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Messaggio  cassarà palma il Mer Lug 01, 2020 11:32 am

La devozione a Maria

Siamo in tempi tristissimi di grande decadimento spirituale e morale in ogni classe di persone, ed invece di diminuire la devozione a Maria, dobbiamo accrescerla. A questo c’invitano le sue apparizioni, i suoi Santuari, le grazie che ci confortano nei nostri dolori, ed i miracoli coi quali ci attira nella luce soprannaturale e dissipa le tenebre che ci offuscano la mente e ci agghiacciano il cuore. Maria ha donato al mondo il Redentore, per Lei abbiamo avuto la redenzione, a Lei siamo stati affidati come figli, da Gesù, dall’alto della Croce, quando moriva per noi; per Lei che ci tutela nelle insidie diaboliche, deve realizzarsi in noi la salvezza, per Lei dobbiamo conquistare l’eterna felicità. Se il Verbo di Dio venne dal Cielo in Maria, è in Lei che possiamo trovarlo, è per Lei che possiamo vivere in Gesù e per Gesù.
(Padre Dolindo – Servo di Dio)
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Messaggio  cassarà palma il Sab Giu 27, 2020 8:04 pm

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Come leggere la Sacra Scrittura

Giova qui ricordare alcune parole preziose dell’Imitazione di Cristo: «Chi vuole avere pieno e gustoso intendimento, delle parole di Dio deve conformare la sua vita a quella di Gesù Cristo.
Se tu conoscessi esternamente tutta la Bibbia e tutte le sentenze dei filosofi, che cosa ti gioverebbe questo senza la carità e la grazia di Dio?
Sforzati dunque di staccare il tuo cuore dall’amore delle cose visibili, e rivolgiti alle invisibili. Poiché quelli che seguono i loro appetiti macchiano la coscienza e dissipano la grazia di Dio.
A che cosa giova la scienza senza il timore di Dio? Se io sapessi tutte le cose del mondo e non fossi in grazia di Dio, a che cosa mi gioverebbe innanzi a Dio che mi deve giudicare dalle opere?
Non voler sentire altamente di te, ma piuttosto confessa la tua ignoranza… Non tenere di te nessun conto. La nostra opinione e il nostro sentimento spesso ci ingannano e vediamo poco.
A chi giova il grande sofisticare di cose arcane ed oscure? …Colui a cui parla l’eterno Verbo si libera da una farragine di opinioni… O verità, Dio, fammi con te una sola cosa in amore perpetuo! Si tacciano tutti i maestri, ammutoliscano tutte le creature davanti a te, a me parla Tu solo!
Quanto uno è più raccolto e più semplice, tanto più facilmente e senza travaglio intende le cose più alte, perché riceve dall’alto il lume dell’intelligenza.
L’umile conoscenza di te stesso ti è strada a Dio più sicura che l’investigazione della scienza.
La santa vita fa l’uomo sapiente secondo Dio, e conoscente di molte cose.
Raccogliamoci innanzi a Dio con grande umiltà e con grande semplicità, aprendo questo Libro Divino. Tocchiamolo anche con rispetto profondo, come si tocca una pisside piena di particole consacrate. È Dio, è Dio che ci parla qui! La Sacra Scrittura è come un vasto e ubertoso campo, con alberi colossali, con fiori soavissimi, con sterpi inariditi, con erbe selvatiche. È il campo di Dio, dove sono trapiantate tutte le umane attività, buone e cattive. I suoi racconti così belli e freschi, così pieni di fascino e di insegnamenti, così ricchi di misteri e di riflessi eterni sono come boschetti ricchi di ogni sorta di vegetazione e di profumo.
I salmi, i cantici, le preghiere sono come il gorgheggio placido e soave degli uccelli del campo, o come il placido risuonare di dolcissime melodie lontane che dal cielo giungono a noi sulle ali della divina ispirazione. I libri guerrieri sono come i forti venti di questo campo; i libri Sapienziali sono come aiuole fiorite; i libri legali ne sono come la palizzata e la siepe; il Cantico dei Cantici è come il canto pastorale del Re d’Amore; le voci dei Profeti sono come l’eco dei monti eterni ripercosso nella nostra valle!
Che cosa mirabile è la Sacra Scrittura! È come un mare pieno di vita nascosta dalle sue onde! V’è lo zefiro e la tempesta, il forte riflesso del sole ed il pallido candore della luna e delle stelle, la nave magnifica che solca le acque, la Chiesa Cattolica, figurata in tanti modi nel Libro Divino.
Tutti i libri umani sono come il sillabario del pensiero, di fronte alla profonda sapienza del Libro Divino. I protestanti, con la loro libera interpretazione, hanno reso un sillabario il Libro Divino; hanno fatto come i fanciulli che prendono i libri scientifici della biblioteca paterna e ne ritagliano le figure, per fare i pupazzetti dei loro stupidi giochi.
Vi sono alcuni che per un senso di delicatezza vorrebbero escludere dalla Sacra Scrittura alcune cose, ma in generale deve dirsi che se Dio ha conservato la memoria di certi delitti, lo ha fatto per uno scopo altissimo. Sarebbe ipocrisia, e sarebbe un’ingiuria fatta al Signore il mutilare la Parola di Dio. Il male oggi si conosce purtroppo da tutti, grandi e piccoli, e si conosce sotto la falsa luce di affascinanti colori. Gli episodi raccontati nella Scrittura ci danno il santo odio e l’avversione al male, per la grazia interna che ne accompagna la lettura. Essi sono allora come il siero che si ricava dalle medesime infezioni e immunizza contro i malanni. Certe medicine sono salutari per uso esterno, e sono mortali per uso interno. Alcuni racconti della Scrittura sono per uso esterno; l’anima se ne serve come disinfettante non li beve, non li assorbe, ma uccide con quel veleno l’attrazione al male. In questo bisogna farsi regolare dal proprio direttore spirituale, che conosce le debolezze e le necessità dell’anima, e la guida nel nome santo di Dio. 

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Messaggio  cassarà palma il Sab Giu 27, 2020 8:00 pm

Dobbiamo accrescere la devozione a Maria

Siamo in tempi tristissimi di grande decadimento spirituale e morale in ogni classe di persone, ed invece di diminuire la devozione a Maria, dobbiamo accrescerla. A questo c’invitano le sue apparizioni, i suoi Santuari, le grazie che ci confortano nei nostri dolori, ed i miracoli coi quali ci attira nella luce soprannaturale e dissipa le tenebre che ci offuscano la mente e ci agghiacciano il cuore. Maria ha donato al mondo il Redentore, per Lei abbiamo avuto la redenzione, a Lei siamo stati affidati come figli, da Gesù, dall’alto della Croce, quando moriva per noi; per Lei che ci tutela nelle insidie diaboliche, deve realizzarsi in noi la salvezza, per Lei dobbiamo conquistare l’eterna felicità. Se il Verbo di Dio venne dal Cielo in Maria, è in Lei che possiamo trovarlo, è per Lei che possiamo vivere in Gesù e per Gesù.
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Messaggio  cassarà palma il Sab Giu 06, 2020 4:47 pm

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Il Sacramento del Matrimonio

Il Matrimonio si definisce: un Sacramento della nuova legge col quale l’uomo e la donna battezzati, si danno e ricevono il legittimo dominio del loro corpo, per ricevere la prole e per educarla santamente. La materia di questo Sacramento sono gli sposi medesimi, in quanto si danno scambievolmente la fede; la formula è il loro consenso espresso con le parole. Il Parroco od il Sacerdote non fa che assistere a questa fede scambievole che si giurano, e benché la sua presenza sia essenzialmente necessaria, pure non può dirsi esso il vero ministro di questo Sacramento. Per ricevere questo Sacramento è necessario avervi l’intenzione ed accettare gli obblighi essenziali che esso porta con sé.
Il Matrimonio deve riceversi in grazia di Dio; chi lo riceve in peccato mortale, o senza una buona Confessione fatta prima, commette un orribile sacrilegio e comincia con una maledizione la sua famiglia.
Il Matrimonio contratto una volta è indissolubile, e non può contrarsi novellamente che dopo la morte di uno degli sposi. Il divorzio non è che un orribile attentato alla santità di questo Sacramento, e gli sposi che si separano contraendo novelle nozze, commettono un orribile peccato di adulterio. Come mai, Gesù Cristo ha elevato questo contratto alla dignità di Sacramento, e l’uomo miserabile tenterebbe di ridurlo al di sotto di un contratto, alla speculazione del piacere? È per il Sacramento del Matrimonio che l’uomo è veramente consacrato come dominatore della terra, e fuori di esso non può ricevere altro che avvilimento. È per questo Sacramento che l’uomo diventa come il raggio riflesso della potenza e della bontà divina; è per esso che diventa come il primo depositario delle ricchezze che il Redentore ci ha lasciate, perché l’uomo così diventa il primo Sacerdote della prole innocente, alla quale non dà più per caso la vita del corpo, ma alla quale dà la vita dell’anima, e della quale forma i novelli cittadini del cielo. Il cosiddetto matrimonio civile non è un Matrimonio, ma se è fatto senza intenzione ostile alla Chiesa, è una semplice iscrizione nel registro del Municipio per gli effetti civili del contratto; se è fatto per ostilità della Chiesa è un sacrilegio ed è una cerimonia ridicola che non ha nessun valore. Quelli che vanno solo al Municipio non sono marito e moglie, in altri termini, e se non vanno in Chiesa sono due estranei che vivono da bruti, in peccato mortale. Il Sacramento del Matrimonio dà agli sposi la grazia di convivere santamente, di sapersi compatire e tollerare, di saper soffrire le pene di questo stato e di educare cristianamente i figlioli. Ma quando quelli che lo debbono ricevere invece di prepararsi ad un passo così serio con la pietà e con la riflessione, vi si preparano con mille leggerezze e con mille peccati di pensieri e di opere quale grazia possono aspettarsi? Il peccato, anche umanamente parlando, uccide l’amore perché uccide la stima; essi si disprezzano senza accorgersene, ed appena è svanita la fantasia dei primi giorni, cominciano una vita infelicissima. È necessario prima del Matrimonio comportarsi onestamente, correttamente, è necessario pregare molto, accostarsi a Dio e farsi consigliare in tutto e per tutto dai propri genitori, purché siano cristiani e timorati di Dio.  

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Messaggio  cassarà palma il Sab Giu 06, 2020 4:40 pm

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Decadenza intellettuale, artistica e morale


Noi lo vediamo in questi tempi malaugurati di decadenza intellettuale, artistica e morale: oggi si apprezza solo la forza brutale, con una leggerezza che fa spavento; si apprezzano i trionfi della superbia, le sopraffazioni della prepotenza, i piaceri più bassi dei sensi, e tutto ciò che si crede possa soddisfare la vita presente.
Si sono elevati sul trono dell’orgogliosa iattanza uomini abominevoli, carichi di delitti e sono stimati come i novelli messia della umanità; si sono stravolte le idee fondamentali del cristianesimo, e si riguardano come sorpassate le idee vere della vita; si disprezza l’umiltà, la bontà, la pazienza, e persino la carità; tutto ciò che è virtuoso sembra meschino, e si mettono tra i ferri vecchi gli esempi luminosi dei santi, per esaltare quelli dei cosiddetti eroi del mondo con parole sante dissacrate e rese blasfeme.
È così che una povera vita viziosa diventa vita gloriosa, e che al Paradiso si sostituisce l’immortalità stupida della gloria terrena.
È una pena immensa vedere le maniere subdole o manifeste con le quali si perseguita la Chiesa, quasi si volesse eliminare dalla terra una concezione falsa della vita. Tutto ciò è abominevole innanzi a Dio e dobbiamo persuadercene noi che seguiamo il Signore, perché potremmo essere presi e conquistati dallo spirito del mondo che invade tutto come un uragano.
Potremmo anche noi inconsciamente disprezzare la povertà e credere che l’eleganza mondana sia un bene; potremmo aspirare ad essere tenuti in considerazione dagli uomini, aborrendo le vie delle umiliazioni e dei disprezzi; potremmo credere pazzia o squilibrio la mortificazione e la penitenza, miseria morale il cercare Dio solo, spregiando ciò che è terreno, meschinità di spirito appartarsi da quello che è mondano.
Potremmo a poco a poco dimenticare il Vangelo, e formarci una nuova legge cristiana riveduta e corretta a nostro modo, bevendo il veleno del mondo. Gesù Cristo ci ha dato un criterio infallibile di valutazione che non dobbiamo dimenticare: Ciò che è eccellente innanzi agli uomini è abominevole innanzi a Dio. Non c’è da illudersi e, alla luce di queste parole, non possiamo cadere nelle panie del mondo. Dobbiamo un giorno comparire innanzi a Dio, e trovarci in armonia con Lui, non col mondo. Le leggi della vita come le concepiscono gli uomini sono falsate, e non dobbiamo esporci al pericolo di perderci eternamente per seguirle. Come potremo temere di fare una brutta figura innanzi agli uomini, e non temere di farla innanzi a Dio? 


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Messaggio  cassarà palma il Sab Apr 25, 2020 9:14 am

Sii benedetto, o mio Dio!

Sii benedetto, o mio Dio! Tutto è ordinato, tutto è un ricamo in questa tua ammirabile misericordia. Donaci la fede, illuminaci l’intelletto.
Vieni, o Spirito Santo, e manda dal cielo i raggi della tua luce, vieni o padre dei poveri, o leone dei cuori, o datore di ogni ricchezza.
Dio Padre ci accolga, Dio Figlio ci diriga, Dio Spirito Santo ci illumini e ci fecondi… o beata Trinità!
Io ti ripeto o mio Dio le solenni invocazioni della Chiesa, te le ripeto in nome del piccolo esercito e del piccolo gregge di Gesù buono, perché queste invocazioni siano per noi fonti di vita e diffusione di novella luce.
Gloria a te, Trinità eguale, unica divinità, ora e per tutti i secoli.
Lode e perenne gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo nell’eternità.
Risuoni nella bocca di tutti la lode gloriosa, la lode perenne al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Da Dio tutto, per Dio tutto, in Dio tutto… a Lui sia gloria nei secoli.
Grazie a te, o Dio, vera ed unica Trinità, unica e solenne divinità, santa ed unica unità!
Venite, adoriamo Dio vero, uno nella Trinità e trino nell’Unità!
Sii presente, o mio Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Noi ti confessiamo unico nella sostanza e trino nelle persone.
Confessiamo che Tu sei sempre lo stesso, che vivi, che intendi.
Ti invochiamo, ti lodiamo, ti adoriamo, o beata Trinità. Speranza nostra, salvezza nostra, onore nostro, o beata Trinità.
Liberaci, salvaci, vivificaci, o beata Trinità.
Il Padre è carità, il Figlio è Grazia, lo Spirito Santo è comunicazione, o beata Trinità!
Il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo è una sola sostanza, o beata Trinità.
Verace è il Padre, verità è il Figlio, verità è lo Spirito Santo, o beata Trinità.
Sia benedetta la santa ed individua Trinità, creatrice e governatrice di tutto, ora e per i secoli infiniti.
Con tutto il cuore ti lodiamo, con la bocca ti confessiamo, o Padre ingenerato, o Figlio unigenito, o Spirito Santo Paraclito, a te gloria nei secoli, o Dio!
(Padre Dolindo – Servo di Dio)


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Messaggio  cassarà palma il Ven Apr 24, 2020 5:44 pm

La bontà di Dio nelle afflizioni

La vita spirituale è un combattimento continuo, e l'anima mostra il suo amore a Dio quando non si lascia affascinare dal male che da ogni parte la turba. Se tutti fossero fedeli alla legge divina, la vita spirituale sarebbe una contemplazione e non un combattimento, ma questo è praticamente impossibile, data l'umana libertà. Il male poi, mentre è una prova per le anime buone, è un castigo per quelle che sono cattive. Un'immagine di questa divina Provvidenza l'abbiamo nel nostro corpo stesso. Dio permette che in noi ci siano tanti germi di malanni, questi sono domati quando il corpo è forte e reagisce alla loro malefica azione e quindi sono la prova pratica della resistenza del nostro organismo. Quando il corpo si disordina per un peccato, qualunque esso sia, si debilita anche fisicamente, e questi germi cattivi prendono il sopravvento, e lo assalgono. Questi germi virulenti diventano così la prova della nostra pazienza e del nostro amore, e diventano il castigo delle nostre colpe. L'uomo si sente chiamato dalla giustizia di Dio allorquando pecca, e se sapesse analizzare le sue pene fisiche e morali, vi troverebbe la precisa risposta di tutte le sue colpe.
Noi diciamo tanto facilmente che i buoni sono oppressi nel mondo e che i cattivi trionfano; tutta la divina rivelazione è una smentita a questa superficialissima affermazione. Chi può dire di essere mondo da ogni colpa? Chi non ha da scontare qualche peccato che spesso, agli occhi di Dio, è assai più grave di quello che noi pensiamo? Proprio perché Dio è infinita misericordia, questi peccati ce li fa pagare durante la vita terrena, dove il conto si salda più facilmente. Noi non sappiamo considerare che cosa significa il possesso dell'eterna gloria, e quale ricchezza immensa ci aspetta nel Cielo. Guardiamo solo alla terra e ci pare che sia sventura massima stentare l'esistenza, come ci sembra benessere e felicità avere a dovizia le cose necessarie alla vita. Per tante anime, anche pie, la vita presente si riduce ad una questione di stomaco, esse non pensano che è infinita pietà da parte di Dio lo sforzare le anime a pagare i loro debiti ed a conquistare la vita eterna. Noi saremo sorpresi nel Cielo nel constatare quanto poco ci sia costata quella eterna felicità; abbiamo comprato il brillante con un centesimo, il campo ubertoso con un piccolo servizio reso al Padrone celeste, la ricchezza sterminata col più piccolo risparmio nostro. E si noti l'infinita delicatezza di Dio: Egli non sforza l'anima a pagare i suoi debiti imponendole un peso grave; Egli, morendo per noi, ha reso fruttiferi i nostri stessi debiti, ed ha fatto in modo che da noi stessi venga prodotto il prezzo che ci redime dalle nostre obbligazioni. Tu pecchi, ed il peccato genera la pena che te lo fa espiare; la tua libertà ti impoverì, e nello stesso tempo ti concimò, per così dire, con le stesse piante devastate da te, umiliando l'anima tua. Dai fiori spezzati e marciti rinascono i fiori novelli, dal campo bruciato dall'incendio viene la nuova germinazione; le ceneri che lo deturpavano si mutarono in benefico nutrimento del terreno, non appena la pioggia lo inondò. È uno dei misteri più delicati della bontà di Dio, che in tal modo ci corona come per diritto, anche quando la nostra salvezza è tutta opera della sua misericordia.
Oh, se potessimo vedere il divino Amore che passa placidamente nelle nostre tribolazioni e ci rende artefici della nostra riabilitazione, non mormoreremmo tanto facilmente della divina bontà, ma l'adoreremmo in uno slancio di amore e di riconoscenza!
Ogni pena è un piccolo Calvario eretto in noi, formato dalle nostre stesse miserie, come il Golgota fu formato dalle miserie di tutti. La nostra croce è innalzata, e vi siamo attaccati dai chiodi, forgiati nello stesso fuoco delle nostre miserie. La Croce del Redentore dà efficacia alla nostra croce, e noi rappresentiamo il Crocifisso quando non potremmo rappresentare che il giustiziato. Il sangue nostro si mescola a quello del Verbo umanato, i nostri sospiri sono i suoi, le nostre lagrime sono le sue. Per questo Egli volle abbracciarci e stringerci a Lui nei Sacramenti, e volle incorporarci al suo corpo! 



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Messaggio  cassarà palma il Lun Apr 06, 2020 5:05 pm

L'attesa, segno di Dio

(Insegnamento)
La preghiera vince sempre, anche quando sembra inutile e sterile ai nostri poveri sguardi, così incapaci di penetrare nei disegni adorabili della divina bontà. Bisogna persuadersi che nessuna preghiera è vana, nessuna, e che invece di sfiduciarsi bisogna insistere, perché, mentre preghiamo, Dio con cura paterna prepara nel mondo gli eventi che debbono consolarci.
Si potrebbe dire che il segno più bello che Dio ci doni della sua bontà sia proprio l'attesa... Se tu domandi da bere alla mamma ed essa tarda a portarti l'acqua, avrai dopo un poco non l'acqua, ma la bevanda sciroppata, perché il cuore materno è ricco di risorse gentili. Credi tu che non sia ricco il cuore di Dio?
(Don Dolindo Ruotolo
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Messaggio  cassarà palma il Sab Mar 28, 2020 4:29 pm

Atto di fiducia e di abbandono

Nelle tue mani, o Gesù, raccomando lo spirito mio, perché Tu mi hai redento, o Signore Dio di verità.
In Te spero, salvami nella tua giustizia perché non rimanga confuso in eterno, ascoltami, liberami, sii mio protettore e mio rifugio: Nelle tue mani raccomando lo spirito mio.
Tu sei la mia fortezza e il mio rifugio, Tu mi guidi, Tu mi sostenti, Tu mi trai dal laccio nel quale tentano impigliarmi i miei nemici: Nelle tue mani raccomando lo spirito mio.
Tu hai in odio gli adoratori di vanità mendaci, non permettere dunque ch'io mi lasci affascinare dal mondo ch'è vanità menzognera: Nelle tue mani raccomando lo spirito mio.
Perdonami, fa' ch'io esulti nella tua misericordia e mi rallegri nella tua grazia, guarda la mia umiliazione, considera la mia angustia, ponimi al largo, liberami dalle strette del nemico: Nelle tue mani raccomando lo spirito mio.
Sono tribolato, o Gesù, si consuma di tristezza l'occhio mio, s'angoscia l'anima mia, si conturba il mio cuore, viene meno per il dolore la mia vita, i miei anni passano fra i gemiti, il mio vigore si è estenuato, le mie forze si sono infrollite: Nelle tue mani raccomando lo spirito mio.
Sono diventato il ludibrio dei miei nemici perché ho peccato; mi fuggono anche quelli che mi amavano e mi dimenticano come si dimentica un morto; sono come un vaso spezzato, sono minacciato da ogni parte: Nelle tue mani raccomando lo spirito mio.
Spero in Te, Signore, Tu sei il mio Dio, nelle tue mani sono le mie sorti; strappami dalle mani dei miei nemici e dei miei persecutori, fa' risplendere su di me tuo servo il tuo volto, salvami nella tua misericordia perché io non rimanga confuso: Nelle tue mani raccomando lo spirito mio.
Siano confusi i nemici dell'anima mia, siano ridotti al silenzio nell'abisso dal quale escono per tentarmi, si tacciano le labbra ingannatrici che mi allettano al male: Nelle tue mani raccomando lo spirito mio.
Quanto è grande la dolcezza che tu hai riserbata, o Signore, a quelli che ti temono! Nascondimi perciò nel segreto della tua faccia, liberami dal tumulto degli uomini, proteggimi dal tuo Tabernacolo Eucaristico: Nelle tue mani raccomando lo spirito mio.
Benedetto sii Tu, Signore, che hai reso mirabili le tue misericordie verso di me, e mi hai accolto nel tuo Cuore come in una città fortificata; benedetto sii Tu che hai sollevato il mio cuore dallo scoraggiamento ed hai esaudita la mia preghiera.
Amate il Signore voi tutte anime fedeli, amatelo per me, poiché il Signore custodisce gli uomini fedeli, e ripaga con la sua giustizia chi opera superbamente. Tu, o Signore, accogli le preghiere dei tuoi Santi, usami misericordia, fortifica il mio cuore, rinnova la mia speranza: Nelle tue mani raccomando lo spirito mio.

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Messaggio  cassarà palma il Mar Mar 24, 2020 10:30 am

La penitenza restauratrice

Il candore si restaura con la penitenza: tu rendesti il tuo corpo termine dei tuoi desideri? Lo renderai oggetto di compiacimento per Dio, segnandolo delle stimmate del dolore prodotto dall'amore. Gesù ha espiato l'impurità umana esponendo il suo corpo al ludibrio, alla flagellazione, al dolore, alle spine! Così Egli si rese come un verme, oggetto di disgusto e di orrore, ed amò il Padre, e trasse dal corpo suo la vita più profonda dell'anima.
Tu, figlia mia, fosti oggetto di attrazione per te o per le creature? Oh, come deve bruciarti il cuore un atto di amore sottratto da un cuore per te… come deve umiliarti il pensare che fosti idolo di te stessa, e che ti mostrasti come idolo! Questo ricordo deve darti la penitenza dell'anima, il dolore vivo, il disprezzo calmo di te stessa, e deve farti pure punire il tuo corpo con la penitenza corporale. Io non ricerco da voi altre penitenze che queste: mortificate la curiosità, non andate guardando quello che non vi importa. Quando vedete cose sconce volgete altrove lo sguardo con dolore, pensando che quella sconcezza offende Dio. Non vi fate illudere dal pensiero di volere voi correggere o riparare, guardando: è più bello volgere altrove lo sguardo e non turbare l'anima vostra. Mortificate l'egoismo, accettando senza lamenti quello che vi dispiace nel cibo. Non trovate facilmente la scusa che vi fa male, ma accettate con gioia queste occasioni per mortificarvi. Accettate con grande riconoscenza i dolori fisici che il Signore vi manda, e nel soffrire offritegli voi stesse. Un male di capo è come una corona di spine che ti fa espiare tanto fango raccolto nella mente con le letture…; un male di stomaco ti fa espiare le soddisfazioni e le sensazioni del tuo corpo. Mortificatevi, amando di essere noncurate, disprezzate, tenute all'ultimo posto! Non attraesti tu il cuore altrui? Non rubasti a Dio l'amore che è tutto suo? E non devi essere contenta di essere ora sprezzata per amore di Dio? Gesù riparò l'idolatria umana rendendosi come un verme, il ludibrio di tutti. Mortificatevi in tutto quello che vi dispiace, ed accettate come riparazione anche la mancanza di gusto spirituale, l'aridità, le angosce dello spirito. 

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Messaggio  cassarà palma il Ven Mar 20, 2020 9:30 am

Decadenza intellettuale, artistica e morale

Noi lo vediamo in questi tempi malaugurati di decadenza intellettuale, artistica e morale: oggi si apprezza solo la forza brutale, con una leggerezza che fa spavento; si apprezzano i trionfi della superbia, le sopraffazioni della prepotenza, i piaceri più bassi dei sensi, e tutto ciò che si crede possa soddisfare la vita presente.
Si sono elevati sul trono dell’orgogliosa iattanza uomini abominevoli, carichi di delitti e sono stimati come i novelli messia della umanità; si sono stravolte le idee fondamentali del cristianesimo, e si riguardano come sorpassate le idee vere della vita; si disprezza l’umiltà, la bontà, la pazienza, e persino la carità; tutto ciò che è virtuoso sembra meschino, e si mettono tra i ferri vecchi gli esempi luminosi dei santi, per esaltare quelli dei cosiddetti eroi del mondo con parole sante dissacrate e rese blasfeme.
È così che una povera vita viziosa diventa vita gloriosa, e che al Paradiso si sostituisce l’immortalità stupida della gloria terrena.
È una pena immensa vedere le maniere subdole o manifeste con le quali si perseguita la Chiesa, quasi si volesse eliminare dalla terra una concezione falsa della vita. Tutto ciò è abominevole innanzi a Dio e dobbiamo persuadercene noi che seguiamo il Signore, perché potremmo essere presi e conquistati dallo spirito del mondo che invade tutto come un uragano.
Potremmo anche noi inconsciamente disprezzare la povertà e credere che l’eleganza mondana sia un bene; potremmo aspirare ad essere tenuti in considerazione dagli uomini, aborrendo le vie delle umiliazioni e dei disprezzi; potremmo credere pazzia o squilibrio la mortificazione e la penitenza, miseria morale il cercare Dio solo, spregiando ciò che è terreno, meschinità di spirito appartarsi da quello che è mondano.
Potremmo a poco a poco dimenticare il Vangelo, e formarci una nuova legge cristiana riveduta e corretta a nostro modo, bevendo il veleno del mondo. Gesù Cristo ci ha dato un criterio infallibile di valutazione che non dobbiamo dimenticare: Ciò che è eccellente innanzi agli uomini è abominevole innanzi a Dio. Non c’è da illudersi e, alla luce di queste parole, non possiamo cadere nelle panie del mondo. Dobbiamo un giorno comparire innanzi a Dio, e trovarci in armonia con Lui, non col mondo. Le leggi della vita come le concepiscono gli uomini sono falsate, e non dobbiamo esporci al pericolo di perderci eternamente per seguirle. Come potremo temere di fare una brutta figura innanzi agli uomini, e non temere di farla innanzi a Dio? 


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Messaggio  cassarà palma il Mer Feb 12, 2020 9:06 am

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Conoscere Gesù Cristo I

Il crocifisso è come un gran libro aperto all'anima nostra, è come un vasto e sereno orizzonte che ci sconfina nell'eternità e c'inabissa in Dio, è un pelago d'amore e di pace nel quale l'anima soavemente si perde. In Lui, vittima divina, si pondera la grandezza di Dio alla cui maestà viene offerto un sacrificio così grande, in Lui si apprezza la santità e la giustizia di Dio, si pondera la gravità delle colpe dell'uomo, si sente la propria colpevolezza, e l'anima in Lui rimane inabissata nel proprio nulla e nelle proprie responsabilità.
Il Crocifisso del Calvario, come il Signore dal Sinai, promulga nuovamente la legge che è fondamento di ogni legge, scolpendola non nelle tavole di pietra ma nel suo Corpo immolato. Nell'umiliazione della croce Egli, immolandosi come unica vittima all'unico Dio, proclama al mondo tutto che non v'è altro Dio fuori di Lui. Egli, offrendosi per glorificare il Nome santissimo di Dio, espia nella sua carne la profanazione degli empi. Egli offre il sacrificio che si rinnoverà per i secoli per santificare degnamente la festa. Onorando il Padre nei cieli e la Madre Immacolata sulla terra, Egli insegna efficacemente ad onorare il padre che rappresenta la paternità di Dio nella famiglia, e la madre che rappresenta l'amore di questa paternità. Egli, vittima dell'odio, dell'invidia e della scelleratezza dei suoi persecutori, ispira orrore per la violenza e l'omicidio; Egli, tutto piagato per espiare l'impurità dell'umana carne, ci grida attraverso la compassione che suscita in noi: Non fornicare. Egli è la verità, è la testimonianza della gloria del Padre e muore per la verità, imponendo così a tutte le creature: Non dir falso testimonio. Nudo, si è spogliato di tutto ed ha dato tutto; piagato, si è sposato con la sua Chiesa nell'ineffabile fedeltà del suo amore e delle sue promesse, e con questo ha colpito a morte la concupiscenza degli occhi e quella della carne, il desiderio che gli uomini hanno di possedere, e la profanazione del talamo coniugale, da Lui elevato a Sacramento proprio in quell'ineffabile amore col quale Egli si sposò con la sua Chiesa.
Il crocifisso è per noi sapienza, perché in Lui può guardarsi quello che è la nostra vita e la storia dei secoli. Tutto quello che avvilisce la coscienza o la eleva può leggersi, con un'esperienza che tocca il profondo dell'anima, attraverso quelle piaghe gloriose; tutto quello che lo ridusse così immolato si è ripetuto e si ripete nei secoli, in grande tra le nazioni, in piccolo tra le famiglie e gli individui: il tradimento per interesse, la persecuzione per invidia, la menzogna e la calunnia come arma, la corruzione e il denaro come immondo mezzo per raggiungere un losco fine, la viltà che non sa schierarsi per la verità, la debolezza che la rinnega, l'opportunismo che l'abbandona.
E poi la crudeltà inesorabile sull'innocente condannato, l'ingratitudine nera ai benefici ricevuti, la stupidità con la quale un popolo si lascia trascinare alle sedizioni, la sporca politica dei capi che tradiscono la giustizia, la tracotanza di quelli che abusano della forza del potere; tutta la storia insomma dell'umanità è sintetizzata nella storia del Crocifisso, tutta l'esperienza che potrebbe aversi in una lunga vita imperfettamente, la si ha perfettamente contemplando il crocifisso. E di fronte al cumulo dell'umana perversità rifulgono la verità, la santità, la mansuetudine, la pazienza, l'amore, rifulge la divina maestà del Crocifisso che è vittima sul male, anche quando sembra il vinto dal male.
L'empio sente in quel Crocifisso il giudice che lo rimprovera e lo condanna, il santo beve da quelle piaghe il conforto, il coraggio e la vita. Non si è mai tanto sapienti quanto ai piedi del crocifisso, non si sente mai un'aura più profonda di pace quanto contemplandone il soavissimo e generosissimo amore.
Quale vessillo regale si è levato nel mondo fra tanta gloria pur sanguinando tra tanti dolori? I vessilli delle nazioni si spiegano trionfanti al vento e stillano sangue; il vessillo della croce si eleva sanguinante sul Golgota e stilla amore e misericordia.
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Messaggio  cassarà palma il Mer Feb 05, 2020 10:50 am

Ma crediamo, noi, alla vita eterna?

Quante volte noi che diciamo di credere alla risurrezione da morte e alla vita eterna, viviamo come se tutto dovesse finire col dissolvimento del corpo e come se non dovessimo andare incontro ad una vita nuova! Ci preoccupiamo tanto delle povere cose della vita che lasciamo e non ci preoccupiamo di quelle che durano eternamente! Con quanta cura si custodisce, per esempio, il denaro, e con quanta accuratezza si vigila perché i ladri non lo rubino, mentre si espongono a tutti i pericoli, con la più grande leggerezza, i tesori dell’anima, la grazia, la fede, la purezza, e in generale il timore di Dio, e la virtù.
Lo pensiamo noi che tutto passa e tutto finisce e l’eternità non finisce mai?
I figli di questo mondo si sposano e si maritano – disse Gesù –, ma le anime consacrate a Dio che vivono spiritualmente come se non fossero sulla terra sono come angeli di Dio. Beate le anime che nella vita presente possono avere questo grande ideale e possono essere figlie della risurrezione, vivendo in perfetta unione con Dio.
Non è il Dio dei morti ma dei vivi – disse Gesù –, alludendo all’espressione scritturale che chiama il Signore Dio di Abramo, d’Isacco e di Giacobbe. Ora, queste parole dobbiamo meditarle noi quando ci sentiamo tentati da satana e siamo in pericolo di cadere in peccato mortale. Dio è nostro Creatore e nostro Padre ma, se noi pecchiamo, ci rendiamo indegni di Lui, e ci troviamo abbandonati dal suo amore, non essendo Egli il Dio dei morti.
Umiliamoci alla presenza di Dio e fuggiamo le stupide vanità della terra. A che giova a noi la veste religiosa portata per vana ostentazione? E che cosa ci producono gli elogi e le approvazioni degli altri se abbiamo un cuore cattivo?
Guardiamo al vero bene ed alla gloria di Dio e pensiamo che non ci giudicheranno le creature ma il supremo Signore che terrà conto misurato del nostro modo di operare alla sua presenza.
Temiamo la condanna di Dio e viviamo in modo che la sua misericordia possa accoglierci con Lui nella gloria dell’ultimo giorno.
O Signore, custodisci l’anima nostra in grazia tua, e non permettere che ci separiamo da te. Così sia.











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Messaggio  cassarà palma il Dom Feb 02, 2020 3:45 pm

Il mondo non ha pace senza il Vangelo

La Chiesa semina nel mondo la parola del regno di Dio, insegnando con la sua infallibile autorità, le verità eterne; ma quante volte il mondo rende vano il suo insegnamento, lo stronca e lo soffoca, rimanendo nelle sue barbarie, anche quando sembra avere fulgori di civiltà!
        Le strade del mondo sono piene di insidie diaboliche, poiché l’errore vi circola, le appesta e fa sparire ogni segno di verità. Dove sembra che la fede ancora alligni, spesso è semente sbocciata fra le pietre e fra le spine; non ha vita rigogliosa, ma pochi germogli che intristiscono senza frutto.
        È così che la vita di tanti popoli cristiani a mano a mano si paganizza, e di tanta semina fatta dai primi apostoli non rimangono che sterpi inutili, apparenza senza vita, rami disseccati, senza frutto.
        Il Vangelo avrebbe potuto dare alle nazioni una vita di vera prosperità e di profonda pace, e il mondo l’ha rifiutata; si dibatte fra le strette di morte e non capisce che non avrà pace finché non sia ritornato alla luce del Vangelo nella Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana.
        Quante volte il Signore ci fa ascoltare la sua parola per mezzo dei sacerdoti, e noi l’accogliamo come se fossimo strade pubbliche, con animo dissipato, o come pietre, col cuore indurito, o come spine, soffocati da tante passioni! Raccogliamoci in Dio, e offriamogli un cuore fecondo come terra buona, dove la sua grazia possa germinare. La terra è buona quando è vangata e concimata, e il nostro cuore è concimato dal dolore e dalla tribolazione, ed è vangato dalle umiliazioni della vita, e dalle persecuzioni del mondo.
        O mio Gesù, quale ricchezza produrrebbe questo cuore se fosse tutto tuo, se non si facesse avvelenare dalle miserie della natura, se si aprisse a te nella più profonda umiltà!





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Messaggio  cassarà palma il Sab Feb 01, 2020 3:44 pm

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Inno alla vita

Si apprezza tanto poco la vita, anzi tanto spesso la si disprezza, perché la si riguarda dal punto di vista del proprio egoismo. Si guarda solo alla vita presenteSi ed alla sete di godere. Or siccome questa vita non è che un fugace passaggio ed è una prova, se non si guarda alla sua realtà, l'anima si smarrisce, si sente infelice e disprezza la vita.
Una cometa non passa nella nostra visuale che per continuare il suo percorso gigantesco attraverso i cieli… Noi siamo come mobilissime comete, tutte vapori di luce, che hanno un movimento vorticoso, che camminano per condensarsi e diventare un astro del cielo. La nostra vita è il punto dove deve avvenire, dirò così, il condensamento: qui ciò che era solo gratuito dono di Dio, deve diventare nostra consistenza, sotto la pressione divina della grazia; qui l'anima, che esce dalle mani di Dio, è lanciata nel cielo soprannaturale, e gira intorno ai punti di gravitazione, cioè intorno al Redentore vivente, alla Chiesa, alle grazie che scaturiscono dalla Redenzione finché non sia diventata un astro soprannaturale.
Che cosa grande è dunque la nostra vita, questo impercettibile attimo verso del quale si concentrano e convergono le anime, scaturenti dall'onnipotente amore di Dio!
Queste anime sono come faville luminose, che escono immacolate ed incandescenti dall'infinita potenza di Dio, e si rinchiudono in un piccolo corpo, come è imprigionata la corrente di una dinamo. Quella corrente deve muovere la dinamo, deve aggiungersi ad una nuova corrente, deve diventare gigantesca, deve mutarsi in un'onda elettrica, che ritorna nella immensità del cielo…
L'anima racchiusa nel corpo pare schiava, ed invece è operaia. Essa vi trova il mezzo per santificarsi, poiché il Redentore, prendendo la umana carne, mutò in grazia ogni atto della sua vita corporale. Vi trova il Sangue di Gesù che la purifica, vi trova la Passione di Gesù che come sole si riflette e si rifrange in tutte le pene del nostro corpo…, vi trova il mezzo per soprannaturalizzarsi e conquistare la vita eterna!
Che cosa grande è dunque questa nostra vita, che è il preludio breve della vita eterna!
Considerate l'infinito amore di Dio nel crearci e nel darci la vita presente. Questa vita che voi sprezzate come un tedio, come un peso, è invece come il palpito del suo Cuore divino… Egli felicissimo in se stesso, volle farci partecipi della sua felicità.
Non c'è nella nostra vita un paragone che possa darci l'idea della creazione; ciò non pertanto, considerate la creatura come un cristallo avvolto da tenebre, come un brillante sepolto nel buio: appena sorge il sole diventa luminoso, pieno di svariati colori, e scintilla come un piccolo astro.







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Messaggio  cassarà palma il Sab Gen 18, 2020 8:46 am

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La nostra sapienza: conoscere Gesù Cristo

Il crocifisso è come lo specchio tersissimo che raccoglie i raggi dello Spirito Santo e li tramanda nel fondo dell'anima, di modo che l'anima innanzi a lui si delizia nella meditazione e nella contemplazione. È l'oasi beata del pellegrinaggio terreno, è il segreto di tutta quella vera e profonda sapienza che ha illuminato l'umanità; fu il libro di san Tommaso d'Aquino, la mente più acuta e più vasta che sia mai apparsa nei secoli, fu il libro degli umili che da lui impararono la grande sapienza dei santi.
I sette vizi capitali cadono innanzi a Lui, le virtù fondamentali fioriscono nei raggi di questo sole, la pace delizia l'anima in una soave volontà di pianto che raccoglie in Dio e sconfina l'anima nell'infinito. Di fronte all'empietà trionfante o all'impeto truce di un'irruente passione ogni arma si spunta; solo il crocifisso può conquistare la tirannide e disarmare l'impeto dell'ira, può far sentire ai potenti la loro debolezza e ai deboli la loro forza; solo il Crocifisso ha salvato il mondo e può rinnovarlo ora che il mondo ha apostatato dal suo amore.
Il mondo ingrato e scellerato si è dimenticato di Lui, ha sostituito al segno della croce i suoi cenci, sporchi d'impurità e insanguinati dalla tirannide, ed è caduto nel baratro dell'ignoranza, della perversità e della perdizione.
Mai l'umanità è stata così stolta come lo è quando rinnega il Crocifisso, e i suoi decantati progressi si mutano tutti in distruzione morale e materiale e di sterminio. Non c'è scoperta o invenzione del genio umano che non sia diventata causa di abiezione e arma di distruzione quando non regna il Crocifisso nel mondo. Si potrà giungere persino a navigare tra gli spazi interplanetari, e magari raggiungere un astro, ma senza il Crocifisso l'anima non è mai tanto inabissata che quando raggiunge queste altezze, che per lei sono piste di lancio verso l'infinito, unico scopo della nostra vita.
Facciamo perciò nostra la grande parola dell'Apostolo: Non sapere altro che Gesù Cristo e questi crocifisso. Dobbiamo avere fede piena e viva in Lui, e questo significa conoscerlo; dobbiamo seguire la sua via di umiltà, di perdono e di pace, e questo significa saperlo crocifisso.
Non possiamo formarci noi un Cristo a modo nostro, e vederlo come attraverso il prisma di umane idealità o di umani sconcerti, come fanno quelli che vorrebbero farne un sostegno delle loro empie e stupide utopie sociali; il Cristo è crocifisso, non può essere che crocifisso, vittima di amore ed esempio di sacrificio, umiliato sino alla morte e luce di umiltà per il misero e tracotante orgoglio umano.
Egli è il più aristocratico simbolo per la sua divina regalità, e il più democratico vessillo per il suo amore e la sua umiltà. Nella sua nudità è ricco della sua Divinità ineffabile, ed è povero fino all'estremo di ogni cosa umana; il suo amore lo corona Re di amore, e le sue spine lo abbassano fino ai più umili tribolati; le sue braccia sono aperte come chi le distende nel più potente dei domini, e sono un amplesso di amore perenne per l'umanità; i suoi piedi poggiano sui chiodi nella completa immolazione, e quei medesimi chiodi sono la potenza di quei passi da gigante ch'Egli ha percorso e percorre nei secoli.
Il Crocifisso fa piangere di compassione e consola il nostro pianto, umilia l'anima peccatrice e la eleva negli splendori della carità; suscita un'avversione placida e pacata al male e infiamma d'amore il cuore; dà un senso di vigilanza e di riposo, di vita e di morte, di potenza e di dolcezza, che dona all'anima la sicurezza della misericordia e la felicità della vita soprannaturale.
Il Crocifisso ci scopre le ineffabili grandezze della vita soprannaturale, perché ce le comunica per i suoi meriti attraverso la luce dello Spirito Santo; per Lui si aprono i cieli sulla desolata terra, per Lui si apriranno le porte dell'eterna felicità agli esuli che rimpatriano dalla terra.  


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Messaggio  cassarà palma il Ven Gen 03, 2020 8:54 am

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All’annunzio dell’angelo Maria si turbò

Maria fu Arca di Dio, del Verbo Eterno che in Lei si incarnò; fu l’anima sua che determinò il compimento del grande mistero, poiché Dio volle il consenso di questa sua eletta creatura per cominciarne il compimento. Nell’annunciazione di Maria si manifestò l’anima sua: intelletto e volontà. Il colloquio che ebbe con l’angelo fu atto del suo intelletto, della sua ragione; il suo fiat fu consenso della sua volontà, determinato dalla luce della ragione e della manifestazione dalla divina Volontà. L’anima sua, perciò, fu in una perfetta manifestazione: intelletto che scruta, ragione che pondera, volontà libera che acconsente. L’anima è libera solo nell’assenso, determinato dall’intelletto e dalla ragione. Non può dirsi libera nel pensiero e nella ragione, perché è legata alla verità. Fuori della verità, l’intelletto brancola nella fantasia e nel capriccio; il suo pensiero è illusione ed errore. Non c’è cosa più assurda perciò del libero pensiero, del quale l’apostasia moderna si è stoltamente gloriata, quasi come se si fosse liberato da ceppi, e fosse ritornato vittorioso alla sua nobiltà. La Chiesa non limita la libertà quando condanna l’errore; richiama l’intelletto e la ragione nella luce della verità. Solo allora l’uomo è veramente libero, e la sua volontà si determina nei confini della volontà di Dio, che è verità ed amore, e tratta l’uomo con riverenza.
All’annunzio dell’angelo che la glorificava piena di grazia e piena di Dio, Maria si turbò, perché quella glorificazione non le sembrava verità, urtando con la sua profonda umiltà. L’intelletto suo le diceva che era nullità, proprio perché Dio era con lei. La sua luminosa ragione, nella luce della pienezza di Dio, le faceva apparire come piccolezza estrema quello che era in Lei pienezza di grazia. Era logico; nella pienezza infinita della luce divina, la sua grazia appariva come lampada fioca che spariva innanzi a quella pienezza fulgente d’infinite e sempli-cissime perfezioni. Anche quando fu piena di Dio per il Verbo Eterno fatto suo Figlio, l’intelletto suo e la sua ragione non potettero farle avere altro apprezza-mento di se stessa che di essere nullità. Invece di sentirsi elevata per l’annunzio dell’angelo, si turbò.
L’anima sua profondamente riflessiva, abituata alla considerazione meditata della parola di Dio, ed alla contemplazione della divina grandezza, si turbò, perché sentiva nelle parole dell'angelo il tono solenne della parola divina, e nello splendore angelico la manifestazione della grandezza di Dio. Si turbò per profonda umiltà, ma non si sconvolse; l’anima sua placidamente si attivò nelle sue facoltà; l’intelletto pensò, e la ragione ponderò le parole dell’angelo. Pensava, dunque rifletteva, che cosa fosse quel saluto, dunque ponderava, pensava; non dice il sacro testo pensò dunque, era un’azione continuativa di quell’intelletto sublimemente equilibrato nel giudizio, nella ragione e nella libertà.
Era un tabernacolo di Dio, tanto che l’angelo nel salutarla, compreso della bellezza interiore di Lei per la pienezza di grazia, la esaltò come tabernacolo di Dio, e nello stesso tempo era la più perfetta immagine di Dio nell’umanità tutta: Benedetta tu fra le donne. Il Signore la creò con perfettissima armonia di potenze e con ammirabili riflessi nella sua natura umana, perciò ancora l’angelo la chiamò benedetta fra le donne. 
(Maria Immacolata, Madre di Dio e Madre nostra, Elev. IV, p. 327)
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Messaggio  cassarà palma il Dom Dic 29, 2019 9:02 am

Oh mio Dio, mi vergogno di aver peccato

Che cosa sarebbe la mia vita se non pensassi a Te, mio Dio, se non ti amassi, se non ti servissi? Vivrei nella maledizione, e sarei perduto per sempre! Sarei cancellato dal libro degli eletti, ed il mio nome diverrebbe un obbrobrio innanzi a Te!
Oh mio Dio, non sarò così stolto da arrossire di Te che sei mia gloria eterna, e da essere schiavo dell’occhio del mondo che cerca affascinarmi coi suoi bagliori di morte e trascinarmi nell’ignominia temporale ed eterna… Te solo, o mio Dio! Non permettere mai che io nasconda innanzi agli altri la mia professione cristiana, piena e totalitaria, senza tentennamenti e senza dedizioni al male; non permettere mai che io arrossisca del tuo adorabile Nome, e che cada così nel più orrido abisso di viltà e d’inciviltà… Te solo, o mio Dio!
Mi vergogno di averti offeso con tante impurità e di aver turbato il tuo sguardo purissimo di Padre, e lo sguardo di Maria SS. E della Chiesa, di cui sono parte; mi vergogno di aver mentito con la mia vita poco cristiana innanzi al tuo cospetto, Re di amore e di potenza infinita; mi vergogno di aver peccato innanzi a Te, giudice eterno, ed innanzi all’assemblea dei Santi; mi vergogno di essere stato ingiusto con Te rubandoti la gloria con la mia vita scellerata, mi vergogno di aver trasgredito la tua parola e di esserti stato infedele, d’essermi mostrato così privo del cristiano decoro, e di aver profanato questi miei occhi che dovevano guardare a Te, e questo cuore che doveva amarti sopra tutte le cose. Mi vergogno di aver contristato l’amor tuo contristando il mio prossimo, e di averti tante volte addolorato nei miei fratelli.
Perdonami, o mio Dio, e fa’ ch'io ti cerchi, che fugga il mondo come peste, e guardando la meta cui aspiro, non mi vergogni che delle vili dedizioni del rispetto umano! Te solo, o mio Dio, Te solo! Mentre fugge la vita, mentre declina, mentre calano le ombre della morte, m'è dolce il tuo pensiero, la tua luce, il tuo amore… Te solo, o mio Dio! Mentre il mondo si agita nelle sue vanità, m’è gloria la tua Volontà e la tua Legge… Te solo, o mio Dio! Mentre da ogni parte mi assalgono le tentazioni, e mi lusingano le ebbrezze della vita materiale, m'è vita conoscerti, amarti e servirti… Te solo, o mio Dio! Sono tua creatura, accoglimi; sono frutto del tuo Sangue, salvami; sono tempio del tuo amore, possiedimi; sono offerta che brucia sul tuo Altare col mio Redentore, ricevimi nella tua gloria, inabissami in Te… Te solo, o mio Dio!






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Messaggio  cassarà palma il Sab Dic 28, 2019 5:03 pm

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Noi peccatori e la misericordia di Dio

Siamo peccatori, ma non dobbiamo mai diffidare della divina misericordia e dobbiamo implorarla ai piedi del confessore che rappresenta Gesù Cristo. Che cosa gioverebbe una semplice preghiera espiatoria, senza togliere dall’anima gli abiti dei vizi? Se si pecca di superbia, bisogna dare a Gesù profumi di umiltà, se d’impazienza, profumi di mansuetudine, se di avarizia, profumi di generosità, se d’impurità bisogna dargli profumi di gigli.
Piangere, astergere, baciare, profumare: ecco gli atti di una vera penitenza; piangere col pentimento, astergere con la riparazione, baciare con l’amore, profumare con la virtù.
Piangere innanzi agli altri e non soltanto nel proprio cuore, perché la penitenza è atto anche di riparazione esterna al male commesso; astergere i piedi di Gesù cioè i poveri – come spiegano i Padri –, riparando i peccati con la carità; baciare Gesù, confidando in Lui, perché la penitenza non è mai disgiunta dall’amore e, infine, profumare Gesù che siede a mensa, espandendo il cuore in Lui, Sacramentato.
Il mondo abbonda dolorosamente di peccatrici pubbliche, non solo di quelle che sono vendute al peccato, ma di quelle che allettano al male ostentando l’impurità dell’anima e del loro corpo.
Che cos’è la moda invereconda; che cosa sono le spiagge, i balli, e gli sport nei quali si baratta il decoro femminile, se non un meretricio di anime? Vanno in giro le peccatrici per attrarre gl’incauti nei lacci dei sensi, ma hanno un marchio d’infamia che le distingue; vanno in giro le mondane per attrarre le anime nelle degradazioni della loro eleganza e sono anche più funeste e pericolose. Le prime esigono il prezzo del loro peccato, le seconde si esibiscono senza prezzo, moltiplicando i peccati.
Forse il peccato di pensiero e di desiderio è meno grave di un peccato consumato? Lo disse Gesù: Chi guarda una donna col desiderio di peccare ha commesso adulterio nel suo cuore.
Quante peccatrici, che sono nelle città, hanno bisogno di andare ai piedi di Gesù e di ricorrere alla sua misericordia!
Come può rimanere tranquilla, sapendo di avere acceso in altri fiamme di concupiscenza? Come può ostentare se stessa, invece di nascondersi? Con qual cuore può presentarsi al medesimo tempio di Dio indegnamente, quando dovrebbe andarvi solo per piangere i propri peccati?
Si pecca con gli occhi: e piangano essi amaramente per essere purificati. Si pecca con le ostentazioni del lusso: e servano a lenire le pene dei poverelli. Si pecca attraendo coi belletti e coi profumi: se ne faccia rinuncia a Gesù per amore.
Piangiamo i nostri peccati, poiché nulla è più soave e dolce di questo pianto, e imploriamo la misericordia di Gesù, perché dica anche a noi la consolante parola: Ti sono rimessi i peccati.






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Messaggio  cassarà palma il Ven Nov 22, 2019 11:33 am

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Il vero significato del Matrimonio cristiano

Dai doveri della vita interiore dei cristiani, san Paolo passa a parlare dei doveri nella vita domestica e nella vita sociale, dove la garanzia dell’ordine sta nella gerarchia, e quindi nella sottomissione e nell’obbedienza degli inferiori ai superiori. Egli annuncia prima un principio generale: Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo, e poi parla di quelli, che come inferiori, sono obbligati a questa sottomissione: le spose, i figli e i servi. Le mogli siano soggette ai mariti come al Signore, egli esclama, perché il marito è il capo della donna, come Cristo è il capo della Chiesa che è il suo corpo, di cui Egli è il Salvatore. Non è una sottomissione di schiavitù o di oppressione, ma una sottomissione di amore, di protezione e di salvezza.
La donna si sente difesa dal marito, e gli obbedisce per avere una guida nella sua difficile vita. Questo concetto della sottomissione delle mogli, impone perciò ai mariti il dovere di amarle: Voi, o mariti – soggiunge l’Apostolo – amate le vostre mogli come Cristo ha amato la Chiesa, e per essa ha dato la sua vita, a fine di santificarla col lava­cro dell’acqua, mediante la parola della vita, per far comparire davanti a sé questa Chiesa rivestita di gloria, senza macchia né ruga o altro che di somigliante, ma tutta santa ed immacolata.
L’amore dei mariti per le loro mogli deve avere per modello l’amore di Gesù Cristo per la sua Chiesa, e quindi non può essere un amore puramente sensuale o una simpatia capricciosa, che è destinata a dissiparsi con lo sfiorirsi della bellezza fisica che la può produrre.
Gesù Cristo ha dato la vita per la sua Chiesa, al fine di santificarla; Egli unisce a sé le sue membra vive col lavacro dell’acqua, ossia col Battesimo, che opera la purificazione mediante la parola della vita ossia mediante la formula sacramentale che accompagna l’effusione dell’acqua. In tal modo la Chiesa compare innanzi a Lui rivestita di gloria, senza macchie né ruga o alcunché di simile, ma tutta santa ed immacolata. Le spose prima di andare a nozze facevano un bagno purificatore per il corpo, e Gesù fa ai membri della sua Chiesa un lavacro di grazia che li rende puri da ogni macchia. Dolorosamente, questi mem­bri perdono l’innocenza avuta nel Battesimo, ma rimangono sempre nella Chiesa gli infanti che la conservano, e quelli che la riconquistano con la penitenza. Ora, come Gesù Cristo ama la Chiesa santificandola, i mariti debbono amare le mogli per la mutua santificazione, poiché essi formano con esse come un solo corpo del quale rappresentano il capo, e debbono amare la loro santificazione come amano la propria santificazione.
Gesù Cristo ama la sua Chiesa non solo purificandola ma nutrendola col suo Corpo e col suo Sangue nell’Eucaristia. Egli lasciò il seno del Padre e venne in terra per donarsi tutto alla sua Chiesa, e formare con essa un sol Corpo mistico, e il marito deve amare la sua donna nu­trendola col suo lavoro, e donandosi ad essa con un amore superiore ad ogni altro amore, e persino all’amore che si ha verso il proprio padre e la propria madre, secondo quello che Dio stesso disse nell’istituire il Matrimonio, come si legge nel Genesi (2,24): Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre sua, e si unirà alla sua donna, e i due formeranno una sola carne. Il Matrimonio riguardato nel suo alto significato dell’amore di Gesù Cristo per la sua Chiesa, e dell’amore della Chiesa per Gesù Cristo, è un grande Sacramento, e per questo Sacramento e il significato grande che ha – soggiunge l’Apostolo – ogni marito ami la propria moglie come se stesso, e la moglie rispetti il marito riguardandolo come suo capo, obbedendo a lui in tutto quello che è conforme alla Legge di Dio, e riguardandolo come suo sostegno e sua difesa nel pellegrinaggio terreno.
(Padre Dolindo – Servo di Dio)

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Satana è avido cacciatori  di anime

L’uomo creato da Dio innocente e santo, con la benedizione della fecondità: – Crescete e moltiplicatevi – caduto poi nel peccato, crebbe e si moltiplicò non per dominare la terra, ma si lasciò vincere da satana, e per esso dalla materia. Nel disegno divino doveva crescere e moltiplicarsi per sostituirsi agli angeli caduti, nel godimento dell’eterna felicità. Per questo Dio gli dette un precetto facilissimo ad osservarsi: la privazione di un frutto, tra i moltissimi e belli che erano nel Paradiso terrestre. Creato libero, l’uomo doveva meritare l’eterna felicità con un merito personale, a sua stessa soddisfazione. Col prezzo pagato per la conquista dell’eterna felicità, essa diventava suo diritto e suo possesso, ne poteva fruire beandosi in Dio. Lo doveva riconoscere e glorificare con un atto di obbedienza, il cui compimento volontario diventava amore.
Satana relegato negli abissi della terra insieme con gli angeli ribelli, satana, che nel suo stupido orgoglio aveva preteso di sostituirsi a Dio, volle costituirsi oggetto di felicità, donatore di felicità, facendo cadere l’uomo nel peccato e concentrandolo nella materia. Per l’odio poi che egli ha contro Dio, che aveva creato l’uomo per la felicità, satana col peccato volle trarlo nell’infelicità. Col peccato lo ridusse in proprio dominio, gli impedì di occupare il suo posto e quello degli angeli che lo avevano seguito, e volle costituirlo in somma infelicità con l’eterna dannazione.
È questa, diremmo, la triste psicologia di satana, tuttora in atto, per cui prospera sulla terra; quelli che, peccando, lo seguono, li attrae nei turpi godimenti dell’impurità; li affascina concentrandoli tutti nella materia e li distacca da Dio. È questa la ragione vera, per la quale noi vediamo tante volte gli empi vincitori e prosperi sulla terra; è questa la ragione per cui satana è avido cacciatore di anime e, per trarne una sola a perdizione, giunge a farsene servo, millantatore di potenza e di benessere.
Satana, per far cadere l’uomo, pose come mediatrice del peccato la donna, e tentò Eva. Questa indusse Adamo a mangiare il frutto proibito, ed il genere umano fu trascinato tutto in rovina. “Crescete e moltiplicatevi”, aveva detto Dio ad Adamo e ad Eva, ma come fiori del Paradiso. Col peccato originale, il ceppo umano fu come un roveto infetto, crebbe e si moltiplicò come uno spineto avvelenato e pungente. Ancora una volta satana provocò, per mezzo della donna, la corruzione del genere umano, che crebbe tanto nei peccati, da attirare sulla terra lo sterminio del diluvio.


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Messaggio  cassarà palma il Lun Nov 18, 2019 10:08 am

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Il perdono dei peccati

Il peccato è un distacco da Dio e un darsi alle creature: l’anima, creata per Dio, sommo Bene, converge in un falso bene, si lascia attrarre da un miraggio di effimera felicità, e preferisce al Creatore la creatura e quanto di più vile sta nella creatura. Liberamente e di propria volontà si allontana da Dio, rimanendo priva dei suoi aiuti e della sua grazia, abbandonata a sé stessa e serva di satana.
Il pentimento distrugge in lei il falso apprezzamento dell’oggetto del peccato, glielo fa valutare come sommo male al confronto di Dio, le ridona l’apprezzamento del Signore, e quindi il desiderio di possederlo nuovamente, e Dio misericordioso le va incontro, l’abbraccia, le fa sentire la sua ineffabile pace e dolcezza, le ridona il suo amore, la fortifica e le dona la sua grazia. Le potenze che erano come morte, infiacchite dalla mancanza di vita soprannaturale si riattivano con la corrente di grazia che le rianima, il cuore si dilata nuovamente in Dio e lo ama; la coscienza, illuminata da un interno splendore, si riequilibra e ritrova la via del bene, risentendo il dovere e la propria responsabilità; lo sguardo interiore, accecato dalla colpa, si riapre sulla realtà eterna, e l’anima, amando Dio, è perdonata da Lui ed è liberata dalla sua schiavitù.
Il perdono di Dio è immensamente più grande e più bello di qualunque perdono umano, perché non è un semplice compatimento o una semplice indulgenza che lascia la colpa ed elimina la pena, ma è un rinnovamento interiore fatto dalla grazia divina e dallo sforzo del peccatore che elimina la colpa radicalmente, condona la pena eterna e anche quella temporale, proporzionatamente all’amore dell’anima.
Il peccatore non è semplicemente uno che raccatta l’elemosina del perdono: è un ricostruttore di sé stesso che per la grazia di Dio, demolisce il male, e si serve dei suoi stessi detriti per cooperare all’elevazione del nuovo edificio, sradica le piante cattive, raccoglie i rifiuti della sua vita depravata, li muta in concime col pentimento, li affonda nella terra della divina misericordia, raccoglie la nuova semente di grazia e fiorisce di nuovo.
Se la sua terra rimane ancora ingombra dei residui della sua miseria, e questi non riescono a far parte della nuova vita con l’amorosa umiliazione, allora debbono essere eliminati a poco a poco dalla penitenza.
La penitenza è come la rifinitura dell’edificio ancora grezzo, benché saldo; è come l’innaffiamento della pianta, ancora debole e semiappassita, perché non ha preso interamente vita dalla terra; è l’ultima soddisfazione che l’amore pentito dona all’amore offeso, è lo sfogo dell’anima che, innanzi alla bontà di Dio, non ha il coraggio di chiamarsi giusta, e conserva ancora la veste di peccatrice per riparare l’obbrobrio del peccato.
La remissione dei peccati è il capolavoro della bontà di Dio, è la gloria della sua onnipotenza che si manifesta, come dice la Chiesa, perdonando e commiserando; è la fusione armonica della giustizia e della misericordia che ha il segreto ammirabile non di avvilire ma di elevare l’umana dignità e l’umana libertà.
Il solo considerare questi caratteri della remissione dei peccati, e quindi del sacramento della Penitenza che è il tribunale del perdono, basta a farci intendere la divina origine della Confessione, e a sfatare tutte le fandonie dell’errore.
L’uomo non è capace di simili invenzioni d’amore; l’uomo è capace dei carceri duri, dei bagni penali, degli ergastoli, delle pene di morte e delle strazianti barbarie; anche quando elargisce le sue amnistie, non toglie il marchio della colpa, e le fedine penali stanno sempre là a dimostrare l’inesorabilità della giustizia umana, e la meschinità della misericordia umana.





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Messaggio  cassarà palma il Gio Ott 31, 2019 12:13 pm

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L'immensità dei meriti di Maria

Spesso si trova chi fa questa stolta e irrispettosa difficoltà riguardo a Maria SS., e i protestanti ne sono purtroppo i corifei: “Se la Vergine è stata eletta da Dio a Madre del Verbo Umanato, e per questo è stata riempita di grazie, se in vita godeva della visione beatifica, che la rendeva impeccabile, quali sono i suoi meriti personali, che la rendono capace di una gloria superiore a quella di tutti gli Spiriti beati, e di una grandezza e bellezza superiore a tutto il creato?”.
La risposta più sintetica e sublime alla difficoltà, l'ha data Maria SS., rivelandosi a Roma alle Tre Fontane, ed in Francia ad un'anima privilegiata: “Io sono colei che è nella SS. Trinità”.
Essa è perciò nei disegni infiniti di Dio, che sono in Lui tutti in atto e presenti, com'è tutta in atto la sua infinita natura e l'adorabile Trinità delle Persone.
Come per i previsti meriti del Redentore Essa fu immacolata, così per i previsti meriti della corrispondenza di Maria alla grazia, e per i previsti meriti della sua umiltà, e della sua obbedienza a Dio, Essa fu riempita di grazia, e per la prevista missione di Madre del Redentore e degli uomini Essa raccolse i tesori della Redenzione, diremmo, come un serbatoio raccoglie le acque di un fiume, per distribuirle alle terre riarse ed alle creature assetate.
Dio previde anche la libera dedizione di Maria a Lui nell'umiltà e nell'obbedienza, perché non la colmò di grazie senza il libero consenso di Lei, e la libertà dell'anima nell'operare il bene, è il fondamento del merito. Questo è tanto vero che, prima d'incarnarsi, il Verbo di Dio mandò l'Arcangelo S. Gabriele per domandarle il suo consenso. Quel consenso non fu strappato, diremmo, in forza di una imposizione, ma fu dato dopo un trepidante turbamento di Maria, e dopo un ragionamento che testimoniano della sua libera dedizione a Dio, tra l'esitazione dell'umiltà che non sapeva comprendere le lodi dell'Arcangelo, e la luce della manifesta Volontà divina, che la rese sublimemente obbediente, con libera ed umile volontà: Ecco la serva del Signore, sia fatto di me secondo la tua parola.
Questo atteggiamento di Maria fu un merito grandissimo, incomparabile, proprio per le ombre di umiltà che l'avvolsero e per la luminosità del mistero che le si annunziava e che esigette da Lei un pieno abbandono in Dio, una piena adorazione della Divina Volontà, una piena offerta non alla propria glorificazione, ma allo sviluppo in Lei del disegno di Dio, che aveva certamente misteriose prospettive di pene.
Per la Vergine purissima, che era già sposata a S. Giuseppe per volere divino, al quale si era sottoposta già con un fiat di pieno e meritevole abbandono in Dio, l'essere e apparire madre senza concorso di uomo, e dell'unico uomo al quale era sposata, era già una misteriosa prospettiva di angosciose pene, in un mondo carnale che era tanto lontano dal capire una concezione realizzata per virtù dello Spirito Santo. Essa, infatti, non ne parlò neppure a S. Giuseppe, che conosceva santissimo e purissimo, e si rimise completamente a Dio.
Chi oserebbe dire che questo non fu un merito grandissimo in Lei?
Dio previde i meriti del suo Figliolo Incarnato e, scegliendola come sua madre, la rese immacolata. Era logico che Dio scegliesse una Madre Immacolata al suo Verbo, generato ab aeterno nella purissima generazione del suo infinito intelletto. Dio la scelse e la elesse col disegno di non forzare la libertà di Lei; previde l'umiltà della sua creatura, previde il merito della sua incondizionata obbedienza e dedizione alla sua Volontà, e la riempì di grazie. La Volontà in Dio è l'Eterno Amore, è lo Spirito Santo, e poiché Maria con quel mirabile consenso di obbedienza, si donò alla Volontà Eterna di Dio, l'attrasse in Lei, e fu feconda del Verbo di Dio Umanato, per opera dello Spirito Santo.
È un mistero grandissimo, senza dubbio, ma porta la nota di tutti i misteri divini: la verità e la logica della verità.


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Messaggio  cassarà palma il Lun Ott 14, 2019 9:23 am

Il perdono dei peccati

Il peccato è un distacco da Dio e un darsi alle creature: l’anima, creata per Dio, sommo Bene, converge in un falso bene, si lascia attrarre da un miraggio di effimera felicità, e preferisce al Creatore la creatura e quanto di più vile sta nella creatura. Liberamente e di propria volontà si allontana da Dio, rimanendo priva dei suoi aiuti e della sua grazia, abbandonata a sé stessa e serva di satana.
Il pentimento distrugge in lei il falso apprezzamento dell’oggetto del peccato, glielo fa valutare come sommo male al confronto di Dio, le ridona l’apprezzamento del Signore, e quindi il desiderio di possederlo nuovamente, e Dio misericordioso le va incontro, l’abbraccia, le fa sentire la sua ineffabile pace e dolcezza, le ridona il suo amore, la fortifica e le dona la sua grazia. Le potenze che erano come morte, infiacchite dalla mancanza di vita soprannaturale si riattivano con la corrente di grazia che le rianima, il cuore si dilata nuovamente in Dio e lo ama; la coscienza, illuminata da un interno splendore, si riequilibra e ritrova la via del bene, risentendo il dovere e la propria responsabilità; lo sguardo interiore, accecato dalla colpa, si riapre sulla realtà eterna, e l’anima, amando Dio, è perdonata da Lui ed è liberata dalla sua schiavitù.
Il perdono di Dio è immensamente più grande e più bello di qualunque perdono umano, perché non è un semplice compatimento o una semplice indulgenza che lascia la colpa ed elimina la pena, ma è un rinnovamento interiore fatto dalla grazia divina e dallo sforzo del peccatore che elimina la colpa radicalmente, condona la pena eterna e anche quella temporale, proporzionatamente all’amore dell’anima.
Il peccatore non è semplicemente uno che raccatta l’elemosina del perdono: è un ricostruttore di sé stesso che per la grazia di Dio, demolisce il male, e si serve dei suoi stessi detriti per cooperare all’elevazione del nuovo edificio, sradica le piante cattive, raccoglie i rifiuti della sua vita depravata, li muta in concime col pentimento, li affonda nella terra della divina misericordia, raccoglie la nuova semente di grazia e fiorisce di nuovo.
Se la sua terra rimane ancora ingombra dei residui della sua miseria, e questi non riescono a far parte della nuova vita con l’amorosa umiliazione, allora debbono essere eliminati a poco a poco dalla penitenza.
La penitenza è come la rifinitura dell’edificio ancora grezzo, benché saldo; è come l’innaffiamento della pianta, ancora debole e semiappassita, perché non ha preso interamente vita dalla terra; è l’ultima soddisfazione che l’amore pentito dona all’amore offeso, è lo sfogo dell’anima che, innanzi alla bontà di Dio, non ha il coraggio di chiamarsi giusta, e conserva ancora la veste di peccatrice per riparare l’obbrobrio del peccato.
La remissione dei peccati è il capolavoro della bontà di Dio, è la gloria della sua onnipotenza che si manifesta, come dice la Chiesa, perdonando e commiserando; è la fusione armonica della giustizia e della misericordia che ha il segreto ammirabile non di avvilire ma di elevare l’umana dignità e l’umana libertà.
Il solo considerare questi caratteri della remissione dei peccati, e quindi del sacramento della Penitenza che è il tribunale del perdono, basta a farci intendere la divina origine della Confessione, e a sfatare tutte le fandonie dell’errore.
L’uomo non è capace di simili invenzioni d’amore; l’uomo è capace dei carceri duri, dei bagni penali, degli ergastoli, delle pene di morte e delle strazianti barbarie; anche quando elargisce le sue amnistie, non toglie il marchio della colpa, e le fedine penali stanno sempre là a dimostrare l’inesorabilità della giustizia umana, e la meschinità della misericordia umana.




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Messaggio  cassarà palma il Mer Ott 09, 2019 5:47 pm

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L’avidità delle ricchezze è fonte d’infelicità

Fra le preoccupazioni che possiamo crearci nella vita, primeggia quella di arricchire, la più assillante di tutte, perché la ricchezza non sazia e lascia il cuore in un perenne vortice di affanni. Chi vuole arricchire non dorme la notte, perché fa sempre nuovi progetti per guadagnare; si consuma in ansietà riguardanti l’avvenire, e sembra perennemente bisognoso, perché s’affatica come uno che non ha di che sostentarsi. Che il povero non lasci mai di lavorare si capisce, perché è una necessità per lui, e se riposa, cade in miseria maggiore e soffre la fame; ma non si capisce come mai possa preoccuparsi di accumular danaro il ricco che, pur se riposa, trova sempre abbondanza di beni da godere.
A che cosa giovano le smodate ricchezze? Non giovano certo all’anima, perché chi ama l’oro non sarà giusto, andrà appresso alla corruzione, al peccato, alla disonestà, al vizio, e prima di trovarsi colmo di ricchezze, si troverà infangato di vizi e d'ingiustizie. Le ricchezze non giovano neppure alla vita, perché sono causa di rovine, di dolori e di amarezze immense. Oh, non è beato un ricco perché possiede molto oro, ma quando è senza macchia di colpa e non ripone la sua speranza nei beni terreni, né il suo cuore nei tesori che marciscono. È questa la vera ricchezza che gli fa operare cose mirabili nell’esercizio della carità, e che rende anche più meritoria la sua vita, perché avendo la possibilità di peccare o di fare il male, si conserva illibato, desidera i beni eterni, e fa opere di beneficenza, facendosi lodare nell’adunanza dei Santi, cioè nella riunione dei fedeli sulla terra e nella gloria eterna nei Cieli.
In poche ma efficaci parole è tratteggiata tutta l’infelicità di chi è avido di oro e di ricchezze: perde la pace ed il sonno, perde l’onestà e cade negli abissi della corruzione, sembra prosperato, ma in realtà le molte ricchezze equivalgono per lui alla molta corruzione, il che non è davvero un premio. Oh, se s’intendesse questa grande verità! Che cosa sono tanti miliardari? Sono infelici aggravati dal peso dell’oro che posseggono; alla luce di Dio, tutta quella ricchezza è corruzione rifluita come torrente melmoso in chi ama la corruzione. Se tu hai una casetta di tua proprietà, constati continuamente ch’essa ti dà noie: l’inquilino non paga, gli accomodi da fare ne assorbono le rendite, le tasse te le decimano. Oggi che la civiltà diventa sempre più tiranna, non c’è mese e forse giorno che tu non debba rispondere a qualcuno dei funzionari statali che t’impongono nuove contribuzioni e nuove noie; insomma, avere una proprietà è avere una preoccupazione. Che cosa dev’essere per chi ha da amministrare milioni ed anche miliardi? Tu solo, o Signore, sei la vera ricchezza del mio cuore, Tu solo la mia gioia! Ti desidero e Tu mi sazi, ti chiamo e Tu rispondi alla mia supplica con dolcissime grazie interiori, ti posseggo e nulla mi manca neppure nel tempo, perché la tua Provvidenza non mi viene mai meno… Te solo, o mio Dio! Qualunque ricchezza finisce nella nuda povertà del sepolcro, perché ai limiti della morte c’è l’abisso che la inghiotte, e l’uomo se ne va nudo nella terra, preda della corruzione e dei vermi! Tutto lascia, e sul letto dell’agonia in realtà non ha più nulla! Se non ti possiede nell’amore, o dolcissimo mio Dio, che cosa possiede in quel momento supremo? Te solo dunque, o mio Signore, e fuori di Te non bramo altra ricchezza, perché fuori di Te non ci sono rose, ma spine pungenti, non c’è dolcezza, ma infinita amarezza, non c’è vita, ma eterna morte!


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