Don Bruno Oiviero

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

Re: Don Bruno Oiviero

Messaggio  Andrea il Ven Lug 04, 2008 6:03 am

Questa e` l' ultima Newsletter di don Bruno o;ovoero e come al solito molto interessante~

Salviamo la Legge Gozzini

Allarme sovraffollamento nelle carceri

E’ di questi giorni l’allarme sovraffollamento nelle carceri lanciato dal Direttore del DAP, dott. Ettore Ferrara. Il dato più inquietante è la presenza massiccia di stranieri: “I detenuti stranieri sono 20.123 su un totale di 53.700 reclusi. Negli anni ’90 i detenuti stranieri rappresentavano il 15%, mentre oggi rappresentano ben il 39% del totale. Il ritmo di crescita è tale che sulle 94 mila persone che lo scorso anno sono entrate negli istituti penitenziari, "circa il 50% era costituito da stranieri. È un problema con il quale bisogna confrontarsi se vogliamo dare alle strutture la possibilità di funzionare". Il 70 per cento dei detenuti stranieri proviene da otto paesi: Romania, Albania, Marocco, Algeria, Nigeria ed ex Jugoslavia. Secondo Ferrara, l’effetto dell’indulto si è già esaurito da tempo e ci si sta rapidamente avvicinando alla soglia dei 62 mila detenuti [a fronte di una capienza teorica di 43 mila] che nel luglio del 2006 convinse il parlamento ad approvare l’indulto”.



Il problema Immigrazione

Questo dato ci riporta al problema “immigrazione” che tanta preoccupazione sta suscitando in Italia. E’ un problema immane: Migliaia di persone che con mezzi di fortuna, rischiando la vita lasciano i loro paesi d’origine per cercare nuove possibilità nei paesi più industrializzati. E’ un problema globale! Nessuna nazione da sola può riuscire a risolverlo.

Il Carcere non è la soluzione

Il Governo è alla ricerca disperata di un modo per controllare l’ingresso di immigrati clandestini che fuggono dalla miseria dei loro paesi. L’incontro del premier Berlusconi con il premier Libico Gheddafi. La volontà del governo di creare nuovi CPT che assomigliano sempre più a carceri, fino a considerare l’immigrazione clandestina un reato punibile penalmente con il carcere…

Quando penso a questa tragedia e all’inadeguatezza dei vari, governi dell’occidente opulente di affrontarla mi viene sempre in mente una scena del film “Quo Vadis”. Il grande attore Peter Ustinov, nel film impersona magistralmente l’imperatore Nerone e il suo totale scollamento dalla realtà. Difatti dopo aver fatto incendiare Roma si rende conto che la folla per sfuggire al fuoco cerca di abbattere i cancelli che difendevano la sua reggia. Dispiaciuto e preoccupato per l’invasione che vede ormai imminente (i cancelli stanno per cedere sotto la pressione della plebe), domanda a Petronio suo fidato consigliere la ragione per cui la folla cerca di abbattere le barriere che difendono la sua casa. Petronio risponde che le persone cercano di fuggire dal fuoco perché non vogliono morire, a questo punto Nerone risponde con una domanda che ti lascia senza parole: “Perché non vogliono morire?”

Ecco a volte è questa la domanda che percepisci attraverso mille sfaccettature nei commenti della gente comune che colpevolizza lo straniero ritenendolo responsabile dell’andamento economico negativo della propria nazione, negli articoli dei giornali e nei talk show televisivi, nell’inadeguatezza e rozzezza di alcune risposte governative che cercano di arginare il problema ben sapendo che la soluzione ha bisogno di un respiro e di una responsabilità globale.

Benedetto XVI e la "Sfida Globale"

E’ veramente profetico quello che il Santo Padre Benedetto XVI dice quando individua nella solidarietà la grande sfida globale del nostro millennio: “Soltanto attraverso un comune impegno di condivisione, è possibile rispondere alla grande sfida del nostro tempo, quella cioè di costruire un mondo di pace e di giustizia, in cui ogni uomo possa vivere con dignità. Questo può avvenire se prevale un modello mondiale di autentica solidarietà in grado di assicurare a tutti gli abitanti del pianeta il cibo, l’acqua, le cure mediche necessarie, ma, anche il lavoro e le risorse energetiche, come pure i beni culturali…il sapere scientifico e tecnologico…”(La Solidarietà è la sfida globale, Benedetto XVI, Angelus 11 -11 07)

Per questo il tema da lui scelto per la Giornata mondiale della Pace che si celebrerà il 1° gennaio prossimo, è "Combattere la povertà, costruire la pace”. Nel suo messaggio alla FAO dello scorso 2 giugno, in occasione del Summit a Roma su “La sfida dei cambiamenti climatici e delle bioenergie", il Papa si domandava: “Come si può rimanere insensibili agli appelli di coloro che, nei diversi continenti, non riescono a nutrirsi a sufficienza per vivere?”. Nella Costituzione Gaudium et spes, si afferma che “lo scandalo della povertà manifesta l'inadeguatezza degli attuali sistemi di convivenza umana nel promuovere la realizzazione del bene comune”.

Nelle intenzioni del Sommo Pontefice questo dovrebbe rendere “ necessaria una riflessione sulle radici profonde della povertà materiale, quindi anche sulla miseria spirituale che rende l'uomo indifferente alle sofferenze del prossimo”.

Salviamo la Legge Gozzini

Quello che la Costituzione Gaudium et Spes dice riguardo alla “inadeguatezza degli attuali sistemi di convivenza umana nel promuovere la realizzazione del bene comune” mi sembra davvero attuale per quello che sta succedendo oggi nell’ambito del penale. La Legge cosiddetta Gozzini fu realizzata per concretizzare il comma 3 dell’art. 27 della Costituzione che recita così "…Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato…". La legge Gozzini (la n. 663 del 10 ottobre 1986), è una normativa sull’ordinamento penitenziario ma soprattutto "sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà" che introdusse nella legge organica sulla detenzione (la n. 354 del 1975) una serie di premi per chi, condannato a pene sotto una certa soglia, dava concreti segnali di volontà di redenzione. Si tratta di misure di reinserimento e clemenza che vanno dal permesso premio, all’affidamento in prova al servizio sociale, alla detenzione domiciliare, fino alla semilibertà in prova e alla liberazione anticipata. Adesso dopo 30 anni di sperimentazione questa legge, nel suo impianto sostanziale, si è rivelata validissima tanto da ridurre la recideva dal 70% fino al 20%.

Fa più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce

Il Presidente della Commissione Giustizia al Senato, Filippo Berselli (An), ha presentato nei giorni scorsi un disegno di legge che ridimensiona sensibilmente i benefici di legge e gli sconti di pena per i detenuti. Sei articoli per cancellare la legge Gozzini.

Un vero Tzunami, questo disegno di legge, dopo l’indulto, da molti considerato come un terremoto, che aveva riportato nella normalità e nella civiltà la convivenza nelle carceri, sia per i detenuti sia per gli operatori penitenziari, primi fra tutti gli agenti del corpo di Polizia Penitenziaria.

“L’emergenza sicurezza”, ben amplificata dai Mass Media, ha certamente dei fondamenti in alcuni fatti criminosi esecrabili che gridano giustizia. Mi riferisco qui ad alcuni fatti di cronaca nera di cui si sono resi protagonisti personaggi che usufruivano dei benefici della Legge Gozzini.

Cari Amici, una domanda, però, rimane bruciante per chiunque abbia veramente a cuore la sicurezza dei cittadini e il recupero di coloro che hanno commesso dei reati: è mai possibile che per una decina di reali fallimenti, migliaia e migliaia di successi debbano essere azzerati?

Perché non migliorare la legge Gozzini, invece di distruggerla?

Per questo faccio mio l’appello lanciato dalla rivista “Ristretti Orizzonti” per salvare la legge Gozzini. Vai all’Appello >>>

Così come anche l'appello della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia. Vai all'appello >>>

Don Bruno Oliviero

_________________
Andrea
avatar
Andrea
Admin

Numero di messaggi : 5555
Età : 86
Località : Atene - Grecia
Data d'iscrizione : 14.02.08

Vedi il profilo dell'utente http://www.vangelo.forumattiVo.com

Tornare in alto Andare in basso

odio...

Messaggio  silvia il Mar Giu 24, 2008 12:11 am

Dei molti spunti offerti dalla newsletter di don bruno, mi fermo brevemente e parzialmente-su uno solo.
Odio.
Solo se hai ricevuto veramente del male sai che cosa vuol dire.
Non è solo avvertire l'altro come malevolo, ma è desiderare ,aspettare soffrendo che anche lui, -l'altro-soffra quanto e più di te. Non è solo un sentimento, ma è una attesa spasmodica,dolorosa, una rabbia, un impulso...che ti toglie la vita.
"nutrirsi di odio per anni significa rinunciare a vivere".
Trabocca e contagia e porta a creare e " coltivare un clima di angoscia e insicurezza che peggiora enormemente la qualità della vita di tutti".

Se non ne hai fatto l'esperienza, non lo sai. Non puoi parlarne in terza persona: solo in prima.

Per grazia e non certo per merito, sono cristiana e conosco la parola Perdono.

Non sempre è possibile cercare l'altro. "parlarsi".

Sento però di aver vinto quando “recupero” l’altro: dentro di me; quando mi aiuto a vincere la sua “parte cattiva”, e lo salvo, silenziosamente ma realmente, nella "mia" esperienza personale di lui.

Così,anche se vittime di reati e agenti di reati non possono incontrarsi e parlare tra di loro, posso contrastare questa ondata di odio che sembra avviluppare oggi l’Italia. E il mondo.
avatar
silvia

Numero di messaggi : 783
Età : 77
Località : Padova
Data d'iscrizione : 16.02.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Don Bruno Oiviero

Messaggio  Anna Giacomina il Dom Giu 22, 2008 6:32 pm

Molto interessante questo dibattito e i vari contributi dati da chi vi ha partecipato.
Trovo molto giusto lo sdegno di Andrea Casalegno per l'uso direi "immorale" che talvolta facciamo delle parole. E non lo fanno solo i terroristi o i brigatisti quando uccidono una persona e la definiscono "un simbolo" ma lo facciamo anche noi nella vita di tutti i giorni quando non chiamiamo le cose con il loro vero nome ma gliene diamo uno di comodo e che ci permette cosi' di fare il nostro comodo.
Al momento mi viene in mente il nostro definire (da parte degli abortisti) il bambino appena concepito come un "ammasso di cellule". Il parlarne in questo modo lo riduce gia' a un non-essere e quindi poi rende piu' facile a tutti lo sbarazzarsene. E cosi' di questo passo.
E' evidente che quando mentiamo a noi stessi non chiamando le cose con il loro nome, poi e' piu' facile mentire anche agli altri ed e' piu' facile infischiarsene di questi altri.
Quindi un primo passo verso la nostra (e non solo di chi ha commesso un delitto) riabilitazione consiste, secondo me, nel tornare ad avere onesta' nel parlare, nel non cambiare il significato delle parole per un nostro fine, nel non sminuire un altro a parole distruggendolo cosi' prima di tutto come essere umano ai nostri occhi e poi magari uccidendolo pure fisicamente.
Sembra un piccolo passo questo parlare onesto ma in realta' e' un passo immenso e neanche tanto facile da fare al giorno d'oggi, abituati tutti come siamo a usare le parole solo per vendere fumo (vedi pubblicita' )e per falsare le apparenze.
avatar
Anna Giacomina

Numero di messaggi : 1034
Località : Londra
Data d'iscrizione : 14.02.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Sto imparando a non odiare (2a parte)

Messaggio  Andrea il Ven Giu 20, 2008 6:02 am

Ed ecco il resto della Newsletter di don Bruno: (NdR. Per ragioni di inserzione, siete pregati di leggere prima il testo del messaggio precedente e poi il presente...)

Guardando a se stessa oggi la Vedova D’Antona ha detto:

“Certamente non sono più la persona di prima, ma ho voluto continuare a portare il cognome di mio marito.

Vorrei richiamare però l’attenzione di tutti i presenti sullo ‘stigma’ che a volte viene posto alle donne che subiscono cose del genere: Non è la stessa cosa per l’uomo e per la donna: Se è l’uomo a restare vedovo, l’uomo è vedovo per un po’, ma se è la donna a restare vedova allora la vedova è vedova per sempre!”.

Parlando poi dell’incapacità da parte delle persone perbene di gestire la relazione con la sofferenza, si è così espressa:

“Inoltre le ferite più fastidiose, sono venute dalle persone, cosiddette, “perbene”. Ho notato una tale goffaggine, disagio…un’incapacità di gestire la sofferenza che ti ferisce per davvero. Quanto sottile è l’aggressività delle persone perbene!”

La Signora D’Antona ha concluso il suo intervento parlando del perdono:

“Perdono è una parola che non conosco, non sono cattolica. Sento però di aver vinto quando “recupero” l’altro; quando l’aiuto a vincere la sua “parte cattiva” ( Tutti abbiamo una parte cattiva dentro di noi). Credo nel riconoscimento dell’altro, nella ricerca dell’altro, credo nella necessità del ‘parlarsi’ . In ultimo vorrei ringraziare Ornella Favero per il lavoro straordinario fatto organizzando questa giornata.”.

Uscendo dal Carcere, pensavo che giornate come queste si dovrebbero moltiplicare in tutta l’Italia. Si dovrebbero creare occasioni in cui vittime di reati e agenti di reati potessero incontrarsi e parlare tra di loro, con l’obiettivo di contrastare questa ondata di odio che sembra avviluppare oggi l’Italia.

Don Bruno Oliviero

Per la copia


Ultima modifica di Andrea il Mar Giu 24, 2008 5:27 am, modificato 1 volta

_________________
Andrea
avatar
Andrea
Admin

Numero di messaggi : 5555
Età : 86
Località : Atene - Grecia
Data d'iscrizione : 14.02.08

Vedi il profilo dell'utente http://www.vangelo.forumattiVo.com

Tornare in alto Andare in basso

Sto imparando a non odiare

Messaggio  Andrea il Ven Giu 20, 2008 5:58 am

Vi presento la ultima "Newlwtter" di padre Bruno. Come al solito tanto , tanto interessante... vista la lunghezza del documento lo leggeremo in due reiprese:

Sto imparando a non odiare

Giornata nazionale di studi, Casa di Reclusione di Padova, Venerdì 23 maggio2008


Era il 27 Maggio 1974

“Era il 27 Maggio del 1974, ero con mia moglie e una coppia di amici in un ristorante per cenare insieme. Discutevamo della nostra partecipazione il giorno dopo ad una manifestazione che si sarebbe tenuta in Piazza della Loggia contro il Terrorismo. Ci sembrava giusto partecipare. Dovevamo far capire che la città era contro ogni tipo di violenza. Eravamo convinti che con la violenza non si risolve niente.”.

Così ha cominciato il suo racconto Manlio Milani, presidente dell’associazione famiglie vittime della strage di Piazza della Loggia a Brescia, dove persero la vita 8 persone e ne furono ferite 94. Una bomba nascosta in un cestino porta rifiuti fu fatta esplodere da organizzazioni di estrema destra durante la manifestazione pacifica.

Così ha proseguito il Milani: “Il 28 Maggio stavo recandomi in Piazza della Loggia con mia moglie. Abbiamo visto la coppia di amici e ci stavamo recando presso di loro, quando una persona mi fermò per chiedermi qualcosa. Mi fermai, mentre mia moglie proseguiva verso i nostri amici. Fu allora che la bomba scoppiò…”
A questo punto Manlio Milani ha raccontato quello che gli è accaduto in quel momento, lo smarrimento, la vista agghiacciante delle vittime stese per terra nel loro sangue, i lamenti dei feriti e i pensieri – egoistici- che gli si sono accavallati nella mente in quel momento: “Speriamo che mia moglie non sia tra le vittime…” Dopo aver realizzato che sua moglie era tra le vittime il pensiero ancora egoistico: “perché proprio lei…” E ancora… quasi un rimorso per essere sopravissuto.

“Non sono riuscito a dormire per mesi…avevo sempre la luce accesa anche di notte…poi la forza per ricominciare a lottare con le persone che condividevano con me gli stessi ideali: la violenza non risolve niente. L’odio di classe è una menzogna!”

Sto imparando a non odiare

Ci siamo ritrovati in tanti all’appuntamento nel Carcere i Due Palazzi di Padova per la giornata dell’ascolto delle vittime dei reati, venerdì 23 Maggio. Qualcosa di veramente nuovo: il tema della giornata era “Sto imparando a non odiare” Un titolo scelto perché - come ha spiegato Ornella Favero, Volontaria nel carcere di Padova da dieci anni e Direttrice Responsabile di “Ristretti Orizzonti” – sono le parole dette, in una recente intervista, da Antonia Custra, figlia di un poliziotto, ucciso il 14 maggio 1977 a Milano da manifestanti che aprirono il fuoco contro le forze dell’ordine. Queste parole stanno ad indicare, cosi si esprime la Favero, “ un percorso di sofferenza che, però ha un punto di arrivo fondamentale: smettere di odiare. Imparare a non odiare è fondamentale per le vittime di reati violenti, perché nutrirsi di odio per anni significa rinunciare a vivere: fondamentale per le vittime di reati di ‘allarme sociale’ come i furti o gi scippi, perché comunque c’è una forte spinta a trasformare l’allarme sociale in odio, che significa coltivare un clima di angoscia e insicurezza che peggiora enormemente la qualità della vita di tutti; fondamentale per i familiari delle persone detenute, che arrivano a detestare la loro condizione, quel paradosso per cui sono vittime trattate spesso allo stesso modo degli autori di reato. Imparare a non odiare è fondamentale, soprattutto lo è per chi ha commesso un reato”.

Paradossalmente gli autori di reato in carcere spesso non pensano minimamente alle vittime dei loro reati, ma si sentono essi stessi a loro volta vittime.

Forse per questo all’inizio della giornata di studio alcuni detenuti in rappresentanza dei circa 100 ristretti presenti nell’aula, hanno ripetutamente espresso il loro bisogno di “ascoltare” le vittime dei reati, “perché solo così noi possiamo veramente renderci conto della gravità di quello che abbiamo fatto”

Durante tutta la giornata si sono così succedute sul palco le vittime dei reati, e dai loro racconti è risultato chiaro a tutti l’estrema inadeguatezza del nostro linguaggio, del nostro modo di rapportarci ad esse. Certe espressioni come” Durante una rissa c’è scappato il morto…” oppure “sono stato in prigione e ho pagato il mio debito con la giustizia…” sono da eliminare completamente perché dietro ogni vittima c’è una storia… una storia di sogni infranti, di sofferenza, di umiliazione, e anche se sei stato in prigione non potrai mai pagare per la sofferenza inflitta nella vita di una persona, di una famiglia di una comunità.



E’ stata poi la volta di Andrea Casalegno, giornalista del Sole 24 ore. Il padre, giornalista anche lui del giornale La Stampa fu ucciso dalle Br. Carlo Casalegno, il padre, era nato a Torino nel 1916. Partigiano, scrittore, saggista, alla Stampa dal 1947 e vicedirettore del giornale dal ‘68, venne gravemente ferito da un commando delle Brigate rosse che gli sparò quattro colpi di pistola, mentre rientrava nella sua casa di Torino, disarmato e senza scorta. Era il 16 novembre 1977. Morì in ospedale dopo tredici giorni di agonia. Fu il primo giornalista italiano assassinato dai terroristi.

Andrea ci ha tenuto ad osservare che il suo caso è differente dagli altri. (anche lui era di sinistra ed era un militante di LC. Inoltre aveva 39 anni, sposato con due figli, quando suo padre fu ucciso.) Paradossalmente lui condivideva con gli assassini di suo padre la stessa ideologia.

Il brigatista rosso Raffaele Fiore, quello che sparò, disse di non aver mai nutrito inimicizia nei confronti di Casalegno, ma che lo considerava «un simbolo»: dunque, andava abbattuto. Andrea ha espresso così il suo pensiero al riguardo: “È una scusa, una banale scusa. Quando tu vuoi scaricarti la coscienza, t’inventi di tutto. I nazisti s’inventavano che gli ebrei non erano uomini ma insetti nocivi. Il cervello umano ha la capacità di isolare ed espellere ciò che lo disturba: dato che ammazzare un uomo è sempre un pochino “emozionante”, tu dici: “Ma quello non è un uomo, è un simbolo, che me ne importa?”. Questo depone a favore della disumanità, non è un’attenuante ma una spaventevole aggravante.”.

Questa è stata una tra le tante affermazioni di Andrea che ci dovrebbe far riflettere molto…Com’è possibile considerare un essere umano un simbolo e dimenticarci che è una persona?



Il Prof. Adolfo Ceretti, docente di criminologia all’università di Milano-Bicocca, che ha partecipato attivamente nella commissione per la riconciliazione e la pace che si è svolta nel Sud Africa, ha innanzi tutto ringraziato Ornella Favero e tutta la redazione di Ristretti Orizzonti per essere riuscito ad organizzare un incontro che davvero lascerà il segno nel mondo del penale. Nel suo intervento poi ha parlato delle realtà sulle quali deve lavorare la giustizia Riparativa. Ha focalizzato, tra l’altro, la sottile linea rossa che unisce tutte le vittime di reato: “La perdita del prima”. E’ la perdita ontologica del clima di fiducia nei confronti del mondo, degli altri che difficilmente riacquisterà. Inoltre il senso di colpa per essere sopravissuti. “Nei miei incontri con le vittime di reato, ha detto il Prof. Ceretti, più che l’odio, cerco di intercettare il rancore. E’ normale che ci sia…” Ha poi riportato alcune espressioni di una vittima di reato che era stata intervistata dalla BBC: “Il rancore è un odore acre e fastidioso che mi sento dentro…” Ha dato poi una definizione davvero originale del rancore: “Provare rancore è assumere veleno e aspettare che gli altri muoiano”.

“Che cosa accade, si è chiesto, nell’uomo, quando odia? Che cosa dicono e pensano, coloro che odiano, quando stanno per fare atti di violenza? Colui che odia sente l’atro come qualcosa di ‘malevolo’, paradossalmente colui che odia, odia perché prima si è sentito odiato a sua volta. L’odio presuppone l’odio. Avviene un processo di demonizzazione dell’altro. Come si fa a non odiare un demonio?

All’inizio del processo c’è lo sguardo odiante che non vede mai il volto dell’altro, ma vede nell’altro il volto di un “fantasma universale”. Perché ci sia giustizia occorre essere considerati come persone, finché siamo numeri non c’è giustizia. L’odio non ha un oggetto ed è indifferente alla persona C’è un male universale personificato da combattere ed eliminare. L’ideologia cancella la persona. La Giustizia Riparativa lavora ed elabora proprio questo “riscoprire in ogni individuo una persona”.


Soffiantini Giuseppe, è un industriale del settore tessile del Bresciano, viene sequestrato il 17 Giugno 1997 e rimarrà 237 giorni nelle mani dei sequestratori. Sarà liberato il 9 febbraio 1998.

Il signor Soffiantini ha parlato della violenza inaudita connessa ad un sequestro perchè è una violenza che dura nel tempo. Però ha anche riconosciuto di avere la fortuna, rispetto ad altre vittime di reato, di poter raccontare quello che gli è successo. Si è introdotto così: “Ho visto la tristezza di coloro che sono in carcere, perché hanno perduto la libertà, io li capisco perché io stesso per il periodo del sequestro, ho perso la libertà”. Ha anche ricordato un particolare del periodo della sua prigionia: “Avevo subito un’operazione a ‘cuore aperto’avevo bisogno di assumere una pillola tutte le sere altrimenti rischiavo la vita. Mi lamentavo con il mio carceriere che, ad un certo momento, bestemmiando, m’intimò di tacere gridandomi: sapessi cosa ho sofferto io…” a quel punto il signor Soffiantini gli risponde: “Che cosa hai detto? Tu hai potere di vita e di morte su di me, ma non ti paragonare a me. Io ho sempre lavorato e tu sei solo un feroce malvivente. Quando si rischia la vita pensi cose che magari non pensi per tutta la vita: Ma, non avrà un po’ di ragione anche lui? L’indifferenza degli altri, della società di fronte a certe situazioni drammatiche nelle quali versano tanti nostri simili…Se fossimo più solidali tanti crimini forse non avverrebbero.

Chi sbaglia, però, deve pagare! Pena immediata e certa. Dopo però ci deve essere un percorso di riabilitazione, bisogna dare n messaggio positivo e devono capire che non devono fare agli altri quello che non vorrebbero fosse fatto a loro.

Cosa significa per Soffiantini perdonare? “ Non sono d’accordo nel continuare a odiare perché fa male a coloro stessi che odiano. Prendere le distanze però è una necessità. L’importante è non stare zitti, ma testimoniare.”.



La testimonianza più commovente è venuta da Silvia Giraluzzi, giornalista, che ebbe il papà ucciso come rappresaglia subito dopo la strage di piazza della Loggia, quando lei aveva appena tre anni. Ci dice che non ricorda bene era troppo piccola. Le ritornano alla mente, vaghi ricordi, immagini di ritagli di giornali, mezze frasi…a 9 anni le dissero che il papà era stato ucciso. Lei non credeva, pensava che il papà fosse andato via e nessuno glielo diceva. Sperava di rivederlo:

“Sono stata due volte nel carcere. La prima volta prima degli esami di maturità, alla fine del processo contro gli assassini di mio padre. Ricordo che al processo non c’era nessuno: né amici, né colleghi, né fratelli. C’erano solo le famiglie e gli amici dei brigatisti. I responsabili della morte di mio padre furono condannati e mia madre mi disse che era come se avesse visto il mio papà sulla soglia della porta che le diceva: Giustizia è stata fatta. Ricordo che non riuscivo a capire come i parenti di coloro che avevano ucciso mio padre se ne andavano tranquilli con le loro auto, mentre io mi portavo dentro ancora, a distanza di tanto tempo, il dramma della perdita di mio padre. In quel tempo pensavo che era giusto che stessero in carcere, così la società si liberava di persone di quello stampo.

La seconda volta, molto tempo dopo, come giornalista, ho dovuto seguire un progetto “Teatro carcere”. Ho avuto l’occasione di conoscere molti detenuti: persone intelligenti che addirittura pensavo avrebbero potuto insegnare qualcosa anche a me. Il teatro fu poi portato fuori le mura della prigione e i detenuti facevano le prove all’esterno. Ricorderò sempre quest’episodio: un giorno durante le prove mi resi conto che uno di loro invece di fare le prove era fuori a giocare con dei bambini. Chiesi agli agenti perché permettessero questo e la risposta mi lasciò senza parole: quei bambini sono i suoi figli ed era la prima volta che li vedeva dopo tanti anni di detenzione. Pensai che anche quei bambini stavano soffrendo come avevo sofferto io: crescere senza il padre! Da allora la mia vita radicalmente cambiata. Non provo odio ma desiderio di essere lasciata in pace.

Penso che sia giusto impegnarsi per i diritti dei detenuti, ma bisogna lottare ancora di più per i diritti delle vittime. Va bene che i detenuti che hanno pagato aiutino i disagiati, ma il diritto delle vittime di essere lasciati in pace, secondo me, viene prima del diritto dei detenuti di vivere una vita normale. Non è giusto che persone che si sono macchiate di crimini orrendi, di cui i familiari portano ancora le tracce, stiano continuamente sotto i riflettori, vengano invitati nelle università ad insegnare (?!) o addirittura siano deputati a rappresentare il paese.

Tu, - rivolgendosi ad Ornella Favero – hai scritto che coloro che delinquono dopo aver pagato devono entrare in punta di piedi nella società, io credo che debbano entrare a testa bassa.



E’ giunto infine l’atteso intervento di Olga D’Antona, vedova del giuslavorista Massimo D’Antona, ucciso dal commando delle Brigate Rosse formato da Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce il 20 Maggio 1999.

“Ho ben presente il primo incontro che ho avuto con i detenuti, la redazione di Ristretti Orizzonti - e con te Ornella nel gennaio del 2007. Eravamo una 40 di persone. In quell’occasione ho raccontato la mia storia e ricordo che emerse in tutti noi sofferenza e dolore reciproco che arricchirono tutti noi che partecipammo.

L’On. D’Antona ha poi parlato della sua esperienza e, tra l’altro, ha detto che:

“Il tempo non rimargina , ma aiuta a riconquistare quella serenità che è frutto dell’accettazione del dolore: un dolore che è stato elaborato e condiviso. Dobbiamo testimoniare i valori nei quali crediamo è una responsabilità che abbiamo nei confronti di tutta la società, ma soprattutto nei confronti dei giovani.”.

In questo contesto della testimonianza, la Signora D’Antona si è così espressa:

“Vorrei rivolgermi in modo particolare al prof. Ceretti: Non ho bevuto il veleno dell’odio.

Esiste un’irreversibilità dell’accaduto: anche se i brigatisti si fossero pentiti non avrebbero riportato in vita mio marito. E’ necessario però fare uno sforzo per cercare di far emergere l’umanità dell’aggressore. Se essi manifestassero sentimenti di pentimento, io sarei pronta ad incontrarmi con loro"


Ultima modifica di Andrea il Mer Giu 25, 2008 4:58 am, modificato 2 volte

_________________
Andrea
avatar
Andrea
Admin

Numero di messaggi : 5555
Età : 86
Località : Atene - Grecia
Data d'iscrizione : 14.02.08

Vedi il profilo dell'utente http://www.vangelo.forumattiVo.com

Tornare in alto Andare in basso

Re: Don Bruno Oiviero

Messaggio  Andrea il Gio Mag 22, 2008 5:11 am

La condana è stata confermata... e "l' ascia della giustizia" cade sulla testa della Franzoni. Ma questa sentenza può ricordare che giustizia è fatta?? Mi chiedo quanti aspetti negativi ha! La divisione della famiglia. (marito e moglie) ma molto più importante l' allontanamento dei figli dalla loro madre. questo è un punto sul quale i giudici avrebbero dovuto pensare molto (forse lo hanno sicuramente fatto) ma quale sarà il risultato sull' educazione dei figli senza la loro madre? Potrà quel padre sostituirsi al ruolo della madre?
Non conosco i termini di questa pena che le è stata confermata... ma penso che la Franzoni è stata °punita° abbastanza...
Per il resto concordo con quanto ha esposto Silvia!

Pace e bene

_________________
Andrea
avatar
Andrea
Admin

Numero di messaggi : 5555
Età : 86
Località : Atene - Grecia
Data d'iscrizione : 14.02.08

Vedi il profilo dell'utente http://www.vangelo.forumattiVo.com

Tornare in alto Andare in basso

Re: Don Bruno Oiviero

Messaggio  silvia il Gio Mag 22, 2008 1:42 am

Sono ancora ferma alla prima domanda.
Credi al carcere come luogo di recupero?
Ho sentito stasera, la conferma della condanna della mamma del piccolo Samuele. Il delitto di Cogne.
Condivido con voi il dolore infinito per questa tragedia.
Penso alla mamma omicida. Certamente malgrado la sua situazione psichica e psicologica che voglio continuare a credere - nel momento del delitto - almeno confusa, ora deve necessariamente soffrire molto.

Penso a tutte le circostanze che in questi sei anni da quel giorno, hanno accompagnato la sua storia.
Il carcere sarà un luogo di recupero? C'è possibilità di recupero ? La sofferenza è un cammino difficile, dopo la colpa.E quale colpa.
Chi accompagna questa sofferenza? Chi guida questo cammino?

Penso al marito.Il padre dell'ucciso. Non faccio commenti su di lui. Credo peraltro che anche lui abbia necessità di "recupero", pur se libero.

Penso al parroco che più volte ha in TV difeso e proclamato ...meglio sarebbe stato il silenzio.

Penso ai due fratellini di Samuele.
Il primo, sa ed ha vissuto tutto. Il secondo,concepito subito dopo il delitto.

Il carcere della mamma: è una pena infinita.

Non so pensare e dire altro che offrire anche per questa sofferenza.
Signore, pietà!Misericordia!
avatar
silvia

Numero di messaggi : 783
Età : 77
Località : Padova
Data d'iscrizione : 16.02.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Don Bruno Oiviero

Messaggio  Andrea il Mar Mag 20, 2008 6:03 am

Grazie silvia di averci proposto le domande sui carcerati ed il carcere in generale...

Prendo le domande una per una )sarebbe un pò complicato rispondere a tutte in una volta.

Credi al carcere come luogo di recupero?

La prima risposta che arriva istintivamente alle labbra è un SI. Pero` pensando meglio, esaminando la questione più a fondo, si può constatare che il carcere il più delle volte diventa l' università della malavita, della droga... ho l'impressione che chi ha passato quella porta non esce pi\ quello di prima, nel senso del migliorsamento. Per i detenuti più giovani sarebbe un riformatorio...Ma come viene riformato il detenuto, in mrglio o in peggio?? almeno nelle condizioni di vita che oggi siamo arrivati, il sistema dovrebbe cambiare radicalmente...
E a questo punto inizia una altra discussione in quanto i pareri sono discordanti.
Di conseguenza la mia risposta a questo quesito vovrebbe essere il NO.
Qualche idea ce la potrebbe dare don Bruno!
Confesso di nono essere stato mai a visitare i carcerati... ci vogliono dei permessi speciali che vengono dati difficilmente...

Pace e bene

_________________
Andrea
avatar
Andrea
Admin

Numero di messaggi : 5555
Età : 86
Località : Atene - Grecia
Data d'iscrizione : 14.02.08

Vedi il profilo dell'utente http://www.vangelo.forumattiVo.com

Tornare in alto Andare in basso

Visitare i carcerati.

Messaggio  silvia il Mar Mag 20, 2008 12:23 am

Dopo le mail di don Bruno, il pensiero spesso torna all'argomento...
"Visitare" i carcerati...
Il senso di "visitare" è grande... mi richiama il mistero della Visitazione. Mi richiama la Parola di Gesù: ero in carcere e mi avete visitato..
In altro sito, ho cercato e trovato una riflessione che -in parte-vi propongo:



- Credi al carcere come luogo di recupero?
- Sei per le pene alternative?
- Visto che la pena di morte non c’è nell’ordinamento giuridico, ci faresti un pensierino per reintrodurla?
- Credi che sia giusto che l’uomo deviante si limiti a pagare con una pena coercitiva, retributiva, con una sanzione?
- Per contro, credi alla possibilità di recupero di chi delinque?
- Giustizia e perdono si possono coniugare?
- Potendolo, te la sentiresti di dare lavoro a una persona uscita dal carcere?

Questa ed altre domande, mi mettono un po' in crisi.
Che cosa ne pensate?
avatar
silvia

Numero di messaggi : 783
Età : 77
Località : Padova
Data d'iscrizione : 16.02.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Misericordia e Giustizia vanno insieme.

Messaggio  silvia il Sab Mag 10, 2008 3:22 am

Grazie Andrea e Anna per le considerazioni espresse.
Ho ricevuto- come credo anche altri...- i testi di padre Bruno, con l'invito a condividere con lui le nostre considerazioni .
Allora, trascrivo qui ciò che ho inviato a lui, come riflessione condivisibile..

Non sono -in questo momento della mia vita-portata ad analisi o indagini sociologiche, a discussioni teologiche, a ragionare tanto partendo da lontano per giungere infine a dirci che cosa vuol dire vivere da cristiani, cioè vivere Gesù.
Mi è ormai chiaro che dire e restare fedeli al SI radicale a Lui, il Signore, si traduce nell' accogliere integralmente Lui, Gesù, Parola di Dio donataci dal Padre, incarnata per opera-non so se è il termine giusto ma il senso forse si-dello S.Santo.
Vivere Gesù è contraddizione continua.
Esperienza di Incarnazione, Passione,Croce,Morte,Resurrezione. Mistica Messa continua...
Tutto ciò che P.B. dice, è esperienza quotidiana.

Giustizia e misericordia camminano insieme, nel Regno.
Segno del Regno, nel tempo, è -dovrebbe essere - la Chiesa militante...Un popolo in cammino. E il cammino finisce alla fine.
Nella Chiesa nel tempo, invece, giustizia e misericordia non camminano insieme. Anche questa è purtroppo esperienza quotidiana: noi Chiesa spesso rigettiamo Gesù considerandolo un criminale pericoloso.
La società civile necessita di regole per la convivenza. Queste regole, le leggi, il diritto positivo, fanno ancora più fatica anche solo a arrivare a capire il rapporto tra "giustizia" e "misericordia". Appunto perchè la Misericordia è di Dio e di chi è uno con Lui.
Il diritto positivo non può prevedere Misericordia.Non serve ora che dica perchè, sapete ciò che io potrei dire in proposito, cose ovvie, scontate...quotidiane.La strada è lunga e faticosa.
Dobbiamo pregare - vivere- il Padre nostro :...venga il Tuo Regno! e allora, Giustizia e Misericordia camminerranno insieme, anzi, saranno una unica dimensione in cui il Padre, il figlio maggiore e il figlio minore faranno festa insieme.
Silvia.
avatar
silvia

Numero di messaggi : 783
Età : 77
Località : Padova
Data d'iscrizione : 16.02.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Don Bruno Oiviero

Messaggio  Anna Giacomina il Ven Mag 09, 2008 9:15 am

Occorreva un’arma di “distrazione” di massa per distogliere le folle entusiaste di Gesù e del suo messaggio di amore, misericordia, semplicità, purezza interiore. ........


Non vediamo anche oggi tante "armi di distrazione di massa"? Come i nemici del Cristianesimo si affannano per trovare modi diversi per distogliere l'uomo dal volgere lo sguardo a Gesu', a Dio e potersi cosi' salvare.
Chi e' ai posti di comando (non solo politico ma anche mediatico oppure educativo, giudiziario ecc) ha fatto e sta facendo di tutto per cambiare il modo di pensare della gente e per allontanare le persone da Gesu'.
La nostra cultura cristiana e' stata spazzata via a seguito dei sottili cambiamenti che ci sono stati propinati con la tv, i giornali, varie leggi e anche con l'insegnamento anticristiano di tante scuole e di tanti professori e poi la propaganda sessuale che e' stata fatta dagli anni 60 in su e che ha cambiato veramente la faccia della terra Mad .
Quello che prima era peccato oggi e' accettato come normalita'.
Questo e' stato possibile solo facendo prima una campagna di rimbecillimento generale usando, appunto, armi di distrazione di massa.
Son cambiati i modi in cui operano, ma i sommi sacerdoti di oggi hanno il cuore ipocrita e impuro come quelli di ieri ma noi abbiamo la promessa che Gesu' sara' con noi fino alla fine del mondo e quindi teniamo duro e preghiamo perrche' essi vengano sconfitti prima che portino ancora piu' anime alla perdizione.
avatar
Anna Giacomina

Numero di messaggi : 1034
Località : Londra
Data d'iscrizione : 14.02.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Don Bruno Oiviero

Messaggio  Andrea il Ven Mag 09, 2008 6:12 am


Tutto Suo Padre

Per coloro invece, tra i farisei e tra la gente semplice e umile, che avevano a cuore profondamente la Parola di Dio e aspettavano con fede la speranza di Israele, il comportamento del Maestro della Galilea richiamava nel loro spirito lontani echi profetici: “misericordia io voglio e non sacrificio”(Os. 6,6) “Non voglio la morte del peccatore ma che si converta e viva” “E’ troppo poco che tu sia mio servo solo per il resto di Israele, farò di te luce delle nazioni.”(Is c.41)

Per costoro l’affermazione fatta da Gesù a Filippo che gli chiedeva di mostrare loro il Padre: “Filippo è tanto tempo che sono con voi e ancora non mi hai conosciuto: Chi vede me vede il Padre… doveva risuonare meravigliosamente suggestiva… ( E’ ancora il vangelo della domenica 20 di Aprile a ricordarci questo episodio meraviglioso della vita di Gesù).


Penso che e` proprio suquesto paragrafo al quale dobbiamo concentrare il nostro pensiero e la nostra meditazione:

Noi, tu, io, come vediamo, immaginiamo il Padre?? Come pensiamo sia quella immensa fonte di bontà che il Padre ha dimostrato di essere? quale altra qualifica, ognuno individualmente dà a dio Padre?? a parte che di solito i pittori si sono abituati a rappresentarlo con il nostro "nonno con la barba bianca..." come possiamo immaginare uno Spirito non materiale, uno Spirito che è presente dapertutto. uno Spirito che sà tutto di noi, che ha la facoltà o meglio la capacità, di conoscere tutti noi (e guardate siamo miliardi...) di ascoltare la preghiera di tutti noi... di conoscere anche quanto lo rinnegano, ma che è pronto a perdonate e dimenticare!

Pace e bene

_________________
Andrea
avatar
Andrea
Admin

Numero di messaggi : 5555
Età : 86
Località : Atene - Grecia
Data d'iscrizione : 14.02.08

Vedi il profilo dell'utente http://www.vangelo.forumattiVo.com

Tornare in alto Andare in basso

Il mistero della Pietra Scartata.

Messaggio  silvia il Gio Mag 08, 2008 11:36 pm

Non vorrei essere fraintesa.
Ho scritto, è vero che le considerazioni di P.Bruno riportate, non mi dicono nulla di nuovo.Forse, sono in un tempo di particolare aridità
Ma ho anche scritto :Capisco peraltro che per qualcuno possano essere occasione di sosta e di intuizione del senso di ciò che è essere Cristiani.Cioè vivere Cristo.
Aspetto di legger qualche altra risonanza...


Sono perfettamente d'accordo sul fatto che Padre Bruno espone in modo efficace lo scandalo della Croce e le sue considerazioni sono "utili e ben scritte".

Certamente, anche io sarei felice se P.Bruno si unisse a noi.

Anzi, se P.Bruno ci legge, vorrei permettermi di chiedergli con desiderio e speranza di accogliere la nostra richiesta!

Inoltre, e scusate se mi ripeto, aspetto anche di leggere le risonanze personali di altri, per ricevere ciò che, nella mia attuale limitatezza, forse non riesco a cogliere!
avatar
silvia

Numero di messaggi : 783
Età : 77
Località : Padova
Data d'iscrizione : 16.02.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Don Bruno Oiviero

Messaggio  Daniele il Gio Mag 08, 2008 5:16 pm

sicuramente non dicono niente di nuovo, però mi sembra abbia una buona esposizione.
Spero anche io che Andrea, se non don Bruno di persona, possa continuare a riportare tali scritti.
avatar
Daniele
Admin

Numero di messaggi : 605
Età : 55
Località : Napoli
Data d'iscrizione : 13.02.08

Vedi il profilo dell'utente http://vangelo.forumattivo.com

Tornare in alto Andare in basso

Re: Don Bruno Oiviero

Messaggio  Anna Giacomina il Gio Mag 08, 2008 3:22 pm

Silvia, non siamo tutti uguali e nemmeno tutti allo stesso livello nel nostro cammino di conversione.
Puo' darsi che a te gli scritti di Padre Bruno non dicano niente di nuovo e non ti aiutino ad andare oltre (anche se mi sembra strano che non ci sia nemmeno una parola, una frase che ti possano stimolare, far riflettere ed essere di aiuto nella tua crescita spirituale), ma sicuramente possono essere invece di aiuto ad altri.
Lo scopo del forum e' tutto qui. Condividere le nostre riflessioni nella speranza che qualcuno ne benefici e che possa venire aiutato nel suo cammino verso Dio.
Personalmente le trovo utili e ben scritte e sarei ben felice se Padre Bruno si unisse a noi. cheers
avatar
Anna Giacomina

Numero di messaggi : 1034
Località : Londra
Data d'iscrizione : 14.02.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

don Bruno

Messaggio  silvia il Gio Mag 08, 2008 1:26 am

Andrea, dove hai trovato questi scritti di Don Bruno?
Sono certo interessanti e sembrano provocatori, ma sono discorsi lunghi ed il mio tempo è poco.
Comunque, ho letto tutto e non vi ho trovato nulla da ridire, mi sembrano dire cose note e scontate.Cose, considerazioni già superate, sperimentate, vissute.
Non mi dicono nulla di nuovo.
Perciò non mi aiutano a andare oltre...
Capisco peraltro che per qualcuno possano essere occasione di sosta e di intuizione del senso di ciò che è essere Cristiani.Cioè vivere Cristo.
Aspetto di legger qualche altra risonanza...
avatar
silvia

Numero di messaggi : 783
Età : 77
Località : Padova
Data d'iscrizione : 16.02.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Don Bruno Oiviero

Messaggio  Andrea il Mer Mag 07, 2008 2:48 pm

Il Mistero della Pietra Scartata. (2)



Il Rivoluzionario della Galilea


Si capisce allora come agli occhi dei detentori del potere e interpreti autorizzati della Legge di Mosè il comportamento del Rabbi, venuto dalla Galilea, doveva essere considerato, a dir poco, sconcertante se non scandaloso.





Amico dei delinquenti, delle prostitute e degli Immigrati

Il fatto è che senza curarsi minimamente della “purezza legale”, Gesù si accompagnava ad ogni sorta di persone che vivevano nella illegalità più pura: considerati come una sorta di intoccabili: pubblicani, prostitute, i lebbrosi (questa malattia era considerata il segno della maledizione di Dio e suscitava orrore: immaginiamoci la faccia dei “buoni” al vedere il Maestro che “toccava” questi poveri infelici e ne procurava la guarigione!). Solo un accenno agli odiati stranieri, tra cui i conquistatori romani, considerati alla stregua dei cani. ( anche qui immaginiamo ancora una volta la faccia dei “puri” alla decisione di Gesù di andare a casa del centurione romano per guarirgli il servo ammalato!).

Inutili le affermazioni di Gesù in difesa del suo comportamento del tipo: “Sono i malati che hanno bisogno del medico” o “Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori…”(Mc 2,17). Per gli osservanti della Legge, Gesù era un pazzo criminale e un indemoniato.



Tutto Suo Padre

Per coloro invece, tra i farisei e tra la gente semplice e umile, che avevano a cuore profondamente la Parola di Dio e aspettavano con fede la speranza di Israele, il comportamento del Maestro della Galilea richiamava nel loro spirito lontani echi profetici: “misericordia io voglio e non sacrificio”(Os. 6,6) “Non voglio la morte del peccatore ma che si converta e viva” “E’ troppo poco che tu sia mio servo solo per il resto di Israele, farò di te luce delle nazioni.”(Is c.41)

Per costoro l’affermazione fatta da Gesù a Filippo che gli chiedeva di mostrare loro il Padre: “Filippo è tanto tempo che sono con voi e ancora non mi hai conosciuto: Chi vede me vede il Padre… doveva risuonare meravigliosamente suggestiva… ( E’ ancora il vangelo della domenica 20 di Aprile a ricordarci questo episodio meraviglioso della vita di Gesù).



L'arma di "distrazione" di massa

La situazione si era fatta ormai critica per coloro che vedevano in Gesù un pericolo pubblico dopo l’ennesimo fatto miracoloso: La risurrezione di Lazzaro, richiamato da Gesù alla vita terrena dopo 4 giorni dalla morte (Gv.11,17-44) e l’entrata trionfale in Gerusalemme. (Gv.12,12) Bisognava agire con decisione e subito. Occorreva un’arma di “distrazione” di massa per distogliere le folle entusiaste di Gesù e del suo messaggio di amore, misericordia, semplicità, purezza interiore. La trovarono nell’emergenza sicurezza…



L'emergenza sicurezza

“Non è meglio che muoia un solo uomo piuttosto che perisca tutta la nazione”(Gv.18,14) In questo modo il Sommo Sacerdote apostrofò l’assemblea del Sinedrio riunita in sessione straordinaria per analizzare la pericolosa situazione che si era venuta a creare con l’entrata trionfale di Gesù in Gerusalemme. Tutti concordarono con il Sommo Sacerdote.



Il moscerino e il Cammello

Il comportamento di Gesù creava confusione e disorientamento nelle loro menti schematizzate: nell’insegnamento di Gesù dove andava a finire il rispetto della legge del Sabato (C’erano sei giorni nella settimana in cui si poteva lavorare perché Gesù si intestardiva a operare miracoli in giorno di Sabato?(!?) E cosa significavano le sue parole: “Il Figlio dell’uomo è Signore anche del Sabato” ?) (Mc 2,28)

E dove andava a finire la classificazione tra buoni e cattivi? Il comportamento di Gesù rischiava di sovvertire completamente l’ordine del bene e del male… Le parole di Gesù circa la loro stupidità nel voler filtrare il moscerino, mentre ingoiavano senza nessuna difficoltà il Cammello non fecero nessuna breccia nel loro cuore chiuso.

L’emergenza sicurezza avrebbe potuto essere la chiave per risolvere la questione: lo spauracchio della furia romana poteva distrarre la folla dai folli ideali di amore del Profeta di Nazareth e permettere la sua eliminazione. Sì, perché non bastava metterlo in prigione, ci voleva la pena di morte! (la miracolosa diffusione del cristianesimo, ormai da 2000 anni, è la dimostrazione di come sia contagiosa la follia d’amore del Cristo. In questo i nemici di Gesù avevano ragione)



Vincere il male con il Bene

Da quando l’uomo è apparso sulla terra, circa 20.000 anni fa, l’umanità ha dovuto affrontare il problema della violenza, del male. L’unica soluzione escogitata dal pensiero umano fino all’avvento di Gesù Cristo è stata: vincere il male con il male. Occhio per occhio e dente per dente: La famosa legge del Taglione. (In realtà questa soluzione si è rivelata un vero fallimento. L’ultima grande guerra mondiale ha procurato milioni di morti, per non citare le guerre dimenticate o le cosiddette guerre preventive e “intelligenti” !?)

Gesù di Nazareth ha rivoluzionato il nostro modo di pensare: Il male non può essere vinto dal male ma solo ed esclusivamente dal bene!

Una follia per molti!

Il suo sacrificio sulla croce è per noi cristiani una potente forza capace di scardinare alla radice l’origine del male: L’egoismo. All’inizio del suo ministero pubblico, nella sinagoga di Nazareth, Gesù, leggendo il passo profetico di Isaia espone il suo programma, tra l’altro afferma di essere venuto a liberare i prigionieri. Sicuramente tutta l’umanità prigioniera nel carcere del proprio egoismo. Solo un amore folle, disinteressato, può fare uscire l’io fuori di sé e aprirlo all’osservanza della vera Legge, la “legge dell’amore”. E’ quello che Gesù cerca di far capire ai buoni, a coloro che vivono nella legalità quando racconta la parabola del figliol prodigo. (Lc 15,11-32) Al figlio maggiore che lo accusa apertamente di “buonismo” per aver accolto il figlio che aveva vissuto “fuori” dalla “legge” e averlo riabilitato e riconciliato, il Padre cerca disperatamente di far capire che quel suo figlio era anche “suo fratello”, e che da morto era ritornato in vita, da perduto era stato riabilitato. E alle sue rimostranze per aver sempre vissuto nella legalità e di non aver mai avuto un capretto per far festa con i suoi amici il Padre, folle di amore anche per il suo figlio primogenito, risponde con la grandezza del suo amore che non un capretto, ma tutto quello che lui aveva ed il suo stesso essere di Padre era suo!

Per questo Gesù dalla Croce perdona anche “quel figlio primogenito” che lo ha crocifisso perché non ha capito il suo amore: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”.(Lc 23,34)


Don Bruno Oliviero

per la copia

_________________
Andrea
avatar
Andrea
Admin

Numero di messaggi : 5555
Età : 86
Località : Atene - Grecia
Data d'iscrizione : 14.02.08

Vedi il profilo dell'utente http://www.vangelo.forumattiVo.com

Tornare in alto Andare in basso

Don Bruno Oiviero

Messaggio  Andrea il Mer Mag 07, 2008 2:43 pm

Cari amici, vi rpopongo due scritti di padre Bruno Oliviero, e spero che queste publicazioni mensili avranno un seguito.

Il Mistero della Pietra Scartata. (1)


Siamo in pieno Tempo Pasquale e l’eco della sorprendente Buona Notizia della Resurrezione di Gesù echeggia con tutta la sua forza dirompente all’interno, ma anche all’esterno della Comunità dei credenti in Lui.



La pietra scartata

Coloro che hanno creduto in Lui, infatti, hanno avuto il privilegio di vederlo vivo dopo la terribile disfatta della Croce. La vittoria dei suoi nemici sembrava irrevocabile prima della resa incondizionata della morte davanti a Colui che è l’Autore della Vita.

Difatti è della Liturgia di Domenica 20 Aprile, prima lettura dagli Atti degli Apostoli, l’affermazione lapidaria di Paolo che dichiara, apertamente in contrasto con tutta la leadership dell’ebraismo ufficiale, che la “Pietra scartata dai Costruttori è diventata Pietra angolare” (cfr. At,4,11) per la costruzione di una nuova società, di un nuovo ordine mondiale in cui la giustizia e la sicurezza regneranno sovrane.



Un criminale pericoloso

A questo punto una domanda è d'obbligo: perché l’establishment del suo tempo, nella sua globalità, a parte alcune eccezioni, ha rigettato Gesù considerandolo un “criminale pericoloso”?

Per capire meglio quest’aspetto determinante, a mio avviso, del caso “Gesù di Nazaret, ” occorre operare un full immersion in quello che era, e lo è ancora, la cultura ebraica, la cui radice era profondamente legata all’epopea dell’esodo dall’Egitto e dalla conseguente creazione del popolo eletto, formato nella Legge di Mosè.

La Legge, i Dieci Comandamenti, nella sua semplice, trasparente e originaria carica di spirito religioso e, nello stesso tempo, di civiltà era stata nel corso dei secoli corredata da una serie di aggiunte e di spiegazioni.

Queste tradizioni degli uomini (così Gesù chiamerà molte di queste aggiunte e spiegazioni) da una parte avevano reso più concreta la Legge ma, dall’altra le avevano fatto perdere l’essenza, il cuore: l’amore!

Difatti essa abbracciava non solo grandi principi, valori non negoziabili diremmo oggi, che hanno un effetto determinante per il giusto rapporto con Dio e per una ordinata e sicura convivenza civile, ma arrivava, per opera del lavoro di aggiunta e spiegazione dei dottori della Legge, a “ordinare” nel più piccolo dettaglio la vita del credente. (Riguardo a lavatura di stoviglie ecc. ecc. Oppure all’osservanza della legge del Sabato e a quello che si poteva fare o non fare in questo giorno cfr. Mc 7,1-Cool



Buoni e Cattivi

Si era venuta a creare così all’interno del popolo di Dio una netta distinzione tra coloro che osservavano la Legge di Mosè e coloro che non la osservavano. Tra coloro che, potremmo dire oggi, vivevano nella “legalità” e coloro che vivevano nella “illegalità”.

I Buoni, coloro che vivevano nella legalità, avevano creato una sorta di “prigione sociale” per coloro che vivevano nell’illegalità. I Pubblicani, (= i peccatori pubblici) venivano additati al pubblico disprezzo, isolati ed emarginati dal contesto civile. Era addirittura proibito avere un qualsiasi rapporto con loro, pena la contaminazione e l’assimilazione ad essi, che richiedeva poi un lungo e complicato rituale di purificazione per ritornare alla purezza legale.



Il processo di individualizzazione

Per una sorte poi di individualizzazione del merito, i buoni consideravano come una propria conquista personale l’osservanza della Legge che permetteva loro di avere successo e stabilità all’interno della società ebraica, mentre il fallimento di coloro che vivevano nell’illegalità era da addebitarsi esclusivamente alla loro cattiva volontà, per cui il giudizio di condanna su di essi era senza appello!

Chiunque avesse voluto vivere in pace all’interno della società ebraica doveva per questo prendere le distanze da tutti coloro che vivevano nell’illegalità e aderire incondizionatamente alla Legge di Mosè così come essa veniva interpretata e spiegata dai Sommi Sacerdoti e dagli Scribi, i quali apparivano agli occhi della gente, circondati da un alone di santità e ai quali era dovuto rispetto e obbedienza.

Continua

Don Bruno Oliviero

per la cop[ia

_________________
Andrea
avatar
Andrea
Admin

Numero di messaggi : 5555
Età : 86
Località : Atene - Grecia
Data d'iscrizione : 14.02.08

Vedi il profilo dell'utente http://www.vangelo.forumattiVo.com

Tornare in alto Andare in basso

Re: Don Bruno Oiviero

Messaggio  Contenuto sponsorizzato


Contenuto sponsorizzato


Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto

- Argomenti simili

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum