VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)

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VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)

Messaggio  Andrea il Mer Mag 13, 2009 4:05 pm

Omelia per la VI Domenica del Tempo Pasquale (Anno B) Letture bibliche: At 10, 25-26.34-35.44-48; Sal 97,1-4; 1Gv 4,7-10; Gv15,9-17

Introduzione e Atto penitenziale.

Dio è amore, e noi siamo a immagine di Dio, ma quanto lontani da essere amore noi stessi? Lo si vede dalle nostremancanze di amore verso Dio e verso il prossimo. Chiediamone perdono. Sintesi dell’omelia. La colletta prega: O Dio, che ci hai amati per primo eci hai donato il tuo Figlio, perché riceviamo la vita per mezzo di lui, fache nel tuo Spirito impariamo ad amarci gli uni gli altri come lui ci haamati fino a dare la vita per i fratelli. Per il Nostro Signore Gesù Cristo…Il Vangelo è un invito a rimanere nell’amore di Cristo con l’osservanzadella sua Parola e ad amarci fra noi come Gesù ci ha amati; lo stessoinsegnamento ritroviamo nella seconda lettura, mentre la prima ci fa vedereil primo dei grandi frutti che i discepoli raccolgono fra i pagani.

Omelia. I - La colletta inizia ricordando: O Dio, che ci hai amati perprimo… E’ proprio così: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figliounigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna(Gv 3,16), cosicché Noi amiamo (Dio e il prossimo), perché egli ci ha amatiper primo (1Gv 4,19), perché in effetti non siamo stati noi ad amare Dio, maè lui che ha amato noi (1Gv 4,10).
E’ proprio lo Spirito, che è l’Amore delPadre e del Figlio, a metterci in condizioni di amare Dio per se stesso e ilprossimo per amor di Dio: l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuoriper mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rm 5,5).

II - La colletta dice: e ci hai donato il tuo Figlio, perché riceviamo lavita per mezzo di lui… Per nostro amore il Padre ha mandato il suo Figlio come vittima diespiazio­ne per i nostri peccati (1Gv 4,10). In realtà lo scopo del Padre èin positivo: In que­sto si è manifestato l'amore di Dio in noi: Dio hamandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita permezzo di lui (1Gv 4,9). Ma siamo peccatori e quindi c’è bisogno che ilFiglio di Dio fatto uomo espii i nostri peccati con sua passione e morte,cioè tolga l’ostacolo, il peccato, all’effondersi della vita divina in noi:io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza (Gv 10,10). Solitamente pensiamo allo Spirito Santo come il dono del Padre e del Figlio;invece Gesù stesso è dono del Padre all’umanità: O Padre, che ci hai donatoil Salvatore e lo Spirito Santo, guarda con benevolenza i tuoi figli diadozione, perché a tutti i credenti in Cristo sia data la vera libertà el’eredità eterna (colletta della V domenica del Tempo Pasquale). Lo scopo dell’uno e dell’altro dono è identico: portarci alla salvezza; ci vienedonato Gesù perché con la sua morte e resurrezione ci meriti il perdono deipeccati e la vita eterna e lo Spirito Santo perché ci applichi i meriti diGesù Cristo per mezzo della pratica della Parola di Gesù. Non ammireremo mai abbastanza l’infinita misericordia del Padre e la suagenerosità verso di noi e non lo ringrazieremo mai abbastanza per quello cheha fatto attraverso Gesù e lo Spirito per noi.

III - La colletta supplica: fa che nel tuo Spirito impariamo ad amarci gliuni gli altri come lui ci ha amati… Lo Spirito ci abilita ad amare Dio e il prossimo (Rm 5,5). Abbandonati a noistessi, alle nostre forze, restiamo profondamente egoisti, perché cilasciamo trascinare dalle nostre passioni cattive, dalla ricerca del piaceree talvolta dai nostri vantaggi, e mai dal bene in quanto tale.

a. Perciò Gesù ci indica l’origine dell’amore che dobbiamo avere fra di noi,il modello a cui ispirarci, gli effetti di questo amore, le condizioni pervivere nell’amore, il frutto dell’amore. L’origine dell’amore del Maestroper i suoi discepoli è nella vita trinitaria e il modello è l’amore cheintercorre fra il Padre e il Figlio: Come il Padre ha amato me anche io ho amato voi (Gv 15,9). Giovanni segnala più volte che Gesù ama i suoidiscepoli (Gv 13,1.34;15,12-13; 17,23). La condizione per restare nell’amoreè l’osservanza della parola di Gesù: Se os­serverete i miei comandamenti,rimarrete nel mio amore, imitando il suo atteggiamento nei confronti delPadre: come io ho osservato i comanda­menti del Padre mio e rimango nel suoamore (Gv 15,10). L’amore del Padre per Gesù e quello di Gesù per idiscepoli è come un ambiente, un clima, in cui i discepoli devono vivere,trovare protezione e mai allontanarsene: Rimanete nel mio amore (Gv 15,9),che corrisponde al Rimanete in me (Gv 15,4). Frutto del restare in Gesù enella sua Parola (Gv 15,7) e nel suo amore è la gioia: Vi ho detto questecose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena (Gv 15,11).

b. Dall’idea fondamentale dell’unione dei tralci con la vite si passaall’unione dei tralci fra di loro. I cristiani appartengono, per singolareed misericordiosa elezione da parte di Cristo, allo stesso tronco, che èlui; siamo chiamati a dare lo stesso frutto; viviamo della stessa vita;abbiamo uno stesso destino nel tempo e nell’eternità: questi sono tuttimotivi per amarci l’un l’altro. Siamo membri dello stesso corpo, direbbe S.Paolo, che fa l’elogio della carità fraterna (1Cor 13) dopo aver insistitosu questa idea (1Cor 13-14). Gesù dichiara suo e nuovo (Gv 13,34) il comandamento dell’amore vicendevole:Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri (Gv 15,17) … Questo è ilmio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi (Gv15,12), cioè dobbiamo prendere l’amore di Gesù per noi come norma e modellodell’amore reciproco: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la suavita per i propri amici (Gv 15,13), cioè il sacrificio della propria vitaper gli altri costituisce il segno più manifesto di un amore vero eautentico. E Gesù aggiunge che i suoi discepoli e i credenti sono suoiamici: Voi siete miei amici, e che l’amicizia fra noi e lui si prova con leopere: se fate ciò che io vi comando (Gv 15,14). Nel suo rapporto con idiscepoli, Gesù esclude il rapporto servo – padrone: Non vi chiamo piùservi, e ne dà la ragione: perché il servo non sa quel­lo che fa il suopadrone; ma offre quello di amicizia: vi ho chiamato ami­ci, e lo prova colfatto che non ha avuto segreti per loro ma li ha resi partecipi dellaconoscenza delle cose del Padre: perché tutto ciò che ho udito dal Padre miol'ho fatto conoscere a voi (Gv 15,15). Anche nella sua Lettera Giovanni insiste (1Gv 3,11.23) sull’amore reciproco:amiamoci gli uni gli altri, portando come motivazione l’origine divina (Rm5,5) dell’amore: perché l'amore è da Dio (1Gv 4,7), e il fatto che Dio stesso è amore: Dio è amore (1Gv 4,8.16). E’ l’esplosione di un amore intensamente vissuto; è la definizione vibrante di un mistico, attinta dalla conversazione intima con l’Unigenito di Dio, fattosi uomo e sacrificatosi per noi. Chi ama il prossimo con questo amore soprannaturale, infuso da Dio,è figlio di Dio: chiunque ama è stato genera­to da Dio, perché possiede insé un germe divino, la vita eterna (1Gv 2,25; 3,2.9; 4,4; 5,1.4.18). Inoltrecon la vera scienza, effettiva ed affettiva di Dio, sa che Dio è il sommobene, che vuole diffondersi, e lo imita per quanto possibile: conosce Dio(1Gv 4,7). Per opposizione: Chi non ama non ha conosciuto Dio (1Gv 4,Cool.

IV – La colletta conclude: fino a dare la vita per i fratelli. Gesù, per nostro amore, ha dato la vita per noi e al posto nostro. Egli amaciascuno di noi e ama tutti noi. E vuole che ci amiamo fra di noi. Ecco lamisura dell’amore: come io ho amato voi (Gv 15,9). Gesù ci ha amato finoalla morte: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per ipropri amici (Gv 15,13). Anche noi dobbiamo essere disposti a dare la vitaper i fratelli per seguire l’esempio di Gesù. La nostra adesione a Cristo è il risultato non dei nostri meriti, madell’iniziativa misericordiosa di Gesù: Non voi avete scel­to me, ma io hoscelto voi, e dare la vita per il prossimo è certamente il frutto più grandeche noi possiamo portare: vi ho costituiti per­ché andiate e portiate fruttoe il vostro frutto ri­manga; inoltre, per la nostra unione con Cristo, il Padre ci esaudisce: tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve loconceda (Gv 15,16). Tutti i chiamati alla salvezza devono restare inseriti in Cristo e devonoprodurre molto frutto. Un frutto speciale è quello apostolico. Nella primalettura vediamo il primo non ebreo diventare discepolo di Gesù. Ilcenturione Cornelio ha la visione di un Angelo che gli ingiunge: manda degliuomini a Giaffa e fà venire un certo Simone detto anche Pietro (At 10,5).Nel frattempo anche Pietro anche ha la visione di lenzuolo, che cala dalcielo e nel quale ci sono varie specie di animali puri (mangiabili secondola legge dell’AT) e impuri (non mangiabili), e una voce gli dice: Alzati,Pietro, uccidi e mangia! (At 10,13). Il significato non è chiaro all’inizio:Mentre Pietro si domandava perplesso tra sé e sé che cosa significasse ciòche aveva visto, gli uomini inviati da Cornelio (At 10,17); e Pietro liseguì. Cornelio lo accolse con onori divini: gli andò in­contro e si gettòai suoi piedi per rendergli omaggio (At 10,25), suscitando le proteste diPietro: Alzati anche io sono un uomo! (At 10,26), e fa quell’affermazionefondamentale per ogni credente nell’unico Dio e che è la spiegazione dellavisione: in verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze dipersone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazioneappartenga (At 10,34-35); in effetti davanti a Dio tutti gli uomini sonouguali e tutti egli ama e vuole salvare. Dio conferma questo col dono delloSpirito a Cornelio e alla sua famiglia: Pietro stava ancora dicendo questecose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti colo­ro che ascoltavano laParola (At 10,44), e quindi anche ai soldati e ai servi presenti, con grandestupore degli accompagnatori di Pietro: E i fedeli circoncisi che eranov­enuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso ildono dello Spirito Santo; ­li sentivano infatti parlare in altre lingue eglorificare Dio (At 10,45-46), e costringendo Pietro a tirare unaconclusione, che non era per niente ovvia per i fedeli circoncisi: Chi puòimpedire che siano battezzati nell'acqua questi che hanno ricevuto come noilo Spirito Santo? (At 10,47). E li fece battezzare: E ordinò che fosserobattezzati nel nome di Gesù Cristo (At 10,48). Pensiero eucaristico. Il nostro inserimento in Cristo diventa sempre piùintenso con la partecipazione all’Eucaristia perché alimenta in noi la fedecon l’ascolto della Parola e la carità con l’unione con Gesù eucaristico equindi ci rende più capaci di donarci totalmente al prossimo. Preghiamo laVergine Ausiliatrice e S. Giuseppe, gli Angeli e Santi che ci accompagninosempre nell’incontro con Gesù Eucaristia.

12.5.2009

Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio(SA), tel. 081.951164; 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.itwww.bastamare.it <http://www.bastamare.it/> MSN:francescoenricos@hotmail.it

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