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Messaggio  cassarà palma il Lun Mag 21, 2018 6:48 pm

Fatevi coraggio e confidate nel Signore

Perché vi turbate tanto, buona figliuola, negli eventi della vita vostra? Non sapete che Dio può far risplendere dalle tenebre la luce, e che Egli utilizza anche le nostre miserie per nostro bene? Nelle grandi tempeste dello spirito bisogna fermarsi un poco, bisogna quasi non ragionare più, bisogna attendere prima che sopravvenga un poco di calma, che gli eventi piglino una certa piega ed un certo indirizzo.
Alle volte per sfuggire alla pioggia si corre all’impazzata e si va sotto la grondaia, proprio là dove la pioggia si raccoglie più    abbondantemente.
Alle volte per sfuggire alla tempesta si va     sotto un albero, proprio là dove cade la folgore. L’agitazione nelle proprie pene è sempre un male, perché le aumenta. Aspettate un poco, buona figlia, non abbiate fretta; il Signore che vede le vostre lagrime ed ascolta i vostri lamenti non vi farà rimanere delusa nelle vostre speranze.
Nelle tempeste noi siamo afferrati alla Fede come ad una tavola: se ci avviliamo perché con tutta la tavola il flutto ci batte il volto e ci toglie per il momento il respiro, se abbandoniamo la tavola, ecco che andremo subito in fondo alle acque.
Fatevi coraggio e confidate nel Signore che è più potente di tutta la perfidia umana e che sa cavare dal male il bene. Guardate al cielo ed abbandonatevi solo in Dio! Io vi mando la benedizione di Gesù perché voi guariate e perché vi solleviate nel vostro dolore e nella vostra tribolazione.
Il Signore legge il fondo dei cuori e ci giudica Lui fortunatamente; Egli dunque sa per quale motivo certe persone parlano a sproposito, le compatisce e le perdona. Non vi allarmate se sentite ripetere qualche sproposito o contro la Provvidenza o contro il Clero e non vi date importanza perché l’uomo, spesso, nel dolore perde il senno è diventa terribilmente pessimista. In fondo la ragione piglierà subito il sopravvento là dove si è un poco turbata.
Pregate molto, offritevi a Dio, non stancate la mente con pensieri oscuri e terribili, e riposate sopra tutto, riposate nelle mani del Signore. Vi benedico di cuore e vi raccolgo nel Cuore adorato di Gesù. Rimanetegli fedele nonostante la perversità umana, perché Gesù buono non ha nulla a che fare con i peccatori che lo negano o con i Giuda che lo tradiscono.
Pregate per me e siate calma. Credetemi
povero servo

Dolindo Ruotolo
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Messaggio  cassarà palma il Ven Apr 27, 2018 10:15 am

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L’Eucaristia: la grande scuola della nostra orazione

Qual esempio per noi che siamo pellegrini in terra che abbiamo estremo e continuo bisogno della grazia, e preghiamo così poco! Qual esempio vivo che si rinnova per noi ogni momento nella Santissima Eucaristia! Si può dire, senza esagerazione, che Gesù Cristo come Pane di vita ci nutre, e come Prigioniero d’amore nel santo tabernacolo prega e ci insegna a pregare.
        L’Eucaristia è la grande scuola della nostra orazione, e per questo le anime profondamente eucaristiche sono anime di grande preghiera. Basta concentrarsi innanzi a Gesù Sacramentato con fede e con costanza, per imparare da Lui a pregare. Egli ci vivifica e insensibilmente ci orienta a Dio; a poco a poco ci illumina, ci riscalda, e ci rende capaci di parlare a Dio. Il silenzio che lo circonda è una scuola di silenzio interiore per noi, e la pace che Egli diffonde intorno ci abitua alla serenità e all’abbandono in Dio, indispensabili per la preghiera.
        L’anima, innanzi a Gesù, si persuade che non può nulla da sé, e questo non la scoraggia ma la riempie di fiducia in Lui. Se vaga nei pensieri della terra, se si concentra nelle proprie croci, se si preoccupa del suo avvenire, se si agita e si turba non si raccoglie nella preghiera, non vi si può raccogliere.
        Innanzi a Gesù, solo che rinnovi la fede in Lui, si sente fuori della terra, sicura del soccorso di Dio, calma nell’attesa delle sue misericordie, e prega.
        O mio Gesù, orante in quest’Ostia d’amore, insegnaci a raccoglierci e a pregare, e non permettere mai che, avendoti con noi vivo e vero, passiamo la vita agitandoci e non sappiamo renderti testimonianza di fede, di fiducia filiale e di vero abbandono d’amore.
        Soffriamo, è vero, ma le sofferenze non sono per noi un tesoro? Non sei Tu Vittima perenne per noi sull’altare, e non c’insegni ad immolarci continuamente per amore? Se ci duole, per esempio, un occhio, non è questo un segreto per guardarti di più Crocifisso? E se ci duole un piede, non è un segreto per star confitti con te sulla croce?
        Oh, come la vita addolorata può diventare una vita di preghiera innanzi a Gesù Sacramentato, e come può mutarsi in perenne olocausto d’amore!
        Mi insultano e che importa? Sono forse da più del mio Re nascosto che raccoglie solo ingratitudini e ingiurie nel Santissimo Sacramento?
        Mi riguardano come nulla, e che fa? Egli è totalmente nascosto e annientato, e le mie umiliazioni mi uniscono a Lui, alla sua vita.
        O mio Gesù Sacramentato, veramente solo nella tua orazione sul mistico monte dell’altare, insegnaci a vivere della tua vita, e a mutare tutta la nostra vita in una perenne orazione e in un perenne olocausto!


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Messaggio  cassarà palma il Mar Apr 24, 2018 7:49 pm

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La fede è inquinata da errori

Lo stato del mondo nel quale viviamo oggi, dolorosamente, non è diverso da quello in cui si ridusse l’uomo dopo il peccato. Mai forse come oggi, il mondo è dominato da satana. Anche nelle nazioni, come la nostra, che si chiamano cristiane, regna l’idolatria del peccato, in tutte le sue manifestazioni più turpi. Il mondo, redento dal sacrificio di Gesù Cristo, praticamente lo rinnega e nello svolgimento della vita civile è apostata, in quella della vita religiosa è in profondo decadimento, nonostante la parvenza di attività, che è l’indefettibile vitalità della Chiesa, ma alle quali si mescola non raramente lo spirito del mondo.
La fede è inquinata da errori, e le più pericolose eresie s’insinuano nelle anime sotto l’aspetto di progresso, di critica, di autenticità storica, ecc. …I giovani nelle scuole dello stato diventano atei, facile preda del nichilismo che cancella dalla loro mente la verità. È un fatto dolorosissimo che i giovani, appena raggiungono il liceo, se non sono ben saldi nella fede e nella morale, decadono fino alla incredulità ed alla immoralità, per colpa di professori scellerati, comunisti e massoni, che si fanno propagandisti di errori. E lo stato non solo lo tollera, ma per insinuazioni settarie dà loro posti di preminenza. Nei Seminari e negli Ordini religiosi, i giovani non sono formati alla santità: langue la pietà, langue la virtù, spira tra essi lo spirito del mondo.
L’arte sacra è in pauroso decadimento, e le immagini sacre che dovrebbero dilatare l’anima nella fede ed il cuore nell’amore, ne diventano la parodia.
Il mondo tutto è sconvolgimento; i delitti raggiungono estremi di perversità che spaventa: l’immoralità giunge a degradazioni che avviliscono, le nazioni sono sconvolte da rivoluzioni che le fanno sanguinare; guerre e voci di guerre, danno un senso di sgomento, nonostante le voci di pace che ipocritamente si levano da quelli che le suscitano e le fomentano.
Noi non esageriamo, accenniamo appena e fugacemente, allo stato nel quale è il mondo moderno, che pure orgogliosamente si gloria di civiltà e di progresso. In tanta desolazione il male maggiore è l’incoscienza. Il mondo non si accorge o non vuole accorgersi dell’abisso nel quale è caduto, ed in quello nel quale sta per cadere.
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Messaggio  cassarà palma il Gio Mar 29, 2018 2:50 pm

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  Venerdì Santo – «In Passione Domini»

La sconfitta di satana


Via Crucis XIISospeso a tre chiodi, spasimante d’angoscia inenarrabile, tutto piaghe, con un corpo ridotto all’estrema impotenza, agonizzante, Gesù affrontò le forze infernali, e le vinse con la sua obbedienza, con la sua umiliazione e col suo amore.
L’orgoglio satanico si senti venir meno, non potette reggere, esso che aveva detto non serviam, innanzi a quella completa obbedienza, che non si compiva tra estasianti gioie di amore, ma nell’estremo abbandono e nell’estrema umiliazione. Quell’atto di obbedienza era divino; satana ne sentì la divina superiorità, fu confuso, sentì in quella luce tutto l’orrore della sua colpa, si vergognò del regno tenebroso del quale si gloriava, cedette, si inabissò coi suoi satelliti, giù giù nell’orrida oscurità del suo spirito tenebroso! Per la prima volta capì che non era luce, che non era dominatore, che non era re, e misurò per la prima volta la strettezza del suo regno di rovine in proporzione del suo spirito teso sempre verso gli illimitati confini dell’Infinito! Quale momento! Gesù ansava; aveva l’occhio velato dall’agonia, era coperto dall’odio di tutti i perversi, ma diffondeva amore. Satana, lo spirito dell’odio, ne fu come stritolato. Padre perdona loro, perché non sanno quello che fanno; satana l’ascoltò, e vide all’istante come un varco aperto alla fiumana dell’odio, del quale aveva inondato la terra. Fu vinto dall’amore misericordioso, e si vide allora stesso sfuggire uno dei ladri condannati, sul quale aveva già posto gli artigli adunchi. Tremò a quella parola di amore: Ricordati di me, tremò a sentire: Oggi sarai con me in Paradiso. Si apriva dunque il Paradiso che egli credeva d’aver chiuso per sempre all’uomo. Vide a piedi della Croce la Madre divina, e fu il colpo finale della sua sconfitta: era l’Immacolata, non aveva avuto mai dominio su di Lei, non poteva avvicinarsi a Lei perché se ne sentiva dominato. Arse d’ira a sentirla chiamare Madre universale: Maria era la Regina del mondo, si elevava come astro fulgente, era luce di amore, perché come lucido specchio di giustizia raccoglieva tutti i raggi della misericordia della Vittima divina… e Gesù affannava tra le tenebre dell’atmosfera pesante e le tenebre del suo Cuore angosciato… affannava solo, solo, abbandonato dal Padre, ma nell’abbandono gli dava la massima testimonianza di amore, ardendo di sete, di amore per Lui e per le anime… Satana sostò come inebetito; ancora una volta era vinto, e appena l’anima divina di Gesù in un ultimo grido di amore si separò dal corpo, egli come annientato dalla folgore si inabissò facendo tremare la terra.
L’amore aveva vinto!
Fu questa la sua vittoria, grandiosa vittoria, poiché il peccato era espiato, la giustizia era soddisfatta, il regno del male era annientato per sempre, e da allora a gradi, di secolo in secolo doveva dissolversi, fino all’ultimo giudizio, nel quale il Crocifisso, glorioso e trionfante, l’avrebbe per sempre relegato nel l’inferno.
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Messaggio  cassarà palma il Dom Mar 25, 2018 11:03 pm

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Il Signore ci segue come una mamma

Quando l’anima comincia il suo cammino nella vita dell’onestà e della virtù, va quasi a tentoni, passa da un pensiero ad un altro e da un proposito ad un altro con grande facilità; si direbbe che la sua mente vada vagando come quella dei fanciulli, che nella scuola fondono insieme i loro giochi e la serietà degli studi, le loro monellerie e la compostezza della disciplina, la refezione dello spirito e quella del corpo. L’anima che comincia il suo cammino di amore soprannaturale non ha propriamente né un metodo né una disciplina precisa; passa dai pensieri spirituali a quelli temporali, dalle silenziose meditazioni ai frastuoni delle cure materiali, dalla calma all’agitazione.
Il Signore ci segue come una mamma in queste alternative, segue la nostra piccolezza e quasi si adatta ai nostri capricci. Egli ha un unico pensiero ed un unico disegno nel suo discorso, ma questa unità non la fa trasparire per non obbligarci ad una disciplina alla quale la nostra instabilità non si presterebbe. I nostri primi voli spirituali non sono come i voli dell'aquila che in uno slancio poderoso va dritto sulle nubi, ma come volitare di farfalle, che passano sui fiori e sugli aridi rami senza posarvisi a lungo, che si elevano e discendono, quasi senza meta. Può avvenire che qualche anima in uno di questi capitoli meravigliosi non trovi che un sol fiore sul quale posarsi per suggerne il miele, ed il Signore li ha resi perciò come corimbi, anzi come aiuole svariate dove ogni anima può trovare il suo nutrimento, anche se è tanto distratta da non poter seguire un ragionamento. Essa può trovarsi in tante contingenze diverse, in momenti di angustia, di disinganno, di agitazione, di lotta, di pace; può trovarsi assillata dalle preoccupazioni materiali, dalle fantasie di eleganza, di lusso, di grandezza, può sentirsi un momento come pressata a parlare molto, può avere la febbre di notare le miserie del prossimo, o al contrario sentirsi chiusa, quasi incapace di parlare; può sentirsi or pigra, or animosa, or fiduciosa in Dio solo or conversa sugli aiuti terreni, or riflessiva ed or avventata.




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Messaggio  cassarà palma il Ven Mar 23, 2018 6:52 pm

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Maria, io t’invoco in ogni momento

Ti saluto, o Vergine gloriosa, più fulgente dell’oro, più fragrante dei gigli. Ti saluto, o Maria, Madre del Redentore, da Te concepito senza concorso umano!
Sempre pura e sempre intatta concepisti la gioia del mondo che doveva ridonarci la gioia della grazia e dell’eterna eredità. Hai dato un rimedio non umano ma divino alla povera umanità languente, addolorata, ed esposta ad ogni pericolo, e continui a darglielo perché è tuo Figlio sempre. Il tuo Nome benedetto ci ricorda la tua incomparabile grandezza, e rinnova in noi la speranza; per Te, Dio venne sulla terra e l’uomo fu elevato nei Cieli; per Te, la fragile natura umana portò la gloria della Divinità. Un Angelo trattò con Te della salvezza nostra, perché l’angelo della perdizione aveva trattato con Eva della nostra rovina, e l’uomo fu condotto alla vita per il medesimo cammino che l’aveva condotto alla morte.
Salve, dunque, o Vergine singolare, porta del Cielo! stella del mare; salve, o decoro delle vergini! Salve, o tutta vergine e feconda, salve, o Maria, purissima ed immacolata, che hai generato Gesù Cristo, il Redentore del mondo!
O Maria, fiore delle vergini, morte di ogni peccato, unica speranza dei miseri, l’anima mia esulta nel tuo Nome dolcissimo. Maria guida, Maria luce, Maria stella sicura. Maria fonte di grazie, Maria monte di grandezze, Maria rosa mistica. Maria nostro fiore, Maria nostra ricchezza, che unisce i Cieli alla terra. Maria pace, Maria fiamma che illumina ciò che sta nelle tenebre. Maria trono del Re Eterno, riposo di Dio, tempio della SS. Trinità, dimora della santità, custodia della Vita, porta della Redenzione.
Maria, apportatrice della salvezza, stella luminosa del mare, Madre di Dio, verga fiorita di Gesse, olivo fruttifero e nardo profumato, il tuo nome è più dolce del miele, più fragrante dei fiori, più bello delle rose, più candido dei gigli, più sereno del firmamento, più scintillante degli astri! Maria, luce dei fedeli, gioia dei credenti, terrore e sconfitta dei nemici, consolatrice degli afflitti, guarigione degl’infermi, salvezza dei morenti, io t’invoco in ogni momento del mio pellegrinaggio, e per Te spero di ottenere da Dio la misericordia e la vita.
Non temere, o Maria. Prima di annunziarti il motivo per il quale era mandato a Te, ti fa intendere con questo nome qual è la tua dignità poiché Maria significa Sovrana. L’Angelo dunque ti chiama Regina, perché Tu, Madre del Dominatore, smetta il timore proprio di chi serve, e intenda che Colui che spunterà da Te, già ti ha fatta Regina, mettendoti a parte dei disegni divini, e colmandoti di grazie.
Anche noi ti chiamiamo Regina, o dolcissima Mamma, Madre di Misericordia, vita dolcezza e speranza nostra. A Te gridiamo, esuli figli di Eva, a Te sospiriamo gemendo e piangendo in questa valle di lagrime. Orsù dunque, nostra avvocata, rivolgi a noi questi tuoi occhi misericordiosi, e dopo questo esilio facci vedere Gesù, il frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
Beata sei Tu, o Maria, che fra tutti meritasti di udire: Hai trovato grazia. Quanta ne hai trovata? Quanta l’Angelo aveva detto prima: Piena di grazie. E veramente sei piena, essendosi la grazia riversata su di Te a fiotti abbondanti così da penetrarti e riempirti.
Il tuo Nome dunque, o Maria, è l’espressione luminosa della grazia che ti arricchisce, poiché la pienezza del dono divino è inseparabile da Te; dire Maria è lo stesso che dire la piena di grazie, l’unica creatura che trovò grazia presso Dio, la Vergine Madre che donò al mondo la grazia, la Mediatrice di ogni grazia, la donatrice di ogni grazia.
Tutte le anime che vogliono arricchirsi di grazia e vogliono santificarsi, sono rivolte a Te, o Maria, e tutte le vergini che vogliono elevarsi al Cielo, all’unica ricerca del Sommo Amore, vengono appresso di Te invocandoti, perché Tu sei il grande segreto della santità e della purezza. Chi ha il tuo dolcissimo Nome sulle labbra non perisce, né può essere preda di satana, perché al suono di questo Nome esso ricorda le sconfitte subite, e fugge terrorizzato negli abissi.
Concedi Te ne preghiamo, Dio onnipotente, che i tuoi fedeli che esultano di essere sotto il Nome e la protezione della SS. Vergine Maria, siano liberati, mercé la sua materna intercessione, da tutti i mali in terra, siano protetti dal suo patrocinio in ogni luogo, ottengano per Lei la prosperità e la pace presente e perpetua, e i gaudi eterni del Cielo. Così sia.
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Messaggio  cassarà palma il Ven Mar 16, 2018 4:21 pm

Che cosa è il Decalogo

La Legge di Dio è raccolta in dieci articoli, il cui insieme si chiama perciò Decalogo. Gli uomini nel fare le loro leggi adoperano molte parole, sono sempre confusi sono costretti a mutarle ad ogni momento, perché gli uomini sono pieni di miserie, e spesso le loro medesime leggi non sono che disordine ed empietà. Dio invece comanda con poche parole, e la sua Legge è sempre immutabile perché Egli è infinita sapienza ed è infinita giustizia. Dio ha impresso nei nostri cuori la legge sua e basta essere arrivati all’uso di ragione per accorgersene: ognuno sa, anche senza averlo imparato, che il rubare, l’uccidere il trascurare Dio è un gran male. Siccome la degradazione umana giunse a tale punto da dimenticare persino la legge naturale, impressa nel cuore, il Signore diede a Mosè la legge scritta, affinché gli uomini avessero potuto conoscerla anche quando si fossero miseramente abbrutiti nel male. Questa legge data al mondo circa 1500 anni prima della venuta di Gesù Cristo, dura ancora e durerà sempre; Gesù è venuto a perfezionarla, a spiegarla a compirla, ma non per nulla venuto a distruggerla, come Egli stesso dice. I dieci comandamenti di Dio sono il vero codice dell’umanità; basterebbe che tutti li osservassero, per non aver più bisogno di codici umani e di leggi penali sulla terra. Ma l’uomo è come un fanciullo: preferisce operare da sé per rovinarsi, e non si sottopone sempre alla Santa Legge di Dio, che è per lui una grande misericordia! Dio non ha parlato per imporsi, per dominarci, nel senso umano della parola; Egli ha parlato per misericordia, ha voluto dare alla piccola creatura sua un preciso indirizzo nella vita. Così il maestro nella scuola non detta le regole della grammatica per avere il piacere di dominare, ma le detta per facilitare ai suoi fanciulli il modo di scrivere bene. Dovremmo stare sempre con la faccia per terra innanzi a Dio; dovremmo praticare 1a sua Legge con sentimenti di profonda riconoscenza, e noi tante volte la trasgrediamo!
Potremmo mostrarci pii e piccoli di mente e più ingrati col buon Dio? Ciascuno dei dieci comandamenti della Legge di Dio contiene una parte affermativa ed una parte negativa; Dio cioè con lo stesso precetto ci comanda alcune cose e ce ne proibisce altre. Se la mamma dice ad un bambino: “Non battere il fratellino tuo!”, gli proibisce di batterlo e gli comanda pure di volergli bene. Noi abbiamo il dovere di osservare tutti i comandamenti della Legge di Dio, e di osservarli interamente; chi ne escludesse uno solo non potrebbe chiamarsi veramente cristiano. Potete voi far camminare un orologio togliendovi una ruota? Certo che no. Ebbene i comandamenti di Dio formano tutti un insieme ammirabilmente armonico; se un uomo ne trascura uno solo vale come se avesse tolta una ruota all’orologio.
I dieci comandamenti della Legge di Dio sono:
1° - Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio fuori di me.
2° - Non nominare il Nome del Signore Dio tuo invano.
3° - Ricordati di santificare le feste.
4° - Onora il padre e la madre.
5° - Non ammazzare.
6° - Non commettere atti impuri.
7° - Non rubare.
8° - Non dir falso testimonio.
9° - Non desiderare la donna d’altri.
10° - Non desiderare la roba altrui. v
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Messaggio  cassarà palma il Mar Mar 06, 2018 9:59 am

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Le nostre comunicazioni con i trapassati

Troppo spesso si dice dai miscredenti che nessuno è venuto mai dall'altro mondo a parlarci; è un errore, poiché in realtà le comunicazioni coi defunti sono frequenti; si può dire che non c'è persona che non ne abbia avuta qualcuna, almeno nel sogno. È un fatto che sarebbe ridicolo negare, che i defunti vengono a noi per divina disposizione, a volte per domandare aiuto, a volte per manifestarci la loro benevolenza, a volte per darci notizie vaghe sul loro stato. Sarebbe una interessantissima letteratura il raccogliere scrupolosamente tutti i sogni sui trapassati. In generale si può dire che essi si manifestano nei sogni, perché è quello il momento nel quale trovano il maggior silenzio in noi e nel quale è per noi più difficile lo spaventarci. Il sogno diventa una scena viva, nella quale sono riprodotti gli ambienti dove l'anima è vissuta; essa rivela il suo stato placidamente, con un atteggiamento o con un gesto, facendosi, per es., inferma, se ha bisogno di aiuto, o ringiovanita se è in luogo di felicità. A volte, le anime trapassate parlano, ma il loro parlare è sobrio e non rispondono mai sulle condizioni della vita futura. Manifestano la più profonda sottomissione a Dio, perché in generale non si manifestano mai le anime perdute, essendo per loro inutile ogni nostro aiuto.
Quando il sogno è una realtà e non è una fantasia, lascia nell'anima una profonda impressione ed anche una profonda calma, e la spinge alla preghiera, alla virtù, al disprezzo del mondo. Sarebbe stoltezza credere a tutti i sogni, ma sarebbe pure stoltezza il pensare che tutti sono falsi, giacché dalla Sacra Scrittura sappiamo che Dio può parlarci con i sogni.
Nel sogno la nostra vita corporale è affievolita, il mondo esterno non ci distrae, le potenze riposano; l'anima trapassata viene in nostro contatto per la fantasia, ci risuscita le immagini che vi sono impresse ed in quelle immagini si fa vedere. Potremmo citare molti fatti di sogni veri e misteriosi, che ci danno uno sprazzo di luce sulla vita futura, ma non è questo il nostro compito. Di fronte al mistero profondo dell'altra vita, dobbiamo ponderare che anche noi un giorno passeremo a Dio, e che è di sommo interesse il viver bene per passar bene nell'altro inondo. Che cosa sono tutte le vanità della terra di fronte all'eterna vita? Sono nullità fastidiose. È salutare per noi recarci al camposanto non per evocare i morti, ma per considerare la vanità della vita umana.
È sommamente illecito e nocivo, il pretendere di comunicare con i morti con le pratiche dello spiritismo, condannate formalmente dalla Chiesa. In quelle pratiche non sono i morti che vengono all'uomo ma sono gli spiriti infernali che vagano nel mondo, o sono le anime perdute che Dio permette che per nostro castigo si manifestino. È davvero poco confortante sentire la voce dei propri cari da un tavolino parlante: è il segno della loro perdizione, e non produce in noi che frutti di morte, anche se palliati da un effimero bene che dura tanto poco. Noi non ci dilunghiamo su questo tema, poiché è perfettamente inutile; a noi basti sapere dalla voce sapientissima della Chiesa che le pratiche spiritiche sono illecite, per tenercene lontani; esse sono nocive all'anima ed al corpo, perché turbano la nostra fede e sconvolgono il nostro organismo; ci rendono eccitabili, fanatici, nevrastenici e non di rado anche squilibrati.
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Messaggio  cassarà palma il Ven Feb 23, 2018 3:40 pm

Ti saluto, o Vergine benedetta

Maria, Maria, il tuo nome è dolcissima armonia che suona nelle angustie della vita come unico conforto, perché Tu ci doni Gesù Cristo, ci riconcili con Lui, ci soccorri con le tue grazie, ci apri le porte dell’eternità beata. Sei veramente l’astro che illumina le tenebre della nostra notte, sei la nobile stella sorta da Giacobbe, il cui raggio rifulge nei cieli e penetra negli abissi, riscalda la terra e vi fa crescere i germogli santi delle virtù; sei l’astro rutilante, che scintilla sul nostro mare tempestoso per guidarci al porto.
Ti saluto, o Maria, lampada delle vergini, per cui rifulse la luce superna a quelli che giacevano nelle ombre della morte. Ti saluto, o Vergine benedetta, dalla quale volle nascere, e del cui latte volle nutrirsi il Re del Cielo. Ti saluto, o gemma luminosa del firmamento, ti saluto, o Santuario dello Spirito Santo! Oh quanto ammirabile e degna di ogni lode è la tua verginità nella quale, per virtù dello Spirito Paraclito, rifulse la fecondità! Oh, quanto sei santa, quanto serena e quanto benigna, quanto dolce, Vergine soavissima, per la quale s’infransero i vincoli della nostra schiavitù, si aprirono le porte del Cielo, e ci si ridonò la libertà dei figli di Dio!
Invocando il tuo Nome soavissimo, l’anima si sente inondare di dolcezza, perché si rinnova in lei il ricordo della tua grandezza, e le si effonde come rugiada la soavità della tua benedizione materna. O Maria, Mamma mia, non mi stanco mai di invocarti, non mi stanco mai di lodarti!
Navigo nel mare di questo mondo, e mi sento agitato dalle tempeste della vita, ma il tuo Nome dolcissimo è la stella luminosa che mi guida e mi fa raggiungere il porto. Se insorgono i venti delle tentazioni, o se urto negli scogli delle tribolazioni, invoco il tuo Nome, e guardo a Te, mia fulgida stella. Se mi agitano le onde della superbia, dell’ambizione, della maldicenza e della gelosia, e mi sento smarrito tra i gorghi paurosi delle mie passioni, guardo a Te. Mamma mia, t’invoco, e mi rinasce nel cuore il desiderio della virtù e del bene. Se la collera, l’avarizia e le seduzioni della carne agitano la fragile navicella dell’anima, invoco il tuo nome e guardo a Te, Maria, come alla forza che mi sostiene e mi fa vittorioso nella lotta.
Se sono turbato per l’enormità dei miei peccati, se sono confuso per la laidezza della mia coscienza, sono atterrito per la severità del giudizio che mi aspetta, e mi sento trascinare nella voragine della tristezza e nell’abisso della disperazione, invoco il tuo nome, o Maria, e mi rinasce nel cuore la speranza del perdono e della salvezza.
Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità penso a Te, e t’invoco, o Maria, e sperimento sempre la tua materna bontà. Non si parta mai dalla mia bocca e dal mio cuore questo dolcissimo Nome, e per ottenere l’appoggio delle tue preghiere, o Mamma mia, fa’ che non perda mai di vista gli esempi della tua vita. Seguendoti non devierò, pregandoti non dispererò, pensando a Te non errerò. Se Tu mi sostieni non cado, se Tu mi proteggi non temo, se Tu mi accompagni non mi affatico, e se Tu mi sei propizia giungo felicemente alla meta.
O giglio di castità, prega per noi il Figlio tuo che è la salvezza dei miseri, affinché, perdonando i nostri peccati, nel giorno del giudizio ci liberi dalla perdizione. Per le tue sante preghiere Egli ci purifichi dalle colpe e ci accolga nella dimora dell’eterna luce. Così sia.
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Messaggio  cassarà palma il Mer Feb 14, 2018 7:32 pm

L’umiltà è il semplicissimo

L'umiltà non è il niente: l'umiltà è il semplicissimo. Oh, se le anime sapessero apprezzare questo tesoro dell'umiltà, che somiglia tanto all'immobile e pacifico abisso dell'infinità di Dio! Sono due estremi nei quali si trova la imperturbata tranquillità: l'infinito semplicissimo, che è umiltà infinita per la stessa sua semplicità e l'umiltà che è semplicità sincera che si accosta all'Infinito e rifonde tutto in Lui. L'infinito è incommensurabile per grandezza semplicissima tutta in atto; l'umiltà è incommensurabile perché non ha proporzioni e non ha dimensioni; è l'ultima e più grande espressione della spiritualità, perché è ridotta alla estrema semplicità.  
L'umiltà non è il niente; è il semplicissimo, è lo spirito nella sua più nobile espressione, e, perché ha immediato contatto con Dio, è incommensurabilmente feconda. E non ci stupisca: nel consorzio della SS. Trinità non può entrare nessuna creatura, eccetto quella completamente umile; per questo Maria SS. vi ha avuto parte; è l'unica semplicità che può avere contatto con Dio e parteciparne la grandezza, perché è ombra della SS. Trinità.
Dio è, si conosce, si ama; è, infinitamente, si conosce e genera il Verbo, si ama e spira l'Amore. Fuori di Dio niente è veramente, in se stesso, pienamente, perché ha l'essere partecipato; solo l'umiltà è, perché vive in Dio e gli si dona interamente, piccola molecola diafana che ne riflette la luce assorbendola, e ne vive inabissandosi in essa.
Niente è sole, niente può dirsi sole all'infuori del corpicciuolo, così… niente da confondersi nei suoi raggi, pur rimanendone distinto. L'umiltà dà all'anima questa trasparenza arcana, la inabissa in Dio, la riempie di Dio, la rende in Lui piccolo sole di luce, di vita, di amore. Essa è in Dio, si conosce alla luce di Dio e genera in sé il riconoscimento del nulla, e dal suo conoscimento e dal suo abbassamento spira un amore nuovo e potente che la congiunge a Dio.
Ogni atto di orgoglio è ignoranza di se stesso, è riduzione di grandezza, è raffreddamento d'amore. L'orgoglioso si conosce per quello che non è, presume di essere qualche cosa ed è isolato in se stesso; non ha luce di verità, non ha fecondità di conoscenza, non ha fiamma d'amore.
La vita vera è frutto di umiltà. Anche nel campo naturale l'acqua non ascende ma discende, ed è l'umile letto del fiume che l'accoglie; se si arresta in se stessa ristagna, e se ristagna s'impantana.
Se l'anima non si vuota di se stessa e non si abbassa, la grazia non può raggiungerla ed inondarla; anche se conserva una piccola elevatura è incapace di riempirsene. La creatura, fatta ad immagine e somiglianza di Dio, si abbassa per riceverne la grazia, e solo nell'abbassamento lo incontra, perché Dio si compiace degli umili e li riguarda con amore.
Se vogliamo un'idea dell'umiltà, guardiamola in Gesù che ne ha tracciato il cammino, e che se ne è fatto modello: – Imparate da me che sono mansueto ed umile di cuore –.
Discese dal Cielo, umiliandosi nel seno di Maria, e terminando l'umana natura; la natura umana si umiliò innanzi a Dio sino a non avere persona, a non rappresentare nulla senza la persona divina; dunque, Dio si umiliò e discese in unione ipostatica alla natura più umiliata; dunque, questo estremo di umiltà rese divina l'umanità assunta, che nell'annientamento si trovò terminata da Dio.
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Messaggio  cassarà palma il Mar Gen 30, 2018 6:12 pm

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Sprazzi di luce

La Chiesa è una fucina dove si fonde l'oro purissimo della regale corona del Re d'Amore, è l'opera meravigliosa della grazia, attuata in mezzo alle miserie ed alle debolezze dell'umana libertà; è il capolavoro di Dio, formato gradatamente in mezzo a tutte le lotte del mondo, del demonio e della carne. Si presenta come un campo di desolazione, ed è invece un crogiolo di ricchezze soprannaturali che si liberano a mano a mano dalla scoria umana, per diventare meravigliose opere cesellate dalla grazia. La storia della Chiesa, così com'è scritta in generale, riguarda solo gli avvenimenti umani del suo mortale cammino, e tiene più conto delle sue scorie che delle ricchezze che Essa accumula nei secoli; ma se si vedesse tutto quello che Essa ha di grande, se si potessero raccogliere tutti i frutti germinati in lei e raccolti solo da Dio, quale spettacolo di magnificenza soprannaturale Essa offrirebbe al mondo attonito!
Un campo ubertoso non sempre mostra tutta la sua ricchezza. Chi vede il grano disseccato e non sa che proprio allora è maturo per la messe, crede di vedere un campo devastato, pieno di paglia inutile, di steli curvati, di foglie marcite! Eppure in quella paglia c'è la spiga bionda, nascosta dalla stessa pianta inaridita e morta, e piena di granelli fecondi. La storia della Chiesa si presenta a volte come la paglia di un campo di grano, sembra una devastazione penosa ed è invece una ricchezza meravigliosa. Nella desolazione del popolo ebreo, quanti fiori raccolsero gli Angeli per il trono di Dio! Quei fiori erano il popolo di Dio, il resto era la paglia del grano maturo. Nelle miserie che appariscono nella Chiesa quante ricchezze immensamente più grandi di quelle del popolo eletto, quante virtù, quanti ricami di grazia, quante fiamme di amore! È questa una considerazione di capitale importanza per non rimanere smarriti in mezzo alle tenebre del mortale cammino della Chiesa, e per valutare nel loro giusto valore queste penose storie dei Re del popolo di Dio.
Se per estrarre un brillante si accumulano migliaia di metri cubi di terriccio, vuol dire che il brillante sepolto nelle profondità della terra è preziosissimo. Non si può dire che il padrone della miniera sia un fallito nel suo lavoro sol perché non ha estratto che terriccio per lunghi anni; la gemma raccolta dopo tanto lavoro vale mille volte più di tutto il terriccio. Il popolo ebreo fu una miniera: dette terra brulla e fangosa, ma dette anche gemme d'inestimabile valore, dette la gemma più bella di tutte, Maria SS., il brillante del Cielo; dette il rubino splendente nel Redentore sanguinante, dette come oro nel quale s'incastonarono questi gioielli, i Patriarchi; come pietre preziose le anime più vicine alla Redenzione, ammirabili nello splendore della loro santità. Questa è la ricchezza che Dio trasse dalla terra sgretolata e brulla, e non fallì il suo scopo d'amore.
La Chiesa, immensamente più ricca del popolo ebreo, è stata, ed è miniera inesauribile che ha fatte sue le inestimabili gemme dell'antico patto e ne ha prodotte altre. Le scorie del suo lavoro non sono il fallimento dell'opera di Dio, ma sono detriti trascurabili, com'è trascurabile la cenere che si accumula intorno ad una fornace quando la splendida fiamma si leva in alto. La Chiesa si leva come fiamma di olocausto perenne innanzi a Dio, risplende, rischiara, infiamma, consuma, vince, non si spegne mai. Qui sta il nucleo della sua vita, qui la sua magnificenza; il terriccio, le pietre, le ceneri, il fumo, non distruggono questa fiamma che sembra imprigionata, e consuma tutto quello che non è suo, che screpola le pietre, che fonde i metalli, annienta la paglia, e muta tutto in sublime incandescenza d'amore.
Che cosa è un'eclissi se non l'oscuramento di un astro? I piccoli mortali non vedono mai con tanta premura la luna o il sole che quando appariscono oscurati; allora dimenticano per un momento le povere cose della terra e guardano in su, nell'ampia serenità del cielo. Ecco: la luna è toccata dall'ombra, si fa sanguigna, si oscura, dispare quasi dal cielo; è questa la storia dell'ombra non quella della luna la quale è quello che era, e continua il suo corso… Comincia a sparire l'ombra, una falce di argento si delinea nel cielo, poi un mezzo globo, poi la luna in tutto il suo splendore. L'ombra non era la luna, e quel sanguigno colore era fenomeno di poche ore; la bella regina della notte non fu tocca da quell'ombra, ma attrasse sul suo disco che sembrava angosciato, gli occhi degli uomini. Le sue macchie, le ombre dei suoi monti e delle sue valli, sembrarono occhi più mesti, e quella luce rossastra sembrò il sanguinare del suo volto, ma non era che l'ombra della terra.
Così è la Chiesa nel suo mortale cammino: le ombre della terra sembrano oscurarla, ma Essa è sempre nelle altezze del Cielo soprannaturale, è sempre con la faccia rivolta all'Eterno Sole, e quando sembra che si sfaldi e precipiti, allora ricomparisce il suo immacolato volto, tanto lontano dalla miseria della terra che per un momento l'offuscò. Noi non studiamo le miserie della Chiesa quando ne percorriamo la storia, ma quelle delle nostre ombre; soltanto uno stolto può dire che la luna s'è cambiata, s'è offuscata, è morta, sol perché la considera nelle ombre che la toccano tanto di lontano, e la riguarda in quell'oscurità. La Chiesa non si offusca mai, non cambia, non muore; è luna splendente nei raggi dell'Eterno Sole, è sole Essa stessa che non perde la sua incandescenza per un'ombra che lo celi per poche ore allo sguardo mortale.
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Messaggio  cassarà palma il Dom Gen 14, 2018 7:03 am

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Note d’amore e fiori di carità colti per Dio


Sì, gloria a Te solo, o Signore, consolazione, riposo, quiete dell’anima che ti cerca. Gloria al tuo Nome, posto sopra ogni nome, che pone in noi il suggello della vita, ci riscalda nei raggi dell’amore, e ci dilata nella tua carità.
Tu sei l'infinita perfezione, Tu compi ogni meraviglia nel mondo, Tu dissolvi ogni miseria nelle creature, Tu misuri ogni responsabilità, Tu rivesti ogni povertà, Tu dissipi ogni inganno, Tu rassereni ogni tristezza, Tu purifichi il nostro fango, e ci porti nelle braccia del tuo amore, traendoci con la forza della tua bontà, irrorandoci con gli effluvi della tua grazia.
Tu sei fuoco d'amore che arde, acqua di grazia che stilla, si diffonde, irriga e feconda; Tu sei medicina della nostra debolezza, Tu rimedio delle nostre piaghe, Tu perdono delle nostre colpe, Tu segreto della nostra contrizione, Tu il forte vincitore della nostra fralezza.
O mio Dio, Tu solo sei, o Agnello di Dio, Tu solo salvi, o Eterno Amore, Tu solo presti aiuto a questo povero cuore, e lo fecondi, o Santissima Trinità.
L' anima mia ti contempla, la mia mente ti scruta… il mio cuore ti gode; stritola in me quello che non è tuo, perché io riposi in Te che sei tutto.
Sono pieno di tenebre, la tribolazione mi chiude nelle angustie, ed elevo a Te la mia orazione, perché Tu mi riempia della tua dolcezza, e Tu risponda alla mia afflizione.
In Te io vivo, Tu mi circondi, Tu mi comprendi, Tu m'inebri d’amore. Tu mi hai generato nel tuo dolore, o mio Re, mi hai circondato di cure come una mamma, mi hai rivestita della tua grandezza, Tu, percosso, ferito, umiliato per mio amore.
Sono ancora peccatrice e Tu convertimi; ridonami la tua amicizia, giudicami con la tua misericordia, vinci la mia ribellione, domina la mia volontà, discendi fino a me nella misericordia, liberami dalla confusione del mondo, sanami con la tua carità, donami una scintilla del tuo amore che m'infiammi e mi consumi, spogliami di me stessa, fammi felice con Te, accoglimi nella tua gioconda dimora, nella tua città eterna; ecco mi umilio innanzi a Te, e metto un freno alle mie passioni per amarti con tutte le mie forze.
Tu nascesti per me sulla terra, fosti nell'afflizione per purificarmi, combattesti contro satana per salvarmi, apristi il tuo cuore per ricevermi, m’irrorasti di grazie per elevarmi, mi copristi dei tuoi meriti per arricchirmi, per farmi abitare nell’eterna tua città, e con la tua mano ferita m'abbracciasti, ricoverandomi come tortorella nel tuo petto.
Per mio amore Tu fosti come il mercante che vende quello che ha per comprare la gemma preziosa; mi prendesti nel tuo laccio amoroso come cacciatore e nelle tue reti come pescatore; spezzasti la mia resistenza, mi sottraesti al disprezzo, alle amarezze, e ti avvicinasti Tu a me, empio, cattivo, iniquo, che fuggivo da Te come tuo nemico, carico di maledizioni e di spine pungenti, rendendomi tuo servo fedele.
Abito nella terra dell'esilio dove satana vuol sottrarmi a Te; egli come un mercante mi baratta, e mi getta i suoi lacci come cacciatore e le sue reti come pescatore, egli mercanteggia con l’inganno per possedere l'anima mia peregrina, e Te la disputa combattendomi; egli si fa forte contro di me, tenta dividermi da Te, per rendermi ribelle, per legarmi a ciò che è terreno, per affascinarmi con gli onori, per ingannarmi con la bellezza fugace.
Nascondimi, nel tuo cuore, o Signore, nascondimi al secolo, tutela la mia verginità, fa’ che io goda solo della tua felicità. Risanami se sono inferma, rigenerami se sono morta, elevami se sono caduta, consigliami con i tuoi lumi divini, solleva il mio dolore, raccoglimi come tortorella nella tua Chiesa, perché ti contempli nella tua luce, e mi unisca a Te nel contatto Sacramentale, innanzi ai tuoi altari.  
Tu sei il Messia, che come dardo scoccasti sulla terra dalle eterne sedi, e ti spogliasti di tutto nel seno di Maria. Tu passasti per la nostra terra, e camminasti per le nostre vie, affrontando il furore dell’ingrato tuo popolo.
Tu dividesti con noi la tua eredità, ci liberasti dalla contesa di satana che ci voleva per sé, ci rivestisti di grazia, sguainasti la tua spada, lo inseguisti fin nelle tenebre della morte, e ci profumasti di Te.
Tu sei potente, o Signore, Tu sei grande nel tuo dolore e nella umiliazione, per la quale perdesti ogni grandezza e ti riducesti come verme. Tu distillasti su di noi il tuo Sangue dalla Croce, e nel tuo stritolamento come palma ci donasti il dolcissimo frutto di vita, Tu, nostro Padre, mandato a noi da Dio. Nell’ebbrezza del tuo amore, nella cenere della tua umiliazione, nei dolori della tua Umanità, nelle grida della tua preghiera Tu ci salvasti, o Redentore.
Liberaci anche ora dal peso delle nostre iniquità, portaci nelle tue braccia, elevaci con i tuoi meriti, salvaci con le acque della salute, scrivi il nostro nome nel libro della vita, numera l'anima nostra fra gli eletti, perché cessata la lotta, Tu sii l’eterno nostro riposo, l’eterna quiete, l'eterna nostra consolazione.
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Messaggio  cassarà palma il Mar Gen 09, 2018 12:22 pm

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La Fede si vive come vita

Le opere di Dio in mezzo alla Chiesa Cattolica sono, al principio, sommamente misteriose, e richiedono quindi una grande vita di fede per poterle compiere. L'anima scelta dal Signore, assicuratasi che è Dio che opera, deve seguirlo tra continui atti di abbandono. Così fece Maria SS. quando fu annunziata dall'Angelo. Assicuratasi che era Dio che operava, Essa credette e disse il suo fiat. Di questa fede la lodò S. Elisabetta quando le disse: Beata sei tu che hai creduto, poiché in te si realizzerà quello che ha detto il Signore.
Le opere di Dio sono come lo sviluppo di una formula matematica: spesso lo sviluppo è lungo, vi sono tanti valori che prima erano parte dello sviluppo e poi si annullano. Ci sono tante uguaglianze, cioè tante operazioni, che, isolate non dicono nulla, ed il cui valore si vede dal seguito. Il valore del risultato non si vede che in ultimo. Spesso nelle opere di Dio si cammina fra tenebre; si vede annullato ad un tratto il lavoro di prima; si vede la lotta, la contraddizione. Invece di scoraggiarsi, bisogna avere fede ed andare avanti sempre, fino all'ultimo.
Quando spunta il fiore sulla pianta, tu godi; ma quando lo vedi sfrondato, è allora che si forma il frutto. Vedendolo così ridotto, non lo strappare, non credere che sia paglia, abbi fiducia nella forza germinatrice, seguita ad innaffiare la pianta, perché dal fiore sfrondato si forma il frutto.
Chi non vive di fede non è adatto alle opere di Dio, ci si smarrisce, giudica le cose col criterio umano, e toglie la mano dall'aratro, guardando indietro, cioè guardando con uno sguardo umano. Più universale e vasta è un'opera di Dio, e più richiede, in chi deve esserne strumento, una vita di fede.
Gesù, utilizzando una domanda fatta da una sua pecorella, dopo averci promessi i doni suoi, ci parlò della Fede della quale dovevamo vivere per essere nelle sue mani, strumenti adatti alla dilatazione del regno suo.
Ecco il discorso che ci fece Gesù il 27 maggio 1918:
«Sono io Gesù, attività e vita della vostra fede. Voi mi domandate che cosa significa aver fede.
Ecco figli miei cari: Aver fede significa vivere di Dio, delle sue misericordie, delle sue verità, delle sue grandezze, in modo da riguardarsi in Lui come nella propria casa. La vita della Fede non è uno sforzo od una chiarezza intellettiva, è un riposo dell'anima, è una sicurezza calma e soave in Dio solo, è una fiducia incrollabile nella sua potenza, è l'esclusione della propria attività come cosa inutile; è l'abbandono completo e semplice in Dio.
Chi ha fede vera non ha bisogno di considerare le verità della fede determinatamente, non ha bisogno di esaminarle; vi riposa e ne vive talmente, da sentire nel cuore una grande gioia, una pienezza, una sicurezza. Quando Dio è presente all'anima ed opera in lei, allora la fede vive in lei, perché si sente trasportata dalla sua misericordia e dalla sua attività; e quindi avere fede significa avere la vita soprannaturale.
Ecco perché la fede è una virtù infusa, ed io ve lo spiegai già. Lo studio della fede non è il possesso della fede. Si può studiare anni ed anni, senza comprendere in uno sguardo semplice interiore tutto quello che si è studiato. Voi apprendete la fede come verità, la vivete come vita; di modo che se essa non diventa vita, è sempre estranea all'anima e non la attiva. È un dono di Dio che bisogna invocare, preparando l’anima con l'istruzione. L'istruzione è come la fabbricazione di uno strumento musicale, è come lo studio dell'armonia; la fede è come il suono che trasporta e che diletta, è come l'applicazione delle regole armoniche, applicazione che può essere tanto svariata e tanto diversa.
Ogni anima ha una vita speciale di fede. La pienezza interna che sazia, che rinnova, che consola, che fa riposare, che eleva, è diversa da cuore a cuore, benché sia sempre una dolce armonia, un riposo ineffabile.
Nel momento nel quale si ha la fede, l'anima è sola con Dio, non è disturbata né dal meschino criterio umano, né dal miserabile giudizio umano. Perde di vista in un momento le parole degli uomini, si sottrae alla loro suggestione restrittiva, non cura il loro giudizio. Tutto si ricopre di tenebre, al di fuori del centro luminoso che illumina l'anima. Tutto appare debolezza e miseria, all'infuori della forza divina che fortifica l'anima, e l'uomo si trova inabissato in Dio solo. Percepire anche per un momento la luce divina significa viverne, e questa vita, essendo superiore ed esuberante, rende paralizzata ogni vita inferiore. L'anima allora è attivata da me, mi sente, e quindi si trova fuori della sua meschinità».
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Messaggio  cassarà palma il Sab Dic 30, 2017 2:00 pm

]size=16]La devozione alla Madonna[/size]

Il Sacerdote deve trovare nella devozione a Maria il segreto di una grande santità interiore, e deve riaccendere questa devozione nelle anime. Dovunque passa, deve ispirare un tenero amore verso la Mamma Divina, e come il vento porta con sé le piccole sementi facendo fiorire così anche le dirute macerie, egli deve far germinare almeno un fiore di tenerezza verso Maria nelle anime devastate e refrattarie a qualunque grazia ed a qualunque richiamo. Non è mai vano, infatti, il ricordo di Maria anche per i cuori più induriti, poiché il suo Nome santo è ricco di benedizione ed il suo ricordo è risveglio di fede e di salutari rimorsi.
La vita del Sacerdote sia come un Santuario di Maria; questa dolcissima Mamma risplenda da lui come se fosse in un trono di amore; la sua devozione a Maria parli continuamente di Lei alle anime, e susciti in loro profondi sentimenti di filiale tenerezza; la sua vita, modellata su quella di Maria, ne ricordi le virtù e ne proclami la gloria. Egli, separato dal mondo, consacrato a Dio, legato dal suo voto di castità, deve risplendere della luce verginale di Maria, e poter ripetere con Lei: non conosco creature terrene, amo Dio solo! Tutti lo credono un uomo come gli altri, e pensano ch’egli non possa prescindere dalle miserie della natura; è così che giungono spesso fino a tentarlo, sperando di vincerlo. Egli deve tener lontano le insidie del male con la sua modestia, convincendo così i più scettici che non solo è possibile la castità, ma è ammirabile segreto di fecondità spirituale.
Il Sacerdote deve mostrare nella sua vita che se è possibile la piena integrità, pur essendo povera creatura della terra, è immensamente più possibile, logica, necessaria, la verginale purezza in Colei che generò il Verbo Umanato.
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Messaggio  cassarà palma il Sab Dic 23, 2017 12:37 pm

[size=16]Il nostro atteggiamento innanzi al dono di Gesù
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La promessa di Gesù Cristo per noi è una realtà, poiché lo abbiamo vivo e vero con noi. Il fuoco sacro del tempio che non si estingueva mai era una pallida figura di questa fiamma divina d’amore e di carità che si accese nell’Ultima Cena e non si è spenta mai più. Il pensiero d’avere Gesù con noi dovrebbe farci mutare in angeli adoranti, e dovrebbe rendere i sacerdoti serafini d’amore.
Invece, ahimè, è ancora notte nel nostro spirito, e dobbiamo fare quasi uno sforzo per non rinnegare il dono mirabile. Siamo come ciechi assiderati che stanno nei raggi del sole e non lo vedono, stanno esposti al suo calore e finché dura il gelo non se ne accorgono.
Da che deriva questa nostra insensibilità?
Seguiamo di nuovo il discorso di Gesù per scoprirne la causa, perché è di suprema importanza, per noi, porre un termine alla nostra ingratitudine.
Alla turba che lo cercava Gesù disse: Voi mi cercate perché avete mangiato i pani e ve ne siete saziati. Procuratevi non quel cibo che passa, ma quello che dura sino alla vita eterna. Noi cerchiamo tanto spesso Gesù per cercare il pane materiale, per ottenere grazie temporali, per avere un conforto, e non intendiamo che l’Eucaristia è un cibo ordinato alla vita eterna.
Dobbiamo dunque andare da Gesù per vivere soprannaturalmente in Lui e per Lui, per unirci a Lui, trasvolare la terra e andare verso il Cielo. Questo ci scopre i veli che nascondono il dono di Dio. I pensieri della terra ce lo nascondono, e quando non lo vediamo più possiamo dire con certezza che l’anima non è ancora orientata all’eternità.
È questa la ragione per la quale gli uomini specialmente, assillati dalla ricerca del pane materiale, ne vivono tanto lontani, quasi che fossero estranei alla mensa dell’amore.
Quello che fu la manna per gli Ebrei è l’Eucaristia per noi: sostenta la vita dell’esilio, e ci fa giungere alla meta. La nostra vita senza la comunione quotidiana è un deserto senza manna, è una vita da affamati e da assetati.
Questa è l’opera di Dio – disse Gesù –, che voi crediate in Colui che Egli ha mandato. Bisogna credere veramente in Gesù Sacramentato, e rinnovare questa fede in Lui, ripetendogli spesso: Io credo in te vivo e vero in quest’Ostia d’amore, credo e t’adoro. È il Padre che ci attrae a Gesù, e Gesù ci accoglie per compiere la volontà del Padre; noi, dunque, andiamo a Dio compiendo la sua volontà nelle tribolazioni dell’esilio. Cerchiamo la sua gloria e il suo amore, ed Egli ci attrarrà a Gesù.
Gesù Cristo è il pane della vita, Egli alimenta e sostenta chi è vivo alla grazia, e impedisce che possa cadere nella morte. Il mondo è morto alla grazia perché è lontano da Gesù Eucaristia, e ne è lontano perché è morto; non vive che di carne, e l’impurità è ostacolo terribile all’intimità quotidiana con Gesù. È necessario purificarsi, e cercare non la soddisfazione di un momento, ma le gioie celesti.
Siamo esiliati, e tutto quello che possiamo raccogliere quaggiù non ci appartiene, è provvisorio, passa. Abbiamo solo un tesoro vero che ci appartiene, e che è come gemma venutaci dall’alto: il pane vivo disceso dal cielo. Questo è nostro, e questo ci alimenterà in eterno, svelandoci le meraviglie di Dio.
Ora, come potremo essere così stolti da attaccarci a quello che passa e non è nostro, e stare lontani dall’unica vera ricchezza che abbiamo nell’esilio? Quante volte insiste Gesù nel suo discorso che il suo Corpo e il suo Sangue ci donano la vita! Ora come possiamo noi rifiutarla, cercando la morte nelle misere cose della terra o, peggio, nel peccato? Quanti si ritirano da Gesù come i discepoli infedeli, perché sembra loro duro il rinunciare alla carne e al peccato! Che cosa terribile e spaventosa: rinunciare alla carne divina che dà la vita eterna, per non rinunciare alla carne del peccato che produce l’infelicità e la morte eterna! Dove compariranno quegli uomini che sono stati e sono lontani da Gesù, e che rifiutano l’unica vera e sublime felicità della vita, per non rifiutare i ceppi dell’infelicità?
È davvero impazzita l’umanità che affolla i ritrovi dove si perde la vita, e lascia deserto il tabernacolo dove la si trova e la si gode! Se si acquista familiarità con Gesù, e si orienta a Lui tutta l’anima, senza riserve, oh quanto è dolce conversare con Lui cuore a Cuore, nel placido silenzio che avvolge il tabernacolo!
Tu ci hai privilegiati, o Gesù, in una maniera mirabile; Tu sei con noi vivo e vero, Tu supplisci la nostra vita interiore, Tu sei nel tabernacolo rifulgente d’amore, e noi ti dimentichiamo, e tante volte riguardiamo come segreto di normale tranquillità stare lontano da te, o l’accomunarsi alle abitudini di quelli che non ti amano, o ti amano poco! Aprici gli occhi, non permettere più che siamo ingrati, castigaci se occorre, ma tienici fedeli all’amor tuo per sempre. Amen.
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Messaggio  cassarà palma il Gio Dic 21, 2017 10:36 pm

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Venga Gesù, venga Gesù


Parlano di carità, di fratellanza e di amore, oggi, quelli che hanno le mani lorde di sangue, il cuore di Caino e l’anima di Giuda; dicono di voler fondare un mondo nuovo di giustizia quelli che hanno posto la giustizia sotto i piedi e l’hanno dilaniata, marciando alla testa dei popoli, da essi ridotti in orde di distruzione.
Venga Gesù, venga Gesù, vero Dio, sapienza eterna, fonte di verità, Redentore degli uomini, vincolo di carità vera fra i popoli, fiamma d’amore dei cuori, pace di tutta la terra.
Venga Gesù, e si avanzi sulle rovine dell’apostasia delle genti, inalberando di nuovo il vessillo glorioso della croce.
Vieni, Gesù, vita delle anime nostre, vieni a donarcela abbondantemente, secondo la tua promessa, e raduna tutte le nazioni nell’unico ovile della Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana. Vieni, Cibo di vita agli affamati della povera valle, vieni, ristoraci, ridonaci le forze dello spirito, risollevarci nelle sante aspirazioni eterne!
A che ci giova aspirare al benessere materiale, per poi dilaniarci come lupi affamati, e distruggere con le nostre sa-crileghe mani la provvidenza che Dio ci dona? Abbiamo visto popoli interi che per un lembo di terra hanno subissato le nazioni in un uragano di fuoco, mentre la tua carità le avrebbe elevate, ed esse gemono nella fame, come il prodigo, dilaniandosi nell’angoscia più terribile!
Vieni, Gesù, e il Vangelo che meditiamo sia come fol-gore tonante contro le utopie umane e contro le insidie diaboliche, sia un nuovo sole nelle anime nostre, ci riscaldi, ci rianimi, ci attivi per la gloria di Dio, e ci guidi alle eterne vette della vera beatitudine. Amen.
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Messaggio  cassarà palma il Dom Dic 17, 2017 11:17 am

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Parola di Gesù alle anime inquiete…

Io parlo a voi, a voi che mi siete tanto vicine e vi credete tanto lontane, che mi siete tanto care e vi credete amare come mirra ed assenzio; mi rivolgo a voi che siete per me tanto pure e vi credete tanto abbiette. Ma… i vostri non sono sentimenti di umiltà, sono sentimenti di dispetto con voi stesse… E per questo Io vi parlo così. Voi dunque, figli miei, mi siete tanto cari, ve lo dico Io, ma in voi ci sono ancora tante miserie e tante debolezze, perché voi riconosciate il vostro nulla e perché glorifichiate Dio. Tante volte voi vi meravigliate perché la natura umana ha tante miserie, tante debolezze e dite: perché neppure Gesù le toglie queste miserie? Ebbene, io vi spiego questo mistero.
S. Paolo, elevato alla più alta contemplazione sentiva gli stimoli della carne che lo tormentavano e se ne lamentava. Quelle miserie lo tenevano nell'umiltà, e nel medesimo tempo lo congiungevano di più a me, perché egli per necessità doveva tenersi unito a me per il timore di macchiarsi. Fu così che egli sentì il dovere di fare penitenza; fu così che ebbe la continua percezione dei mali della povera umanità; fu così che l'attività del suo zelo si accese di più. Voi siete elevati da un ordine inferiore alla vita della grazia; nelle miserie naturali risentite la vostra origine, e per esse voi sentite la vostra infermità. È così che per l'annientamento che in voi portano, voi vi elevate, ed il fango diventa spirito. A tante anime Io ho tolto certe miserie, ma non tutte, però; quando poi un'anima deve pregare, riparare, gemere per l'abbrutimento di tante creature, allora Io non solo non le tolgo le miserie, ma gliene permetto una percezione più molesta, perché tocchi con mano quello che è la lotta della natura contro lo spirito.
Il legno, il ferro, l'acciaio sono corpi pesanti, e come potrebbero volare per il cielo? Voi mutate lo stato di questi corpi dando loro un movimento, facendoli partecipi di un movimento. Ecco l'elica dell'aeroplano in moto… l'apparecchio sembra cambiare natura…, si solleva dal suolo, ascende, vola; si eleva, volteggia. È diventato leggero? No, è sempre pesante, ma, partecipando al moto dell'elica che lo solleva, diventa una piuma. Se nel sollevarsi perdesse ad un tratto il peso, la resistenza, tutto quello che è proprietà di un corpo grave, ma che è ostacolo e miseria per un corpo che vola, allora non glorificherebbe più la potenza che lo eleva in alto, e non sarebbe che un essere abbandonato alle correnti dell'aria. È il peso dell'aeroplano che tiene sempre vigilante al timone l'aviatore, che fa tenere sempre in moto l'elica, che lo costringe a muoversi nell'alto del cielo, perché se si ferma cade a precipizio. L'aeroplano deve rendere servigi alla terra nelle vie del cielo; se mutasse natura, allora non potrebbe più ritornare a terra, e la sua missione sarebbe vana. Così siete voi. Creati nello stato di natura, voi siete elevati alla grazia mia, che è come il movimento potente comunicato alla vostra pesante miseria. Allora vi elevate, sembrate fatti come angeli puri; volate, ma avete con voi il peso e la resistenza, le miserie della vostra natura, perché in questo contrasto sta la grande gloria che viene a Dio dal vostro elevamento ad una condizione superiore. Mi intendete? E perché allora vi accorate e vi turbate? Alle anime più fiacche io evito certe prove, ma voi, anime consacrate a Dio, voi se non risentiste il peso dell'umana miseria, non avreste occasione di riparare. Mutatela tutta in lode, in amore, e dite a Dio: Signore, ecco quello che siamo! Signore, siate glorificato nella nostra nullità! Signore, sia gloria a voi solo! E vivete di me, perché voi non intendete che la mia ricchezza eucaristica non vi libera in un momento, ma ha bisogno di anni di lavoro costante. Le miserie della carne si consumano poco per volta o, meglio, si paralizzano poco per volta. Non è nulla il sentire la ribellione, non è colpa, non è peccato. Non bisogna turbarsene, ma affidarsi a me solo. Voi vedete un oggetto che vi turba? Ebbene, mettetegli le ali del potente motore: volgete gli occhi a Dio, e pensando alla sua bellezza, dite: Signore, come siete bello nelle vostre creature. Voi sentite un'attrazione al male? Mettetegli le ali, e dite, torcendo sempre prontamente il pensiero dal male: Signore, come sono miserabile!… È necessario togliere subito l'occhio dell'oggetto che turba, se è male, ed il pensiero dal fantasma che agita, e portarlo a Dio, costringendo così il fango stesso a volare nell'alto del cielo ed a glorificare Dio. Ogni creatura può glorificare Dio se mette queste ali d'amore! L'essenza dell'impurità sta nel concentrarsi sulla creatura dimenticando Dio. In questa idolatria scellerata sta l’abbrutimento del vizio.
Un miserabile, dato ai disordini del male, va cercando oggetti scellerati per desiderare di esserne schiavo. Ci si concentra, si agita, desidera la schiavitù della creatura, e si abbrutisce perdendo di vista il suo fine. È necessario fuggire sempre dall'oggetto che può attrarre la sensibilità, e rendere schiavi del fango; ma quando esso capita senza volerlo sotto lo sguardo, allora bisogna vincere quell'attrazione col benedire Dio nella simmetria e nella bellezza delle creature sue. È questa una lezione dura, figli miei, è una lezione ardua. Ma è necessario che sappiate come vincere quei primi turbamenti che cagionano, poi, nel mondo la rovina di tanto male. La creatura che vi attrae sensibilmente è sempre pericolosa, è bisogna prontamente fuggirla; sarebbe pericolosa stoltezza il fermarcisi col pensiero, con la scusa di trarne la gloria di Dio. Ma quando capita di stare di fronte ad una creatura che turba, allora bisogna volgersi a Dio e dirgli: "Sii benedetto, o Signore, nella bellezza che tu hai creata". Il pensiero che turba si arresta, ve lo dico Io, ed il fango stesso mette le ali. Il mondo è tutto infangato, sommerso oramai dall'impurità. Il demonio ha i suoi idoli ovunque, e la moda mette in rilievo le forme belle della creazione, idolatrandole, rendendole scelleratamente il termine delle aspirazioni del cuore umano. Questi orrori debbono terminare, e ci vogliono molte vittime. Ci vogliono le vittime dell'amore, quelle che calpestino con piede immacolato gl'idoli del mondo, e queste vittime voglio che siate voi, o anime consacrate!


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Messaggio  cassarà palma il Ven Dic 15, 2017 2:25 pm

Ascoltiamo don Dolindo
O carità, delicatissima virtù

O carità, o carità, in quanti modi sei bistrattata, e quale rinnovazione della Passione di Gesù fanno le anime che ti bistrattano! Se lo pensassero, non si unirebbero ai persecutori, ai detrattori, ai crocifissori di Gesù! Se tutto l’amore che si dimostra al prossimo è fatto a Gesù, ed è titolo di eterna salvezza nel giudizio finale, tutto quello che offende la carità è fatto contro Gesù e può giungere alla condanna eterna!
O carità, o carità, delicatissima virtù, come facilmente le anime possono appannare il tuo splendore nella loro vita. E perché non ci convergiamo noi sui nostri difetti e sulle nostre miserie, invece di riflettere alle miserie del prossimo nostro? Se Dio è amore, e noi siamo stati creati ad immagine di Dio, non dobbiamo essere anche noi amore, con la carità?
Pensiamolo: Gesù è morto per nostro amore, e nella sua Passione si è caricato più di tutto delle mancanze e dei peccati contro la carità, nella loro più ripugnante espressione: il tradimento di Giuda, la cattura nell’Orto, conseguenza del tradimento, l’abbandono dei suoi prediletti apostoli, la congiura del sinedrio, le false testimonianze, lo schiaffo, l’insinuazione ipocrita, la condanna del sinedrio, la menzogna innanzi al governatore Pilato, la derisione come pazzo innanzi ad Erode, la flagellazione, la coronazione di spine, l’ingiusta condanna, la crocifissione, la morte!
O Gesù, o carità infinita, potremo noi rinnovarti la Passione, mancando di carità? E non dobbiamo noi immolarci per i nostri fratelli, imitandoti; immolarci con la carità piena e generosa per il prossimo? Ci hai dato come modello il tuo Cuore: Imparate da me che sono mansueto ed umile di cuore, e non saremo mansueti con tutti con la carità, con la bontà, con l’amore; non saremo umili di cuore giudicandoci noi come miserabili e coprendo il prossimo con il manto della carità che tutto scusa, che tutto perdona, che tutto sopporta, che tutto solleva e conforta con la carità?
In tre episodi del Vangelo, o Gesù, ci hai insegnato come dev’essere la nostra carità. Ci hai cercati come pecorelle smarrite, e sei disceso dal Cielo per ritrovarci e condurci a salvezza. Peccatori, ci hai abbracciati come figli prodighi; miserabili, ci hai accolti come accogliesti la Maddalena peccatrice. E noi non cercheremo gli erranti smarriti, non li abbracceremo, come tu ci hai abbracciati redimendoci, e non perdoneremo i torti ricevuti, senza ricordarli più, come tu perdonasti alla peccatrice? ?
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Messaggio  cassarà palma il Sab Mar 11, 2017 3:27 pm

La preghiera, la più grande fortezza di un'anima

Il mondo, questo stupido e fanciullo mondo che non sa intendere nulla di quello che è veramente grande e forte, crede che la preghiera sia un’inutile biascicare di parole, sia un segno di debolezza, sia l'ozio delle a-nime senza iniziative. Il mondo non prega, stima più forte la spada, più efficace l’irruenza, più pratica l'azione tracotante, perché non sa che cosa signi-fichi pregare. È abituato a conversare con i potenti orgogliosi ed egoisti, è abituato a sottostare alla loro oppressione, è schiavo di se stesso, e non sa neppure cosa significhi dominare dall'alto le forze e gli avvenimenti umani. Eppure la preghiera è una potenza grandiosa; è l’unica e vera potenza di noi mortali che non siamo buoni a nulla, che viviamo in mezzo a mille pericoli, a mille ostacoli, a mille lotte. La preghiera è la forza che ci scioglie dai lacci della materia, è lo slancio che ci commuove e ci vivifica, quasi eccitando le nostre potenze e le stesse forze fisiche, è l’improvviso accendersi della spenta luce, è l'improvviso rombare del motore inerte, è 1o scoccare della saetta dall'arco, è la scintilla che accende d'un tratto la mina e scuote i fian-chi della montagna, è l'innesto della debolezza con la forza, della stoltezza con la sapienza, del turbamento con la pace del nulla col tutto.
Il mondo disprezza la preghiera fatta a Dio, eppure non sa fare altro che immeschinirsi nella preghiera fatta agli uomini; l'adulazione, la viltà, gli in-trighi, il servilismo condiscendente fino al delitto, sono la costante preghiera del mondo. Anzi di più; l’irruenza dell'ira, le parole violente, le imprecazioni, le bestemmie sono la spaventosa preghiera del mondo che non sa agire con la violenza dell’attività senza prima agire con l’irruenza delle parole.
La preghiera è il pensiero sollevato al disopra dell'umana meschinità, è la ragione che cerca i lumi trascendenti la sua povera forza, è il consultarsi dell’anima con Dio, è il raccoglimento interiore di ogni energia nascosta, è la dilatazione dell'anima nel Signore, e quindi è l'arricchirsi della grazia so-prannaturale.
La preghiera è la fiducia e la sicurezza dell'anima; anche umanamente parlando, dà all'uomo un'iniziativa più pronta, un coraggio più ardito, una sicurezza più tranquilla.
Satana non può fare un danno più grande all'uomo quanto quello d'impedirgli di pregare! Perciò gli dà la noia della preghiera, gli attanaglia quasi le labbra, gli agghiaccia il cuore, lo allontana dalla Chiesa, dalla sua liturgia, dalla sua attività di perenne orante, e lo lascia solo ed avvilito nella tribolazione. 
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Messaggio  cassarà palma il Mer Mar 01, 2017 2:37 pm

L'attesa, segno di Dio
(Insegnamento)
La preghiera vince sempre, anche quando sembra inutile e sterile ai nostri poveri sguardi, così incapaci di penetrare nei disegni adorabili della divina bontà. Bisogna persuadersi che nessuna preghiera è vana, nessuna, e che invece di sfiduciarsi bisogna insistere, perché, mentre preghiamo, Dio con cura paterna prepara nel mondo gli eventi che debbono consolarci.
Si potrebbe dire che il segno più bello che Dio ci doni della sua bontà sia proprio l'attesa... Se tu domandi da bere alla mamma ed essa tarda a portarti l'acqua, avrai dopo un poco non l'acqua, ma la bevanda sciroppata, perché il cuore materno è ricco di risorse gentili. Credi tu che non sia ricco il cuore di Dio?
(Don Dolindo Ruotolo)
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Messaggio  cassarà palma il Ven Dic 30, 2016 2:33 pm

La nascita di Gesù

Venne la notte. Era algida ma serena, e brillavano gli astri nel cielo. Un silenzio grande circondava quel luogo, e una solennità più grande vi regnava, perché l’invisibile corte celeste già veniva in terra a corteggiare il Re divino, e rifulgeva nella sua placida luce spirituale, fatta tutta di conoscenza e di amore. Gli uomini e le cose dormivano, e lontano lontano si vedeva solo qualche bagliore dei fuochi dei pastori che vigilavano il gregge. Gli astri roteavano nel cielo, seguendo le leggi di ordine loro assegnato da Dio, e nel corpo immacolato di Maria si compivano con la stessa precisione le leggi della procreazione. Rutilavano le stelle e rutilava il Sole divino verso l’orizzonte della vita terrena, prossimo a spuntare come raggio attraverso il seno immacolato della Madre.

Il sole è preceduto dall’aurora ed è accompagnato dalla stella più fulgida della notte che sparisce nei suoi raggi. Ora, la bella aurora della nascita del Re d’Amore era Maria, nell’elevazione del suo amore, e la stella tremolante in adorazione era san Giuseppe. Maria era tutta un fulgore di contemplazione e di estasi. Bella nella sua innocenza purissima, circondata da un tenue nembo di luce che la delineava nella notte come placida luna nel firmamento, genuflessa, con le mani congiunte e lo sguardo al cielo, era l’immagine del seno del Padre, e rifletteva da sé qualche barlume dell’eterno mistero.

Contemplava.

Era tutta avvolta dalla luce dell’eterna armonia, ed era tutta un’armonia d’amore. La grazia rigurgitava per così dire in Lei, tanta ne era l’abbondanza, ed Ella vi era immersa in un placidissimo riposo.

Contemplava il cielo, e un sorriso le sfiorava le labbra nella gioia immensa che vi regnava; contemplava nel suo seno il Verbo eterno che vedeva nel Padre, e la sua vita mortale s’illuminava di splendori eccelsi, poiché era Madre di Dio. L’Amore eterno che l’aveva fecondata, la illuminava tutta ed Ella, a poco a poco, si trasumanava. Sembrava tutta luce e, come un ferro incandescente nel fuoco, brillava, perché traspariva da Lei il Verbo Incarnato.

Il suo corpo immacolato era come spirito, sembrava trasparente, anzi evanescente nella luce del Verbo. L’eterna vita affiorava dalla piccola creatura umana e la passava come raggio che attraversa un cristallo.

Oh, prodigio di Dio! Le madri sentono dolori immani quando un figlio viene alla luce, e sentono strapparsi quasi la vita dalla piccola vita che irrompe nel mondo; Maria, invece, sentiva una gioia immensa a misura che il momento della sua maternità si avanzava. L’amore quasi la liquefaceva e il suo corpo sembrava fluido come una cascata di fulgori placidissimi.

Le ritornò sulle labbra il suo cantico e, nell’elevarlo innanzi a Dio con tutto l’impeto del suo amore, non eruppe dal suo Cuore una parola ma il Verbo, la Lode eterna del Padre, e si adagiò sul terreno come un raggio di luce, lodando il Padre nell’umana carne. Era l’umiliato per amore e vagì. L’amore materno ritrasse Maria dall’estasi celeste e, scossa dai vagiti del Figlio divino, lo guardò: era perfettissimo, roseo come un bocciolo spuntato nell’inverno, soffuso di bontà, divino, santificante, inondante gioia. Lo adorò, lo prese, lo baciò, lo strinse al Cuore, lo avvolse in pannicelli mondi; nell’avvolgerlo, si sentì tutta inondata di tenerezza e lo ripose in una mangiatoia, perché non aveva altra culla per il Re del cielo.

Adorò, tacque, ricongiunse le mani, volse al cielo lo sguardo e l’offrì al Padre; era un Fiore degno di Lui, era il Figlio suo, ed Ella l’offrì in nome di tutta l’umanità, perché era anche il Figlio del suo seno immacolato. v

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Messaggio  cassarà palma il Lun Dic 19, 2016 3:56 pm

All’annunzio dell’angelo Maria si turbò
Maria fu Arca di Dio, del Verbo Eterno che in Lei si incarnò; fu l’anima sua che determinò il compimento del grande mistero, poiché Dio volle il consenso di questa sua eletta creatura per cominciarne il compimento. Nell’annunciazione di Maria si manifestò l’anima sua: intelletto e volontà. Il colloquio che ebbe con l’angelo fu atto del suo intelletto, della sua ragione; il suo fiat fu consenso della sua volontà, determinato dalla luce della ragione e della manifestazione dalla divina Volontà. L’anima sua, perciò, fu in una perfetta manifestazione: intelletto che scruta, ragione che pondera, volontà libera che acconsente. L’anima è libera solo nell’assenso, determinato dall’intelletto e dalla ragione. Non può dirsi libera nel pensiero e nella ragione, perché è legata alla verità. Fuori della verità, l’intelletto brancola nella fantasia e nel capriccio; il suo pensiero è illusione ed errore. Non c’è cosa più assurda perciò del libero pensiero, del quale l’apostasia moderna si è stoltamente gloriata, quasi come se si fosse liberato da ceppi, e fosse ritornato vittorioso alla sua nobiltà. La Chiesa non limita la libertà quando condanna l’errore; richiama l’intelletto e la ragione nella luce della verità. Solo allora l’uomo è veramente libero, e la sua volontà si determina nei confini della volontà di Dio, che è verità ed amore, e tratta l’uomo con riverenza.
All’annunzio dell’angelo che la glorificava piena di grazia e piena di Dio, Maria si turbò, perché quella glorificazione non le sembrava verità, urtando con la sua profonda umiltà. L’intelletto suo le diceva che era nullità, proprio perché Dio era con lei. La sua luminosa ragione, nella luce della pienezza di Dio, le faceva apparire come piccolezza estrema quello che era in Lei pienezza di grazia. Era logico; nella pienezza infinita della luce divina, la sua grazia appariva come lampada fioca che spariva innanzi a quella pienezza fulgente d’infinite e sempli-cissime perfezioni. Anche quando fu piena di Dio per il Verbo Eterno fatto suo Figlio, l’intelletto suo e la sua ragione non potettero farle avere altro apprezza-mento di se stessa che di essere nullità. Invece di sentirsi elevata per l’annunzio dell’angelo, si turbò.
L’anima sua profondamente riflessiva, abituata alla considerazione meditata della parola di Dio, ed alla contemplazione della divina grandezza, si turbò, perché sentiva nelle parole dell'angelo il tono solenne della parola divina, e nello splendore angelico la manifestazione della grandezza di Dio. Si turbò per profonda umiltà, ma non si sconvolse; l’anima sua placidamente si attivò nelle sue facoltà; l’intelletto pensò, e la ragione ponderò le parole dell’angelo. Pensava, dunque rifletteva, che cosa fosse quel saluto, dunque ponderava, pensava; non dice il sacro testo pensò dunque, era un’azione continuativa di quell’intelletto sublimemente equilibrato nel giudizio, nella ragione e nella libertà.
Era un tabernacolo di Dio, tanto che l’angelo nel salutarla, compreso della bellezza interiore di Lei per la pienezza di grazia, la esaltò come tabernacolo di Dio, e nello stesso tempo era la più perfetta immagine di Dio nell’umanità tutta: Benedetta tu fra le donne. Il Signore la creò con perfettissima armonia di potenze e con ammirabili riflessi nella sua natura umana, perciò ancora l’angelo la chiamò benedetta fra le donne. 
(Maria Immacolata, Madre di Dio e Madre nostra, Elev.IV, pag. 327

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Messaggio  cassarà palma il Sab Dic 17, 2016 11:17 pm


L’abito sacerdotale

La grandezza sacerdotale non può rimanere celata, non è un brillante sepolto, deve rifulgere innanzi a tutti nell’atteggiamento e nella vita del Sacerdote, poiché egli è una lampada posta sul… candelabro ed è come città edificata sulla cima dei monti. Or come carattere sacro lo distingue nettamente dagli altri uomini, così deve distinguerlo l’abito, la vita, ed egli deve essere rifulgente di splendori soprannaturali. Non può dire che l’esteriorità non conta nulla, né può accomunarsi agli usi del mondo con la scusa che l’abito non fa il monaco; l’abito non lo fa ma lo rivela, e possiamo dire anche che lo aiuta internamente. Un soldato che non veste la divisa non si sente soldato: sub coscientemente si sente ancora libero cittadino, e non avverte la sua fusione al corpo militare cui appartiene come parte di un tutto inseparabile.

Il sacerdote deve essere tutto di Dio. La Chiesa per questo lo riveste di una lunga tunica. L’abito sacerdotale deve mostrare che il ministro sacro quasi non ha corpo, è voltato a Dio con tutte le sue forze, e cerca solo la salvezza delle anime. Ora, se l’abito talare ha una forma secolaresca, se il capo è coltivato mondanamente con i ciuffi, e magari i ricci ed i profumi, se di sotto ad una succinta sottana fanno mostra i calzoni, che ciò rappresenta più un Sacerdote per il popolo? Quell’esteriore non lo raccomanda, ed in se stesso è un segno troppo evidente di poco spirito e poca rinunzia al mondo. Se vive mondanamente, spegne la sua luce, e mostra in sé tutt’altro che la corsa dell’anima verso Dio.

Il sacerdote dunque col suo abito talare, lungo, composto, povero ma pulito, col mantello che lo avvolge come se avesse le ali ripiegate, pronte al volo, col capo segnato dalla croce del Redentore, col corpo composto, spirante ordine e modestia, con gli occhi bassi, alieni assolutamente da ogni malsana curiosità, passa nel mondo proprio come angelo, dà un senso di pace e di confronto, dà un senso di speranza nelle angustie della vita perché egli rappresenta la carità, e passa come lampada che illumina, dissipando con la sola presenza le tenebre degli errori.

Egli deve essere umile, ultimo di tutti, mansueto, ma deve avere anche soprannaturalmente, il senso della sua dignità. Non può essere volgare, non può mostrarsi in luoghi indecorosi, non può partecipare a giochi che lo fanno disistimare. Un sacerdote che va nella bettola, che va a bere vino in un pubblico locale, che va a caccia, o anche che va semplicemente a conversare al caffè, non può raccogliere la fiducia del popolo ed è responsabile del rilassamento della vita cristiana”.

Don Dolindo




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Messaggio  cassarà palma il Sab Dic 10, 2016 10:46 pm

Ave Maria,

Dobbiamo pregare Dio perché nella sua misericordia ci mandi Sacerdoti santi, pensando d'altra parte che la sterilità del Clero è dovuta al decadimento del popolo cristiano. Dissimulare questo grande male sarebbe accrescerlo, e, poiché la Parola di Dio è diretta prima di tutto ai Sacerdoti, è logico che noi riflettiamo alle nostre manchevolezze per non perseverarvi, e che il popolo cristiano pensi alle sue colpe e se ne emendi, per meritare pastori secondo il cuore di Dio. Tante volte si mormora dei Sacerdoti rilassati od infedeli, ma nessuno pensa che la vita santa e la preghiera del popolo rende santo e fedele il Sacerdote, e che, proprio quando il popolo pecca ed è infedele, il Sacerdote, non avendo più attività da svolgere, s'inaridisce come fonte abbandonata, e rimane come campo che non rende più perché nessuno coglie i suoi frutti, e nessuno lo coltiva.

(Padre Dolindo – Servo di Dio)

v


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Messaggio  cassarà palma il Ven Nov 11, 2016 10:54 pm

Lo scandalo oggi
Oggi il mondo è pieno di scandali e dolorosamente ad ogni passo c’è un’insidia per le anime. Se una donna, per esempio, pensasse al male che fa con le sue immodestie, come potrebbe riposare la notte? E come può riposare uno scrittore ereticale che getta nelle anime a piene mani il seme dell’errore e della corruzione? I giornalisti hanno innanzi a Dio una terribile responsabilità, perché ogni giorno diffondono scandali con i loro giornali e, salvo pochi buoni, diventano gli avvelenatori dell’opinione pubblica.
Si parla, si scrive e si opera con una superficialità impressionante, si falsano i valori della vita, si allontanano le anime da Gesù Cristo, si deforma in mille modi lo spirito e si gettano le creature di Dio in abissi spaventosi di corruzione e di rovina eterna. Come si può riparare il male fatto da uno scandalo solo? Se si pensasse a questo, si dovrebbe tremare.
Il cattivo seme germina, si moltiplica, si diffonde, e una sola parola cattiva può essere causa di innumerevoli colpe. Perciò è preferibile la morte, e la morte inferta dalle autorità allo scandaloso.
Molti hanno versato e verseranno lacrime di coccodrillo sulla severità con la quale la Chiesa puniva gli eretici scandalosi; hanno pietà del carnefice e non l’hanno per le sue vittime; piangono sulla morte di uno scellerato e non si curano della morte spirituale degli innocenti. La Chiesa, con la sua severità, è stata veramente madre delle anime ed è stata molto più tenera del chirurgo che, pur usando il ferro, recide il membro cancrenoso affinché l’infezione non produca la morte.
Lo scandalo spesso è cercato da noi medesimi ed è diffusivo perché noi gli apriamo le porte. È una delle ragioni del suo dilagare nel mondo. Si sa, per esempio che in un luogo si proietta una pellicola scandalosa? Tutti lo deplorano, ma tutti o moltissimi, deplorandolo, vanno a vederla.
Si cerca d’indagare le azioni del prossimo e si prova un gusto morboso nel conoscerne i di-sordini più piccanti; è così che si muta in fontana di fango l’acqua che sarebbe rimasta stagnante in una sola persona. Per questo Gesù dice, con divina sapienza: Badate a voi stessi. Non si evita lo scandalo se non lo si fugge, e non lo si fugge se uno non bada a se stesso. Che importa che gli altri siano cattivi? E che giova conoscere le loro perversità, rimuginarle e parlarne? Dobbiamo preoccu-parci dell’anima nostra e badare a tutelarla dal male, tenendola lontana dagli scandali, e chiusa in un santo isolamento interiore che la salva dalle occasioni pericolose.
Il pentimento sincero ed esplicito è già una riparazione dello scandalo e la carità del perdono rinfranca il cuore del peccatore e lo spinge nuovamente sulla via del bene. 

Don Dolindo
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