IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Nov 30, 2015 9:29 am

Gesù per il suo ministero non sceglie persone "importanti", ma semplici pescatori. E quando vede Pietro e Andrea dice loro semplicemente che li farà pescatori di uomini, e loro colpiti da queste parole così semplici ma sempre intense com'è il linguaggio di Gesù, lasciano le cose "materiali" e seguono lui, il vero pescatore di anime. Lo stesso capita a Giovanni e Giacomo suo fratello, li chiamò e loro lo seguirono, perchè incontrare Gesù che ci chiama è sempre un onore e un dovere a cui ogni vero cristiano deve seguire.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Lun Nov 30, 2015 2:22 pm

Quando Gesù chiama non ci sono ne se, ne ma, avviene una risposta immediata, perché chi segue Gesù, come ci racconta Matteo; lasciano tutto, affetti e lavoro e lo seguono, senza certezze vanno incontro ad un futuro fondato sulle parole di Gesù: "Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini".
La missione di Gesù ha bisogno di collaboratori, così avviene la  chiamata dei primi, quattro discepoli. Essa costituisce allo stesso tempo un primo esempio di quella <conversione> che Gesù chiede agli uomini: di seguirlo rendendoli pescatori di uomini, venendo associati alla stessa missione di Gesù.
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Martedi della I settimana dell'Avvento

Messaggio  Andrea il Mar Dic 01, 2015 7:54 am

Martedi della I settimana dell'Avvento

VANGELO (Lc 10,21-24)

Gesù esultò nello Spirito Santo.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Parola del Signore.

OMELIA

Capita di frequente e a molti di ritenere che la scienza e la sapienza di questo mondo ci possano spalancare tutte le porte del sapere anche quelle del cielo. Non accade però mai così, anzi il Signore smentisce categoricamente questa umana presunzione e, esultando nello Spirito Santo, afferma: «Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto». Essere "piccoli" agli occhi di Dio significa adornarsi di quella interiore semplicità, che rende disponibili all'ascolto e docili e pronti ad eseguire la volontà di Dio. I piccoli vivono in purezza e semplicità di cuore, si nutrono di fede, accettano i doni di Dio e a questi conformano la propria vita. Così viene loro rivelata l'essenza stessa di Dio, il suo infinito amore di Padre, manifestato in Cristo. Vivono nello splendore di Dio e conseguono la santità. Sono invece frequenti le presunzioni umane, quelle che ci inducono a voler guardare Dio e le cose di Dio, solo con la ragione umana; così ci si autocondanna ad un inevitabile naufragio della fede, che sconfina spesso nel naufragio della vita. La vera dottrina, la vera sapienza, quella che viene dallo Spirito Santo, ci consente di varcare i confini del mondo e ci proietta verso le verità ultime, oggetto della nostra fede e della nostra speranza, della nostra attesa. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

La prima cosa che sorprende nel brano del Vangelo è la gioia di Gesù. La sua preghiera è una esclamazione di gratitudine e di entusiasmo nei confronti del Padre per il suo modo di agire, per la sua decisione di rivelarsi ai piccoli. Benedice e loda il Padre! Quanto ci insegna questo semplice versetto! La nostra preghiera a Dio è, spesso, una pretesa, una richiesta capricciosa, una lamentela. Non ci accorgiamo, così, della bellezza che Egli ci regala sempre, perché siamo troppo attenti ai nostri desideri. Gesù ci chiede di imparare a entrare in dialogo con Dio, come ha fatto Lui; ci insegna a pregare riconoscendo la benevolenza continua del Padre verso di noi. Ma c’è di più: esorta i discepoli a gioire di ciò che vedono. Ha bisogno di ricordare loro la beatitudine di cui godono, grazie al loro sguardo “bambino”. I piccoli, i bambini, hanno bisogno del genitore, si fidano di lui, gioiscono della sua presenza. Questo loro creaturale bisogno del Padre è ciò che Gesù chiede a chi lo ascolta: a chi riconosce di avere bisogno di Lui, Egli rivela se stesso. Ecco perché i sapienti e i dotti non possono stupirsi della sua bellezza, non possono entrare nella beatitudine dei piccoli: non comprendono in sé il desiderio di Dio. Anche noi dobbiamo essere richiamati, come i discepoli, a questa beatitudine di cui rischiamo di non accorgerci. Cerchiamo altre beatitudini, quelle dei dotti, di chi vive senza scoprire il bisogno vitale di Dio nella propria vita. Sono beatitudini vuote, precarie, passeggere, spesso dannose. Tutti desideriamo essere felici, e Gesù ci indica questa semplice strada: l’affidamento fiducioso al Padre, come i bambini, capaci di gioire per tutto quello che il Padre compie.

PREGHIERA

«Signore Dio mio, quale abisso il tuo profondo segreto! Guarisci i miei occhi e parteciperò alla gioia della tua luce. Oh, quanto sei elevato! Eppure gli umili di cuore sono la tua casa. Tu, infatti, sollevi chi è caduto, e non cadono quanti hanno in te la loro grandezza» (sant’Agostino, Confessioni, 11,31,41).

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Dic 01, 2015 8:40 am

Gesù gioisce nel suo Santo Spirito e ringrazia Dio Padre perchè Lui è il Signore del Cielo e della Terra, ed ha voluto nella Sua Onnipotenza che tutto ciò che dice nel Suo Santo Nome, lo ha rivelato non ai sapienti ma alle persone semplici e che nella Sua benevolenza chi ha conosciuto il Figlio ha compreso anche il Padre. Poi rivolto ai suoi discepoli dice che sono beati, perchè molti profeti e re avrebbero voluto sentire e vedere ciò di cui loro sono testimoni in prima persona, perchè hanno conosciuto il Figlio di Dio che parla a Nome dell'Onnipotente Padre.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Mar Dic 01, 2015 2:00 pm

La preghiera di Gesù fatta <nello Spirito Santo> è la lode di chi riconosce la realizzazione del progetto di salvezza del Padre, rivelazione che è concessa non ai <dotti>, alle classi colte cui in Israele era riservato l’accesso alla legge, ma ai < piccoli>, a quel popolo semplice e senza cultura al quale appartengono i Dodici. Non si tratta, infatti, di imparare una dottrina, bensì di raggiungere una nuova relazione con il Padre.
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]Mercoledi della I settimana dell' Avvento

Messaggio  Andrea il Mer Dic 02, 2015 6:18 am

Mercoledi della I settimana dell' Avvento

VANGELO (Mt 15,29-37)

Gesù guarisce molti malati e moltiplica i pani.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d'Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini».
Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

Parola del Signore.

OMELIA

La scena che oggi ci presenta il vangelo è fonte di grande speranza per noi credenti in Cristo, ma anche per tutta l'umanità: molta gente, una grande folla, si raduna intorno a Gesù "recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì". Il redentore, che si era autodefinito "medico", adempie così la sua missione: guarisce i corpi malati, suscita la fede nei presenti, ridona la vista ai ciechi... Quest'opera divina non è mai cessata: è ancora Lui che sana corpi e anime, è ancora lui a sentire compassione di tutte le nostre miserie e di tutte le nostre infermità. Ha compassione anche della nostra fame e, come allora, è ancora lui che è miracolosamente provvido per soccorrere tutte le nostre necessità fisiche e spirituali. Dinanzi alla folla di allora, dinanzi agli affamati di oggi, egli ripete ancora: «Sento compassione di questa folla... non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada». Se però molti svengono e muoiono lungo le strade del mondo, ciò è dovuto ai nostri egoismi, alla mancanza di amore a Dio e al nostro prossimo. Troppo spesso e per troppo tempo lasciamo gemere nell'attesa i poveri del mondo. Dobbiamo ancora accrescere e dilatare la catena della solidarietà e godere nel costatare come anche oggi i miracoli della carità cristiana, diventino motivo di fede nell'unico vero Dio. Gesù così ha pregato per noi: "risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli".(Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Gesù, giunto presso il mare di Galilea, sale sul monte e lì si ferma, in attesa di quella folla che accompagna, nel cammino, zoppi, ciechi e molti altri malati. Gesù sembra osservare la scena: c’è un’umanità piena di compassione capace di portare e accompagnare la sofferenza di altri. Il Signore accoglie chi con tenerezza e desiderio viene deposto ai suoi piedi per essere guarito. Come le quattro persone che scoperchiano il tetto di una casa per calare il lettuccio di un paralitico e fargli così incontrare Gesù (Mc 2,1-12). Quanta cura! Quanta pazienza e compassione nel prendersi a cuore la vita di fratelli e sorelle che soffrono infermità del corpo e, a volte, dello spirito. Lo sguardo di Gesù sembra incoraggiare questa folla compassionevole; sembra incoraggiare ognuno di noi a prendersi cura dei fratelli, accompagnandoli a Lui, il Signore della vita. Gesù guarisce tutti. Da tre giorni lo seguono e sono con lui. Si preoccupa di questa folla di persone che per lui non sono anonimi: ognuno è lì con la sua storia, con le sue speranze e sofferenze, un volto e un nome. Ognuno porta con sé la sua fame e Gesù procura pane che sazia. “Quanti pani avete?”. È la domanda che Gesù pone a tutti noi oggi. Quale risorse hai per sfamare i tuoi fratelli? Cosa puoi dare che possa essere condiviso? Forse poco, forse solo sette pani e pochi pesci. Dài, dona il tuo poco: per Gesù è tutto. È la pienezza. È la vera possibilità di moltiplicare il bene. Gesù non è un mago che crea dal nulla le cose: prende una parte di noi, riceve il poco del dono che siamo in grado di offrire, lo moltiplica e lo fa anche avanzare. La vita donata a Lui e attraverso di Lui si moltiplica, si arricchisce, si fa pienezza per tutti.

PREGHIERA

Signore Gesù, vieni nella mia vita: insegnami ad abbandonare ogni avarizia, ogni timore che mi chiude in me stesso. Il mio cuore si apra a ricevere quanto della mia vita vorrai moltiplicare, perché, con animo grato e generoso, io possa condividere il bene che viene da te con i fratelli che mi hai posto accanto.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Dic 02, 2015 1:53 pm

Gesù giunge al mare di Galilea e lì vi si raduna una folla enorme che vuole stare con Lui, e Gesù guarisce tutti i malati che giungono a Lui, guarendoli e la folla lodava Dio per questo. Vedendo la grande folla Gesù ne prova compassione e dice ai suoi discepoli di non volerli congedare solo perchè hanno poco da mangiare, allora Gesù benedisse ciò che avevano: sette pani e pochi pesci e la folla mangiò a sazietà. Gesù non fa miracoli o sfama la gente per farsi pubblicità o per essere proclamato re, ma per far vedere agli uomini quanto è grande l'Amore di Dio di cui Lui è il Figlio.
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Giovedi della I settimana dell' Avvento

Messaggio  Andrea il Gio Dic 03, 2015 8:16 am

Giovedi della I settimana dell' Avvento

VANGELO (Mt 7,21.24-27)

Chi fa la volontà del Padre mio, entrerà nel regno dei cieli.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Parola del Signore.

OMELIA  

Ritenere di poter entrare nel regno di Dio soltanto perché protagonisti di gesti superficiali e formali di religione o di preghiere dette solo con le labbra..., è una autentica illusione. Gesù proclama ai suoi discepoli ed oggi a noi: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli". Vuole dirci Gesù che se la nostra religiosità non ci orienta concretamente a compiere in noi la volontà di Dio, essa è sterile e vana. Di questi falsi religiosi il Signore ha detto: "Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me". Dinanzi al giudizio insindacabile di Dio potremmo sentirci dire: "Non vi conosco". Ascoltare e mettere in pratica è il nostro compito di credenti e fedeli a Cristo, se vogliamo che il nostro edificio spirituale sia come la casa costruita sulla roccia, in grado di resistere a tutte le intemperie e a tutte le tentazioni della vita. È la vera saggezza che fa poggiare su Cristo la nostra esistenza: è lui la roccia che rende solida e inattaccabile la vita. Fa sempre molta tristezza invece vedere case in rovina e vite franate perché costruite sulla sabbia. Non smettiamo mai di ammirare la solidità delle vite vissute eroicamente dai santi, loro sì, ci affascinano e ci incoraggiano, loro hanno costruito sulla roccia, non si sono limitati a dire "Signore, Signore", ma hanno ascoltato e messo in pratica anche quando la fatica si faceva dura.
(Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


Tutti conosciamo la storia dei tre porcellini che mettono su casa con tanta lena ed entusiasmo, e tutti sappiamo come va a finire: solo la casa di mattoni, più faticosa da costruire, ma l’unica solida, sopravvive all’arrivo del lupo. Come i tre fratelli, tutti noi, quando le cose vanno bene, siamo convinti che la nostra vita sia solida, bella, sensata, e come due dei tre, siamo tentati dalla pigrizia, che ci fa ritenere sufficiente ciò che, nel momento della prova, non si rivela tale. Cade la pioggia, soffiano i venti e la tempesta mette alla prova la bontà di quanto stiamo costruendo. Su cosa, o meglio, su chi stiamo fondando la nostra vita? Sulla roccia, che è Cristo, o sulla sabbia del nostro io? Forse la prova, quando arriva, può sembrare una maledizione, ma è proprio essa a rendere la vita interessante, mentre ci aiuta a crescere. La gioia del porcellino saggio davanti al lupo sconfitto è quella di ogni uomo che esce dalla prova consapevole della presenza del Signore nella sua vita, permettendogli di aggiungere un altro piano alla sua casa, facendo un ulteriore passo nella relazione con Lui. Lì c’è la sola stabilità, la garanzia, la pace, in un mondo dove, invece, tutto è vago, incerto, proprio come la sabbia. La “sconfitta”, così, lungi dall’essere motivo di disperazione, è occasione per fermarsi e farsi domande. Perché la mia vita vacilla? Come la sto costruendo? Sto usando tutta l’attrezzatura che il Signore mi ha donato? Perché a tutti Egli dà i mezzi necessari per “fare” con saggezza la nostra storia con Lui, purché ci sia la libera decisione di appoggiarsi a Lui, come dice Gesù all’inizio del brano: passare dalle semplici parole (“Signore, Signore”) a una concretezza di vita realmente fondata sulla sua Parola.


PREGHIERA


«Angusta è la casa della mia anima perché tu possa entrarvi: allargala dunque; è in rovina: restaurala; alcune cose contiene, che possono offendere la tua vista, lo ammetto e ne sono consapevole: ma chi potrà purificarla, a chi griderò, se non a te?» (sant’Agostino, Confessioni, I, 5, 6).


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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Dic 03, 2015 10:38 am

Non basta invocare il Nome di Gesù per essere degno del regno dei Cieli, ma fare la volontà del Padre Suo che agisce attraverso il Figlio. E attraverso una parabola Gesù dice che chi ascolta le sue parole e le mette in pratica è simile a chi costruisce la sua casa sulla roccia, cioè su solidità e fede, mentre chi ascolta le sue parole e non le mette in pratica è simile a chi costruisce la sua casa sulla sabbia, cioè su inutili fondamenta e quindi la sua fede è vana.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Ven Dic 04, 2015 8:29 am

Venerdi della I settimana del Avvento

VANGELO (Mt 9,27-31)

Gesù guarisce due ciechi che credono in lui.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

Parola del Signore.

OMELIA

Ci pènetrano nel profondo le urla dei due ciechi del vangelo di oggi: il buio degli occhi e, ancor più quello dell'anima, creano lo strazio interiore, quello che induce appunto a urlare, a chiedere pietà. Gesù aveva già dichiarato che lo scopo della sua venuta, come aveva profetato Isaia, è quello di ridare la vista ai ciechi. Fa sì che i due si accostino a lui..., è il primo passo da fare per riaprirsi alla luce..., è cerca di far scaturire dal loro buio il chiarore della fede e li interroga: «Credete voi che io possa fare questo?» Il loro "sì" fiducioso fa sgorgare dal Cristo il dono della vista e la pienezza della fede: "«Sia fatto a voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi". Coloro che sono gratuitamente beneficiati dal Cristo, coloro che hanno il dono della fede non possono e non debbono tacere. Così hanno fatto i due illuminati da Cristo, così affermavano i primi apostoli, così anche «noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato». Per chi crede deve essere necessario, urgente rendere testimonianza di quanto ha ricevuto.
(Padri Silvestrini)

MEDITAZIO9NE


«Credete che io possa fare questo?». C’è qualcosa che “costringe” il Signore ad agire: è la fede dei poveri e dei piccoli che gli “strappa” i miracoli dalle mani. Una fiducia di fronte alla quale Egli non resiste: è quell’atteggiamento che Teresa di Lisieux chiamerà «prendere Dio dalla parte del cuore» (Lett. 229). Gesù manifesta la mitezza stessa del Padre che per primo si arrende alla preghiera del Figlio e dei figli. «E si aprirono loro gli occhi». È il passaggio dalla cecità della non-fede, dall’oscurità in cui siamo ripiegati a causa del nostro egoismo, dalle tenebre del peccato, alla visione della bontà di Dio che sempre si china sull’uomo: ogni guarigione è frutto della fede dell’uomo che incontra la misericordia di Dio. Siamo ciechi in situazione di estrema precarietà, quando perdiamo di vista la bontà di Dio. La nostra vita brancola nel buio quando scegliamo di avere lo sguardo rivolto altrove. Anche in questa condizione di miseria dobbiamo nutrire la fiducia nel Signore che viene in nostro aiuto e ci libera dalla cecità; rivolgerci a Lui con la nostra fragilità, con la nostra incapacità di vederlo come Colui che si fa presente. Non ci chiede di essere diversi da quel che siamo, o che tutto sia perfetto e “in riga”. A volte è sufficiente avvertire la sua presenza, vederlo cioè con gli occhi della fede. Basta un contatto di cuore, un atto di fede, un atto di abbandono, lasciando che il Signore compia questa guarigione, lasciandoci toccare da Lui per essere liberati da ciò che non ci fa essere noi stessi, da quello che non fa risplendere la bellezza che è in noi. Egli non si preoccupa di sporcarsi le mani con chi è nella malattia, nella sofferenza e nel peccato. L’esperienza della bontà di Dio diventa annuncio.

PREGHIERA

Purifica i nostri cuori, Signore, perché i nostri occhi possano contemplare il tuo volto già da ora. Non lasciarci, Signore, prigionieri del buio. A te gridiamo. Non abbiamo altri “oculisti”, altri specialisti cui rivolgerci. Vogliamo seguire te perché le nostre esistenze brillino di vita. Amen.



Ultima modifica di Andrea il Ven Dic 04, 2015 2:03 pm, modificato 1 volta

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Dic 04, 2015 12:58 pm

Due ciechi chiedono a Gesù di guarirli, e lui chiede loro se credono che lui possa fare questo e loro credono in lui, e allora Gesù fa tornare loro la vista ammonendoli dicendo loro di non raccontarlo a nessuno, ma loro appena riavuta la vista divulgano la loro guarigione a tutta la regione. Gesù non manda mai via chi crede veramente in lui, il suo scopo principale non sono i miracoli ma la fede che per lui è il più grande miracolo, perchè lui è venuto per fare la volontà di Dio Padre, e vuole che attraverso di lui amino anche Lui.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Ven Dic 04, 2015 4:59 pm

Il dialogo di Gesù con i due ciechi serve, per far risaltare la loro fiducia nella potenza del Signore. E’ la fede che porterà Gesù ad operare sia nel corpo che nello spirito affinché si realizzino le profezie di Isaia:  Isaia 35,4-6
4 Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi».
5 Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
6 Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto,
perché scaturiranno acque nel deserto,
scorreranno torrenti nella steppa.
Il grido dei due ciechi è il nostro grido, perché la nostra cecità parte dal nostro cuore e non sappiamo più gridare: Signore salvaci!!


Ultima modifica di annaxel il Sab Dic 05, 2015 2:08 pm, modificato 1 volta
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Messaggio  Andrea il Sab Dic 05, 2015 7:58 am

Sabato della I settimana dell' Avvento

VANGELO (Mt 9,35-38 - 10,1.6-Cool

Vedendo le folle, ne sentì compassione.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d'Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Parola del Signore.

OMELIA  

È commovente questo sguardo di Gesù sulle folle. Egli sente compassione di noi, condivide il nostro travaglio, le nostre pene, ci vede stanchi e sfiniti. Mancano i pastori e il gregge è disperso, vaga senza mèta, senza trovare pascolo. "La messe è molta, ma gli operai sono pochi" eppure molti se ne stanno oziosi sulla piazza, ancora non hanno sentito il richiamo di andare a lavorare nella vigna del Signore. O forse sono come gli invitati alle nozze che accampano scuse di ogni genere per dissertare l'invito. Gesù così ci sollecita: "Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe". È il Signore che chiama, solo la sua voce divina può convincere i convocati a lasciare tutto per seguirlo. Gesù chiama ancora a sé i pochi che hanno risposto generosamente al suo invito per affidare loro il suo mandato e inviarli nelle strade del mondo, come pastori delle pecore disperse. "Strada facendo" debbono dare a tutti una buona e grande notizia: "Predicate che il regno dei cieli è vicino". L'annuncio deve essere confermato con segni e prodigi, gli stessi che Gesù va operando per i villaggi e le città della Palestina: "Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni". L'annuncio e l'avvento del regno si manifestano con una novità di vita, come guarigione dai mali dell'anima e del corpo e come una risurrezione. I doni di Dio non hanno prezzo, non possono e non debbono essere mercanteggiati, perciò Gesù avverte i suoi: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date". Anche la gratuità fa parte dei segni che debbono accompagnare l'avvento del Regno, è una dimostrazione visibile della magnanimità di Dio e dell'autenticità dell'annuncio.
(Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

L’espressione «santa inquietudine di Cristo», pronunciata da Benedetto XVI nel 2005 in occasione della Santa Messa d’inizio del suo ministero petrino, sembra inquadrare perfettamente anche l’atteggiamento che Gesù assume oggi, in questo brano evangelico. Lo vediamo percorrere città e villaggi senza tregua, lo vediamo insegnare, consolare, guarire ogni sorta di infermità. C’è una sollecitudine che lo abita, che lo muove a spendersi senza riserve, perché sia manifesto a tutti il desiderio del Padre: liberare l’uomo da ogni miseria. Questa è l’unica preoccupazione di Gesù, l’unico motivo della sua inquietudine: che un uomo possa giungere alla fine della propria esistenza terrena senza aver mai ascoltato e creduto alla voce del Padre che gli dichiara il suo amore. Gesù non può tollerare che la tua vita inaridisca, che il tuo desiderio di essere amato rimanga insoddisfatto; non può arrendersi mentre ti vede accontentarti di riempimenti momentanei e menzogneri, che non fanno altro che accrescere la tua sete. Egli è inquieto, non può darsi pace, perché sa che non vi sarà pace in te finché il tuo cuore non imparerà a riposare nel suo. È necessario che la sua compassione ti raggiunga, che la sua passione ti convinca della bellezza della tua vita, una vita già amata e benedetta, destinata a cose grandi, alla più grande: l’annuncio dell’amore del Padre che salva e riscatta ogni miseria. Gesù desidera per te la stessa missione che ha riservato per sé: salvare il mondo, direbbe Sartre, dalla “nausea” del vivere, dalla mediocrità di un’esistenza stanca di andare errando senza un obiettivo, privata dell’oggetto del suo desiderio.

PREGHIERA

«Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l’anima mia, mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome. Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza» (Salmo 23,1-2.4).

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Dic 05, 2015 8:50 am

Gesù insegna la Parola di Dio alla gente e ne sente compassione, allora dice ai suoi Apostoli che dà loro il potere di fare quello che fa lui, e cioè di predicare il Vangelo, resuscitare i morti, purificare i lebbrosi ma soprattutto di annunciare che il Regno di Dio è vicino. Per Gesù questa è la sua priorità: far vedere alla gente che Dio è con loro e che adesso si è fatto uno di loro che li guarisce e li ama.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Sab Dic 05, 2015 3:19 pm

La misericordia di Gesù verso la folla che lo seguiva, lo rende triste provando per quella gente stanca, compassione, ed è allora che, rivolgendosi ai discepoli disse: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!
Con queste parole si rivolge alla chiesa nascente, agli Apostoli, chiamati a continuare il suo operato …..portare al mondo l’annuncio del regno e prolungare l’azione del Signore., donando loro gli stessi suoi poteri ….. potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I primi ad essere beneficiati dovranno essere le persone perdute della casa d’Israele, raccomandando la gratuità, perché Dio, dona oltre misura senza chiedere nulla in cambio. Dio conosce tutte le nostre necessità e anticipa le nostre suppliche.

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Domenica della II settimana dell' Avvento

Messaggio  Andrea il Dom Dic 06, 2015 8:21 am

Domenica della II settimana dell' Avvento

VANGELO (Lc 3,1-6)

Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!


+ Dal Vangelo secondo Luca
Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell'Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Parola del Signore.

OMELIA


In questa seconda domenica del tempo di avvento la liturgia ci invita, alla speranza nell'attesa del Salvatore, come un annuncio di salvezza, come la fine del dolore e della schiavitù: è giunto il tempo della gioia e della liberazione, con la misericordia e la giustizia di Dio. Un annuncio che si avvera pienamente con l'apparizione della bontà divina, in Cristo Gesù. Questa gioia, nella speranza, san Paolo ce la vuole mostrare come esperienza di fede della sua comunità cristiana di Filippi; egli si rallegra che essa sta realmente maturando nella comprensione, nella pratica e nella diffusione della buona notizia. Anche per noi, come per i Filippesi, è necessario che la nostra vita di figli di Dio cresca, si consòlidi, si espanda nel senso voluto da Dio. Basta saper accogliere il suo dono. Quando parliamo di speranza cristiana, come in questa Domenica, c'è sempre il rischio che i fedeli, troppo spesso in preda alle più cocenti delusioni e amareggiati dalle prove dalle vita, ascoltino senza convinzione, rischiando di coinvolgere lo stesso Signore tra coloro che lanciano promesse senza mai realizzarle davvero. La speranza cristiana fonda le sue solide radici in Cristo; egli, proiettandoci oltre le vicende umane, ci consente di raggiungere la confortante certezza in un approdo finale della vita, in quell'oceano d'amore che immerge definitivamente in Dio. Le virtù cristiane ci orientano verso la salvezza eterna e non possono essere confuse con magici medicamenti alle nostre disavventure. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Giovanni Battista viene presentato in un contesto storico ben preciso, ma in un ambiente apparentemente strano per la predicazione: il deserto. Cosa ci fa un predicatore nel deserto? Non dovrebbe predicare in luoghi più frequentati, uno che desidera farsi ascoltare? Eppure, se ci pensiamo bene, il deserto è proprio un luogo familiare sia per l’uomo che per Dio. Tante volte Dio – dice la Scrittura – ha incontrato l’uomo proprio in quell’aridità, perché sono molti i deserti nei quali spesso ci rifugiamo. Il deserto è assenza, è vuoto, è qualcosa di informe, dove non ci sono strade, eppure Giovanni ci invita a preparare proprio nel deserto una strada per il Signore. Sembra una cosa apparentemente impossibile, faticosa e inutile. Questo è vero se tentiamo di farlo da soli! Ma quello che per noi è assurdo, è sempre possibile per Dio! Serve la nostra collaborazione, ed è a questo punto che incrociamo la strada della salvezza. Ci è chiesto di credere alle imprevedibili azioni di Dio sulla nostra storia personale e sulla storia di tutta l’umanità. È come se Dio aspettasse la nostra disponibilità per poter riempire ogni burrone, abbassare ogni colle e montagna, raddrizzare le vie tortuose e spianare quelle impervie, sanare ogni stortura che allontana la nostra vita dalla bellezza originaria che le ha donato Dio. Egli non ha paura dei deserti che noi non abbiamo il coraggio di mostrare a nessuno, delle nostre imperfezioni, di tutto ciò che di noi cerchiamo di nascondere. Egli conosce già tutto di noi e non se ne scandalizza ma, anzi, decide anche in questo Natale di venire ad abitare proprio lì, e di creare lì la strada da percorrere per la nostra salvezza.


PREGHIERA


«Non essere vana, anima mia, non assordare l’orecchio del cuore col tumulto delle tue vanità. Ascolta tu pure: è il Verbo stesso che ti grida di tornare. Affida alla verità quanto ti viene dalla verità, e nulla perderai. Rifioriranno le tue putredini, tutte le tue debolezze saranno guarite, le tue parti caduche riparate, rinnovate, fissate strettamente a te stessa» (sant’Agostino, Confessioni, IV, 11).

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Dom Dic 06, 2015 8:47 am

Giovanni Battista è il precursore del Messia che deve venire, egli è stato persino annunciato nel libro degli oracoli del profeta Isaia che sarà la voce che grida nel deserto e che dice di preparare la via del Signore che sta per arrivare, ma soprattutto che ogni uomo sulla terra se avrà vede sarà salvato da Dio.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Dom Dic 06, 2015 2:19 pm

Luca , dopo aver ricordato l’imperatore Tiberio e i vari governanti politici e religiosi del tempo, descrive l’irruzione della parola di Dio nella vita del Battista, volendo stabilire un legame tra il Vangelo e la storia, tra l’azione di Dio e la storia dell’uomo. Il deserto nel quale si ritira il Battista diventa l’occasione per un annuncio di carattere morale rivolto a tutti, senza distinzioni: < Tutti gli uomini vedranno la salvezza di Dio.>. E’ un cammino di conversione quello che predica il Battista, un cammino che porterà a Gesù, concludendo l’epoca dei profeti, perché Giovanni sarà l’ultimo profeta, poi saranno i missionari cristiani che prepareranno i catecumeni al battesimo; perchè solo in Gesù Cristo ogni uomo vedrà la salvezza di Dio.
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Andrea il Lun Dic 07, 2015 3:38 pm

Lunedi della II settimana dell'Avvento

VANGELO (Lc 5,17-26)  

Oggi abbiamo visto cose prodigiose.

+ Dal Vangelo secondo Luca
Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire "Ti sono perdonati i tuoi peccati", oppure dire "Àlzati e cammina"? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te - disse al paralitico -: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».
Parola del Signore.

OMELIA


Un paralitico, nel suo stato di immobilità fisica, muove a compassione alcuni amici, che faticosamente lo conducono da Gesù, calandolo dal tetto, nel mezzo della stanza dove il Signore stava insegnando. Gesù resta ammirato della loro fede e pronuncia una frase che più che di guarigione parla di assoluzione (più che della guarigione fisica parla della guarigione spirituale): «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». L'immobilità più penosa non e quindi quella del corpo, ma piuttosto quella causata dal peccato. Mentre siamo in cammino verso la grotta di Betlemme, è urgente per noi recuperare l'interiore libertà dello spirito con una completa purificazione che solo la misericordia divina può garantirci. Chiediamo la sua misericordia. Quanti sacerdoti attendono in confessionale per ripeterci la frase detta da Gesù: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati»... (Padri Silvestrini)

MEDITTAZIONE

Nel brano del Vangelo Gesù compie una doppia guarigione: fisica e spirituale. Gli amici del paralitico sono in difficoltà: a causa della tanta folla non riescono a vedere e ad arrivare a Gesù. Nel loro cuore c’è il profondo desiderio di aiutare il loro compagno, c’è la speranza “certa” che Gesù lo può davvero salvare, e questo li spinge a guardarsi attorno e a trovare una nuova strada: il tetto! Tante volte anche noi, stanchi e amareggiati per le tante cose che non vanno, scegliamo liberamente di rimanere paralizzati nel nostro lettuccio. Dio, però, non ci condanna per la nostra infermità, ma ci chiede di lasciarci aiutare, di consegnare nelle sue mani il nostro peccato. Se notiamo bene, Gesù prima di tutto gli rimette i peccati. Essere perdonati, avere la possibilità di ricominciare sempre e di nuovo, di tornare a casa e vivere da redenti, di riprendere consapevolezza della dignità di figli che abbiamo: questo ci rende liberi, ci permette di riprendere il cammino. Il paralitico riesce a entrare nella casa grazie alla fede concreta degli amici, non fa tutto da solo. In ogni momento siamo circondati da fratelli che ci vorrebbero aiutare, che intercedono per noi, ma spesso il nostro cuore è troppo chiuso in se stesso per accettare e vedere i tanti segni di Dio nella nostra storia. Dopo averlo guarito, Gesù ordina all’uomo di riprendersi il lettuccio, ma ormai è guarito, a cosa gli potrebbe servire? È come se fosse una cicatrice nella nostra anima che possiamo guardare nei momenti difficili per aiutarci a ricordare i prodigi che Dio ha compiuto in noi. La nostra vita, segnata dal peccato, è sanata.


PREGHIERA


«Non confidate nei potenti, in un uomo che non può salvare. Esala lo spirito e ritorna alla terra: in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni. Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe: la sua speranza è nel Signore suo Dio […] che è fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati» (Salmo 145,3-6).

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Dic 07, 2015 6:17 pm

Gesù insegnava e guariva malati, ed un giorno gli portarono in maniera un pò brusca un paralitico, e Gesù gli disse che gli perdonava i peccati. Gli scribi e i farisei borbottavano tra loro che stava bestemmiando, perchè solo Dio può assolvere un peccatore. Gesù allora sentendoli disse loro che ad un malato è più facile perdonargli i peccati o dirgli: cammina? Poi per far vedere che Lui poteva anche farlo guarire, ordinò al paralitico di alzarsi e di andare a casa sua, cosa che il malato fece glorificando Dio. E tutti i presenti dissero che quel giorno avevano viste cose prodigiose: perdonare i peccati e fare alzare i paralitici.
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Lunedi della II settimana dell' Avvento

Messaggio  Andrea il Mar Dic 08, 2015 8:10 am

Martedi della II settimana dell' Avvento

VANGELO (Lc 1,26-38)

Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.
Parola del Signore.

OMELIA

"Benedetta tu fra tutte le donne e benedetto il frutto del tuo seno". Questa lode di Elisabetta all'arrivo di Maria nella sua casa, risuona come un canto nel cuore di tutti noi. Bisogna affermare che nessuna donna è stata tanta ricolma di favori divini come la madre del salvatore; e il motivo fondamentale di queste grazie singolari è che Lei porta dentro di sé il Salvatore del mondo, pur conservando intatta la gloria della verginità. Nel prefazio della Madonna leggiamo che "ha concepito per opera dello Spirito Santo l'unigenito Figlio del Padre, e senza perdere la sua gloriosa verginità, ha dato al mondo la luce eterna". Nel testo della Genesi Dio pronuncia condanne verso l'uomo come lavoratore, verso la donna come Madre e sposa e, verso il serpente nella sua insidiosa induzione al peccato - colpendo tutti loro nelle loro attività essenziali. Questa prima donna, nominata Eva = spiegata con la radice hayah (vivere), fu vista come madre di tutti i viventi. Analogicamente, Maria essendo Madre di Cristo redentore, è anche la Madre spirituale di tutti i cristiani, giacché da Lei ci è venuto il Signore, sorgente della vita. La definizione solenne dell'Immacolata concezione della Vergine Maria introdotta da Pio IX, precisa che "Maria è esente dal peccato dal primo istante della sua esistenza. Ella è certamente redenta da suo Figlio per singolare grazia, perché ha contratto il debito universale del peccato per il fatto stesso della sua appartenenza al genere umano, ma lo è stata in modo più sublime, per preservazione e non per purificazione».
Su questo fondamento l'argomentazione sviluppa il modo con cui i Padri e i Dottori della Chiesa hanno interpretato la scrittura. Dobbiamo unire la nostra fede a quella dei Padri e considerare veramente Maria come nostra madre, trasferendo a Lei, in un grado più rispettoso e sublime, i sentimenti di venerazione e di tenerezza che ci ispirano le nostre madri. L'intimità di Maria procura a quelli che la pregano una moltitudine di grazie e di squisite delicatezze materne. Conviene più che mai in questo tempo d'Avvento lodarla e attestarle il nostro amore di figli nel Figlio di Dio Padre. Allora l'Avvento apparirà per tutti noi come un tempo privilegiato per esaminare noi stessi sotto lo sguardo della vergine, per implorare il suo aiuto nella difficile conquista della purezza. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Dio da sempre cerca una relazione con l’uomo, ce lo mostra tutta la storia della salvezza. Ma l’uomo reagisce in modi diversi davanti all’invito divino. Alla domanda “dove sei?”, rivolta ad Adamo, questi ha paura e si nasconde, non comprende l’amicizia cui Dio lo sta chiamando. Maria, invece, modello di vita e di fede per tutti noi credenti, si pone in ascolto e, alla strana domanda dell’angelo, mette in moto la fiducia. Radicata nell’appartenenza a Dio, conosceva bene la Scrittura e viveva in totale adesione alla volontà divina. Maria sa che Dio ha sempre agito nella sua vita e che Egli compirà la Sua opera anche ora che la promessa è così grande: “concepirai e darai alla luce un figlio… sarà grande e verrà chiamato figlio dell’Altissimo”. Si sarà sentita piccola, Maria, davanti a questo compito così grande: essere la madre del Signore! Ma le prime parole dell’angelo sono già la garanzia della fedeltà di Dio: «Non temere perché hai trovato grazia presso Dio». Maria è ripiena di grazia, è la “tutta santa”, perché separata da Dio per essere al centro della storia di salvezza. Dio ha fiducia in noi e ci dona Maria, che, col suo “sì” incondizionato, ci insegna l’accoglienza della volontà divina, l’umiltà, la docilità che ci salva. Anche noi siamo protagonisti del progetto di Dio sulla nostra vita. Anche noi siamo chiamati a dire il nostro “eccomi”, con la stessa semplicità e fiducia di Maria, dimenticando le nostre categorie, certi che Lui permette tutto per il bene. Siamo chiamati a credere alla “nostra promessa”, a lasciarci guidare, per essere anche noi un angelo che porta il Lieto Annuncio ad altri. Dio entra nella storia, nella nostra storia e la cambia, ricolmandola di gioia e di bellezza. A noi la libertà di dire “sì”.


PREGHIERA


«Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto, non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato. Allora ho detto: “Ecco, io vengo. Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà: mio Dio, questo io desidero; la tua legge è nel mio intimo”» (Salmo 39,7-9).

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  annaxel il Mar Dic 08, 2015 2:39 pm

Piena di grazia” nessuna donna è stata chiamata così, tanto che Maria ne rimane turbata. Il messaggero di Dio, l’angelo Gabriele annuncia a Maria, una giovane donna, qualcosa impossibile all’uomo: ….. ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».  
Tutto avverrà per opera dello Spirito Santo. La figura di Maria è esaltata in virtù di quel <si> che cambierà il mondo; per fede  <Beata colei che ha creduto> accetta, anche senza capire  quello che avverrà in lei.
Oggi Maria, l’immacolata è il nostro modello, è la strada più breve per incontrare Gesù
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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Dic 08, 2015 3:33 pm

Oggi è l'Immacolata Concezione la Festa che ci ricorda che Maria Santissima è stata la prescelta da Dio, perchè portasse nel suo grembo la nascita del Figlio di Dio. Il Vangelo di oggi ricorda il momento in cui Maria è stata visitata dall'Arcangelo Gabriele che le annunciò la Divina Maternità che la aspettava, lei in un primo momento fu molto stupita dall'annuncio dell'Arcangelo, ma poi accettò il disegno di Dio, definendosi non una privilegiata ma la serva del Signore divenendo così la prima dei credenti, e in seguito, come la definiamo noi: Madre della Chiesa che diverrà realtà con la Nascita, la Vita, la Morte e infine la Resurrezione di Gesù, perchè per prima ha creduto in Dio ed ha vissuto in prima persona tutte queste fasi della Vita del Suo Figlio Divino diventando così anche Madre del genere umano.
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Mercoledi della II settimana dell' Avvento

Messaggio  Andrea il Mer Dic 09, 2015 8:05 am

Mercoledi della II settimana dell' Avvento

VANGELO (Mt 11,28-30)

Venite a me, voi tutti che siete affaticati.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore.

OMELIA

L'essere affaticati, soffrire l'oppressione è proprio del viandante, del pellegrino, dell'infaticabile cercatore di Dio. E' la fatica del ritorno dopo un lungo e sconsiderato percorso che ci allontana da Dio, dalla casa paterna. La fatica significa il dover riconoscere l'errore commesso, il dover lasciare ciò che prima si è cercato, il ripercorrere la strada a ritroso, in salita con sulle spalle il peso di una croce che ci siamo costruito con le nostre mani: è la fatica della conversione e l'oppressione del male che ancora giace pesante nel nostro spirito. Gesù ci coglie in questa situazione e ci invita a non sbagliare ancora la via: "Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò". L'essere ristorati da Lui significa che il gioco, prima pesante ed opprimente diventa "dolce" e il carico, prima insopportabile alla nostra povera natura umana, diventa leggero, perché Egli se ne assume il peso portandolo fino al Calvario. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

La Parola di Dio di oggi è profondamente consolante. È dolce sentire il Signore che ci invita ad andare a Lui. «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi». Lui è pronto, ci attende. Non c’è situazione di stanchezza, fatica, dolore che non ha preso o che non continui a prendere su di sé. Vuole stringerci in un abbraccio! Vuole liberarci dalla schiavitù ereditata dai nostri padri! Allora, non c’è da deprimersi, da attingere pace e gioia ad altre fonti, o cercare di risolvere noi, con le nostre forze, problemi e difficoltà. Nel Natale che attendiamo, il Signore viene, e viene per primo; ci chiede semplicemente di andare a Lui per essere pronti all’incontro, per ricevere il suo ristoro. Ci insegna, inoltre, la modalità con cui poter entrare nel suo riposo e ci dà due indicazioni molto semplici. Chiede di prendere su di noi il suo peso, e di imparare da lui a essere miti e umili di cuore. Possiamo farci carico del suo peso perché esso è dolce e leggero, a differenza di quanto invece fanno scribi e farisei che «legano fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito» (Mt 23,4). Il suo giogo è la sua Parola, e per viverla non c’è sforzo da fare, ma è da vivere con il suo stile, quello della mitezza e dell’umiltà. Come dice sant’Agostino: «Che cosa impareremo da te? Forse vuoi che impariamo le opere che hai compiute sulla terra? […] Impareremo dunque da te a guarire i lebbrosi, a scacciare i demoni, a mandar via la febbre, a comandare al mare e alle onde, a risuscitare i morti? Nemmeno questo, dice. Di’ dunque, che cosa? Che io sono mite e umile di cuore» (Disc. 70/A).

PREGHIERA

Signore, tu chiami tutti noi che siamo stanchi e oppressi, affaticati dal peso della vita, a prendere il tuo giogo, a imparare lo stile della tua mitezza e della tua umiltà. Fa’ che, docili al tuo invito, possiamo partecipare alla ricchezza del tuo dono, per attingere nuova forza al nostro cammino.

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Re: IL TESTO EVANGELICO DEL GIORNO

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Dic 09, 2015 8:50 am

Gesù è il dolce Pastore delle nostre anime, e invita tutti coloro che credono in Lui di imparare ad essere come lui: mite e umile di cuore. Solo così possiamo trovare ristoro e pace, in Colui che ci ama tanto e che ci chiede soltanto di avere fiducia in Lui e nei suoi comandamenti d'amore che sono come un giogo dolce e un peso leggero per la nostra vita di ansia e preoccupazioni, ma se crediamo in Lui tutto diventa piacevole e amorevole.
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