XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

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XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Messaggio  Andrea il Ven Nov 20, 2009 5:41 am

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B): N. S. G. C. Re dell'Universo

Letture bibliche: Dn 7,13-14; Sal 92; Ap 1,5-8; Gv 18,33b-37

Introduzione e Atto penitenziale.

Gesù è il nostro Re e anche il nostro Giudice alla fine della vita e del mondo. Come ci prepariamo all’incontro con Lui? Purtroppo la nostra vita corrisponde ai suoi desideri e al suo stile di vita. Chiediamo perdono ora in modo che possiamo averlo pienamente quando ci presenteremo davanti a Lui.

Sintesi dell’omelia.

Con la colletta preghiamo:
O Dio, fonte di ogni paternità, che hai mandato il tuo Figlio per farci partecipi del suo sacerdozio regale, illumina il nostro spirito, perché comprendiamo che servire è regnare, e con la vita donata ai fratelli confessiamo la nostra fedeltà al Cristo, primogenito dei morti e dominatore di tutti i potenti della terra. Egli è Dio, e vive e regna con te... Nella prima lettura viene preannunciata la regalità di Gesù; nella seconda lettura ci vengono dette le motivazioni di questa regalità; nel Vangelo ci viene indicato che la sua regalità non è di tipo mondano.

Omelia.

I – La colletta inizia: O Dio, fonte di ogni paternità, che hai mandato il tuo Figlio per farci partecipi del suo sacerdozio regale,

a. S. Paolo ricorda che è da Dio che ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome (Ef 3,15); teniamo presente che prevalentemente nel NT il termine Dio si riferisce a Dio Padre, mentre il termine Signore viene usato per Gesù, specie dopo la glorificazione della resurrezione e ascensione. Fino al Dio dell’AT Daniele vede arrivare uno simile a un figlio d’uomo:… giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. In effetti da Dio Padre viene la glorificazione di questo Figlio dell’uomo, che è Gesù, perché da Dio proviene tutto.

Giovanni riporta un’espressione, che si può attribuire sia a Gesù sia a Dio Padre: Dice il Signore Dio: Io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!, e questo ci rivela l’uguaglianza fra Padre e Figlio, il quale non perde nulla della sua divinità quando diventa uomo.

Adoriamo il Padre e il Figlio e lo Spirito.

b. Proprio perché da Dio Padre tutto ha origine, il Figlio risulta mandato dal Padre nel mondo per salvare l’umanità; a Daniele in una delle sue visioni appare una Persona in cielo: Guardando nelle visioni notturne,/ ecco venire con le nubi del cielo/ uno simile a un figlio d’uomo; da questo brano Gesù prende l’espressione Figlio dell’uomo, che egli userà per parlare di sé in terza persona. Essa indica nello stesso tempo la sua natura umana (uno simile a un figlio d’uomo) e la sua origine divina (ecco venire con le nubi del cielo), ma apparve molto utile per evitare quei titoli messianici, che nella mentalità ebraica erano troppo legati a situazioni politiche e che potevano provocare i sospetti sia dell’autorità religiosa ebraica sia ancora di più di quella politica e militare romana.

c. Gesù è profeta, sacerdote e re, la triade di persone per mezzo della quale Dio guidava il popolo ebreo nell’AT. Gesù non è sacerdote secondo l’ordine di Aronne, perché non ne è discendente, e perciò è detto sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec (Sal 109); egli ha patito ed è morto per noi; per mezzo del battesimo ci fa membra del suo Corpo, di cui egli è il Capo, e ci comunica il suo triplice ufficio; qui viene ricordato che egli ci ha fatto sacerdoti e re: ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, parole che riecheggiano quelle di Dio a Mosè: Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa (Es 19,6) e che anche Pietro utilizza per definire i neobattezzati: voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce (1Pt 2,9); in questo testo troviamo indicato il triplice ufficio.

Viviamo da profeti come ascoltatori e annunziatori della Parola di Dio? Viviamo da sacerdoti come coloro che offrono Cristo al Padre nell’Eucaristia e si offrono con lui? Viviamo da re, cioè come servi di Cristo e dei fratelli e dominatori delle nostre tendenze cattive?

II – e supplica: illumina il nostro spirito,

Capire queste realtà è un dono di Dio perché siamo nel campo della fede. Abbiamo sempre bisogno di molta luce per capire le vie di Dio, di una fede intensa che lo Spirito comunque ha infusa in noi al momento del battesimo ma che dovremmo alimentare e far crescere costantemente. Giovanni mette in luce il senso profondo della regalità di Gesù, cosa che potevano capire i cristiani, già sotto la luce della fede, ma non Pilato: Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù. Perciò per mezzo del dialogo fra Pilato e Gesù l’Evangelista cerca di spiegare il famoso titolo collocato sulla croce, del quale gli Ebrei si servono per affermare che Gesù è stato condannato per motivi politici; ma, la parola di Gesù, cioè che il suo regno non è di questo mondo, rivela che esso non può costituire una minaccia per l’impero romano. Pilato ha capito solo che Gesù rivendica il titolo di re e gli domanda: Dunque tu sei re?. Gesù conferma: Tu lo dici: io sono re, ma ulteriormente precisa per cercare di guidare Pilato a una maggiore comprensione: Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce. Pilato capisce unicamente che a Gesù non importano le questioni politiche e perciò cerca di salvarlo, apparendogli chiara l’inconsistenza delle accuse politiche contro di lui e rendendosi conto che tutte le accuse sono solo di gelosia e paura di perdere autorità sulla gente.

Siamo come Pilato che non capisce quasi niente del Regno di Gesù? Siamo convinti che Gesù ha predicato un regno che non è di natura mondana? Cerchiamo nella Chiesa un regno di Dio alla stregua di quelli di questo mondo?

III - e aggiunge: perché comprendiamo che servire è regnare,

E’ molto difficile che capiamo questo e perciò dobbiamo chiederne la grazia con insistenza. Trovavano difficoltà persino gli Apostoli, che in più di un’occasione si meritarono rimproveri. Gesù è re, ma ha detto di sé: Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (Mc 10,45). E i discepoli, che partecipano della sua regalità, devono ispirare la loro vita a questo suo atteggiamento: Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti (Mc 10,42-44). Se per Gesù la regalità fu servizio, e continua a esserlo ora che sta in Cielo e nel SS. Sacramento, anche per noi servire è regnare…

IV - e con la vita donata ai fratelli confessiamo la nostra fedeltà al Cristo, primogenito dei morti e dominatore di tutti i potenti della terra.

a. Il servizio più grande che Cristo ha reso agli uomini è stata la sua Passione e Morte per la loro salvezza. Per indicare questo servizio, Gesù lavò i piedi ai discepoli e minacciò Pietro che si rifiutava: Se non ti laverò, non avrai parte con me. Quella lavanda dei piedi era per renderli puri: Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti, e anche Pietro aveva bisogno di questa purificazione, che viene a tutti gli uomini per il fatto che Cristo ha dato la sua vita per loro. Anche i discepoli di Gesù devono essere disposti a dare la vita per i fratelli; Gesù disse di sé: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv 15,13); e noi dobbiamo fare altrettanto: Da questo abbiamo conosciuto l'amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli (1Gv 3,16). In tal maniera noi mostriamo che un solo spirito e un solo Spirito anima il Capo, che è Gesù, e noi membra del suo corpo mistico.

b. Questo Gesù, che ha dato la vita per noi, già nell’AT veniva preannunciato come un personaggio celeste e umano nello stesso tempo e si dice che a lui sarebbe stata conferita una gloria straordinaria: Gli furono dati potere, gloria e regno;/ tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano:/il suo potere è un potere eterno,/ che non finirà mai,/ e il suo regno non sarà mai distrutto.

Giovanni nel NT ci presenta i titoli per cui Gesù deve essere considerato il sovrano dei re della terra. Anzitutto Gesù Cristo è il testimone fedele, cioè la Parola efficace del Padre; egli è il primogenito dei morti, cioè colui che è morto ma è risuscitato per primo e noi seguiremo; egli è Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, perché in effetti si è acquistato un popolo col proprio sangue, purificandoci dai nostri peccati; con questi titoli possiamo già acclamarlo ora in questo mondo: a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen; egli, proprio in forza di tutti questi titoli, può apparire con potenza sulle nubi come il giudice dell’universo: Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà,/ anche quelli che lo trafissero; anche Pilato si presenterà al giudizio da lui, egli che aveva domandato a Gesù: Sei tu il re dei Giudei?, ricevendone in risposta un’altra domanda: Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?, risposta che non gli piacque: Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?; anche lui come tutti gli uomini dovrà essere giudicato: per lui tutte le tribù della terra /si batteranno il petto.

Facciamo nostra la professione di fede di Giovanni: Sì, Amen!

Pensiero eucaristico.

Questo Gesù, ormai risuscitato e glorioso ma che ha affrontato la Morte per noi, rendiamo presente nell’Eucaristia che è memoriale della sua Passione. Riconosciamolo come Dio glorioso anche se nascosto sotto i segni del Maestro che insegna e del pane e vino consacrati. Preghiamo Maria, Madre sua e nostra, e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni, di riconoscere Gesù nella sua infinita grandezza già ora nella fede che un giorno lo contempleremo senza veli in cielo.

Rolling Eyes 19.11.2009 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio (SA), tel. 081.951164 334.1706621 francescospaduzzi@virgilio.it www.bastamare.it MSN: enricomarias@live.it

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