COME FRANCESCO ACCOLSE LA MORTE

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La sofferenza

Messaggio  Francesco il Sab Gen 16, 2010 8:56 pm

Fernanda scrive:

“ma per me è ostico pensare di desiderare la sofferenza come hanno fatto alcuni santi,
tra cui san Francesco, si vede che benchè ambisco alla santità sono molto distante.”.




Io credo che nessun santo abbia desiderato la sofferenza per il gusto di soffrire,
nemmeno san Francesco. Il dolore in se stesso non è un bene da desiderare,
e penso che nessuno lo vorrebbe se non ne fosse costretto.

Dio è Amore, è gioia… non può volere la sofferenza… al contrario, ci aiuta
a trasformarla in gioia…ma questa trasformazione ci costa fatica e sofferenza.
Ed è questa la croce che dobbiamo portare per seguire Gesù, come ha fatto
Egli stesso, sudando sangue… in obbedienza al Padre!

Nemmeno Gesù voleva soffrire: “Passi da me questo calice”… aveva chiesto
al Padre, rimettendosi però alla Sua Volontà.
Gesù ha accettato di soffrire e di morire per liberarci delle nostre ferite
e da ogni male causato dal peccato.

La sofferenza è una prova da superare, mediante la quale ci permette di purificarci,
e di santificarci… conformandoci a Cristo che ha vinto la sofferenza!
Dice San Paolo: “Se soffriamo e moriamo con Gesù, con Lui anche risorgeremo!”.

Dio è Provvidenza, anche nel dolore. (Mt 6, 25-35)
Sicuramente il problema che maggiormente affligge l'esistenza dell'uomo è quello del dolore,
che sembra inconciliabile con la Provvidenza di Dio; si può capirne il senso e comprenderlo,
quanto basta, soltanto attraverso la luce della fede in Dio.
Il dolore purtroppo c’è. E’ una triste realtà; ma guai a non comprenderne il significato.

L’unica risposta vera, sul mistero del dolore, ce la data Gesù accettandolo fino in fondo
Sulla Croce, per dimostrarci il suo Amore e l’infinita misericordia di Dio:
“Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno!”.

"Parlare della Croce infatti - dice S. Paolo - è stoltezza per quelli che vanno in perdizione,
ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio" (1Cor.1, 18).

Sul monte Calvario, accanto a Gesù, che muore per noi in un abisso di sofferenze,
c'è sua Madre addoloratissima che soffre con tanto amore a Gesù e per le anime;
è la prima collaboratrice associata "con animo materno al Sacrificio di Lui"…

Maria è simbolo dei futuri santi. C'è il buon ladrone che soffre con rassegnazione
per riparare alle sue colpe: è simbolo delle anime che si salvano.

C'è anche il cattivo ladrone che soffre imprecando e bestemmiando: è simbolo delle anime
che vanno verso la dannazione per non aver compreso il valore della sofferenza.
Il mondo è un immenso calvario in cui tutti sono inchiodati alla croce:
non c'è uomo senza croce, non c'è casa senza dolore.

Però non diciamo mai: Dio mi ha abbandonato! Dio ci ama!
Ci assicura la Bibbia che Lui veglia su di noi come un'aquila sui suoi nati
e ci custodisce come pupilla del suo occhio. (Cfr. Dt. 32, 10s).

Io sono convinto che non occorre desiderare la sofferenza, c’è già…
ma accettarla e sopportarla con rassegnazione e amore, anche quando
si fa più dura, e offrirla a Dio, unitamente a quella di Gesù Crocifisso,
allora diventa più leggera, ci purifica e ci salva!

Mentre la santità sì va desiderata intensamente… ma per raggiungerla in pienezza,
ecco che dobbiamo passare per la porta stretta, e ci costa fatica, tribolazioni,
e a volte anche tanto dolore. Ma ne vale la pena!
E visto che tu la desideri, credici, non sei lontana!

Sant’Antonio ha detto: “Desiderare la Santità è già un essere santi”…
purché il desiderio sia sincero e rimanga vivo!
Così Sant’Agostino diceva: “Tu non mi cercheresti se non mi avessi già trovato!”
Dobbiamo struggersi dal desiderio che sia fatta la sua Santa Volontà.
Come diceva Gesù al Padre: “Mio cibo è fare la tua Volontà!”.

Buona Domenica!
Fraternamente uniti nella preghiera

P.S.
Per chi desiderasse penetrare in profondità sul senso salvifico della sofferenza,
consiglio di leggere la “Lettera Apostolica - Salvifici Doloris”,
del Pontefice Giovanni Paolo II. (11/02/1984).

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Re: COME FRANCESCO ACCOLSE LA MORTE

Messaggio  Andrea il Mer Gen 13, 2010 4:29 pm

E` capitato anche a me, cara Fernanda... molti anni fa` mi sono procurato un a triplice frattura del piede detro: ho riportato la frattura dei maleoli ma anche della tibia...
Sono sincero in quel momento nono ho pensato di ringraziare il Signore, ma l'ho fatto quando il Chirurgo (combinazione era figlio di un mio prossessore di liceo) il quale mi ha proprio ricostruito in piede. tutt-ora ho adosso 12 viti ed una lama che non ho mai tolto e cammino senza nessun disturbo!
Uscito dall` ospedale ho ringraziato Gesu`!
La strada verso la santita' e` ripida, dura, piena di impedimenti...

Pace e bene

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Re: COME FRANCESCO ACCOLSE LA MORTE

Messaggio  Fernanda il Mer Gen 13, 2010 1:32 pm

Quanto hai detto è bello ed è vero, una volta mi sono rotta una gamba e ho cominciato a ringraziare il Signore per il dono delle gambe cosa che non avevo mai fatto, è vero era stata la caduta -l'osso rotto-e l'ingessatura a farmi riscoprire il dono che non avevo mai valutato, ma per me è ostico pensare di desiderare la sofferenza come hanno fatto alcuni santi, tra cui san Francesco, si vede che benchè ambisco alla santità sono molto distante.

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"Fernanda ha scritto: facile a dirsi ma non a viverlo"

Messaggio  Francesco il Mer Gen 13, 2010 12:37 pm

“facile a dirsi ma non a viverlo”.

Hai ragione cara Fernanda, molti dicono così, è più facile dirlo di farlo…
perché questa è la prima realtà che vediamo con i nostri occhi “malati”…
Ma se noi andiamo oltre, e riflettiamo profondamente sul nostro destino ultimo,
scopriamo un’altra realtà più importante, che non dobbiamo perdere,
sempre che non preferiamo rimanere eternamente feriti, malati, perduti.

In fondo cosa ci costa dire un grazie a Colui che ci ha salvato la vita, e vuole
donarci la gioia eterna? Dopo tutto la nostra situazione non cambierebbe per niente …
solo accettandola possiamo cambiarla.

Certo se ci lasciamo coinvolgere dalla mentalità di questo mondo,
dove vediamo che la maggior parte della gente cerca di vivere una vita,
(spensierata, apparentemente felice), sempre più facile e comoda…
allora si diventa veramente difficile andare controcorrente.

La stessa Sacra Scrittura lo afferma:
“Larga e piana è la strada della perdizione, e molti la percorrono”…
mentre: “Stretta e irta è la via della salvezza, e pochi la trovano”.


Perciò ho scritto cerchiamo, cerchiamo, cerchiamo, e chi cerca trova, dice Gesù.
Dalle mie parti , c’è un’altra simile frase che dice: “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”…

Questo per far capire che alcune difficoltà, sembrano insuperabili.
Certamente se volessimo attraversare l’oceano a nuoto, contando solo sulle nostre forze,
sicuramente non potremo farcela, ma se saliamo sulla “Barca della Chiesa”…
e stendiamo le vele al “vento dello Spirito Santo”… credendo fermamente che Gesù è con
noi sulla barca (e non lo lasciamo dormire!), allora giungeremo sicuri alla meta,
superando tutte le tempeste del mare, ossia le tribolazioni della vita!

Secondo me, l’unico ostacolo che c’impedisce di prendere la decisione di incamminarsi
sulla Via della Vita, è la nostra poca fede, che lascia troppo spazio alla paura di dire il nostro “sì”
totale alla volontà di Dio. Come ha fatto Abramo, Maria, come ci ha insegnato Gesù e tutti i santi.

Certamente la vita è una lotta ardua, ma bisogna perderla per trovarla ed è questa la via migliore,
quella tracciata dal crocifisso Gesù Cristo. San Francesco lo ha dimostrato con la sua grandiosa
testimonianza…, con Cristo tutto è possibile, senza di Lui, tutto diventa più difficile e tragico!

Francesco, affermava che la perfetta letizia sta nella massima sofferenza!
In un primo tempo facevo fatica accettare questa sua espressione, perché mi sembrava il colmo
dell’assurdità, fino a quando, crescendo nella fede, ho scoperto proprio attraverso la sofferenza,
che essa è molto importante per la nostra salvezza.

Riflettiamo su questa frase di san Francesco: “Colpendomi con il dolore tu mi risparmi”…
Che cosa ci risparmia? … Sicuramente una sofferenza più grande…nell’aldilà! …
(Vedi il brano qui sotto)

Baciando poi la terra, disse: "Ti ringrazio, Signore Dio, di tutte queste mie sofferenze e ti prego,
o Signore, che me ne mandi altre cento, se così ti piace: poiché questo mi sarà graditissimo;
colpendomi con il dolore tu mi risparmi; mentre l'adempimento della tua santa volontà
costituisce per me una grandissima consolazione".

Per questo ha potuto dire: “E’ tanto il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto”…

Inizialmente, sarà stata dura anche per Francesco, perché credo che non sia stato facile neanche
per lui spogliarsi totalmente in piazza davanti alle massime autorità di Assisi e a tutti i suoi amici;
abbracciare i lebbrosi e vivere con loro nella più assoluta povertà, ma superato le prime difficoltà diceva:
“Ciò che prima mi sembrava amaro, si tramutava in dolcezza di anima e di corpo”…

Com’era possibile questo repentino cambiamento? E’ facile intuirlo…
Perché aveva scoperto l’Amore di Dio. Nel volto del povero vedeva il volto di Gesù Crocifisso,
un volto pieno d’Amore, di quell’Amore più forte della morte e che supera tutte le nostre tribolazioni.

Col suo esempio, San Francesco ci ha dimostrato, che se accettiamo la sofferenza, la prova,
i limiti, la tristezza, e perseveriamo, sperando nella misericordia di Dio, questo diventa dono,
grazia, purificazione e merito.

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Re: COME FRANCESCO ACCOLSE LA MORTE

Messaggio  cassarà palma il Ven Gen 08, 2010 4:03 pm

" Cerchiamo di ringraziare il Signore non solo quando ci dona la gioia
ma anche quando permette le malattie."

facile a dirsi ma non a viverlo,

<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<


Grazie Fernanda per le suddette parole. Non è facile metterle in atto. Penso spesso a come molti Santi hanno accettato con serenità e in pieno le malattie e le sofferenze
Buon anno nuovo a te che sei riapprodata in questo sito, Ti auguro un anno sereno e pieno di gioia...

e che il tuo sorriso sia sempre splendente di felicità......Ciaooooo.......

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Re: COME FRANCESCO ACCOLSE LA MORTE

Messaggio  Fernanda il Ven Gen 08, 2010 3:37 pm

"Cerchiamo di ringraziare il Signore non solo quando ci dona la gioia
ma anche quando permette le malattie."

facile a dirsi ma non a viverlo, silent

Fernanda

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Messaggio  Francesco il Sab Ott 03, 2009 7:08 pm

Ricordando S. Francesco

Il Celano racconta che la malattia di San Francesco si stava aggravando e il corpo del Santo
si indeboliva sempre più, tanto che non poteva più muoversi.
Un frate chiese a Francesco se preferisse la sofferenza lunga e continua di tale grave infermità
oppure il martirio, la morte violenta e atroce provocata dal carnefice.
Egli rispose: "O figlio, la cosa che mi è più cara, più dolce, più gradita, è che si adempia in me e
su di me la volontà del Signore Iddio.
lo voglio essere totalmente concorde e obbediente soltanto alla sua volontà.
Ma se dovessi guardare non al premio, ma solo al dolore fisico che provo è per me più atroce di qualunque
martirio tollerare questa malattia anche solo tre giorni".

Nel 20° anno della sua conversione, due anni dopo l'impressione delle stimmate,
"squadrato ormai da numerosi colpi di dolore e infermità, ... come pietra da collocare nella
Gerusalemme celeste e come lavoro malleabile portato a perfezione dal martello delle molteplici tribolazioni",
San Francesco chiese di essere portato a Santa Maria della Porziuncola per morire proprio nel luogo
dove aveva ricevuto lo Spirito della grazia di Dio.

Un giorno, ormai in fin di vita "quantunque fosse tutto abbattuto dal perdurare della grave malattia,
tuttavia, gettandosi a terra dal letto, sbattè le deboli ossa per la sua caduta.
Baciando poi la terra, disse: "Ti ringrazio, Signore Dio, di tutte queste mie sofferenze e ti prego,
o Signore, che me ne mandi altre cento, se così ti piace: poiché questo mi sarà graditissimo;
colpendomi con il dolore tu mi risparmi; mentre l'adempimento della tua santa volontà costituisce
per me una grandissima consolazione".

"Quel padre santissimo reputava sempre cosa dolce ciò che sapeva di amaro al corpo ed attingeva
di continuo immensa dolcezza dalla umiltà e imitazione del Figlio di Dio".
Per questo "sorridendo contento, tollerava quanto era a tutti dolorosissimo e penosissimo solo a vedere".
Quando San Francesco era colpito da sofferenze più forti, cantava o faceva cantare dai suoi compagni
"le lodi delle creature", il cantico di frate sole che egli stesso aveva composto.
Quando seppe che la morte era imminente, nonostante soffrisse moltissimo fisicamente, egli gioì
e lodò il Signore con grande trasporto, poi disse a un frate: "Se al mio Signore piace che io muoia
tra breve, fa' venire a me frate Angelo e frate Leone affinché mi cantino di sorella morte".

Quando i due frati furono davanti a lui, addolorati e piangenti, cantarono il cantico di frate sole
e Francesco aggiunse anche alcuni versi su "sorella morte":

"Laudato si', mi' Signore,
per sora nostra morte corporale
da la quale nullo homo vivente può scappare,
guai a quelli che morranno ne le peccata mortali,
beati quelli che trovarà ne le sue santissime voluntati
che la morte secunda noI farà male".
(P. G. Montorsi)

Nella sua festa, chiediamo a Francesco la sua gioia e serenità nelle malattie
pensando che la sofferenza è un grande dono di Dio e va offerta al Padre pura,
senza essere rovinata dai nostri lamenti.

Seguendo l'esempio di Francesco sopportiamo le malattie con pazienza
senza far pesare il nostro dolore agli altri.

Cerchiamo di ringraziare il Signore non solo quando ci dona la gioia
ma anche quando permette le malattie.

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