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Messaggio  cassarà palma il Lun Ott 14, 2019 9:23 am

Il perdono dei peccati

Il peccato è un distacco da Dio e un darsi alle creature: l’anima, creata per Dio, sommo Bene, converge in un falso bene, si lascia attrarre da un miraggio di effimera felicità, e preferisce al Creatore la creatura e quanto di più vile sta nella creatura. Liberamente e di propria volontà si allontana da Dio, rimanendo priva dei suoi aiuti e della sua grazia, abbandonata a sé stessa e serva di satana.
Il pentimento distrugge in lei il falso apprezzamento dell’oggetto del peccato, glielo fa valutare come sommo male al confronto di Dio, le ridona l’apprezzamento del Signore, e quindi il desiderio di possederlo nuovamente, e Dio misericordioso le va incontro, l’abbraccia, le fa sentire la sua ineffabile pace e dolcezza, le ridona il suo amore, la fortifica e le dona la sua grazia. Le potenze che erano come morte, infiacchite dalla mancanza di vita soprannaturale si riattivano con la corrente di grazia che le rianima, il cuore si dilata nuovamente in Dio e lo ama; la coscienza, illuminata da un interno splendore, si riequilibra e ritrova la via del bene, risentendo il dovere e la propria responsabilità; lo sguardo interiore, accecato dalla colpa, si riapre sulla realtà eterna, e l’anima, amando Dio, è perdonata da Lui ed è liberata dalla sua schiavitù.
Il perdono di Dio è immensamente più grande e più bello di qualunque perdono umano, perché non è un semplice compatimento o una semplice indulgenza che lascia la colpa ed elimina la pena, ma è un rinnovamento interiore fatto dalla grazia divina e dallo sforzo del peccatore che elimina la colpa radicalmente, condona la pena eterna e anche quella temporale, proporzionatamente all’amore dell’anima.
Il peccatore non è semplicemente uno che raccatta l’elemosina del perdono: è un ricostruttore di sé stesso che per la grazia di Dio, demolisce il male, e si serve dei suoi stessi detriti per cooperare all’elevazione del nuovo edificio, sradica le piante cattive, raccoglie i rifiuti della sua vita depravata, li muta in concime col pentimento, li affonda nella terra della divina misericordia, raccoglie la nuova semente di grazia e fiorisce di nuovo.
Se la sua terra rimane ancora ingombra dei residui della sua miseria, e questi non riescono a far parte della nuova vita con l’amorosa umiliazione, allora debbono essere eliminati a poco a poco dalla penitenza.
La penitenza è come la rifinitura dell’edificio ancora grezzo, benché saldo; è come l’innaffiamento della pianta, ancora debole e semiappassita, perché non ha preso interamente vita dalla terra; è l’ultima soddisfazione che l’amore pentito dona all’amore offeso, è lo sfogo dell’anima che, innanzi alla bontà di Dio, non ha il coraggio di chiamarsi giusta, e conserva ancora la veste di peccatrice per riparare l’obbrobrio del peccato.
La remissione dei peccati è il capolavoro della bontà di Dio, è la gloria della sua onnipotenza che si manifesta, come dice la Chiesa, perdonando e commiserando; è la fusione armonica della giustizia e della misericordia che ha il segreto ammirabile non di avvilire ma di elevare l’umana dignità e l’umana libertà.
Il solo considerare questi caratteri della remissione dei peccati, e quindi del sacramento della Penitenza che è il tribunale del perdono, basta a farci intendere la divina origine della Confessione, e a sfatare tutte le fandonie dell’errore.
L’uomo non è capace di simili invenzioni d’amore; l’uomo è capace dei carceri duri, dei bagni penali, degli ergastoli, delle pene di morte e delle strazianti barbarie; anche quando elargisce le sue amnistie, non toglie il marchio della colpa, e le fedine penali stanno sempre là a dimostrare l’inesorabilità della giustizia umana, e la meschinità della misericordia umana.




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Messaggio  cassarà palma il Mer Ott 09, 2019 5:47 pm

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L’avidità delle ricchezze è fonte d’infelicità

Fra le preoccupazioni che possiamo crearci nella vita, primeggia quella di arricchire, la più assillante di tutte, perché la ricchezza non sazia e lascia il cuore in un perenne vortice di affanni. Chi vuole arricchire non dorme la notte, perché fa sempre nuovi progetti per guadagnare; si consuma in ansietà riguardanti l’avvenire, e sembra perennemente bisognoso, perché s’affatica come uno che non ha di che sostentarsi. Che il povero non lasci mai di lavorare si capisce, perché è una necessità per lui, e se riposa, cade in miseria maggiore e soffre la fame; ma non si capisce come mai possa preoccuparsi di accumular danaro il ricco che, pur se riposa, trova sempre abbondanza di beni da godere.
A che cosa giovano le smodate ricchezze? Non giovano certo all’anima, perché chi ama l’oro non sarà giusto, andrà appresso alla corruzione, al peccato, alla disonestà, al vizio, e prima di trovarsi colmo di ricchezze, si troverà infangato di vizi e d'ingiustizie. Le ricchezze non giovano neppure alla vita, perché sono causa di rovine, di dolori e di amarezze immense. Oh, non è beato un ricco perché possiede molto oro, ma quando è senza macchia di colpa e non ripone la sua speranza nei beni terreni, né il suo cuore nei tesori che marciscono. È questa la vera ricchezza che gli fa operare cose mirabili nell’esercizio della carità, e che rende anche più meritoria la sua vita, perché avendo la possibilità di peccare o di fare il male, si conserva illibato, desidera i beni eterni, e fa opere di beneficenza, facendosi lodare nell’adunanza dei Santi, cioè nella riunione dei fedeli sulla terra e nella gloria eterna nei Cieli.
In poche ma efficaci parole è tratteggiata tutta l’infelicità di chi è avido di oro e di ricchezze: perde la pace ed il sonno, perde l’onestà e cade negli abissi della corruzione, sembra prosperato, ma in realtà le molte ricchezze equivalgono per lui alla molta corruzione, il che non è davvero un premio. Oh, se s’intendesse questa grande verità! Che cosa sono tanti miliardari? Sono infelici aggravati dal peso dell’oro che posseggono; alla luce di Dio, tutta quella ricchezza è corruzione rifluita come torrente melmoso in chi ama la corruzione. Se tu hai una casetta di tua proprietà, constati continuamente ch’essa ti dà noie: l’inquilino non paga, gli accomodi da fare ne assorbono le rendite, le tasse te le decimano. Oggi che la civiltà diventa sempre più tiranna, non c’è mese e forse giorno che tu non debba rispondere a qualcuno dei funzionari statali che t’impongono nuove contribuzioni e nuove noie; insomma, avere una proprietà è avere una preoccupazione. Che cosa dev’essere per chi ha da amministrare milioni ed anche miliardi? Tu solo, o Signore, sei la vera ricchezza del mio cuore, Tu solo la mia gioia! Ti desidero e Tu mi sazi, ti chiamo e Tu rispondi alla mia supplica con dolcissime grazie interiori, ti posseggo e nulla mi manca neppure nel tempo, perché la tua Provvidenza non mi viene mai meno… Te solo, o mio Dio! Qualunque ricchezza finisce nella nuda povertà del sepolcro, perché ai limiti della morte c’è l’abisso che la inghiotte, e l’uomo se ne va nudo nella terra, preda della corruzione e dei vermi! Tutto lascia, e sul letto dell’agonia in realtà non ha più nulla! Se non ti possiede nell’amore, o dolcissimo mio Dio, che cosa possiede in quel momento supremo? Te solo dunque, o mio Signore, e fuori di Te non bramo altra ricchezza, perché fuori di Te non ci sono rose, ma spine pungenti, non c’è dolcezza, ma infinita amarezza, non c’è vita, ma eterna morte!


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Messaggio  cassarà palma il Mar Ott 08, 2019 11:56 am

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I nervosi
Anche nelle relazioni comuni della vita sociale e familiare l’incontentabilità è la causa disgraziata di tanti dissensi e di tante contese. Certe persone nervose sono intrattabili sia con le buone maniere sia con quelle severe; sono incapaci di condiscendere, hanno lo spirito della contraddizione e, si direbbe, il genio della contesa per ogni più piccola cosa.
Il loro squilibrio e la loro poca virtù crea nella vita certi metodi cervellotici e certe necessità insussistenti che le rendono insopportabili e rendono loro insopportabile ogni cosa.
Se, per esempio, sono in conversazione, ne rifuggono come da una noia, e se sono sole se ne lamentano come di un’oppressione.
I discorsi lieti le urtano, e quelli seri e pacati le adirano.
Mormorano di tutto e di tutti perché tutto è loro di fastidio, e il loro orgoglio maledetto trova tutto malfatto.
Non si trovano in armonia con nessuno, e neppure col Signore che sembra eccessivo nella bontà se tollera e perdona, e sembra spietato se misericordiosamente castiga.
In qualunque condizione le metta, sono incontentabili; tutto va male, tutto è un orrore, tutto è ingiustizia, tutto è finzione... e conducono una vita disperata, facendola condurre anche a quelli che vivono con loro.
Mancano di misericordia, e si credono esse solo pietose per le loro sensibilità naturali e capricciose.
Così, per esempio, hanno pietà di un animale e maltrattano un uomo.
Hanno premura per cose trascurabili, e trascurano quelle essenziali.
Compatiscono chi è estraneo e tormentano chi è familiare.
S’illudono poi, in tutto questo, di essere esse sole ragionevoli, equilibrate, giuste, e non tollerano il più piccolo rimprovero, irrompendo con veemenza contro chi fa loro qualunque osservazione.
Certo, queste sono forme più o meno dissimulate di squilibrio, ma dolorosamente sono causa di grandi dissapori nella vita. È necessario emendarsi, cercando solo la divina volontà e la vera carità; è necessario umiliarsi alla presenza di Dio, e anche a quella degli uomini, sentendo bassamente di sé, e persuadendosi di errare e di dover stare al giudizio degli altri. Oh, la santa umiltà di quanta pace trasfonde la nostra vita!


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Messaggio  cassarà palma il Mer Set 18, 2019 5:53 pm

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L’Eucaristia:

la grande scuola della nostra orazione

L’Eucaristia è la grande scuola della nostra orazione, e per questo le anime profondamente eucaristiche sono anime di grande preghiera. Basta concentrarsi innanzi a Gesù Sacramentato con fede e con costanza, per imparare da Lui a pregare. Egli ci vivifica e insensibilmente ci orienta a Dio; a poco a poco ci illumina, ci riscalda, e ci rende capaci di parlare a Dio. Il silenzio che lo circonda è una scuola di silenzio interiore per noi, e la pace che Egli diffonde intorno ci abitua alla serenità e all’abbandono in Dio, indispensabili per la preghiera.
L’anima, innanzi a Gesù, si persuade che non può nulla da sé, e questo non la scoraggia ma la riempie di fiducia in Lui. Se vaga nei pensieri della terra, se si concentra nelle proprie croci, se si preoccupa del suo avvenire, se si agita e si turba non si raccoglie nella preghiera, non vi si può raccogliere.
Innanzi a Gesù, solo che rinnovi la fede in Lui, si sente fuori della terra, sicura del soccorso di Dio, calma nell’attesa delle sue misericordie, e prega.
O mio Gesù, orante in quest’Ostia d’amore, insegnaci a raccoglierci e a pregare, e non permettere mai che, avendoti con noi vivo e vero, passiamo la vita agitandoci e non sappiamo renderti testimonianza di fede, di fiducia filiale e di vero abbandono d’amore.
Soffriamo, è vero, ma le sofferenze non sono per noi un tesoro? Non sei Tu Vittima perenne per noi sull’altare, e non c’insegni ad immolarci continuamente per amore? Se ci duole, per esempio, un occhio, non è questo un segreto per guardarti di più Crocifisso? E se ci duole un piede, non è un segreto per star confitti con te sulla croce?
Oh, come la vita addolorata può diventare una vita di preghiera innanzi a Gesù Sacramentato, e come può mutarsi in perenne olocausto d’amore!
Mi insultano e che importa? Sono forse da più del mio Re nascosto che raccoglie solo ingratitudini e ingiurie nel Santissimo Sacramento?
Mi riguardano come nulla, e che fa? Egli è totalmente nascosto e annientato, e le mie umiliazioni mi uniscono a Lui, alla sua vita.
O mio Gesù Sacramentato, veramente solo nella tua orazione sul mistico monte dell’altare, insegnaci a vivere della tua vita, e a mutare tutta la nostra vita in una perenne orazione e in un perenne olocausto!
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Messaggio  cassarà palma il Gio Ago 29, 2019 4:59 pm

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La devozione a Maria è fonte d'umiltà

Gesù alle anime:

Umiltà, figlie mie, umiltà che è fonte di santità, umiltà piena. Per questo Io voglio farvi sante nelle braccia di Maria Santissima, per questo la devozione a Maria Santissima è fonte di umiltà.
Dinanzi alla Mamma, come non vi sentirete piccole?
Come non sentirsi annientati, depositando nel Cuore Immacolato tutte le nostre miserie?
Non vi scoraggiate mai nel sentirvi miserabili, ma ritenetelo come assioma d'essere più miserabili di tutti, e fate capo a me crocifisso tramite Maria Immacolata.
Se mancate mille volte, e mille volte vi umiliate, mille volte l'io cede a Dio e la grazia lo inonda di divina frescura. Abituatevi ad umiliarvi nelle mancanze, ed esse saranno concime dell'anima vostra. Se credete di non potervi emendare perché questa è la vostra natura, voi ponete l'orgoglio a puntello della colpa; confessate, invece, di aver mancato, di essere miserabili e ingrate, e la colpa non prenderà radici nell'anima vostra. Consideratevi nulla e abituatevi a tacere di voi.
Ho grande pudore, Io, della grazia che effondo in voi, e quando ve ne compiacete o ve ne gloriate, Io mi eclisso come se fossi denudato.
Beata quell'anima che è fatta degna di essere umiliata anche esternamente e che può sfuggire al laccio dell'orgoglio! Ma questo non è di tutte, figlie mie, ed è un dono particolare del mio amore. Cogliete perciò almeno i piccoli fiori di disprezzo involontario, d'inconsiderazione, di trascuratezza, di rimprovero che vi offre la giornata.
Fatevi piccole, piccole, piccole, non raggomitolandovi nel disprezzo, ma impiccolitevi nell'amore. Se vi appartate per sfiducia, non siete umili ma indispettite.
Che cosa più bella quanto umiliarsi ai piedi del sacerdote e dirgli tutto? È quello l'atto di umiltà più fecondo, perché è come il crivello che scava la roccia e ne fa scaturire l'acqua salutare.
Vi benedico, figlie mie, vi benedico tanto nell'immenso mio amore.
Bandite da voi ogni risentimento, bandite ogni mormorazione, siate piccole piccole e umili di cuore. Affidatevi a me, affidatevi a Maria Santissima, credete e confidate.
Abbiate una grande fede, piena d'umiltà, poiché la fede è esercizio di umiltà, e l'umiltà è alimento di fede.
Confidate contro la speranza poiché Io vincerò, anzi ho vinto contro tutti e contro tutto. Preparatevi a una grande valorizzazione dei miei doni, che cresceranno sempre più, perché ho molto ancora da darvi.
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Messaggio  cassarà palma il Lun Ago 26, 2019 2:28 pm

La preghiera

In una guerra occorre prima di tutto il piano strategico del comandante supremo, occorrono i ministri esecutori di quel piano e le armi. Ora, la preghiera, facendo capo necessariamente alla divina volontà, si appella al piano mirabile dei disegni di Dio, chiama in aiuto gli angeli e i santi e, attirando l'aiuto del Signore e il concorso dei beati, è un'arma potentissima. Chi opera, agisce in prevalenza con le proprie forze, sostenute dalla grazia di Dio; chi prega, invece, opera con le forze soprannaturali. Siamo troppo abituati a confondere il soprannaturale con ciò che è straordinario, e perciò non diamo importanza ai continui interventi soprannaturali che sono frutto della preghiera. Un miracolo è uno straordinario intervento soprannaturale che può ottenersi solo con una grande fede, subordinatamente ai disegni della divina volontà; una grazia è un intervento soprannaturale più ordinario, ma è un fatto soprannaturale ottenuto parimenti con la preghiera.
Se io prego, per esempio, per ritrovare un oggetto perduto, e lo ritrovo per un lume interno che me lo fa ricercare dove non supponevo che fosse, quel lume non è un miracolo ma un intervento soprannaturale.
Se una volontà è ostinata ed io prego per vincerla, la vittoria che riporto su di essa non è un miracolo ma è frutto di una grazia soprannaturale. La preghiera è, quindi, un mezzo potente per le battaglie continue della vita, perché ci procura gli aiuti di Dio, di Maria Santissima e dei santi, e ci fa vincere le difficoltà o i pericoli della nostra giornata terrena che non sono pochi.
Se preghiamo, poi, per gli altri, noi combattiamo per loro, perché li aiutiamo a vincere gli ostacoli e le difficoltà della vita.
Se sapessimo pregare vivremmo in tutto soprannaturalmente, con gli occhi a Dio e con le mani nelle sue mani. Noi, invece, avvelenati dal razionalismo e dal naturalismo moderno, vogliamo ostinatamente appellarci alle iniziative, alla prudenza, ai ragionamenti ed alle forze naturali, e trascuriamo la preghiera, quasi fosse una cosa oziosa. Milizia è la vita dell'uomo sulla terra, perché è un continuo combattimento; ora, l'arma di questi combattimenti è la preghiera. Se manca questa grande arma siamo sopraffatti dai pericoli che c'incombono, e siamo impotenti di fronte alle forze che ci travolgono.
Non è Dio un'infinita realtà? Non siamo noi suoi figli? Non possiamo fare un continuo appello a Lui o direttamente o per intercessione di Maria Santissima, degli angeli e dei santi?
Non ci scoraggiamo, perciò, come quelli che non hanno speranza, confidiamo in Dio e preghiamo in ogni più piccola circostanza della vita. Cominciamo la giornata pregando; in ogni azione domandiamo l'aiuto di Dio con una parola sola, con un solo sguardo a Lui. Domandiamolo, possibilmente con le stesse parole delle preghiere della Chiesa, poiché esse nella loro semplicità, ci uniscono di più a Gesù Cristo che è sempre vivo nell'Ostia santa per supplire, con la sua divina preghiera, alla nostra preghiera. Le opere del ministero sacerdotale, specialmente, hanno bisogno di continua preghiera, perché sono combattimenti quasi sempre ardui col mondo, col demonio, con la carne e con l'umana stoltezza e l'umana volontà, che sono invincibili senza un particolare aiuto di Dio.
Preghiamo soprattutto perché venga il regno di Dio e perché sia compiuta in terra la sua volontà, senza scoraggiarci mai per lo stato deplorevole nel quale il mondo si trova attualmente. Questo stato terribile di smarrimento intellettuale e morale non è insanabile, occorre solo operare pregando e pregare operando. Se si promovessero crociate di preghiere per gli increduli, una gran massa di miscredenti si convertirebbe, e se si pregasse per l'efficacia del sacro ministero, ogni atto di questo ministero, anzi ogni atto dell'attività sacerdotale riuscirebbe accetto alle anime, commuovendole e trasformandole.
Se ogni gesto liturgico, per esempio, fosse fatto con spirito soprannaturale e con nobile e decorosa compostezza, pregando Dio di parlare ai cuori, quale apostolato farebbero i sacerdoti con le sacre funzioni! La Liturgia allora non sarebbe una coreografia più o meno acciabattata dall'incuria, dalla rozzezza e dalla maledetta fretta, ma sarebbe il gesto di Dio alle anime, il complemento o il surrogato della divina Parola, come, e molto più, di quello che non sono i gesti del nostro conversare familiare. Pregare combattendo e combattere pregando, ecco il grande segreto per vincere.
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Messaggio  cassarà palma il Sab Ago 24, 2019 4:32 pm

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Santa Genitrice di Dio

Don Dolindo in tutte le sue lettere, e in molti altri scritti si esprime come se fosse Cristo Gesù e la Madonna a parlare: “Gesù dice”, “Maria Immacolata dice” sullo stile della Imitazione di Cristo.

Maria Ss.ma alle anime:

La Chiesa mi chiama Santa Genitrice di Dio e Madre del Cristo.

Sono due espressioni che hanno un senso diverso.
Ricordate le parole di Gesù, dette proprio quando io andai a trovarlo fra le turbe: "Chi è la madre mia? …È colui che fa la Volontà del Padre mio".
Fare la volontà di Dio, significa cooperare alla sua affermazione, significa realizzare la gloria esterna, significa, in certo modo, dare un modo di essere alla sua manifestazione, alla sua gloria.
Sicché l'anima che concorre al compimento di tutta la Volontà di Dio, è chiamata madre di Dio in un senso più vasto, perché lo accoglie in sé e lo diffonde glorificandolo.  
Se io fui l'espressione di tutto il disegno di Dio, e ne accolsi la volontà, e la compii in modo da avere l'alto onore di dare la vita terrena al Verbo umanato, io sono veramente genitrice di Dio.
Lo genero nel tempo in un modo nuovo di essere, in una gloria novella, e da me parte questa affermazione solenne della sua volontà.
Dio si diffuse fuori di Sé per me, guardando la piccola creatura che doveva servire al suo Verbo; io lo accolsi e lo feci conoscere al mondo, dando alla luce il Verbo umanato, la cui persona è divina. Io dunque posso chiamarmi Genitrice di Dio.
Non dovete immaginare quasi che io abbia dato la vita a Dio, poiché egli è Dio e non ha bisogno di alcuna creatura.
Ho dato praticamente vita alla sua Volontà realizzandola nel tempo; ho dato la vita della terra al suo Verbo fatto carne.
Dio volle così, Dio stabilì così, di modo che, dato l'ordine suo, la Chiesa può chiamarmi e mi chiama veramente: Genitrice di Dio.
Egli senza il mio consenso non avrebbe compiuto un disegno che era legato al mio consenso.
Oh quanto è grande la misericordia di Dio che ha voluto fregiarmi di un titolo così grande!
Io ho dato Dio all'umanità che lo aveva smarrito, l’ho dato come Redentore, l’ho dato come Salvatore.
Generando nel tempo il suo Verbo umanato, Egli ha voluto fregiarmi di questo titolo, perché ha voluto in certo modo associarmi alla sua eterna paternità che lo generava nell'eternità.
Dando alla natura umana questa missione, Dio ha voluto darle il merito di averlo e di possederlo.
Dio è infinitamente grande, e non poteva creare la piccola creatura e darsi a lei come oggetto della sua vita, senza elevarla ed attrarla in Sé. La sua misericordia ha fatto in modo che la creatura concorresse al compimento della sua Volontà nel tempo, e tutta la creazione diventa allora per Lui un cantico di lode, ed Egli in questa disposizione mirabile della provvidenza, trova tutta la ragione per diffondere la sua grazia nella creatura, la quale diventa così la sua gloria nelle opere sue.
Dio mi si diede, creandomi piena di grandezze e predestinandomi all'alto ufficio di madre universale.
Come madre universale io formai la sua lode; come madre di Gesù Cristo io gli diedi, in Lui, una lode infinita. Per Gesù io divenni non solo la madre del Cristo, ma elevai tutto in Dio, e, dirò quasi, ne generai la gloria nell'universo.
Sicché Egli rifulge per me in tutte le cose create, rifulge di gloria, e le creature lo riconoscono per l'alta missione mia, per il Cristo che generai: Egli mi riguarda come la madre sua, come la sua genitrice nell'armonia universale.
È certamente un mistero questo, ma voi lo potete intendere considerandomi come il piano delle opere di Dio, come prima creatura in ordine di dignità, come voce di gloria per Lui in tutte le cose.
In altri termini Dio, come infinito, è avvolto da una caligine di eterna gloria ed è incomprensibile alle creature. Dandosi a me Egli dischiuse in me la sua magnificenza, ed io la diedi alle creature come proporzionata misericordiosamente alla loro limitazione, e Dio si manifestò per me alle creature.
Io dunque lo generai nell'universo cantandone la gloria, essendo suo monumento, essendo la madre del Verbo umanato.
Vi porto un paragone:
Un'artista di immenso valore vuole essere conosciuto da una moltitudine. Questa gente è incapace di apprezzarlo, e per essa, l’artista è come avvolto da una caligine profonda. Egli conosce sé stesso, conosce il suo valore, si apprezza, si ama, ma fuori di sé non può essere conosciuto. Allora forma un'opera mirabile, capace di attrarre l'attenzione della moltitudine. L'opera sua ne raccoglie la grandezza e così lo diffonde nella mente e nel cuore di quella gente. Questa opera lo ha generato alla gloria, e la moltitudine, incapace di comprendere gli ideali, il valore, la potenza dell'artista, lo ha apprezzato nell’opera sua mirabile, la quale, glorificandolo, lo genera in mezzo alla moltitudine. L'opera di per sé è inerte, ma l'artista in certo modo l'assume e si dà a lei; egli la abbraccia e forma un gruppo vivente col marmo scolpito. Il gruppo è di una espressione ammirabile… la gente allora applaude all'artista soltanto, e l'opera sua viene eclissata dalla sua gloria.
Ancora una volta la statua ha generato l’artista, dandogli modo di farsi conoscere.
Ecco in quale alto significato la Chiesa mi chiama: Santa Genitrice di Dio.
Io sono l'opera sua e ne canto la gloria nell'universo. Egli si è dato a me e pigliando la umana carne dal mio seno; io l’ho generato alla gloria e l’ho dato all'umanità, dandogli modo di utilizzare tutta una moltitudine inerte e macchiata di colpa: Io dunque l’ho generato.
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Messaggio  cassarà palma il Ven Ago 23, 2019 3:00 pm

Maria porta i frutti dello Spirito Santo

Maria, come Madre nostra, rifulge di una grandezza ammirabile. Le sue materne cure ci sfuggono quasi totalmente, perché essa vive nella Chiesa, nascosta ancora dalla sua umiltà; ma la sua azione immensa, è una continua Pentecoste di misericordia. Chi s'accorge dell'operosità materna nella casa? Quasi nessuno. Se ne accorgono però i figli quando essa viene meno e lascia un vuoto incolmabile. La mercenaria fa notare con insistenza quello che fa; la mamma invece lo nasconde e lo dissimula nella normalità della sua vita. Eppure il padre di famiglia le rimette quasi tutto il peso della casa, ed essa lo porta con amore tenero e silenzioso.  
Maria ha avuto tutte le ricchezze della grazia nelle sue mani, le elargisce con generosità al più piccolo appello che le si fa con amore e fiducia; a volte ne dona un tesoro per una sola Ave o per un o­maggio filiale, sia pure minimo, come una mamma che s'effonde in tenerezze per un sorriso o un segno qualunque di vita che le dà il piccolino suo, prossimo a morire. Quel sorriso o quel movimento le dicono che c'è ancora una speranza di vita. Un'Ave è un segno di vita in un'anima morta alla grazia, è la speranza d'una resurrezione, ed è logico che la Mamma Celeste si volga con particolare misericordia al figliuolo che in quell'omaggio mostra di poter vivere ancora, manifesta almeno indirettamente di voler risanare.
L'azione di Maria somiglia tanto a quella dello Spirito Santo, e ce ne fa apprezzare l'ineffabile dolcezza. Maria c'illumina rinnovandoci nel cuore la Fede, e viene incontro alla nostra debolezza sostenendola coi miracoli che compie in ogni suo Santuario. Maria ci attrae a Dio, e ci fa gustare il sapore delle cose celesti con la sua dolcissima Maternità; tutta bella ed immacolata, è un vivo raggio di luce tra le opprimenti tenebre della nostra carne, e trae alla con­templazione della bellezza spirituale anche quelli che sono abituati a vivere di senso. Maria ci consiglia, anzi è la Madre del Buon Con­siglio che allontana da noi le illusioni di satana, e ci convince a ser­vire Dio. Maria orienta la medesima scienza terrena alla gloria di Dio, costringendola a considerare le meraviglie ch'Essa opera coi suoi miracoli, ed a confessarsi impotente innanzi agli splendori delle sue misericordie. Maria ci fortifica sostenendo la nostra fragilità, ac­cende la nostra pietà verso Dio e le cose sante, e beneficandoci, ci fa concepire un profondo rispetto riconoscente per Lui che la creò e ce la diede come benefattrice ammirabile.
Maria effonde in noi i doni dello Spirito Santo attraverso la sua maternità, e ci fa sentire la cura che Dio ha di noi, proprio come Mamma, attraverso i doni che per la sua potenza ed in suo nome ci elargisce. Essa porta quasi come aureola materna i frutti dello Spirito Santo, e nella desolazione della vita nostra è come albero lussureg­giante carico di benedizione. È carità che attrae, è gaudio che ri­stora, è pace che consola, è pazienza che compatisce, è benignità che carezza, è bontà che accoglie, è longanimità che elargisce, è mansue­tudine che sopporta gl'ingrati, è fedeltà che non delude quelli che l'amano, è tutta piena di modestia nella sua maestà che non abba­glia, è purezza castissima che snebbia i fumi tormentosi delle nostre passioni, per lo Spirito Santo è Mamma e lo glorifica nella sua maternità misericordiosa.
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Messaggio  cassarà palma il Mer Ago 21, 2019 10:49 am

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Le varie epoche della Chiesa

In questa pagina sono prospettate implicitamente le varie epoche della Chiesa, e gli atteggiamenti che i fedeli vi debbono assumere: la Chiesa nasceva nella nazione ebrea, tra le opposizioni e le insidie degli scribi e dei farisei, e doveva guardarsi dal loro spirito d’ipocrisia e di slealtà. Appena nata, la Chiesa sarebbe stata fatta segno di persecuzioni, nelle quali si sarebbe vista come smarrita; essa doveva andare avanti, confidando in Dio, disprezzando i pericoli e non facendosi imporre restrizioni nel confessare la verità, anche a costo del martirio.
All’epoca delle persecuzioni e dei martiri sarebbe subentrata quella del trionfo, nel quale la Chiesa doveva guardarsi sia dalle competizioni temporali, sia dal confidare nei mezzi umani.
L’atteggiamento di Gesù verso il giovane che lo chiamò arbitro in una questione di eredità e la parabola del ricco sicuro di sé, lo dicono chiaramente. La Chiesa doveva aborrire le liti temporali, e la sua vita non doveva consistere nella ridondanza dei beni materiali, ma nel tesoreggiare presso Dio.
Nell’epoca della sua prosperità materiale, la Chiesa sarebbe stata arricchita da eserciti di anime che sarebbero state abbandonate a Dio come gli uccelli dell’aria e i fiori dei campi ed avrebbero veramente posseduto il regno di Dio in loro.
L’istituzione dei grandi Ordini religiosi realizzò in pieno il programma del Redentore di un pieno affidamento a Dio e custodì nella Chiesa il sacro fuoco della povertà e dell’amore ai beni eterni, anche fra le deviazioni dello spirito del mondo.
Dopo gli Ordini religiosi, in un’epoca di generale decadenza, Gesù esorta alla vigilanza nell’attesa dello Sposo divino che ritorna per regnare, ed esorta in particolare i suoi ministri alla fedeltà nei loro doveri; è l’annuncio della preparazione del suo regno che avviene già attraverso l’apostolato dell’Azione Cattolica e attraverso la rinascita dello spirito di zelo in tanti ministri del Signore. È l’epoca nella quale Gesù accende il fuoco che è venuto a portare sulla terra e lo accende in pieno in mezzo al contrasto medesimo dell’empietà sfrenata fino all’eccesso nelle ultime e più sanguinose persecuzioni.
Noi vediamo già l’aurora dell’apostolato mirabile e l’alba delle sanguinosissime persecuzioni, nelle quali è tipico il dissolvimento della famiglia e la feroce ostilità fra i suoi membri.
In mezzo alle vicende della vita, il nostro atteggiamento è tracciato da Gesù con parole mirabilmente equilibrate: essere leali, senza finzioni; propagare la verità senza timore degli uomini e senza rispetto umano; guardare ai beni eterni e confidare solo in Dio; attendere il regno di Dio sulla terra, confidando nella restaurazione di tutto, e attenderlo nei cieli. Vivere infine come pellegrini, nella pace dell’anima, nella vigilanza e nell’armonia della carità; vivendo così, non si è sopraffatti dal male, si ama e si serve Dio, e si giunge felicemente al porto eterno. v



Preghiamo il Signore che, per la sua gloria e per una più apprezzata penetrazione della sua Divina Parola in mezzo al popolo cristiano, disponga – se è nei suoi disegni – che sia elevato all’onore degli altari Don Dolindo, sacerdote che, nella sua umiltà e nella sua mistica unione con Gesù sofferente per i peccatori, giorno e notte ha consumato la vita per la salvezza delle anime. Voglia unirsi in questo voto anche la Vergine Santissima Immacolata che lo ebbe figlio devoto e predicatore della sua mirabile grandezza e misericordia.
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Messaggio  cassarà palma il Mar Ago 20, 2019 5:10 pm

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Sintesi dell’azione dello Spirito Santo in noi

Il dono della Sapienza ci fa riferire ogni cosa a Dio, ci fa ponderare l’importanza delle cose celesti; e dandoci l’aborrimento delle vanità della terra, ci concentra in Dio, infinita bellezza ed infinita bontà. Il dono dell’Intelletto ci fa approfondire le verità della Fede, ci fa penetrare i suoi misteri, ce ne fa intuire la logica, ce ne fa ammirare l’armonia, concentrandoci in Dio, infinita sapienza ed infinita verità. Il dono della Scienza orienta a Dio la vita temporale e quello che ha relazione con essa, facendoci conoscere le cose create nel loro vero ordine, nella Provvidenza che le governa, e nei riflessi delle eterne verità che in esse rifulgono. Per questo dono la creazione è un libro che ci parla di Dio, una musica che ci diletta nelle sue armonie, ed un monumento di ordine che ci fa assorgere all’ordine soprannaturale quasi per una scala di analogie e d’immagini. Il dono del Consiglio ci orienta nel mondo soprannaturale e naturale; è la luce dello Spirito Santo come Maestro divino, che ci guida praticamente nella vita, è la voce interiore che ci suggerisce quello ch’è conveniente nella vita soprannaturale ed in quella naturale, è la maternità del Divino Amore che ci educa e ci guida, orientandoci a Dio col consiglio interiore, e portandoci con la soavità della grazia che inclina 1’anima ad ascoltare, ad obbedire, a seguire ed a praticare ciò che intuisce come bene nella luce interiore dello Spirito Santo.
Questi doni formano in noi la vita spirituale: la Fortezza ce la fa seguire superando gli ostacoli ed operando soprannaturalmente il bene, la Pietà ne è il frutto, poiché è il tenero amore che si sprigiona dalla conoscenza del Signore, ed il Timore di Dio è come la forza conservatrice della vita formata in noi, poiché ci fa temere di perderla, e ci allontana da tutto ciò che può rovinarla. È l’amore che teme di perdere l’Amore e disgustarlo, non è il timore terrificante di una potenza che può opprimere o castigare; è il senso della propria insufficienza che dà la trepidazione di poter errare e nello stesso tempo la speranza nel potente aiuto di Dio; è la luce interiore che ci fa considerare il peccato nella sua bruttura, e forma nell’anima la delicatezza di coscienza, frutto di pietà e di amore vero. Ecco una sintesi chiara della mirabile azione dello Spirito Santo in noi, che ci fa intendere quello ch’Egli operò in Maria, dove non trovò ostacolo alcuno e dove la sua azione fu piena.
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Messaggio  cassarà palma il Lun Ago 19, 2019 10:48 am

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La nostra fede: un’altalena di luci e di ombre

Così è tante volte la nostra fede: non possiamo negarne le verità, ma non ne abbiamo una vera e profonda convinzione che dev’essere stabilmente poggiata sull’autorità di Dio che le rivela. Crediamo per uno sforzo; abbiamo luci e tenebre, avvelenati come siamo dai ragionamenti asfissianti dell’errore. La testimonianza umana ci sembra infallibile e vi prestiamo fede immediatamente dopo un controllo superficiale; la testimonianza divina ci sembra, inconsciamente, di minor valore, perché non possiamo sempre ridurla ad una constatazione materiale. È una cosa penosissima: se vediamo un miracolo che ci attesta un fatto storico, ci crediamo con riserva; se scopriamo un documento, una pietra, una carta, un segno materiale che ce lo attesti, lo crediamo assolutamente.
Più grave ancora è per noi la titubanza che abbiamo di fronte ai fatti soprannaturali, e la supina stupidaggine con la quale ci impressioniamo e ci commoviamo di qualunque cosa ci venga detto. Specie in tempo di guerre, di sventure comuni o di situazioni eccezionali della vita, corriamo il rischio di accettare immediatamente qualunque notizia sensazionale ci venga data. Il giornale, poi, che è spesso gremito di stoltezze e di menzogne, diventa per noi l’affascinatore giornaliero che forma la nostra mentalità, e la radio diventa la viva voce di testimonianze che crediamo assolute, quando s’incontrano con i nostri pensieri, col nostro pessimismo o ottimismo, e con le nostre aspirazioni più o meno irreali e strampalate.
Fede, fede, fede! Se intendessimo la preziosità della fede e di tutto ciò che vi è collegato, non saremmo così sciocchi da rimanere titubanti innanzi alla luce, e sicuri innanzi alle tenebre! Fede, fede, fede! Se pensassimo che le verità e le panzane terrene finiscono col tempo, e che le verità della fede appartengono ad un ordine eterno, non saremmo così incoscienti da accettare quello che passa, e rifiutare quello che eternamente rimane! Oh se avessimo una fede vera, profonda, viva, quanto sarebbe più tranquilla la vita, e quante benedizioni discenderebbero su di noi!
La vita dell’amore è vita d’immolazione sulla terra; più arde l’anima e più è insoddisfatta, perché l’amore vero non è mai contento di sé. Invece di turbarci nelle oscurità interiori, abbandoniamoci a Dio, e rendiamo vita di pura fede la vita dell’amore che aspira ad avere pienezza di luce e di ardore per amare di più.
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Messaggio  cassarà palma il Sab Ago 17, 2019 11:27 am

O Spirito Santo affidami a Maria


Preghiera del sacerdote:

Vieni, o Spirito Santo Dio, ed ora che vado all'Altare fammi sentire la materna protezione di Maria, Mamma mia, affinché io ci vada riscaldato dal suo amore, e non accolga fra mani assiderate il Corpo ed il Sangue di Gesù Cristo! Vieni, o Spirito Santo, e poiché io compio qui l'ufficio che compì Maria nella Grotta di Betlem e sul Calvario, ammantami della sua fede e del suo amore, affinché lo riceva nel più profondo raccoglimento e lo immoli nel più fervido amore. Rivestimi a nuovo, affidami a Mamma mia, perché essa ch'è Madre, sappia togliere da me gli abiti della natura e darmi quelli della grazia.
Mamma Maria, dolcissima Regina, purificami il cuore, equilibrami i pensieri, ammantami di candore, rettifica le mie attività, e rendimi santo nel compimento del Divino Volere. Fa' che risplenda in me la tua umiltà, che il mio cuore si dilati nella fiducia che avesti Tu, che la mia mente si elevi nella tua preghiera, e che io con Te, riscaldato dalla pienezza dello Spirito Santo che ti riempie, canti all'Eterno Dio, Uno e Trino, il canto del tuo amore, offrendo il tuo Figliuolo.
Quale Magnificat è la Messa, o Maria, e come Tu sola puoi darmi gli affetti per celebrarla amando e glorificando Dio! Ripiena di Spirito Santo, Tu andasti sui monti da S. Elisabetta, andasti con fretta perché l'amore ti spingeva: andasti per servire e per santificare, e dilatando il cuore e le braccia, esclamasti: L'anima mia glorifica il Signore. Ecco, mi avvio al sacro monte dell'Altare, ho il cuore pieno della gioia di celebrare, poiché non c'è gioia più grande di questa; ho l'anima desiderosa di servire il popolo di Dio e santificarlo, vado incontro ai cuori ravvivati da un germe di grazia per aiutarli a svilupparlo, vado come glorificazione di Dio per la grazia dello Spirito Santo, ed esclamo con tutta l'anima mia rivolta al Signore: Magnificai anima mea Dominum! Il popolo mi rende omaggio, come S. Elisabetta lo rese a Te, ripiena del Verbo di Dio, ed io rispondo alla sua venerazione glorificando il Signore con questo atto supremo di magnifica lode: Magnificat anima mea Dominum. Non vivo per me, vivo per Dio; non desidero gioie terrene, esulto in Dio; non ostento la mia dignità immensa, mi umilio; non avvilisco il mio ministero con le negligenze della mia inferma natura, ma esalto il Signore con la mia fedeltà. Rinnovo il prodigio del braccio di Dio, rinnovando l'offerta del Golgota, disperdo la superbia di satana, scrollo le basi del suo regno, diffondo le ricchezze della Redenzione, satollo del Pane di vita il popolo di Dio, lo inondo con le divine misericordie, e confermo il patto d'amore che il Signore ha stipulato con lui per i secoli. Vieni, o Spirito Santo, rendimi un cantico vivente, donami almeno una minima parte delle armonie del Cuore di Maria, fa' che celebrando, io sia ripieno di grazie e diffonda nelle anime la tua misericordia: Veni, Sancte Spiritus!
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Messaggio  cassarà palma il Ven Ago 16, 2019 11:24 am

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La Chiesa ha bisogno di ritornare all'antico

Se una mano energica e santa non pone un termine alle manie del povero orgoglio umano, la fede perisce oppressa dall'accecante sabbia della povera ragione critica, che non s'accorge di essere un turbine che la solleva per oscurare la limpida semplicità della fede. La Chiesa non ha bisogno di queste novità; dopo venti secoli della sua vita non può stare ancora a trivellare i suoi campi ubertosi per scoprire nuove fonti, ma deve bere a quelle che ha, e che sono limpide e pure, anche se qualche raro granello di polvere si mescola alla loro purezza. Dalle trivellature della critica razionalista e scientificoide non vengono polle di acqua ma soffioni asfissianti e getti di vapore solforosi che accecano e soffocano.
La Chiesa ha bisogno, estremo bisogno di ritornare all'antico, e rifarsi sulle orme dei suoi Padri e Dottori; ha bisogno di vivere di fede, di speranza e di carità, non di critica, di razionalismo e di esagerate ricerche che non giovano a nulla e isteriliscono la sua vita. Bisogna risollevarsi da questo punto morto nel quale siamo caduti, e risollevare la nostra vita cristiana, sacerdotale ed episcopale; bisogna veramente scuotersi dal sonno, pensando che la nostra salvezza è più vicina di quando venimmo alla fede, perché si avvicina il gran giorno del trionfo del Re Divino sul mondo.
Bisogna gettar via le opere delle tenebre e rivestirsi delle armi della luce, camminando con onestà, ritornando ai digiuni e alle penitenze, oramai quasi dimenticate nella Chiesa, fuggendo dalla vita del mondo come dalla peste, dalle ambizioni e dalle contese, per rivestirci di Gesù Cristo e affrettare, per quanto è in noi, la manifestazione della sua gloria nella Chiesa e nel mondo.
Il gran giorno di Dio si avvicina sempre più, e si avvicinava già al tempo dell'Apostolo. Egli poteva vederlo vicino nella speranza, poiché in realtà se i fedeli di allora l'avessero affrettato con le loro preghiere sarebbe spuntato allora stesso sulla foschia pagana. Ma, dolorosamente, anche allora molti fedeli vivevano male, e le raccomandazioni di S. Paolo in tutte le sue lettere ne fanno fede. Anche allora si pensava ai festini, alle gozzoviglie, alle lascivie, alle contese e alle gelosie.
Quando la notte passa e il giorno s'avvicina, nel mondo c'è pure molta gente che muore e non vede la luce del giorno; ma questo non impedisce il percorso del tempo, e il sole si leva sui morti e sui vivi. Così avviene nella Chiesa: passano i secoli come ore della notte, e poiché tutto il tempo è presente a Dio, ogni generazione può dire che l'ora del trionfo s'avvicina come un giorno che sta per sorgere dalle tenebre della notte.
Noi, dunque, abbiamo viva nel cuore l'attesa del regno di Dio, e viviamo così uniti a Gesù Cristo, da affrettarne, per quanto sta in noi, il compimento.
Non cavilliamo vanamente sul compirsi o non compirsi di questa o di quella nostra particolare speranza; prendiamo le parole di Dio come annunzio di un futuro certissimo, che può affrettarsi o ritardarsi per le nostre incorrispondenze, ma che certamente si compirà perché è promessa divina.
Umiliamoci pensando alle nostre responsabilità, rinnoviamo la nostra fede, intensifichiamo la nostra speranza, accendiamo la nostra carità, e siamo come vergini vigilanti che con la lampada accesa e ben rifornita attendono lo sposo che viene.  v



Preghiera di beatificazione di Padre Dolindo

Preghiamo il Signore che, per la sua gloria e per una più apprezzata penetrazione della sua Divina Parola in mezzo al popolo cristiano, disponga – se è nei suoi disegni – che sia elevato all’onore degli altari Don Dolindo, sacerdote che, nella sua umiltà e nella sua mistica unione con Gesù sofferente per i peccatori, giorno e notte ha consumato la vita per la salvezza delle anime. Voglia unirsi in questo voto anche la Vergine Santissima Immacolata che lo ebbe figlio devoto e predicatore della sua mirabile grandezza e misericordia.
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Messaggio  cassarà palma il Gio Ago 15, 2019 10:13 am

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I meriti di Maria nella sua vita terrena


Se si riguarda la vita di Maria nella sua dimora sulla terra, i suoi meriti appaiono incalcolabili. La sua umiltà la fece rimanere nascosta, ma i pochissimi accenni dell'Evangelo sono sufficienti a manifestarcelo.
È tradizione che Maria a tre anni si consacrò a Dio nel Tempio, e gli consacrò la propria verginità. Allora, si può dire, cominciò l'anima sua a cantare il Magnificat del suo amore a Dio. L'anima sua glorificava il Signore, ed il suo Cuore immacolato pregando ardentemente per il compimento della Redenzione dell'uomo, esultava in Dio Salvatore che doveva venire, affrettandone la venuta, e sospirando al compimento di tutte le promesse divine. In Lei tutte le figure e le profezie dell'Antico Testamento si concentrarono come un unico sospiro del suo Cuore nell'implorare la Redenzione: Esultò il suo spirito in Dio Salvatore.
Era un'umile bimba, e dal Santo dei Santi il Signore la guardò, riempiendo l'anima sua di quella beatitudine che viene dall’ineffabile amore di Dio nella preghiera. Questa beatitudine interna rifulgeva in Lei come una luce di bellezza e di grazia, che dovette fin d'allora farla riguardare beata. Fu il primo canto alla sua beatitudine, la prima nota che si sarebbe sviluppata fra tutte le genti come orchestra amorosa di lode, fino all'armonia del suo trionfo nel Paradiso, in anima e corpo: Guardò la piccolezza della sua serva, e perciò da questo momento mi chiameranno beata tutte le generazioni. La vita di Maria nel Tempio fu tutta un sospiro di amore, fu tutta un'umile dedizione a Dio, e perciò fu una ricchezza di meriti.
Sposò S. Giuseppe per dedizione al disegno divino, ma lo sposò guardando Dio non l'uomo, certamente, e potette dire all'Angelo: Io non conosco uomo. Non guardò S. Giuseppe come uomo ma come una purissima espressione della Divina Volontà. Disse il fiat all'Arcangelo che le annunziò il mirabile mistero dell'Incarnazione del Verbo, e nel suo fiat c'era il merito ineffabile dell'obbedienza alla Divina Volontà.
Visse nascosta in Nazaret, e compì tutti gli uffici di casa per puro amore di Dio, glorificandolo nell'umiltà della vita domestica.
Era tutta una lode di Dio: Magnificat anima mea Dominum, in una condizione di umiltà silenziosa, che le attirava lo sguardo di Dio: Respexit humilitatem ancellae suae. Era ancella di Dio nell'essere ancella della sua casa, nella beatitudine della piena e pacifica unione alla Divina Volontà. Ogni passo della sua vita ammirabile fu una ricchezza di meriti, perciò ogni passo fu da Lei compito glorificando Dio.

Ebbe fede nell'annunzio dell'Arcangelo, tanta fede meritoria, da fare esclamare a S. Elisabetta, piena anch'essa di Spirito Santo: Beata sei tu che hai creduto. Una fede tanto più grande e meritoria, quanto più contrastava con la sua umiltà, che la turbò per la lode con la quale l'Arcangelo la salutò. Accettò per questa fede tutte le disposizioni della Divina Volontà, e, per questa fede, in Lei si compirono tutte le meraviglie divine che la fecero grande. La pena del suo viaggio a Betlemme, fatto per obbedire a Dio, obbedendo all'editto di Cesare, fu in Lei un merito di grande sacrificio, dato che era prossima al parto mirabile. Maria accettò la povertà e lo squallore della grotta di Betlemme, con lo stesso slancio di unione alla Divina Volontà, e fu un'immolazione per l'anima sua, che sapeva di portare nel seno il Re della gloria. La sua fuga in Egitto, la sua dimora in Nazaret, il distacco dal Figlio, quando cominciò la sua missione, dopo il doloroso, distacco del suo smarrimento, nel viaggio al Tempio, che la fecero chiamare Addolorata, furono in Maria una preziosa collana di meriti, che le accrebbero la grazia in una maniera ineffabile.
La sua fede in Gesù ebbe un novello sprazzo di luce alle nozze di Cana, quando amorosamente lo costrinse a manifestarsi col primo miracolo, per la premurosa carità che Essa aveva per gli sposi indigenti, come l'aveva avuta per S. Elisabetta, recandosi da lei con fretta, quando seppe che aveva bisogno di aiuto.
Questi episodi, accennati appena dall'Evangelo, ci mostrano quanto doveva essere premurosa la sua carità verso il prossimo, e quanti i meriti della sua carità.
Chi poi può approfondire la ricchezza dei suoi meriti nella Passione del suo Figliolo, da Lei donato come vittima di Redenzione, tra gli strazi del suo Cuore, trapassato dall'acuta spada? E la sua fede non fu somma nell’annunciazione come sul Calvario? Nell’annunciazione il messaggio dell'Arcangelo contrastava con l'umiltà del suo Cuore Immacolato, sul Calvario la crocifissione del Figlio contrastava terribilmente con la divina Maestà di Lui e con la sua divina potenza, tanto da provocare gl'insulti degli Scribi, dei Farisei e dei Sacerdoti: “Se è Figlio di Dio, discenda dalla Croce, e crederemo in Lui”. “Ha salvato gli altri e non può salvare sé stesso”. Eppure Maria credette alla parola dell'Arcangelo col suo fiat di amorosa dedizione, e credette al disegno della Redenzione nel cruento sacrificio del Calvario, col suo fiat di dolorosissima offerta. Cantò anche sul Calvario il suo Magnificat, tra le note singhiozzanti del suo Cuore materno, in armonia col suo Figliolo, come lo aveva cantato con esultante umiltà in Hebron, in armonia con S. Elisabetta.
L'armonia mirabile di questi due cantici, variazione musicale, direi, in tono maggiore e in tono minore, del cantico dell'anima sua, rivelano ancora una volta la grandezza dei meriti di Maria. È necessario per noi seguire quest'ammirabile armonia di amore, per rimanerne estasiati, più di quello che non lo siamo in un'orchestra di dolcissimi archi, di esultanti trombe, e di trionfanti timballi.
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Messaggio  cassarà palma il Mar Ago 13, 2019 11:44 am

Che cosa doniamo noi a Dio?

Se esaminiamo la vita moderna, e ci domandiamo spassionatamente: Che cosa doniamo noi a Dio? Dobbiamo riconoscere che non gli doniamo quasi nulla. Il mondo risuona di applausi alle creature, ed è pieno d'un ingrato agnosticismo per il Creatore! Noi siamo in mezzo alle meraviglie della sua bontà, e non ci ricordiamo neppure di Lui! Nello studio dei fenomeni del creato, chi riconosce la sapienza di Dio e l'adora? Germina la terra e ci dà i suoi frutti, e noi mangiamo il pane che ci dà il Signore ogni giorno, senza offrirgliene una briciola sola! Tutto si muove intorno a noi in un'armonia stupenda, e noi non facciamo eco a queste armonie lodando Dio! Lodiamo l'ingegno degli uomini, le loro scoperte, la loro scienza, il loro genio, senza riflettere che tutto viene da Dio, e che a Lui solo si deve l'onore e la gloria!
Tutte le offerte e tutti i sacrifici dei quali ci parla la S. Scrittura ci ricordano quello che noi dobbiamo al Signore e ci fanno vergognare della nostra apatia e della nostra indifferenza! È un nostro preciso dovere l'operare tutto per la gloria di Dio; ce lo dice espressamente S. Paolo. Quando sediamo a mensa, quando mettiamo il sale sulle nostre vivande, pensiamo di fare un'offerta al Signore, e pensiamo che in quel sale, come in tutto quello che abbiamo, c'è un segno dell’alleanza di Dio con noi. Quando mangiamo il pane quotidiano, pensiamo ch'è vergognoso per una creatura cibarsi del pane materiale e trascurare il pane di vita, ch'è la SS. Eucaristia. Quando raccogliamo i frutti della terra, pensiamo che ce li ha dati il Signore con la sua provvidenza paterna, e che tanti perversi raccolgono i frutti della bontà divina, manomettendo la gloria di Dio con la loro vita.
O Signore, brucia tu in tuo onore, col dolore e con le prove, una parte della nostra vita, affinché almeno con la nostra croce quotidiana ti diamo l'attestato della nostra sottomissione e del nostro amore!
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Messaggio  cassarà palma il Lun Ago 12, 2019 2:31 pm

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Gli scandali, oggi

Le insidie continue ai piccoli sono gli scandali del mondo; scandali che oggi sono moltiplicati inverosimilmente con i maledetti cinematografi, e con la vita poco cristiana o addirittura disordinata delle famiglie. Si è presa l’abitudine di parlare di tutto e di tutti in presenza dei fanciulli; ogni luogo pubblico è una fucina di scandali, ogni compagnia è un attentato alla coscienza, è uno spettacolo di degradazione che fa profondamente gemere di angustia! Data la libertà umana e dato che la terra è un campo di prova, è inevitabile che vi siano gli scandali nel mondo, ma chi ne è causa è sotto il peso di una terribile maledizione, perché la responsabilità degli scandali è immensa. Tutto ciò che è occasione di scandalo deve eliminarsi radicalmente, senza misericordia, anche ciò che è di scandalo o di occasione di peccato per ciascuno di noi. Gesù Cristo porta il paragone della mano, del piede e dell’occhio scandaloso per dirci che tutto ciò che ci è indispensabile come la mano e il piede, o caro e prezioso come l’occhio, deve allontanarsi inesorabilmente da noi, quando ci è occasione di scandalo.  
Ci sono mille occasioni di scandalo che si danno ai piccoli e a noi stessi, delle quali facciamo tanto poco conto: i libri, i quadri, le cosiddette opere d’arte a base di pornografia più o meno celata, le amicizie e i relativi discorsi. Un’immagine immodesta può determinare uno sconvolgimento interiore e distruggere d’un tratto tutto un lungo sforzo fatto per dominare i sensi; un’allusione impura in un discorso può suscitare una fiamma di erotismo morboso e moltiplicare le immagini turpi nell’interno della fantasia; uno sguardo di curiosità vana può determinare uno sconvolgimento nelle proprie aspirazioni, e quindi una rovina spesso quasi irreparabile.
Bisogna ricordare le parole di Gesù, e troncare, cavare, allontanare quello che ci scandalizza o che può essere occasione per scandalizzare gli altri.
Siamo tutti piccoli in questi campi e il più piccolo e vulnerabile è spesso proprio chi si crede tetragono a questi assalti; essi hanno più la caratteristica dell’infezione che della violenza; penetrano insensibilmente come microbi della tisi e a mano a mano soffocano il respiro delle cose divine, asfissiando l’anima con pretesi profumi di bellezza e di piacere. Una sola parola stolta contro la Fede o la morale, può far deviare l’intelletto o il cuore e perciò bisogna essere estremamente vigilanti e non permettere che entri in noi il fermento che corrompe tutta la massa. In questo non si può transigere, e perciò bisogna inesorabilmente – diciamo inesorabilmente –, distruggere tutto quello che ha un germe di corruzione.
Non distruggeresti tu anche un’opera d’arte che avesse il bacillo della peste? E come puoi voler conservare quella pretesa opera d’arte che ha per te o in sé il bacillo dell’impurità?
Tu distruggi qualunque carta che potrebbe farti cadere in un compromesso politico e non distruggi quella stampa che ti compromette con Dio, e forse eternamente? Perché, poi, conservare quello che turba la pace e accende un’insaziata brama di male? Che ti giova guardare mille volte quella nudità che ti abbrutisce, ti sconvolge, e ti lascia più vuoto di prima con una brama che, vedendo, non si sazia di vedere? Su di un oggetto sacro che ti muove a virtù, tu puoi fissare lo sguardo e riposare, perché, vedendolo, ti elevi e contempli le grandezze spirituali, ma su di un oggetto scandaloso l’occhio stesso non riposa, passa da una zona all’altra con impetuosità e raccoglie solo un’agitazione insaziata mille volte, anche se mille volte lo vede. La carne non è oggetto di contemplazione, si vela anche quando è tutta esposta, porta l’occhio in un vortice, gli dà le vertigini, lo dissecca per così dire nelle ombre del peccato. Perciò la parola di Gesù Cristo è profondamente psicologica nella sua divina verità. Non si transige con queste miserie deturpanti l’innocenza dello sguardo dell’anima: si tronca, si recide, si brucia, e solo allora si ha il senso della liberazione, solo allora si respira, e anche fisicamente si prova il sollievo che dà un’onda di aria salubre nell’arsura della febbre.
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Due ostacoli interni alla vita della Chiesa

Non è superfluo il riflettere novellamente che la Chiesa è formata di uomini, e che Dio nulla toglie ad essi della loro libertà e della loro volontà, anche se stanno all'apice della gerarchia. La vita degli uomini che formano o che reggono la Chiesa non toglie nulla allo splendore delle sue note caratteristiche, ma può influire sulla diffusione delle grazie soprannaturali che Dio spande sul suo popolo. Quello che si dà per virtù dell'atto soprannaturale, non è interamente diviso dalla perfezione del canale per il quale la grazia si comunica, e quindi la cattiva vita di chi è Ministro di Dio influisce molto sull'assorbimento delle misericordie divine da parte dei fedeli. È una verità poco considerata, ed è dannoso che un'anima, insignita della potestà divina del Sacerdozio, riposi troppo sull'opere operato.  
Dio non ci rende mai strumenti puramente passivi delle sue grazie, lascia a noi anche in questo la libertà di cooperare alle sue misericordie. Si cammina lo stesso in una strada fangosa, ma si ha il passo più svelto in una strada pulita, ombreggiata e profumata dai fiori. Il Signore dà tante ricchezze concomitanti a quelle che si hanno per i Sacramenti, tante illuminazioni interne, tante unzioni speciali di grazia, che vuole comunicare per lo stesso suo Ministro, per decoro della missione che gli dà, per divina signorilità, per renderlo in certo modo fontana di grazie; quando il Ministro è indegno, tutta questa ricchezza è sperperata.
Il Sacerdote quindi ha il dovere di essere santo e d'imitare in questo Maria SS. La Vergine benedetta non ha dato solo il suo Corpo verginale perché lo Spirito Santo vi formasse il Corpo del Re d'Amore, ma ha dato la sua anima, il suo cuore, la sua vita, con tale esuberante pienezza, da essere Essa stessa una fontana di grazia e di benedizioni. Più il Sacerdote è di Dio e più zampilla da Lui la grazia, più è santo e più diventa canale di speciali misericordie che vivificano le anime e le rendono più familiari col Signore. La vita santa del Sacerdote è il condimento del cibo celeste, è l'aroma che lo rende più gradito, è il sale che lo rende più assimilabile.
Da questo principio ne viene come logica conseguenza che la vita della Chiesa può essere influenzata ed è influenzata dalla vita dei suoi ministri. Tutto dev'essere soprannaturale in questo meraviglioso organismo, perché la Chiesa è immagine viva dell'ineffabile mistero di Dio, è il riflesso del seno del Padre che genera il Verbo, del Verbo che glorifica il Padre, e dello Spirito Santo che è l'Amore infinito del Padre e del Figliolo. La Chiesa è principio di vita, è sapienza divina, è amore divino; dona la vita soprannaturale, la sapienza eterna, l'amore eterno; in questa sublime armonia ogni attività, ispirata a vedute umane, è una stonatura che non la distrugge, è vero, ma impedisce che essa si spanda per l'aria serena in tutta la sua placida e vigorosa pienezza. Tutto quello che nella Chiesa appare deficiente al povero occhio umano, è dovuto a queste interferenze naturali nella luce soprannaturale. Il Signore, che nell'eternità svelerà tutto il mistero della storia della Chiesa, giustificherà certi periodi oscuri di quella storia, che sembrarono confinare con le miserie di un regno terreno, prospettando queste interferenze umane, come ombre che non annebbiarono il sole smagliante, tanto lontano dall'atmosfera terrena, ma che rivelarono la pienezza assoluta di quell'umana libertà attraverso la quale Egli operò da trionfatore.  

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Messaggio  cassarà palma il Ven Ago 09, 2019 5:39 pm

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Il mondo è tutto fiamme degradanti

Non ci può essere nulla di comune tra la vita del mondo e quella del Sacerdote. Il mondo è tutto fiamme di pensieri cattivi, di desideri perversi, di aspirazioni stolte e degradanti; è disordinato nelle sue attività, è coperto di obbrobrio, benché ammanti di eleganza; è ingiusto, mormoratore, detrattore, violento, prepotente, egoista al cento per cento, anche quando si veste di filantropia. Oh, se si vedessero per quello che sono gli oggetti delle passioni che fanno ardere il mondo e fanno credere vita la sua morte perenne, quanto sarebbe diverso il giudizio che spesso diamo sulla sua pretesa civiltà, che viceversa è stato di avanzata putrefazione!
Il mondo risuona di canti di amore, che sembrano delicatezze di sentimento e sono fiamme crepitanti d’insania! S’accende nei sensi, si fa affascinare persino da un piede, da una mano, da un braccio; s’avvilisce più obbrobriosamente ancora, idolatrando la carne, e s'illude così di saper vivere. È una miseria che fa piangere! Se deve cibarsi, arde di fiamme intemperanti; se deve bere, s’affoga nell'ebbrezza; se dorme, affonda nella poltroneria; se parla, si degrada, abbrutendo la favella con allusioni invereconde o rendendola spada che ferisce la carità. Se agisce in politica, mente; se s'ammanta di scienza, folleggia tra le tenebre dell'errore; se appare forte, tiranneggia; se grida che vuole il bene del popolo, allora l'opprime e lo smunge. Arde come fiamma divoratrice, passa come incendio devastatore, riduce tutto in rovina!
Il Sacerdote non può partecipare a questa vita degradante, deve anzi estinguerla per quanto sta in lui, con un apostolato costante; mostrarsi esempio di ogni virtù, e non credere di diminuire sé stesso operando così. Sacrificare le proprie miserie è nobile elevazione dell'anima sino alle altezze eterne, è ascendere i gradini dell'Altare dell'Amore, giungere sino all’eterna mensa, partecipando ai doni divini che ci saziano, ci trasfigurano, ci liberano, ci fanno nuove creature. Rinunziare alle degradazioni dei sensi o agli arzigogoli cavillosi della ragione che crede elevarsi quando invece slogica, non è una perdita ma una conquista; rinnegare la falsa luce del mondo non significa cadere nelle tenebre, ma spegnere il moccolo fumigante per accendere la lampada viva che attinge all'eterna corrente della verità. Chi ascende deve per necessità superare il proprio peso, ed alleggerire il capo carico di zavorra, che ha fiamme di fantasie da estinguere, fiamme d'impressionismi che derivano dalla fantasia e, riflessi nella coscienza, la turbano, l'agitano e cercano col pessimismo di paralizzarne l'ascesa al Signore; deve gettare la zavorra della natura e prendere quota nella pace di Dio.
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Messaggio  cassarà palma il Mer Ago 07, 2019 12:56 pm

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Bisogna pregare sempre

Non cessate di pregare come segreto dell’anima per vincere i mali e le miserie che possono turbarla, e per attrarre la grazia di Dio, ricordando loro così il precetto di Gesù Cristo: Bisogna pregare sempre e non stancarsi mai. Sembrerebbe impossibile per le occupazioni umane e per la umana debolezza, ma S. Basilio dice: Chi sempre vive bene, sempre prega. E S. Tommaso dice: Benché non sempre possiamo attualmente pregare, tuttavia possiamo pregare sempre per l’abito della carità. Operando per amore di Dio, ogni nostra azione è lode che gli si dà.
Operando per amore del prossimo, ogni nostra azione è come una preghiera per Lui, perché obbediamo al precetto divino. Contrastando la nostra natura, alla quale il prossimo può essere anche ripugnante, noi ci eleviamo a Dio, vincendo la nostra natura.
Operando per amore di Dio, l’anima lo riconosce supremo padrone, lo adora, implora grazie, domanda misericordia. Operando nella carità verso il prossimo, l’anima onora Dio nelle sue creature, ed attira grazie sul prossimo, il che è preghiera, anche se non si parla. Un atto di pazienza nel lavorare, unendosi alla Divina Volontà, è preghiera. Un atto di rassegnazione nel dolore e nelle contrarietà, è preghiera. La vita stessa che declina, quando l’anima è unita a Dio per la grazia, è preghiera di olocausto continuo, perché ogni invadente debolezza del corpo, ogni dolore, ogni malattia, è come la fiammella che consumava da parte a parte la vittima sull’Altare.
La preghiera più grande è il riconoscere la bontà di Dio in ogni dono suo, perché è dovere della creatura nel riconoscere i doni divini, fare atti di ringraziamento al Signore. Il ringraziamento poi attira altre grazie, e, come dice la venerabile Anna Caterina Emmerich, libera la creatura che ringrazia, dai cattivi influssi dei demoni e delle persone cattive.
Che ci siano questi influssi non si può negare, e S. Alfonso stesso li ammette. Si potrebbe anche dire che lo conferma l’esperienza e lo giustifica la logica. Da una persona infetta può effondersi l’infezione ad un’altra, e questo è innegabile. Da un’anima in disgrazia di Dio si effonde sempre una corrente di male che può nuocere a quelli che, in qualunque modo, comunicano con lei.
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Messaggio  cassarà palma il Mar Ago 06, 2019 2:53 pm

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L'immensità dei meriti di Maria

La sua umile dedizione a Dio

Spesso si trova chi fa questa stolta e irrispettosa difficoltà riguardo a Maria SS., e i protestanti ne sono purtroppo i corifei: “Se la Vergine è stata eletta da Dio a Madre del Verbo Umanato, e per questo è stata riempita di grazie, se in vita godeva della visione beatifica, che la rendeva impeccabile, quali sono i suoi meriti personali, che la rendono capace di una gloria superiore a quella di tutti gli Spiriti beati, e di una grandezza e bellezza superiore a tutto il creato?”.
La risposta più sintetica e sublime alla difficoltà, l'ha data Maria SS., rivelandosi a Roma alle Tre Fontane, ed in Francia ad un'anima privilegiata: “Io sono colei che è nella SS. Trinità”.
Essa è perciò nei disegni infiniti di Dio, che sono in Lui tutti in atto e presenti, com'è tutta in atto la sua infinita natura e l'adorabile Trinità delle Persone.
Come per i previsti meriti del Redentore Essa fu immacolata, così per i previsti meriti della corrispondenza di Maria alla grazia, e per i previsti meriti della sua umiltà, e della sua obbedienza a Dio, Essa fu riempita di grazia, e per la prevista missione di Madre del Redentore e degli uomini Essa raccolse i tesori della Redenzione, diremmo, come un serbatoio raccoglie le acque di un fiume, per distribuirle alle terre riarse ed alle creature assetate.
Dio previde anche la libera dedizione di Maria a Lui nell'umiltà e nell'obbedienza, perché non la colmò di grazie senza il libero consenso di Lei, e la libertà dell'anima nell'operare il bene, è il fondamento del merito. Questo è tanto vero che, prima d'incarnarsi, il Verbo di Dio mandò l'Arcangelo S. Gabriele per domandarle il suo consenso. Quel consenso non fu strappato, diremmo, in forza di una imposizione, ma fu dato dopo un trepidante turbamento di Maria, e dopo un ragionamento che testimoniano della sua libera dedizione a Dio, tra l'esitazione dell'umiltà che non sapeva comprendere le lodi dell'Arcangelo, e la luce della manifesta Volontà divina, che la rese sublimemente obbediente, con libera ed umile volontà: Ecco la serva del Signore, sia fatto di me secondo la tua parola.
Questo atteggiamento di Maria fu un merito grandissimo, incomparabile, proprio per le ombre di umiltà che l'avvolsero e per la luminosità del mistero che le si annunziava e che esigette da Lei un pieno abbandono in Dio, una piena adorazione della Divina Volontà, una piena offerta non alla propria glorificazione, ma allo sviluppo in Lei del disegno di Dio, che aveva certamente misteriose prospettive di pene.
Per la Vergine purissima, che era già sposata a S. Giuseppe per volere divino, al quale si era sottoposta già con un fiat di pieno e meritevole abbandono in Dio, l'essere e apparire madre senza concorso di uomo, e dell'unico uomo al quale era sposata, era già una misteriosa prospettiva di angosciose pene, in un mondo carnale che era tanto lontano dal capire una concezione realizzata per virtù dello Spirito Santo. Essa, infatti, non ne parlò neppure a S. Giuseppe, che conosceva santissimo e purissimo, e si rimise completamente a Dio.
Chi oserebbe dire che questo non fu un merito grandissimo in Lei?
Dio previde i meriti del suo Figliolo Incarnato e, scegliendola come sua madre, la rese immacolata. Era logico che Dio scegliesse una Madre Immacolata al suo Verbo, generato ab aeterno nella purissima generazione del suo infinito intelletto. Dio la scelse e la elesse col disegno di non forzare la libertà di Lei; previde l'umiltà della sua creatura, previde il merito della sua incondizionata obbedienza e dedizione alla sua Volontà, e la riempì di grazie. La Volontà in Dio è l'Eterno Amore, è lo Spirito Santo, e poiché Maria con quel mirabile consenso di obbedienza, si donò alla Volontà Eterna di Dio, l'attrasse in Lei, e fu feconda del Verbo di Dio Umanato, per opera dello Spirito Santo.
È un mistero grandissimo, senza dubbio, ma porta la nota di tutti i misteri divini: la verità e la logica della verità.
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Messaggio  cassarà palma il Lun Ago 05, 2019 11:31 am

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L'anima contempla Maria nella sua gloria


L'anima, ascesa al Paradiso di luce in luce, quasi per orientare il suo spirito nella visione e nella beatitudine del possesso eterno di Dio, contempla Maria SS. che l'accompagna come Mamma al Paradiso, contempla l'Umanità santissima di Gesù Cristo, che in Lei si formò per lo Spirito Santo, e da Lei nacque. Maria si asside sul suo trono di gloria, ed il corpo suo glorioso rifulge in una luce di spirituale bellezza che incanta.
Domandai a Bruno Cornacchiola, che alle tre Fontane, a Roma, vide la Vergine, com'era la bellezza del suo volto, e mi rispose: «Era una bellezza incomparabile, di una purissima perfezione di linee, al cui paragone svaniscono tutte le umane bellezze e tutti i capolavori di arte. Immaginate – mi soggiunse – uno scrigno pieno di preziosissime gemme che rifulgono nei loro meravigliosi colori, in una luce che riempie di gioia ma non abbaglia, che cambia ad ogni effusione di novella luce, e non avrete che una pallida idea della bellezza del Suo volto immacolato». Anche sulla terra la vera bellezza fisica rifulge solo nei raggi della bellezza dell'anima. Il volto di una creatura peccatrice, per quanto possa essere perfetto nelle sue artistiche linee, ha sempre qualche cosa di ripugnante, e più che dilettare, sconvolge.
Maria è tutta piena di grazie; il suo corpo è glorioso ed ogni sua linea rifulge della grazia di Dio. Il suo volto è tutto luce nella infinita luce della SS. Trinità; ha una dolcissima espressione di regale potenza, ha la pensosa tranquillità di una profonda Sapienza, ha la soavissima espressione di amore che le viene dalla luce dell'Eterno Amore che l'adombrò.
È un incanto sempre nuovo, una dolcezza sempre soave, una bontà sempre espansiva, nella serenità dell'umiltà, come figlia prediletta di Dio; nella dedizione amorosa, come Madre del Verbo Umanato; nell'offerta purissima di sé, come Sposa dello Spirito Santo. Maria è tutta un fulgore di grandezza, è tutta un canto di gloria, è tutta un'armonia di amore!
Che gioia contemplarla, che dolcezza sentirla Mamma! Quale cantico di riconoscenza erompe dall'anima che riconosce in Lei la Mamma che l'ha salvata dalla rovina nella vita mortale, per la misericordia di Dio che attrasse in Lei, e la liberò dal Purgatorio per accompagnarla nell'eterna felicità!
I meriti acquistati in vita determinano lo stato glorioso dell'anima beata, e lo stato di gloria la rende capace di una maggiore fruizione di Dio. Ora, la gloria di Maria è immensa, ha quasi dell'infinito, come hanno dell'infinito i suoi meriti.
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Messaggio  cassarà palma il Dom Ago 04, 2019 11:31 am

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O Gesù, vivi glorioso nei nostri cuori

Dolcissimo Gesù, le nostre anime hanno sete di te! Attraici, congiungici familiarmente con te, guidaci al porto della vita! Sei venuto sulla terra per salvarci, e la tua vita è la più bella, la più grandiosa manifestazione di Dio! La divina sem­plicità di questa vita, piena di tanti tesori di sapienza e di amore, ci rapisce a Dio, e noi in te vediamo veramente la gloria del Padre, e per la tua luce scorgiamo tutta la misera piccolezza delle cose umane!
Dolcissimo Gesù, Tu solo sei il Re ammirabile, il forte, il Consigliere, il Principe della pace! Tu solo sei il Padrone dell'universo, e nella tua vita mortale tutte le creature e gli stessi tuoi nemici non hanno fatto che servirti! Come è am­mirabile il piano della tua Provvidenza, o Gesù dolce! Volevi nascere in una stalla, ed ecco che quelli che ti negarono un ricovero non fecero che servirti; loro malgrado prepararono l'evento umano che Tu volevi utilizzare, per venire al mondo nella più squallida povertà! Volevi andare in Egitto per prendere possesso della terra pagana; Erode credé di perseguitarti a morte… fu un empio, ma non fu in fondo che un umile servo del tuo disegno.
Tu dominasti i cuori più perfidi, Tu utilizzasti la loro pessima volontà, e ti facesti servire da quelli che credevano di sopraffarti. Sei un trionfatore divino, o Gesù, anche oggi, e lo sarai in eterno! Se gli increduli e quelli che non ti amano potessero suppone che sono sempre i più vili servitori del tuo immortale disegno, anche quando ti combattono, essi si umilierebbero e si vergognerebbero del loro atteggiamento! Tu sei l'attrazione di tutti, o Gesù, e nessuno può sfuggire al tuo dominio; sei la pietra angolare, e nessuno può eliminarti: nessuno può urtare contro di te senza infrangersi! Trionfa, o Gesù, e fa' che tutti siamo i tuoi cooperatori ed i tuoi servi nella pace dolcissima dell'amore e non nella degradazione orrida dei nostri peccati!
Gli stolti hanno creduto di demolire la tua Sapienza, e non hanno fatto che darle risalto; sono tuoi servi quando, pieni di orgoglio, si appartano da te nel nome di una falsa scienza! Convertili, o Signore, perché un raggio solo della luce mirabile, emanante dalla tua vita, è sufficiente ad umiliarli ed a far riconoscere la loro miseria!
Gli empi ti combattono e credono di demolire la tua opera, ma essi non fanno che spazzare le scorie dell'umanità: sono tuoi servi e non se ne accorgono, perché per i loro sforzi di pigmei, la tua opera appare gigante ed incrollabile in tutti i secoli! Scuotili. o Gesù, e convertili al tuo amore! Gli sforzi scellerati che le nazioni apostate e l'umanità peccatrice hanno fatto per distaccarsi da te ci hanno mostrato che Tu solo sei Vita, perché gli edifici degli uomini crollano come pagliuzze scosse e trascinate dall'uragano! …
Dolcissimo Gesù, le nostre anime, disingannate da tante tristi esperienze, hanno sete di Te! Vivi glorioso nei nostri cuori, facci ritornare all'ideale cristiano, rendici pieni di forza, pieni di luce, pieni di amore; rendici strumenti della tua gloria, servi di amore e non servi di pena! Stillaci Tu goccia a goccia nel cuore la tua medesima vita, ed essa diventi il nostro sospiro, il nostro palpito perenne!
Se l'angelico Pane ci nutre fa', o Gesù, angelica la nostra vita; facci passare sulla terra come morti al mondo: sia questo nostro misero corpo come il sudano che ci inviluppi, sia esso la tomba della nostra gloriosa risurrezione! Rendici quello che dobbiamo essere: Voce di gloria per Dio solo, te lo domandiamo per l'amore che Tu portasti al Padre! Fa' che Dio solo sia glorificato in tutte le nostre attività anche umane: nelle arti, nelle scienze, nel lavoro, nella vita sociale, nelle città, nelle nazioni. Risuoni solenne la parola santa, che fu il programma della tua vita: Dio solo sopra tutte le cose!
E tu, Vergine Maria, monumento della potenza del Padre, sede della Sapienza Eterna, tenerezza dell'Eterno Amore, tu che sei la Madre nostra, trasfondici nell'anima la vita di Gesù e rendici strumento della sua gloria! Fa' che noi apportiamo al mondo non la flaccida pace dell'egoismo, ma la spada tagliente dell'attività; fa' che sconvolgiamo la terra per annullarvi, per quanto è in noi, tutto quello che non è di Dio; fa' che viviamo di Dio! E come la tua anima Immacolata fu un cantico perenne di amore, così le nostre anime siano un interminabile coro, che risuoni sulla terra ed abbia l'eco perpetua nel cielo. Amen.
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Messaggio  cassarà palma il Sab Ago 03, 2019 9:27 am

Siamo testimoni di Cristo nel mondo apostata

Gesù Cristo non lasciò ai suoi cari alcuna illusione sulla difficoltà del loro ministero e sui sacrifici che comportava, ma diede loro il cibo della vita che doveva unirli a Lui e la grazia singolarissima dello Spirito Santo; e questo bastava a renderli forti contro il mondo che lo odiava. Noi non siamo in condizioni diverse dagli apostoli, poiché se essi subirono l’urto del mondo pagano; noi subiamo quello del mondo moderno, apostata e neo-pagano, immensamente più perverso. Dobbiamo attingere la forza dalla Santissima Eucaristia, e implorare la grazia e i doni dello Spirito Santo. Se vogliamo veramente vincere, siamo uniti a Gesù come i tralci alla vite, e facciamo rifluire in noi il suo Sangue divino; siamo uniti in un solo corpo nella vera carità, e mostriamoci intransigentemente fedeli alla dottrina e ai comandi di Gesù Cristo.
Dobbiamo serrare le nostre fila, evitare ogni divisione, ed essere tutti compatti contro il male che avanza e dilaga come un torrente impetuoso. Non possiamo e non dobbiamo offrire nessun punto debole al nemico, e tanto meno offrire quelle malaugurate divisioni, gelosie e partiti che si mettono praticamente a servizio del male.
Dobbiamo essere uniti come una sola famiglia alla mensa dell’amore, e dobbiamo essere vivificati dal medesimo Spirito d’infinito Amore che ci faccia essere testimonianze vive di Gesù Cristo in mezzo alle tenebre del mondo apostata. La nostra sapienza non può essere quella umana, meschinissima luce che indaga le cose terrene col misero barlume cecuziente della ragione, ma dev’essere la sapienza dello Spirito Santo che ci fa conoscere e scrutare le stesse verità. Il nostro intelletto non dev’essere acume di ragione ma acume di fede; il nostro consiglio non dev’essere prudenza della carne ma luce dello Spirito Santo; la nostra fortezza non dev’essere irruenza di audacia ma eroismo d’immolazione, la nostra scienza deve sollevarci dalle condizioni terrene alle eterne, coordinando tutto alla gloria di Dio; la nostra pietà dev’essere amore che conversa col Signore, temendo il suo Nome con profonda umiltà, e confidando nella sua bontà con pieno abbandono.
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Messaggio  cassarà palma il Ven Ago 02, 2019 11:12 pm

Il Sacerdote è uomo di preghiera

Il Sacerdote soprattutto è un uomo dedito alla preghiera. Questa è la parte essenziale e dirò centrale della sua vita. L'apostolato è la fioritura della preghiera; se manca la pianta viva, la fioritura è tutta artificiale, è formata da fiori di carta che non odorano e non fruttificano.
La Chiesa, infatti, ordinando un Sacerdote, gli dà come principale ufficio quello di offrire il sacrificio del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo. Ora il Santo Sacrificio è la più solenne preghiera che il Sacerdote possa fare, e richiede uno spirito di preghiera antecedente e conseguente, nella meditazione e nella recita del Breviario. Il Sacerdote si prepara alla Messa pregando, ringrazia pregando, e celebra offrendo Gesù Cristo e pregando con Lui. Tutta la giornata del Sacerdote è quindi una preghiera, il cui centro vivo è la S. Messa. Egli sta fra il popolo e Dio per pregare, è rivestito del carattere di Gesù per pregare, ed amministra i sacramenti pregando; se non prega è un assurdo vivente ed è un non senso.
Tutto quello che fa un Sacerdote è sempre frutto di preghiera e tutto quello che non nasce dalla preghiera è effimero. Ecco un uomo di grande attività: in tutte le opere, in tutte le associazioni, in tutte le iniziative lo si trova presente. Non ha neppure il tempo di respirare. Lo assorbe la stampa, l'Azione Cattolica, il Catechismo ai fanciulli. È un prodigio di attività, dicono tutti; ma… se non prega tutta quell'attività è sterile, è come un'automobile che sbuffa, stride, si agita, ma non cammina. Perciò il Sacerdote deve persuadersi che la sua vita dev'essere principalmente attiva nella preghiera. Se vuole renderla feconda e ordinata, deve tutta orientarla alla preghiera, e fare in modo che tutte le sue azioni siano una preghiera.
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Messaggio  cassarà palma il Gio Ago 01, 2019 2:56 pm

Virtù morali, doni e beatitudini

C’è una gradazione ascendente tra le virtù morali, i doni e le beatitudini.
La virtù, per esempio, induce l’uomo a usare con moderazione degli onori e delle ricchezze; il dono gliele fa disprezzare, rendendolo più libero e indipendente dai beni terreni; la beatitudine glieli fa lasciare in un distacco completo che può essere interno e può giungere sino alla povertà volontaria: Beati i poveri di spirito.
La virtù modera e frena i moti dell’ira; il dono rende l’anima facile al compatimento e al perdono; la beatitudine la stabilisce in una mansuetudine inalterabile che le attrae tutti i cuori: Beati i mansueti.
La virtù ci fa sopportare con uno sforzo di rassegnazione le pene della vita; il dono ci unisce alla divina Volontà con amorosa sottomissione; la beatitudine ci fa apprezzare i dolori come fonti di ricchezze eterne e come testimonianze di amore a Dio, facendoceli persino desiderare con intima e saporosa voluttà: Beati quelli che piangono.
La virtù ci fa esercitare la giustizia, dando agli altri ciò che spetta; il dono ci rende larghi nel compiere questo dovere; la beatitudine ci fa desiderare più il vantaggio altrui che il proprio, distaccandoci dagli interessi della vita: Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia…
La virtù ci fa esercitare la carità verso il prossimo per compassione, poiché ce lo fa preferire come immagine di Dio; il dono ci fa dimenticare noi stessi e ci fa consolare gli altri per dar gusto a Dio; la beatitudine ci dà una tenerezza materna per tutti, credenti e miscredenti, vicini e lontani, giusti e peccatori, amici e nemici, e dilata l’anima nella misericordia che s’ispira a quella di Gesù, perdonando e amando: Beati i misericordiosi.
La virtù ci fa esercitare la purezza lottando; il dono ce la fa desiderare e praticare amandola; la beatitudine ci fa donare a Dio tutti noi stessi nella rinuncia dei piaceri leciti della vita, e ci unisce a Lui solo con tutto il cuore, nei pensieri, nelle intenzioni, nei desideri e nelle azioni: Beati i puri di cuore.
La virtù ci fa custodire la pace con tutti, sopportando le debolezze altrui; il dono ce la fa custodire e dare con l’espansione della carità e della dolcezza; la beatitudine ce ne fa promotori nelle famiglie e nel mondo, desiderando unire tutti nella carità come figli di Dio: Beati i pacifici.
La virtù ci fa tollerare le contraddizioni con pazienza; il dono ce le fa tollerare con generosità di perdono e di pace; la beatitudine ci fa desiderare il martirio: Beati quelli che soffrono persecuzioni per la giustizia.
È proprio per questo desiderio eroico del martirio, e per la sopportazione eroica che si ha nell’incontrare le persecuzioni e i danni dei perversi, che Gesù a questa beatitudine aggiunge: Beati siete voi quando vi malediranno e vi perseguiteranno, e diranno ogni male di voi per causa mia; rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei Cieli, poiché così hanno perseguitato i profeti prima di voi.
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