Il segreto di papa Pacelli

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Il segreto di papa Pacelli

Messaggio  Andrea il Dom Giu 21, 2009 3:31 pm

Il grido silenzioso

Il segreto di Pacelli

a cura di Antonio Socci

Rivelazioni. Quando Pio XII pensò di scomunicare Hitler. Era la primavera del ‘42. Il Papa aveva invitato un suo osservatore di fiducia sul fronte russo. Quando lesse il suo rapporto decise per un atteggiamento drastico nei confronti del nazismo. Ma poi il timore di nuove persecuzioni lo frenarono. Ecco i particolari inediti di quei giorni cruciali.

[Da «Il Sabato», 9-15 luglio 1988, pp. 30-31]

Pio XII voleva scomunicare Hitler. È un documento commovente quello che ci mostra l’avvocato Giorgio Angelozzi Gariboldi, autore di uno splendido libro (Pio XII, Hitler e Mussolini, Mursia) uscito da poche settimane, di cui sta già pensando una nuova edizione con alcune clamorose notizie inedite.

Le lacrime del Papa. Accadde nella primavera del 1942. Il Papa aveva inviato don Piero Scavizzi, cappellano di un treno ospedale del Sovrano Ordine Militare di Malta, in viaggio verso il fronte russo, a portare segretamente soccorsi alle vittime della dominazione nazista. Furono affidate a don Scavizzi grosse somme di denaro per le popolazioni (che egli nascose nella fodera del suo pastrano militare) e poi documenti e lettere del Papa per i preti e i vescovi polacchi.
Tornato a Roma don Piero Scavizzi fu segretamente ricevuto da Pio XII che in lacrime ascoltô il suo terrificante resoconto.
In procinto di ripartire ancora per la Polonia, don Scavizzi disse fra I’altro al Papa: «Santo Padre, ho parlato col cardinale Innitzer, arcivescovo di Vienna, e ho visto le devastazioni, i tentati incendi, l’insozzamento delle immagini sacre, la finestra da cui i nazisti tentarono di far precipitare l’arcivescovo. Ho parlato con l’arcivescovo di Cracovia, Sapieha, con alti prelati, religiosi, persone di diversi ceti, nei vari territori occupati da Hitler, ed ho sentito frasi dolorosissime: “Siamo completamente isolati! Monsignor Orsenigo è il solo nunzio rimasto in tutti gli Stati occupati da Hitler, ma non può comunicare con nessuno di noi, e controllato, sorvegliato; sembra un prigioniero; non ci giunge alcuna notizia da Roma, dal Santo Padre; nemmeno per radio!”».
Gli eccidi di “minorati” — proseguiva don Scavizzi — e di ebrei continuano, i poveri ebrei non hanno nemmeno la tessera alimentare perche devono morire di fame! Padre Santo, io sto per ripartire e riferirò a quanti potrò ciò che Vostra Santità soffre, ciò che Ella fa; alcuni pretenderebbero, nientemeno, una scomunica contro Hitler e contro i suoi seguaci».
Pio XII, con evidente commozione, in piedi, vicino a don Scavizzi, gli rivolge queste parole (finora rimaste sconosciute, ma che oggi assumono un valore storico enorme): «Dica a tutti, a quanti può, che il Papa agonizza per loro e con loro. Dica che, più volte, avevo pensato a fulminare di scomunica il nazismo, a denunziare al mondo civile la bestialità dello sterminio degli ebrei! Abbiamo udito minacce gravissime di ritorsione, non sulla nostra persona, ma sui poveri figli che si trovano sotto il dominio nazista; ci sono giunte vivissime raccomandazioni, per diversi tramiti, perché la Santa Sede non assumesse un atteggiamento drastico. Dopo molte lacrime e molte preghiere ho giudicato che una mia protesta, non solo non avrebbe giovato a nessuno, ma avrebbe suscitato le ire più feroci contro gli ebrei e moltiplicato gli atti di crudeltà, perché sono indifesi. Forse, la mia protesta solenne, avrebbe procurato a me una lode nel mondo civile, ma avrebbe procurato ai poveri ebrei una persecuzione anche pin implacabile di quella che soffrono».
Si tratta, ovviamente, di un documento di eccezionale valore (per la sua attendibilità è una testimonianza acquisita negli atti del processo di beatificazione in corso per don Scavizzi).

Il Tribunale e la storia. Ma l’avvocato Angelozzi Gariboldi ha in serbo altre significative novità. Ne parla con noi in un caldo pomeriggio romano. Finora il suo nome era noto nella capitale per la sua attività di penalista. Oggi la biblioteca del suo studio si divide a metà fra i testi giuridici e quelli storici. Eppure c’è una continuità perfetta.
Il suo libro, infatti, e il risultato di nove anni di lavoro come avvocato per difendere, in Tribunale, per conto di una nipote di Papa Pacelli, la figura di Pio XII dalle indecenti accuse di uno scrittore. Ha avuto cosi occasione di raccogliere una mole enorme di documenti e di incontrare ed allacciare rapporti con testimoni d’eccezione di quegli anni, come l’eroico avvocato Müller — che nel ‘39, con Pio XII, collaborò nel complotto dell’ammiraglio Canaris per rovesciare Hitler — o come Eugen Dollmann.
Giovanni Paolo II, in un discorso alla comunità ebraica americana, ebbe a dire: «Sono persuaso che la storia rivelerà ancor più chiaramente e in modo più convincente quanto profondamente Pio XII ha sentito la tragedia del popolo ebraico e quanto si è adoperato per assisterlo durante la Seconda guerra mondiale».
L’avvocato Angelozzi Gariboldi, che è passato appunto da una difesa in Tribunale (peraltro vincente) alla difesa stanca e divulgativa, rilegge queste parole come un suo programma.
L’avvocato sta aspettando un giornalista di Der Spiegel (il suo libro verrà probabilmente tradotto già in Austria e Spagna).
Ma questa attenzione della stampa estera non lenisce l’amarezza per quello che chiama «l’atteggiamento inspiegabile» di certa stampa cattolica: «Non ho capito perché Famiglia Cristiana non abbia voluto scrivere neppure una riga. Pensi, ho saputo perfino che la direzione de Il Popolo ha gentilmente messo alla porta una signora, una studiosa che sollecitava l’interesse di quel giornale sul mio libro. Per non dire della Rai…». Per di più è il trentennale della morte di Pio XII.

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