Movimento Apostolico - Diocesi di Catanzaro

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Movimento Apostolico - Diocesi di Catanzaro

Messaggio  Andrea il Gio Dic 24, 2009 3:09 pm

Inizio oggi le catechesi della Diocesi di cui sopra e cercherò di avere una frequenza settimanale.

1a puntata

LA CROCE È LA VIA DELLA VERITÀ

La verità è il nutrimento dello spirito, il quale ad essa tende come a sua naturale luce. Ma l'uomo, soggetto libero, quando è nel peccato, soffocando la verità, uccide il suo spirito. Chi è nella morte spirituale, vive di menzogna, morendo per l'errore, nel regno del male e delle tenebre. Il peccato muove così guerra alla verità e le tenebre combattono la luce. La luce persegue la strada del bene, dell'amore, della giustizia, della misericordia. Le tenebre, alimentate dalla superbia e dall'invidia del cuore, generano odio e violenza. La menzogna diviene così "legge" di morte e il suo primo frutto è la confusione.
Parole, frasi, concetti, idee, creando il dubbio, il sospet¬to, l'incertezza, l'indecisione, sradicano la verità dal cuore degli uomini. La menzogna si conosce per la vanità spirituale delle sue parole, le quali, a guisa di bicchieri vuoti, vengono riem-pite all'occorrenza di ogni sorta di veleni pestiferi e mor¬tali per la fede. Si ha la forma, ma non l'essenza, si dice, ma non la verità, o almeno non tutta e nella sua interezza, alimentando così il caos spirituale.
Menzogna e menzogna si combattono vicendevolmente, facendosi il male. Servendosi dell'imposizione e del ricatto morale, dell'ipocrisia e di ogni inganno, della crudeltà e della ferocia, della temerarietà e della sfida ad oltranza a volte si uccidono anche a vicenda. Menzogna e verità non combattono, invece, ad armi pari, poiché la verità non può fare il male. Quando la menzogna si scontra con la verità: per la menzogna, o la conversione, o la semplice fuga per motivi di convenienza e di opportunità, o il lavoro sotterraneo di demolizione, o l'aperta opposizione, con modalità di intervento sul territorio e con mezzi appropriati da momento a momento, o la violenza. Mentre per la verità o la rinuncia al bene, o il silenzio e quindi l'omertà spirituale (e sarebbe per essa la sconfitta e la perdita della propria identità), o l'esporsi fino alla morte fisica. Difficilmente la menzogna arriva alla conversione, dovrebbe ritrattare la sua stessa vita, accettare la luce di Cristo, operare una profonda metanoia (μετάνοια), quel cambiamento radicale di mente, passare dal cuore di pietra al cuore di carne.
Sovente non lo si vuole, spesso neanche lo si può, poiché la menzogna è irretita dal suo stesso peccato, il quale la sovrasta e la tiene prigioniera, come incatenata in un cerchio di schiavitù e di morte, nel regno delle tenebre e del male. Non le resta che la sorda opposizione che arriva talvolta fino al terrorismo spirituale, alla guerra psicologica, alla distruzione fisica della verità.
La luce non può rinunciare a combattere la battaglia; la combatte però solo chi è deciso e finché resta nella ferma determinazione di perdere la propria vita per il regno. Chi ama la sua vita è già un perdente, il regno delle tenebre lo ha già sconfitto e divorato. La lotta è lunga e lenta. Si comincia con la rinuncia alla propria identità. Viene calpestata la dignità della persona umana, fatta ad immagine di Dio, quindi soggetto libero, responsabile, autorevole, nelle cui mani il Signore ha posto la sua vita e la vita del mondo, a lui anche ha affidato la sua verità perché l'annunzi con la sua vita e la testimoni con le sue opere.
L'io della persona è chiamato così a cedere il posto a Dio e da Lui a lasciarsi giudicare, guidare, a lui solo obbedire sino alla fine dei giorni. Dopo questa scelta, personalissima, che segna l'avanzamento nel cammino della verità, la lotta diviene più aspra e più dura. Bisogna pregare molto. L'aiuto di Dio è forza e sostegno. Il rinnegamento di se stessi è la vittoria più difficile da ottenere. Lo si può a condizione che dinanzi agli occhi regna Cristo, il suo amore, il suo regno, la sua croce, la sua morte, ma anche la sua risurrezione. Durante la lotta, la verità trasforma lo spirito dell'uomo e questi comincia a vedere le cose nella loro intima essenza, nel più profondo loro valore: bene e male, cielo e terra, morte e vita, peccato e grazia, inferno e paradiso acquistano il loro vero, autentico significato.
Anche la morte in croce di Gesù Signore viene compresa nel suo soprannaturale evento di salvezza e di redenzione per il genere umano. La parola di Dio letta dallo spirito che cerca la verità svela il suo contenuto, quello divino, eterno, immutabile. Veramente essa diviene la luce che illumina la storia del mondo e di ogni uomo. Viene colta anche la propria quotidianità, e quindi la si può purificare da ogni scoria di imperfezione per condurla sulla via di una più perfetta santità, di una più autentica conformazione al Signore di ogni storia, a Cristo Gesù veri¬tà divina per ogni vita ed ogni uomo.
L'io vilipeso, maltrattato, umiliato, privato della sua so¬prannaturale dignità, non reagisce, non apre bocca, non si difende. Deve invece difendere la verità di Dio, di Cristo, dello Spirito, della Chiesa, la stessa verità che lo fa essere e vivere, in un cammino di salvezza, verso il regno eterno. La croce diviene la via della verità. La morte inferta dal male il suo sigillo. La risurrezione però è la risposta di Dio a quanti espongono la vita per la difesa della sua verità.
A Maria Santissima, la Madre della Redenzione, chiediamo aiuto per perseverare sulla via della verità, per percorrere la strada del Vangelo di Gesù Signore. Ella che ai piedi della croce per la verità si lasciò trapassare l'anima dalla spada della sofferenza e del dolore, divenendo così Regina dei Martiri, ci sostenga in questa quotidiana lotta per l'affermazione della Legge della salvezza dell'uomo.

Dal Primo libro, 1992

Pace e bene


Ultima modifica di Andrea il Ven Gen 08, 2010 4:47 pm, modificato 3 volte

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Re: Movimento Apostolico - Diocesi di Catanzaro

Messaggio  Andrea il Lun Gen 04, 2010 11:34 am

2a Puntata

PER NON CADERE IN TENTAZIONE


La tentazione è sempre contro l'essere dell'uomo, vuole la sua distruzione, il suo annientamento, quella morte spiri¬tuale, di cui la morte fisica è solo una pallida immagine. Quando la tentazione vince, l'uomo muore in se stesso, in tutte le sue manifestazioni di pensiero e di opera, di in¬telligenza e di volontà, di progettualità per il compimento e la realizzazione secondo verità del suo essere.
Dalla morte, per la potenza di Cristo Gesù, a causa dell'of¬ferta della sua volontà al Padre suo Celeste, l'uomo è stato ricondotto nella vita, lo Spirito del Signore ora è la sua forza, la luce di Cristo è la sua verità, il Corpo e il San¬gue del Risorto è la sua linfa di vita e toglie quella sete di autodistruzione e di annientamento sempre presente e co¬stantemente operante nel suo cuore.
Dalla morte per passare alla vita, nella vita per restare in vita, l'uomo ha bisogno della preghiera. Più forte e più grande è la tentazione, più intensa e più insistente deve essere la preghiera. La preghiera è invocazione d'aiuto di quanti sono nella mor¬te, nella debolezza, nella distruzione, nell'annientamento. Solo l'Onnipotenza divina può rifare il cuore, la mente, lo spirito, la stessa anima dell'uomo, che deve essere rivivi¬ficata dal soffio della carità di Dio. Nella preghiera Dio e la sua grazia, il suo eterno amore, l'alito della vita eter¬na operano nell'anima e questa ricomincia a vivere e a frut-tificare.
Questo dono bisogna volerlo, chiederlo, per sé e per gli altri, per il mondo intero. Poca è oggi la preghiera di in¬tercessione, di impetrazione della grazia di Dio per il no¬stro ritorno alla vita. Questa preghiera lentamente sta venendo meno. La causa è da ricercare nella caduta della fede che la sosteneva. Oggi si dice che tutti andremo in cielo; si afferma che nessuno si dannerà, a causa della immensa misericordia di Dio, che non può né deve tenere conto del peccato dell'uomo. In questa non-fede la preghiera di intercessione per il pas¬saggio del peccatore dalla morte alla vita non ha più signi-ficato, è senza importanza. Il modo errato di pregare tradi¬sce un modo falso di credere. Si prega male, perché si crede falsamente, non si prega per niente, poiché non si crede secondo verità. La verità della fede si sta dissolvendo e il regno della morte avanza, mostrandosi quasi visibilmente nella sua potenza distruttrice.
Ricomporre il modo di pregare si può, a condizione che si ricomponga prima il modo di credere. E' opera urgente, ma difficilissima da compiere, poiché molti ormai sono radicati e quasi accecati nella mente, nel cuore e nello spirito dal¬la loro falsa concezione della fede. Quella Chiesa, quella comunità che vuole avere "successo" di salvezza, sappia che avrà un lunghissimo cammino da percor¬rere; dovrà riseminare ex-novo la vera fede nei credenti. Riaccesa la retta fede nel cuore, rimessa la divina carità nell'anima per la preghiera di impetrazione e i sacramenti della vita, aiutati i fratelli con preghiera insistente e ininterrotta a ricomporre il dissidio con Dio e la morte con se stessi, bisogna che il redento da Cristo Salvatore riman¬ga nei beni della salvezza e in essi perseveri fino alla fine. Sarà infatti l'ora della morte che sancirà il nostro stato di santità, o di peccato.
Anche per la permanenza nella salvezza occorre la preghiera diuturna, convinta, dettata dall'amore per il Signore, sor¬retta dalla speranza, fortificata dalla certezza che solo perseverando è possibile entrare nel regno eterno di Dio, per fare parte dei cieli nuovi e della terra nuova. Molta preghiera è fatta per l'inutilità e la vanità; essa non è orientata alla vita, è fatta per rimanere nel peccato; è espressione di cuori già segnati dalla morte spirituale, privati della divina carità. Tanta preghiera viene detta solo per il tempo e per le cose di questo mondo, per la sussistenza del corpo, ma non per la salvezza dell'anima.
La vita eterna ricevuta in dono, persa, ma riconquistata da Cristo, data attraverso i sacramenti, per la nostra conver¬sione e la fede nel Vangelo della salvezza, non è una acqui-sizione per sempre. Il pericolo di perderla, di rinnegare il Signore, di essere privati di nuovo della divina carità, è reale. La preghiera è tempo di battaglia, di combattimento, di lotta spirituale. E' in questo combattimento che il cristiano attinge la vita eterna e il suo incremento; è in questa lotta che la vita nuova si irrobustisce, diviene adulta, si fortifica, acqui¬sta quelle divine proprietà di invulnerabilità contro il male e i suoi tentacoli di morte.
Rimanere in vita, per e nella vita di Cristo, ricevere la vita dal Signore, crescere in essa è dono che costantemente dobbiamo impetrare dall'eterno di Dio e per questo dobbiamo metterci in preghiera. Pregare è riconoscere chi siamo noi e chi è Dio: noi il niente, la morte; Dio, il tutto, la vita; noi la debolezza e la fragilità, l'inconsistenza e il falli¬mento; Lui, Dio, è la forza, la tenacia, il valore eterno e il successo della nostra salvezza. Ma noi siamo anche corpo, il Corpo del Signore Gesù. Pregare come Corpo di Cristo, per Cristo e con Maria Santissima, è certezza di essere esauditi e quindi è possibile non solo il passaggio dalla morte alla vita, ma anche il permanere nella vita eterna di Dio.
Madre della Redenzione, aiutaci a capire la nostra situazio¬ne di morte. Ottienici la grazia di comprendere che la vita eterna è il bene supremo dell'uomo. Dacci una retta fede, ancorata e fondata sulla verità di Cristo tuo Figlio. Solo così sarà possibile iniziare a pregare il Dio tre volte san¬to perché ci faccia dono della sua santità e ci conservi in essa per tutti i giorni della nostra vita. Tu che sei immacolata e santissima, ricolma della vita di Dio, sostieni il nostro cammino e conservaci sempre nell'a-more del Signore, in quella divina carità, che è la fonte di ogni vita, oggi e domani, sulla terra e nel cielo.

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Re: Movimento Apostolico - Diocesi di Catanzaro

Messaggio  chiarotta91 il Lun Gen 04, 2010 2:44 pm

La catechesi postata da Andrea ci ricorda ancora una volta la presenza della Chiesa, in prima linea , a difendere i valori della giustizia, dell'umanità e della condivisione in una terra dove strutture di peccato condannano invece uomini e donne all'emarginazione. La Locride è una terra ad alta densità mafiosa . Catanzaro cerca come tutta la Calabria di dare ai giovani modelli sociali e culturali orientati al bene comune. E' notizia di questi giorni l'intimidazione mafiosa ai magistrati che operano per estirpare la violenza di una giustizia "fai -da -te" tipica della 'ndrangheta. La Chiesa veicolando il perdono, la fratellanza universale opera per ricucire un tessuto sociale lacerato al suo interno. Mons. Bregantini è stato per molti anni vescovo di Locri-Gerace , una zona calda. Nelle terre sottratte ai mafiosi ha impiantato coperative agricole , ha dato lavoro ai giovani , sottraendoli al facile guadagno di un lavoro disonesto. Ora è stato trasferito ad Avellino. Ma i suoi frutteti , le piantagioni di mele, di cedro ,nonostante siano stati più volte dati alle fiamme emanano ancora il profumo dell'onestà e dicono a tutti che il bene può contrastare il male. Occorre però l'impegno di tutti.
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Re: Movimento Apostolico - Diocesi di Catanzaro

Messaggio  Andrea il Ven Gen 08, 2010 4:37 pm

3a puntata

STORIA COME RIVELAZIONE


La storia, terreno della salvezza e via dell'eternità, è luogo e tempo del divenire dell'uomo, del suo farsi in bene ed anche in tanto male, singolarmente e comunitariamente. La storia, impastata di tanto peccato, redenta da Cristo e santificata dalla grazia dello Spirito per la fede, vive in tensione di vita e di morte eterna.
La storia non si autodetermina, essa è fatta dall'uomo, in modo giusto o ingiusto, ed ognuno per la sua parte è responsabile del suo processo o divenire globale. Porre pertanto mano all'aratro e tracciare nel suo terreno i solchi della giustizia, della pace, della misericordia, della carità, diviene per il seguace di Cristo, il compito primario, poiché la storia è per lui il Regno di Dio che già inizia in questo tempo, come pellegrinaggio e cammino per il raggiun¬gimento della nuova Gerusalemme del cielo.
Separare storia ed eternità è il più grave errore che il cristiano possa compiere, poiché in tal caso separerebbe il regno dalla via ed il terreno nel quale il buon grano della salvezza deve germogliare, crescere, maturare. Per lavorare con frutti di santità il campo della storia, è necessario che il cristiano sia buon conoscitore di esso, in esso sappia muoversi, camminare con agilità, leggere in pro¬fondità difficoltà e situazioni, discernere buon grano e zizzania. La cattiva lettura della storia produce triboli e spine, con conseguenze inarrestabili.
La miopia dello spirito, la durezza del cuore, l'ottusità dell'intelligenza, la stoltezza e l'insipienza con la quale a volte si legge la storia è causa di irreparabili disastri. L'egoismo e la superbia sono poi i cattivi consiglieri, i suggeritori diabolici che ostacolano anche quel barlume di luce, che la stessa intelligenza umana, anche se depravata dal peccato, è in grado ancora di percepire. Ma Dio ha pietà del suo popolo, lo vuole salvo, e per questo irrompe nella storia dell'uomo. In Cristo Gesù Lui stesso, Logos Eterno, si fa storia, anche lui diviene, poiché si incarna, nasce, cresce, si sviluppa, termina la sua esistenza terrena con la morte in croce, va oltre la stessa morte, poiché la vince nella sua risurrezione gloriosa.
Cristo Gesù è il grande maestro che ci insegna, a tutti, indistintamente, a leggere la propria storia di male, di peccato, di chiusura, di egoismo, di superbia, ma anche del¬la grande misericordia divina, sempre operante in essa. La rivelazione è storia, poiché essa è luce che legge gli eventi: l'evento di peccato dell'uomo, l'evento di grazia e di salvezza di Dio. Chiudersi alla storia è precludersi ogni capacità di leggere la rivelazione e di leggersi in essa, quindi di incamminarsi sulla via del giusto divenire che dovrà essere fatto secondo la verità del proprio essere e della propria essenza.
Dio parla sempre attraverso la storia: storia personale, comunitaria, ed anche mondiale, di ogni uomo e di tutti gli uomini. Chi fallisce nella lettura secondo verità, si pre¬clude per sempre la possibilità di intervenire in modo posi¬tivo su di essa, per costui la storia sarà solo via di per-dizione per se stesso e per gli altri, poiché non avrà aiu¬tato gli altri a inserirsi nel mistero della verità e quindi della salvezza.
Alla storia non si oppone l'intelligenza, sempre e comunque capace di cogliere la verità di essa, anche se non ha i mezzi e le possibilità di salvarla, si oppone invece la volon¬tà, la quale decide di chiudere gli occhi e di non vedere, poiché in caso contrario dovrebbe mettere in questione la propria coscienza e dare una svolta nella conversione del cuore e della mente, metanoia di salvezza, accoglienza del regno di Dio, per aderire al messaggio della salvezza, che inizia appunto con la dichiarazione della falsità della no¬stra storia di menzogna, ma è anche invito a convertirci alla storia della verità, fatta è detta da Cristo Gesù.
L'annuncio evangelico è giudizio di falsità e di menzogna di una storia che l'uomo vive senza Dio e quindi senza l'uomo, pertanto senza presente di salvezza e con un futuro di dan-nazione certa. E' questo giudizio di falsità e di menzogna, di tenebra sulla storia dell'umanità e anche di certa religione che si viveva al tempo di Gesù la causa della condanna a morte del Figlio di Dio.
Se la storia è il luogo della rivelazione, l'uomo di Dio deve essere un attento lettore, uno scrupoloso scrutatore di essa, con somma saggezza, con intelligenza di Spirito Santo, deve cogliere tutti quei segni e quegli aspetti che rivelano l'azione misteriosa di Dio per la salvezza del mondo. La storia è il grande volume della rivelazione e del suo apprendimento. Chiudersi alla storia è chiudersi a Dio e alla sua volontà di salvezza per ogni uomo. E'anche il perenne rifiuto dell'uomo, è, a volte, quel peccato contro lo Spirito Santo, che fa attribuire a Satana le opere di Dio, pur di non aprirsi all'azione misteriosa e salvatrice del Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo.
Poiché la storia ogni giorno si fa, ogni giorno l'uomo di Dio deve impetrare dal Signore la saggezza e l'intelligenza dello Spirito per leggervi dentro e compiere il ministero della salvezza. E' il ministero della profezia cristiana che deve dire al¬l'uomo il peccato, svelare la menzogna, indicare la via della verità e della giustizia, sempre attraverso la lettura della storia con gli occhi della verità di Dio e non più con quelli della falsità dell'uomo.
La Madre di Gesù, colei che profetò sulla storia di Dio con l'uomo, indicando il perenne agire di Dio, che abbassa i superbi e innalza gli umili, manda a mani vuote i ricchi e sazia di beni gli affamati, ci aiuti a non opporci e a non combattere la storia di Dio con l'uomo, poiché in tale caso non avremmo più via per la salvezza e la redenzione. I santi, lettori attenti della storia e quindi grandi operatori di verità e di giustizia, ci siano vicini, ce lo chiede la salvezza dei nostri fratelli.

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Re: Movimento Apostolico - Diocesi di Catanzaro

Messaggio  Andrea il Ven Gen 15, 2010 3:43 pm

4a Puntata

LA CADUTA DALLA FEDE


La perfetta conoscenza della verità della fede è la suprema norma per essere e rimanere nella vita divina. La volontà di Dio, il pensiero di Cristo, la luce della verità dello Spi¬rito devono plasmare la mente del discepolo del Signore, sì da divenire sua intelligenza, sapienza, conoscenza, inteletto, unica regola di lettura, di comprensione, di interpretazione della propria storia e di quella del mondo intero.
La conoscenza purissima della verità rivelata deve poi trasformarsi in fede, cioè in accoglienza della volontà di Dio e in totale affidamento al Signore. Così in Dio si poggia e si fonda la propria esistenza, per essere da lui assunta e guidata verso la completa realizza-zione, per il compimento di quell'unico divenire storico che il Signore ha tracciato, perché lo si attui e si presti a lui il primo e fondamentale culto dell'adorazione e della glorificazione, che è il riconoscimento di Lui come Signore e Padre, Creatore e Redentore, Santificatore e Guida della nostra vita.
Tanto cammino oggi è impedito dalla caduta dalla fede di molti credenti. Non è più la verità di Cristo e di Dio a sostenere i loro passi, bensì il sentire personale, l'idea del momento, la spensieratezza della suggestione, l'estempo-raneità della moda teologica ed anche spirituale. Urge rimettersi sulla via della verità rivelata, sul sentie¬ro del vangelo, per farlo divenire forma della propria vita, principio del quotidiano agire, fondamento di ogni iniziativa per la crescita del proprio spirito, tendente a formare in noi Cristo Signore, modello ed esempio di ogni crescita spirituale secondo Dio.
La confusione nella verità della fede è il tarlo che corrode e manda in rovina ogni forma di spiritualità, la quale, perché sia vera, è necessario che dal Vangelo parta, e dopo essere stata trasformata in vita, al Vangelo ritorni, perché riceva la sua verifica e la sua giustificazione di salvezza. Il Vangelo è la norma ed è la luce che deve costantemente leggere la verità e la santità di ogni cammino spirituale. Solo in esso infatti è la certezza che il nostro cammino procede secondo verità e giustizia e che la nostra via con¬duce al regno dei cieli. L'aver abbandonato la via della verità, l'averla confusa con la menzogna e le tenebre dell'ingiustizia ha fatto sì che regnassero e imperassero confusione, imprecisione, ipocrisia, inganno, cattiva dottrina, falsità, travisamento, annullamento della rivelazione, cose tutte che giustificano il permanere dell'uomo nel peccato e nell'impossibilità di quel passaggio alla grazia che segnerebbe l'inizio della sua sal¬vezza.
Poiché la caduta dalla fede comporta l'autointerpretazione della verità della salvezza e l'autogiustificazione dei propri atti peccaminosi, diviene improcrastinabile iniziare un cammino di conversione: dal vizio alla virtù, dal peccato alla grazia, dall'imperfezione alla perfezione; compiendo prima una molteplice liberazione da uno stato peccaminoso che neanche più si percepisce come tale: dalla convinzione che nello stato di peccato è possibile essere persone disponibili allo Spirito; dalla presunzione che sono gli altri la causa del nostro non cammino; dalla certezza che si possa piacere a Dio senza un serio e forte impegno per l'acquisizione delle virtù; dalla persuasione che da soli, senza la mediazione ecclesiale e le sue vie sacramentali, si possa raggiungere il regno dei cieli; dall'errore acquisito che senza la propria santificazione sia possibile santificare gli altri; passando poi dall'attenzione agli altri, ritenuti peccatori da salvare, all'attenzione a sé stessi, per compiere la propria conversione, realmente, secondo verità e santità; iniziando infine un vero, serio, costante, efficace cammino di santificazione. Il ritorno a Dio del mondo è nella santificazione personale.
Occorre allora volontà decisa, proposito fermo, risolutezza dello spirito e fermezza dell'anima di non più peccare, di rompere definitivamente con il peccato mortale ed anche veniale. Non aiutati dalla verità, poiché assai lontana dal cuore, restando il nostro cammino nelle tenebre, la grazia data a modo di granellino di senape nei sacramenti della salvezza, non riesce a sviluppare le sue radici perché divenga in noi albero di santificazione e di grande carità. E così la grazia non trasforma l'anima, poiché l'anima non è illuminata dalla verità, non fortifica il cuore, poiché il cuore è carico di peccato e di tanta ingiustizia.
Ribaltare la situazione si può, a condizione che si cominci a compiere bene ogni cosa che facciamo, cioè secondo verità e santità, nella luce della parola e nella forza della carità di Cristo e di Dio. Il male però è lì, sempre pronto a tentarci perché trasformiamo la santità in peccato, la grazia in vizio, la verità in menzogna, la luce in tenebra.
Egli vuole che tutto divenga per noi formalità, accomodamento, ritualismo, ciclo storico, ripetizione, inerzia ed abulia, esteriorità, vanità ed anche fanatismo. Quando non c'è cammino nelle virtù, e virtù che segnano l'inizio del cammino della perfezione sono la pazienza, l'umiltà, la modestia, il dominio di sè, l'affabilità, la giustizia (specie nel compimento dei doveri del proprio stato), la docilità, il rinnegamento di se stessi, la discrezione, la povertà in spirito, lo spirito di orazione, l'obbedienza, non si cresce nella santificazione, c'è solo assuefazione al mondo del peccato, non c'è vita cristiana.
Madre della Redenzione, tu che hai sempre percorso la via della più grande santità, aiuta noi tuoi figli, ad uscire dal nostro quietismo spirituale per intraprendere il sentiero della volontà del Padre celeste. Dobbiamo dare a questo mondo la verità di Cristo Gesù, ma non lo possiamo se non la viviamo pienamente. Tu ci aiuterai ed il mondo potrà intravedere la luce della salvezza e gustare la grazia della redenzione. Aiutaci, Madre, vogliamo compiere bene il nostro cammino spirituale, fino al regno dei cieli.

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Re: Movimento Apostolico - Diocesi di Catanzaro

Messaggio  Andrea il Mer Gen 27, 2010 6:19 am

5a puntata

NELLA PASTORALE DELLA CHIESA

Essere e dimorare nella pastorale della Chiesa è obbligo e dovere di ognuno, di quanti cioè vogliono condurre l'uomo alla salvezza. La pastorale infatti ha un'unica finalità: strappare l'uomo dal regno delle tenebre, condurlo nel regno della luce, aiu¬tarlo a perseverare nel cammino della verità, sostenerlo perché il suo piede non vacilli nell'attraversare quel de¬serto che va dal battesimo al giudizio particolare.
Senza questa finalità non esiste pastorale ecclesiale e tut¬tavia essa si costruisce su dei principi solidi, essenziali, che rendono possibile la stessa finalità: sono il dono della Parola (o Verità) e della Grazia (o Sacramenti), che illumi-nando la mente, rinnovando e riscaldando il cuore, raffor¬zando la volontà, danno all'uomo la luce e la forza per cre¬scere sempre più in sapienza e grazia, al fine di compiere la sua vocazione primaria che è il raggiungimento della pro¬pria santificazione.
Senza volontà decisa, ferma, costante nel conseguimento del¬la propria santificazione non c'è pastorale ecclesiale, poi¬ché questa è la vocazione unica, cui tutti devono sottomet¬tersi, sempre, ogni giorno. Sottrarsi a quest'obbligo per cattiva volontà, per non desi¬derio, per apatia, perché distratti o tentati dalla seduzio¬ne di una salvezza "secolarizzata", per un "uomo dimezzato", è certamente fare qualcosa, ma non fare secondo Dio, non è quindi secondo la volontà della Chiesa.
E' un fatto certo, evidente, la storia lo manifesta, l'agire quotidiano lo rivela: moltissimi sono coloro che non tendono più alla santificazione, perché non sono aiutati, perché non lo reputano più necessario, ponendosi così fuori del cammino della Chiesa, poiché si pongono fuori della sua finalità. Ignorata questa finalità, si escludono anche i principi del¬la verità e della grazia, necessari per l'acquisizione di una più grande santità.
Si vive nella Chiesa, ma non si è della Chiesa, si compiono molte opere, ma non sono le opere della Chiesa, anche se sono opere di uomini di Chiesa. Il passaggio dall'opera di Dio all'opera dell'uomo è facile, e lo si vive quasi inav-vertitamente. Ognuno vuol toccare, vedere, palpare, contare, numerare. Questo lo si può fare con l'opera umana. Con l'opera di Dio invece c'è solo una croce da portare e un cammino da compie¬re, quello della propria conversione e di una sempre più perfetta conformità a Cristo Signore.
Chi rimane nei principi e nella finalità, perché si portino frutti abbondanti e l'opera sia sempre perfetta, ha bisogno di curare la modalità dell'unità, della comunione, della singolarità. La Persona santa è il soggetto-strumento dello Spirito per compiere l'opera della Chiesa. L'opera si compie nel corpo di Cristo.
Ognuno nel corpo riceve vita di santità e la dona, deve ri¬ceverla e deve donarla; se solamente la donasse, ma non la volesse ricevere, cadrebbe immediatamente dallo stato di santità e si immergerebbe nel buio del peccato, diventerebbe tralcio secco, da tagliare e gettare nel fuoco, a meno che con un atto di conversione non si faccia ritorno nello stato di grazia, per riprendere il cammino della santità.
Papa, Vescovi, Sacerdoti, Diaconi, Cresimati, Battezzati, Sposati hanno un dono particolare da dare e da ricevere: gli uni dagli altri, gli uni per gli altri, la comunione deve essere ascensionale, discensionale, orizzontale. Chi si pone fuori di questa triplice forma di comunione cer¬tamente non potrà operare la pastorale della Chiesa. L'assenza di questa comunione rallenta, fino ad estinguerla, la finalità della Chiesa. La rivelazione parla di Apostoli e di profeti, di evangelisti e di dottori: è la loro comunione essenziale, vitale, sacramentale, spirituale che farà cre¬scere la Chiesa nella sua verità, nella sua grazia, nella sua santità.
La vita della Chiesa si fonda sugli Apostoli come sui profe¬ti, allo stesso modo, senza differenza, la differenza è nel¬la particolarità del proprio carisma, coessenziale e cone¬cessario alla santificazione del mondo. Sacerdozio e laicato non sono due entità opposte e separate, sono due carismi differenti per ordine e grado e due diverse modalità per operare l'unica santificazione dell'unico popo¬lo di Dio. La loro armonizzazione e la loro unità, nel ri¬spetto della singolarità e della particolarità del carisma e dell'istituzione deve essere la forma della pastorale della Chiesa.
Tutto il resto diventa ambito storico, logistico, la cui funzionalità deve essere costantemente verificata, rinnova¬ta, aggiornata alle esigenze dei tempi e dei momenti. La storia della Chiesa ci insegna che molti di questi ambiti una volta fiorenti, ora non esistono più, e che altri sten-tano a resistere alle mutate condizioni della vita dell'uo¬mo. La Chiesa tutta deve attingere saggezza nello Spirito Santo per capire come presentarsi all'appuntamento con l'uomo, che vive qui ed ora, e invocare da Dio la franchezza e il corag¬gio, la virtù della fortezza per rinnovarsi costantemente, se vuole presentarsi dinanzi alla storia senza i condiziona¬menti dei tempi e dei luoghi. Anche questa volontà di rinno¬vamento è via e modo di fare pastorale santa e di compiere l'opera di Dio.
Pensare di fare pastorale ecclesiale solo ricorrendo all'uso di una presenza nell'opera della Chiesa del solo corpo, ma non dello spirito (perché non si accettano le direttive di verità e i cambiamenti dettati dalla storia che il Magistero costantemente propone, o perché si rifiuta lo Spirito di profezia che aleggia costantemente nella Chiesa di Dio fon¬data sulla roccia che è Pietro), né dell'anima (perché si è persa di vista la stessa finalità, l'unica della pastorale della Chiesa, per sé e per gli altri), è modo sbagliato, è anche peccato, se c'è l'intenzionalità.
Ci aiuti la Madre della Redenzione, colei che con il suo sì, pieno, perfetto, santo, permise a Dio di compiere la sua opera di redenzione e di salvezza per chiunque crede.

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Re: Movimento Apostolico - Diocesi di Catanzaro

Messaggio  Andrea il Lun Feb 22, 2010 5:36 am

6a Puntata

UN DOCUMENTO CHE CAMBIA LA STORIA


"Vi darò pastori secondo il mio cuore, i quali vi guideranno con scienza e intelligenza" (Ger 3,14-15).
Sono le Parole che il Signore rivolge a Geremia per annunziargli il suo intervento di salvezza a favore del suo popsi9lo, sono anche le Parole con le quali il Santo Padre inizia la sua Esortazione post-sinodale "Pastores dabo vobis" (La formazione dei sacerdoti nelle circostanze attuali).

Il sacerdote è un mediatore, è il mediatore tra il Dio tre volte santo ed il popolo da santificare e condurre al regno dei cieli. E' sufficiente che la "storia" cambi "la comprensione" dell'uno o dell'altro dei "Soggetti" da mettere in comunione (Dio-uomo), perché venga modificata e trasformata anche la ministerialità del mediatore, pur restando intatta l'interiore sua essenzialità sacramentale, di uomo consacrato da Dio, in Cristo, per lo Spirito. La "Verità" deve trasformare la storia, convertendola e conducendola a Dio.

Quando invece è la storia a cambiare la "Verità", perché la rende "serva" del tempo e della sue strutture, la grazia viene come vanificata nella sua forza di santificazione e lo stesso Spirito di Dio si trova ad essere come estinto, "costretto" dal peccato dell'uomo a non più operare la conver¬sione e l'elevazione della creatura nel regno del suo Creatore.

Il mediatore non è strumento "passivo", "neutro", nelle mani del Signore. Egli è soggetto responsabile, storico; alla sua intelligenza, sapienza, volontà, forza e determinazione è affidata l'immutabilità della verità della salvezza perché la incarni nella mutevolezza e nel cambiamento dell'uomo, il quale è sempre in un divenire di essere e vive in perenne trasformazione.

La sua persona deve essere avvolta tutta dall'eternità di Dio, dalla grazia di Cristo, dalla santità dello Spirito. Egli deve dare, facendosi; deve unire, trasformandosi; deve congiungere, prendendo su di sé Dio e l'uomo, operando lo scambio nella sua persona. Egli è l'uomo della verità, della carità, della speranza, del regno di Dio. Egli fa il regno di Dio, e lo fa lasciandosi animare dalla carità pastorale di Cristo, agendo in nome di Cristo Capo e Pastore del suo gregge.

Se è la carità pastorale di Cristo a muovere il sacerdote: l'amore non conosce schemi, né può essere imprigionato, o asservito a strutture che non appartengono a quell'uomo, al quale egli deve manifestare il Volto del suo Salvatore e Redentore. Il Santo Padre vuole un sacerdozio aperto ai segni dei tempi, capace di annunziare Gesù Cristo, oggi. Egli vuole un sacerdote santo, ma anche dotto, che sappia leggere la storia dell'uomo, interpretarla nei suoi elementi di trasformazione, di verità, di errore, di falsità, ma anche che voglia cogliere tutti quei germi e quegli aneliti sui quali innestare la rivelazione e la luce della verità eterna della salvezza.

E' proposto quindi un sacerdozio dinamico, non statico, a¬perto, non chiuso, annunciatore del vangelo al mondo intero, anche se svolge e vive la sua ministerialità in un ambito e luogo particolare. C'è una dimensione universale del sacerdozio che bisogna senz'altro recuperare, nello spirito, prima che nella realtà e nella sua concreta storicità.

Non c'è più spazio per fossilizzazioni, per stagnazioni, per la sola cultualità. Verità e Grazia, Predicazione e Culto, Nuova Evangelizzazione e sacramentalizzazione non possono essere più disgiunti. L'essenza della Chiesa è in questa unità ed essa è fatta dal sacerdote. E' richiesta una forma sacerdotale per l'ora attuale, segna¬ta dalla scristianizzazione delle masse, che vivono sovente una vuota religiosità, privata di contenuti morali, in una quasi costante assenza del riferimento della propria vita alla trascendenza.

La forma sacerdotale del passato, prevalentemente cultuale, deve cedere il posto a quella del presente, tutta ancora da "immaginare", da "identificare", da "costruire". E tuttavia bisogna che questo avvenga, ed avvenga presto, poiché dalla forma sacerdotale dipenderà il futuro della Chiesa. Occorre un "prete nuovo" per un uomo ed un mondo avvolti da tanta novità. Per poter cambiare la "forma" storica del prete, bisogna aver la forza dello Spirito per combattere quel peccato che sovente si maschera di tanto bisogno di religiosità.

Pensare ad un sacerdozio "nuovo" non si può, se non si pensa nello stesso tempo ad una pastorale anch'essa "nuova", fatta di santità, di verità, nella comunione, nell'unità, nel ri¬spetto della persona, di ogni persona, portatrice nella Chiesa di una manifestazione particolare dello Spirito, per l'utilità comune.
Dal Documento si intravede un mondo nuovo, una storia nuova; per questo ci è richiesta una mentalità nuova: ai sacerdoti e alla Chiesa, la quale è tutta chiamata a farsi carico della nascita, della crescita, dello sviluppo, della fedeltà (prima e dopo l'ordinazione sacra) della vocazione sacerdotale. Entriamo in forme anche nuove di spiritualità sacerdotale. Niente di ciò che è santo e vero, nobile e giusto, il sacer¬dote deve abbandonare. Tutto egli deve assumere, portarlo alla perfezione nella santità.

C'è una pastorale vocazionale nuova, nei metodi, nelle for¬me, nei contenuti, nella partecipazione. Letto con occhi di fede, meditato nella preghiera, approfondito con l'aiuto della Scrittura Santa e l'ausilio della storia della Teologia e della Tradizione, il Documento si rivela foriero di una svolta epocale nella storia della Chiesa, che è poi anche storia del suo sacerdozio.
Che Maria Santissima, Madre della Chiesa e di ogni sacerdote, aiuti i fedeli in Cristo a prendere coscienza della loro responsabilità in ordine alla vocazione e alla formazione dei presbiteri. Il Sacerdote è l'uomo per la Chiesa e deve essere il frutto di tutta la Chiesa.

Pace e bene


Ultima modifica di Andrea il Mer Mar 03, 2010 9:27 am, modificato 1 volta

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Re: Movimento Apostolico - Diocesi di Catanzaro

Messaggio  Andrea il Mer Mar 03, 2010 9:21 am

7a Puntata

IL VALORE DELLA VITA UMANA


La vita dell'uomo è mistero di eternità e di immortalità, di salvezza o di perdizione per sempre. Solo alla luce della fede ne possiamo comprendere il valore, ma non possiamo conquistarlo se non per mezzo della grazia di Cristo Gesù, che Dio Padre riversa nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo.

Tempo ed eternità sono parti di un'unica realtà, come il seme e l'albero, poiché nel tempo l'uomo costruisce ed edifica il suo futuro eterno. E tuttavia c'è un altro mistero sovente ignorato, malcompreso, calpestato, ed anche rinnegato nella sua conseguenzialità evidente e manifesta. La vita è un dono che si riceve e si trasmette, sia a livello fisico che spirituale, vita del corpo, ma anche dell'anima.

Ma si dona ciò che si è, per questo è dovere di giustizia che si trasmetta la vita nella santità, nella verità, nella giustizia, nell'amore, nella concordia, nella serenità, e la si protegga con il dono della nostra stessa vita. Purtroppo questo principio di santità oggi da molti non è più osservato. La vita si vive in modo egoistico, capriccioso, avventuristico.

Spesso il libertinaggio domina pensieri e sentimenti, determina gesti e comportamenti. Si coglie l'attimo fatto di molto peccato, si ignora il volere santo di Dio, si semina nel vizio e nel malcostume, e poi si vorrebbe raccogliere un frutto di bontà. La rivelazione, e quindi la fede, non è contro la ragione. Solo quella ragione che rinuncia a vedere, che si autodistrugge, può essere in contrasto con la fede.

La fede dice l'eterna verità e la dice in forma storica, quindi sperimentabile, verificabile. Posso, se voglio, rendermi conto, del mio bene e del mio male, della mia vita, come della mia morte. Posso sperimentare, se voglio, la verità storica di ogni parola che è uscita dalla bocca dell'Altissimo e che è stata consegnata alla Chiesa come fonte perenne della nostra luce e della nostra salvezza, della luce e della salvezza dell'intera umanità.
Se sperimento la verità della parola che si compie nel tem¬po, devo essere certo che anche l'altra parola si compirà, inesorabilmente, infallibilmente, indefettibilmente. "Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno". Neanche un segno, il più piccolo segno, cadrà dalla rivelazione.

Non è la verità che guida l'uomo, ma la stoltezza; la razionalità ha ceduto il posto alla passione, quindi all'inganno, alla menzogna, alla concupiscenza, alla superbia della vita, a quel vizio che deturpa non solo l'anima, ma anche il corpo dell'uomo. Non solo si sta dimenticando la vita dopo la morte, ma si sta facendo della vita sulla terra una continua morte. La vita è divenuta non senso, come in non senso si è trasformata la stessa morte. Alcune forme di morte ci scuotono, ma difficilmente riusciamo ad inserirle nel valore della vita.

Sembra ormai che sulla terra regni una coltre di insensibi¬lità collettiva, un manto di perdita del senso e del significato di ogni cosa, poiché ogni cosa è stata trasformata nei suoi reali ed autentici valori. Il mezzo è divenuto fine, il fine eterno ha ceduto il posto a tutto ciò per cui non vale la pena spendere neanche un attimo del nostro tempo. A volte sembra che la nostra socie¬tà viva alla maniera di Esaù, il grande profanatore dei beni di Dio.

C'è un unico modo per possederla: perderla per amore di Dio e dei fratelli. Fare della nostra vita un dono è la via santa tracciata da Cristo perché altri entrino nella vera vita, oggi e nell'eternità beata. Dobbiamo convincerci con una convinzione di profondissima fede: dalla nostra vita dipende la vita del mondo intero, nella nostra morte è inserita la morte dei nostri fratelli.

E' questo il mistero più sconvolgente che ci lega. Ma è an¬che in questo mistero il fondamento della salvezza operata da Cristo. La morte di Cristo per la nostra morte, la sua vita per la nostra. "Morto per i nostri peccati, risorto per la nostra giustificazione". Questo mistero svela la vanità dei nostri ragionamenti, ma anche manifesta la pochezza della nostra fede, l'inconsi¬stenza della nostra pratica religiosa. C'è la formalità e c'è l'essenzialità, formalmente con Dio, essenzialmente solo con noi stessi.

Anche la pratica religiosa potrebbe divenire il più grande gesto del nostro egoismo. Solo per noi stessi, solo con noi stessi, anche dinanzi a Dio, come il fariseo ipocrita, che saliva al tempo per lodarsi e farsi bello dinanzi al suo Dio e Signore. Fare della nostra vita un dono significa dare valore alla gioia e alla sofferenza, alla malattia e alla salute, alle circostanze favorevoli, ma anche a quelle avverse. Il dono deve essere universale, per amici e per nemici, per buoni e per cattivi, per tutti.

Tutti devono gustare il nostro dono, che poi in realtà è aiuto, sostegno, collaborazione, nella verità, nella giustizia, nelle capacità professionali, in tutto ciò che il Si¬gnore ci ha concesso perché diventi in noi e attraverso noi frutto di bene per i fratelli, ed in tal modo frutto di eternità beata per noi.

Maria Santissima, Madre della Vita, aiutaci a comprendere il valore della nostra vita. Tu che la vivesti interamente per il Figlio tuo Gesù, ottienici la grazia dal Cielo perché anche noi possiamo imitarti nel tuo grandissimo dono, in ogni istante, nella gioia e nel dolore, ai piedi della croce e il giorno della risurrezione, quando gli angeli cantano la gloria al Signore, ma anche quando è il tempo di fuggire in Egitto e intraprendere la via della sofferenza e del dolore. Tu ci aiuterai e noi daremo valore alla nostra vita: valore di cielo, di eternità, di immortalità, nell'obbedienza, nella carità, nella grande verità, nella comunione di chi sa farsi frumento e pane di vita per i suoi fratelli. Aiutaci, o Madre della Redenzione, perché vogliamo ricominciare a vivere secondo Dio nella vita del tuo Figlio Gesù.

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Re: Movimento Apostolico - Diocesi di Catanzaro

Messaggio  Andrea il Mar Mar 09, 2010 4:41 pm

8a Puntata

SUL SENTIERO DELLO SPIRITO VERSO IL REGNO

Per il cristiano la terra è via, la meta è il regno eterno, la forza è la grazia di Cristo, la luce è la Sua verità. E tuttavia ciò non è sufficiente.
Occorre volontà ferma, decisa, inchiodata sul sentiero della salvezza, sempre fissa a quell'orizzonte che si sposta nella misura in cui si procede verso la perfezione, o santità. Chi vuole avanzare deve confrontarsi con l'infinita perfezione di Dio, perché mai si stanchi di tendere oltre, quotidianamente oltre, fino al dono totale della propria vita.
E' mosso dallo Spirito e cammina sul Suo sentiero chi legge la sua vita costantemente in riferimento a Dio e alla sua divina volontà. Dio vuole che l'uomo ami. Come? Donandosi, offrendosi, facendosi "vittima sacrificale", consumandosi, perdendosi. Chi cammina sul sentiero dello Spirito non vede gli uomini, fatti di carne, di peccato, di vizi, di imperfezione, di molta malvagità, di pensieri angusti; vede e contempla sempre il Signore e si lascia conquistare dallo stesso Spirito di Cristo, da lui muovere e condurre, perché in ogni suo gesto, comportamento, parola, azione, e anche pensiero segreto della mente regni pienamente il Signore della gloria.
Non esiste più l'uomo "secondo la carne", esiste l'uomo "secondo lo Spirito di Dio", come soggetto da amare e servire, non secondo la sua volontà, ma secondo quella del Signore. Se così non fosse, il servizio non sarebbe secondo "lo Spirito", bensì secondo "la carne". Si servirebbe l'uomo, ma non secondo Dio, e chi serve non è uomo di Dio, per condurre a Dio i suoi fratelli, perché cessino di essere semplicemente "carnali", ma diventino esseri "spirituali", in cammino verso il cielo.
C'è quella "carne" che vuole essere servita, ma che l'uomo di Dio non può servire, perché egli è a servizio dello "Spirito", chiamato ad agire secondo verità e giustizia, cioè in conformità alla volontà santissima del Signore Dio. Il mondo non comprende, non vuole saperne di cielo, è terra e vuole rimanere polvere, fango, peccato. Pretende un servizio di peccato; con il suo peccato provoca e tenta chi deve servire secondo Dio.
Nasce il conflitto, la sofferenza, il dolore, la croce, anche la morte per chi vuole servire l'uomo secondo "lo Spirito"; mentre c'è o l'abbandono, o il tradimento, o la sconfessione, o l'apostasia dalla fede per chi sceglie di servire l'uomo secondo "la carne". Servire secondo Dio si può, a condizione che si dimori sempre nella verità e nella carità di Cristo. La tentazione che viene dall'esterno per un servizio difforme dalla volontà di Dio si può vincere a due condizioni: che si rimanga nella conoscenza perfettissima della volontà di Dio; che la sua grazia e la sua carità spingano i nostri passi sulla via della giustizia e del diritto rivelato.
Sovente queste due condizioni non sono osservate ed allora il cristiano cade. Diventa impaziente, prepotente, giudice severo dei fratelli, superbo, arroccato nella "sua verità", ed è "verità carnale" ogni verità che non è "formata" dalla carità di Cristo. Solo la verità trasformata in carità e la carità intessuta di verità celeste ci fa essere di Cristo, di Dio, dello Spirito, quindi dell'uomo. Si ascolta Dio, si serve l'uomo, si ama Dio nell'uomo, non il peccato, non il vizio, non le imperfezioni. Ma si ama per aiutare il fratello a liberarsi da ogni male, e lo si aiuta mostrandogli in che modo noi stessi ci siamo liberati, vivendo nella perfetta giustizia, nell'equilibrio della temperanza, nella grande fortezza, in quella prudenza, difficile da conquistare, ma necessaria per compiere tutto e solo il bene. Il rifiuto del compimento della volontà di Dio manifestata pone già l'uomo fuori del cammino per il raggiungimento della propria perfezione; gli è quindi impossibile servire l'uomo secondo Dio, nello "Spirito", lo potrà servire secondo "la carne", non per l'eternità, ma per il tempo, non per il cielo, ma per la terra.
Non è più un servizio, ma un servirsi, una ricerca del proprio io, a discapito dei fratelli e sovente contro di essi. Questo equivoco ha totalmente modificato certi atteggiamenti dei cristiani, i quali non si interessano al "bene secondo Dio", ma ad un "bene" da loro definito e reputato tale. Dall'estirpazione di questo equivoco dal cuore di molti cri¬stiani è il futuro del cristianesimo secondo Cristo.
Chi non conosce la volontà di Dio per sé, non può indicarla agli altri, e chi non ascolta il Signore che parla al cuore, perché non ne conosce "il linguaggio", o perché, conoscendolo, lo rifiuta, non può aiutare i fratelli a mettersi in dialogo con Dio, non può mostrare loro come si ascolta il Signore e si compie la sua volontà. Questa via non conduce al regno. Chi la prende, deve essere avvisato sui pericoli che essa comporta. L'aver molti cristiani presa questa via di autonomia, di emancipazione, di liberazione dalla volontà manifestata di Dio ha prodotto una "società" senza Dio, ma anche senza l'uomo, poiché senza Dio nell'uomo. Quando la "carne" contempla e serve l'altra "carne", si vede con l'occhio del peccato e si serve con la volontà del male. E' la morte.
Solo con gli occhi della fede si può restare nel giusto servizio, ma solo con il cuore della carità di Cristo si può perseverare sempre. La Madre della Redenzione ci aiuti, i suoi occhi di fede e il suo cuore di carità siano per noi il modello cui sempre ispirarci. La sua preghiera e la sua materna intercessione ci ottenga l'abbondanza della carità e la perfezione della fede perché moltissime sono le tentazioni da vincere e da debellare.
La Madre del cielo ci aiuti a liberarci dall'illusione che servendo l'uomo "secondo la carne" si compia il servizio di Dio. Aiutaci, o Madre, con te vogliamo camminare per raggiungerti nel regno del Tuo Figlio Gesù, dove Dio è la Luce dei Credenti e il suo Amore la veste che li rende splendenti come il sole. Con Te, o Madre, sapremo amare e servire, sapremo essere con Dio; saremo con l'uomo perché siamo con Dio.

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Re: Movimento Apostolico - Diocesi di Catanzaro

Messaggio  Andrea il Mer Mar 31, 2010 12:25 pm

9a Puntata


CHIAMATI AD ESSERE UOMINI

Ogni uomo è chiamato alla santità; è questa la sua vocazio¬ne. Essa è primordiale e nello stesso tempo inesauribile, perché è in essa che l'uomo quotidianamente si fa, diviene, si realizza. In tal senso il vero uomo è il santo e lo si diviene nella misura in cui ci si lascia santificare da Dio.
La santità non è una sovrastruttura alla natura umana, è la sua stessa essenza, poiché ad immagine dell'essenza santissima di Dio l'uomo è stato creato e fatto. E tuttavia l'uomo è stato posto in un divenire, in un farsi storico. Sottrarre anche un attimo alla propria santificazione equivale a togliere un attimo alla propria "umanizzazione". Con il peccato l'uomo ha perso l'accesso alle sorgenti della vita. Nella sua natura si è verificato qualcosa di umanamente irreversibile.
Egli non può da se stesso "rifarsi uomo". Gli è necessaria la grazia di Dio, quell'aiuto soprannaturale che lo ricrei e lo metta in condizione di iniziare di nuovo il cammino verso l'acquisizione della perfetta umanità. Da sola però la grazia non basta, occorre che l'uomo attraverso un atto di fede, fondato sull'annuncio della salvezza, apra il suo cuore a Cristo Redentore e accolga i tesori della misericordia di Dio e la divina capacità dello Spirito Santo che fanno di lui un uomo rigenerato, un rinnovato, un "ricreato".
Questo atto di accoglienza deve accompagnare tutta la storia dell'uomo. Inizia il faticoso lavoro della ricostruzione della propria umanità. Essa avviene e si realizza nella santificazione di ogni attimo, gesto, azione, opera ed anche pensiero e senti¬mento. E' in questa quotidianità, o momentaneità, che si cade tra i cristiani e si cade per molteplici ragioni: per eresia, per ignoranza, per fragilità umana, per mancanza di guide esperte, per superbia.
L'eresia costruisce l'uomo passionale, carnale, concupiscente. Essa insegna la salvezza per sola misericordia, e così facendo favorisce una umanità fatta di peccato. Molti peccati sono da attribuire a questa radice velenosa, alla falsa profezia che parla di un uomo salvato mentre lo lascia nel baratro della morte, annunzia un uomo rigenerato e intanto ne giustifica ogni forma di vizio e di libidine.
Se solo si togliesse questa causa! Tutta la società farebbe un passo in avanti verso la sua "umanizzazione". La retta predicazione genera uomini moralmente sani, giusti, santi. L'eresia lascia, o fa malvagi. L'ignoranza è anch'essa fonte principale di male. L'uomo, che già "naturalmente" è portato a convivere con l'ingiustizia, senza catechesi è abbandonato alla sua incapacità di separare nell'atto concreto, storico, particolare, ciò che è giusto da ciò che è ingiusto, ciò che è moralmente buono da ciò che è peccato.
Questa incapacità genera tanta confusione, e le coscienze vanno a ruota libera, poiché esse fanno ciò che loro sembra bene e oggi tutto sembra bene: aborto, divorzio, relazioni prematrimoniali, trasgressione del giorno del Signore, non osservanza di ogni comandamento. Se l'eresia distrugge la retta fede ed edifica l'errore, la catechesi invece sconfigge l'errore e innalza sul mondo la retta fede.
La catechesi è l"alfabetizzazione dell'anima", è il baluardo contro la sub-cultura religiosa che si alimenta tra l'altro di tanta superstizione, "pane quotidiano" di molti, è l'argine e la diga contro lo straripamento del neo-paganesimo, fenomeno assai inquietante del nostro tempo, perché rivestito di "ritualità e forme cristiane". L'"umanizzazione" dell'uomo inizia con la catechesi.
Non fare catechesi significa semplicemente lasciar vivere e prosperare quell'uomo "animale" di cui parla San Paolo. Il passaggio dalla catechesi all'eresia è brevissimo, è sufficiente togliere anche una sola virgola dal Vangelo e dalla Fede della Chiesa. La fragilità umana nasce da quel "corpo di peccato" non ancora totalmente sradicato in noi. Essa si manifesta come stanchezza, non perseveranza, abulia spirituale, incapacità di decisione, condizionamenti di ogni genere, affetti della terra. In questo mondo fragile pesca la tentazione, la quale ottenebrando la mente, irrigidendo il cuore, fa sì che si cada, ci si abbandoni al male.
La fragilità si vince con la preghiera, attingendo forza nei sacramenti della salvezza, invocando lo Spirito Santo di Dio che trasformi la nostra volontà, rendendola forte nella scelta del bene, in quell'attimo, dal quale potrebbe dipen¬dere anche la nostra sorte eterna. La mancanza di guide esperte fa sì che il volenteroso sia lasciato a se stesso, in balia del proprio discernimento. Si possono così percorrere sentieri obliqui che portano lontano dalla via della santità.
Lasciare la guida delle coscienze nella conoscenza della volontà di Dio è rinunciare alla costruzione del regno di Dio sulla terra. La guida delle coscienze è opera sacerdota¬le primaria, poiché il sacerdote si caratterizza e si connota per la manifestazione all'uomo della volontà di Dio e per il dono della sua grazia. La grazia fruttifica nel terreno della verità evangelica. Guidare le coscienze è preparare il terreno, renderlo buono, perché il Signore possa spargere i semi della santità.
La superbia pone fuori del cammino. Con essa l'uomo si è già "deificato" sulla terra, si è fatto come Dio. Con essa si tocca il fondo della non "umanizzazione" e della non santità. Dio resiste ai superbi, mentre la sua misericordia si stende sugli umili e li copre come di un manto.
Madre della Redenzione, aiutaci. La tua sapienza soccorra la nostra ignoranza, la tua umiltà vinca la nostra superbia, la tua fortezza sconfigga la nostra fragilità, la Verità che in te si fece Carne travolga ogni eresia mortale. Aiutaci, o Madre, e noi saremo salvi, poiché avremo iniziato il cammino del nostro rifarci uomini, vivendo tutta la po¬tenza d'amore che Dio ha racchiuso nella nostra umanità.


Ultima modifica di Andrea il Mar Apr 13, 2010 5:54 am, modificato 1 volta

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Re: Movimento Apostolico - Diocesi di Catanzaro

Messaggio  Andrea il Mar Apr 13, 2010 5:51 am

10a Puntata

O ANTICA TEOLOGIA SUL MERITO!


Quando l'errore nella verità della fede si impossessa della mente credente è come se venisse piantata nel cuore una radice velenosa, i cui tentacoli di morte corrompono non solo la natura singola, ma estendono i loro malefici effetti sull'intero corpo sociale.
Ogni albero si riconosce dal suo frutto e molti nostri frutti sono "cattivi". Si impone allora la cura dell'albero, se semplicemente ammalato; oppure una totale trasformazione e modifica di esso, se si trova in uno stato di "depravazione" o cambiamento della sua stessa natura. Fare pastorale, agitandosi, non serve, poiché non produce frutti. Pensare agli altri spiritualmente, lo si può, ma nella misura in cui si pensa a se stessi. Volere per gli altri ciò che non si vuole per se stessi è nel campo dello spirito "opera vana"; pretendere per i fratelli ciò che noi non viviamo è anche questo un inseguire il vento. Nel lavoro apostolico, di qualsiasi ordine, grado e tipo, c'è una regola spirituale che non si può ignorare, pena il fallimento.
Collaborare con Cristo alla salvezza del mondo, cooperare con Dio per la conversione di ogni uomo non è svolgere questo o quall'altro ministero all'interno della comunità ecclesiale. Lavorare con lo Spirito di Dio significa unire i propri meriti ai meriti di Cristo, della Beata Vergine Maria e di tutti i Santi, perché dalla crescita di questo tesoro molta più grazia discenda sull'umanità esausta e la risollevi al Dio di ogni salvezza.
La conversione del mondo è grazia di Dio. Ciò che si è dimenticato, o che si ignora con ignoranza colpevole, è che questa grazia passa come attraverso "la carne": Essa è data, in Cristo, per Cristo ed in Cristo, all'uomo per la fede, ma anche come frutto di santità dell'uomo di fede. Lo Spirito di santità genera santità nei cuori ed è per questa santità che altra santità nasce e si sviluppa sulla terra, altri uomini sono ricondotti al Signore.
Mettere questo principio a fondamento di ogni pastorale significa porre mente e cuore alla propria santificazione. Più si cresce in santità, più si convertono i cuori, più si salvano i fratelli. Non è più un fare, ma è un farsi ed è un fare facendosi santi. Così si producono frutti abbonanti di grazia. Questi frutti sono il merito personale, ed è questo merito che fortifica l'anima, la fa crescere nella grazia santificante, rendendola quasi immune al peccato, aumenta il grado di bea¬titudine eterna nel regno dei cieli, infine si riversa come pioggia copiosa di conversione e di salvezza sull'umanità.
La pastorale è ascesi, conquista della propria santità, crescita in essa, permanente dimorare nella grazia, acquisizione delle virtù, estirpazione di vizi, imperfezioni, peccati veniali, anche lievissimi. Più l'anima riflette la luce della grazia, più il suo river¬bero si diffonde nel mondo, fino a divenire luce intensissima di conversione per i fratelli, che dobbiamo condurre alla salvezza.
Il cuore santo è la dimora dello Spirito e quando lo Spirito abita nell'anima, tutto l'uomo è da Lui mosso sui sentieri della verità, sulla via del compimento perfettissimo della volontà del Padre dei cieli. La grazia che santifica è frutto della grazia che ha già santificato. La grazia di Cristo che ci salva è la grazia fruttificata nella sua umanità, in quell'obbedienza al Padre fino alla morte di croce.
Se santifica il mondo il frutto della grazia, ogni attimo è attimo dedicato alla santificazione, ogni gesto vissuto in santità, offerto a Dio, è "merito" per ulteriore grazia alla persona e ai fratelli. C'è quindi una "pastorale" invisibile, dove apparentemente non c'è storia, nel silenzio del cuore, che salva il mondo. Mentre l'altra pastorale, quella soltanto efficientista, fatta di esclusiva visibilità, potrebbe solo produrre danni ai cuori e alle anime. Pastorale perfetta è quando visibile ed invisibile si congiungono e divengono unico momento di operatività. Crescita in santità, attività missionaria e apostolica devono essere una cosa sola in noi, come lo sono state in Cristo.
E' attorno ai santi che fiorisce la conversione e il ritorno vero e sincero a Dio. E' il frutto in loro della grazia di Cristo che dona figli a Dio. La santità è come il grembo verginale della Madre della Redenzione, che genera e fa nascere "frutti benedetti". La santità è la madre che partorisce figli alla grazia. Il merito poi dura sempre e nei secoli spande sul mondo il suo profumo di santità e di benedizione celeste. I santi sono gli unici maestri di pastorale. A loro dobbiamo ricorrere se vogliamo lavorare con frutto nella vigna del Signore. Loro però non devono essere imitati nella loro ope¬ra, devono esserlo nel loro spirito, nel loro cuore, nella loro anima. Signore, perdonaci! Ci rifiutiamo di capire che tu operi nella santità! Convertici e santificaci, poiché dobbiamo salvarci e aiutare i fratelli nell'opera della propria conversione.
Madre del Cielo, Immacolata, Santissima, Piena di Grazia sempre, ottienici dall'Alto la sapienza dello Spirito, perché ci convinciamo che senza frutto di grazia non è possibile generare figli alla fede. Tu ci aiuterai, e noi, inizieremo il cammino della nostra santificazione. Aiutaci, Madre! Il mondo ha bisogno del nostro frutto di grazia per la sua salvezza. E' questa la responsabilità che Tuo Figlio Gesù ha lasciato alla sua Chiesa, affidandoci la sua grazia e la sua verità in custodia, come seme preziosissimo, da spargere nel nostro cuore, farlo crescere, seminarlo nel cuore dell'umanità intera. Come tu hai dato al mondo non il Verbo di Dio, ma il "Verbo di Dio divenuto carne" dalla tua carne, così noi dobbiamo dare al mondo non la grazia e la verità di Dio, ma la grazia e la verità di Dio che si sono fatte vita della nostra vita. Aiutaci, ad imitarti, o Madre.

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Re: Movimento Apostolico - Diocesi di Catanzaro

Messaggio  Andrea il Gio Apr 22, 2010 4:10 pm

11a Puntata

DEBITORI DI SANTITA`

Ogni uomo, battezzato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, deve al mondo la propria santificazione. I cristiani siamo debitori di santità verso ogni uomo e lo siamo di un debito inestinguibile, nella dimensione della nuova identità e dello sviluppo, crescita e maturazione in essa fino alla perfezione.
La tentazione vuole porre invece il cristiano e la stessa Chiesa fuori del suo nuovo essere, in un rapporto esterno con il mondo, per un servizio che sia tutto, purché non sia espletamento della sua singolare vocazione secondo il suo nuovo essere. Chi cade nella tentazione perde la propria identità, si smarrisce nei sentieri dell'egoismo umano, naufraga nelle burrasche del proprio sentimento e di quelle scelte operati-ve che nascono dai bisogni immediati dell'umana esistenza, ma che non risolvono l'unica cosa necessaria per la salvezza nel tempo e dopo di esso di ogni uomo.
Il cristiano deve dare al mondo verità, carità, eternità divinità, ma può darle solo se da esse si lascia trasforma¬re, dopo aver eliminato dal proprio cuore l'errore. Verità, carità, eternità, divinità devono stare insieme; l'una senza l'altra non vive, non fruttifica, non fa l'uomo nuovo. In-sieme, in una simultaneità che diviene unicità di nuovo es¬sere, di nuova forma di vita, poiché è la forma di Cristo in noi. La verità cristiana dice costante riferimento alla volontà rivelata di Dio. In essa Dio diviene il Signore della vita. E' Lui il Padrone, noi i servi; Lui parla, noi ascoltiamo; Lui comanda noi obbediamo.
L'obbedienza fa l'uomo vero, la non obbedienza lo fa falso. L'uomo vero della verità di Dio ascolta ogni sussurro dello Spirito, ogni suo gemito anche se inesprimibile. Ci si alle¬na all'ascolto del Signore nella preghiera incessante, nella meditazione costante, nel perenne stare in silenzio dinanzi al suo volto. Oggi il cristiano è sommerso dalle voci umane, assordanti, da queste voci è confuso, frastornato. Se il cristiano ri¬troverà la via dell'ascolto del suo Signore potrà iniziare con il mondo un vero dialogo per la sua conversione e sal¬vezza.
Posto sul cammino della verità, il cristiano inizia a per¬correre la via della carità, dell'amore, del dono di sé, come Cristo. Il servizio cristiano, come la verità, non può essere fuori del proprio essere e della propria natura, poiché come in Dio, così in noi, l'amore è il dono di tutto se stessi, a Dio, ai fratelli, a Dio perché ci lasciamo riempire dal suo amore, ai fratelli perché ci lasciamo svuotare di tutto l'a¬more con il quale il Signore ha riempito il nostro cuore.
La carità è lo "svuotamento" di sé secondo verità. Svuotarsi nella falsità non aiuta i fratelli a ritrovare Dio. Nella falsità d'altronde non c'è annientamento. Verità e carità insieme. La verità dice chi siamo e cosa dobbiamo essere, la carità costituisce il nostro essere offerta gradita a Dio, servizio perfetto ai fratelli. L'essere dell'uomo è vocazione all'eternità. L'uomo cristia¬no cammina con lo sguardo fisso oltre il tempo e la stessa storia, oltre il momento e la contingenza, l'immediatezza.
L'oggi per il cristiano è solo un segmento, sul quale non può costruire l'edificio della sua esistenza. L'oggi gli serve per preparare la sua eternità. L'assoluto per lui è solo Dio e il suo cielo, quel regno nella sua completezza e definitività. Dalla verità e dalla carità nasce la libertà cristiana, che è desiderio di eternità, cammino verso la propria pienezza; nell'eternità il proprio essere, libero da ogni legame con l'imperfezione, vive di gioia pura ed intensa, il suo essere suona e vibra di celeste melodia. Le beatitudini sono la legge dell'eternità dell'uomo. Con esse l'uomo inizia già in questo mondo a vivere in uno stac¬co sempre più grande dalla terra.
La croce è il culmine della libertà, è la sofferenza più grande perché è il passaggio supremo ed ultimo verso la pie¬nezza dell'eternità della carne. Ogni croce diviene strumen¬to e via di libertà. Libertà dall'uomo, dalle cose, dal tem¬po, dalla terra, dagli affetti, dai desideri, de se stessi, in quel rinnegamento che esige la sequela di Cristo. In un mondo concupiscente, il cristiano vive di libertà, tra le tenebre e l'errore egli manifesta con il suo essere la verità e la luce del Signore Gesù, tra gli umani egoismi che sono asservimento dell'essere altrui alle proprie brame e alla propria ingordigia, il cristiano offre se stesso e la sua vita come cibo spirituale dell'umanità.
Al mondo tutto questo è dovuto, poiché è l'unica via per ricondurlo a Dio. E così a poco a poco l'uomo entra nella "divinizzazione", diviene cioè partecipe sulla terra della divina natura. Nella "deiformità" il nostro essere traspare di verità, di carità, di eternità già su questa terra, tra-sformandosi in carità, in eternità. Mostrare al mondo la "divinità" di Dio in noi è un debito santo che dobbiamo assolvere e fino all'ultimo spicciolo. Dobbiamo cioè dargli quanto Dio vuole e quindi dobbiamo dare noi stessi, ma santi, cioè veri, amanti, eterni, liberi, divini. Santificarsi è l'espletamento perfetto della propria identi¬tà. Non c'è santità senza identità. E oggi tra i cristiani regna assai confusione, poca identità.
Madre di Dio, Tutta Santa e Immacolata, di te si conoscono poche parole, ma la Chiesa gusta ogni giorno la tua perfet¬tissima santità. Aiutaci a farci santi. Lo dobbiamo, poiché essa è l'unica via per portare il mondo a Cristo Gesù. Tu ci aiuterai e noi compiremo il cammino della verità, della carità, dell'eter¬nità e della divinità. Il mondo lo vedrà e se vuole potrà ritornare al suo Dio e Signore. Con il tuo materno aiuto possiamo farcela, diventeremo cri¬stiani secondo la volontà di Dio. Con e per te la nostra santità sarà possibile.

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