo sbagliato e
contro la volontà di Dio costruendo la torre di Babele, non poterono più
intendersi e si dispersero nel mondo. Adesso l’unione si può fare intorno
alla persona di Gesù, per mezzo della fede e carità di tutti gli uomini
verso di lui.

Gesù ricorda quello che devono fare le pecore: Ascolteranno la mia voce;
quelli che ascoltano la voce di Cristo devono rispondere con la fede; la
stessa cosa devono fare quelli che ascolteranno la Parola dalla bocca degli
inviati di Gesù. Il risultato: diventeranno un solo gregge, un solo pastore
(Gv 10,16); l’unità si attua sul piano della fede; essa si realizza perché
gli uomini obbediscono alla voce di un solo Pastore. Ci troviamo di fronte
all’affermazione più incisiva dell’universalità e dell’unità del regno
messianico, della Chiesa.

E bello far parte della Chiesa, dove si può vivere la vita di famiglia sotto
la guida di coloro che Gesù ha istituito pastori, con la certezza che, anche
se fra tante miserie umane che accompagnano gli uomini di Chiesa, comunque
il Pastore vero resta Gesù.

V - La colletta si conclude: perché aderendo a Cristo buon pastore gustino
la gioia di essere tuoi figli.

Per entrare nella famiglia di Dio: voi non siete più stranieri né ospiti, ma
siete concittadini dei santi e familiari di Dio (Ef 2,19), è necessario
aderire a Gesù, cioè accettarlo come propria maestro, come guida, come
sorgente di vita, come salvatore, come pastore come ci propone la liturgia
di oggi; ciò avviene per la fede e la carità.

a. Gesù indica le sue caratteristiche di pastore buono: Io sono il buon
pastore (due volte ripete questa indicazione: Gv 10,11.14)). Anzitutto si
sacrifica per le pecore: Il buon pastore dà la propria vita per le pecore …,
do la mia vita per le pecore (Gv 10,11.17), a differenza del cattivo pastore
o di colui che non è il padrone delle pecore: Il mercenario – che non è
pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo,
abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un
mercenario e non gli importa delle pecore (Gv 10,12-13). Per questa sua
generosità Gesù è amato dal Padre, il quale ama gli uomini e vuole salvarli
per mezzo di Gesù: Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per
poi risuscitare: per poi riprenderla di nuovo (Gv 10,17)… Ho il potere di
darla e il potere di riprenderla di nuovo. Gesù dà la vita quando e come
vuole, non condizionato dagli uomini: Nessuno me la toglie: io la do da me
stesso; l’unico suo punto di riferimento è proprio il Padre che lo ama:
Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio (Gv 10,18), perché egli
ricerca sempre la perfetta consonanza con la volontà del Padre, cosa sulla
quale S. Giovanni insiste molto nel Vangelo.

b. Oltre a dare la vita per le pecore, Gesù ha un certo tipo di rapporto con
esse, che egli indica come conoscenza reciproca: conosco le mie pecore e le
mie pecore conoscono me (Gv 10,14), cosa che designa un rapporto intimo e
personale, fatto di amore e di comprensione, che stabilisce una comunione di
vita e di pensiero, la quale non si limita alla sfera intellettuale, ma
impegna l’essere e diventa una unione vitale e spirituale, fatta di
conoscenza e amore. Questa reciproca conoscenza richiama quella esistente
fra il Figlio e il Padre: così come il Padre conosce me e io conosco il
Padre (Gv 10,15); cioè l’amore che vincola Cristo con i suoi trova il suo
fondamento nell’amore che il Padre ha per il Figlio.

c. Gesù ricorda anche la sua missione universale giacché non è venuto solo
per le pecore perdute della casa d’Israele: E ho altre pecore che non
provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare (Gv 10,16). Il
recinto indica il popolo ebraico, il popolo dell’elezione; ci sono tuttavia
delle pecore disperse nel mondo che Gesù deve condurre al pascolo perché gli
appartengono (cfr Gv 11,51-52; 17,20); sono i pagani, che anche sono
chiamati a salvezza.

Pensiero eucaristico. Il buon pastore dà la vita per le pecore. Gesù la
diede 20 secoli fa e ne istituì il memoriale nell’Eucaristia che stiamo
celebrando; in essa Gesù si rioffre al Padre per ottenerci la salvezza e si
fa nostro cibo e bevanda e nostro Maestro perché raggiungiamo la vita
eterna. Preghiamo la Vergine in questo mese di maggio e sempre, S. Giuseppe
suo sposo, i nostri Angeli Custodi e i Santi Patroni di aderire a Cristo
buon Pastore e di seguirne le orme.

30.4.2009 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio
(SA), tel. 081.951164 334.1706621 francescospaduzzi@virgilio.it
www.bastamare.it <http://www.bastamare.it/> MSN:
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