XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

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XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Messaggio  Andrea il Ven Set 18, 2009 5:05 am

Omelia per la XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

Letture bibliche: Sap 2,12.17-20; Sal 53; Gc 3,16-4,3; Mc 9,30-37

Introduzione e Atto penitenziale.

Gesù preannuncia di nuovo la sua passione e morte e la necessità che nella Chiesa i capi siano al servizio dei fedeli. Gli Apostoli trovano difficoltà ad accettare l’uno e l’altro insegnamento. Chiediamo perdono per le stesse difficoltà che noi viviamo e per tutti gli altri peccati.

Sintesi dell’omelia.

Con la colletta preghiamo: O Dio, Padre di tutti gli uomini, tu vuoi che gli ultimi siano i primi e fai di un fanciullo la mi­sura del tuo regno; donaci la sapienza che vie­ne dall'alto, perché accogliamo la parola del tuo Figlio e comprendiamo che davanti a te il più grande è colui che serve. Per il nostro Si­gnore Gesù Cristo... Il Vangelo ripropone il preannuncio della Passione e Morte di Gesù e il suo invito ai capi nella Chiesa a essere servi di tutti; la prima lettura ci mostra il giusto perseguitato dai giudei rinnegati e dai pagani e lo loro prese in giro; la seconda lettura ci parla della vera e falsa sapienza e dei loro frutti differenti.

Omelia. I -

La colletta inizia: O Dio, Padre di tutti gli uomini,

Dio è il creatore di tutte le creature, è padre di tutti gli uomini, giovani e anziani, ricchi e poveri, senza distinzione di nazionalità o razza o colore della pelle o cultura, ecc. Ma mentre Dio è padre di tutti gli uomini, non tutti gli uomini lo considerano padre e lo trattano da padre. Un padre ama il proprio figlio e si aspetta da lui amore e obbedienza. Purtroppo non sempre noi figli diamo a Dio tutto l’amore, cui ha diritto, e non gli prestiamo tutta l’obbedienza che dovremmo, con sua offesa e dispiacere e con nostro grave danno.

II - e afferma: tu vuoi che gli ultimi siano i primi e fai di un fanciullo la mi­sura del tuo regno;

a. gli ultimi sono quelli che nella mentalità mondana vengono considerati tali: secondo gli Ebrei i pubblicani, che per il loro mestiere non potevano praticare con la fedeltà la legge di Dio, e le prostitute, i lebbrosi, ecc.; secondo la mentalità comune i poveri, gli emarginati, quelli che non contano, i piccoli, i miti, i pacifici, i sofferenti… Queste categorie di persone invece sono le categorie preferite da Dio, sono guardate da Lui con occhio particolare, quelle alle quali egli rivolge un’attenzione speciale e alle quali manda in modo singolare il suo Messia.

b. anche i fanciulli erano considerati fra gli ultimi: essi sono il futuro ma non il presente; la storia la fanno gli adulti, non i bambini. Eppure Gesù dice: Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso (Mc 10,14-15; cfr Mt 18,3); e quindi il regno di Dio deve essere “ricevuto”, in quanto è una iniziativa divina; l’atteggiamento adatto per riceverlo è quello dei bambini: il regno prima si riceve e poi si entra in esso.

Condividiamo anche noi la mentalità di Gesù a proposito degli ultimi e del regno dei cieli?

III - … e chiede:donaci la sapienza che vie­ne dall'alto,

Solo Dio può ci può fare dono della sapienza. Egli ha creato il mondo con la sua sapienza: con la tua sapienza hai formato l'uomo, perché domini sulle creature fatte da te (Sap 9,2) e la dona a chi la chiede, come per es. a Salomone: dammi la sapienza, che siede in trono accanto a te e non mi escludere dal numero dei tuoi figli (Sap 9,4). E anche noi possiamo avere la sapienza se la chiediamo: Se qualcuno di voi manca di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti generosamente e senza rinfacciare, e gli sarà data (Gc 1,5).

Giacomo distingue una duplice sapienza: una che viene dall’alto e una dal basso. Di quella dall’Alto dice: Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera (Gv 3,17). Di quell’altra dice: Non è questa la sapienza che viene dall'alto: è terrena, carnale, diabolica; poiché dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni (Gc 3,15-16). Come si vede le due sapienze si distinguono dai loro frutti. La sapienza che produce cattive azioni viene dalla carne, dal mondo, dal diavolo, i tre nemici di Dio e nostri; l’altra nasce dal Vangelo e ha come frutto una comprensione serena e matura della vita e un comportamento ordinato; è pura, cioè è nella linea della purezza divina; è pacifica, mite, arrendevole, cioè aiuta a superare le tensioni provocate dalle passioni; essa è anche piena di misericordia e di buoni frutti, al contrario degli atteggiamenti di chi è albero infruttifero. Queste caratteristiche, e quelle seguenti: imparziale e sincera, sono essenziali per l’edificazione della comunità, perché realizza la pace e la giustizia fra i membri: Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia (Gc 3,18).

Invece alle comunità alle quali scrive Giacomo, manca la sapienza, che viene dal Cielo: Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! (Gc 4,1-2). Una condizione di spirito di questo genere impedisce anche l’esaudimento della preghiera: Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni (Gc 4,2-3), volendo dire che non tutte le preghiere vengono esaudite, ma solo quelle che vengono fatte con le giuste disposizioni di amore reciproco e umiltà e chiedendo cose che corrispondono alla volontà di Dio e non ai nostri capricci. Chiedere invece il dono della sapienza corrisponde certamente alla volontà di Dio.

Chiediamo il dono della sapienza, che è essenziale per gustare il nostro rapporto con Dio e per regolarci bene nei rapporti col prossimo.

IV – e continua: perché accogliamo la parola del tuo Figlio

Gesù è il nostro Maestro, missione importantissima che egli ha svolta 20 secoli fa e che conserva sempre la sua attualità, perché l’uomo di oggi, come quello di tutti i tempi, continua ad aver bisogno di confrontarsi con la Parola di Dio e di modificare la sua vita secondo quelle indicazioni. Nel Vangelo di oggi vediamo che Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, come tante volte, ma questa volta egli non voleva che alcuno lo sapesse (Mc 9,30). Il motivo di questo nascondersi, così frequente nel vangelo di Marco, era la ricerca di tempo per curare particolarmente la formazione degli Apostoli: Insegnava infatti ai suoi discepoli, su un argomento particolarissimo e complicato: diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà» (Mc 9,31). Ne aveva già parlato e ne parlerà ancora, ma era un soggetto molto difficile a digerirsi dagli apostoli, i quali non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo (Mc 9,32), avendo paura di ottenere qualche risposta ancora più chiaramente dolorosa e indesiderata.

D’altronde già nell’AT si parlava delle sofferenze del giusto perseguitato dagli ebrei rinnegati e pagani, che hanno perso la fede o mai l’avevano avuta: /«Tendiamo insidie al giusto; i motivi per perseguitarlo sono che il giusto censura la loro condotta e rimprovera loro le colpe: che per noi è d’incomodo /e si oppone alle nostre azioni; /ci rimprovera le colpe contro la legge/ e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta (Sap 2,12). Perciò essi passano alle vie di fatto: Vediamo se le sue parole sono vere, /consideriamo ciò che gli accadrà alla fine… /Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, /per conoscere la sua mitezza /e saggiare il suo spirito di sopportazione (Sap 2,17.19). Essi assumono un atteggiamento di sfida contro Dio, convinti che Egli non aiuta il giusto: /Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto /e lo libererà dalle mani dei suoi avversari…. /Condanniamolo a una morte infamante, /perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà (Sap 2,18.20), parole queste che le ritroviamo usate per descrivere la Passione di Cristo, il Giusto per eccellenza, vittima delle ostilità dei peccatori (Mt 27,43; Eb 12,3)

Certamente anche per noi il discorso della sofferenza è duro. Guardando a Gesù e Maria come modelli di pazienza nella sofferenza e ai santi, che così generosamente hanno portato la loro croce, troveremo luce e conforto nel mantenerci fedeli anche nelle situazioni difficili della vita.

V – e conclude: e comprendiamo che davanti a te il più grande è colui che serve.

Come la Passione, così anche l’autorità come servizio è una verità difficile da accettarsi per i discepoli di allora e di tutti i tempi, come purtroppo la storia quotidiana della vita della Chiesa dimostra con evidenza. Gesù e gli apostoli Giunsero a Cafarnao. Alla fine del viaggio Gesù, Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?» (Mc 9,33). I discepoli non rispondono non solo perché sanno che Gesù sa tutto ma perché hanno forte motivo di vergognarsi dell’argomento, oggetto della discussione animata, avuta lungo il viaggio: Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande (Mc 9,34). Gesù si mette comodo: Sedutosi, e fa probabilmente accomodare i discepoli: chiamò i Dodici e inizia la seconda difficile lezione; Gesù non nega che ci debba essere un primo, ma i discepoli devono sapere che nella nuova comunità ciò che sta al primo posto è il servizio e l’umiltà: Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti (Mc 9,35). Per esemplificare l’insegnamento Gesù prende un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, spiega: Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato (Mc 9,36-37). In effetti non si può esercitare l’autorità sopra i bambini se non col servizio e l’umiltà. Gesù e il Padre sono rappresentati dai bambini, esattamente come i membri della nuova comunità; perciò servire questi è servire Gesù e il Padre. Così i discepoli devono formare una comunità, avere un’organizzazione e un’autorità, ma le regole del gioco implicano un cambiamento radicale dei concetti basi, che fino a quel momento avevano guidato la sociologia profana e religiosa.

Pensiero eucaristico.

Gesù ci offre ancora il suo servizio come Maestro, dandoci la sua Parola, e come Sacerdote che si sacrifica per fare la volontà del Padre. Ci ha dato l’insegnamento e l’esempio e noi dobbiamo seguirlo. Ricevendolo nell’Eucaristia, per la forza che lo Spirito ci comunica, diventeremo capaci di portare la nostra croce e di servire il prossimo come ha fatto lui. Preghiamo la Madonna della Mercede e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi, di vivere secondo queste convinzioni.

17.9.2009 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio (SA), tel. 081.951164; 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it www.bastamare.it MSN: francescoenricos@hotmail.it

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