XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B)

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XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B)

Messaggio  Andrea il Ven Set 11, 2009 7:34 am

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Letture bibliche: Is 50,5-9a; Sal 114; Gc 2,14-18; Mc 8, 27-35

Introduzione e Atto penitenziale. La parola della croce è certamente la più difficile da accettare. Chiediamo perdono per tanta viltà che manifestiamo in questo campo e per tutti i nostri peccati.

Sintesi dell’omelia.

Preghiamo con la colletta: O Padre, conforto dei poveri e dei sofferenti, non abbandonarci nella nostra miseria: il tuo Spirito Santo ci aiuti a credere con il cuore, e a confessare con le opere che Gesù è il Cristo, per vivere secondo la sua parola e il suo esempio, certi di salvare la nostra vita solo quando avremo il coraggio di perderla. Per il nostro Signore Gesù Cristo... Il Vangelo ci indica che Gesù è il Messia, non trionfante e glorioso, ma sofferente e crocifisso, come era stato anche preannunziato nell’AT (prima lettura), e noi dobbiamo credere in lui seguirlo con uno stile di vita che sia rivelatore della nostra fede (seconda lettura).

Omelia.

I – La colletta si rivolge a Dio: O Padre, conforto dei poveri e dei sofferenti, non abbandonarci nella nostra miseria,

a. Una preghiera particolarmente ricca che sottolinea la grandezza di Dio ma anche il suo interessamento per i poveri, la troviamo nella supplica di Giuditta a Dio prima di affrontare Oloferne; la vedova, che vuole usare le sue arti femminili, nel rispetto della Legge di Dio, per salvare il suo popolo, si rivolge a Dio, dichiarando: tu sei invece il Dio degli umili, sei il soccorritore dei derelitti, il rifugio dei deboli, il protettore degli sfiduciati, il salvatore dei disperati (Gdt 9,11), rimarcando così la sua misericordiosa bontà, senza però dimenticare che è anche infinitamente grande: Sì, sì, Dio del padre mio e di Israele tua eredità, Signore del cielo e della terra, creatore delle acque, re di tutte le tue creature (Gdt 9,12); possiamo quindi noi contare sulla sua onnipotenza.

b. La sofferenza, che interessa tutti gli uomini, nessuno escluso, e la povertà, che colpisce la grandissima parte dell’umanità (i ricchi sono pochissimi), non lascia indifferente il Cuore di Dio, il quale sente la necessità di intervenire in aiuto di chiunque sta nel bisogno, di qualsiasi natura.

Nella prima lettura ci troviamo di fronte al Servo di Yahweh, il quale accetta con docilità la sua missione e non indietreggia di fronte alle difficoltà: Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,/ le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; /non ho sottratto la faccia /agli insulti e agli sputi (Is 50,6) ma anzi ha pazienza nel subire gli oltraggi. Il motivo per cui non si accascia è l’aiuto di Yahweh e la ferma fiducia in lui: Il Signore Dio mi assiste, /per questo non resto svergognato, /per questo rendo la mia faccia dura come pietra, /sapendo di non restare confuso (Is 50,7); per cui anche se accusato, ha la certezza della vittoria: È vicino chi mi rende giustizia: /chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci. /Chi mi accusa? Si avvicini a me. /Ecco, il Signore Dio mi assiste: /chi mi dichiarerà colpevole? (Is 50,8-9).

Sentiamo Dio come Padre anche quando siamo nella sofferenza e rinnoviamo la fiducia nella sua provvidenza e protezione.

II – e supplica: il tuo Spirito Santo ci aiuti a credere con il cuore, e a confessare con le opere che Gesù è il Cristo

a. Queste parole della preghiera si rifanno a un’affermazione di Paolo: se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza (Rm 10,9-10). Per opera dello Spirito arriviamo alla fede: Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future (Gv 16,13), ed è lui che ci dà la testimonianza su Cristo: Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza (Gv 15,26). Gesù annuncia che i discepoli gli renderanno testimonianza: anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio (Gv 15,27) e li avverte che questo sarà possibile per il sostegno dello Spirito: avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra (At 1,Cool.

[color:7e2a=dark blue]b. Gesù è il centro della fede e colui che dobbiamo annunciare. Ma non tutti riflettono sulle sue manifestazioni e non tutti capiscono che egli è il Messia; ciò appare dalla risposta: Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti (Mc 8,28), che danno i discepoli a una domanda di Gesù: La gente, chi dice che io sia? (Mc 8,27). Gesù poi chiede loro di esprimere il loro parere su di lui: Ma voi, chi dite che io sia? Pietro, a nome di tutti, gli rispose: «Tu sei il Cristo» (Mc 8,29), che per gli Ebrei indicava l’inviato di Dio per la salvezza del popolo eletto e, secondo il modo di pensare di alcuni spiriti più illuminati e con mentalità universalistica, anche di tutti gli uomini. Questo dialogo avvenne quando Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e prese occasione per la strada di interrogare i suoi discepoli (Mc 8,27).

c. Queste affermazioni si potrebbero riferire alla testimonianza che si dà per mezzo della parola, ma la testimonianza completa è quella che si dà con la vita, con le opere, alle quali ci richiama Giacomo: A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha opere? (Gc 2,14); quello che crediamo con il cuore e professiamo con le parole lo dobbiamo vivere nella nostra vita quotidiana. Giacomo porta un esempio di fede senza le opere: Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? (Gc 2,15). Giacomo si chiede e ci chiede con una domanda retorica: Quella fede può forse salvarlo? (Gc 2,14). La risposta è negativa: Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta (Gc 2,17). In effetti se qualcuno volesse sostenere la possibilità della non compresenza di fede e opere nella stessa persona: Tu hai la fede e io ho le opere, le si potrebbe rispondere: mostrami la tua fede, che è invisibile e inverificabile, senza le opere, che però sono visibili e controllabili, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede (Gc 2,18), perché sono proprio le mie opere che sono la prova evidente dell’esistenza della mia fede.

Gesù deve essere il centro della nostra vita; in Lui dobbiamo credere e sperare e Lui amare e annunciare.

III – e continua: per vivere secondo la sua parola e il suo esempio

Gesù non è solo nostro salvatore, ma anche nostro maestro e modello; in occasione della lavanda dei piedi nel corso dell’Ultima Cena Gesù dice: Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono (Gv 13,13). Come Signore va adorato, come Maestro va ascoltato e ubbidito, come modello va imitato, come Gesù stesso ricorda esplicitamente: Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri (Gv 13,14). Dobbiamo imitare Gesù nell’obbedienza al Padre: Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio/ e io non ho opposto resistenza,/ non mi sono tirato indietro (Is 50,5).

Nel piano di salvezza per l’umanità il Padre ha anche previsto la sofferenza del Figlio: cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere (Mc 8,31), una sofferenza che egli vive in piena adesione alla volontà del Padre, con pienezza di amore per lui e per gli uomini, per quegli stessi che sono causa delle sue sofferenze. Egli la preannuncia agli Apostoli con grande chiarezza: Faceva questo discorso apertamente (Mc 8,32), perché non si illudano che egli sia un Messia politico e di successo. Proibisce loro di parlare di lui come messia agli altri: E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno (Mc 8,30), perché troppa gente aspettava un messia che avrebbe liberato gli Ebrei dal giogo dei Romani e non da quello del peccato, che era la preoccupazione più grande di Gesù.

Ma il discorso della croce è duro per i discepoli e perciò Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo (Mc 8,32). Ma Gesù non gradisce l’intervento di Pietro, certamente dettato dall’amore sincero ma poco illuminato dell’Apostolo per Lui, e davanti ai discepoli (non solo agli Apostoli?) lo riprende: egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro con linguaggio molto duro: Va’ dietro a me, Satana! e gli rivela dove sta il suo punto debole: Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini (Mc 8,33), cioè la tua mentalità è mondana.

Guardiamo a Gesù per imitarlo? Certamente non possiamo fare niente con le nostre forze, ma, sostenuti dal suo Spirito, possiamo anche riprodurre in noi la sua immagine.

IV – e conclude: certi di salvare la nostra vita solo quando avremo il coraggio di perderla.

Gesù ha portato la croce e vi è stato affisso per la nostra salvezza. Ma anche noi dobbiamo portare la nostra. Così Gesù, oltre che a Pietro, a tutti ricorda l’obbligatorietà di portare la croce, discepoli e non: Convocata la folla insieme ai suoi discepoli; egli insegna che i suoi seguaci avranno da soffrire come lui e devono essere pronti a portare la croce a imitazione del Maestro: Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (Mc 8,34). E aggiunge che per ottenere la vita spirituale - eterna, è necessario essere disposti ai sacrifici più duri, non escluso quello della morte fisica: Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà (Mc 8,35); chi non ha questa disposizione rischia di perdere tutto.

La croce, piccola o grande che sia, è sempre pesante. Ma l’invito e il sostegno di Gesù ci dà la possibilità di portarla non solo con rassegnazione, ma anche con pazienza, e persino con gioia.

Pensiero eucaristico.
Nell’Eucaristia ci incontriamo con Gesù che è Maestro e Modello del portar la croce, e come sacerdote che si offre crocifisso al Padre per nostra salvezza. Nella Comunione si dà a noi e ci dà anche lo Spirito, che unico può aiutarci a portare la croce con spirito di fede e amore. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli e i Santi, di ottenerci con la loro preghiera e i loro meriti di portare anche noi la nostra croce come loro.

10.9.2009 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio (SA), tel. 081.951164; 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it www.bastamare.it MSN: francescoenricos@hotmail.it

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