VANGELO di GESU' anno C

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Messaggio  annaxel il Dom Dic 02, 2018 2:48 pm

VANGELO di GESU' anno C ZVANGELO
La vostra liberazione è vicina.
+ Dal Vangelo secondo Luca 21,25-28.34-36

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell'uomo".
Parola del Signore.

OMELIA

Le letture cosiddette apocalittiche, ci inducono quasi sempre a pensieri catastrofici di ordine naturale, quelli che in una certa misura sempre ci accompagnano. Il messaggio essenziale è però di natura spirituale: riguarda quell'ordine meraviglioso che lo stesso Signore aveva predisposto sin dal principio con la creazione e che è stato ed è ancora sconvolto da peccato del mondo e dalle nostre assurde ribellioni. I cuori appesantiti, le ubriachezze e gli affanni della vita ci piombano addosso improvvisamente se non siamo attenti e vigilanti. Quando escludiamo Dio dalla nostra vita e dalla nostra storia le catastrofi peggiori incombono su di noi. Quando presumiamo di portare da soli i nostri pesi richiamo di restarne schiacciati e sepolti. Dobbiamo imparare a leggere in modo sapiente la nostra storia. Non ci è più lecito trovare spiegazioni dei peggiori disastri soltanto negli intrighi e nelle malvagità degli uomini. Dobbiamo leggerli soprattutto come salutari avvertimenti e trarne motivi di definitive conversioni. Non possiamo più fermarci a superficiali visioni escludendo categoricamente l'intervento divino. Gesù ci ammonisce in proposito dicendoci che in concomitanza degli sconvolgimenti si appressa anche la nostra liberazione. È accaduto già quando il Figlio di Dio è stato appeso ad una croce e calato in un sepolcro: in quella circostanza davvero le potenze dei cieli sono state sconvolte dall'umana ferocia, ma per quella via assurda è giunta a noi la piena e totale liberazione. Pare che oggi si voglia ripetere quella crocifissione, si voglia ancora chiudere Dio in un sepolcro e decretarne la fine. Dobbiamo invece alla luce della storia, di quell'evento e del nostro avvento, sperare e credere che il tempo di Dio è vicino a noi più di quanto osiamo sperare. Così noi cristiani iniziamo questo periodo che ci conduce ad una nascita e ad una rinascita alla luce di un umile presepio, lì dove la vita a ripreso a pulsare in tutta la sua intensità. (Padri Silvestrini)

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Messaggio  annaxel il Dom Dic 02, 2018 3:18 pm

Entriamo oggi in Avvento, un tempo di attesa.
Nel Vangelo Gesù ci invita a un atteggiamento preciso:<Vegliate in ogni momento!>.l'attesa è connessa con la vigilanza. Vegliare significa acuire lo sguardo per riconoscere i segni, che possono sembrare portatori di sciagure, mentre ci indirizzano verso la salvezza.
La venuta del <Figlio dell'Uomo> sarà portatrice di liberazione e non di rovina, perché l'agire di Dio compirà quelle promesse di bene annunciate oggi dal profeta Geremia:Dal libro del profeta Geremia 33,14-16
Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d'Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia. 
Parola di Dio. 
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Messaggio  annaxel il Lun Dic 03, 2018 1:50 pm

VANGELO
Dall'oriente e dall'occidente verranno nel regno dei cieli.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 8,5-11

In quel tempo, entrato Gesù in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch'io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».
Parola del Signore.

OMELIA

Il tempo di avvento, il tempo di attesa è un tempo di conversione, di riflessione, che si apre con la predicazione gioiosa del vangelo di Matteo, cioè una salvezza che viene offerta all'umanità intera, non soltanto agli Ebrei. Perciò il profeta Isaia invita tutto il popolo alla conversione totale, alla purificazione, alla riconciliazione per accogliere il dono di Dio che è un gesto d'amore infinito e di affetto. Con questo atto di libertà, l'evangelista Matteo ci mostra la grande misericordia di Cristo che è senza limite e senza barriere, cioè il Cristo non guarda la razza, la nazione, la lingua. Egli vede soltanto il cuore dell'uomo, la sua fede. Questo per dire che la sua visione di messia va al di là delle divisioni umane, politiche e religiose. Il Signore accoglie nel suo regno chiunque riconosce di aver bisogno di lui, e si affida totalmente alla sua parola. Preghiamo oggi per tutti coloro che sono in ricerca, non necessariamente battezzati come noi: possano anche loro, come il centurione romano del vangelo di oggi, riscoprire la bellezza della fede in Gesù che accoglie tutti e salva tutti. (Padri Silvestrini)
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Messaggio  annaxel il Lun Dic 03, 2018 2:09 pm

L'inizio di questo anno liturgico, periodo di avvento, Matteo ci riporta tre miracoli di Gesù. Oggi ci viene proposto la guarigione di un servo appartenente ad un centurione romano. In questa narrazione dei miracoli, Gesù è il centro della storia; Gesù, servo di Dio, è venuto a liberare l'uomo dal male; mettendo in risalto la potenza del Signore. La fede, sostenuta dalla speranza e accompagnata dalla carità e dall'umiltà, ottiene al centurione la guarigione del servo. Dovremmo sentirci un po’ “pagani” come questo centurione, che chiede con fiducia e si affida, ma sa che l’aiuto non gli è dovuto, non gli spetta: appunto, lo chiede per fede, per misericordia. Sappiamo ancora vivere di misericordia? Sappiamo sperare e ringraziare? Queste domande sono un buon inizio di avvento

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Messaggio  annaxel il Mer Dic 05, 2018 8:38 am

Il Vangelo di oggi: Lc 10, 21-24
“Tutto è stato dato a me dal Padre mio…”

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

OMELIA

Il capitolo 10 del Vangelo di Luca, da cui è tratto “l’inno di giubilo”, che oggi ascoltiamo, si apre, dopo la constatazione che “la messe è abbondante, ma sono pochi gli operai”, con l’invito di Gesù a pregare “il padrone della messe perché mandi gli operai”, e con l’invio in missione dei settantadue discepoli, i quali ritornano “pieni di gioia”. Fu in quella stessa ora che Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: “Ti rendo lode o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Si, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza”. I primi giorni di Avvento ci mettono di fronte alla mitezza del figlio di Dio, ci permettono di renderci conto, illuminati dalla sua forza e dalla sua mite signoria, delle nostre paure. E’ per paura che non si riesce a essere miti, nonostante a freddo lo si desideri; è per paura che a volte si reagisce visceralmente, perché si è troppo preoccupati di noi o degli altri. La grande libertà di Gesù, mite ed umile di cuore smaschera le malattie della nostra umanità ed il nostro bisogno di salvezza. Attendere il Salvatore è fare spazio all’unico che può salvarci. Beati noi se sappiamo essere miti e vedere attorno a noi segni autentici di quella mitezza forte che illumina e salva il mondo.
 ( dal sito Non di Solo Pane)


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Messaggio  annaxel il Mer Dic 05, 2018 8:40 am

VANGELO
Gesù guarisce molti malati e moltiplica i pani.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 15,29-37

In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d'Israele. Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.
Parola del Signore.

OMELIA
La scena che oggi ci presenta il vangelo è fonte di grande speranza per noi credenti in Cristo, ma anche per tutta l'umanità: molta gente, una grande folla, si raduna intorno a Gesù "recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì". Il redentore, che si era autodefinito "medico", adempie così la sua missione: guarisce i corpi malati, suscita la fede nei presenti, ridona la vista ai ciechi... Quest'opera divina non è mai cessata: è ancora Lui che sana corpi e anime, è ancora lui a sentire compassione di tutte le nostre miserie e di tutte le nostre infermità. Ha compassione anche della nostra fame e, come allora, è ancora lui che è miracolosamente provvido per soccorrere tutte le nostre necessità fisiche e spirituali. Dinanzi alla folla di allora, dinanzi agli affamati di oggi, egli ripete ancora: «Sento compassione di questa folla... non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada». Se però molti svengono e muoiono lungo le strade del mondo, ciò è dovuto ai nostri egoismi, alla mancanza di amore a Dio e al nostro prossimo. Troppo spesso e per troppo tempo lasciamo gemere nell'attesa i poveri del mondo. Dobbiamo ancora accrescere e dilatare la catena della solidarietà e godere nel costatare come anche oggi i miracoli della carità cristiana, diventino motivo di fede nell'unico vero Dio. Gesù così ha pregato per noi: "risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli". (Padri Silvestrini)
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Messaggio  annaxel il Mer Dic 05, 2018 9:07 am

La fede che Gesù chiede non deve essere confinata entro le nostre case, i nostri spazi abituali. La comunità credente deve farsi carico di questa responsabilità, come Gesù spinto dall'amore guarisce gli infermi, gli ammalati e procura loro il pane per saziare la loro fame sia spirituale che fisica, a noi il compito di continuare la sua missione, perché è sull'amore verso il nostro prossimo che saremo giudicati.



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Messaggio  annaxel il Ven Dic 07, 2018 9:59 am

Il Vangelo di oggi: Mt 7,21. 24-27
Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.


casa sulla rocciaIn quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
OMELIA
Il testo di oggi proposto alla nostra riflessione è la conclusione del discorso della Montagna nel Vangelo di Matteo; un testo programmatico per la  vita dei discepoli del Regno che richiama le tavole della legge consegnate a Mosè come impegno dell’antica alleanza. Il Discorso della Montagna inizia con le Beatitudini e si conclude con la piccola parabola della casa fondata sulla roccia, a indicare che in poveri, gli afflitti, i puri di cuore, perdenti agli occhi del mondo, sono le sole persone stabili che hanno futuro alla prova del fuoco del tempo e dell’avvicendarsi delle difficoltà. In un tempo dove tutto è “liquido”, anche gli amori, il cristiano risplende per stabilità, che non viene da sé, ma dalla grazia di appartenere a Cristo, roccia salda e immutabile.
Dov’è la roccia su cui costruire? Non affiora in superficie, devo andare a cercarla nel profondo. Sarei tentato di fermarmi dove c’è la sabbia del disimpegno, così comoda, così seducente: perché fare tanta fatica? Un po’ di belle parole, una vernice di apparenza, non possono bastare? Agli occhi degli uomini forse, ma non agli occhi di Dio: egli scruta il cuore, è li che bisogna costruire. Ma prima c’è da demolire: già Ezechiele diceva che il nostro cuore umano è di pietra, di una pietra inadatta, un conglomerato dei nostri egoismi, delle nostre durezze, che ci chiudono a Dio e alle persone. La roccia che ci vuole è fatta invece di fedeltà, di fiducia, di speranza, di misericordia: gli stessi atteggiamenti di Dio, il fedele e il misericordioso.  ( Dal sito Non di Solo Pane)


Ultima modifica di annaxel il Ven Dic 07, 2018 10:03 am, modificato 1 volta
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Messaggio  annaxel il Ven Dic 07, 2018 10:02 am

VANGELO
Gesù guarisce due ciechi che credono in lui.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 9,27-31

In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!». Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!». Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.
Parola del Signore.

OMELIA
Ci pènetrano nel profondo le urla dei due ciechi del vangelo di oggi: il buio degli occhi e, ancor più quello dell'anima, creano lo strazio interiore, quello che induce appunto a urlare, a chiedere pietà. Gesù aveva già dichiarato che lo scopo della sua venuta, come aveva profetato Isaia, è quello di ridare la vista ai ciechi. Fa sì che i due si accostino a lui..., è il primo passo da fare per riaprirsi alla luce..., è cerca di far scaturire dal loro buio il chiarore della fede e li interroga: «Credete voi che io possa fare questo?» Il loro "sì" fiducioso fa sgorgare dal Cristo il dono della vista e la pienezza della fede: "«Sia fatto a voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi". Coloro che sono gratuitamente beneficiati dal Cristo, coloro che hanno il dono della fede non possono e non debbono tacere. Così hanno fatto i due illuminati da Cristo, così affermavano i primi apostoli, così anche «noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato». Per chi crede deve essere necessario, urgente rendere testimonianza di quanto ha ricevuto. (Padri Silvestrini)
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Messaggio  annaxel il Ven Dic 07, 2018 3:39 pm

Il brano di oggi ha come protagonisti due ciechi.
I due non vedenti gridano a Gesù il loro stato di buio; lo pregano di guarirli.
Il dialogo di Gesù con i due cechi serve, per far risaltare la loro fiducia nella potenza del Signore.
Gesù ascolta la loro preghiera, che unita a una fede viva e alla piena fiducia nella sua misericordia; renderà Gesù sensibile alla loro richiesta e per questi meriti opera la guarigione dei ciechi, salvandoli anche dalla cecità spirituale.
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VANGELO di GESU' anno C Empty 8 DICEMBRE IMMACOLATA CONCEZIONE

Messaggio  annaxel il Ven Dic 07, 2018 3:44 pm

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IMMACOLATA CONCEZIONE

VANGELO
Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.
+ Dal Vangelo secondo Luca 1,26-38

In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.
Parola del Signore.

OMELIA
Nel momento più tragico della nostra storia, quando l'uomo, dopo la terribile esperienza del peccato, per la prima volta fugge da Dio e ha paura di LUI, risuona nel nostro mondo la grande promessa di una piena restaurazione, di una immancabile vittoria finale: «Io porrò inimicizia fra te e la donna, - dice il Signore al serpente - fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». La "donna" nel cammino della storia assume sempre più nitide le sue sembianze: è una vergine, è piena di grazia, è fecondata dallo Spirito Santo. È una fanciulla di Nazaret. Nascerà da lei "il Santo di Dio". Verrà riconosciuta da Elisabetta come "la madre del mio Signore". Lei stessa canterà le "grandi cose" che il Signore ha operato in lei guardando con compiacenza l'umiltà della sua serva. È quindi sicuramente lei il tabernacolo vivente prescelto da Dio dove il Verbo diventa carne, assume le nostre stesse sembianze umane; per questo Egli con la forza del suo amore la inonda di grazie e l'adorna di divina bellezza. Non può la persona della vergine madre essere intaccata neanche minimamente dal peccato. Ne è preservata per volere divino: Maria non è soltanto vergine e madre, ma è l'Immacolata, l'unica creatura concepita senza peccato. È "l'immacolata concezione" come rivelerà lei stessa a Lourdes. Questo prodigio di amore e di grazia oggi noi festeggiamo. Diamo lode a Dio, onoriamo la madre che già porta in se Cristo Gesù, l'autore della vita. Facciamo nostro l'inno di San Paolo: «Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo». Con la prodigiosa nascita dalla vergine Maria noi "siamo stati fatti anche eredi, predestinati   secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà   a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo". Lo splendore dell'Immacolata ci richiama alla purezza della vita, al bel candore dell'innocenza battesimale, rievoca per noi i frutti della grazia che ci purificano, il perdono che ci riconcilia e infine l'attesa nella beata speranza di essere annoverati tra i cittadini del cielo dove tutto è luce, tutto è puro, tutto è santo. (Padri Silvestrini)
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Messaggio  annaxel il Mar Dic 11, 2018 1:49 pm

VANGELO  
Dio non vuole che i piccoli si perdano.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 18,12-14

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno solo di questi piccoli si perda".
Parola del Signore.

OMELIA

Percepiamo spesso quel particolare tipo di smarrimento che deriva proprio dal primo peccato e da quelli attuali che ci affliggono. L'esperienza del peccato è la forma peggiore di angoscioso disorientamento che possiamo sperimentare: lontani da Dio, nudi e spauriti, perdiamo la percezione della nostra vera identità e della nostra dignità, perdiamo il rapporto di comunione con Dio, con i nostri fratelli e perfino con noi stessi. È consolante sapere da tutta la storia, che lo stesso Signore si è posto fin dal principio alla nostra ricerca e ha intessuto un piano di salvezza e di recupero dell'umanità, che ha avuto il suo culmine con la morte del pastore buono che s'immola sulla croce per le sue pecorelle. Cristo, anche per una sola delle sue pecore, avrebbe dato la vita pur di riaverla sana e salva nell'ovile. Lo afferma esplicitamente lo stesso Signore: "il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli". La volontà di Dio è chiara: egli vuole che tutti siano salvi e i dispersi siano cercati e ritrovati, anche a costo della vita del Figlio suo. Ciò perché non manchi mai il motivo della gioia e della festa. "Se gli riesce di trovarla, - dice ancora Gesù - in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite". È la gioia umana e divina, è il noto banchetto organizzato per il figlio che ritorna dopo l'abbraccio e il perdono paterno; è un anticipo e un "segno" della festa pasquale, della risurrezione finale, a cui tutti tendiamo. È anche la misura vera del nostro valore agli occhi di Dio! La stima e l'amore che egli nutre per ciascuno di noi!
(Padri Silvestrini)
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Messaggio  annaxel il Mar Dic 11, 2018 2:21 pm

Il discorso che l'Evangelista Matteo tiene alla comunità mette in luce una serie di atteggiamenti che la comunità stessa deve onorare per sentirsi apostoli di Cristo. Nel brano di oggi emerge la preoccupazione per chi si è smarrito, espressa attraverso il celebre paragone della pecora perduta.
Matteo, descrive un pastore che ama tanto le sue pecore che non si rassegna a veder morire nessuna delle sue pecore. Ciascuna delle pecore ha un valore inestimabile, infinito. Chi è questo pastore? È il Padre. È un Dio che perde letteralmente la testa per ciascuna delle sue creature e dimenticando la prudenza va alla ricerca di uno solo di noi che si è perso per portarlo di nuovo alla casa dl Padre.
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Messaggio  annaxel il Mer Dic 12, 2018 11:38 am

VANGELO
Venite a me, voi tutti che siete affaticati.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 11,28-3

In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore.

OMELIA
C'è un bell'invito oggi per tutti noi che stiamo, giorno dopo giorno, entrando nel clima natalizio, carichi dei nostri fardelli e spesso affaticati e oppressi dalle alterne vicende della nostra vita: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero». La nostra vita è un libro sempre aperto per il Signore: egli sa delle nostre vicende personali, legge ad ogni istante la storia del mondo ed è costante la sua cura paterna per tutti e per ognuno di noi. Cristo viene a redimere la nostra storia e ci sollecita ad andare con fiducia da lui per liberarci dalle nostre stanchezze e dalle nostre oppressioni. Egli sa che non siamo capaci a portare da soli certi pesi, né siamo capaci di liberarci dalle nostre stanchezze e dalle nostre infelicità e oppressioni. Abbiamo bisogno di un rifugio e di un ristoro sicuri, di una consolazione vera e di una gioia autentica e duratura. Il giogo che egli ci affida, la fatica del nostro ritorno a lui e l'impegno necessario per seguire i suoi precetti è "dolce" e "leggero", perché quel peso e quella fatica se la uniamo alla grande fatica che egli ha sostenuto per noi, portando con la croce, i pesi più grandi, i nostri peccati, concorre ancora ad essere motivo di salvezza e di redenzione. Gesù si definisce "mite ed umile di cuore", proponendosi come nostro modello e indicandoci la via per andare da lui: occorrono mitezza ed umiltà, le virtù che frenano le nostre inquietudini e ci predispongono ad una vera comunione con Cristo e con i nostri fratelli. (Padri Silvestrini) [/size]
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VANGELO di GESU' anno C Empty Re: VANGELO di GESU' anno C

Messaggio  annaxel il Mer Dic 12, 2018 1:17 pm

 In questo testo, emerge il bellissimo brano relativo al <giogo leggero>. Il canto di lode di Gesù è allo stesso tempo un annunzio di salvezza per chiunque accoglie con altrettanto stupore e meraviglia l'amore del Padre.
Gesù non viene come giudice impietoso, ma offre un carico leggero da portare. Ma di quale carico Gesù parla? Ogni giorno l'uomo è afflitto da tanti problemi che pesano sulle spalle se portati da soli. Ma Gesù dice: non sei tu che porti il peso, l’ho preso io su di me. Per te ora è leggero..... E' un invito rivolto a tutti e quando si è trovata questa via, si cessa di essere sballottati qua e là, e si può riposare. 
Gesù non si aspetta che noi ci trasformiamo dall’oggi al domani, ma aspetta paziente affinché il nostro giogo possa divenire leggero perché sarà condiviso con Lui.
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VANGELO di GESU' anno C Empty SABATO della II SETTIMANA di AVVENTO anno C

Messaggio  annaxel il Sab Dic 15, 2018 2:37 pm

VANGELO
Elia è già venuto, e non l'hanno riconosciuto.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 17,10-13

Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.
Parola del Signore.

OMELIA

L'israelita fedele, quando sente ormai prossima la sua fine nel tempo, ripete per tre volte: "E' venuto, è venuto, è venuto". L'allusione evidentemente è rivolta al Messia e vuole essere un atto di fede finale nel dubbio che l'atteso delle genti sia nato e non sia stato visto, accolto e riconosciuto. Il monito del Vangelo di oggi è rivolto a noi distratti e disattenti ai passaggi del Signore e dei suoi profeti. Anche noi potremmo meritare il rimprovero di Gesù: sono venuto e non mi avete riconosciuto. "Ho paura del Signore che passa", affermava Sant'Agostino; il timore dovrebbe essere maggiore in noi, ancora più facilmente vittime di imperdonabili distrazioni. Dio parla e ci parla in molti modi. Media la sua parola con gli eventi della storia e con le voci dei suoi profeti, ma è la sua voce, il suo messaggio che è per noi e attende risposte di gratitudine e di libera adesione a Lui. Ci parlerà ancora con il Suo natale. A noi la risposta generosa e riconoscente. (Padri Silvestrini)
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Messaggio  annaxel il Sab Dic 15, 2018 2:59 pm

Gesù spiega ai suoi discepoli che la nuova era di pace comincia adesso, per coloro che colgono la loro opportunità, che rispondono all’appello alla conversione e instaurano la pace nel proprio cuore. 
Ma le attese degli uomini sono altre: essi contano su un potente che possa stabilire la pace. Ecco perché le parole di Giovanni Battista si sono perse nel vuoto. Giovanni Battista è stato l'ultimo dei profeti, Gesù lo definisce il più grande, ma le sue parole non sono state capite, anzi la verità non la vogliano e non la vogliamo ascoltare e la paura sfocia in violenza e la violenza minaccia quelli che portano la pace.
Giovanni Battista muore di morte violenta, e Gesù presagisce che anch’egli sarà colpito da un destino simile. 
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VANGELO di GESU' anno C Empty DOMENICA III di AVVENTO

Messaggio  annaxel il Lun Dic 17, 2018 10:33 am

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Messaggio  annaxel il Lun Dic 17, 2018 10:37 am

VANGELO
Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide.
+Dal Vangelo secondo Matteo 1,1-17

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda
generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele,
Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.
Parola del Signore.

OMELIA
L'evangelista Matteo per preparaci alla prossima venuta di Cristo, inizia il suo racconto con una lunga e, apparentemente, monotona genealogia; un elenco di nomi, di cui solo di alcuni ne conosciamo le storie e, tra l'altro, non tutte edificanti. Si parla di generazioni passate, appare però evidente come tutte siano orientate e convergano come un punto fermo ed ultimo della storia. Gesù Cristo, alfa e omega, principio e fine. L'insegnamento che possiamo ricavarne è di primaria importanza: sembra talvolta che gli eventi umani abbiano un corso segnato quasi esclusivamente da noi, per cui stentiamo a vederne gli sbocchi finali. Per noi è difficile saper rispondere alla domanda «dove va la storia?» Tale difficoltà dipende da una parte dai nostri limiti, non sappiamo leggere «i segni dei tempi», dall'altra, istintivamente, se non illuminati dalla fede, ci limitiamo e accontentiamo a registrare la cronaca quotidiana dei fatti. Il Vangelo ci sollecita fortemente a legare la storia a Dio e Dio alla storia. Questo è il motivo per cui gli eventi raccolti e narrati nella bibbia diventano storia sacra, proprio perché letti alla luce di Dio. La buona gente è solita dire, a mo' di proverbio: «l'uomo propone e Dio dispone», oppure «non si muove foglia che Dio non voglia»; ciò è verissimo se sappiamo leggere la vita nostra personale e quella del mondo alla luce della salvezza e della redenzione. Noi, credenti in Cristo non possiamo neanche minimamente pensare che il mondo rimanga esclusivamente in balia degli uomini o che Dio ne perda il controllo. Solo Lui è in grado di coniugare, con l'infinita sua sapienza, la libertà degli uomini, anche di quelli che si rendono responsabili delle peggiori malvagità, è il suo progetto universale di salvezza. La venuta del Figlio suo Gesù Cristo, ormai prossima, serva a ripeterci questa indispensabile garanzia che la storia, anche quella dei nostri giorni, è nelle mani di Dio. (Padri Silvestrini)
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VANGELO di GESU' anno C Empty MARTEDI' della III SETTIMANA di AVVENTO

Messaggio  annaxel il Mar Dic 18, 2018 4:36 pm

VANGELO  
Gesù è nato da Maria, sposa di Giuseppe, figlio di Davide.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 1,18-24

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa «Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Parola del Signore.

OMELIA

Per noi credenti l'espressione: «incinta per opera dello Spirito Santo» suona suadente e comprensiva perché la fede ci sostiene, ma come poteva Giuseppe, il promesso sposo di Maria, capire appieno quel grande mistero che si stava compiendo in lei? Le voci umane non sono assolutamente sufficienti a spiegare i misteri di Dio e gli occhi degli uomini si fermano talvolta, inesorabilmente, alle apparenze, da cui pensano di trarre l'evidenza dei fatti. Così gli uomini spesso si giudicano e si distruggono. Occorre perciò che a soccorso dei dubbi di Giuseppe intervenga ancora la voce di un Angelo del Signore a ripetere e scandire le verità riguardanti la prodigiosa maternità della vergine Maria. Ci sorprende nella vicenda il suo silenzio; viene da pensare che talvolta il Signore, prima ci coinvolge nei suoi misteriosi piani, mettendoci poi nei guai nei confronti degli uomini. Ancora una volta ci appare come i due protagonisti di un grande progetto di salvezza, siano coinvolti nella sofferenza del dubbio e nel rischio di un ripudio. Che sia un anticipo della passione del Cristo? Un invito a comprendere che per essere con lui sia necessario diventare realmente partecipi della sua storia? O forse ci si vuol dire che essere privilegiati da Dio non significa avere di conseguenza una garanzia di immunità dal dolore e dalla sofferenza? Certo è che la prediletta del Signore sarà la prima a condividere profondamente il martirio del figlio suo e la ritroviamo, dopo una serie di dolorose vicende, ai piedi della croce a offrire con gesto sacerdotale la vittima a Dio. (Padri Silvestrini)
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Messaggio  annaxel il Mar Dic 18, 2018 5:09 pm

La nascita dell'Emmanuele (in ebraico <Dio con noi>) è l'adempimento della profezia di Is 7,14, che vuole mostrare l'altra faccia dell'identità di Gesù, inserito nella storia degli uomini eppure Figlio di Dio, nato da una vergine, per opera dello Spirito Santo. Al v.21. Matteo ci introduce al significato del nome del bambino,Yeshua, cioè <il Signore che salva>. Ma l'evento che Matteo ci riporta ha una prospettiva umana nella persona di Giuseppe, presentato in un delicato e insieme angoscioso atteggiamento di ricerca. Ma Dio non lo lascia solo nella sua ricerca e gli invia in sogno un Angelo:«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria». La ragione e il sogno svaniscono: resta la fede. Così Giuseppe continua il suo cammino con Maria, sceglie la strada dell’amore, l’unica che non avrà mai fine.
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Messaggio  annaxel il Gio Dic 20, 2018 8:54 am

Il Vangelo di oggi: Lc 1, 5-25
“Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini”


[…] Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto». Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo». Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

OMELIA  
Il quadro familiare con cui inizia il Vangelo ci presenta una coppia pia, osservante, timorata di Dio, ma finita nell’amarezza a causa di un desiderio invocato, pregato e mai esaudito: un figlio. Ora è sfumato il desiderio di un figlio e anche la fiducia in Dio; si continua con la stessa consuetudine le cose di casa e della vita, ma senz’anima. E’ un quadro efficace della vecchiaia che si prende quando, anziché diventare saggi e anziani, entriamo nel grigiore di gesti ripetuti solo per buona creanza. E’ la situazione di tanti di noi delusi dalla vita, finiti ai bordi di una gara che ci ha relegati tra i perdenti, gente amareggiata che non crede più ai miracoli e non gode del miracolo quotidiano della vita, affetti da una senilità precoce che prende l’anima. Zaccaria ci rappresenta all’atto di varcare la soglia della liturgia senza il batticuore dell’innamorato e con la voglia di fare bene e in fretta, tanto non cambierà nulla. Ma Dio interviene su questo albero rinsecchito promettendo una primavera: “Non temere Zaccaria la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio”. Quando ci stanchiamo di pregare, Dio ci viene a pregare di accettare un dono chiesto così tante volte da non crederci più per la stanchezza. Non ci sarà solo un figlio da chiamare Giovanni, ma da risvegliare un’attesa che ci trova sonnolenti perché finalmente il tempo è maturo. Alcuni si ritirano dalla gara prima del tempo, e si pensionano quando gli altri fanno ancora sogni. Zaccaria ha paura, ha i piedi troppo piantati per terra, pensa che sia troppo tardi. Forse non è vero e, anche se lo fosse, gli viene dato un capitale quando non ha più tempo per spenderlo. Il Natale è una grazia troppo grande, che rischiamo di perdere a causa della nostra prosaicità. ( Dal Sito Non di Solo Pane)
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VANGELO di GESU' anno C Empty GIOVEDI' della III SETTIMANA di AVVENTO

Messaggio  annaxel il Gio Dic 20, 2018 9:00 am

VANGELO
Ecco, concepirai e darai alla luce un figlio.
+ Dal Vangelo secondo Luca 1,26-38

Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.
Parola del Signore.

OMELIA

E' frequente per l'uomo la tentazione di cercare la salvezza ricorrendo agli umani artifici: il re Acaz ha immolato il proprio figlio agli dei pagani, convinto di garantirsi così un futuro prospero e sicuro per il proprio regno, ma la garanzia del futuro non consiste in questo, protesta il profeta Isaia. I segni e i progetti di Dio trascendono di gran lunga le attese degli uomini; Egli ci sorprende e ci stupisce preannunciando per bocca del profeta prima e poi con l'annuncio del suo Angelo, l'avvento e la nascita di un bimbo da una vergine: nella nascita prodigiosa del figlio di Dio e nella sua immolazione sulla croce sarà riposta la vera salvezza dell'umanità, in quella nascita sperimenteremo la presenza del Signore tra noi e in lui riponiamo la nostra speranza. Il Figlio sarà immolato, ma non a dei pagani, ma al vero Dio, che da quella morte farà scaturire la salvezza universale. In questo contesto scopriamo la sublimità del ruolo che lo stesso Dio affida alla Vergine Maria; così lei entra a pieno titolo nella nostra storia come vergine e madre feconda. (Padri Silvestrini)
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Messaggio  annaxel il Ven Dic 21, 2018 4:41 pm

VANGELO
A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?
+ Dal Vangelo secondo Luca 1,39-45

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Parola del Signore.

OMELIA

Entrati nel cuore dell'Avvento, prossimi al Natale, la liturgia ci introduce sempre più nel cuore della Vergine. La consapevolezza del dono della maternità divina avrebbe potuto legittimamente indurre Maria a immergersi in una adorante e solitaria contemplazione del mistero che si stava compiendo in lei. Oggi invece la vediamo sollecita salire in fretta verso la montagna per prestare gli umili soccorsi di cui ha bisogno Elisabetta, prossima alla maternità. È bello costatare come i misteri di Dio si svelino quando sono irrorati dall'amore e dalla carità fraterna: «Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo». Amore genera amore e la luce di Dio illumina i suoi misteri: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?». La luce dello Spirito Santo, che emana da Maria, pervade il cuore di Elisabetta. Le è così consentito, nella gioia, di scorgere le realtà profonde ed invisibili ad occhio umano: Maria non è più la giovane parente che conosceva da sempre, ma la Madre del Signore, la benedetta fra tutte le donne, che ha creduto alla parola del Signore e porta nel grembo verginale il Dio della vita. Ancora così Dio ci si fa conoscere, attraverso la vie dell'amore, amore verso di Lui e verso i nostri fratelli. Quando l'amore diventa un vissuto quotidiano e un abito che stabilmente ci adorna, Dio è con noi e noi siamo con Lui: è il massimo della gioia possibile a noi, esseri viandanti verso il cielo. (Padri Silvestrini)
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Messaggio  annaxel il Ven Dic 21, 2018 4:52 pm

Maria gioiosa si alzò e andò in fretta”, anche la gioia ci porta in fretta, sempre, perché la grazia dello Spirito Santo non conosce la lentezza… Lo Spirito Santo sempre va in fretta, sempre ci spinge: andare avanti, avanti, avanti come il vento nella vela, nella barca…
Ma questa è la gioia che la Chiesa ci dice: per favore siamo cristiani gioiosi, facciamo tutto lo sforzo per far vedere che noi crediamo di essere redenti, che il Signore ci ha perdonato tutto. Questo è il messaggio di oggi: “Alzati”. Quell’alzati di Gesù, ai malati: “Alzati vai, grida di gioia, rallegrati, esulta e acclama con tutto il cuore. (Santa Marta, 21 dicembre 2017)
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