Cosa dice il Papa

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Re: Cosa dice il Papa

Messaggio  Andrea il Ven Apr 08, 2016 8:48 am

Cosa dice il Papa No 50

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTAE


Sangue vivo

Giovedì, 7 aprile 2016

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVI, n.080, 08/04/2016)

La Chiesa «ha bisogno di testimoni», di martiri, di cristiani «coerenti» che «vivono la loro vita sul serio». La riflessione di Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta, giovedì 7 aprile, si è soffermata sulla linfa vitale della Chiesa, su quel «sangue vivo» che la porta avanti giorno per giorno: la testimonianza.

Una meditazione che ha preso le mosse dalla liturgia del giorno, in particolare dalla prima lettura, tratta dagli Atti degli apostoli (5, 27-33), nella quale viene presentato «un brano di quella lunga storia» che ha inizio quando Giovanni e Pietro, guariscono «lo storpio che era alla porta bella del tempio». Tutti, ha ricordato il Pontefice, «avevano visto questa guarigione», e nessuno poteva negare l’eccezionalità del fatto, perché «tutti conoscevano quell’uomo che aveva quarant’anni». Eppure i capi, i sacerdoti, arrabbiati, proibirono agli apostoli «di insegnare, di predicare nel nome di Gesù». Anzi, rimproverandoli, non usavano mai il nome di Gesù, piuttosto dicevano: «quell’uomo». E affermavano: «Avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo». Erano messi in difficoltà da una realtà che «era davanti a tutti. Tutti conoscevano quello storpio da anni e adesso lo vedevano ballare di gioia, lodando Dio, perché era stato guarito».

Di fronte a loro, «forte nella sua testimonianza», c’era Pietro. E il Papa ha voluto ricordare, mettendolo a confronto, il diverso atteggiamento tenuto dall’apostolo in occasione del rinnegamento di Cristo: «Pensiamo a Pietro il codardo — ha detto — quella notte del Giovedì santo, quando pieno di paura rinnega tre volte il Signore». Al contrario, in questa circostanza l’apostolo afferma: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri Padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso, appendendolo ad una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, e di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono». Viene da dire: «Che coraggioso!». Ha commentato Francesco: «Quel Pietro niente ha a che vedere con quel Pietro del Giovedì, niente! Un Pietro pieno di forza che dà testimonianza».

Ma quella testimonianza coraggiosa ebbe delle conseguenze: «All’udire queste cose essi — i capi, i sommi sacerdoti — si infuriarono e volevano metterli a morte». Del resto, ha spiegato il Papa, «la testimonianza cristiana» segue «la stessa strada di Gesù: dare la vita. In un modo, in un altro, ma si gioca la vita nella vera testimonianza».

A questo punto il Pontefice ha approfondito il concetto di testimonianza partendo da una domanda: «Perché Pietro divenne così forte nella sua testimonianza?». Dopo aver guarito lo storpio, l’apostolo aveva detto: «Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato». Cioè, ha spiegato Francesco, «la coerenza fra la vita e quello che abbiamo visto e ascoltato, è proprio l’inizio della testimonianza». Ma, ha aggiunto, la testimonianza cristiana ha un’altra caratteristica, «non è solo di quello che la dà: la testimonianza cristiana, sempre, è in due». Lo spiega lo stesso san Pietro: «Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo». Quindi, «senza lo Spirito Santo non c’è testimonianza cristiana. Perché la testimonianza cristiana, la vita cristiana è una grazia, è una grazia che il Signore ci dà con lo Spirito Santo» e «senza lo Spirito non riusciamo a essere testimoni». Caratteristica fondamentale è la coerenza: «Il testimone è quello che è coerente con quello che dice, quello che fa e quello che ha ricevuto, cioè lo Spirito Santo».

Una tale comprensione viene anche dal Vangelo. A questo riguardo il Papa ha richiamato il brano in cui Gesù parla con il discepolo andato da lui nella notte e afferma che chi è mandato da Dio «dice le parole di Dio, senza misura. Egli dà lo Spirito. E chi viene dal cielo attesta ciò che ha visto e udito». È, del resto, la testimonianza stessa di Gesù: «Lui attesta quello che ha visto e udito con lo Spirito che dà ai suoi discepoli». E questo, ha spiegato il Papa, «è il coraggio cristiano, questa è la testimonianza».

Una testimonianza, ha voluto ricordare il Pontefice, che ritroviamo nei «nostri martiri oggi, tanti, cacciati via dalla loro terra, sfollati, sgozzati, perseguitati». Essi «hanno quel coraggio di confessare Gesù proprio fino al momento della morte». Ma è anche la testimonianza «di quei cristiani che vivono la loro vita sul serio e dicono: “Io non posso fare questo, io non posso fare male ad un altro; io non posso truffare; io non posso condurre una vita a metà, io devo dare la mia testimonianza”». Tutto si riconduce a un unico concetto: la testimonianza è dire quello che nella fede «si è visto e udito, cioè Gesù risorto», con lo Spirito Santo «ricevuto come dono».

Quante volte, ha aggiunto Francesco, «in momenti difficili della storia» si è sentito dire: «Oggi la patria ha bisogno di eroi». Analogamente ci si può chiedere: «Di che cosa ha bisogno oggi la Chiesa?». La risposta è immediata: «di testimoni, di martiri», cioè dei «santi di tutti i giorni, quelli della vita ordinaria» portata avanti «con la coerenza», ma anche di coloro che hanno il coraggio di essere «testimoni fino alla fine, fino alla morte». Tutti «sono il sangue vivo della Chiesa». Sono loro, ha continuato il Papa, «quelli che portano la Chiesa avanti, i testimoni; quelli che attestano che Gesù è risorto, che Gesù è vivo, e lo attestano con la coerenza di vita e con lo Spirito Santo che hanno ricevuto in dono».

Concludendo il Pontefice ha invitato a pregare perché «il Signore ci dia, a tutti noi, questo coraggio e soprattutto la fedeltà allo Spirito Santo che ci è dato in dono».


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Cosa dice il Papa No 51

Messaggio  Andrea il Mar Apr 12, 2016 9:55 am

Cosa dice il Papa No 51

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Aggrappati alla lettera

Lunedì, 11 aprile 2016

(da: www.osservatoreromano.va)

Per Gesù quello che conta è la vita delle persone e non uno schema di leggi e parole: l’uccisione di Stefano e Giovanna d’Arco, la morte di tanti altri innocenti nella storia e persino il suicidio di Giuda ricordano quanto male possa fare «un cuore chiuso alla parola di Dio» tanto da usarla proprio contro la verità. Lo ha detto il Papa durante la messa celebrata lunedì mattina, 11 aprile, nella cappella della Casa Santa Marta.

Nella prima lettura tratta dagli Atti degli apostoli (6, 8-15), ha spiegato Francesco, «la Chiesa ci fa ascoltare il brano del discorso di Stefano e del giudizio» contro di lui. «Alcuni dei dottori della legge, dottori della lettera, si alzarono a discutere con Stefano — ha ricordato il Papa — ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo spirito con cui parlava». Difatti «Stefano era stato unto dallo Spirito Santo e aveva proprio la sapienza dello Spirito Santo e parlava con quella forza, con quella sapienza, la stessa che aveva Gesù; ma lui era Dio, che parlava con autorità, l’autorità che viene da Dio, l’autorità che viene dallo Spirito Santo».

Non potendo nulla contro di lui, ha proseguito Francesco, quelle persone che erano in sinagoga «istigarono alcuni perché» lo accusassero ingiustamente di aver pronunciato «parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». Ecco che, non potendo «dialogare con lui e aprire il cuore alla verità, «subito presero la via della calunnia». Gli Atti raccontano che Stefano venne catturato e condotto davanti al sinedrio e che vennero anche presentati falsi testimoni per accusarlo.

La vicenda di Stefano, ha fatto presente il Papa, è significativa: «Il cuore chiuso alla verità di Dio è aggrappato soltanto alla verità della legge, della lettera — più che della legge, della lettera — e non trova altra uscita che la menzogna, il falso testimone e la morte». Proprio «Gesù aveva rimproverato questo atteggiamento perché con i profeti, nell’Antico testamento, era accaduto lo stesso». Tanto che «Gesù aveva detto» a quelle persone «che i loro padri avevano ucciso i profeti “e voi fate i monumenti, i sepolcri”». Ma la loro «risposta è più che ipocrita, è cinica: “Se noi fossimo stati al tempo dei nostri padri, non avremmo fatto lo stesso”». E «così si lavano le mani e davanti a se stessi si giudicano puri». Ma «il cuore è chiuso alla parola di Dio, è chiuso alla verità, è chiuso al messaggero di Dio che porta la profezia per far andare avanti il popolo di Dio».

«Mi fa male — ha confidato Francesco — quando leggo quel passo piccolo del Vangelo di Matteo, quando Giuda pentito va dai sacerdoti e dice: “ho peccato”, e vuol dare... e dà le monete». Ma loro gli rispondono: «Che ci importa! Te la vedrai tu!». Hanno «un cuore chiuso davanti a questo povero uomo pentito che non sapeva cosa fare». Gli dicono: «Te la vedrai tu». E così Giuda «andò ad impiccarsi».

Ma «cosa fanno loro quando Giuda va ad impiccarsi? Parlano e dicono: “ma povero uomo...”». E quelle monete poi, aggiungono riferendosi ai trenta denari, «sono a prezzo di sangue, non possono entrare nel tempio». In buona sostanza sono «i dottori della lettera» e così seguono «la regola tale, tale, tale, tale...».

A loro, ha ribadito il Papa, «non importa la vita di una persona, non importa il pentimento di Giuda: il Vangelo dice che è tornato pentito». A loro «importa soltanto il loro schema di leggi e tante parole e tante cose che hanno costruito». Proprio «questa è la durezza del loro cuore, la stoltezza del cuore di questa gente che siccome non poteva resistere alla verità di Stefano va a cercare testimonianze e testimoni falsi per giudicarlo: la sorte di Stefano è segnata come quella dei profeti come quella di Gesù».

E questo modo di fare «si ripeterà» nel tempo, ha detto Francesco ricordando che «non è solo accaduto nei primi tempi della Chiesa». Del resto, ha fatto notare, «la storia ci narra di tanta gente che venne uccisa, giudicata, seppur era innocente: giudicata con la parola di Dio contro la parola di Dio». Il Papa ha fatto riferimento «alla caccia delle streghe o a santa Giovanna d’Arco» e anche «a tanti altri che vennero bruciati, condannati perché non si “aggiustarono”, secondo i giudici, alla parola di Dio».

È «il modello di Gesù — ha concluso il Pontefice — che, per essere fedele e avere obbedito alla parola del Padre, finisce sulla croce». Francesco ha rilanciato l’immagine della grande tenerezza di Gesù che ai discepoli di Emmaus dice: «Stolti e tardi di cuore». Al Signore, ha concluso, «chiediamo che, con la stessa tenerezza, guardi le piccole o grandi stoltezze del nostro cuore, ci carezzi» dicendoci «“stolto e tardo di cuore” e incominci a spiegarci le cose».

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Cosa dice il Papa No 52

Messaggio  Andrea il Gio Apr 14, 2016 8:44 am

Cosa dice il Papa No 52

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 13 aprile 2016


14. Misericordia io voglio e non sacrifici (Mt 9,13)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Abbiamo ascoltato il Vangelo della chiamata di Matteo. Matteo era un “pubblicano”, cioè un esattore delle imposte per conto dell’impero romano, e per questo considerato pubblico peccatore. Ma Gesù lo chiama a seguirlo e a diventare suo discepolo. Matteo accetta, e lo invita a cena a casa sua insieme con i discepoli. Allora sorge una discussione tra i farisei e i discepoli di Gesù per il fatto che questi condividono la mensa con i pubblicani e i peccatori. “Ma tu non puoi andare a casa di questa gente!”, dicevano loro. Gesù, infatti, non li allontana, anzi frequenta le loro case e siede accanto a loro; questo significa che anche loro possono diventare suoi discepoli. Ed è altrettanto vero che essere cristiani non ci rende impeccabili. Come il pubblicano Matteo, ognuno di noi si affida alla grazia del Signore nonostante i propri peccati. Tutti siamo peccatori, tutti abbiamo peccati. Chiamando Matteo, Gesù mostra ai peccatori che non guarda al loro passato, alla condizione sociale, alle convenzioni esteriori, ma piuttosto apre loro un futuro nuovo. Una volta ho sentito un detto bello: “Non c’è santo senza passato e non c’è peccatore senza futuro”. Questo è quello che fa Gesù. Non c’è santo senza passato né peccatore senza futuro. Basta rispondere all’invito con il cuore umile e sincero. La Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di discepoli in cammino, che seguono il Signore perché si riconoscono peccatori e bisognosi del suo perdono. La vita cristiana quindi è scuola di umiltà che ci apre alla grazia.

Un tale comportamento non è compreso da chi ha la presunzione di credersi “giusto” e di credersi migliore degli altri. Superbia e orgoglio non permettono di riconoscersi bisognosi di salvezza, anzi, impediscono di vedere il volto misericordioso di Dio e di agire con misericordia. Esse sono un muro. La superbia e l’orgoglio sono un muro che impediscono il rapporto con Dio. Eppure, la missione di Gesù è proprio questa: venire in cerca di ciascuno di noi, per sanare le nostre ferite e chiamarci a seguirlo con amore. Lo dice chiaramente: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati» (v. 12). Gesù si presenta come un buon medico! Egli annuncia il Regno di Dio, e i segni della sua venuta sono evidenti: Egli risana dalle malattie, libera dalla paura, dalla morte e dal demonio. Innanzi a Gesù nessun peccatore va escluso – nessun peccatore va escluso! - perché il potere risanante di Dio non conosce infermità che non possano essere curate; e questo ci deve dare fiducia e aprire il nostro cuore al Signore perché venga e ci risani. Chiamando i peccatori alla sua mensa, Egli li risana ristabilendoli in quella vocazione che essi credevano perduta e che i farisei hanno dimenticato: quella di invitati al banchetto di Dio. Secondo la profezia di Isaia: «Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. E si dirà in quel giorno: Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza» (25,6-9).

Se i farisei vedono negli invitati solo dei peccatori e rifiutano di sedersi con loro, Gesù al contrario ricorda loro che anch’essi sono commensali di Dio. In questo modo, sedere a tavola con Gesù significa essere da Lui trasformati e salvati. Nella comunità cristiana la mensa di Gesù è duplice: c’è la mensa della Parola e c’è la mensa dell’Eucaristia (cfr Dei Verbum, 21). Sono questi i farmaci con cui il Medico Divino ci risana e ci nutre. Con il primo – la Parola – Egli si rivela e ci invita a un dialogo fra amici. Gesù non aveva paura di dialogare con i peccatori, i pubblicani, le prostitute… No, lui non aveva paura: amava tutti! La sua Parola penetra in noi e, come un bisturi, opera in profondità per liberarci dal male che si annida nella nostra vita. A volte questa Parola è dolorosa perché incide sulle ipocrisie, smaschera le false scusanti, mette a nudo le verità nascoste; ma nello stesso tempo illumina e purifica, dà forza e speranza, è un ricostituente prezioso nel nostro cammino di fede. L’Eucaristia, da parte sua, ci nutre della stessa vita di Gesù e, come un potentissimo rimedio, in modo misterioso rinnova continuamente la grazia del nostro Battesimo. Accostandoci all’Eucaristia noi ci nutriamo del Corpo e Sangue di Gesù, eppure, venendo in noi, è Gesù che ci unisce al suo Corpo!

Concludendo quel dialogo coi farisei, Gesù ricorda loro una parola del profeta Osea (6,6): «Andate e imparate che cosa vuol dire: misericordia io voglio e non sacrificio» (Mt 9,13). Rivolgendosi al popolo di Israele il profeta lo rimproverava perché le preghiere che innalzava erano parole vuote e incoerenti. Nonostante l’alleanza di Dio e la misericordia, il popolo viveva spesso con una religiosità “di facciata”, senza vivere in profondità il comando del Signore. Ecco perché il profeta insiste: “Misericordia io voglio”, cioè la lealtà di un cuore che riconosce i propri peccati, che si ravvede e torna ad essere fedele all’alleanza con Dio. “E non sacrificio”: senza un cuore pentito ogni azione religiosa è inefficace! Gesù applica questa frase profetica anche alle relazioni umane: quei farisei erano molto religiosi nella forma, ma non erano disposti a condividere la tavola con i pubblicani e i peccatori; non riconoscevano la possibilità di un ravvedimento e perciò di una guarigione; non mettevano al primo posto la misericordia: pur essendo fedeli custodi della Legge, dimostravano di non conoscere il cuore di Dio! È come se a te regalassero un pacchetto con dentro un dono e tu, invece di andare a cercare il dono, guardi soltanto la carta nel quale è incartato: soltanto le apparenze, la forma, e non il nocciolo della grazia, del dono che viene dato!

Cari fratelli e sorelle, tutti noi siamo invitati alla mensa del Signore. Facciamo nostro l’invito a sederci accanto a Lui insieme ai suoi discepoli. Impariamo a guardare con misericordia e a riconoscere in ognuno di loro un nostro commensale. Siamo tutti discepoli che hanno bisogno di sperimentare e vivere la parola consolatrice di Gesù. Abbiamo tutti bisogno di nutrirci della misericordia di Dio, perché è da questa fonte che scaturisce la nostra salvezza. Grazie!


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Re: Cosa dice il Papa

Messaggio  Andrea il Gio Apr 14, 2016 6:35 pm

Cosa dice il Papa No 53


Sabato, 17 aprile 2016

07:00 Partenza dall’aeroporto internazionale di Roma-Fiumicino per Mytilene.
10:20 Arrivo all’aeroporto internazionale di Mytilene.
Cerimonia di benvenuto
Il Santo Padre viene ricevuto dal Primo Ministro; riceve poi il benvenuto da parte di Sua Santità Bartolomeo, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, di Sua Beatitudine Ieronymos, Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, e, subito dopo, di S.E. Mons. Fragkiskos Papamanolis, OFM Cap, Presidente della Conferenza Episcopale greca.
10:35 Incontro privato con il Primo Ministro (in aeroporto).
10:55 Trasferimento in minibus con Sua Santità Bartolomeo e Sua Beatitudine Ieronymos al Mòria refugee camp .
11:15 Arrivo al Mòria refugee camp.
Visita ai rifugiati
12.25 Discorsi dell’Arcivescovo Ieronymos; del Patriarca Bartolomeo e del Santo Padre Francesco dal podio nel cortile di registrazione dei profughi.
12.40 Firma della dichiarazione congiunta
12.45 Pranzo dei tre leader religiosi con alcuni rifugiati nel container alle spalle del podio.
13.30 Trasferimento in minibus al porto
13.45 Arrivo al Presidio della Guardia Costiera
Incontro con la cittadinanza e con la comunità cattolica. Memoria delle vittime delle migrazioni
Discorso del Santo Padre

Al termine, i tre leader religiosi recitano ciascuno una breve preghiera per le vittime delle migrazioni. Chiamato un minuto di silenzio, i tre leader ricevono da tre bambini corone di alloro, che verranno lanciate in mare.


14:15 trasferimento in minibus all’aeroporto (3 Km).
14:30 In aeroporto:
Incontro privato con l'Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia
Incontro privato con il Patriarca Ecumenico
Incontro privato con il Primo Ministro
15:00 Cerimonia di congedo
15:15 Partenza in aereo dall’aeroporto internazionale di Mytilene per Roma.
16:30 Arrivo all’aeroporto di Roma-Ciampino.


Ultima modifica di Andrea il Sab Apr 16, 2016 4:33 pm, modificato 1 volta

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Cosa dice il Papa No 54

Messaggio  Andrea il Sab Apr 16, 2016 3:26 pm

Cosa dice il Papa No 54  
i
VISITA DEL SANTO PADRE FRANCESCO A LESVOS (GRECIA)

INCONTRO CON LA CITTADINANZA E CON LA COMUNITÀ CATTOLICA.
MEMORIA DELLE VITTIME DELLE MIGRAZIONI


Sabato, 17 aprile 2016

Signor Capo del Governo,
Distinte Autorità,
cari fratelli e sorelle,

da quando Lesbo è diventata un approdo per tanti migranti in cerca di pace e di dignità, ho sentito il desiderio di venire qui. Oggi ringrazio Dio che me lo ha concesso. E ringrazio il Signor Presidente Pavlopoulos di avermi invitato, insieme con il Patriarca Bartolomeo e l’Arcivescovo Ieronymos.

Vorrei esprimere la mia ammirazione al popolo greco che, nonostante le gravi difficoltà da affrontare, ha saputo tenere aperti i cuori e le porte. Tante persone semplici hanno messo a disposizione il poco che avevano per condividerlo con chi era privo di tutto. Dio saprà ricompensare questa generosità, come quella di altre nazioni circostanti, che fin dai primi momenti hanno accolto con grande disponibilità moltissimi migranti forzati.

E’ pure benedetta la presenza generosa di tanti volontari e di numerose associazioni, che, insieme alle diverse istituzioni pubbliche, hanno portato e stanno portando il loro aiuto, esprimendo nel concreto una vicinanza fraterna.

Oggi vorrei rinnovare un accorato appello alla responsabilità e alla solidarietà di fronte a una situazione tanto drammatica. Molti profughi che si trovano su quest’isola e in diverse parti della Grecia stanno vivendo in condizioni critiche, in un clima di ansia e di paura, a volte di disperazione per i disagi materiali e per l’incertezza del futuro. Le preoccupazioni delle istituzioni e della gente, qui in Grecia come in altri Paesi d’Europa, sono comprensibili e legittime. E tuttavia non bisogna mai dimenticare che i migranti, prima di essere numeri, sono persone, sono volti, nomi, storie. L’Europa è la patria dei diritti umani, e chiunque metta piede in terra europea dovrebbe poterlo sperimentare, così si renderà più consapevole di doverli a sua volta rispettare e difendere. Purtroppo alcuni, tra cui molti bambini, non sono riusciti nemmeno ad arrivare: hanno perso la vita in mare, vittime di viaggi disumani e sottoposti alle angherie di vili aguzzini.

Voi, abitanti di Lesbo, dimostrate che in queste terre, culla di civiltà, pulsa ancora il cuore di un’umanità che sa riconoscere prima di tutto il fratello e la sorella, un’umanità che vuole costruire ponti e rifugge dall’illusione di innalzare recinti per sentirsi più sicura. Infatti le barriere creano divisioni, anziché aiutare il vero progresso dei popoli, e le divisioni prima o poi provocano scontri.

Per essere veramente solidali con chi è costretto a fuggire dalla propria terra, bisogna lavorare per rimuovere le cause di questa drammatica realtà: non basta limitarsi a inseguire l’emergenza del momento, ma occorre sviluppare politiche di ampio respiro, non unilaterali. Prima di tutto è necessario costruire la pace là dove la guerra ha portato distruzione e morte, e impedire che questo cancro si diffonda altrove. Per questo bisogna contrastare con fermezza la proliferazione e il traffico delle armi e le loro trame spesso occulte; vanno privati di ogni sostegno quanti perseguono progetti di odio e di violenza. Va invece promossa senza stancarsi la collaborazione tra i Paesi, le Organizzazioni internazionali e le istituzioni umanitarie, non isolando ma sostenendo chi fronteggia l’emergenza. In questa prospettiva rinnovo l’auspicio che abbia successo il Primo Vertice Umanitario Mondiale che avrà luogo a Istanbul il mese prossimo.

Tutto questo si può fare solo insieme: insieme si possono e si devono cercare soluzioni degne dell’uomo alla complessa questione dei profughi. E in questo è indispensabile anche il contributo delle Chiese e delle Comunità religiose. La mia presenza qui insieme al Patriarca Bartolomeo e all’Arcivescovo Ieronymos sta a testimoniare la nostra volontà di continuare a collaborare perché questa sfida epocale diventi occasione non di scontro, ma di crescita della civiltà dell’amore.

Cari fratelli e sorelle, di fronte alle tragedie che feriscono l’umanità, Dio non è indifferente, non è distante. Egli è il nostro Padre, che ci sostiene nel costruire il bene e respingere il male. Non solo ci sostiene, ma in Gesù ci ha mostrato la via della pace. Di fronte al male del mondo, Egli si è fatto nostro servo, e col suo servizio di amore ha salvato il mondo. Questo è il vero potere che genera la pace. Solo chi serve con amore costruisce la pace. Il servizio fa uscire da sé stessi e si prende cura degli altri, non lascia che le persone e le cose vadano in rovina, ma sa custodirle, superando la spessa coltre dell’indifferenza che annebbia le menti e i cuori.

Grazie a voi, perché siete custodi di umanità, perché vi prendete teneramente cura della carne di Cristo, che soffre nel più piccolo fratello affamato e forestiero, e che voi avete accolto (cfr Mt 25,35).

Συχαριστώ!

MEMORIA DELLE VITTIME DELLE MIGRAZIONI

PREGHIERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Dio di misericordia,
Ti preghiamo per tutti gli uomini, le donne e i bambini,
che sono morti dopo aver lasciato le loro terre
in cerca di una vita migliore.
Benché molte delle loro tombe non abbiano nome,
da Te ognuno è conosciuto, amato e prediletto.
Che mai siano da noi dimenticati, ma che possiamo onorare
il loro sacrificio con le opere più che con le parole.

Ti affidiamo tutti coloro che hanno compiuto questo viaggio,
sopportando paura, incertezza e umiliazione,
al fine di raggiungere un luogo di sicurezza e di speranza.
Come Tu non hai abbandonato il tuo Figlio
quando fu condotto in un luogo sicuro da Maria e Giuseppe,
così ora sii vicino a questi tuoi figli e figlie
attraverso la nostra tenerezza e protezione.
Fa’ che, prendendoci cura di loro, possiamo promuovere un mondo
dove nessuno sia costretto a lasciare la propria casa
e dove tutti possano vivere in libertà, dignità e pace.

Dio di misericordia e Padre di tutti,
destaci dal sonno dell’indifferenza,
apri i nostri occhi alle loro sofferenze
e liberaci dall’insensibilità,
frutto del benessere mondano e del ripiegamento su sé stessi.
Ispira tutti noi, nazioni, comunità e singoli individui,
a riconoscere che quanti raggiungono le nostre coste
sono nostri fratelli e sorelle.
Aiutaci a condividere con loro le benedizioni
che abbiamo ricevuto dalle tue mani
e riconoscere che insieme, come un’unica famiglia umana,
siamo tutti migranti, viaggiatori di speranza verso di Te,
che sei la nostra vera casa,
là dove ogni lacrima sarà tersa,
dove saremo nella pace, al sicuro nel tuo abbraccio.

SUA BEATITUDINE IERONYMOS, ARCIVESCOVO DI ATENE E DI TUTTA LA GRECIA

Ο Θεός των πνευμάτων και πάσης σαρκός, ο τον θάνατον καταπατήσας, τον δε διάβολον καταργήσας, και ζωήν τω κόσμω σου δωρησάμενος, αυτός, Κύριε, ανάπαυσον τας ψυχάς των κεκοιμημένων δούλων σου, εν τόπω φωτεινώ, εν τόπω χλοερώ, εν τόπω αναψύξεως, ένθα απέδρα οδύνη, λύπη και στεναγμός. Παν αμάρτημα το παρ’ αυτών πραχθέν εν λόγω ή έργω ή διανοία, ως αγαθός και φιλάνθρωπος Θεός, συγχώρησον ότι ουκ έστιν άνθρωπος, ος ζήσεται και ουχ αμαρτήσει, συ γαρ μόνος εκτός αμαρτίας υπάρχεις, η δικαιο­σύνη σου δικαιοσύνη εις τον αιώνα, και ο νόμος σου αλήθεια.

Ότι συ ει η ανάστασις, η ζωή, και η ανάπαυσις των κεκοιμημένων δούλων σου, Χριστέ ο Θεός ημών, και σοι την δόξαν αναπέμπομεν, συν τω ανάρχω σου Πατρί, και τω παναγίω και αγαθώ και ζωοποιώ σου Πνεύματι, νυν και αεί και εις τους αιώνας των αιώνων. Αμήν.

O God of all spirits and flesh, Who has trodden down death, destroying the power of the devil, bestowing life on Your world to the soul of Your servants departed this life, do You Yourself, O Lord, give rest in a place of light, in a place of green pasture, in a place of refreshment, from where pain and sorrow and mourning are fled away. Every sin by them committed in thought, word, or deed, do You as our good and loving God forgive, seeing that there is no man that shall live and sin not, for You alone are without sin: Your righteousness, and Your law is truth.

For You are the Resurrection, the Life, and the Repose of Your servants, O Christ our God; and to You do we send up Glory, as to Your Eternal Father and Your All-Holy, Good, and Life-creating Spirit, both now and ever, and to the ages of ages. Amen.

SUA SANTITÀ BARTOLOMEO, PATRIARCA ECUMENICO DI COSTANTINOPOLI

Lord of mercy, compassion and all comfort, we pray to You for our brothers in difficult circumstances and we offer to Your Goodness:

Nurture the infants; instruct the youth; strengthen the aged; give courage to the faint hearted; reunite those separated; sail with those who sail; travel with those who travel; defend the widows; protect the orphans; liberate the captives; heal the sick. Remember, O God, those who are in mines, in exile, in harsh labor, and those in every kind of affliction, necessity, or distress; and all those who entreat Your loving kindness; those who love us and those who hate us; and pour out upon all Your rich mercy, granting them their petitions for salvation

Again we pray, Lord of life and of death, grant eternal repose to the souls of Your departed servants, those who lost their lives during their exodus from war-torn regions and during their journeys to places of safety, peace and prosperity.

For You, Lord, are the helper of the helpless, the hope of the hopeless, the savior of the afflicted, the haven of the voyager, and the physician of the sick. Be all things to all, You who know each person, his requests, his household, and his need. Deliver this island, O Lord, and every city and country, from famine, plague, earthquake, flood, fire, sword, invasion of foreign enemies, and civil war. Amen. [/i][/color] [/size] [/b][/b]

(P.S. questa preghiera è quella normale che viene recitata da tutti i sacerdoti quando sono chiamati a pregare sulla tomba di un defunto.)

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Cosa dice il Papa no 55

Messaggio  Andrea il Dom Apr 17, 2016 8:40 am

Cosa dice il Papa no 55

VISITA DEL SANTO PADRE FRANCESCO A LESVOS (GRECIA)

CONFERENZA STAMPA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
DURANTE IL VOLO DI RITORNO DA LESBO (GRECIA)

Volo Papale
Sabato, 16 aprile 2016

(Padre Lombardi)

Allora, diamo il benvenuto tra noi al Santo Padre, per una conversazione dopo questo viaggio breve ma estremamente intenso. Io rileggo il comunicato che avete ricevuto, in modo che se qualcuno non l’ha potuto sentire o ricevere sul suo telefono, ne abbia il testo completo. Il Papa desidera che sia chiaro tutto il contenuto.

“Il Papa ha voluto fare un gesto di accoglienza nei confronti dei rifugiati accompagnando a Roma con il suo stesso aereo tre famiglie di rifugiati dalla Siria, 12 persone in tutto, di cui 6 minori. Si tratta di persone già presenti nei campi di Lesbo prima dell’accordo fra l’Unione Europea e la Turchia. L’iniziativa del Papa è stata realizzata tramite una trattativa della Segreteria di Stato con le autorità competenti greche e italiane. I membri delle famiglie sono tutti musulmani. Due famiglie vengono da Damasco e una da Deir Azzor, che è nella zona occupata dal Daesh. Le loro case sono state bombardate. L’accoglienza e il mantenimento delle famiglie saranno a carico del Vaticano. L’ospitalità iniziale sarà garantita dalla Comunità di Sant’Egidio”.

Ora diamo subito la parola ai nostri colleghi, chiedendo che facciano anzitutto domande sul viaggio, anche se poi il Papa, come sappiamo, è disponibile sempre con noi. Ines San Martin di “Crux” è la prima.

(Papa Francesco)

Prima di tutto, voglio ringraziarvi per questa giornata di lavoro che è stato per me troppo forte, troppo forte… anche per voi, sicuramente. Prego, Signora…

(Ines San Martin)

Santo Padre, espero que no le moleste pero le voy a hacer dos preguntas sobre dos temas distintos. La primera específica sobre el viaje. Este viaje se da seguido a un acuerdo entre la Unión Europea y Turquía para tratar de solucionar la cuestión de los refugiados en Grecia. ¿A usted le parece que ese es un plan que puede funcionar o es una cuestión política para tratar de ganar tiempo y ver qué se hace? Y la segunda pregunta, si puedo. Esta mañana, usted se encontró con el candidato presidencial Bernie Sanders de los Estados Unidos, en Santa Marta. Quería preguntarle su sensación sobre el encuentro y si es su manera de meterse en la política norteamericana. Y le pido por favor que me responda en italiano. Gracias.

Santo Padre, spero di non disturbarla ma le farò due domande su due argomenti distinti. La prima è specifica riguardo al viaggio. Questo viaggio viene dopo l’accordo tra l’Unione Europea e la Turchia nel tentativo di risolvere la questione dei rifugiati in Grecia. Le sembra che questo piano possa funzionare, o è una faccenda politica per cercare di guadagnare tempo e vedere cosa succede? E la seconda domanda, se posso. Questa mattina Lei ha incontrato il candidato presidenziale degli Stati Uniti Bernie Sanders a Santa Marta. Le vorrei chiedere un commento su questo incontro e se questo è il suo modo di inserirsi nella politica nordamericana. E Le chiedo di rispondere in italiano. Grazie.

(Papa Francesco)

No, prima di tutto non c’è alcuna speculazione politica perché questi accordi tra la Turchia e la Grecia, io non li conoscevo bene. Ho visto sui giornali…, ma questa è una cosa puramente umana [si riferisce all’iniziativa di accogliere un gruppo di profughi]. E’ un fatto umanitario. E’ stata un’ispirazione di una settimana fa che propriamente è venuta a un mio collaboratore, e io ho accettato subito, subito, subito, perché ho visto che era lo Spirito che parlava. Tutte le cose sono state fatte in regola: loro vengono con i documenti, i tre governi – lo Stato della Città del Vaticano, il Governo italiano e il Governo greco – tutto, hanno ispezionato tutto, hanno visto tutto e hanno dato il visto. Sono accolti dal Vaticano: sarà il Vaticano, con la collaborazione della Comunità di Sant’Egidio, a cercare loro un posto di lavoro, se c’è, o il mantenimento…. Sono ospiti del Vaticano, e si aggiungono alle due famiglie siriane che sono accolte già nelle due parrocchie vaticane. Secondo. Questa mattina, quando uscivo, c’era lì il senatore Sanders che era venuto al convegno della Fondazione Centesimus Annus. Lui sapeva che io uscivo a quell’ora e ha avuto la gentilezza di salutarmi. L’ho salutato, ho stretto la mano a lui, alla moglie e a un'altra coppia che era con lui, che alloggiavano a Santa Marta, perché tutti i membri, eccetto i due presidenti partecipanti che credo alloggiassero nelle loro ambasciate, tutti alloggiavano a Santa Marta. E quando io sono sceso, lui si è presentato, ha salutato, una stretta di mano e niente di più. E’ educazione, questa; si chiama educazione e non immischiarsi in politica. E se qualcuno pensa che dare un saluto sia immischiarsi in politica,… gli raccomando di trovarsi uno psichiatra! (ride)

(Padre Lombardi)

Allora, la seconda domanda la fa Franca Giansoldati che conosce bene il Papa e il Papa la conosce bene, e quindi … eccola che arriva …

(Papa Francesco)

Ma, deve prepararsi per l’Armenia, lei … (ride)

(Franca Giansoldati)

Grazie, Santità. Lei parla molto di “accoglienza”, ma forse parla troppo poco di “integrazione”. Vedendo quello che sta accadendo in Europa, specie sotto questo massiccio afflusso di immigrati, vediamo che ci sono parecchie città che soffrono di quartieri-ghetto … In tutto questo emerge chiaramente che gli immigrati musulmani sono quelli che fanno più fatica a integrarsi con i valori nostri, con i valori occidentali. Le volevo chiedere: non sarebbe forse più utile per l’integrazione privilegiare l’arrivo, privilegiare l’emigrazione di immigrati musulmani cristiani? E poi: perché lei oggi, con questo gesto molto bello, molto nobile ha privilegiato tre famiglie interamente musulmane?

(Papa Francesco)

Non ho fatto la scelta fra cristiani e musulmani. Queste tre famiglie avevano le carte in regola, i documenti in regola e si poteva fare. C’erano, per esempio, due famiglie cristiane nella prima lista che non avevano le carte in regola. Non è un privilegio. Tutti e dodici sono figli di Dio. Il “privilegio” è essere figli di Dio: questo è vero. Sull’integrazione: è molto intelligente quello che lei dice. La ringrazio di dirlo. Lei ha detto una parola che nella nostra cultura attuale sembra essere dimenticata, dopo la guerra… Oggi esistono i ghetti. E alcuni dei terroristi che hanno fatto atti terroristici – alcuni – sono figli e nipoti di persone nate nel Paese, in Europa. E cosa è successo? Non c’è stata una politica di integrazione e questo per me è fondamentale; a tal punto che lei vede che nella Esortazione post-sinodale sulla famiglia – questo è un altro problema – una delle tre dimensioni pastorali per le famiglie in difficoltà è l’integrazione nella vita della Chiesa. Oggi, l’Europa deve riprendere questa capacità che sempre ha avuto, di integrare. Perché in Europa sono arrivati i nomadi, i Normanni e tante genti, e le ha integrate e ha arricchito la sua cultura. Credo che abbiamo bisogno di un insegnamento e di un’educazione all’integrazione. Grazie.

(Padre Lombardi)

Chiamiamo Elena Pinardi, dell’Ebu.

(Elena Pinardi)

Santo Padre, si parla di rinforzi alle frontiere di vari Paesi europei, di controlli, addirittura di dispiegamento di battaglioni lungo le frontiere dell’Europa. E’ la fine di Schengen, è la fine del sogno europeo?

(Papa Francesco)

Non lo so. Io capisco i governi, anche i popoli, che hanno una certa paura. Questo lo capisco e dobbiamo avere una grande responsabilità nell’accoglienza. Uno degli aspetti di tale responsabilità è questo: come ci possiamo integrare questa gente e noi. Io ho sempre detto che fare muri non è una soluzione: ne abbiamo visto cadere uno, nel secolo scorso. Non risolve niente. Dobbiamo fare ponti. Ma i ponti si fanno intelligentemente, si fanno con il dialogo, con l’integrazione. E per questo, io capisco un certo timore. Ma chiudere le frontiere non risolve niente, perché quella chiusura alla lunga fa male al proprio popolo. L’Europa deve urgentemente fare politiche di accoglienza e integrazione, di crescita, di lavoro, di riforma dell’economia … Tutte queste cose sono i ponti che ci porteranno a non fare muri. La paura ha tutta la mia comprensione; ma dopo quello che ho visto – e cambio il tema, ma voglio dirlo oggi – e che voi stessi avete visto, in quel campo per rifugiati… era da piangere! I bambini… Ho portato con me, per farvi vedere: i bambini mi hanno regalato tanti disegni. Uno: cosa vogliono i bambini? Pace, perché soffrono. Lì hanno corsi di educazione, nel campo… Cosa hanno visto, quei bambini! Guardate questo: hanno visto anche un bambino annegare. Questo i bambini l’hanno nel cuore! Davvero, oggi era da piangere. Era da piangere. Lo stesso tema lo ha fatto questo bambino dell’Afghanistan: il barcone che viene dall’Afghanistan arriva in Grecia. Questi bambini hanno nella memoria questo! E ci vorrà tempo per elaborarlo. Questo: il sole che vede e piange. Ma se il sole è capace di piangere, anche noi: una lacrima ci farà bene.

(Padre Lombardi)

Fanny Carrier della France Presse.

(Fanny Carrier) Buongiorno. Perché lei non fa la differenza tra quelli che fuggono dalla guerra e quelli che fuggono dalla fame? L’Europa può accogliere tutta la miseria del mondo?

(Papa Francesco)

E’ vero. Ho detto oggi nel discorso: “alcuni che fuggono dalle guerre, altri che fuggono dalla fame”. Tutti e due sono effetto dello sfruttamento… Mi diceva un capo di governo dell’Africa, un mese fa, più o meno, che la prima decisione del suo governo era riforestare, perché la terra era diventata morta per lo sfruttamento della deforestazione. Si devono fare opere buone con tutti e due. Ma qualcuno fugge per fame ed altri dalla guerra. Io inviterei i trafficanti di armi - perché le armi, fino ad un certo punto, ci sono accordi, si fabbricano, ma i trafficanti, quelli che trafficano per fare le guerre in diversi posti, per esempio in Siria: chi dà le armi ai diversi gruppi – io inviterei questi trafficanti a passare una giornata in quel campo. Credo che per loro sarà salutare!

(Padre Lombardi)

Diamo la parola a Néstor Pongutá de Colombia, per il gruppo spagnolo.

(Néstor Pongutá de Colombia)

Santidad, muy buenas tardes, le voy a preguntar en español, me puede responder en italiano. Hoy a dicho usted, esta mañana, algo muy especial que nos ha llamado mucho la atención, que éste era un viaje triste, y lo ha demostrado con sus palabras que está muy conmovido. Pero algo debe haber cambiado también en su corazón cuando sabe que ya hay doce personas que con ese pequeño gesto le ha dado una lección a aquellos que a veces voltean la mirada frente a tanto dolor, a esta Tercera Guerra Mundial que usted ha denunciado.

Santità, buonasera. Le faccio la domanda in spagnolo, ma mi può rispondere in italiano. Questa mattina lei ha detto qualcosa di molto speciale, che ci ha richiamato molto l’attenzione: che questo era un viaggio triste, e lo ha dimostrato attraverso le sue parole che era molto commosso… Però qualcosa deve essere cambiato anche nel suo cuore sapendo che ci sono queste dodici persone e che con questo piccolo gesto ha dato una lezione a coloro che a volte girano la testa davanti a tanto dolore, a questa terza guerra mondiali a pezzi che lei ha denunciato.

(Papa Francesco)

Farò un plagio! Rispondo con una frase che non è mia. La stessa cosa domandarono a Madre Teresa: “Ma lei, tanto sforzo, tanto lavoro, solo per aiutare la gente a morire... Quello che lei fa non serve! Il mare è grande!”. E lei rispose: “E’ una goccia d’acqua nel mare! Ma dopo questa goccia il mare non sarà lo stesso!”. Rispondo così. E’ un piccolo gesto. Ma quei piccoli gesti che dobbiamo fare tutti, gli uomini e le donne, per tendere la mano a chi ha bisogno.

(Padre Lombardi)

…. del gruppo americano.

(…)

Grazie Santo Padre. Siamo venuti in un Paese di migrazione, ma anche di politica economica di austerità. Vorrei chiedere se lei ha un pensiero sull’economia di austerità? Anche per un’altra isola, Porto Rico. Se ha un pensiero su questa politica di austerità.

(Papa Francesco)

La parola austerità ha un significato diverso a seconda del punto di vista dal quale la prendi: economicamente significa un capitolo di un programma; politicamente significa un’altra cosa; spiritualmente e cristianamente un’altra ancora. Quando io parlo di austerità, parlo di austerità in confronto con lo spreco. Ho sentito dire alla FAO – credo che fosse in una riunione della FAO – che con lo spreco dei pasti si potrebbe saziare tutta la fame nel mondo. E noi, a casa nostra, quanti sprechi, quanti sprechi facciamo senza volerlo! E’ questa cultura dello scarto, dello spreco. Io parlo di austerità in quel senso, nel senso cristiano. Fermiamoci qui e viviamo un po’ austeramente.

(Padre Lombardi)

E chiamiamo Francisco Romero, de …. Report e poi Francis Rocca e poi chiudiamo.

(Francisco Romero)

Santità, le vorrei semplicemente dire che lei ha detto che questa crisi dei rifugiati è la crisi peggiore dopo la Seconda Guerra Mondiale. Io le vorrei chiedere: cosa ne pensa della crisi degli immigrati che arrivano in America, negli Stati Uniti, dal Messico, dall’America Latina?

(Papa Francesco)

E’ lo stesso! E’ lo stesso, perché lì arrivano fuggendo dalla fame, piuttosto. E’ lo stesso problema. A Ciudad Juárez ho celebrato la Messa a 100 metri, forse meno, dal reticolato. Dall’altra parte c’erano una cinquantina di vescovi degli Stati Uniti e uno stadio con 50 mila persone che seguivano la Messa sul maxischermo; di qua, in Messico c’era quel campo pieno di gente… Ma è lo stesso! Arrivano in Messico dal Centro America. Lei si ricorda, due mesi fa, un conflitto con il Nicaragua perché non voleva che i rifugiati transitassero: è stato risolto. Li portavano in aereo nell’altro Paese, senza passare per Nicaragua. E’ un problema mondiale! Io ne ho parlato lì, ai Vescovi messicani; ho chiesto di aver cura dei rifugiati.

(Padre Lombardi)

Ora Francis Rocca e poi c’è Guénard. Così concludiamo anche con il gruppo francese.

(Francis Rocca)

Grazie Santo Padre! Vedo che le domande sull’immigrazione che avevo pensato sono state già fatte, e lei ha risposto molto bene. Quindi se mi permette vorrei fare una domanda su un altro evento degli ultimi giorni, che è stata la sua Esortazione Apostolica. Come lei ben sa, c’è stata molta discussione su uno dei molti punti – lo so che vi ci siamo concentrati molti – dopo la pubblicazione: alcuni sostengono che niente sia cambiato rispetto alla disciplina che governa l’accesso ai Sacramenti per i divorziati e i risposati, e che la legge e la prassi pastorale e ovviamente la dottrina rimangono così; altri sostengono invece che molto sia cambiato e che si sono tante nuove aperture e possibilità. La domanda è per una persona, un cattolico che vuole sapere: ci sono nuove possibilità concrete, che non esistevano prima della pubblicazione dell’Esortazione o no?

(Papa Francesco)

Io potrei dire “si”, e punto. Ma sarebbe una risposta troppo piccola. Raccomando a tutti voi di leggere la presentazione che ha fatto il cardinale Schönborn, che è un grande teologo. Lui è membro della Congregazione per la Dottrina della Fede e conosce bene la dottrina della Chiesa. In quella presentazione la sua domanda avrà la risposta. Grazie!

(Padre Lombardi)

Grazie! Allora Guénard. Ultimissima.

(Guénard)

Avevo la stessa domanda, ma è una domanda complementare, perché non si è capito perché lei ha scritto questa famosa nota nella Amoris laetitia sui problemi dei divorziati e risposati – la nota 351 …

(Papa Francesco)

…Che memoria!

(Guénard)  

Sì. La domanda: perché una cosa così importante in una piccola nota? Lei ha previsto delle opposizioni o ha voluto dire che questo punto non è così importante?

(Papa Francesco)

Senta, uno degli ultimi Papi, parlando sul Concilio, ha detto che c’erano due Concili: quello Vaticano II, che si faceva nella Basilica San Pietro, e l’altro il “Concilio dei media”. Quando io convocai il primo Sinodo, la grande preoccupazione della maggioranza dei media era: Potranno fare la comunione i divorziati risposati?. E siccome io non sono santo, questo mi ha dato un po’ di fastidio, e anche un po’ di tristezza. Perché io penso: Ma quel mezzo che dice questo, questo, questo, non si accorge che quello non è il problema importante? Non si accorge che la famiglia, in tutto il mondo, è in crisi? E la famiglia è la base della società! Non si accorge che i giovani non vogliono sposarsi? Non si accorge che il calo di natalità in Europa fa piangere? Non si accorge che la mancanza di lavoro e che le possibilità di lavoro fanno sì che il papà e la mamma prendano due lavori e i bambini crescano da soli e non imparino a crescere in dialogo con il papà e la mamma? Questi sono i grandi problemi! Io non ricordo quella nota, ma sicuramente se una cosa del genere è in nota è perché è stata detta nell’Evangelii gaudium. Sicuro! Dev’essere una citazione dell’Evangelii Gaudium. Non ricordo il numero, ma è sicuro.

(Padre Lombardi)

Grazie Santità, ci ha fatto una conversazione ampia su temi di questo viaggio e si è adesso anche allargato sull’Esortazione. Le auguriamo buon viaggio e una buona continuazione del suo lavoro.

(Papa Franceso)

Grazie della vostra compagnia. Davvero io mi sento tranquillo con voi. Grazie tante! Grazie della compagnia.

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Re: Cosa dice il Papa

Messaggio  Andrea il Gio Apr 21, 2016 8:27 am

Cosa dice il Papa No 56

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 20 aprile 2016

15. Le lacrime della peccatrice ottengono il perdono (Lc 7,36-50)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi vogliamo soffermarci su un aspetto della misericordia ben rappresentato dal brano del Vangelo di Luca che abbiamo ascoltato. Si tratta di un fatto accaduto a Gesù mentre era ospite di un fariseo di nome Simone. Questi aveva voluto invitare Gesù a casa sua perché aveva sentito parlare bene di Lui come di un grande profeta. E mentre si trovano seduti a pranzo, entra una donna conosciuta da tutti in città come una peccatrice. Questa, senza dire una parola, si mette ai piedi di Gesù e scoppia in pianto; le sue lacrime bagnano i piedi di Gesù e lei li asciuga con i suoi capelli, poi li bacia e li unge con un olio profumato che ha portato con sé.

Risalta il confronto tra le due figure: quella di Simone, lo zelante servitore della legge, e quella dell’anonima donna peccatrice. Mentre il primo giudica gli altri in base alle apparenze, la seconda con i suoi gesti esprime con sincerità il suo cuore. Simone, pur avendo invitato Gesù, non vuole compromettersi né coinvolgere la sua vita con il Maestro; la donna, al contrario, si affida pienamente a Lui con amore e con venerazione.

Il fariseo non concepisce che Gesù si lasci “contaminare” dai peccatori. Egli pensa che se fosse realmente un profeta dovrebbe riconoscerli e tenerli lontani per non esserne macchiato, come se fossero lebbrosi. Questo atteggiamento è tipico di un certo modo di intendere la religione, ed è motivato dal fatto che Dio e il peccato si oppongono radicalmente. Ma la Parola di Dio ci insegna a distinguere tra il peccato e il peccatore: con il peccato non bisogna scendere a compromessi, mentre i peccatori – cioè tutti noi! – siamo come dei malati, che vanno curati, e per curarli bisogna che il medico li avvicini, li visiti, li tocchi. E naturalmente il malato, per essere guarito, deve riconoscere di avere bisogno del medico!

Tra il fariseo e la donna peccatrice, Gesù si schiera con quest’ultima. Gesù, libero da pregiudizi che impediscono alla misericordia di esprimersi, la lascia fare. Lui, il Santo di Dio, si lascia toccare da lei senza temere di esserne contaminato. Gesù è libero, perché vicino a Dio che è Padre misericordioso. E questa vicinanza a Dio, Padre misericordioso, dà a Gesù la libertà. Anzi, entrando in relazione con la peccatrice, Gesù pone fine a quella condizione di isolamento a cui il giudizio impietoso del fariseo e dei suoi concittadini - i quali la sfruttavano - la condannava: «I tuoi peccati sono perdonati» (v. 48). La donna ora può dunque andare “in pace”. Il Signore ha visto la sincerità della sua fede e della sua conversione; perciò davanti a tutti proclama: «La tua fede ti ha salvata» (v. 50). Da una parte quell’ipocrisia del dottore della legge, dall’altra parte la sincerità, l’umiltà e la fede della donna. Tutti noi siamo peccatori, ma tante volte cadiamo nella tentazione dell’ipocrisia, di crederci migliori degli altri e diciamo: “Guarda il tuo peccato…”. Tutti noi dobbiamo invece guardare il nostro peccato, le nostre cadute, i nostri sbagli e guardare al Signore. Questa è la linea di salvezza: il rapporto tra “io” peccatore e il Signore. Se io mi sento giusto, questo rapporto di salvezza non si dà.

A questo punto, uno stupore ancora più grande assale tutti i commensali: «Chi è costui che perdona anche i peccati?» (v. 49). Gesù non dà una esplicita risposta, ma la conversione della peccatrice è davanti agli occhi di tutti e dimostra che in Lui risplende la potenza della misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori.

La donna peccatrice ci insegna il legame tra fede, amore e riconoscenza. Le sono stati perdonati «molti peccati» e per questo ama molto; «invece colui al quale si perdona poco, ama poco» (v. 47). Anche lo stesso Simone deve ammettere che ama di più colui al quale è stato condonato di più. Dio ha racchiuso tutti nello stesso mistero di misericordia; e da questo amore, che sempre ci precede, tutti noi impariamo ad amare. Come ricorda san Paolo: «In Cristo, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi» (Ef 1,7-Cool. In questo testo, il termine “grazia” è praticamente sinonimo di misericordia, e viene detta “abbondante”, cioè oltre ogni nostra attesa, perché attua il progetto salvifico di Dio per ognuno di noi.

Cari fratelli, siamo riconoscenti del dono della fede, ringraziamo il Signore per il suo amore così grande e immeritato! Lasciamo che l’amore di Cristo si riversi in noi: a questo amore il discepolo attinge e su di esso si fonda; di questo amore ognuno si può nutrire e alimentare. Così, nell’amore riconoscente che riversiamo a nostra volta sui nostri fratelli, nelle nostre case, in famiglia, nella società si comunica a tutti la misericordia del Signore.

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Cosa dice il Papa No 57

Messaggio  Andrea il Ven Apr 22, 2016 8:33 am

Cosa dice il Papa No 57

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Cammino e memoria

Giovedì, 21 aprile 2016

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVI, n.092, 22/04/2016)

Lungo la strada della vita gli uomini non camminano mai soli, e saper fare memoria della presenza di Dio accanto a loro li aiuta capire che la salvezza non è l’evento di un momento, ma una storia che si dipana giorno per giorno, tra cose buone ed errori, fino all’incontro finale. Il parallelo tra la storia del popolo d’Israele e quella personale di ogni cristiano ha guidato la meditazione di Papa Francesco nella messa celebrata a Santa Marta giovedì 21 aprile: una storia da valorizzare perché, ha detto il Pontefice, «la memoria ci avvicina a Dio».

Non a caso, ha sottolineato il Papa richiamando il brano degli Atti degli apostoli proposto dalla liturgia del giorno (13, 13-25), la prima predicazione, quella «degli apostoli di Gesù», era «storica». Nella predicazione del Vangelo, questi «arrivavano a Gesù, ma raccontando tutta la storia del Popolo di Israele», partendo dal «padre Abramo», passando per «Mosè, la liberazione dall’Egitto, la Terra Promessa» finché, citando il re Davide, concludevano: «Dalla discendenza di Lui, secondo la promessa, Dio inviò come Salvatore per Israele Gesù». Così davano conto di un «cammino storico», il cammino che Dio «ha fatto con il suo popolo».

Tutto ciò, ha detto Francesco, «ci fa pensare che l’annuncio di Cristo, la salvezza di Cristo, questo dono che Dio ci ha dato, non è una cosa di un momento e niente di più: è un cammino!». Il cammino «che Dio ha voluto fare con il suo popolo» e che non si deve dimenticare. Tant’è che nella Scrittura sono continue le raccomandazioni in questo senso. Per esempio nel libro del Deuteronomio, che è proprio «il libro della memoria di Israele», si legge: «Ricordatevi, ricordatevi! Fate memoria di questo». Occorre cioè, ha spiegato il Pontefice, «tornare indietro per vedere come Dio ci ha salvato, percorrere — con il cuore e con la mente — la strada con la memoria e così arrivare a Gesù».

Lo stesso Gesù ha sottolineato l’importanza di fare memoria e «nel momento più grande della sua vita», ci ha dato il suo corpo e il suo sangue «e ha detto: “Fate questo in memoria di me”». Dobbiamo, quindi, «avere memoria di come Dio ci ha salvato».

È questo un invito che la Chiesa raccoglie ogni giorno nella liturgia eucaristica. A tale riguardo il Papa ha fatto notare come nella preghiera all’inizio della messa che stava celebrando ci fosse stata l’invocazione a «Dio che ha redento l’uomo e lo ha innalzato oltre l’antico splendore». E ha aggiunto: «Il popolo deve avere memoria» che tutto questo Dio lo ha fatto «in cammino» con il suo popolo.

In ogni eucaristia si celebra «la memoria di questa salvezza; il memoriale di Gesù che si fa presente sull’altare per darci la vita», ma, ha aggiunto Francesco, «anche noi, nella nostra propria vita personale, dobbiamo fare lo stesso: fare memoria del nostro cammino», perché «ognuno di noi ha fatto una strada, accompagnato da Dio, vicino a Dio, vicino al Signore» a volte anche «allontanandosi dal Signore». In ogni caso, ha raccomandato il Pontefice, «fa bene al cuore» di ogni cristiano fare memoria «della propria strada» e chiarirsi come Dio lo ha «condotto fino a qui», come lo «ha portato per mano».

In questo recupero del cammino percorso ci si può anche accorgere che a volte abbiamo detto al Signore: «No! Allontanati! Non voglio!» — e «il Signore», ha sottolineato il Papa, «è rispettoso» anche di questo — ma è comunque importante fare memoria «della propria vita e del proprio cammino».

È utile ripetere spesso questa pratica e ricordarsi: «In quel tempo Dio mi ha dato questa grazia e io ho risposto così...», dirsi: «Ho fatto questo, quello, quello» e rendersi conto di come Dio ci abbia sempre «accompagnato». In questa maniera, ha detto il Papa, «arriviamo a un nuovo incontro», quello che si potrebbe definire l’«incontro della gratitudine», nel quale si potrebbe pregare così: «Grazie Signore per questa compagnia che Tu mi hai dato, per questo cammino che hai fatto con me!» e anche chiedere perdono per i peccati e gli sbagli di cui ci si può rendere conto, nella consapevolezza che Dio «cammina con noi e non si spaventa delle nostre cattiverie», sta «sempre lì!».

A tale riguardo il Pontefice ha aggiunto: «Quante volte gli abbiamo chiuso la porta in faccia; quante volte abbiamo fatto finta di non vederlo, di non credere che Lui fosse con noi; quante volte abbiamo rinnegato la sua salvezza... Ma Lui era lì!». Ed è importante «fare memoria di tutto questo», così come lo è riguardo anche alle «nostre cose buone». Quante volte, per esempio, «abbiamo aiutato un altro, curato un ammalato».

Da qui l’invito a «fare memoria di tutto il cammino» perché «la memoria ci avvicina a Dio». È, ha spiegato Francesco, una sorta di «ri-creazione», di «ri-generazione, che ci porta oltre l’antico splendore che aveva Adamo nella prima creazione».

Fino al termine della sua omelia il Papa ha ripetuto più volte questo consiglio semplice: «Fate memoria!». Che sia riguardo l’intero arco della vita e o solo della giornata odierna o dell’ultimo anno, è sempre bene chiedersi: «Come sono stati i miei rapporti col Signore?», e fare memoria, ha concluso il Pontefice, «delle cose belle, grandi che il Signore ha fatto nella vita di ciascuno di noi».


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Re: Cosa dice il Papa

Messaggio  Andrea il Sab Apr 23, 2016 9:00 am

Cosa dice il Papa No 57  

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Cristiani a tre dimensioni

Venerdì, 22 aprile 2016

Il cristiano, «uomo di speranza», sa e testimonia che «Gesù è vivo» ed «è fra noi», che Gesù prega il Padre «per ognuno di noi» e che «tornerà». Nella messa celebrata a Santa Marta venerdì 22 aprile, Papa Francesco ha così sintetizzato il rapporto tra ogni credente e Gesù risorto. Prendendo spunto dalla liturgia del giorno, il Pontefice ha fatto emergere tre parole fondamentali per la vita cristiana: l’«annuncio», l’«intercessione» e la «speranza».

Innanzitutto l’annuncio. Come si legge anche dalla lettura che riporta un brano degli Atti degli apostoli (13, 26-33), l’annuncio è sostanzialmente «la testimonianza che danno gli apostoli della resurrezione di Gesù». Così Paolo in sinagoga afferma: «Dopo avere adempiuto tutto quanto era stato scritto di lui, lo deposero dalla croce, lo misero nel sepolcro. Ma Dio lo ha resuscitato dai morti ed egli è apparso per molti giorni a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme, e questi ora sono testimoni di lui davanti al popolo». Quindi, ha sintetizzato il Pontefice, «l’annuncio è: Gesù è morto ed è risorto per noi, per la nostra salvezza. Gesù è vivo!». Ed è quanto i primi discepoli hanno tramandato «ai giudei e ai pagani del loro tempo» e hanno «testimoniato anche con la loro vita, con il loro sangue».

Quando a Giovanni e Pietro, ha continuato il Papa, fu proibito di annunciare il nome di Gesù e di parlare della resurrezione, «loro con tutto il coraggio, con tutta la semplicità dicevano: “Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato”». Infatti «noi cristiani per la fede abbiamo lo Spirito Santo dentro di noi, che ci fa vedere e ascoltare la verità su Gesù, che è morto per i nostri peccati ed è risorto». Questo, dunque, «è l’annuncio della vita cristiana: Cristo è vivo! Cristo è risorto! Cristo è fra noi nella comunità, ci accompagna nel cammino». E nonostante la «fatica» che a volte facciamo nel comprendere, «una delle dimensioni della vita cristiana» è proprio questa, l’annuncio. Lo capiamo bene dal passo della Scrittura dove si legge che Giovanni affermò: «Quello che noi abbiamo visto con i nostri occhi, quello che noi abbiamo udito, quello che noi abbiamo toccato con le nostre mani...». Come a dire: «Cristo risorto è una realtà e io dò testimonianza di questo».

La seconda parola chiave proposta dal Pontefice è l’«intercessione». Lo spunto, questa volta viene dal Vangelo di Giovanni (14, 1-6). Durante la cena del Giovedì santo, infatti, gli apostoli erano tristi, e Gesù disse: «Non sia turbato il vostro cuore, abbiate fede. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Vado a prepararvi un posto». Francesco si è soffermato su questo passo e ha chiesto: «Cosa vuol dire questo? Come prepara il posto Gesù?». Immediata la risposta: «Con la sua preghiera per ognuno di noi: Gesù prega per noi e questa è l’intercessione». È importante, infatti, sapere che «Gesù lavora in questo momento con la sua preghiera per noi». Ha spiegato il Papa: così come una volta Gesù, prima della passione, ha detto: «Pietro io ho pregato per te», così «adesso Gesù è l’intercessore fra il Padre e noi».

Ma, a questo punto, viene da chiedersi: «E come prega Gesù?». Quella di Francesco è stata una risposta del tutto «personale» — «una cosa mia», ha specificato, «non è un dogma della Chiesa» — e coinvolgente: «Io credo che Gesù faccia vedere le piaghe al Padre, perché le piaghe se le è portate con sé, dopo la resurrezione: fa vedere le piaghe al Padre e nomina ognuno di noi». Secondo il Pontefice, si può immaginare così la preghiera di Gesù. E il cristiano è animato da questa consapevolezza: «in questo momento Gesù intercede per noi».

Infine, la terza dimensione: quella della speranza. È ancora il Vangelo del giorno che la offre alla meditazione. Gesù dice: «Vado a prepararvi un posto» e aggiunge: «Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono Io siate anche voi». Ecco la speranza del cristiano. Gesù dice: «Io verrò!». Ha spiegato il Papa: «Il cristiano è una donna, è un uomo di speranza» proprio perché «spera che il Signore torni». A tale riguardo, ha aggiunto il Pontefice, «è bello» notare «come incomincia e come finisce la Bibbia». All’inizio si legge: «Nel principio...», cioè «quando incominciarono le cose». E l’Apocalisse termina «con la preghiera: “Vieni Signore Gesù». Tutta la Chiesa, infatti, «è in attesa della venuta di Gesù: Gesù tornerà». Questa, ha detto il Pontefice, «è la speranza cristiana».

Perciò, ha concluso il Papa sintetizzando la sua meditazione, ognuno può domandarsi: «Com’è l’annuncio nella mia vita? Com’è il mio rapporto con Gesù che intercede per me? E com’è la mia speranza? Ci credo davvero che il Signore è risorto? Credo che prega il Padre per me?»; e infine: «Credo davvero che il Signore tornerà». In altre parole: «credo nell’annuncio? Credo nell’intercessione? Sono un uomo o una donna di speranza?».[/b]

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Re: Cosa dice il Papa

Messaggio  Andrea il Mar Ott 18, 2016 9:56 am

Cosa dice il Papa No 58


     PAPA FRANCESCO
ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 16 ottobre 2016
[Multimedia]


Al termine di questa celebrazione, desidero salutare cordialmente tutti voi, che da vari Paesi siete venuti per rendere omaggio ai nuovi Santi. Un deferente pensiero va in modo particolare alle Delegazioni ufficiali di Argentina, Spagna, Francia, Italia, Messico. L’esempio e l’intercessione di questi luminosi testimoni sostengano l’impegno di ciascuno nei rispettivi ambiti di lavoro e di servizio, per il bene della Chiesa e della comunità civile.
Domani ricorre la Giornata mondiale contro la povertà. Uniamo le nostre forze, morali ed economiche, per lottare insieme contro la povertà che degrada, offende e uccide tanti fratelli e sorelle, attuando politiche serie per le famiglie e per il lavoro.

Alla Vergine Maria affidiamo ogni nostra intenzione, specialmente la nostra insistente e accorata preghiera per la pace.

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Re: Cosa dice il Papa

Messaggio  Andrea il Lun Ott 24, 2016 10:02 am

Cosa dice il Papa no 59




GIUBILEO STRAORDINARIO DELLA MISERICORDIA
PAPA FRANCESCO
UDIENZA GIUBILARE
Sabato, 22 ottobre 2016



 
Misericordia e Dialogo


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il brano del Vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato (cfr 4,6-15) narra l’incontro di Gesù con una donna samaritana. Ciò che colpisce di questo incontro è il dialogo molto serrato tra la donna e Gesù. Questo oggi ci permette di sottolineare un aspetto molto importante della misericordia, che è proprio il dialogo.
Il dialogo permette alle persone di conoscersi e di comprendere le esigenze gli uni degli altri. Anzitutto, esso è un segno di grande rispetto, perché pone le persone in atteggiamento di ascolto e nella condizione di recepire gli aspetti migliori dell’interlocutore. In secondo luogo, il dialogo è espressione di carità, perché, pur non ignorando le differenze, può aiutare a ricercare e condividere il bene comune. Inoltre, il dialogo ci invita a porci dinanzi all’altro vedendolo come un dono di Dio, che ci interpella e ci chiede di essere riconosciuto.
Molte volte noi non incontriamo i fratelli, pur vivendo loro accanto, soprattutto quando facciamo prevalere la nostra posizione su quella dell’altro. Non dialoghiamo quando non ascoltiamo abbastanza oppure tendiamo a interrompere l’altro per dimostrare di avere ragione. Ma quante volte, quante volte stiamo ascoltando una persona, la fermiamo e diciamo: “No! No! Non è così!“ e non lasciamo che la persona finisca di spiegare quello che vuole dire. E questo impedisce il dialogo: questa è aggressione. Il vero dialogo, invece, necessita di momenti di silenzio, in cui cogliere il dono straordinario della presenza di Dio nel fratello.
Cari fratelli e sorelle, dialogare aiuta le persone a umanizzare i rapporti e a superare le incomprensioni. C’è tanto bisogno di dialogo nelle nostre famiglie, e come si risolverebbero più facilmente le questioni se si imparasse ad ascoltarsi vicendevolmente! È così nel rapporto tra marito e moglie, e tra genitori e figli. Quanto aiuto può venire anche dal dialogo tra gli insegnanti e i loro alunni; oppure tra dirigenti e operai, per scoprire le esigenze migliori del lavoro.
Di dialogo vive anche la Chiesa con gli uomini e le donne di ogni tempo, per comprendere le necessità che sono nel cuore di ogni persona e per contribuire alla realizzazione del bene comune. Pensiamo al grande dono del creato e alla responsabilità che tutti abbiamo di salvaguardare la nostra casa comune: il dialogo su un tema così centrale è un’esigenza ineludibile. Pensiamo al dialogo tra le religioni, per scoprire la verità profonda della loro missione in mezzo agli uomini, e per contribuire alla costruzione della pace e di una rete di rispetto e di fraternità (cfr Enc. Laudato si’, 201).
Per concludere, tutte le forme di dialogo sono espressione della grande esigenza di amore di Dio, che a tutti va incontro e in ognuno pone un seme della sua bontà, perché possa collaborare alla sua opera creatrice. Il dialogo abbatte i muri delle divisioni e delle incomprensioni; crea ponti di comunicazione e non consente che alcuno si isoli, rinchiudendosi nel proprio piccolo mondo. Non dimenticatevi: dialogare è ascoltare quello che mi dice l’altro e dire con mitezza quello che penso io. Se le cose vanno così, la famiglia, il quartiere, il posto di lavoro saranno migliori. Ma se io non lascio che l’altro dica tutto quello che ha nel cuore e incomincio ad urlare – oggi si urla tanto – non andrà a buon fine questo rapporto tra noi; non andrà a buon fine il rapporto fra marito e moglie, tra genitori e figli. Ascoltare, spiegare, con mitezza, non abbaiare all’altro, non urlare, ma avere un cuore aperto.

Gesù ben conosceva quello che c’era nel cuore della samaritana, una grande peccatrice; ciononostante non le ha negato di potersi esprimere, l’ha lasciata parlare fino alla fine, ed è entrato poco alla volta nel mistero della sua vita. Questo insegnamento vale anche per noi. Attraverso il dialogo, possiamo far crescere i segni della misericordia di Dio e renderli strumento di accoglienza e rispetto.

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Re: Cosa dice il Papa

Messaggio  Andrea il Lun Giu 05, 2017 9:02 am

Cosa dice il Papa No 60


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2017
 
La missione al cuore della fede cristiana
 
Cari fratelli e sorelle,
anche quest’anno la Giornata Missionaria Mondiale ci convoca attorno alla persona di Gesù, «il primo e il più grande evangelizzatore» (Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 7), che continuamente ci invia ad annunciare il Vangelo dell’amore di Dio Padre nella forza dello Spirito Santo. Questa Giornata ci invita a riflettere nuovamente sulla missione al cuore della fede cristiana. Infatti, la Chiesa è missionaria per natura; se non lo fosse, non sarebbe più la Chiesa di Cristo, ma un’associazione tra molte altre, che ben presto finirebbe con l’esaurire il proprio scopo e scomparire. Perciò, siamo invitati a porci alcune domande che toccano la nostra stessa identità cristiana e le nostre responsabilità di credenti, in un mondo confuso da tante illusioni, ferito da grandi frustrazioni e lacerato da numerose guerre fratricide che ingiustamente colpiscono specialmente gli innocenti. Qual è il fondamento della missione? Qual è ilcuore della missione? Quali sono gli atteggiamenti vitali della missione?
La missione e il potere trasformante del Vangelo di Cristo, Via, Verità e Vita
1. La missione della Chiesa, destinata a tutti gli uomini di buona volontà, è fondata sul potere trasformante del Vangelo. Il Vangelo è una Buona Notizia che porta in sé una gioia contagiosa perché contiene e offre una vita nuova: quella di Cristo risorto, il quale, comunicando il suo Spirito vivificante, diventa Via, Verità e Vita per noi (cfr Gv 14,6). È Via che ci invita a seguirlo con fiducia e coraggio. Nel seguire Gesù come nostra Via, ne sperimentiamo la Verità e riceviamo la sua Vita, che è piena comunione con Dio Padre nella forza dello Spirito Santo, ci rende liberi da ogni forma di egoismo ed è fonte di creatività nell’amore.
2. Dio Padre vuole tale trasformazione esistenziale dei suoi figli e figlie; trasformazione che si esprime come culto in spirito e verità (cfr Gv 4,23-24), in una vita animata dallo Spirito Santo nell’imitazione del Figlio Gesù a gloria di Dio Padre. «La gloria di Dio è l’uomo vivente» (Ireneo, Adversus haereses IV, 20, 7). In questo modo, l’annuncio del Vangelo diventa parola viva ed efficace che attua ciò che proclama (cfr Is 55,10-11), cioè Gesù Cristo, il quale continuamente si fa carne in ogni situazione umana (cfr Gv 1,14).
La missione e il kairos di Cristo
3. La missione della Chiesa non è, quindi, la diffusione di una ideologia religiosa e nemmeno la proposta di un’etica sublime. Molti movimenti nel mondo sanno produrre ideali elevati o espressioni etiche notevoli. Mediante la missione della Chiesa, è Gesù Cristo che continua ad evangelizzare e agire, e perciò essa rappresenta il kairos, il tempo propizio della salvezza nella storia. Mediante la proclamazione del Vangelo, Gesù diventa  sempre nuovamente nostro contemporaneo, affinché chi lo accoglie con fede e amore sperimenti la forza trasformatrice del suo Spirito di Risorto che feconda l’umano e il creato come fa la pioggia con la terra. «La sua risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 276).
4. Ricordiamo sempre che «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» (Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est, 1). Il Vangelo è una Persona, la quale continuamente si offre e continuamente invita chi la accoglie con fede umile e operosa a condividere la sua vita attraverso una partecipazione effettiva al suo mistero pasquale di morte e risurrezione. Il Vangelo diventa così, mediante il Battesimo, fonte di vita nuova, libera dal dominio del peccato, illuminata e trasformata dallo Spirito Santo; mediante la Cresima, diventa unzione fortificante che, grazie allo stesso Spirito, indica cammini e strategie nuove di testimonianza e prossimità; e mediante l’Eucaristia diventa cibo dell’uomo nuovo, «medicina di immortalità» (Ignazio di Antiochia, Epistula ad Ephesios, 20, 2).
5. Il mondo ha essenzialmente bisogno del Vangelo di Gesù Cristo. Egli, attraverso la Chiesa, continua la sua missione di Buon Samaritano, curando le ferite sanguinanti dell’umanità, e di Buon Pastore, cercando senza sosta chi si è smarrito per sentieri contorti e senza meta. E grazie a Dio non mancano esperienze significative che testimoniano la forza trasformatrice del Vangelo. Penso al gesto di quello studente Dinka che, a costo della propria vita, protegge uno studente della tribù Nuer destinato ad essere ucciso. Penso a quella celebrazione eucaristica a Kitgum, nel Nord Uganda, allora insanguinato dalla ferocia di un gruppo di ribelli, quando un missionario fece ripetere alla gente le parole di Gesù sulla croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», come espressione del grido disperato dei fratelli e delle sorelle del Signore crocifisso. Quella celebrazione fu per la gente fonte di grande consolazione e tanto coraggio. E possiamo pensare a tante, innumerevoli testimonianze di come il Vangelo aiuta a superare le chiusure, i conflitti, il razzismo, il tribalismo, promuovendo dovunque e tra tutti la riconciliazione, la fraternità e la condivisione.
La missione ispira una spiritualità di continuo esodo, pellegrinaggio ed esilio
6. La missione della Chiesa è animata da una spiritualità di continuo esodo. Si tratta di «uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 20). La missione della Chiesa stimola un atteggiamento di continuo pellegrinaggio attraverso i vari deserti della vita, attraverso le varie esperienze di fame e sete di verità e di giustizia. La missione della Chiesa ispira una esperienza di continuo esilio, per fare sentire all’uomo assetato di infinito la sua condizione di esule in cammino verso la patria finale, proteso tra il “già” e il “non ancora” del Regno dei Cieli.
7. La missione dice alla Chiesa che essa non è fine a sé stessa, ma è umile strumento e mediazione del Regno. Una Chiesa autoreferenziale, che si compiace di successi terreni, non è la Chiesa di Cristo, suo corpo crocifisso e glorioso. Ecco allora perché dobbiamo preferire «una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze» (ibid., 49).
I giovani, speranza della missione
8. I giovani sono la speranza della missione. La persona di Gesù e la Buona Notizia da Lui proclamata continuano ad affascinare molti giovani. Essi cercano percorsi in cui realizzare il coraggio e gli slanci del cuore a servizio dell’umanità. «Sono molti i giovani che offrono il loro aiuto solidale di fronte ai mali del mondo e intraprendono varie forme di militanza e di volontariato [...]. Che bello che i giovani siano “viandanti della fede”, felici di portare Gesù in ogni strada, in ogni piazza, in ogni angolo della terra!» (ibid., 106). La prossima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si celebrerà nel 2018 sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, si presenta come occasione provvidenziale per coinvolgere i giovani nella comune responsabilità missionaria che ha bisogno della loro ricca immaginazione e creatività.
Il servizio delle Pontificie Opere Missionarie
9. Le Pontificie Opere Missionarie sono strumento prezioso per suscitare in ogni comunità cristiana il desiderio di uscire dai propri confini e dalle proprie sicurezze e prendere il largo per annunciare il Vangelo a tutti. Attraverso una profonda spiritualità missionaria da vivere quotidianamente, un impegno costante di formazione ed animazione missionaria, ragazzi, giovani, adulti, famiglie, sacerdoti, religiosi e religiose, Vescovi sono coinvolti perché cresca in ciascuno un cuore missionario. La Giornata Missionaria Mondiale, promossa dall’Opera della Propagazione della Fede, è l’occasione propizia perché il cuore missionario delle comunità cristiane partecipi con la preghiera, con la testimonianza della vita e con la comunione dei beni per rispondere alle gravi e vaste necessità dell’evangelizzazione.
Fare missione con Maria, Madre dell’evangelizzazione
10. Cari fratelli e sorelle, facciamo missione ispirandoci a Maria, Madre dell’evangelizzazione. Ella, mossa dallo Spirito, accolse il Verbo della vita nella profondità della sua umile fede. Ci aiuti la Vergine a dire il nostro “sì” nell’urgenza di far risuonare la Buona Notizia di Gesù nel nostro tempo; ci ottenga un nuovo ardore di risorti per portare a tutti il Vangelo della vita che vince la morte; interceda per noi affinché possiamo acquistare la santa audacia di cercare nuove strade perché giunga a tutti il dono della salvezza.
Dal Vaticano, 4 giugno 2017
Solennità di Pentecoste

FRANCESCO

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