SAN FRANCESCO "L'UOMO FATTO PREGHIERA"

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Commento al Padre Nostro...

Messaggio  Francesco il Mer Apr 14, 2010 12:34 pm



Commento al Padre Nostro
di San Francesco d'Assisi


San Francesco sceglie "liberamente e con tutta sicurezza" Dio come unico Padre,
in cui ripone "ogni suo tesoro, fiducia e speranza" (fonti francescane 1043).
Facciamo nostra l'esperienza di preghiera che San Francesco vive con Dio Padre.


Padre Nostro Santissimo

Creatore, Redentore, Consolatore e Salvatore nostro

Che sei nei cieli...

negli Angeli e nei Santi
illuminandoli a conoscere che tu, Signore, sei luce;
infiammandoli ad amare, perchè tu, Signore, sei amore;
inabitando in essi, pienezza della loro gioia
poichè tu, Signore, sei il sommo bene, eterno,
dal quale viene ogni bene, senza il quale non vi è alcun bene.

Sia santificato il tuo nome...

si faccia più chiara in noi la conoscenza di te,
per poter vedere l'ampiezza dei tuoi benefici,
l'estensione delle tue promesse, i vertici della tua maestà,
le profondità dei tuoi giudizi

Venga il tuo regno...

affinchè tu regni in noi per mezzo della grazia
e tu ci faccia giungere al tuo regno dove ti vedremo senza ombre,
dove sarà perfetto il nostro amore per te,
piena di gioia la nostra unione con te, eterna la nostra felicità.

Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra

affinchè ti amiamo con tutto il cuore sempre pensando a te;
con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni
e in ogni cosa cercando il tuo onore.

Fa' che possiamo amare il nostro prossimo come noi stessi,
trascinando tutti al tuo amore,
godendo dei beni altrui come dei nostri,
aiutando gli altri a sopportare i mali e non recando offesa a nessuno.

Dacci il nostro pane quotidiano...

il tuo diletto Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, da' a noi oggi
a ricordo e riverente comprensione di quell'amore che ebbe per noi,
e di tutto ciò che per noi disse, fece e patì.

Rimetti a noi i nostri debiti...

per la tua ineffabile misericordia
in virtù della passione del Figlio tuo e per l'intercessione e i meriti
della beatissima Vergine Maria e di tutti i santi.

Come noi li rimettiamo ai nostri debitori...

e quello che noi non sappiamo pienamente perdonare,
tu, Signore fa' che pienamente perdoniamo,
sì che, per amor tuo, si possa veramente amare i nostri nemici...
e a nessuno si renda male per male, e si cerchi di giovare a tutti in te.

Non ci indurre in tentazione...

nascosta o manifesta, improvvisa o insistente.

E liberaci dal male...

passato, presente e futuro.
Amen
San Francesco d'Assisi


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Cantico delle Creature

Messaggio  Francesco il Lun Apr 05, 2010 3:18 pm


La preghiera di San Francesco di Assisi

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua.
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fior et herba.

Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infrmitate et tribulatione.

Beati quelli ke 'l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato s' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

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Passione di Gesù

Messaggio  Francesco il Ven Apr 02, 2010 8:43 pm

Riflessione sulla passione di Gesù.

La passione del Signore Gesù è il culmine di ogni vangelo.
Mentre meditiamo su queste vicende dolorose, riportate dai vangeli, chiediamo luce allo Spirito,
perché ci guidi e ci aiuti a capire e possa portare frutti per la nostra anima…

Il silenzio di Gesù, di fronte a Pilato? Barabba, è in catene, come Gesù?
Caino uccide Abele… Giuseppe è venduto dai fratelli… L’invidia uccide!… Gesù prende il posto dell’ultimo…
Il dolore e l’amore di Gesù sono per tutta l’umanità, che è invidiosa, violenta, per questo Gesù patisce…
Per liberarla da tutte le sue schiavitù!…

Mc. 15, 33-47: Venuto mezzogiorno… Si fece buio su tutta la terra… Alle tre, Gesù gridò:
“Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato”? (salmo 22) L’aceto, è il vino andato a male…,
il calice amaro… Gesù, dando un forte grido, spirò. Non sembra davvero un grido di un moribondo!?
Alla luce dello Spirito, è il vagito della nuova creazione… è un grido di vita… un grido di risurrezione.

L’amore è più forte della morte… Spirò… emise l’alito della vita nuova. Con la morte di Gesù,
finisce la separazione tra Dio e l’uomo, ora l’amore ha libero accesso verso Dio…
L’ultimo miracolo di Gesù è la guarigione di un cieco… (Vedi Mc. Cap. 14) Ora l’uomo può vedere…
sta faccia a faccia con Dio…, perché il velo del tempio si squarciò nel mezzo, dall’alto al basso…
Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo disse:
“Veramente quest’uomo era il Figlio di Dio!”.

Il sepolcro di Gesù, è il segno sicuro, profondo della solidarietà di Dio con gli uomini…,
il sepolcro è il bacio di Dio agli uomini… Impressiona come attorno a Gesù ci fosse una umanità
senza amore, che accusa, forse come noi adesso?… Che puntiamo sempre il dito verso qualcuno…
perché non siamo capaci di amare veramente!… “Amatevi come io vi ho amato”… dice Gesù.
Come faremo ad amarci come Lui ci ama?… Se almeno tentassimo di impegnarci a non fare del male
a nessuno, a non criticare, a non giudicare, a non condannare…, e lasciare a Lui il compito
di insegnarci ad amare! Questo dobbiamo chiedere, con la perseverante preghiera:
Gesù insegnaci il tuo amore.

Preghiera

Aiutaci Gesù Figlio di Dio crocifisso, aiutaci a vivere con amore obblativo, un amore più forte della morte.
Grazie Signore Gesù per il tuo grande amore, grazie per averci ridato la vita.
Perdona Signore, la nostra ingratitudine, la nostra indifferenza.
Signore Gesù crocifisso, vedi quante croci oggi nel mondo, quante sofferenze,
quanti dolori, a causa della nostra cattiveria.

L’ingiustizia dell’uomo continua a crocifiggerti nei fratelli più deboli,
così tu rivivi la passione in ogni uomo che soffre, in ogni morte violenta.
Abbi pietà di noi Signore Gesù, perdona tutte le nostre iniquità, i nostri peccati,
e da buon Cireneo aiutaci a portare la nostra croce senza lamentarci.

Buona Pasqua a tutti!

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Settimana Santa

Messaggio  Francesco il Mer Mar 31, 2010 4:36 pm

Settimana di Passione - Morte - e Risurrezione del Signore Gesù.

“Vorrei percorrere il mondo piangendo la Passione del mio Signore”...

Perché piangi Francesco? Perché l’Amore non è amato...
Francesco aveva capito che il cuore del Vangelo è
quell’inaudito annuncio dell’amore di Dio per l’uomo,
che giunge fino alla follia della croce.

Preso da questa compassione spesso piangeva e, quella volta
che un contadino gli chiese il perché del suo pianto,
alla sua risposta anche l’altro non poté restare indifferente.
E piansero in due.

Meditazione che si fa preghiera

Signore, ti abbiamo condannato a morire.

Le vicende della tua passione passano nella nostra anima.
Ci sentiamo coinvolti nelle tante vigliaccherie di cui ti hanno
circondato il traditore, i fuggitivi, quelli che ti condannarono.

Ci vogliamo ritrovare anche nella pazienza del Cireneo
nel portare la tua croce, nella pietà delle pie donne,
della Veronica e nella compassione di tua Madre.

Vorremo che il nostro cuore fosse capace di pietà e di vigilanza;
che il nostro spirito fosse capace di fede e di speranza;
che la nostra vita non fosse un insulto alla tua morte,
ma il segno che non sei morto invano.

Signore, fa’ che il tuo morire sia il nostro vivere.
Amen. (Card. Ballestrero Anastasio).

Riflessione

Credo che ciascuno di noi, come Francesco, in questa quaresima, sicuramente abbia percorso un po’ di mondo,
un po’ di deserto, verso la terra promessa, meditando e piangendo la passione di nostro Signore, un pianto
silenzioso che sgorga dal profondo del cuore, di un cuore che si converte, di un cuore pentito..,
come quello di Pietro, dopo aver tradito il Signore, un pianto che è si, di dolore per la passione e morte di Gesù,
ma anche di gioia, di stupore e di meraviglia per la sua resurrezione.

Proprio domenica scorsa, festa delle Palme, abbiamo cantato: Osanna, Osanna, al Figlio di Davide!
Ma anche ogni volta che si celebra la s. Messa, nel cuore della stessa, ripetiamo Osanna...Osanna!
Ci siamo mai chiesti: perché gridiamo Osanna? = (Salvaci)...Se è solo abitudine, lo spirito dorme!
Perché ho bisogno di salvarmi?... Se non mi riconosco in pericolo, ammalato, peccatore?...

Da che cosa devo essere salvato? Se non ho fede, se non ho nessuna speranza, se non credo in Dio?
Gesù non è venuto a liberarci dalla sofferenza e dalla morte!... E’ venuto a prometterci una vita nuova...,
e ad aiutarci ad accettare e superare questa..., è venuto sì a liberarci, ma dal ‘maligno’,
e dalla seconda morte..., (dice S. Francesco).

A proposito di morte, avete notato che quando si parla della morte di qualche persona cara, si sente dire:
almeno non ha sofferto molto...oppure: ha fatto una buona morte, non ha sofferto.., quasi mai si dice:
è morto pregando!...Come ha fatto Francesco...Come è morto Gesù?... E i due ladroni?..

Dobbiamo cambiare mentalità, seguire Cristo, vuol dire discernere il bene dal male, soprattutto nei riguardi
dei fratelli più piccoli, verificando quotidianamente i nostri abituali atteggiamenti nei loro confronti,
valutando quali sono quelli che prevalgono: difesa, rivalità, invidia, rancore, dominio, aggressività?…,

Oppure, gioia, accettazione, tenerezza, carità, condivisione, collaborazione?…,
Perché sono convinto che sono proprio queste piccole, ma positive attenzioni…,
Che segnano la nostra conversione!…

L’amore verso i fratelli, è il nuovo comandamento che Gesù ci ha dato,
durante la lavanda dei piedi…(cfr Gv. 13, 34).
Ed è quello che ci costa di più!. Per questo abbiamo bisogno di pregare sempre…
per essere coscientemente orientati verso l’Eterno Bene.

È duro far morire il proprio orgoglio, il proprio io! Morire a se stessi, a volte, costa sangue…
Però anche noi dobbiamo bere quel “Calice”, se vogliamo celebrare la Pasqua!
Pasqua, vuol dire Passaggio, “Battesimo”… Per Cristo, con Cristo, in Cristo verso il Padre,
il solo bene, il sommo bene, tutto il bene, l’eterno Amore… l’eterna Misericordia.

Meditazione che si fa preghiera

“Chiamati alla sequela di Cristo sulle orme di Francesco d’Assisi” (Reg. 1),
in obbedienza al comando del nostro Serafico Padre: si avrà cura
nella nostra preghiera “che la voce concordi con il cuore” e che il
cuore sia sempre quella “celletta” dove l’anima prende con grande
cura il suo “cibo spirituale”. Per cui, “nulla ci trattenga e niente si
frapponga” al seguire la nudità del nostro Signore Gesù Cristo,
senza mai “estinguere – nella nostra giornata – lo spirito di orazione
e devozione” perché le parole del Signore sono “fragranti” e in esse,
“come suoi figli, sposi, fratelli e madri”, “dobbiamo perseverare
fedelmente fino alla fine”.
A laude di Cristo – Amen.

Con Francesco ti abbraccio, Signore

Quante attese, Signore, quanto ti ho desiderato, per ricominciare con Te!
Non ho cercato nessuno più di Te, non ho atteso nessuno più di Te,
non ho amato nessuno più di Te.
Ma sento che è tanto poco il mio amore per Te. C’è sempre qualcosa di me
che non si decide a venire con Te. Sento che mi chiami, ho sete di Te,
ti desidero, faccio anche qualche passo per venire da Te, ma sono sempre all’inizio.
Quando mai correrò dietro a Te con tutto me stesso come ha fatto Francesco?
Quando potrò prendere in mano la vita mia e dire con Francesco:
“Sono solo e tutto tuo, Signore?”.
Signore, concedimi di sentire il tuo abbraccio Paterno! Amen.

Buon Triduo Pasquale!

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La Fraternità

Messaggio  Francesco il Sab Mar 27, 2010 10:37 am

Una Visione da realizzare: la Fraternità

La pace francescana ha un nome, un volto: la fraternità. Fraternità come portatrice di una grande speranza per
tutta l’umanità. Prestissimo, molti giovani di Assisi e di tutta la regione si unirono a Francesco nella sua nuova vita.
Decine di giovani, poi centinaia e presto migliaia. Possiamo chiederci perché. A dire il vero, si avvicinavano
alla povertà perché in fondo al cammino intravedevano l’allegrezza della fraternità.

L’idea della fraternità era nell’aria da tempo. Questa idea aveva spinto il popolo delle città, al fianco dei ricchi mercanti,
a rifiutare il potere signorile e il suo sistema di vassallaggio nella speranza di una società più libera e più fraterna.
Gli uomini di quel tempo, per lo meno nelle città, aspiravano a non essere più vassalli; volevano essere associati.

Questa grande aspirazione popolare aveva cercato di prendere corpo nel Comune. La parola “Comune”,
nella sua novità, esprimeva bene questo slancio creatore. Ma la realtà doveva deludere presto.
Ecco che con il primitivo movimento francescano l’idea di fraternità ritrova una chance, o meglio una speranza.

Il merito di Francesco fu, infatti, quello di lanciare un nuovo tipo di comunità, alla luce del vangelo ed in risposta
alle ispirazioni del suo tempo. Egli si guardò bene dal copiare gli antichi modelli monastici, legati al sistema feudale
per via delle loro proprietà. Francesco crea la fraternità, dove non esiste il dominante e non c’è il dominato.
Tutti sono egualmente fratelli e ognuno è al servizio di tutti.

Riflessione fraterna

Purtroppo oggi, si è perso il gusto della preghiera… non c’è più tempo per pregare…
anche in famiglia si prega poco o niente. Mi sembra così lontano e strano il tempo in cui da ragazzo,
mia madre, ogni mattina, m’insegnava tante belle preghiere; e tutte le sere, durante “el filò,”
radunava tutta la famiglia per recitare il rosario. Ricordo che questo avveniva in tutte le famiglie.

Siamo vicinissimi alla santa Pasqua, all’inizio di questo cammino quaresimale, il giorno delle ceneri,
ci è stato detto “Convertiti e credi al Vangelo”... E’ importante verificare: quale cammino
di conversione abbiamo fatto? Quanto abbiamo creduto e meditato il Vangelo?

Dobbiamo essere consapevoli della grande difficoltà che comporta praticare questo discernimento,
per cui non si deve pretendere di riuscirci da soli, ma insieme, in fraternità, attraverso una mentalità evangelica,
sostenuta da una sincera e insistente preghiera, che ci porterà a confidare soltanto in Colui che tutto può;
in Colui che nonostante ci metta alla prova con l’umiliazione dei nostri limiti, delle nostre fragilità,
lo fa soltanto per farci comprendere che senza di Lui, non possiamo fare nulla.
Ma nello stesso tempo ci promette e ci assicura: “Riceverete forza dallo Spirito Santo”...

E ci manda a compiere la sua missione, tutti siamo mandati... e ci ricorda che Lui sarà sempre con noi,
ci invita a gettare le reti, confidando sulla sua Parola... E allora, cominciamo fratelli dice Francesco:
gettiamo le reti del sorriso, della gioia, dell’accoglienza, dell’amicizia, della condivisione, della speranza,
della carità e dell’amore di Dio; gettiamo le reti della nostra fede in Dio, le reti dell’esempio e della testimonianza,
della gioia d’essere Cristiani, seguaci di Cristo. E allora veramente anche noi potremo dire con Francesco:
“Considera, o Uomo, a quale dignità, in quale sublime condizione ti ha posto Dio..., da farti suo figlio...
e metterti in relazione d’amore con Lui. (Vedi FF 153 e Salmo Cool. ... - Signore, chi sono io?... Chi sei Tu?...


PREGHIERE PRIMA DELL'UFFICIO DIVINO

Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri, per tua volontà,
di fare quello che sappiamo che tu vuoi e di volere sempre quello che a te piace, affinché,
purificati nell'anima, illuminati interiormente .e infiammati dal fuoco dello Spirito Santo,
possiamo seguire le vestigia del Figlio tuo, il Signore nostro Gesù Cristo e a te, Altissimo,
'per sola tua grazia, giungere. Tu, che nella Trinità perfetta e nella semplice Unità,
vivi e regni e sei glorificato, Dio onnipotente, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

ALLA VERGINE MARIA

Francesco circondava di un amore indicibile la Madre di Gesù,
perché aveva reso nostro fratello il. Signore della Maestà.
A suo onore cantava lodi particolari, innalzava preghiere,
offriva affetti tanti e tali che lingua umana non potrebbe esprimere ...
La costituì avvocata dell'Ordine e pose sotto le sue ali i figli,
che egli stava per lasciare, perché vi trovassero calore e protezione
sino alla fine. (2 Celano 198: FF n. 786)

IL SALUTO ALLA BEATA VERGINE

Ti saluto, signora santa, regina santissima, genitrice di Dio, Maria,
che sei vergine perpetua, eletta dal santissimo Padre del cielo,
che ti consacrò con il santissimo diletto Figlio e con lo Spirito Paraclito,
in cui fu ed è ogni pienezza di grazia e ogni bene.
Ti saluto, sua dimora. Ti saluto, suo tabernacolo. Ti saluto, sua casa.
Ti saluto, sua veste. Ti saluto, sua ancella. Ti saluto, sua madre.

E saluto voi tutte, sante virtù, che per grazia e illuminazione dello Spirito Santo
venite infuse nel cuore dei fedeli, per farli diventare da infedeli fedeli di Dio.
(San Francesco)

Buona Domenica delle Palme!

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Cristo Povero e Crocifisso

Messaggio  Francesco il Lun Mar 22, 2010 12:04 pm

CRISTO POVERO E CROCIFISSO

“Chi brama raggiungere il vertice della povertà deve offrirsi nudo nelle braccia del Crocifisso”.
(FF 1119)
Sull’esempio di Cristo povero e umile, Francesco ha ammirato la bellezza di ciò che umanamente
è considerato spregevole:
“E poiché osservava che la povertà, mentre era stata intima del Figlio
di Dio, veniva pressoché rifiutata da tutto il mondo, bramò di sposarla con amore eterno.
Perciò, innamorato della sua bellezza, per aderire più fortemente alla sposa ed essere due
in un solo spirito, non solo lasciò padre e madre ma si distaccò da tutto”
(FF 641).

“Io non mi voglio gloriare se non nella croce del Signore nostro Gesù Cristo” (Gal 6,14).

Francesco ha fatto completamente sua questa affermazione di san Paolo e tutta la sua esperienza lo dimostra.
Con questa frase si conclude il fioretto otto (FF 1836) quello famoso della perfetta letizia e non è a caso
che si congiungano questi termini: letizia e croce.

Infatti tutto il senso teologico della salvezza è contenuto in essi. Francesco l’ha colto nella sua interezza
e mirabilmente interpretato nella sua vita e nella sua preghiera.

Il Mistero della Passione è dominante nella sua vita spirituale: prende l’avvio con l’esperienza di san Damiano
e si conclude alla Verna.

San Bonaventura commenta questi due momenti in un modo particolarmente significativo, che coglie con efficacia
singolare il fulcro della spiritualità di Francesco, fatto di amorosa compartecipazione al Cristo sofferente.

A san Damiano: “Al vederlo (il Cristo Gesù confitto in croce) si sentì sciogliere l’anima.
Il ricordo della passione si impresse così vivamente nelle più intime viscere del suo cuore che da quel momento
quando gli veniva alla mente la crocifissione di Cristo, a stento poteva trattenersi anche esteriormente dal pianto.
Da allora si rivestì dello spirito di povertà, di un intimo sentimento di umiltà e di pietà profonda”
(FF 1035-36).

Alla Verna: “L’ardore serafico del desiderio lo rapiva in Dio, un tenero sentimento di compassione lo trasformava
in Colui che volle per eccesso di carità essere crocifisso... Lui l’amico di Cristo stava per essere trasformato tutto nel
ritratto visibile di Cristo Gesù Crocifisso non mediante il martirio della carne, ma mediante l’incendio dello spirito”
(FF 1225).

Fra questi due poli di compassione sta tutta la vicenda umana e spirituale di Francesco, completamente plasmata dalla
viva impressione della croce nella sua anima, dal dolore, dalla gratuità amorosa, dalla ricchezza redentiva del Mistero
che essa racchiude e annuncia.

La Croce e il Crocifisso sono per Francesco l’essenza della sua fede; ogni altra devozione, ammirazione,
esortazione parte o ritorna da questo fulcro: “Colui che per noi ha voluto patire”.

All’inizio della sua esperienza quando ancora la fraternità non possedeva i libri liturgici con i quali fare orazione
dicono le biografie che “leggevano ininterrottamente sfogliandolo e risfogliandolo il libro della Croce di Cristo” (FF 1067).

Ai frati, insegnando a pregare, raccomandava di dire sempre insieme al Padre nostro:
“Ti adoriamo Signore Gesù Cristo in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e Ti benediciamo perché con la
tua santa Croce hai redento il mondo”
(FF 111), tanto che essi nella loro fanciullesca, umile e semplice spiritualità,
andavano per il mondo inginocchiandosi come in un tempio ovunque vedessero una forma di croce, anche se
naturalmente formata dai rami di un albero (FF 401).

L’abito che scelse per portare per sé e per i suoi volle che fosse “fatto a forma di croce” perché “in esso testimoniò
il mistero della croce in quanto ché come la sua mente si era rivestita del Signore crocifisso, così tutto il suo corpo
si rivestiva esteriormente della croce di Cristo”
(FF 826).

Il Tau simbolo da lui così tanto amato da diventare la sua firma e identificarlo, era al suo tempo un segno già acquisito
di penitenza: il tau non è altro che una croce.

Associando varie parti dei Salmi e della Scrittura per esprimere il suo fervore al Cristo Sofferente compose l’Ufficio della Passione del Signore, che recitava continuamente per sua personale devozione prima di quello Divino.

La preghiera e la vita di Francesco sono state tutte influenzate da questa particolare angolatura della Croce e in essa
ha poi generato e formato i suoi figli come “uomini crocifissi che andavano per il mondo come pellegrini e forestieri,
non portando seco altro che Cristo crocifisso... e producevano grandi e buoni frutti delle anime,
le quali guadagnavano a Dio”
(FF 1833).

Santa Chiara
Fedele interprete di S. Francesco, su questa stessa nota ha modulato la sua vita, così che
“nulla volle avere se non Cristo Signore, nulla alle sue figlie permise di possedere.
Le esorta a conformarsi a Cristo povero che la Madre poverella depose in un piccolino e angusto presepe.
E questo particolare ricordo quasi gioiello d’oro viene sempre appuntato al petto perché la polvere delle
cose terrene non trovi passaggio per entrare”
(FF 3184-85).

“Insegna alle novizie a piangere Cristo crocifisso... Tra le Ore del giorno, a Sesta e a Nona è presa per solito
da maggiore compunzione, volendo immolarsi col Signore immolato... Per nutrire la sua anima con le gioie ineffabili
del crocifisso meditava assai frequentemente l’orazione delle Cinque Piaghe del Signore”.


"Imparò l’Ufficio della Croce come l’aveva composto san Francesco, l’amante della croce e fu solita recitarlo
con pari amore. Si cingeva sulla carne, sotto le vesti, una cordicella annodata con tredici nodi, come segreto
memoriale delle ferite del Salvatore”
(FF 3214-16).

Ad Agnese di Praga trasferendo la sua stessa anima, dà una traccia concreta di meditazione,
di stile e di preghiera, raccomanda: “Mira lo Sposo tuo divenuto il più vile degli uomini, disprezzato,
percosso e in tutto il corpo ripetutamente flagellato e morente tra i più struggenti dolori sulla croce.
Medita e contempla e brama di imitarlo”
(FF 2879).

Preghiera di Santa Chiara

Attirami a Te

Contemplo, o Signore, le ricchezze e gli onori eterni,
e grido con tutto l’ardore del mio desiderio e del mio amore:
Attirami a Te, o celeste Sposo!
Dietro a Te correrò attratto dalla dolcezza del tuo profumo.
Correrò, senza stancarmi mai, affinché Tu mi introduca nella
tua cella inebriante. Allora la tua sinistra passi sotto il mio capo
e la tua destra mi abbraccerà deliziosamente e Tu mi bacerai
col felicissimo bacio della tua bocca.
E in questa felicissima comunione ti parlerò dei miei fratelli.
(Cfr FF 2906).

“Ma, in santa carità, che è Dio, prego tutti i frati, sia ministri che gli altri,
che, allontanato ogni impedimento e messa da parte ogni preoccupazione e
ogni affanno, in qualunque modo meglio possono, debbano servire, amare,
adorare e onorare il Signore Iddio, con cuore puro e con mente pura, ciò
che egli stesso domanda sopra tutte le cose”
(FF 60).

Piangendo Francesco

Disse un giorno a Gesù:
Amo il sole, amo le stelle,
amo Chiara e le sorelle,
amo il cuore degli uomini,
amo tutte le cose belle…
O mio Signore, mi devi perdonare
perché te solo io dovrei amare.


Sorridendo il Signore

Gli rispose così:
Amo il sole, amo le stelle,
amo Chiara e le sorelle,
amo il cuore degli uomini,
amo tutte le cose belle…
O mio Francesco, non devi pianger più
perché io amo quel che ami tu.

* * * * * * *
P.S. Tante grazie, al caro amico Andrea
per la tua diligente presenza sul nostro operato.

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Re: SAN FRANCESCO "L'UOMO FATTO PREGHIERA"

Messaggio  Andrea il Ven Mar 19, 2010 11:40 am

Grazie carissimo Francesco per questo tuo ultimo messaggio sulle PREGHIERE di S. Francesco.
Ma un grazie del tutto speciale per le Lodi di Dio Altissimo, che mi piace molto...
Grazie ancora.

P&B UNP


Ultima modifica di Andrea il Lun Mar 22, 2010 5:31 pm, modificato 1 volta

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La preghiera francescana

Messaggio  Francesco il Ven Mar 19, 2010 10:20 am

LA PREGHIERA FRANCESCANA

Le caratteristiche della preghiera di san Francesco sono quelle della preghiera di Cristo.
Come Cristo, Francesco è stato soprattutto contemplativo. Di conseguenza predilige i luoghi solitari
dai vasti orizzonti.
Quando la richiesta della folla diventa eccessiva, come Cristo egli si rifugia nella contemplazione.
Tutti e tre i sinottici rilevano la solitudine e il prolungarsi della preghiera di Gesù.
I biografi primitivi di Francesco fanno la stessa cosa. Come Luca è l’evangelista del Cristo orante,
così Tommaso da Celano è il biografo dell’”uomo divenuto preghiera”.

LA PREGHIERA DI SAN FRANCESCO:
(Atteggiamenti e contenuti)

La preghiera di Francesco si modella su quella di Cristo, se ne fa anzi prolungamento.
Il suo cuore pulsa con quello di Cristo, si trasfigura in Cristo, diventa “figlio” di Dio.
Nella sua preghiera di volta in volta esprime un particolare stato d’animo:

Preghiera di benedizione:
“Benediciamo il Signore Iddio vivo e vero, e rendiamo a lui la lode, la gloria e ogni bene per sempre.
Amen. Amen. Fiat. Fiat”
(Ufficio della Passione; FF 282).

Preghiera di ringraziamento: “Onnipotente, altissimo, santissimo e sommo Dio, Padre santo e giusto,
Signore re del cielo e della terra, per te stesso ti rendiamo grazie...”
(R.n.b., XXIII; FF 63).
Questo atteggiamento di “gratitudine” è come il tessuto connettivo di tutta la preghiera di Francesco
ed esprime il suo rapporto personale e filiale con il Padre.

E’ il santo del Pater noster, la preghiera che ci ha insegnato lo stesso Signore e che Francesco recitava con atteggiamento contemplativo, meditandone le varie domande, e che costituisce nella storia delle religioni una
“novità” in quanto con il Pater noster la preghiera diventa colloquio amoroso tra Padre e figlio e figlio e Padre.
San Francesco indica questa preghiera come lode continua per quei frati che non possono celebrare la Liturgia delle Ore,
la lode perenne della Chiesa.

Preghiera di riconoscenza: “E attribuiamo al Signore Dio altissimo e sommo tutti i beni e riconosciamo che
tutti i beni sono suoi e di tutti rendiamo grazie perché procedono tutti da Lui”
(R. n. b., XVII; FF 49).

Preghiera di supplica: davanti al crocifisso, (FF 276), dove Francesco non chiede cose necessarie al corpo
ma le cose necessarie per scoprire la volontà di Dio e realizzare il suo disegno: “Signore, che vuoi che io faccia?;
“O alto e glorioso Dio, illumina el core mio, dame fede diricta, speranza certa, carità perfecta, humiltà profonda,
senno e cognoscimento che io servi i tuoi comandamenti. Amen”
(Tom. Da Celano,V.s.6; FF 586;
(...”Perché cerchi il servo in luogo del padrone?”...)

Preghiera di mediazione: prega per la famiglia che il Signore gli ha affidato; per la sua città; prega per i frati
che non seguono il suo ideale; per l’avvento del Regno; per la remissione dei peccati; per la salvezza di tutti gli uomini.

Preghiera nella sofferenza: quella così umana e commovente pronunciata durante la malattia degli occhi:
“Frate mio fuoco, di bellezza invidiabile fra tutte le creature, l’Altissimo ti ha creato vigoroso, bello e utile.
Sii propizio a me in quest’ora, sii cortese!, perché da gran tempo ti ho amato nel Signore. Prego il Signore grande
che ti ha creato di temperare ora il tuo calore in modo che io possa sopportare, se mi bruci con dolcezza”

(Tom. da Celano, Vita seconda, 166, FF 752).

Una notte, sopraffatto dal dolore, prega: “Signore, vieni in soccorso alle mie infermità, affinché io possa sopportarle con pazienza” (Legg. perugina, 43; FF 1591). Benché stremato dal prolungarsi delle malattie, gettandosi a terra, disse: “Ti ringrazio, Signore Dio, per tutti quei miei dolori e ti prego, o Signore mio, di darmene cento volte di più, se così ti piace...

Adempiere la tua volontà è per me consolazione sovrappiena”
(S. Bon. Leg. Mag., XIV, 2; FF 1238).
Resta famosa l’audace e appassionata preghiera della Verna nella notte delle stigmate, nella quale chiede al Signore
due grazie prima di morire: “di sentire nell’anima e nel corpo - quanto è possibile - il suo dolore e il suo amore”
(cfr. FF 1919).

Preghiera di obbedienza: Francesco chiede di voler fare sempre ciò che Dio vuole e ciò che a Dio piace: questi
sentimenti li troviamo soprattutto espressi nella preghiera posta al termine della lettera al capitolo generale e a tutti i frati: “Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri di fare, per tua grazia, ciò che sappiamo
che tu vuoi, e di volere sempre ciò che ti piace”
(FF 233).

Preghiera di lode: è la modalità della preghiera perfetta. Non si chiede più niente a Dio, ma si loda invitando
tutte le creature a rendere gloria al Creatore. Esempi tipici sono le Lodi di Dio altissimo (FF 264).
Con questa preghiera Francesco diventa sacerdote della creazione con una mediazione ascendente e discendente:
sale a Dio sommo bene da ogni benché minima creatura e ritorna alle creature portando ad ognuna il bacio
di Dio-Amore. Comprende le creature perché le ama e ama il Creatore perché le creature ne riflettono l’amore.


ALCUNE SOTTOLINEATURE

Preghiera filiale: La preghiera di Francesco è un colloquio amoroso con Dio sommo bene e sommo amore: “...
Tu sei il bene, tutto il bene, il sommo bene, Signore Iddio vivo e vero.
Tu sei amore, carità...”
(cfr. Lodi di Dio Altissimo; FF 261). Sgorga spontanea dal cuore, in qualsiasi momento e in
qualsiasi luogo.

Iniziato il colloquio, al di là del tempo e dello spazio, Francesco “discorreva col suo Signore”, “rispondeva al Giudice”, “supplicava il Padre”, “dialogava con l’Amico” ( S.Bon. Leg. Mag. X,4; FF 1180).
Nel suo colloquio amoroso percepisce e contempla il Padre come “Luce”, “amore” e “gioia”, “sommo bene, eterno,
dal quale viene ogni bene, senza il quale non vi è alcun bene”
(FF 267).

Nella preghiera contempla il “bellissimo” e seguendo le sue orme lo insegue ovunque.
Porta Cristo Gesù , crocifisso, stabilmente nell’intimo del suo spirito; in Lui brama di trasformarsi totalmente per amare
il Padre con il suo stesso amore.

Ogni giorno s’immerge nella preghiera, si sente attivato dall’irrompere della misteriosa dolcezza dello Spirito Santo
il quale penetrandogli sovente nell’anima, lo sospinge alla preghiera perfino quando sta in piazza o in altri luoghi pubblici
(cfr. FF 1403).

Se avverte il tocco divino della visita dello Spirito Santo, mentre lavora o è in viaggio, subito si arresta:
“... quando la visita dello Spirito gli si presentava, l’accoglieva e fruiva della dolcezza che gli era stata data,
fino a quando il Signore lo permetteva”...
(cfr. FF 682).

Preghiera biblica, liturgica, popolare.

Francesco modella la sua preghiera su quella biblica, liturgica, popolare. Le sue preghiere sono ricchissime di
reminiscenze bibliche, talmente personalizzate da sembrare originali.
La sua creatività si alimenta dalla Parola contenuta nella Sacra Scrittura e prende forma visibile nella Liturgia:
Eucaristia e Liturgia delle Ore.

Vive la sua preghiera tra la gente, comunicando la propria esperienza di Dio e manifestando i misteri di Cristo
con la devozione verso la Passione, l’Eucaristia e verso la Madonna (cfr. Saluto alla Vergine),
che “amava con indicibile amore” e “le cantava speciali lodi”, perché - diceva –
“ci ha donato per fratello il Signore di maestà” (cfr. FF 1165 e 786).

Preghiera contemplativa e apostolica.

La preghiera di san Francesco, infine, è preghiera contemplativa e apostolica che ha per modello
Cristo contemplativo e apostolo.
La personalità di Francesco - pensieri, sentimenti, parole, azione apostolica - deriva per grazia da Cristo
e in Cristo trova esemplare unificazione.

Contemplazione ed evangelizzazione sono due espressioni dell’unico rapporto di comunione con Cristo.
Francesco infatti ritiene necessario uscire dalla contemplazione per un motivo di carità.
Scrive Tommaso da Celano: “... quando cera bisogno, non esitava un istante a passare all’azione per giovare
alle anime e alla vita dei fratelli” (FF 445).
Nella vita di Francesco non è dunque frattura tra contemplazione ed azione, ma perfetta armonia di comunione.

Lodi di Dio Altissimo

Tu sei santo, Signore solo Dio,
che operi cose meravigliose
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo,
re del cielo e della terra
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dei,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene,
il Signore Dio vivo e vero
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei nostra speranza
Tu sei giustizia.
Tu sei temperanza,
Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede.
Tu sei la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.


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Maestro di Preghiera

Messaggio  Francesco il Mar Mar 16, 2010 10:55 am

FRANCESCO MAESTRO DI PREGHIERA

“Io trovo ogni giorno una grande dolcezza e consolazione rimembrando
e meditando gli esempi di umiltà del Figlio di Dio”
(FF 1586)

Francesco con la sua vita intensa e totalmente intrisa di preghiera, diventa con le sue preghiere e con il suo modo
di pregare, un maestro eloquente e senza precedenti.
Come Gesù interrogato dai suoi: “Insegnaci a pregare” risponde: “Quando pregate dite: Padre Nostro"...
La sua preghiera è “impregnata” delle parole stesse di Dio: la Scrittura, la Parola fatta Carne, è la sua
fonte ispiratrice.
Nella sua costante ricerca di autenticità evangelica continuamente “rumina” con la mente e con il cuore
la Parola di Dio, per assimilarla e assaporarla in una profondità sempre più intima di se stesso.
Per questo è quasi impossibile disgiungere le sue azioni dalle parole, dai pensieri e questi dal Vangelo, perché tutto
in lui e di lui prega costantemente e costantemente ridice le parole evangeliche e le traduce in vita vissuta.

Gesù sempre davanti ai suoi occhi è il segreto e la verità profonda della sua esperienza e del suo insegnamento.
Guida così a riconoscere, cercare e liberare lo Spirito presente nel cuore, che prega per noi e ci permette di realizzare
la Sua Santa operazione, che gioisce e loda il Padre per tutti i doni ricevuti, che conosce, ringrazia ed esulta per
la salvezza operata da Cristo, che ci edifica e trasforma in tempio dove nella sua “Unità Semplice” la
“Trinità Perfetta” vuole abitare.

Insegna perciò che l’atteggiamento interiore è alla base della relazione con il Signore; esso è contrassegnato da una lotta
fra la tendenza naturale dell’essere carne e la volontà di Dio e richiede un rinnegamento di sé che in Francesco, però,
non è mai mortificazione passiva, ma sempre sostenuto dalla gioia e dalla forza della spinta di conversione che
il desiderio e l’amore di “piacere a Dio” generano (FF 57).

Anche il progetto di vita comune è fondato su questo ‘piacere a Dio’ che crea spontaneamente la fraternità,
la cattolicità e distrugge barriere e incomprensioni.
Dimostra così che la preghiera diventa tensione di tutto l’essere, perché con tutta la persona si desidera e si incontra
la Persona vivente del Signore. La preghiera diventa perciò adorazione.

“Niente dunque ci ostacoli, niente ci separi, niente si interponga, e ovunque noi tutti, in ogni luogo, in ogni ora,
in ogni tempo, ogni giorno, senza cessare crediamo veramente e umilmente e teniamo nel cuore e amiamo, onoriamo,
serviamo, lodiamo e benediciamo, glorifichiamo ed esaltiamo, magnifichiamo e ringraziamo l’Altissimo e Sommo Eterno Dio,
Trino e Unico, Padre e Figlio e Spirito Santo Creatore di tutte le cose, Salvatore di chi opera e crede in Lui, di chi ama Lui:
il quale senza inizio e senza fine, immutabile, invisibile, inenarrabile, ineffabile, incomprensibile e ininvestigabile, benedetto, degno di lode, glorioso, sopraesaltato, sublime, eccelso, soave, amabile, dilettevole e tutto sempre e sopra tutte le cose
è desiderabile nei secoli dei secoli”
(FF 71).

Francesco faceva cinque quaresime all’anno

Nel suo anelito di conformarsi a Cristo, allo scopo di riviverne i misteri distribuiti nel corso dell’anno liturgico.
-“Dall’Incarnazione e dalla Natività fino all’Ascensione, al giorno di Pentecoste e all’attesa della beata speranza
del ritorno del Signore” –


San Francesco non si contenta di attuare la quaresima cosiddetta “grande” o della Redenzione, in preparazione
alla Pasqua; neppure si arrestò alla quaresima di avvento o dell’Incarnazione, in preparazione al Natale; ma con
lo stesso impegno e lo stesso metodo, volle farne altre tre.
E tutte le passava in digiuni e preghiere, appartato dal mondo, da solo a solo con Dio, in un anelito di continua conversione.

La Quaresima grande: Consacrata dalla santa madre Chiesa, che va dalle ceneri alla settimana santa, cioè alla santa Pasqua.
La Quaresima dell’avvento: che san Francesco faceva, e che va dalla festa di tutti i Santi alla vigilia della Natività
del Signore. Solo queste due erano obbligatorie anche per i suoi frati.

La Quaresima dell’Epifania o Benedetta, con questa quaresima, san Francesco intendeva fare un collegamento
tra il tempo di Natale e quello di Pasqua, aveva intuito che il Natale e la Pasqua sono strettamente legati l’uno all’altro,
e rappresentano come i due poli dell’unico mistero di salvezza.

La Quaresima di San Michele: questa quaresima è tutta propria del contemplativo Serafico: non l’ha imposta
e nemmeno consigliata ai suoi frati; l’ha pretesa solo da se stesso. La iniziava il giorno dell’Assunta, e la terminava
nel giorno della festa di San Michele arcangelo.

La Quaresima della festa degli apostoli Pietro e Paolo all’Assunta, è l’ultima attuata da questo fortissimo atleta
di Cristo. Iniziava nel giorno della festa degli apostoli Pietro e Paolo, esprimeva l’esigenza di comunione con la sacra
gerarchia, soprattutto con il papa, segno dell’unità e della universalità della Chiesa, e della particolare devozione
per Maria, madre e figura della Chiesa.

Salgono così a cinque le quaresime attuate da Francesco durante l’anno: il che vuol dire che circa duecento giorni li passava ogni anno in solitudine, pregando e mortificandosi; appartato dagli uomini, solo con Dio. Impiegando così due terzi del suo
tempo nella contemplazione e nella preghiera, e solo un terzo nell’azione, in circa venti anni ha cambiato la faccia al mondo.

I tempi liturgici della Chiesa, come l’Avvento, le feste di Natale, la Quaresima, le feste Pasquali, sono momenti privilegiati del ritorno a Dio, quando riconosciamo che tutto è vano fuori del contesto religioso e che solo Cristo dà un senso, e un significato alla nostra vita personale.

Francesco ci ha dato un grande esempio. Ci ha insegnato la strada maestra che lo ha portato a fare l’esperienza dell’infinito amore di Dio, grazia che ha chiesto e ha avuto in dono, due anni prima di morire, di partecipare concretamente, per quanto
le è stato possibile, alla sofferenza e all’indicibile amore di Gesù Crocifisso per la nostra salvezza… per questo ha potuto dire:

“Considera, o uomo, a quale dignità, in quale sublime condizione ti ha posto Dio... da farti suo figlio...
e metterti in relazione d’amore con Lui".
(Vedi FF 153 e Salmo Cool.

“E se anch’io mi lasciassi semplicemente amare?”...

Sono così importante per Dio?

Signore, come puoi amarmi fino a questo punto?
Chi sono io per avere un Padre simile?
Dunque sono veramente importante per te?

Giorno e notte tu sei con me. Non mi abbandoni mai.
Come il pastore, attento al suo gregge,
preoccupato per ognuna delle sue pecore,
così tu non dimentichi nessuno.
Ai tuoi occhi ogni persona è unica.

Signore, come puoi amarmi fino a questo punto?
Chi sono io per avere un Padre simile?
Dunque sono veramente importante per te?

Tu vai incontro a chi è perduto.
Vai a cercare il peccatore, senza mai stancarti.
Tendi le braccia a colui che si sente dimenticato.
Ti dirigi verso gli smarriti e gli emarginati.

Tu mi tratti come una pecora debole e affaticata,
mi prendi sulle spalle e mormori al mio orecchio:
“Nessuno riuscirà mai a strapparmi da te!”.

Signore, come puoi amarmi fino a questo punto?
Chi sono io per avere un Padre simile?
Dunque sono veramente importante per te?

Se io mi lasciassi semplicemente amare?

Sì, dobbiamo gioiosamente accogliere questo
Grande Amore, riconoscendoci Suoi figli,
e dire infinite GRAZIE “Abbà, Papà”!.


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Re: SAN FRANCESCO "L'UOMO FATTO PREGHIERA"

Messaggio  silvia il Lun Mar 15, 2010 11:12 pm

Grazie Francesco e Fernanda.

L'Immagine, ci aiuta a pregare...



Davanti al Crocifisso di S. Damiano

O alto e glorioso Dio,
illumina el core mio.
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Re: SAN FRANCESCO "L'UOMO FATTO PREGHIERA"

Messaggio  Fernanda il Dom Mar 14, 2010 6:31 pm

Grazie Francesco!
a volte la pigrizia ci fa andare a rilento, invece quanto tu hai riportato è da stimolo a vivere meglio la quaresima.
con le parole di San Francesco, mi affido al Signore

Davanti al Crocifisso di S. Damiano

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SAN FRANCESCO "L'UOMO FATTO PREGHIERA"

Messaggio  Francesco il Ven Mar 12, 2010 7:24 pm

Cari amici,

in questo tempo forte della quaresima vorrei proporvi alcune riflessioni sulla vita di San Francesco d’Assisi,
l’“uomo fatto preghiera”. Approfittando di questo spazio dal titolo invitante: “VAI CON FRANCESCO”…
Credo sia una proposta interessante per tutti,
Particolarmente per i fratelli francescani che desiderano approfondire la conoscenza del loro fondatore.
Seguire le orme dei Santi è sicuramente la strada più dritta per giungere alla meta. Loro sono i nostri maestri…
coloro che sono già arrivati alla Santità. Lo stesso Francesco ci ricorda che:

“I santi e il loro ricordo erano per lui come carboni ardenti, che ravvivano in lui l'incendio deificante”. …
“La vita dei santi è il migliore commento di tutta la Sacra Scrittura… perché è Vangelo realizzato”…


Il loro esempio, sicuramente ci stimolerà, a vivere bene questo tempo propizio di conversione,
e di attesa della santa Pasqua.
(Sono riflessioni raccolte durante alcuni corsi di formazione francescana, tratti da testi sulla vita di san Francesco,
soprattutto dalle – Fonti Francescane – (FF), dalla sacra Scrittura e dalla Regola.)

SAN FRANCESCO – ... “NAQUE AL MONDO UN SOLE”… (Dante – Divina Commedia) - .

“L’UOMO FATTO PREGHIERA”

Gesù ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).
“Io sto alla porta e busso, se uno mi aprirà, verremo a lui”... (Apc 3,20).
“Dove due o tre sono riuniti nel mio nome Io sono in mezzo a loro”... (Mt 18,20).

Dalle parole del Signore prende forma tutto ciò che facciamo... Anche il tempo si colora di sfumature diverse che ci fanno
uscire dal calendario e dall’orologio per entrare nel tempo di Dio: tempo di eternità, scandito dalla continua preghiera.

“Bisogna pregare sempre, senza stancarsi” (Lc 18,1).

La preghiera è il respiro dell’anima, perciò trova ovunque un’espressione propria e particolare.
Nella vita quotidiana: in autobus, per strada, nell’ambiente di lavoro…, dove l’Incarnazione si fa concreta e la fede
si trasforma in gesti, parole e azioni. Dio è sempre presente e noi viviamo alla sua presenza.

Pregate sempre…, questo suggerimento del Vangelo, Francesco l’ha vissuto pienamente, infatti, dice il Celano:

“Non era tanto un uomo che prega, quanto piuttosto egli stesso tutto trasformato in preghiera vivente” (FF 682).

Spesso si appartava, nelle selve, in luoghi solitari, riempiva i boschi di gemiti, bagnava la terra di lacrime, si batteva
con la mano il petto; e lì, quasi approfittando di un luogo più intimo e riservato, dialogava spesso ad alta voce col suo
Signore: rendeva conto al Giudice, supplicava il Padre, parlava all’Amico, scherzava amabilmente con lo Sposo.
E in realtà per offrire a Dio in molteplice olocausto tutte le fibre del cuore, considerava sotto diversi aspetti
Colui che è sommamente Uno. Spesso senza muovere le labbra, meditava a lungo dentro di sé e, concentrando
all’interno le potenze esteriori, si alzava con lo spirito al cielo. In tal modo dirigeva tutta la mente e l’affetto a
quell’unica cosa che chiedeva a Dio.


IL DONO DI FRANCESCO

“Francesco, il servo di Cristo, vivendo nel corpo, si sentiva in esilio dal Signore e si sforzava, pregando senza
interruzione, di mantenere lo spirito alla presenza di Dio. Camminando e sedendo, in casa e fuori, lavorando e
riposando, restava talmente intento all’orazione da sembrare che le avesse dedicato ogni parte di se stesso:
non solo il cuore e il corpo, ma anche l’attività e il tempo”.
(FF 1176) -

E’ difficile distinguerli; è impossibile parlare della preghiera di Francesco senza entrare completamente nella sua vita,
dal momento che la sua persona ne è stata talmente plasmata da riempire ogni spazio, ogni gesto, ogni pensiero,
per cui ogni istante della sua vita risultava scaturire dalla sua preghiera.

Francesco viveva pregando e insegnava in tal modo a cogliere il vero senso dell’esistenza.
“Francesco uomo cristianissimo” (FF 1142) aveva compreso, perché ha vissuto fino alle pieghe più riposte
di se stesso, il significato della conversione.

Francesco si è veramente “voltato” verso il Signore e il Signore mostrandogli il Suo Volto, lo ha assunto in sé completamente.
Francesco realizza concretamente la vita del credente; egli si è lasciato completamente diventare cristiano, cioè tutto di Cristo.

Tutto ciò che si può dire della fede e della preghiera, Francesco lo ha vissuto integralmente e ne ha mostrato l’esempio.
Voleva che il Vangelo (questa è la vita...) fosse osservato ‘sine glossa’ perché capiva dal di dentro che ogni tentativo di interpretazione è un rischio di diminuzione secondo le nostre opportunità.

La risposta di Francesco invece è continua e costante (il Signore dette a me d’incominciare così a fare penitenza,
essendo io nei peccati... FF 110) perché sempre “portava Gesù nel cuore” e da Lui riceveva ogni istante il respiro vitale,
perché le sue parole diceva, “sono Spirito e Vita”.

Raccomandava con forza di non estinguere mai “lo spirito di orazione e della devozione” (FF 88),
perché in essa sta la cosa più importante, il segreto della vita, quello che ci permette di “avere lo Spirito del Signore”
e di conseguenza agire secondo “la sua santa operazione” (FF 104)
per poter vivere in mezzo ai fratelli e per essi, secondo Dio.

“Amore parla e lui risponde; Amore chiede e lui dà”.

E in questo suo continuo colloquio con l’Amore sperimenta il dolcissimo Iddio, la non-vita della sua lontananza
e comprende il dolore dell’Amore non amato e l’abisso di chi vive ignorandolo.

E così Francesco piano piano “sa tutto” e con ragione può affermare:
“Conosco Cristo Povero e Crocifisso” (FF 692),
povero e crocifisso non più aggettivi qualificativi, ma nome e cognome del Signore Gesù.
Questo ha ottenuto Francesco “piccolo, semplice e idiota” con la sua preghiera.

Francesco, attraverso i suoi scritti, le preghiere dolci, intense, appassionate che lui recitava, attraverso i racconti
che di lui in preghiera fanno le biografie, tutto fa intravedere il suo stile, ci comunica il suo innamoramento con Dio,
che gli faceva “battere forte il cuore” soltanto a pensarlo.

Tommaso da Celano (FF 647) descrive molto bene la preghiera di Francesco, sottolineando con mirabile tocco
l’aspetto della sua comunione con il Signore.

Per Francesco preghiera e comunione sono la stessa cosa, sempre, automaticamente.
Egli non ha messo a punto una “via di orazione” fatta di gradi, ma ha centrato e vissuto direttamente l’Unione,
attraverso l’attenzione costante e affettiva al Cristo povero e crocifisso.
Da lì tutta la sua totale povertà.

La povertà che lesse sul dipinto di san Damiano e che sentì sua e via diretta e imprescindibile, da non abbandonare
mai nella sua radicalità, per raggiungerlo, vero, vivo e regale.

Povertà è un altro elemento inscindibile della sua vita, tant’è che lo ha fatto diventare “il Poverello”
e come tale inscindibile e unica con la sua preghiera. Ne diventa la condizione del cuore.

Quel “cuore puro e mente pura” che può “vedere Dio” è la trasparenza povera di un cuore umile e semplice.
Per la povertà, lui così mite in tutto, non ha osato risparmiare parole dure, estranee al suo linguaggio:
nella Regola dice “comando e ordino” che mai ci si allontani da lei.
Sarebbe tradire Gesù che proprio attraverso di lei ha realizzato il tutto per l’uomo.

Per questo, rivestita di povertà, la preghiera di Francesco diventa ricchissima, incontenibile; ricchissima e altissima perché raggiunge e contiene Dio, ma poverissima, semplice e essenziale: la sua preghiera è “stare” con il Signore.

In questo suo stare con amore, l’amore cresce, si purifica, si trasforma e lo trasforma.

“L’Amore trasforma l’amante nell’Amato”, perché nella preghiera è Dio che fa tutto.

Allora anche il modo, i tempi, i gesti, le parole: tutto Francesco nella sua povertà riceve come dono dell’Altissimo Re,
dono da custodire, da restituire per non appropriarsene.

Suo porto sicuro era la preghiera, non di qualche minuto, o vuota o pretenziosa,
ma profondamente devota, umile, prolungata il più possibile.

Se la iniziava la sera, a stento riusciva a staccarsene il mattino.
Era sempre intento alla preghiera, quando camminava e quando sedeva, quando mangiava e quando beveva.
“Di notte si recava da solo nelle chiese abbandonate e sperdute a pregare; così, con la grazia del Signore,
riuscì a trionfare di molti timori e di angustie spirituali”
(FF 445).

Preghiere di San Francesco:

Ti adoriamo, o Signore Gesù Cristo, qui e in tutte le chiese di tutto il mondo,
e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Davanti al Crocifisso di S. Damiano

O alto e glorioso Dio,
illumina el core mio.
Dame fede diricta,
speranza certa,
carità perfecta,
senno e cognoscimento
che io serva li tuoi comandamenti.


Rapisca

Rapisca, ti prego, o Signore, l’ardente e dolcissima
potenza del tuo amore l’anima mia da tutte le cose terrene,
perché io muoia per amore dell’amore di te,
che per amore dell’amore di me ti sei degnato di morire.

(Segue)

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Re: SAN FRANCESCO "L'UOMO FATTO PREGHIERA"

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