CAPITOLO INTERNAZIONALE DELLE STUOIE - (15-18 Aprile 2009) -

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Seconda parte della CRONACA

Messaggio  Francesco il Gio Lug 09, 2009 3:54 pm

... Seconda parte:

Francesco ha attinto sempre direttamente dal Vangelo tutte le ispirazioni che qualificano il suo CARISMA.
Lui stesso lo ha confermato già nelle prime parole della REGOLA:
“La REGOLA e VITA dei Frati minori è questa, cioè osservare il VANGELO del Signore nostro Gesù Cristo”.
Per i Frati, Il VANGELO diventa la REGOLA DI VITA e la REGOLA DI VITA è il VANGELO INCARNATO.
Ma, poichè il VANGELO INCARNATO e VIVENTE è GESU’ CRISTO, i Frati si devono innamorare tanto di Lui, da donarsi,
senza riserve, alla sua sequela.

Non è assolutamente possibile, infatti, vivere il Vangelo, se non si vive interiormente in un dialogo continuo di amore con CRISTO, IL VIVENTE.
Questo è il senso dell’esortazione del Serafico Padre, che costituisce il punto cardine del suo CARISMA: la necessità di coltivare la PREGHIERA, che diviene CONTEMPLAZIONE DI DIO.
Soltanto questa Sorgente, limpida e inesauribile, riesce a trasformare tutto l’operato della persona in santità di vita.
“Non spengano( mai) lo spirito della santa Orazione e Devozione al quale devono servire tutte le altre cose temporali”.
(Cap. V della Regola).

GESU’, nel suo MISTERO AFFASCINANTE DI AMORE, attrae le anime, in proporzione di quanto queste si aprono a Lui, lo cercano e si lasciano guidare dal suo Spirito.
Al veggente di Patmos, l’Apostolo prediletto Giovanni, GESU’ rivela, in una grandiosa visione dell’Apocalisse, il MISTERO DELL’AMORE DEL PADRE, realizzato nella sua PASQUA.
Questo MISTERO lo ha costituito per sempre il SIGNORE e SALVATORE della Storia e di ogni creatura dell’universo.
“Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli Inferi”(Ap. 1, 18).

Chiunque si apre al MISTERO di CRISTO e lo cerca, nella sincerità del cuore, entra in un rapporto vitale con Lui,
SORGENTE DELLA VITA.
Egli soltanto è la Vite Vera, che il Padre ha piantato NEL CUORE DELL’UMANITA’ E NEL CUORE DELLA STORIA, perché porti molto frutto di SANTITA’ e di GRAZIA, in tutti coloro che, come tralci, rimangono uniti a Lui.

Come all’Apostolo Giovanni, anche a Francesco, mentre viveva nel travaglio della sua conversione, si è rivelato Gesù, nel crocifisso di S. Damiano.
Quella rivelazione lo ha attirato a Sé, in una maniera irresistibile e indelebile.
Il crocifisso di S. Damiano, che ha parlato a Francesco, non è raffigurato negli spasimi della morte.
Benchè crocifisso, ha gli occhi aperti. Pende con il corpo dalla croce, ma il suo atteggiamento è maestoso, come di Colui che regna, abbracciando il mondo nell’Amore.

Questa visione e rivelazione ha toccato a tal punto il cuore di Francesco, che da quel momento egli vive in un dialogo contemplativo incessante con l’AMORE CROCIFISSO.
E quando esce dalla Contemplazione, nella quale trascorreva parecchio tempo, il Padre Serafico non può trattenere per sé il FUOCO CHE PORTA DENTRO e va per le strade, gridando a tutti:
“L’ Amore non è amato! L’Amore non è amato!”

Il CENTRO DEL SUO CUORE E DELLA SUA VITA E’ CRISTO.
Tommaso da Celano scrive:
“(Francesco) non era tanto un uomo che prega, quanto piuttosto egli stesso tutto trasformato in preghiera vivente”(2C 95/682).
All’Amore non si può rispondere in nessun altro modo, se non con l’amore.
“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati”(Gv. 15,12).
All’origine dell’amore fraterno, S. Francesco scopre il MISTERO FONTALE DELLA FEDE: l’AMORE TRINITARIO, manifestato e donato a noi IN CRISTO.

GESU’ è il DONO TOTALE DEL PADRE all’umanità.

Nel FIGLIO, CHE SI E’ INCARNATO, per farsi NOSTRO FRATELLO e SALVATORE,
il PADRE RICEVE la TOTALE RISPONDENZA DI AMORE.
Al Battesimo del Giordano e sul Tabor, i cieli si aprono sopra Gesù, per esprimere questo AMORE PIENO
TRA IL PADRE E IL FIGLIO, UNITI INDISSOLUBILMENTE dalla terza Persona, LO SPIRITO SANTO.

L’AMORE TRINITARIO, INCARNATO IN CRISTO,
è donato da Lui all’uomo, mediante lo stesso SPIRITO.
“Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi. Rimanete nel mio Amore” (Gv.15,9).”
Alla luce di questo Amore divino, tutte le relazioni umane sono restituite nella loro verità.
Così, per Francesco, l’autorità, nella Fraternità, diventa sorgente di Comunione.

L’Obbedienza diventa caritativa, perché i Fratelli si pongono a servizio reciproco, nell’impegno della COMUNE MISSIONE di DIFFONDERE IL REGNO DI DIO, mediante la TESTIMONIANZA di VITA e l’EVANGELIZZAZIONE, secondo i talenti di ciascuno.
Per questo, nelle FRATERNITA’, non c’è né DOMINAZIONE, né SUBORDINAZIONE ma UGUAGLIANZA, pur rimanendo le DIVERSITA’ delle persone e dei loro ruoli.
Proprio ad immagine del MISTERO TRINITARIO, in cui UN SOLO DIO vive IN TRE PERSONE, UGUALI ma anche DISTINTE.
Il Vangelo delinea così, in poche parole, la COMUNITA’ IDEALE, fondata da Gesù.
A questa si è direttamente ispirato il Serafico Padre per costituire le FRATERNITA’ come SEGNO EVANGELICO della COMUNIONE IN CRISTO.

“Voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché UNO SOLO E’ IL VOSTRO MAESTRO E VOI SIETE TUTTI FRATELLI.
E non chiamate nessuno “PADRE” SULLA TERRA, perché uno solo è il PADRE VOSTRO, quello del cielo.
E non fatevi chiamare “MAESTRI”, perché UNO SOLO E’ IL VOSTRO MAESTRO, IL CRISTO” (Mt. 23, 8-12).

Dove Dio è amato e servito da tutti come PADRE, dove il CRISTO, SUO FIGLIO, è l’UNICO MAESTRO DI VITA, si realizzano le AUTENTICHE COMUNITA’, che diventano, sulla terra, IRRADIAZIONE dell’AMORE TRINITARIO.
Allora si avverano le parole del Serafico Padre, che nel cap. VI della Regola, fa il ritratto dell’amore, che deve “splendere” nelle FRATERNITA’. Amore che è delineato con tocchi squisiti, che richiamano alla tenerezza materna.

“E ovunque sono e si incontreranno i frati, si mostrino tra loro familiari l’uno con l’altro: E ciascuno manifesti all’altro con sicurezza le sue necessità, poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, quanto più premurosamente uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale?”
Proprio per questo spirito di Fraternità che è chiamato a vivere, il Frate deve essere sempre disponibile ad accogliere e ad amare ogni persona, come un possibile fratello/sorella, perché amata da Dio e chiamata da Lui alla vita.
Come bene c’insegna Francesco nell’incontro con il sultano, le relazioni basilari tra le persone si devono fondare, in primo luogo, sull’identità umana.
Al di là della razza, dell’etnia e della religione, tutti siamo fratelli nell’umanità.
L’AMORE è lo SCOPO, che diventa il COMPIMENTO della vita di ogni persona.
Alla fine, tu avrai raggiunto una maturazione umana e cristiana, secondo le relazioni di amore,
che avrai coltivato nella tua vita.
Il risultato del tuo cammino di crescita sarà corrispondente a ciò che hai amato e per il quale ti sei prodigato e sacrificato.
Per questo, il Signore ci ammonisce seriamente, perché non falliamo l’obiettivo della vita:
“Là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore”(Mt. 6,21).
Più forte è la Fede in Cristo, più diventa profonda e indistruttibile la Comunione tra le persone.
E’ solo CRISTO il vero, “cemento” nel quale le persone si accolgono, si riconoscono, si perdonano, in una parola, si amano come fratelli.
“Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Stendendo la mano verso i suoi discepoli (Gesù) disse: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli, perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre. (Mt. 12, 48-50).
La seconda NOTA, che caratterizza il CARISMA di Francesco è la MINORITA’: FRATI MINORI.
La MINORITA’ è il compendio delle due virtù che sono sorelle, perché vanno sempre insieme: la POVERTA’ e l’UMILTA’.
MINORITA’ significa lottare per liberarci da ogni forma di egoismo, che ci porta istintivamente ad innalzarci al di sopra degli altri.
La MINORITA’, perciò, toglie alla radice l’orgoglio dell’uomo, il primo e principale vizio capitale, che li comprende e li scatena tutti.
Anche per il CARISMA della MINORITA’, Francesco ha attinto l’ispirazione direttamente dal Vangelo.
Egli portava sempre nel cuore l’amore appassionato del Figlio di Dio, che nel Mistero dell’Incarnazione culminato nel Mistero della Redenzione, si è umiliato e fatto obbediente al Padre fino alla morte di croce.
Le parole profetiche di Cristo, sottoscritte con il dono totale ed incondizionato di Sé, le aveva sempre davanti:
“Colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per tutti”(Mt. 20,27-28).

Chi segue il Padre Serafico, nel puro spirito del Vangelo, rinuncia ad ogni POTERE, che tende a dominare e controllare gli altri, causando, nelle relazioni umane, conflitti di ogni genere.
La “LEGGENDA DEI TRE COMPAGNI” ci narra che Francesco, quando era nel travaglio della sua conversione, chiedeva insistentemente al Signore: “Che cosa vuoi che io faccia?” Ed entrato, per divina ispirazione, nella Chiesa di
S. Nicolò, in Assisi, fece una fervente preghiera, dopo la quale consultò il Vangelo.
Lo aprì tre volte, in ossequio alla Trinità, per avere l’appoggio dei Tre Testimoni.

La prima risposta è stata:
“ Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”.
(Mt. 19,21).
La seconda volta che lo apre, incontra la raccomandazione:
“ Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né bisaccia, né pane, né denaro, né due tuniche per ciascuno”.
(Lc. 9,2).
La terza volta s’imbatte nella frase:
“ Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”.
(Lc.9,23).
Ad ogni apertura del libro sacro, Francesco rendeva Grazie a Dio, che approvava l’Ideale da lui lungamente vagheggiato.
Alla terza conferma, Francesco dice a Bernardo e a Pietro, i primi compagni, che l’hanno seguito:
“Ecco la vita e la regola nostra, e di tutti quelli che vorranno unirsi a noi. Andate dunque e fate quanto avete udito".
(Tre Comp. 29, 1431).

I Frati, con la POVERTA’, si liberano da ogni AVIDITA’ DI POSSESSO e da ogni ATTACCAMENTO alle cose e anche ai luoghi, per vivere in questo mondo “da ospiti, come forestieri e pellegrini” (Dal Testamento di S. Francesco).
Vivendo la FRATERNITA’ e la MINORITA’, nello spirito della santa orazione e devozione, il Frate e la Fraternità evangelizzano nel modo più efficace, con la TESTIMONIANZA DELLA PROPRIA VITA.

E’ la famosa PREDICA FRANCESCANA DEL BUON ESEMPIO, che manifesta al mondo lo SPLENDORE DELLA CARITA’ DI CRISTO.
Francesco trascorreva notti intere in contemplazione di Dio, ripetendo: “Mio Dio, chi sei TU e chi sono io?”.
Dalla contemplazione nasce, nell’uomo, l’UMILTA’, perché sperimenta che DIO E’ PURO DONO e noi PURA RECEZIONE.
“Che cosa mai possiedi- ci dice S. Paolo - che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come non l’avessi ricevuto?” (I Cor. 4,7).

L’UMILTA’, CHE E’ VERITA’, rappacifica l’uomo con tutte le creature, perché le scopre come Dono dell’Amore di Dio, e come tali vanno sempre rispettate
Il saluto caratteristico del Padre Serafico si riassumeva sempre in queste poche, ma molto significative parole:

”Il Signore ti dia Pace!”

La PACE è la gioia di vivere armonicamente l’amore che ci lega a Dio e ai fratelli.
E’ il frutto più bello e più vero, che è donato da Dio a chi vive in questo mondo, con lo SPIRITO EVANGELICO del Padre Santo Francesco, cantore di Dio e delle sue creature.
Egli si è lasciato totalmente plasmare dallo SPIRITO, meritando per questo, alla fine, anche l’impressione delle Sacre Stimmate.

Il Serafino di Assisi è l’immagine emblematica dell’uomo nuovo, “ricostruito”, dalla Redenzione di Cristo, nella pienezza di Grazia.
In Francesco si è veramente e pienamente realizzata la calda esortazione che S. Paolo rivolge a tutti i cristiani:
“ Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’UOMO NUOVO, creato secondo Dio nella GIUSTIZIA e nella SANTITA’ VERA” (Ef. 4,23-24).

A Lode e Gloria di Dio Padre. AMEN.

Fr. Severino Consolaro.

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CAPITOLO INTERNAZIONALE DELLE STUOIE - (15-18 Aprile 2009) -

Messaggio  Francesco il Gio Lug 09, 2009 3:48 pm

CRONACA
IL FASCINO DEL CARISMA FRANCESCANO
COME SEQUELA DI CRISTO


L’anno 2009 è un anno particolare di Grazia per tutti i seguaci di S. Francesco d’Assisi. Si celebrano, infatti, gli 800 anni da quando il Poverello, con il gruppetto dei suoi primi compagni, si è recato a Roma, da papa Innocenzo III, per chiedergli l’approvazione della forma di vita, ispirata direttamente dal Vangelo.
Il papa l’ha approvata a viva voce.
Ogni frate francescano è chiamato, in una maniera particolare, a rinnovarsi, dissetandosi alle sorgenti della Grazia e del Carisma delle origini.
Per questo, i Ministri generali degli Ordini Francescani hanno indetto ad Assisi, la culla di Spiritualità più feconda della Chiesa, un Capitolo internazionale straordinario.

Questo Capitolo è chiamato Capitolo delle stuoie, perché idealmente esso vuole ricollegarsi con la prima riunione plenaria di tutti i frati, organizzata dallo stesso S.Francesco, a Rivotorto, presso Assisi, nel 1221.
Poiché io ho avuto la grazia e la gioia di parteciparvi, mi sento in dovere di comunicare tale esperienza.

La divido in due parti distinte:
La Cronaca e le Riflessioni di approfondimento.

Nella mattinata e nel primo pomeriggio di Mercoledì 15 Aprile 2009, circa duemila frati da 65 Nazioni del mondo sono convenuti in Assisi.
A tutti gli iscritti, erano stati assegnati gli alberghi, sia nella città, sia nei dintorni della città.
Tutta l’organizzazione è stata, possiamo ben dire, perfetta.

Sul grande piazzale antistante la Basilica di S. Maria degli Angeli, ci ha accolti un tendone, adeguato, per capienza, al numero degli iscritti.
Qualche centinaio di cuffie permettevano a tutti di poter ascoltare, nella propria lingua, tutte le relazioni, le conferenze e i dibattiti.

MERCOLEDI’ 15 APRILE:
GIORNATA DELL’ACCOGLIENZA.

Alle ore 16,30: CELEBRAZIONE LITURGICA, saluto del Presidente di turno della Conferenza Ministri Generali del Primo Ordine Francescano e del Terz’Ordine Francescano Regolare Fr. Josè Rodriguez Carballo, ofm.
Saluto del Presidente di turno dell’Unione delle Conferenze dei Ministri Provinciali delle Famiglie Francescane d’Italia Fr. Aldo Broccato, ofm Cap.

Presentazione del programma e delle presenze:
Fr. Paolo Fiasconaro, ofm Conv. e Fr.Mariano Steffan, ofm Cap.
RELAZIONE: Fr. Raniero Cantalamessa, ofm Cap.
TEMA: “Osserviamo più cattolicamente la Regola, che abbiamo promesso al Signore”(FF.Test. 127)

Ore 19,00 : CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA nella Basilica di S. Maria degli Angeli.
Presiede S. E. Mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi..
Ore 20,30: Cena nel proprio albergo.

GIOVEDI’ 16 APRILE: LA MISSIONE.
GIORNATA DELLA TESTIMONIANZA.

Sempre nella tenda del Capitolo, tutta questa seconda giornata è dedicata alla Testimonianza dei frati francescani nel mondo di oggi. Come, cioè, essi portano, nell’esperienza della loro vita e della loro missione, i valori caratteristici del loro Carisma Francescano.
Ore 8,45: CELEBRAZIONE DELLE LODI.
Presiede Fr. Marco Tasca, Min. gen. ofm Conv.
Ore 9,30:Tavola rotonda:
“La Regola e vita dei frati minori è questa: osservare…”
Coordina: dr. Francesco Giorgino, giornalista della TV italiana (Rai Uno).

“Il Signore mi diede dei fratelli”(FF. 116):
S. E. Mons.John Corriveau, ofm Cap e vescovo di Nelson (Canada).
“Il Signore vi mandò nel mondo intero, affinchè rendiate testimonianza alla voce di lui con la parola e con le opere”(Lord, 9).
Fr. Giacomo Bini, ofm, ex Ministro generale).

“Sempre siano sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa madre Chiesa” (FF. 135).
S. E. Mons. Agosino Gardin, ofm conv., segretario della sacra congregazione per la vita consacrata e le società di vita apostolica.
Dialogo con i Relatori, guidato dal moderatore Francesco Giorgino.
Ore 12,00: “INCANTO SERAFICO”: i CANTORI delle Famiglie Francescane.
Ore 13,00: Pranzo.

Ore 16,00: Video-testimonianze:
“Testimoni di speranza. I francescani si raccontano:…”
Esperienze significative dei figli di Francesco nel mondo.
Coordina: dr. Francesco Giorgino.
* Missio ad gentes: Fr. Paulo Xavier, ofm Cap., missionario in Amazzonia.
* Il Ministero dell’educazione: Fr.Mark Mc Bride,TOR,
Consiliere Generale e Docente Universitario in USA
Mass media e comunicazione: Fr.Danilo Salezze, ofm conv. Direttore del” Messaggero di S. Antonio” di Padova.

* Dialogo interreligioso: Fr. Pierbattista Pizzaballa, Custode della Terra Santa.
* Laici Francescani nel terzo millennio: Sig.ra Encarnacion del Pozo, Ministra gen. OFS

Ore 19,00: Concelebraione Eucaristica alla Porziuncola: presiede S. Em. Card. Franc Rodè,
Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica.
Ore 20,30: Cena.

VENERDI’ 17 APRILE: GIORNATA DI PENITENZA E DI DIGIUNO
( il corrispettivo del pranzo sarà devoluto in beneficienza).

Ore 8,45: Celebrazione delle Lodi nella Basilica di S. Chiara.
Presiede e introduce Fr. Mauro Johri, Min. gen. ofm Cap.
“Il Signore, dette a me, frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza…” (FF. 110 . Test 1).
Meditazione di suor Angela Emanuela Scandela, clarissa e abbadessa del monastero di Foligno.

Dopo la preghiera comune delle Lodi, inizia il “tempo di deserto”.
Ogni frate può scegliere uno dei luoghi significativi in Assisi per la preghiera personale e la meditazione:
S. Maria degli Angeli, Rivotorto, S. Francesco, S. Chiara, S. Damiano, Le Carceri, S. Rufino.

Ore 15,00: Dopo il digiuno dal pranzo e la mezza giornata di “deserto”, trascorsa nella meditazione, nella preghiera e nel silenzio, la giornata è proseguita con la processione penitenziale: “Dalla Porziuncola alla Tomba di S. Francesco”.
Presiede Fr: Michael J. Higgins, Min. gen. del TOR.

Sulla Tomba di S. Francesco i Ministri generali consegnano ai frati la REGOLA, che è, come dice S. Francesco,
“il midollo del Vangelo”.
Ore 18’00: Concelebrazione eucaristica nel piazzale della Basilica Inferiore.
Presiede S. Em. Card. Claudio Hummes, ofm, Prefetto della Congregazione per il clero.
Ore 20,30: Cena.

SABATO 18 APRILE
GIORNATA DELLA GRATITUDINE

La Famiglia francescana incontra il Successore di Pietro, Benedetto XVI. Questo atto, molto significativo, che chiude il Capitolo Internazionale delle Stuoie, vuole esprimere al Santo Padre, non solo l’obbedienza, ma anche la devozione verso la Santa Madre Chiesa, che S. Francesco ha tanto amata, venerata e servita, perchè Mediatrice di Grazia, nell’incontrare il CRISTRO CROCIFISSO-RISORTO, SALVATORE DI TUTTI.

Ore 6,15: Colazione.
Ore 7,00: Partenza per Castel Gandolfo.
Ore 10,00: Concelebrazione Eucaristica di chiusura del Capitolo al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo.
Ore 12,00: Udienza con il Santo Padre Benedetto XVI, nel cortile del Palazzo Apostolico. Il papa rievoca la figura,
sempre attuale, di Francesco, “uomo cattolico e tutto apostolico”, fedele e umile servitore della Santa Madre Chiesa.

IL FASCINO DEL CARISMA FRANCESCANO
COME SEQUELA DI CRISTO

Dopo la nuda cronaca di questo importante convegno, il primo raduno plenario di tutti gli Ordini Francescani, vogliamo fare delle riflessioni di approfondimento.
Nella storia del Francescanesimo, ci sono state varie incomprensioni, che hanno causato divisioni, fino alla separazione in tre rami del Primo Ordine Serafico. Questo Capitolo internazionale delle stuoie sembra, finalmente, dimostrare la presa di coscienza, da parte di tutti, della comune origine da un unico ceppo.
Tutti dobbiamo tornare alla Grazia delle origini, per dissetarci alla MEDESIMA SORGENTE di acqua viva, che ha donato alla Santa Chiesa un numero incalcolabile di Santi e di Martiri.

UNICO è il FONDATORE, UNICO il CARISMA FRANCESCANO, UNICA la REGOLA, che poi è la quintessenza del Vangelo.

La CHIESA è MISTERO DI COMUNIONE IN CRISTO. I primi chiamati, per vocazione, a realizzare tale COMUNIONE, nelle loro Comunità, sono i RELIGIOSI.
Questo vale, in una maniera tutta particolare, per i Francescani. Il loro stesso nome, FRATI, indica chiaramente che essi si impegnano a vivere la FRATERNITA’ come punto cardine del loro CARISMA.

S. Francesco d’Assisi, proprio per la sua grande fede, divenuta docilità piena allo Spirito Santo, ha capito che la FRATERNITA’ è DONO DI DIO. Per questo, egli afferma:
“ Il Signore mi diede dei fratelli…”(FF. 116).

I Frati vivono insieme, non per il legame del sangue,
( troppe volte esso non corrisponde al vero amore), né per propria scelta, che facilmente è influenzata dagli egoismi personali, ma per scelta di Dio, mediante la VOCAZIONE RELIGIOSA.
Comune, quindi, è l’origine che li ha uniti: la VOCAZIONE RELIGIOSA. Comune è la FINALITA’ da raggiungere: la COMUNIONE, SEMPRE PIU’ VITALE, IN CRISTO, come tralci alla vite, per produrre, nella Chiesa, frutti di conversione e di santità.
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