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Messaggio  cassarà palma il Mer Feb 12, 2020 9:06 am

Ascoltiamo don Dolindo

Conoscere Gesù Cristo I

Il crocifisso è come un gran libro aperto all'anima nostra, è come un vasto e sereno orizzonte che ci sconfina nell'eternità e c'inabissa in Dio, è un pelago d'amore e di pace nel quale l'anima soavemente si perde. In Lui, vittima divina, si pondera la grandezza di Dio alla cui maestà viene offerto un sacrificio così grande, in Lui si apprezza la santità e la giustizia di Dio, si pondera la gravità delle colpe dell'uomo, si sente la propria colpevolezza, e l'anima in Lui rimane inabissata nel proprio nulla e nelle proprie responsabilità.
Il Crocifisso del Calvario, come il Signore dal Sinai, promulga nuovamente la legge che è fondamento di ogni legge, scolpendola non nelle tavole di pietra ma nel suo Corpo immolato. Nell'umiliazione della croce Egli, immolandosi come unica vittima all'unico Dio, proclama al mondo tutto che non v'è altro Dio fuori di Lui. Egli, offrendosi per glorificare il Nome santissimo di Dio, espia nella sua carne la profanazione degli empi. Egli offre il sacrificio che si rinnoverà per i secoli per santificare degnamente la festa. Onorando il Padre nei cieli e la Madre Immacolata sulla terra, Egli insegna efficacemente ad onorare il padre che rappresenta la paternità di Dio nella famiglia, e la madre che rappresenta l'amore di questa paternità. Egli, vittima dell'odio, dell'invidia e della scelleratezza dei suoi persecutori, ispira orrore per la violenza e l'omicidio; Egli, tutto piagato per espiare l'impurità dell'umana carne, ci grida attraverso la compassione che suscita in noi: Non fornicare. Egli è la verità, è la testimonianza della gloria del Padre e muore per la verità, imponendo così a tutte le creature: Non dir falso testimonio. Nudo, si è spogliato di tutto ed ha dato tutto; piagato, si è sposato con la sua Chiesa nell'ineffabile fedeltà del suo amore e delle sue promesse, e con questo ha colpito a morte la concupiscenza degli occhi e quella della carne, il desiderio che gli uomini hanno di possedere, e la profanazione del talamo coniugale, da Lui elevato a Sacramento proprio in quell'ineffabile amore col quale Egli si sposò con la sua Chiesa.
Il crocifisso è per noi sapienza, perché in Lui può guardarsi quello che è la nostra vita e la storia dei secoli. Tutto quello che avvilisce la coscienza o la eleva può leggersi, con un'esperienza che tocca il profondo dell'anima, attraverso quelle piaghe gloriose; tutto quello che lo ridusse così immolato si è ripetuto e si ripete nei secoli, in grande tra le nazioni, in piccolo tra le famiglie e gli individui: il tradimento per interesse, la persecuzione per invidia, la menzogna e la calunnia come arma, la corruzione e il denaro come immondo mezzo per raggiungere un losco fine, la viltà che non sa schierarsi per la verità, la debolezza che la rinnega, l'opportunismo che l'abbandona.
E poi la crudeltà inesorabile sull'innocente condannato, l'ingratitudine nera ai benefici ricevuti, la stupidità con la quale un popolo si lascia trascinare alle sedizioni, la sporca politica dei capi che tradiscono la giustizia, la tracotanza di quelli che abusano della forza del potere; tutta la storia insomma dell'umanità è sintetizzata nella storia del Crocifisso, tutta l'esperienza che potrebbe aversi in una lunga vita imperfettamente, la si ha perfettamente contemplando il crocifisso. E di fronte al cumulo dell'umana perversità rifulgono la verità, la santità, la mansuetudine, la pazienza, l'amore, rifulge la divina maestà del Crocifisso che è vittima sul male, anche quando sembra il vinto dal male.
L'empio sente in quel Crocifisso il giudice che lo rimprovera e lo condanna, il santo beve da quelle piaghe il conforto, il coraggio e la vita. Non si è mai tanto sapienti quanto ai piedi del crocifisso, non si sente mai un'aura più profonda di pace quanto contemplandone il soavissimo e generosissimo amore.
Quale vessillo regale si è levato nel mondo fra tanta gloria pur sanguinando tra tanti dolori? I vessilli delle nazioni si spiegano trionfanti al vento e stillano sangue; il vessillo della croce si eleva sanguinante sul Golgota e stilla amore e misericordia.
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Messaggio  cassarà palma il Mer Feb 05, 2020 10:50 am

Ma crediamo, noi, alla vita eterna?

Quante volte noi che diciamo di credere alla risurrezione da morte e alla vita eterna, viviamo come se tutto dovesse finire col dissolvimento del corpo e come se non dovessimo andare incontro ad una vita nuova! Ci preoccupiamo tanto delle povere cose della vita che lasciamo e non ci preoccupiamo di quelle che durano eternamente! Con quanta cura si custodisce, per esempio, il denaro, e con quanta accuratezza si vigila perché i ladri non lo rubino, mentre si espongono a tutti i pericoli, con la più grande leggerezza, i tesori dell’anima, la grazia, la fede, la purezza, e in generale il timore di Dio, e la virtù.
Lo pensiamo noi che tutto passa e tutto finisce e l’eternità non finisce mai?
I figli di questo mondo si sposano e si maritano – disse Gesù –, ma le anime consacrate a Dio che vivono spiritualmente come se non fossero sulla terra sono come angeli di Dio. Beate le anime che nella vita presente possono avere questo grande ideale e possono essere figlie della risurrezione, vivendo in perfetta unione con Dio.
Non è il Dio dei morti ma dei vivi – disse Gesù –, alludendo all’espressione scritturale che chiama il Signore Dio di Abramo, d’Isacco e di Giacobbe. Ora, queste parole dobbiamo meditarle noi quando ci sentiamo tentati da satana e siamo in pericolo di cadere in peccato mortale. Dio è nostro Creatore e nostro Padre ma, se noi pecchiamo, ci rendiamo indegni di Lui, e ci troviamo abbandonati dal suo amore, non essendo Egli il Dio dei morti.
Umiliamoci alla presenza di Dio e fuggiamo le stupide vanità della terra. A che giova a noi la veste religiosa portata per vana ostentazione? E che cosa ci producono gli elogi e le approvazioni degli altri se abbiamo un cuore cattivo?
Guardiamo al vero bene ed alla gloria di Dio e pensiamo che non ci giudicheranno le creature ma il supremo Signore che terrà conto misurato del nostro modo di operare alla sua presenza.
Temiamo la condanna di Dio e viviamo in modo che la sua misericordia possa accoglierci con Lui nella gloria dell’ultimo giorno.
O Signore, custodisci l’anima nostra in grazia tua, e non permettere che ci separiamo da te. Così sia.











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Messaggio  cassarà palma il Dom Feb 02, 2020 3:45 pm

Il mondo non ha pace senza il Vangelo

La Chiesa semina nel mondo la parola del regno di Dio, insegnando con la sua infallibile autorità, le verità eterne; ma quante volte il mondo rende vano il suo insegnamento, lo stronca e lo soffoca, rimanendo nelle sue barbarie, anche quando sembra avere fulgori di civiltà!
        Le strade del mondo sono piene di insidie diaboliche, poiché l’errore vi circola, le appesta e fa sparire ogni segno di verità. Dove sembra che la fede ancora alligni, spesso è semente sbocciata fra le pietre e fra le spine; non ha vita rigogliosa, ma pochi germogli che intristiscono senza frutto.
        È così che la vita di tanti popoli cristiani a mano a mano si paganizza, e di tanta semina fatta dai primi apostoli non rimangono che sterpi inutili, apparenza senza vita, rami disseccati, senza frutto.
        Il Vangelo avrebbe potuto dare alle nazioni una vita di vera prosperità e di profonda pace, e il mondo l’ha rifiutata; si dibatte fra le strette di morte e non capisce che non avrà pace finché non sia ritornato alla luce del Vangelo nella Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana.
        Quante volte il Signore ci fa ascoltare la sua parola per mezzo dei sacerdoti, e noi l’accogliamo come se fossimo strade pubbliche, con animo dissipato, o come pietre, col cuore indurito, o come spine, soffocati da tante passioni! Raccogliamoci in Dio, e offriamogli un cuore fecondo come terra buona, dove la sua grazia possa germinare. La terra è buona quando è vangata e concimata, e il nostro cuore è concimato dal dolore e dalla tribolazione, ed è vangato dalle umiliazioni della vita, e dalle persecuzioni del mondo.
        O mio Gesù, quale ricchezza produrrebbe questo cuore se fosse tutto tuo, se non si facesse avvelenare dalle miserie della natura, se si aprisse a te nella più profonda umiltà!





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Messaggio  cassarà palma il Sab Feb 01, 2020 3:44 pm

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Inno alla vita

Si apprezza tanto poco la vita, anzi tanto spesso la si disprezza, perché la si riguarda dal punto di vista del proprio egoismo. Si guarda solo alla vita presenteSi ed alla sete di godere. Or siccome questa vita non è che un fugace passaggio ed è una prova, se non si guarda alla sua realtà, l'anima si smarrisce, si sente infelice e disprezza la vita.
Una cometa non passa nella nostra visuale che per continuare il suo percorso gigantesco attraverso i cieli… Noi siamo come mobilissime comete, tutte vapori di luce, che hanno un movimento vorticoso, che camminano per condensarsi e diventare un astro del cielo. La nostra vita è il punto dove deve avvenire, dirò così, il condensamento: qui ciò che era solo gratuito dono di Dio, deve diventare nostra consistenza, sotto la pressione divina della grazia; qui l'anima, che esce dalle mani di Dio, è lanciata nel cielo soprannaturale, e gira intorno ai punti di gravitazione, cioè intorno al Redentore vivente, alla Chiesa, alle grazie che scaturiscono dalla Redenzione finché non sia diventata un astro soprannaturale.
Che cosa grande è dunque la nostra vita, questo impercettibile attimo verso del quale si concentrano e convergono le anime, scaturenti dall'onnipotente amore di Dio!
Queste anime sono come faville luminose, che escono immacolate ed incandescenti dall'infinita potenza di Dio, e si rinchiudono in un piccolo corpo, come è imprigionata la corrente di una dinamo. Quella corrente deve muovere la dinamo, deve aggiungersi ad una nuova corrente, deve diventare gigantesca, deve mutarsi in un'onda elettrica, che ritorna nella immensità del cielo…
L'anima racchiusa nel corpo pare schiava, ed invece è operaia. Essa vi trova il mezzo per santificarsi, poiché il Redentore, prendendo la umana carne, mutò in grazia ogni atto della sua vita corporale. Vi trova il Sangue di Gesù che la purifica, vi trova la Passione di Gesù che come sole si riflette e si rifrange in tutte le pene del nostro corpo…, vi trova il mezzo per soprannaturalizzarsi e conquistare la vita eterna!
Che cosa grande è dunque questa nostra vita, che è il preludio breve della vita eterna!
Considerate l'infinito amore di Dio nel crearci e nel darci la vita presente. Questa vita che voi sprezzate come un tedio, come un peso, è invece come il palpito del suo Cuore divino… Egli felicissimo in se stesso, volle farci partecipi della sua felicità.
Non c'è nella nostra vita un paragone che possa darci l'idea della creazione; ciò non pertanto, considerate la creatura come un cristallo avvolto da tenebre, come un brillante sepolto nel buio: appena sorge il sole diventa luminoso, pieno di svariati colori, e scintilla come un piccolo astro.







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Messaggio  cassarà palma il Sab Gen 18, 2020 8:46 am

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La nostra sapienza: conoscere Gesù Cristo

Il crocifisso è come lo specchio tersissimo che raccoglie i raggi dello Spirito Santo e li tramanda nel fondo dell'anima, di modo che l'anima innanzi a lui si delizia nella meditazione e nella contemplazione. È l'oasi beata del pellegrinaggio terreno, è il segreto di tutta quella vera e profonda sapienza che ha illuminato l'umanità; fu il libro di san Tommaso d'Aquino, la mente più acuta e più vasta che sia mai apparsa nei secoli, fu il libro degli umili che da lui impararono la grande sapienza dei santi.
I sette vizi capitali cadono innanzi a Lui, le virtù fondamentali fioriscono nei raggi di questo sole, la pace delizia l'anima in una soave volontà di pianto che raccoglie in Dio e sconfina l'anima nell'infinito. Di fronte all'empietà trionfante o all'impeto truce di un'irruente passione ogni arma si spunta; solo il crocifisso può conquistare la tirannide e disarmare l'impeto dell'ira, può far sentire ai potenti la loro debolezza e ai deboli la loro forza; solo il Crocifisso ha salvato il mondo e può rinnovarlo ora che il mondo ha apostatato dal suo amore.
Il mondo ingrato e scellerato si è dimenticato di Lui, ha sostituito al segno della croce i suoi cenci, sporchi d'impurità e insanguinati dalla tirannide, ed è caduto nel baratro dell'ignoranza, della perversità e della perdizione.
Mai l'umanità è stata così stolta come lo è quando rinnega il Crocifisso, e i suoi decantati progressi si mutano tutti in distruzione morale e materiale e di sterminio. Non c'è scoperta o invenzione del genio umano che non sia diventata causa di abiezione e arma di distruzione quando non regna il Crocifisso nel mondo. Si potrà giungere persino a navigare tra gli spazi interplanetari, e magari raggiungere un astro, ma senza il Crocifisso l'anima non è mai tanto inabissata che quando raggiunge queste altezze, che per lei sono piste di lancio verso l'infinito, unico scopo della nostra vita.
Facciamo perciò nostra la grande parola dell'Apostolo: Non sapere altro che Gesù Cristo e questi crocifisso. Dobbiamo avere fede piena e viva in Lui, e questo significa conoscerlo; dobbiamo seguire la sua via di umiltà, di perdono e di pace, e questo significa saperlo crocifisso.
Non possiamo formarci noi un Cristo a modo nostro, e vederlo come attraverso il prisma di umane idealità o di umani sconcerti, come fanno quelli che vorrebbero farne un sostegno delle loro empie e stupide utopie sociali; il Cristo è crocifisso, non può essere che crocifisso, vittima di amore ed esempio di sacrificio, umiliato sino alla morte e luce di umiltà per il misero e tracotante orgoglio umano.
Egli è il più aristocratico simbolo per la sua divina regalità, e il più democratico vessillo per il suo amore e la sua umiltà. Nella sua nudità è ricco della sua Divinità ineffabile, ed è povero fino all'estremo di ogni cosa umana; il suo amore lo corona Re di amore, e le sue spine lo abbassano fino ai più umili tribolati; le sue braccia sono aperte come chi le distende nel più potente dei domini, e sono un amplesso di amore perenne per l'umanità; i suoi piedi poggiano sui chiodi nella completa immolazione, e quei medesimi chiodi sono la potenza di quei passi da gigante ch'Egli ha percorso e percorre nei secoli.
Il Crocifisso fa piangere di compassione e consola il nostro pianto, umilia l'anima peccatrice e la eleva negli splendori della carità; suscita un'avversione placida e pacata al male e infiamma d'amore il cuore; dà un senso di vigilanza e di riposo, di vita e di morte, di potenza e di dolcezza, che dona all'anima la sicurezza della misericordia e la felicità della vita soprannaturale.
Il Crocifisso ci scopre le ineffabili grandezze della vita soprannaturale, perché ce le comunica per i suoi meriti attraverso la luce dello Spirito Santo; per Lui si aprono i cieli sulla desolata terra, per Lui si apriranno le porte dell'eterna felicità agli esuli che rimpatriano dalla terra.  


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Messaggio  cassarà palma il Ven Gen 03, 2020 8:54 am

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All’annunzio dell’angelo Maria si turbò

Maria fu Arca di Dio, del Verbo Eterno che in Lei si incarnò; fu l’anima sua che determinò il compimento del grande mistero, poiché Dio volle il consenso di questa sua eletta creatura per cominciarne il compimento. Nell’annunciazione di Maria si manifestò l’anima sua: intelletto e volontà. Il colloquio che ebbe con l’angelo fu atto del suo intelletto, della sua ragione; il suo fiat fu consenso della sua volontà, determinato dalla luce della ragione e della manifestazione dalla divina Volontà. L’anima sua, perciò, fu in una perfetta manifestazione: intelletto che scruta, ragione che pondera, volontà libera che acconsente. L’anima è libera solo nell’assenso, determinato dall’intelletto e dalla ragione. Non può dirsi libera nel pensiero e nella ragione, perché è legata alla verità. Fuori della verità, l’intelletto brancola nella fantasia e nel capriccio; il suo pensiero è illusione ed errore. Non c’è cosa più assurda perciò del libero pensiero, del quale l’apostasia moderna si è stoltamente gloriata, quasi come se si fosse liberato da ceppi, e fosse ritornato vittorioso alla sua nobiltà. La Chiesa non limita la libertà quando condanna l’errore; richiama l’intelletto e la ragione nella luce della verità. Solo allora l’uomo è veramente libero, e la sua volontà si determina nei confini della volontà di Dio, che è verità ed amore, e tratta l’uomo con riverenza.
All’annunzio dell’angelo che la glorificava piena di grazia e piena di Dio, Maria si turbò, perché quella glorificazione non le sembrava verità, urtando con la sua profonda umiltà. L’intelletto suo le diceva che era nullità, proprio perché Dio era con lei. La sua luminosa ragione, nella luce della pienezza di Dio, le faceva apparire come piccolezza estrema quello che era in Lei pienezza di grazia. Era logico; nella pienezza infinita della luce divina, la sua grazia appariva come lampada fioca che spariva innanzi a quella pienezza fulgente d’infinite e sempli-cissime perfezioni. Anche quando fu piena di Dio per il Verbo Eterno fatto suo Figlio, l’intelletto suo e la sua ragione non potettero farle avere altro apprezza-mento di se stessa che di essere nullità. Invece di sentirsi elevata per l’annunzio dell’angelo, si turbò.
L’anima sua profondamente riflessiva, abituata alla considerazione meditata della parola di Dio, ed alla contemplazione della divina grandezza, si turbò, perché sentiva nelle parole dell'angelo il tono solenne della parola divina, e nello splendore angelico la manifestazione della grandezza di Dio. Si turbò per profonda umiltà, ma non si sconvolse; l’anima sua placidamente si attivò nelle sue facoltà; l’intelletto pensò, e la ragione ponderò le parole dell’angelo. Pensava, dunque rifletteva, che cosa fosse quel saluto, dunque ponderava, pensava; non dice il sacro testo pensò dunque, era un’azione continuativa di quell’intelletto sublimemente equilibrato nel giudizio, nella ragione e nella libertà.
Era un tabernacolo di Dio, tanto che l’angelo nel salutarla, compreso della bellezza interiore di Lei per la pienezza di grazia, la esaltò come tabernacolo di Dio, e nello stesso tempo era la più perfetta immagine di Dio nell’umanità tutta: Benedetta tu fra le donne. Il Signore la creò con perfettissima armonia di potenze e con ammirabili riflessi nella sua natura umana, perciò ancora l’angelo la chiamò benedetta fra le donne. 
(Maria Immacolata, Madre di Dio e Madre nostra, Elev. IV, p. 327)
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Messaggio  cassarà palma il Dom Dic 29, 2019 9:02 am

Oh mio Dio, mi vergogno di aver peccato

Che cosa sarebbe la mia vita se non pensassi a Te, mio Dio, se non ti amassi, se non ti servissi? Vivrei nella maledizione, e sarei perduto per sempre! Sarei cancellato dal libro degli eletti, ed il mio nome diverrebbe un obbrobrio innanzi a Te!
Oh mio Dio, non sarò così stolto da arrossire di Te che sei mia gloria eterna, e da essere schiavo dell’occhio del mondo che cerca affascinarmi coi suoi bagliori di morte e trascinarmi nell’ignominia temporale ed eterna… Te solo, o mio Dio! Non permettere mai che io nasconda innanzi agli altri la mia professione cristiana, piena e totalitaria, senza tentennamenti e senza dedizioni al male; non permettere mai che io arrossisca del tuo adorabile Nome, e che cada così nel più orrido abisso di viltà e d’inciviltà… Te solo, o mio Dio!
Mi vergogno di averti offeso con tante impurità e di aver turbato il tuo sguardo purissimo di Padre, e lo sguardo di Maria SS. E della Chiesa, di cui sono parte; mi vergogno di aver mentito con la mia vita poco cristiana innanzi al tuo cospetto, Re di amore e di potenza infinita; mi vergogno di aver peccato innanzi a Te, giudice eterno, ed innanzi all’assemblea dei Santi; mi vergogno di essere stato ingiusto con Te rubandoti la gloria con la mia vita scellerata, mi vergogno di aver trasgredito la tua parola e di esserti stato infedele, d’essermi mostrato così privo del cristiano decoro, e di aver profanato questi miei occhi che dovevano guardare a Te, e questo cuore che doveva amarti sopra tutte le cose. Mi vergogno di aver contristato l’amor tuo contristando il mio prossimo, e di averti tante volte addolorato nei miei fratelli.
Perdonami, o mio Dio, e fa’ ch'io ti cerchi, che fugga il mondo come peste, e guardando la meta cui aspiro, non mi vergogni che delle vili dedizioni del rispetto umano! Te solo, o mio Dio, Te solo! Mentre fugge la vita, mentre declina, mentre calano le ombre della morte, m'è dolce il tuo pensiero, la tua luce, il tuo amore… Te solo, o mio Dio! Mentre il mondo si agita nelle sue vanità, m’è gloria la tua Volontà e la tua Legge… Te solo, o mio Dio! Mentre da ogni parte mi assalgono le tentazioni, e mi lusingano le ebbrezze della vita materiale, m'è vita conoscerti, amarti e servirti… Te solo, o mio Dio! Sono tua creatura, accoglimi; sono frutto del tuo Sangue, salvami; sono tempio del tuo amore, possiedimi; sono offerta che brucia sul tuo Altare col mio Redentore, ricevimi nella tua gloria, inabissami in Te… Te solo, o mio Dio!






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Messaggio  cassarà palma il Sab Dic 28, 2019 5:03 pm

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Noi peccatori e la misericordia di Dio

Siamo peccatori, ma non dobbiamo mai diffidare della divina misericordia e dobbiamo implorarla ai piedi del confessore che rappresenta Gesù Cristo. Che cosa gioverebbe una semplice preghiera espiatoria, senza togliere dall’anima gli abiti dei vizi? Se si pecca di superbia, bisogna dare a Gesù profumi di umiltà, se d’impazienza, profumi di mansuetudine, se di avarizia, profumi di generosità, se d’impurità bisogna dargli profumi di gigli.
Piangere, astergere, baciare, profumare: ecco gli atti di una vera penitenza; piangere col pentimento, astergere con la riparazione, baciare con l’amore, profumare con la virtù.
Piangere innanzi agli altri e non soltanto nel proprio cuore, perché la penitenza è atto anche di riparazione esterna al male commesso; astergere i piedi di Gesù cioè i poveri – come spiegano i Padri –, riparando i peccati con la carità; baciare Gesù, confidando in Lui, perché la penitenza non è mai disgiunta dall’amore e, infine, profumare Gesù che siede a mensa, espandendo il cuore in Lui, Sacramentato.
Il mondo abbonda dolorosamente di peccatrici pubbliche, non solo di quelle che sono vendute al peccato, ma di quelle che allettano al male ostentando l’impurità dell’anima e del loro corpo.
Che cos’è la moda invereconda; che cosa sono le spiagge, i balli, e gli sport nei quali si baratta il decoro femminile, se non un meretricio di anime? Vanno in giro le peccatrici per attrarre gl’incauti nei lacci dei sensi, ma hanno un marchio d’infamia che le distingue; vanno in giro le mondane per attrarre le anime nelle degradazioni della loro eleganza e sono anche più funeste e pericolose. Le prime esigono il prezzo del loro peccato, le seconde si esibiscono senza prezzo, moltiplicando i peccati.
Forse il peccato di pensiero e di desiderio è meno grave di un peccato consumato? Lo disse Gesù: Chi guarda una donna col desiderio di peccare ha commesso adulterio nel suo cuore.
Quante peccatrici, che sono nelle città, hanno bisogno di andare ai piedi di Gesù e di ricorrere alla sua misericordia!
Come può rimanere tranquilla, sapendo di avere acceso in altri fiamme di concupiscenza? Come può ostentare se stessa, invece di nascondersi? Con qual cuore può presentarsi al medesimo tempio di Dio indegnamente, quando dovrebbe andarvi solo per piangere i propri peccati?
Si pecca con gli occhi: e piangano essi amaramente per essere purificati. Si pecca con le ostentazioni del lusso: e servano a lenire le pene dei poverelli. Si pecca attraendo coi belletti e coi profumi: se ne faccia rinuncia a Gesù per amore.
Piangiamo i nostri peccati, poiché nulla è più soave e dolce di questo pianto, e imploriamo la misericordia di Gesù, perché dica anche a noi la consolante parola: Ti sono rimessi i peccati.






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Messaggio  cassarà palma il Ven Nov 22, 2019 11:33 am

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Il vero significato del Matrimonio cristiano

Dai doveri della vita interiore dei cristiani, san Paolo passa a parlare dei doveri nella vita domestica e nella vita sociale, dove la garanzia dell’ordine sta nella gerarchia, e quindi nella sottomissione e nell’obbedienza degli inferiori ai superiori. Egli annuncia prima un principio generale: Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo, e poi parla di quelli, che come inferiori, sono obbligati a questa sottomissione: le spose, i figli e i servi. Le mogli siano soggette ai mariti come al Signore, egli esclama, perché il marito è il capo della donna, come Cristo è il capo della Chiesa che è il suo corpo, di cui Egli è il Salvatore. Non è una sottomissione di schiavitù o di oppressione, ma una sottomissione di amore, di protezione e di salvezza.
La donna si sente difesa dal marito, e gli obbedisce per avere una guida nella sua difficile vita. Questo concetto della sottomissione delle mogli, impone perciò ai mariti il dovere di amarle: Voi, o mariti – soggiunge l’Apostolo – amate le vostre mogli come Cristo ha amato la Chiesa, e per essa ha dato la sua vita, a fine di santificarla col lava­cro dell’acqua, mediante la parola della vita, per far comparire davanti a sé questa Chiesa rivestita di gloria, senza macchia né ruga o altro che di somigliante, ma tutta santa ed immacolata.
L’amore dei mariti per le loro mogli deve avere per modello l’amore di Gesù Cristo per la sua Chiesa, e quindi non può essere un amore puramente sensuale o una simpatia capricciosa, che è destinata a dissiparsi con lo sfiorirsi della bellezza fisica che la può produrre.
Gesù Cristo ha dato la vita per la sua Chiesa, al fine di santificarla; Egli unisce a sé le sue membra vive col lavacro dell’acqua, ossia col Battesimo, che opera la purificazione mediante la parola della vita ossia mediante la formula sacramentale che accompagna l’effusione dell’acqua. In tal modo la Chiesa compare innanzi a Lui rivestita di gloria, senza macchie né ruga o alcunché di simile, ma tutta santa ed immacolata. Le spose prima di andare a nozze facevano un bagno purificatore per il corpo, e Gesù fa ai membri della sua Chiesa un lavacro di grazia che li rende puri da ogni macchia. Dolorosamente, questi mem­bri perdono l’innocenza avuta nel Battesimo, ma rimangono sempre nella Chiesa gli infanti che la conservano, e quelli che la riconquistano con la penitenza. Ora, come Gesù Cristo ama la Chiesa santificandola, i mariti debbono amare le mogli per la mutua santificazione, poiché essi formano con esse come un solo corpo del quale rappresentano il capo, e debbono amare la loro santificazione come amano la propria santificazione.
Gesù Cristo ama la sua Chiesa non solo purificandola ma nutrendola col suo Corpo e col suo Sangue nell’Eucaristia. Egli lasciò il seno del Padre e venne in terra per donarsi tutto alla sua Chiesa, e formare con essa un sol Corpo mistico, e il marito deve amare la sua donna nu­trendola col suo lavoro, e donandosi ad essa con un amore superiore ad ogni altro amore, e persino all’amore che si ha verso il proprio padre e la propria madre, secondo quello che Dio stesso disse nell’istituire il Matrimonio, come si legge nel Genesi (2,24): Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre sua, e si unirà alla sua donna, e i due formeranno una sola carne. Il Matrimonio riguardato nel suo alto significato dell’amore di Gesù Cristo per la sua Chiesa, e dell’amore della Chiesa per Gesù Cristo, è un grande Sacramento, e per questo Sacramento e il significato grande che ha – soggiunge l’Apostolo – ogni marito ami la propria moglie come se stesso, e la moglie rispetti il marito riguardandolo come suo capo, obbedendo a lui in tutto quello che è conforme alla Legge di Dio, e riguardandolo come suo sostegno e sua difesa nel pellegrinaggio terreno.
(Padre Dolindo – Servo di Dio)

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Messaggio  cassarà palma il Mar Nov 19, 2019 2:23 pm

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Satana è avido cacciatori  di anime

L’uomo creato da Dio innocente e santo, con la benedizione della fecondità: – Crescete e moltiplicatevi – caduto poi nel peccato, crebbe e si moltiplicò non per dominare la terra, ma si lasciò vincere da satana, e per esso dalla materia. Nel disegno divino doveva crescere e moltiplicarsi per sostituirsi agli angeli caduti, nel godimento dell’eterna felicità. Per questo Dio gli dette un precetto facilissimo ad osservarsi: la privazione di un frutto, tra i moltissimi e belli che erano nel Paradiso terrestre. Creato libero, l’uomo doveva meritare l’eterna felicità con un merito personale, a sua stessa soddisfazione. Col prezzo pagato per la conquista dell’eterna felicità, essa diventava suo diritto e suo possesso, ne poteva fruire beandosi in Dio. Lo doveva riconoscere e glorificare con un atto di obbedienza, il cui compimento volontario diventava amore.
Satana relegato negli abissi della terra insieme con gli angeli ribelli, satana, che nel suo stupido orgoglio aveva preteso di sostituirsi a Dio, volle costituirsi oggetto di felicità, donatore di felicità, facendo cadere l’uomo nel peccato e concentrandolo nella materia. Per l’odio poi che egli ha contro Dio, che aveva creato l’uomo per la felicità, satana col peccato volle trarlo nell’infelicità. Col peccato lo ridusse in proprio dominio, gli impedì di occupare il suo posto e quello degli angeli che lo avevano seguito, e volle costituirlo in somma infelicità con l’eterna dannazione.
È questa, diremmo, la triste psicologia di satana, tuttora in atto, per cui prospera sulla terra; quelli che, peccando, lo seguono, li attrae nei turpi godimenti dell’impurità; li affascina concentrandoli tutti nella materia e li distacca da Dio. È questa la ragione vera, per la quale noi vediamo tante volte gli empi vincitori e prosperi sulla terra; è questa la ragione per cui satana è avido cacciatore di anime e, per trarne una sola a perdizione, giunge a farsene servo, millantatore di potenza e di benessere.
Satana, per far cadere l’uomo, pose come mediatrice del peccato la donna, e tentò Eva. Questa indusse Adamo a mangiare il frutto proibito, ed il genere umano fu trascinato tutto in rovina. “Crescete e moltiplicatevi”, aveva detto Dio ad Adamo e ad Eva, ma come fiori del Paradiso. Col peccato originale, il ceppo umano fu come un roveto infetto, crebbe e si moltiplicò come uno spineto avvelenato e pungente. Ancora una volta satana provocò, per mezzo della donna, la corruzione del genere umano, che crebbe tanto nei peccati, da attirare sulla terra lo sterminio del diluvio.


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Messaggio  cassarà palma il Lun Nov 18, 2019 10:08 am

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Il perdono dei peccati

Il peccato è un distacco da Dio e un darsi alle creature: l’anima, creata per Dio, sommo Bene, converge in un falso bene, si lascia attrarre da un miraggio di effimera felicità, e preferisce al Creatore la creatura e quanto di più vile sta nella creatura. Liberamente e di propria volontà si allontana da Dio, rimanendo priva dei suoi aiuti e della sua grazia, abbandonata a sé stessa e serva di satana.
Il pentimento distrugge in lei il falso apprezzamento dell’oggetto del peccato, glielo fa valutare come sommo male al confronto di Dio, le ridona l’apprezzamento del Signore, e quindi il desiderio di possederlo nuovamente, e Dio misericordioso le va incontro, l’abbraccia, le fa sentire la sua ineffabile pace e dolcezza, le ridona il suo amore, la fortifica e le dona la sua grazia. Le potenze che erano come morte, infiacchite dalla mancanza di vita soprannaturale si riattivano con la corrente di grazia che le rianima, il cuore si dilata nuovamente in Dio e lo ama; la coscienza, illuminata da un interno splendore, si riequilibra e ritrova la via del bene, risentendo il dovere e la propria responsabilità; lo sguardo interiore, accecato dalla colpa, si riapre sulla realtà eterna, e l’anima, amando Dio, è perdonata da Lui ed è liberata dalla sua schiavitù.
Il perdono di Dio è immensamente più grande e più bello di qualunque perdono umano, perché non è un semplice compatimento o una semplice indulgenza che lascia la colpa ed elimina la pena, ma è un rinnovamento interiore fatto dalla grazia divina e dallo sforzo del peccatore che elimina la colpa radicalmente, condona la pena eterna e anche quella temporale, proporzionatamente all’amore dell’anima.
Il peccatore non è semplicemente uno che raccatta l’elemosina del perdono: è un ricostruttore di sé stesso che per la grazia di Dio, demolisce il male, e si serve dei suoi stessi detriti per cooperare all’elevazione del nuovo edificio, sradica le piante cattive, raccoglie i rifiuti della sua vita depravata, li muta in concime col pentimento, li affonda nella terra della divina misericordia, raccoglie la nuova semente di grazia e fiorisce di nuovo.
Se la sua terra rimane ancora ingombra dei residui della sua miseria, e questi non riescono a far parte della nuova vita con l’amorosa umiliazione, allora debbono essere eliminati a poco a poco dalla penitenza.
La penitenza è come la rifinitura dell’edificio ancora grezzo, benché saldo; è come l’innaffiamento della pianta, ancora debole e semiappassita, perché non ha preso interamente vita dalla terra; è l’ultima soddisfazione che l’amore pentito dona all’amore offeso, è lo sfogo dell’anima che, innanzi alla bontà di Dio, non ha il coraggio di chiamarsi giusta, e conserva ancora la veste di peccatrice per riparare l’obbrobrio del peccato.
La remissione dei peccati è il capolavoro della bontà di Dio, è la gloria della sua onnipotenza che si manifesta, come dice la Chiesa, perdonando e commiserando; è la fusione armonica della giustizia e della misericordia che ha il segreto ammirabile non di avvilire ma di elevare l’umana dignità e l’umana libertà.
Il solo considerare questi caratteri della remissione dei peccati, e quindi del sacramento della Penitenza che è il tribunale del perdono, basta a farci intendere la divina origine della Confessione, e a sfatare tutte le fandonie dell’errore.
L’uomo non è capace di simili invenzioni d’amore; l’uomo è capace dei carceri duri, dei bagni penali, degli ergastoli, delle pene di morte e delle strazianti barbarie; anche quando elargisce le sue amnistie, non toglie il marchio della colpa, e le fedine penali stanno sempre là a dimostrare l’inesorabilità della giustizia umana, e la meschinità della misericordia umana.





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Messaggio  cassarà palma il Gio Ott 31, 2019 12:13 pm

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L'immensità dei meriti di Maria

Spesso si trova chi fa questa stolta e irrispettosa difficoltà riguardo a Maria SS., e i protestanti ne sono purtroppo i corifei: “Se la Vergine è stata eletta da Dio a Madre del Verbo Umanato, e per questo è stata riempita di grazie, se in vita godeva della visione beatifica, che la rendeva impeccabile, quali sono i suoi meriti personali, che la rendono capace di una gloria superiore a quella di tutti gli Spiriti beati, e di una grandezza e bellezza superiore a tutto il creato?”.
La risposta più sintetica e sublime alla difficoltà, l'ha data Maria SS., rivelandosi a Roma alle Tre Fontane, ed in Francia ad un'anima privilegiata: “Io sono colei che è nella SS. Trinità”.
Essa è perciò nei disegni infiniti di Dio, che sono in Lui tutti in atto e presenti, com'è tutta in atto la sua infinita natura e l'adorabile Trinità delle Persone.
Come per i previsti meriti del Redentore Essa fu immacolata, così per i previsti meriti della corrispondenza di Maria alla grazia, e per i previsti meriti della sua umiltà, e della sua obbedienza a Dio, Essa fu riempita di grazia, e per la prevista missione di Madre del Redentore e degli uomini Essa raccolse i tesori della Redenzione, diremmo, come un serbatoio raccoglie le acque di un fiume, per distribuirle alle terre riarse ed alle creature assetate.
Dio previde anche la libera dedizione di Maria a Lui nell'umiltà e nell'obbedienza, perché non la colmò di grazie senza il libero consenso di Lei, e la libertà dell'anima nell'operare il bene, è il fondamento del merito. Questo è tanto vero che, prima d'incarnarsi, il Verbo di Dio mandò l'Arcangelo S. Gabriele per domandarle il suo consenso. Quel consenso non fu strappato, diremmo, in forza di una imposizione, ma fu dato dopo un trepidante turbamento di Maria, e dopo un ragionamento che testimoniano della sua libera dedizione a Dio, tra l'esitazione dell'umiltà che non sapeva comprendere le lodi dell'Arcangelo, e la luce della manifesta Volontà divina, che la rese sublimemente obbediente, con libera ed umile volontà: Ecco la serva del Signore, sia fatto di me secondo la tua parola.
Questo atteggiamento di Maria fu un merito grandissimo, incomparabile, proprio per le ombre di umiltà che l'avvolsero e per la luminosità del mistero che le si annunziava e che esigette da Lei un pieno abbandono in Dio, una piena adorazione della Divina Volontà, una piena offerta non alla propria glorificazione, ma allo sviluppo in Lei del disegno di Dio, che aveva certamente misteriose prospettive di pene.
Per la Vergine purissima, che era già sposata a S. Giuseppe per volere divino, al quale si era sottoposta già con un fiat di pieno e meritevole abbandono in Dio, l'essere e apparire madre senza concorso di uomo, e dell'unico uomo al quale era sposata, era già una misteriosa prospettiva di angosciose pene, in un mondo carnale che era tanto lontano dal capire una concezione realizzata per virtù dello Spirito Santo. Essa, infatti, non ne parlò neppure a S. Giuseppe, che conosceva santissimo e purissimo, e si rimise completamente a Dio.
Chi oserebbe dire che questo non fu un merito grandissimo in Lei?
Dio previde i meriti del suo Figliolo Incarnato e, scegliendola come sua madre, la rese immacolata. Era logico che Dio scegliesse una Madre Immacolata al suo Verbo, generato ab aeterno nella purissima generazione del suo infinito intelletto. Dio la scelse e la elesse col disegno di non forzare la libertà di Lei; previde l'umiltà della sua creatura, previde il merito della sua incondizionata obbedienza e dedizione alla sua Volontà, e la riempì di grazie. La Volontà in Dio è l'Eterno Amore, è lo Spirito Santo, e poiché Maria con quel mirabile consenso di obbedienza, si donò alla Volontà Eterna di Dio, l'attrasse in Lei, e fu feconda del Verbo di Dio Umanato, per opera dello Spirito Santo.
È un mistero grandissimo, senza dubbio, ma porta la nota di tutti i misteri divini: la verità e la logica della verità.


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Messaggio  cassarà palma il Lun Ott 14, 2019 9:23 am

Il perdono dei peccati

Il peccato è un distacco da Dio e un darsi alle creature: l’anima, creata per Dio, sommo Bene, converge in un falso bene, si lascia attrarre da un miraggio di effimera felicità, e preferisce al Creatore la creatura e quanto di più vile sta nella creatura. Liberamente e di propria volontà si allontana da Dio, rimanendo priva dei suoi aiuti e della sua grazia, abbandonata a sé stessa e serva di satana.
Il pentimento distrugge in lei il falso apprezzamento dell’oggetto del peccato, glielo fa valutare come sommo male al confronto di Dio, le ridona l’apprezzamento del Signore, e quindi il desiderio di possederlo nuovamente, e Dio misericordioso le va incontro, l’abbraccia, le fa sentire la sua ineffabile pace e dolcezza, le ridona il suo amore, la fortifica e le dona la sua grazia. Le potenze che erano come morte, infiacchite dalla mancanza di vita soprannaturale si riattivano con la corrente di grazia che le rianima, il cuore si dilata nuovamente in Dio e lo ama; la coscienza, illuminata da un interno splendore, si riequilibra e ritrova la via del bene, risentendo il dovere e la propria responsabilità; lo sguardo interiore, accecato dalla colpa, si riapre sulla realtà eterna, e l’anima, amando Dio, è perdonata da Lui ed è liberata dalla sua schiavitù.
Il perdono di Dio è immensamente più grande e più bello di qualunque perdono umano, perché non è un semplice compatimento o una semplice indulgenza che lascia la colpa ed elimina la pena, ma è un rinnovamento interiore fatto dalla grazia divina e dallo sforzo del peccatore che elimina la colpa radicalmente, condona la pena eterna e anche quella temporale, proporzionatamente all’amore dell’anima.
Il peccatore non è semplicemente uno che raccatta l’elemosina del perdono: è un ricostruttore di sé stesso che per la grazia di Dio, demolisce il male, e si serve dei suoi stessi detriti per cooperare all’elevazione del nuovo edificio, sradica le piante cattive, raccoglie i rifiuti della sua vita depravata, li muta in concime col pentimento, li affonda nella terra della divina misericordia, raccoglie la nuova semente di grazia e fiorisce di nuovo.
Se la sua terra rimane ancora ingombra dei residui della sua miseria, e questi non riescono a far parte della nuova vita con l’amorosa umiliazione, allora debbono essere eliminati a poco a poco dalla penitenza.
La penitenza è come la rifinitura dell’edificio ancora grezzo, benché saldo; è come l’innaffiamento della pianta, ancora debole e semiappassita, perché non ha preso interamente vita dalla terra; è l’ultima soddisfazione che l’amore pentito dona all’amore offeso, è lo sfogo dell’anima che, innanzi alla bontà di Dio, non ha il coraggio di chiamarsi giusta, e conserva ancora la veste di peccatrice per riparare l’obbrobrio del peccato.
La remissione dei peccati è il capolavoro della bontà di Dio, è la gloria della sua onnipotenza che si manifesta, come dice la Chiesa, perdonando e commiserando; è la fusione armonica della giustizia e della misericordia che ha il segreto ammirabile non di avvilire ma di elevare l’umana dignità e l’umana libertà.
Il solo considerare questi caratteri della remissione dei peccati, e quindi del sacramento della Penitenza che è il tribunale del perdono, basta a farci intendere la divina origine della Confessione, e a sfatare tutte le fandonie dell’errore.
L’uomo non è capace di simili invenzioni d’amore; l’uomo è capace dei carceri duri, dei bagni penali, degli ergastoli, delle pene di morte e delle strazianti barbarie; anche quando elargisce le sue amnistie, non toglie il marchio della colpa, e le fedine penali stanno sempre là a dimostrare l’inesorabilità della giustizia umana, e la meschinità della misericordia umana.




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Messaggio  cassarà palma il Mer Ott 09, 2019 5:47 pm

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L’avidità delle ricchezze è fonte d’infelicità

Fra le preoccupazioni che possiamo crearci nella vita, primeggia quella di arricchire, la più assillante di tutte, perché la ricchezza non sazia e lascia il cuore in un perenne vortice di affanni. Chi vuole arricchire non dorme la notte, perché fa sempre nuovi progetti per guadagnare; si consuma in ansietà riguardanti l’avvenire, e sembra perennemente bisognoso, perché s’affatica come uno che non ha di che sostentarsi. Che il povero non lasci mai di lavorare si capisce, perché è una necessità per lui, e se riposa, cade in miseria maggiore e soffre la fame; ma non si capisce come mai possa preoccuparsi di accumular danaro il ricco che, pur se riposa, trova sempre abbondanza di beni da godere.
A che cosa giovano le smodate ricchezze? Non giovano certo all’anima, perché chi ama l’oro non sarà giusto, andrà appresso alla corruzione, al peccato, alla disonestà, al vizio, e prima di trovarsi colmo di ricchezze, si troverà infangato di vizi e d'ingiustizie. Le ricchezze non giovano neppure alla vita, perché sono causa di rovine, di dolori e di amarezze immense. Oh, non è beato un ricco perché possiede molto oro, ma quando è senza macchia di colpa e non ripone la sua speranza nei beni terreni, né il suo cuore nei tesori che marciscono. È questa la vera ricchezza che gli fa operare cose mirabili nell’esercizio della carità, e che rende anche più meritoria la sua vita, perché avendo la possibilità di peccare o di fare il male, si conserva illibato, desidera i beni eterni, e fa opere di beneficenza, facendosi lodare nell’adunanza dei Santi, cioè nella riunione dei fedeli sulla terra e nella gloria eterna nei Cieli.
In poche ma efficaci parole è tratteggiata tutta l’infelicità di chi è avido di oro e di ricchezze: perde la pace ed il sonno, perde l’onestà e cade negli abissi della corruzione, sembra prosperato, ma in realtà le molte ricchezze equivalgono per lui alla molta corruzione, il che non è davvero un premio. Oh, se s’intendesse questa grande verità! Che cosa sono tanti miliardari? Sono infelici aggravati dal peso dell’oro che posseggono; alla luce di Dio, tutta quella ricchezza è corruzione rifluita come torrente melmoso in chi ama la corruzione. Se tu hai una casetta di tua proprietà, constati continuamente ch’essa ti dà noie: l’inquilino non paga, gli accomodi da fare ne assorbono le rendite, le tasse te le decimano. Oggi che la civiltà diventa sempre più tiranna, non c’è mese e forse giorno che tu non debba rispondere a qualcuno dei funzionari statali che t’impongono nuove contribuzioni e nuove noie; insomma, avere una proprietà è avere una preoccupazione. Che cosa dev’essere per chi ha da amministrare milioni ed anche miliardi? Tu solo, o Signore, sei la vera ricchezza del mio cuore, Tu solo la mia gioia! Ti desidero e Tu mi sazi, ti chiamo e Tu rispondi alla mia supplica con dolcissime grazie interiori, ti posseggo e nulla mi manca neppure nel tempo, perché la tua Provvidenza non mi viene mai meno… Te solo, o mio Dio! Qualunque ricchezza finisce nella nuda povertà del sepolcro, perché ai limiti della morte c’è l’abisso che la inghiotte, e l’uomo se ne va nudo nella terra, preda della corruzione e dei vermi! Tutto lascia, e sul letto dell’agonia in realtà non ha più nulla! Se non ti possiede nell’amore, o dolcissimo mio Dio, che cosa possiede in quel momento supremo? Te solo dunque, o mio Signore, e fuori di Te non bramo altra ricchezza, perché fuori di Te non ci sono rose, ma spine pungenti, non c’è dolcezza, ma infinita amarezza, non c’è vita, ma eterna morte!


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Messaggio  cassarà palma il Mar Ott 08, 2019 11:56 am

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I nervosi
Anche nelle relazioni comuni della vita sociale e familiare l’incontentabilità è la causa disgraziata di tanti dissensi e di tante contese. Certe persone nervose sono intrattabili sia con le buone maniere sia con quelle severe; sono incapaci di condiscendere, hanno lo spirito della contraddizione e, si direbbe, il genio della contesa per ogni più piccola cosa.
Il loro squilibrio e la loro poca virtù crea nella vita certi metodi cervellotici e certe necessità insussistenti che le rendono insopportabili e rendono loro insopportabile ogni cosa.
Se, per esempio, sono in conversazione, ne rifuggono come da una noia, e se sono sole se ne lamentano come di un’oppressione.
I discorsi lieti le urtano, e quelli seri e pacati le adirano.
Mormorano di tutto e di tutti perché tutto è loro di fastidio, e il loro orgoglio maledetto trova tutto malfatto.
Non si trovano in armonia con nessuno, e neppure col Signore che sembra eccessivo nella bontà se tollera e perdona, e sembra spietato se misericordiosamente castiga.
In qualunque condizione le metta, sono incontentabili; tutto va male, tutto è un orrore, tutto è ingiustizia, tutto è finzione... e conducono una vita disperata, facendola condurre anche a quelli che vivono con loro.
Mancano di misericordia, e si credono esse solo pietose per le loro sensibilità naturali e capricciose.
Così, per esempio, hanno pietà di un animale e maltrattano un uomo.
Hanno premura per cose trascurabili, e trascurano quelle essenziali.
Compatiscono chi è estraneo e tormentano chi è familiare.
S’illudono poi, in tutto questo, di essere esse sole ragionevoli, equilibrate, giuste, e non tollerano il più piccolo rimprovero, irrompendo con veemenza contro chi fa loro qualunque osservazione.
Certo, queste sono forme più o meno dissimulate di squilibrio, ma dolorosamente sono causa di grandi dissapori nella vita. È necessario emendarsi, cercando solo la divina volontà e la vera carità; è necessario umiliarsi alla presenza di Dio, e anche a quella degli uomini, sentendo bassamente di sé, e persuadendosi di errare e di dover stare al giudizio degli altri. Oh, la santa umiltà di quanta pace trasfonde la nostra vita!


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Messaggio  cassarà palma il Mer Set 18, 2019 5:53 pm

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L’Eucaristia:

la grande scuola della nostra orazione

L’Eucaristia è la grande scuola della nostra orazione, e per questo le anime profondamente eucaristiche sono anime di grande preghiera. Basta concentrarsi innanzi a Gesù Sacramentato con fede e con costanza, per imparare da Lui a pregare. Egli ci vivifica e insensibilmente ci orienta a Dio; a poco a poco ci illumina, ci riscalda, e ci rende capaci di parlare a Dio. Il silenzio che lo circonda è una scuola di silenzio interiore per noi, e la pace che Egli diffonde intorno ci abitua alla serenità e all’abbandono in Dio, indispensabili per la preghiera.
L’anima, innanzi a Gesù, si persuade che non può nulla da sé, e questo non la scoraggia ma la riempie di fiducia in Lui. Se vaga nei pensieri della terra, se si concentra nelle proprie croci, se si preoccupa del suo avvenire, se si agita e si turba non si raccoglie nella preghiera, non vi si può raccogliere.
Innanzi a Gesù, solo che rinnovi la fede in Lui, si sente fuori della terra, sicura del soccorso di Dio, calma nell’attesa delle sue misericordie, e prega.
O mio Gesù, orante in quest’Ostia d’amore, insegnaci a raccoglierci e a pregare, e non permettere mai che, avendoti con noi vivo e vero, passiamo la vita agitandoci e non sappiamo renderti testimonianza di fede, di fiducia filiale e di vero abbandono d’amore.
Soffriamo, è vero, ma le sofferenze non sono per noi un tesoro? Non sei Tu Vittima perenne per noi sull’altare, e non c’insegni ad immolarci continuamente per amore? Se ci duole, per esempio, un occhio, non è questo un segreto per guardarti di più Crocifisso? E se ci duole un piede, non è un segreto per star confitti con te sulla croce?
Oh, come la vita addolorata può diventare una vita di preghiera innanzi a Gesù Sacramentato, e come può mutarsi in perenne olocausto d’amore!
Mi insultano e che importa? Sono forse da più del mio Re nascosto che raccoglie solo ingratitudini e ingiurie nel Santissimo Sacramento?
Mi riguardano come nulla, e che fa? Egli è totalmente nascosto e annientato, e le mie umiliazioni mi uniscono a Lui, alla sua vita.
O mio Gesù Sacramentato, veramente solo nella tua orazione sul mistico monte dell’altare, insegnaci a vivere della tua vita, e a mutare tutta la nostra vita in una perenne orazione e in un perenne olocausto!
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Messaggio  cassarà palma il Gio Ago 29, 2019 4:59 pm

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La devozione a Maria è fonte d'umiltà

Gesù alle anime:

Umiltà, figlie mie, umiltà che è fonte di santità, umiltà piena. Per questo Io voglio farvi sante nelle braccia di Maria Santissima, per questo la devozione a Maria Santissima è fonte di umiltà.
Dinanzi alla Mamma, come non vi sentirete piccole?
Come non sentirsi annientati, depositando nel Cuore Immacolato tutte le nostre miserie?
Non vi scoraggiate mai nel sentirvi miserabili, ma ritenetelo come assioma d'essere più miserabili di tutti, e fate capo a me crocifisso tramite Maria Immacolata.
Se mancate mille volte, e mille volte vi umiliate, mille volte l'io cede a Dio e la grazia lo inonda di divina frescura. Abituatevi ad umiliarvi nelle mancanze, ed esse saranno concime dell'anima vostra. Se credete di non potervi emendare perché questa è la vostra natura, voi ponete l'orgoglio a puntello della colpa; confessate, invece, di aver mancato, di essere miserabili e ingrate, e la colpa non prenderà radici nell'anima vostra. Consideratevi nulla e abituatevi a tacere di voi.
Ho grande pudore, Io, della grazia che effondo in voi, e quando ve ne compiacete o ve ne gloriate, Io mi eclisso come se fossi denudato.
Beata quell'anima che è fatta degna di essere umiliata anche esternamente e che può sfuggire al laccio dell'orgoglio! Ma questo non è di tutte, figlie mie, ed è un dono particolare del mio amore. Cogliete perciò almeno i piccoli fiori di disprezzo involontario, d'inconsiderazione, di trascuratezza, di rimprovero che vi offre la giornata.
Fatevi piccole, piccole, piccole, non raggomitolandovi nel disprezzo, ma impiccolitevi nell'amore. Se vi appartate per sfiducia, non siete umili ma indispettite.
Che cosa più bella quanto umiliarsi ai piedi del sacerdote e dirgli tutto? È quello l'atto di umiltà più fecondo, perché è come il crivello che scava la roccia e ne fa scaturire l'acqua salutare.
Vi benedico, figlie mie, vi benedico tanto nell'immenso mio amore.
Bandite da voi ogni risentimento, bandite ogni mormorazione, siate piccole piccole e umili di cuore. Affidatevi a me, affidatevi a Maria Santissima, credete e confidate.
Abbiate una grande fede, piena d'umiltà, poiché la fede è esercizio di umiltà, e l'umiltà è alimento di fede.
Confidate contro la speranza poiché Io vincerò, anzi ho vinto contro tutti e contro tutto. Preparatevi a una grande valorizzazione dei miei doni, che cresceranno sempre più, perché ho molto ancora da darvi.
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Messaggio  cassarà palma il Lun Ago 26, 2019 2:28 pm

La preghiera

In una guerra occorre prima di tutto il piano strategico del comandante supremo, occorrono i ministri esecutori di quel piano e le armi. Ora, la preghiera, facendo capo necessariamente alla divina volontà, si appella al piano mirabile dei disegni di Dio, chiama in aiuto gli angeli e i santi e, attirando l'aiuto del Signore e il concorso dei beati, è un'arma potentissima. Chi opera, agisce in prevalenza con le proprie forze, sostenute dalla grazia di Dio; chi prega, invece, opera con le forze soprannaturali. Siamo troppo abituati a confondere il soprannaturale con ciò che è straordinario, e perciò non diamo importanza ai continui interventi soprannaturali che sono frutto della preghiera. Un miracolo è uno straordinario intervento soprannaturale che può ottenersi solo con una grande fede, subordinatamente ai disegni della divina volontà; una grazia è un intervento soprannaturale più ordinario, ma è un fatto soprannaturale ottenuto parimenti con la preghiera.
Se io prego, per esempio, per ritrovare un oggetto perduto, e lo ritrovo per un lume interno che me lo fa ricercare dove non supponevo che fosse, quel lume non è un miracolo ma un intervento soprannaturale.
Se una volontà è ostinata ed io prego per vincerla, la vittoria che riporto su di essa non è un miracolo ma è frutto di una grazia soprannaturale. La preghiera è, quindi, un mezzo potente per le battaglie continue della vita, perché ci procura gli aiuti di Dio, di Maria Santissima e dei santi, e ci fa vincere le difficoltà o i pericoli della nostra giornata terrena che non sono pochi.
Se preghiamo, poi, per gli altri, noi combattiamo per loro, perché li aiutiamo a vincere gli ostacoli e le difficoltà della vita.
Se sapessimo pregare vivremmo in tutto soprannaturalmente, con gli occhi a Dio e con le mani nelle sue mani. Noi, invece, avvelenati dal razionalismo e dal naturalismo moderno, vogliamo ostinatamente appellarci alle iniziative, alla prudenza, ai ragionamenti ed alle forze naturali, e trascuriamo la preghiera, quasi fosse una cosa oziosa. Milizia è la vita dell'uomo sulla terra, perché è un continuo combattimento; ora, l'arma di questi combattimenti è la preghiera. Se manca questa grande arma siamo sopraffatti dai pericoli che c'incombono, e siamo impotenti di fronte alle forze che ci travolgono.
Non è Dio un'infinita realtà? Non siamo noi suoi figli? Non possiamo fare un continuo appello a Lui o direttamente o per intercessione di Maria Santissima, degli angeli e dei santi?
Non ci scoraggiamo, perciò, come quelli che non hanno speranza, confidiamo in Dio e preghiamo in ogni più piccola circostanza della vita. Cominciamo la giornata pregando; in ogni azione domandiamo l'aiuto di Dio con una parola sola, con un solo sguardo a Lui. Domandiamolo, possibilmente con le stesse parole delle preghiere della Chiesa, poiché esse nella loro semplicità, ci uniscono di più a Gesù Cristo che è sempre vivo nell'Ostia santa per supplire, con la sua divina preghiera, alla nostra preghiera. Le opere del ministero sacerdotale, specialmente, hanno bisogno di continua preghiera, perché sono combattimenti quasi sempre ardui col mondo, col demonio, con la carne e con l'umana stoltezza e l'umana volontà, che sono invincibili senza un particolare aiuto di Dio.
Preghiamo soprattutto perché venga il regno di Dio e perché sia compiuta in terra la sua volontà, senza scoraggiarci mai per lo stato deplorevole nel quale il mondo si trova attualmente. Questo stato terribile di smarrimento intellettuale e morale non è insanabile, occorre solo operare pregando e pregare operando. Se si promovessero crociate di preghiere per gli increduli, una gran massa di miscredenti si convertirebbe, e se si pregasse per l'efficacia del sacro ministero, ogni atto di questo ministero, anzi ogni atto dell'attività sacerdotale riuscirebbe accetto alle anime, commuovendole e trasformandole.
Se ogni gesto liturgico, per esempio, fosse fatto con spirito soprannaturale e con nobile e decorosa compostezza, pregando Dio di parlare ai cuori, quale apostolato farebbero i sacerdoti con le sacre funzioni! La Liturgia allora non sarebbe una coreografia più o meno acciabattata dall'incuria, dalla rozzezza e dalla maledetta fretta, ma sarebbe il gesto di Dio alle anime, il complemento o il surrogato della divina Parola, come, e molto più, di quello che non sono i gesti del nostro conversare familiare. Pregare combattendo e combattere pregando, ecco il grande segreto per vincere.
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Messaggio  cassarà palma il Sab Ago 24, 2019 4:32 pm

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Santa Genitrice di Dio

Don Dolindo in tutte le sue lettere, e in molti altri scritti si esprime come se fosse Cristo Gesù e la Madonna a parlare: “Gesù dice”, “Maria Immacolata dice” sullo stile della Imitazione di Cristo.

Maria Ss.ma alle anime:

La Chiesa mi chiama Santa Genitrice di Dio e Madre del Cristo.

Sono due espressioni che hanno un senso diverso.
Ricordate le parole di Gesù, dette proprio quando io andai a trovarlo fra le turbe: "Chi è la madre mia? …È colui che fa la Volontà del Padre mio".
Fare la volontà di Dio, significa cooperare alla sua affermazione, significa realizzare la gloria esterna, significa, in certo modo, dare un modo di essere alla sua manifestazione, alla sua gloria.
Sicché l'anima che concorre al compimento di tutta la Volontà di Dio, è chiamata madre di Dio in un senso più vasto, perché lo accoglie in sé e lo diffonde glorificandolo.  
Se io fui l'espressione di tutto il disegno di Dio, e ne accolsi la volontà, e la compii in modo da avere l'alto onore di dare la vita terrena al Verbo umanato, io sono veramente genitrice di Dio.
Lo genero nel tempo in un modo nuovo di essere, in una gloria novella, e da me parte questa affermazione solenne della sua volontà.
Dio si diffuse fuori di Sé per me, guardando la piccola creatura che doveva servire al suo Verbo; io lo accolsi e lo feci conoscere al mondo, dando alla luce il Verbo umanato, la cui persona è divina. Io dunque posso chiamarmi Genitrice di Dio.
Non dovete immaginare quasi che io abbia dato la vita a Dio, poiché egli è Dio e non ha bisogno di alcuna creatura.
Ho dato praticamente vita alla sua Volontà realizzandola nel tempo; ho dato la vita della terra al suo Verbo fatto carne.
Dio volle così, Dio stabilì così, di modo che, dato l'ordine suo, la Chiesa può chiamarmi e mi chiama veramente: Genitrice di Dio.
Egli senza il mio consenso non avrebbe compiuto un disegno che era legato al mio consenso.
Oh quanto è grande la misericordia di Dio che ha voluto fregiarmi di un titolo così grande!
Io ho dato Dio all'umanità che lo aveva smarrito, l’ho dato come Redentore, l’ho dato come Salvatore.
Generando nel tempo il suo Verbo umanato, Egli ha voluto fregiarmi di questo titolo, perché ha voluto in certo modo associarmi alla sua eterna paternità che lo generava nell'eternità.
Dando alla natura umana questa missione, Dio ha voluto darle il merito di averlo e di possederlo.
Dio è infinitamente grande, e non poteva creare la piccola creatura e darsi a lei come oggetto della sua vita, senza elevarla ed attrarla in Sé. La sua misericordia ha fatto in modo che la creatura concorresse al compimento della sua Volontà nel tempo, e tutta la creazione diventa allora per Lui un cantico di lode, ed Egli in questa disposizione mirabile della provvidenza, trova tutta la ragione per diffondere la sua grazia nella creatura, la quale diventa così la sua gloria nelle opere sue.
Dio mi si diede, creandomi piena di grandezze e predestinandomi all'alto ufficio di madre universale.
Come madre universale io formai la sua lode; come madre di Gesù Cristo io gli diedi, in Lui, una lode infinita. Per Gesù io divenni non solo la madre del Cristo, ma elevai tutto in Dio, e, dirò quasi, ne generai la gloria nell'universo.
Sicché Egli rifulge per me in tutte le cose create, rifulge di gloria, e le creature lo riconoscono per l'alta missione mia, per il Cristo che generai: Egli mi riguarda come la madre sua, come la sua genitrice nell'armonia universale.
È certamente un mistero questo, ma voi lo potete intendere considerandomi come il piano delle opere di Dio, come prima creatura in ordine di dignità, come voce di gloria per Lui in tutte le cose.
In altri termini Dio, come infinito, è avvolto da una caligine di eterna gloria ed è incomprensibile alle creature. Dandosi a me Egli dischiuse in me la sua magnificenza, ed io la diedi alle creature come proporzionata misericordiosamente alla loro limitazione, e Dio si manifestò per me alle creature.
Io dunque lo generai nell'universo cantandone la gloria, essendo suo monumento, essendo la madre del Verbo umanato.
Vi porto un paragone:
Un'artista di immenso valore vuole essere conosciuto da una moltitudine. Questa gente è incapace di apprezzarlo, e per essa, l’artista è come avvolto da una caligine profonda. Egli conosce sé stesso, conosce il suo valore, si apprezza, si ama, ma fuori di sé non può essere conosciuto. Allora forma un'opera mirabile, capace di attrarre l'attenzione della moltitudine. L'opera sua ne raccoglie la grandezza e così lo diffonde nella mente e nel cuore di quella gente. Questa opera lo ha generato alla gloria, e la moltitudine, incapace di comprendere gli ideali, il valore, la potenza dell'artista, lo ha apprezzato nell’opera sua mirabile, la quale, glorificandolo, lo genera in mezzo alla moltitudine. L'opera di per sé è inerte, ma l'artista in certo modo l'assume e si dà a lei; egli la abbraccia e forma un gruppo vivente col marmo scolpito. Il gruppo è di una espressione ammirabile… la gente allora applaude all'artista soltanto, e l'opera sua viene eclissata dalla sua gloria.
Ancora una volta la statua ha generato l’artista, dandogli modo di farsi conoscere.
Ecco in quale alto significato la Chiesa mi chiama: Santa Genitrice di Dio.
Io sono l'opera sua e ne canto la gloria nell'universo. Egli si è dato a me e pigliando la umana carne dal mio seno; io l’ho generato alla gloria e l’ho dato all'umanità, dandogli modo di utilizzare tutta una moltitudine inerte e macchiata di colpa: Io dunque l’ho generato.
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Messaggio  cassarà palma il Ven Ago 23, 2019 3:00 pm

Maria porta i frutti dello Spirito Santo

Maria, come Madre nostra, rifulge di una grandezza ammirabile. Le sue materne cure ci sfuggono quasi totalmente, perché essa vive nella Chiesa, nascosta ancora dalla sua umiltà; ma la sua azione immensa, è una continua Pentecoste di misericordia. Chi s'accorge dell'operosità materna nella casa? Quasi nessuno. Se ne accorgono però i figli quando essa viene meno e lascia un vuoto incolmabile. La mercenaria fa notare con insistenza quello che fa; la mamma invece lo nasconde e lo dissimula nella normalità della sua vita. Eppure il padre di famiglia le rimette quasi tutto il peso della casa, ed essa lo porta con amore tenero e silenzioso.  
Maria ha avuto tutte le ricchezze della grazia nelle sue mani, le elargisce con generosità al più piccolo appello che le si fa con amore e fiducia; a volte ne dona un tesoro per una sola Ave o per un o­maggio filiale, sia pure minimo, come una mamma che s'effonde in tenerezze per un sorriso o un segno qualunque di vita che le dà il piccolino suo, prossimo a morire. Quel sorriso o quel movimento le dicono che c'è ancora una speranza di vita. Un'Ave è un segno di vita in un'anima morta alla grazia, è la speranza d'una resurrezione, ed è logico che la Mamma Celeste si volga con particolare misericordia al figliuolo che in quell'omaggio mostra di poter vivere ancora, manifesta almeno indirettamente di voler risanare.
L'azione di Maria somiglia tanto a quella dello Spirito Santo, e ce ne fa apprezzare l'ineffabile dolcezza. Maria c'illumina rinnovandoci nel cuore la Fede, e viene incontro alla nostra debolezza sostenendola coi miracoli che compie in ogni suo Santuario. Maria ci attrae a Dio, e ci fa gustare il sapore delle cose celesti con la sua dolcissima Maternità; tutta bella ed immacolata, è un vivo raggio di luce tra le opprimenti tenebre della nostra carne, e trae alla con­templazione della bellezza spirituale anche quelli che sono abituati a vivere di senso. Maria ci consiglia, anzi è la Madre del Buon Con­siglio che allontana da noi le illusioni di satana, e ci convince a ser­vire Dio. Maria orienta la medesima scienza terrena alla gloria di Dio, costringendola a considerare le meraviglie ch'Essa opera coi suoi miracoli, ed a confessarsi impotente innanzi agli splendori delle sue misericordie. Maria ci fortifica sostenendo la nostra fragilità, ac­cende la nostra pietà verso Dio e le cose sante, e beneficandoci, ci fa concepire un profondo rispetto riconoscente per Lui che la creò e ce la diede come benefattrice ammirabile.
Maria effonde in noi i doni dello Spirito Santo attraverso la sua maternità, e ci fa sentire la cura che Dio ha di noi, proprio come Mamma, attraverso i doni che per la sua potenza ed in suo nome ci elargisce. Essa porta quasi come aureola materna i frutti dello Spirito Santo, e nella desolazione della vita nostra è come albero lussureg­giante carico di benedizione. È carità che attrae, è gaudio che ri­stora, è pace che consola, è pazienza che compatisce, è benignità che carezza, è bontà che accoglie, è longanimità che elargisce, è mansue­tudine che sopporta gl'ingrati, è fedeltà che non delude quelli che l'amano, è tutta piena di modestia nella sua maestà che non abba­glia, è purezza castissima che snebbia i fumi tormentosi delle nostre passioni, per lo Spirito Santo è Mamma e lo glorifica nella sua maternità misericordiosa.
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Messaggio  cassarà palma il Mer Ago 21, 2019 10:49 am

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Le varie epoche della Chiesa

In questa pagina sono prospettate implicitamente le varie epoche della Chiesa, e gli atteggiamenti che i fedeli vi debbono assumere: la Chiesa nasceva nella nazione ebrea, tra le opposizioni e le insidie degli scribi e dei farisei, e doveva guardarsi dal loro spirito d’ipocrisia e di slealtà. Appena nata, la Chiesa sarebbe stata fatta segno di persecuzioni, nelle quali si sarebbe vista come smarrita; essa doveva andare avanti, confidando in Dio, disprezzando i pericoli e non facendosi imporre restrizioni nel confessare la verità, anche a costo del martirio.
All’epoca delle persecuzioni e dei martiri sarebbe subentrata quella del trionfo, nel quale la Chiesa doveva guardarsi sia dalle competizioni temporali, sia dal confidare nei mezzi umani.
L’atteggiamento di Gesù verso il giovane che lo chiamò arbitro in una questione di eredità e la parabola del ricco sicuro di sé, lo dicono chiaramente. La Chiesa doveva aborrire le liti temporali, e la sua vita non doveva consistere nella ridondanza dei beni materiali, ma nel tesoreggiare presso Dio.
Nell’epoca della sua prosperità materiale, la Chiesa sarebbe stata arricchita da eserciti di anime che sarebbero state abbandonate a Dio come gli uccelli dell’aria e i fiori dei campi ed avrebbero veramente posseduto il regno di Dio in loro.
L’istituzione dei grandi Ordini religiosi realizzò in pieno il programma del Redentore di un pieno affidamento a Dio e custodì nella Chiesa il sacro fuoco della povertà e dell’amore ai beni eterni, anche fra le deviazioni dello spirito del mondo.
Dopo gli Ordini religiosi, in un’epoca di generale decadenza, Gesù esorta alla vigilanza nell’attesa dello Sposo divino che ritorna per regnare, ed esorta in particolare i suoi ministri alla fedeltà nei loro doveri; è l’annuncio della preparazione del suo regno che avviene già attraverso l’apostolato dell’Azione Cattolica e attraverso la rinascita dello spirito di zelo in tanti ministri del Signore. È l’epoca nella quale Gesù accende il fuoco che è venuto a portare sulla terra e lo accende in pieno in mezzo al contrasto medesimo dell’empietà sfrenata fino all’eccesso nelle ultime e più sanguinose persecuzioni.
Noi vediamo già l’aurora dell’apostolato mirabile e l’alba delle sanguinosissime persecuzioni, nelle quali è tipico il dissolvimento della famiglia e la feroce ostilità fra i suoi membri.
In mezzo alle vicende della vita, il nostro atteggiamento è tracciato da Gesù con parole mirabilmente equilibrate: essere leali, senza finzioni; propagare la verità senza timore degli uomini e senza rispetto umano; guardare ai beni eterni e confidare solo in Dio; attendere il regno di Dio sulla terra, confidando nella restaurazione di tutto, e attenderlo nei cieli. Vivere infine come pellegrini, nella pace dell’anima, nella vigilanza e nell’armonia della carità; vivendo così, non si è sopraffatti dal male, si ama e si serve Dio, e si giunge felicemente al porto eterno. v



Preghiamo il Signore che, per la sua gloria e per una più apprezzata penetrazione della sua Divina Parola in mezzo al popolo cristiano, disponga – se è nei suoi disegni – che sia elevato all’onore degli altari Don Dolindo, sacerdote che, nella sua umiltà e nella sua mistica unione con Gesù sofferente per i peccatori, giorno e notte ha consumato la vita per la salvezza delle anime. Voglia unirsi in questo voto anche la Vergine Santissima Immacolata che lo ebbe figlio devoto e predicatore della sua mirabile grandezza e misericordia.
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Messaggio  cassarà palma il Mar Ago 20, 2019 5:10 pm

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Sintesi dell’azione dello Spirito Santo in noi

Il dono della Sapienza ci fa riferire ogni cosa a Dio, ci fa ponderare l’importanza delle cose celesti; e dandoci l’aborrimento delle vanità della terra, ci concentra in Dio, infinita bellezza ed infinita bontà. Il dono dell’Intelletto ci fa approfondire le verità della Fede, ci fa penetrare i suoi misteri, ce ne fa intuire la logica, ce ne fa ammirare l’armonia, concentrandoci in Dio, infinita sapienza ed infinita verità. Il dono della Scienza orienta a Dio la vita temporale e quello che ha relazione con essa, facendoci conoscere le cose create nel loro vero ordine, nella Provvidenza che le governa, e nei riflessi delle eterne verità che in esse rifulgono. Per questo dono la creazione è un libro che ci parla di Dio, una musica che ci diletta nelle sue armonie, ed un monumento di ordine che ci fa assorgere all’ordine soprannaturale quasi per una scala di analogie e d’immagini. Il dono del Consiglio ci orienta nel mondo soprannaturale e naturale; è la luce dello Spirito Santo come Maestro divino, che ci guida praticamente nella vita, è la voce interiore che ci suggerisce quello ch’è conveniente nella vita soprannaturale ed in quella naturale, è la maternità del Divino Amore che ci educa e ci guida, orientandoci a Dio col consiglio interiore, e portandoci con la soavità della grazia che inclina 1’anima ad ascoltare, ad obbedire, a seguire ed a praticare ciò che intuisce come bene nella luce interiore dello Spirito Santo.
Questi doni formano in noi la vita spirituale: la Fortezza ce la fa seguire superando gli ostacoli ed operando soprannaturalmente il bene, la Pietà ne è il frutto, poiché è il tenero amore che si sprigiona dalla conoscenza del Signore, ed il Timore di Dio è come la forza conservatrice della vita formata in noi, poiché ci fa temere di perderla, e ci allontana da tutto ciò che può rovinarla. È l’amore che teme di perdere l’Amore e disgustarlo, non è il timore terrificante di una potenza che può opprimere o castigare; è il senso della propria insufficienza che dà la trepidazione di poter errare e nello stesso tempo la speranza nel potente aiuto di Dio; è la luce interiore che ci fa considerare il peccato nella sua bruttura, e forma nell’anima la delicatezza di coscienza, frutto di pietà e di amore vero. Ecco una sintesi chiara della mirabile azione dello Spirito Santo in noi, che ci fa intendere quello ch’Egli operò in Maria, dove non trovò ostacolo alcuno e dove la sua azione fu piena.
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Messaggio  cassarà palma il Lun Ago 19, 2019 10:48 am

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La nostra fede: un’altalena di luci e di ombre

Così è tante volte la nostra fede: non possiamo negarne le verità, ma non ne abbiamo una vera e profonda convinzione che dev’essere stabilmente poggiata sull’autorità di Dio che le rivela. Crediamo per uno sforzo; abbiamo luci e tenebre, avvelenati come siamo dai ragionamenti asfissianti dell’errore. La testimonianza umana ci sembra infallibile e vi prestiamo fede immediatamente dopo un controllo superficiale; la testimonianza divina ci sembra, inconsciamente, di minor valore, perché non possiamo sempre ridurla ad una constatazione materiale. È una cosa penosissima: se vediamo un miracolo che ci attesta un fatto storico, ci crediamo con riserva; se scopriamo un documento, una pietra, una carta, un segno materiale che ce lo attesti, lo crediamo assolutamente.
Più grave ancora è per noi la titubanza che abbiamo di fronte ai fatti soprannaturali, e la supina stupidaggine con la quale ci impressioniamo e ci commoviamo di qualunque cosa ci venga detto. Specie in tempo di guerre, di sventure comuni o di situazioni eccezionali della vita, corriamo il rischio di accettare immediatamente qualunque notizia sensazionale ci venga data. Il giornale, poi, che è spesso gremito di stoltezze e di menzogne, diventa per noi l’affascinatore giornaliero che forma la nostra mentalità, e la radio diventa la viva voce di testimonianze che crediamo assolute, quando s’incontrano con i nostri pensieri, col nostro pessimismo o ottimismo, e con le nostre aspirazioni più o meno irreali e strampalate.
Fede, fede, fede! Se intendessimo la preziosità della fede e di tutto ciò che vi è collegato, non saremmo così sciocchi da rimanere titubanti innanzi alla luce, e sicuri innanzi alle tenebre! Fede, fede, fede! Se pensassimo che le verità e le panzane terrene finiscono col tempo, e che le verità della fede appartengono ad un ordine eterno, non saremmo così incoscienti da accettare quello che passa, e rifiutare quello che eternamente rimane! Oh se avessimo una fede vera, profonda, viva, quanto sarebbe più tranquilla la vita, e quante benedizioni discenderebbero su di noi!
La vita dell’amore è vita d’immolazione sulla terra; più arde l’anima e più è insoddisfatta, perché l’amore vero non è mai contento di sé. Invece di turbarci nelle oscurità interiori, abbandoniamoci a Dio, e rendiamo vita di pura fede la vita dell’amore che aspira ad avere pienezza di luce e di ardore per amare di più.
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Messaggio  cassarà palma il Sab Ago 17, 2019 11:27 am

O Spirito Santo affidami a Maria


Preghiera del sacerdote:

Vieni, o Spirito Santo Dio, ed ora che vado all'Altare fammi sentire la materna protezione di Maria, Mamma mia, affinché io ci vada riscaldato dal suo amore, e non accolga fra mani assiderate il Corpo ed il Sangue di Gesù Cristo! Vieni, o Spirito Santo, e poiché io compio qui l'ufficio che compì Maria nella Grotta di Betlem e sul Calvario, ammantami della sua fede e del suo amore, affinché lo riceva nel più profondo raccoglimento e lo immoli nel più fervido amore. Rivestimi a nuovo, affidami a Mamma mia, perché essa ch'è Madre, sappia togliere da me gli abiti della natura e darmi quelli della grazia.
Mamma Maria, dolcissima Regina, purificami il cuore, equilibrami i pensieri, ammantami di candore, rettifica le mie attività, e rendimi santo nel compimento del Divino Volere. Fa' che risplenda in me la tua umiltà, che il mio cuore si dilati nella fiducia che avesti Tu, che la mia mente si elevi nella tua preghiera, e che io con Te, riscaldato dalla pienezza dello Spirito Santo che ti riempie, canti all'Eterno Dio, Uno e Trino, il canto del tuo amore, offrendo il tuo Figliuolo.
Quale Magnificat è la Messa, o Maria, e come Tu sola puoi darmi gli affetti per celebrarla amando e glorificando Dio! Ripiena di Spirito Santo, Tu andasti sui monti da S. Elisabetta, andasti con fretta perché l'amore ti spingeva: andasti per servire e per santificare, e dilatando il cuore e le braccia, esclamasti: L'anima mia glorifica il Signore. Ecco, mi avvio al sacro monte dell'Altare, ho il cuore pieno della gioia di celebrare, poiché non c'è gioia più grande di questa; ho l'anima desiderosa di servire il popolo di Dio e santificarlo, vado incontro ai cuori ravvivati da un germe di grazia per aiutarli a svilupparlo, vado come glorificazione di Dio per la grazia dello Spirito Santo, ed esclamo con tutta l'anima mia rivolta al Signore: Magnificai anima mea Dominum! Il popolo mi rende omaggio, come S. Elisabetta lo rese a Te, ripiena del Verbo di Dio, ed io rispondo alla sua venerazione glorificando il Signore con questo atto supremo di magnifica lode: Magnificat anima mea Dominum. Non vivo per me, vivo per Dio; non desidero gioie terrene, esulto in Dio; non ostento la mia dignità immensa, mi umilio; non avvilisco il mio ministero con le negligenze della mia inferma natura, ma esalto il Signore con la mia fedeltà. Rinnovo il prodigio del braccio di Dio, rinnovando l'offerta del Golgota, disperdo la superbia di satana, scrollo le basi del suo regno, diffondo le ricchezze della Redenzione, satollo del Pane di vita il popolo di Dio, lo inondo con le divine misericordie, e confermo il patto d'amore che il Signore ha stipulato con lui per i secoli. Vieni, o Spirito Santo, rendimi un cantico vivente, donami almeno una minima parte delle armonie del Cuore di Maria, fa' che celebrando, io sia ripieno di grazie e diffonda nelle anime la tua misericordia: Veni, Sancte Spiritus!
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Messaggio  cassarà palma il Ven Ago 16, 2019 11:24 am

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La Chiesa ha bisogno di ritornare all'antico

Se una mano energica e santa non pone un termine alle manie del povero orgoglio umano, la fede perisce oppressa dall'accecante sabbia della povera ragione critica, che non s'accorge di essere un turbine che la solleva per oscurare la limpida semplicità della fede. La Chiesa non ha bisogno di queste novità; dopo venti secoli della sua vita non può stare ancora a trivellare i suoi campi ubertosi per scoprire nuove fonti, ma deve bere a quelle che ha, e che sono limpide e pure, anche se qualche raro granello di polvere si mescola alla loro purezza. Dalle trivellature della critica razionalista e scientificoide non vengono polle di acqua ma soffioni asfissianti e getti di vapore solforosi che accecano e soffocano.
La Chiesa ha bisogno, estremo bisogno di ritornare all'antico, e rifarsi sulle orme dei suoi Padri e Dottori; ha bisogno di vivere di fede, di speranza e di carità, non di critica, di razionalismo e di esagerate ricerche che non giovano a nulla e isteriliscono la sua vita. Bisogna risollevarsi da questo punto morto nel quale siamo caduti, e risollevare la nostra vita cristiana, sacerdotale ed episcopale; bisogna veramente scuotersi dal sonno, pensando che la nostra salvezza è più vicina di quando venimmo alla fede, perché si avvicina il gran giorno del trionfo del Re Divino sul mondo.
Bisogna gettar via le opere delle tenebre e rivestirsi delle armi della luce, camminando con onestà, ritornando ai digiuni e alle penitenze, oramai quasi dimenticate nella Chiesa, fuggendo dalla vita del mondo come dalla peste, dalle ambizioni e dalle contese, per rivestirci di Gesù Cristo e affrettare, per quanto è in noi, la manifestazione della sua gloria nella Chiesa e nel mondo.
Il gran giorno di Dio si avvicina sempre più, e si avvicinava già al tempo dell'Apostolo. Egli poteva vederlo vicino nella speranza, poiché in realtà se i fedeli di allora l'avessero affrettato con le loro preghiere sarebbe spuntato allora stesso sulla foschia pagana. Ma, dolorosamente, anche allora molti fedeli vivevano male, e le raccomandazioni di S. Paolo in tutte le sue lettere ne fanno fede. Anche allora si pensava ai festini, alle gozzoviglie, alle lascivie, alle contese e alle gelosie.
Quando la notte passa e il giorno s'avvicina, nel mondo c'è pure molta gente che muore e non vede la luce del giorno; ma questo non impedisce il percorso del tempo, e il sole si leva sui morti e sui vivi. Così avviene nella Chiesa: passano i secoli come ore della notte, e poiché tutto il tempo è presente a Dio, ogni generazione può dire che l'ora del trionfo s'avvicina come un giorno che sta per sorgere dalle tenebre della notte.
Noi, dunque, abbiamo viva nel cuore l'attesa del regno di Dio, e viviamo così uniti a Gesù Cristo, da affrettarne, per quanto sta in noi, il compimento.
Non cavilliamo vanamente sul compirsi o non compirsi di questa o di quella nostra particolare speranza; prendiamo le parole di Dio come annunzio di un futuro certissimo, che può affrettarsi o ritardarsi per le nostre incorrispondenze, ma che certamente si compirà perché è promessa divina.
Umiliamoci pensando alle nostre responsabilità, rinnoviamo la nostra fede, intensifichiamo la nostra speranza, accendiamo la nostra carità, e siamo come vergini vigilanti che con la lampada accesa e ben rifornita attendono lo sposo che viene.  v



Preghiera di beatificazione di Padre Dolindo

Preghiamo il Signore che, per la sua gloria e per una più apprezzata penetrazione della sua Divina Parola in mezzo al popolo cristiano, disponga – se è nei suoi disegni – che sia elevato all’onore degli altari Don Dolindo, sacerdote che, nella sua umiltà e nella sua mistica unione con Gesù sofferente per i peccatori, giorno e notte ha consumato la vita per la salvezza delle anime. Voglia unirsi in questo voto anche la Vergine Santissima Immacolata che lo ebbe figlio devoto e predicatore della sua mirabile grandezza e misericordia.
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