DOMENICA DEL ss. CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO B)

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DOMENICA DEL ss. CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO B)

Messaggio  Andrea il Gio Giu 11, 2009 6:18 am

[b][size=12][b]Omelia per la Domenica del SS. Corpo e Sangue di Cristo (Anno B[/size}[/b][/b]





[i][size=9][i]Letture bibliche:
Es 24,3-8; Sal 115,12-13.15-18; Eb 9,11-15; Mc 14,12-16.22-26



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Introduzione e Atto penitenziale



. L’Eucaristia è stata definita la ricchezza della Chiesa e sacramento dell’amore… Chiediamo perdono perché non sappiamo viverla con questi sentimenti.



Sintesi dell’omelia.



La colletta prega: Signore, Dio vivente, guarda il tuo popolo radunato intorno a questo altare, per offrirti il sacrificio della nuova alleanza; purifica i nostri cuori, perché alla cena dell’Agnello possiamo pregustare la Pasqua eterna della Gerusalemme del cielo. Per il nostro Signore Gesù Cristo... Il Vangelo ci descrive l’istituzione dell’Eucaristia, che è il sacrificio della Nuova Alleanza; la seconda lettura ci dice che il sacrificio di Cristo, reso presente nell’Eucaristia, ha espiato i nostri peccati e ci purificati dalle nostre colpe; la prima lettura ci riporta il rito per l’alleanza tra Dio e il popolo dell’AT.

Omelia.



I – La colletta inizia: Signore, Dio vivente,

L’espressione è presa dalla lettera agli Ebrei: perché servia­mo al Dio vivente (Eb 9,14) e contrappone il vero Dio, che è Dio vivo e che dà la vita, agli dei, che non sono il vero Dio e che non sono vivi.



II – e prosegue chiedendo: guarda il tuo popolo radunato intorno a questo altare,

Anche nell’AT il popolo si unisce intorno all’altare, che rappresenta Dio; così Mosè Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con stele per le dodici i tribù d'Israele (Es 24,4). Proprio perché l’altare rappresenta Dio, una metà del sangue vi viene versato: Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l'altra metà sull'altare (Es 24,6) giacché Dio e il popolo entrano nell’alleanza.

Anche nel NT il nuovo popolo di Dio si raccoglie intorno all’altare, che non si limita a rappresentare di Dio, ma accoglie la presenza di Dio fatto uomo una volta per sempre e fatto eucaristia in ogni Messa. Il pane e il vino vengono consacrati normalmente sull’altare e rendono presente Gesù, che rinnova la sua offerta al Padre per la salvezza dell’umanità.

Rinnoviamo la nostra fede in quello che avviene sui nostri altari.



III – e dice il motivo della supplica: per offrirti il sacrificio della nuova alleanza;

a. Nella prima lettura assistiamo a un sacrificio di comunione dell’AT, con cui si istituisce l’antica alleanza. Il sacrificio, così come lo voleva Dio nell’AT e lo vuole ancora nel NT, consiste nell’offerta di se stessi a Dio con l’impegno di fare la volontà di Dio. Questo fatto interiore ha la sua manifestazione esteriore nell’offerta di animali o frutti o cibi cotti.

Perciò ai piedi del Sinai, Mosè riferisce al popolo la volontà di Dio, che si manifesta attraverso la sua parola: Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole ­del Signore e tutte le norme (Es 24,3). La risposta del popolo fu generosa: Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: Tutti i comandamenti che il Signore ha da­to, noi li eseguiremo! (Es 24,3). Perché nulla della Parola di Dio scomparisse dalla memoria, Mosè scrisse tutte le parole del Signore (Es 24,4).

Dopo che era stata espressa la disponibilità a fare la volontà di Dio, Mosè organizza la celebrazione dell’alleanza. Anzitutto Incaricò alcuni giovani fra gli ­Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunio­ne per il Signore, cioè il segno dell’impegno a fare la volontà di Dio. Quindi Mosè ripropone quanto aveva messo per iscritto: Quindi prese il libro dell'alleanza e lo lesse alla presenza del ­popolo, che riafferma con decisione: Quanto ha detto il Signore lo eseguiremo e vi presteremo ascolto (Es 24,7). Allora Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, uno dei due contraenti l’alleanza, come aveva asperso l’altare, che rappresentava Dio, l’altro contraente, dicendo: «Ecco il sangue dell'alleanza concluso con voi sulla base di queste parole! (Es 24,Cool.

b. Il sacrificio della nuova alleanza è quello di Cristo. Il suo è un perfetto sacrificio secondo lo stile dell’AT: egli, entrando nel mondo afferma il suo impegno a fare la volontà di Dio (Eb 10,9ss), cosa che ripeterà nella prima sua parola riportata nel Vangelo (Lc 2,49) e tante volte nella sua vita pubblica. Prima di iniziare la Passione rinnova la sua adesione alla volontà del Padre (Mc 14,36) ed è obbediente a Lui fino alla morte di croce (Fil 2,5ss). Durante la sua vita esprime questa sua adesione alla volontà del Padre, con i riti propri dell’AT, sia offrendo animali, frutta e cibi cotti, sia partecipando ai sacrifici delle feste, particolarmente della pasqua. Ma la sera dell’ultima cena, ultima sua pasqua e ultima vera pasqua degli ebrei (le successive sarebbero state vuote di significato), nei riti furono introdotte novità.

I discepoli prendono l’iniziativa di ricordare a Gesù la necessità di preparare per la pasqua: Il primo giorno degli àzzimi, quando si im­molava la Pasqua, i discepoli dissero a Ge­sù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?» (Mc 14,12); sapevano che egli era osservante. Gesù dà indicazioni insolite a due discepoli: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "II Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei disce­poli?". Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì pre­parate la cena per noi» (Mc 14,13-15). I fatti mostrarono che Gesù aveva una perfetta conoscenza del futuro: I discepoli andaro­no e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua (Mc 14,16).

Gesù introduce nel rito tradizionale due elementi nuovi, cioè offre un segno, diverso dal solito, della sua adesione alla volontà del Padre: sempre si offriva l’agnello, ora egli dà il pane e il vino; e li trasforma in se stesso, nel suo corpo e nel suo sangue. All’inizio della cena, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicen­do: «Prendete, questo è il mio corpo» (Mc 14,22). La preghiera di benedizione ebraica prevedeva il ringraziamento a Dio per la creazione (il passaggio = pasqua dal nulla all’essere), e per la liberazione dell’Egitto (il passaggio dalla schiavitù alla libertà); nella benedizione certamente Gesù ha spiegato la nuova pasqua (il suo passaggio da questo mondo al Padre, condizione per il nostro passaggio dalla schiavitù del peccato alla libertà dei figli di Dio ora e da questa terra al paradiso in seguito) e il significato delle novità introdotte. Verso la fine della cena pasquale, c’è l’altro elemento nuovo: prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti» (Mc 14,32-24). Anche sotto il segno del sangue consacrato c’è Gesù.

Le parole di Gesù non si possono interpretare in modo figurato. Possiamo dire solo: Credo!



IV – e supplica ancora: purifica i nostri cuori,

Siamo peccatori e abbiamo bisogno di purificazione anzitutto. Gli Ebrei se l’aspettavano dal sangue degli animali: il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne (Eb 9,13). Perciò il sommo sacerdote ebraico entrava nel santuario terreno mediante il sangue di capri e di vitelli ogni anno. Ma era solo una santificazione esterna. Noi dobbiamo invece essere giusti davanti a Dio. E’ quello che opera Gesù con noi. Gesù invece entrò una volta per sempre nel santuario… in virtù del proprio sangue, otte­nendo così una redenzione eterna (Eb 9,12), e perciò siamo interiormente santificati: quanto più il sangue di Cristo - il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stes­so senza macchia a Dio - purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché servia­mo al Dio vivente? (Eb 9,14) o come leggiamo altrove: A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue (Ap 1,5); Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione (Ap 5,9).

Rinnoviamo la nostra fiducia totale nel Sangue di Gesù, quel Sangue che è stato versato per nostro amore, per la nostra redenzione. Siamo santificati per la misericordia di Dio.

V – e conclude: perché alla cena dell’Agnello possiamo pregustare la Pasqua eterna della Gerusalemme del cielo.

a. Cristo si è offerto in sacrificio una volta per sempre, e tale sacrificio è irripetibile, ma viene reso presente nell’Eucaristia, secondo l’ordine di Gesù: Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me (1Cor 11,24; cfr Lc 22,19); Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me (1Cor 11,25), ordine che sempre è stato osservato nella Chiesa, come appare dal testo dei Corinzi citato e dai scritti della Chiesa primitiva, come la Dottrina dei Dodici Apostoli (90?) e le Apologie di Giustino (+150). Nella Messa incontriamo già ora Gesù vivo e vero nella fede, che sempre può e deve crescere, e nella carità, ancora imperfetta. La comunione imperfetta con lui in questo mondo diventa in qualche modo anticipo e caparra della comunione perfetta nell’eternità

b. Lo stesso Gesù vivo e vero, ma senza i veli della fede e nella carità perfetta lo incontreremo in paradiso, dove egli ci ha preceduti per prepararci un posto: Cristo è venuto come sommo sa­cerdote dei beni futuri, attraverso una tenda, non costruita da ma­no d'uomo, cioè non appartenente a questa creazione (Eb 9,11). Questa tenda più grande e più perfetta di quella dell’AT, dove comunque si incontrava Dio, ci tocca come eredità – è il paradiso - dal momento che ci è promessa nella nuova alleanza: Gesù è mediato­re di un'alleanza nuova, grazie alla quale abbiamo avuto già il perdono dei peccati: essendo inter­venuta la sua morte in riscatto delle trasgres­sioni commesse sotto la prima alleanza, e anche la promessa dell’eredità eterna: colo­ro che sono stati chiamati ricevano l'eredità eterna che era stata promessa (Eb 9,15) ben più preziosa della Terra Promessa. Questo è ciò cui sembra accennare Gesù con le parole che accompagnano la benedizione del calice: In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio (Mc 14,25).

L’Eucaristia è anche pegno della gloria futura. Camminiamo nella fede. Tutto sarà infinitamente più bello e gioioso quando cammineremo nella visione.



Pensiero eucaristico.



La Messa si compone di due parti: la liturgia della Parola, che ci rivela la volontà di Dio, che ci impegniamo a osservare, e la liturgia eucaristica, nella quale ci uniamo a Gesù presente sotto il segno del pane e del vino consacrati e otteniamo lo Spirito Santo, in modo che possiamo vivere l’impegno di osservare la Parola. Preghiamo la Vergine e i Santi che hanno tutti messo l’Eucaristia al centro della loro spiritualità, di ottenerci la grazia di partecipare ad essa in preparazione all’incontro facciale con Dio.



10.6.2009 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio (SA), tel. 081.951164; 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it www.bastamare.it MSN: francescoenricos@hotmail.it

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