Vangelo di Gesu' - Anno C

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Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Mar Dic 29, 2015 3:11 pm

Informazione: Da quest'oggi i testi del Vangelo e le Meditazioni cambiano Titolo. Siete pregati di non inserire nulla nelle pagine del TESTO EVANGELICO


Ultima modifica di Andrea il Mer Mag 18, 2016 8:33 am, modificato 2 volte

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Mercoledi del tempo di Natale

Messaggio  Andrea il Mer Dic 30, 2015 8:12 am

Mercoledi del tempo di Natale

VANGELO (Lc 2,36-40)

Anna parlava dal bambino a quanti aspettavano la redenzione.

+ Dal Vangelo secondo Luca
Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore. C'era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.

OMELIA

Non è possibile vedere il Bambino senza avere poi l'urgenza di parlare di lui. È stata per prima la stessa Madre ad intonare un canto del Magnificat che ancora risuona ogni giorno nella chiesa. Zaccaria, prima muto, poi diventa anch'egli cantore della misericordia di Dio. Il vecchio Simeone, che dopo tanta fiduciosa attesa, ha la gioia di vedere con i suoi occhi e di stringere tra le sue braccia il Messia promesso, intona anch'egli il suo cantico. Si dichiara ormai pronto a chiudere per sempre i suoi occhi perché hanno visto la salvezza. Oggi è la volta della profetessa Anna. Il Vangelo ci dice di lei: «Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere». Anche lei alla vista del Bambino si mise a lodare Dio e a parlare di Lui «a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme». La Vergine Madre, Zaccaria, Simeone, Anna sono i primi testimoni di Cristo, i primi annunciatori della salvezza che egli è venuto a portare sulla terra. Ai loro nomi ora doverosamente dobbiamo aggiungere i nostri, anche noi infatti abbiamo visto e udito ciò che ha detto e fatto per noi l'autore della vita. È un impegno che deriva dal nostro battesimo. È un dovere di gratitudine. È la nostra risposta alla gratuità dei doni ricevuti. È infine il più squisito atto di carità fraterna. In questa prospettiva comprendiamo in un significato diverso la frase conclusiva del brano evangelico di oggi: «Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui». Cristo oggi si fortifica e cresce nella misura in cui è conosciuto, accolto, testimoniato e amato. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Possiamo definire il Vangelo di quest’oggi un elogio alla normalità. Troppo spesso viviamo di eventi, di cose eccezionali e la normalità non la giudichiamo altro che una pausa tra due avvenimenti straordinari. Sembra quasi che nella normalità nulla possa accadere di importante, nulla che meriti la nostra attenzione. La scena raccontata oggi dall’evangelista Luca ci invita a non sottovalutare il nostro quotidiano, a non guardarlo “con sufficienza”, ma a saper riconoscere in esso il passaggio di Dio. Il quotidiano è la via ordinaria di manifestazione e presenza di Dio. Gesù, ci dice il Vangelo, vive i primi trent’anni della sua vita nel quotidiano, sottomesso a Maria e Giuseppe, e lì cresce. L’intervento di Dio, molto spesso, è privo di rumori; Dio lavora piano piano, nel silenzio. Alcune volte aspetta i nostri tempi, altre ci chiede di accelerare, senza stare lì a voler comprendere nei minimi dettagli la sua opera, ma ci chiede sempre di fidarci e di vivere nella certezza che, in tutti gli eventi che compongono la nostra storia, Lui non ci abbandona ma ci invita continuamente a superarci, a crescere. Vivere, però, non sopravvivere. Non lasciando che il tempo scorra in maniera passiva e che la vita ci scivoli tra le mani, ma scegliendo ogni giorno di “darle un senso”. Il tempo di Dio non è né un tempo passato, né un tempo futuro, ma un tempo presente, ed è vivendo con gioia la quotidianità che ci viene donata che possiamo riconoscere Dio che opera nella storia. Le cose da fare potranno anche essere sempre le stesse, ma sono il cuore e lo spirito che ci faranno vivere in maniera diversa le situazioni. Quanta libertà in un cuore che gioisce del presente e lo vive in pienezza, senza ribellarsi, senza arrabbiarsi, ma felice di ricevere ogni cosa dalle mani buone di Dio!


PREGHIERA


«Guariscimi, Signore, dammi di non impartirti i miei tempi, ma di lasciarmi misurare io da te. Tu conosci l’ora e il giorno. A me spetta di essere un servo, un amministratore fedele e saggio che non lascia mancare a nessuno la sua razione quotidiana» (don Andrea Santoro).


Ultima modifica di Andrea il Mar Gen 05, 2016 2:37 pm, modificato 1 volta

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mer Dic 30, 2015 11:06 am

La scena che oggi ci racconta Luca, si svolge nel Tempio di Gerusalemme…una coppia di sposi, Maria e Giuseppe con in braccio il bambino Gesù:il loro primogenito. Il bambino è portato al tempio per adempiere la legge di Mosé relativa alla purificazione della madre dopo il parto e all’offerta a Dio del figlio primogenito.  Lì avviene un incontro speciale, Dio per mezzo della profetessa Anna e del vecchio Simeone annunciano  vedendo Gesù l’inizio di un nuovo giorno, e in Lui la salvezza per tutti i popoli.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Dic 30, 2015 8:30 pm

La venuta di questo Santo Bambino, desta l'ammirazione non solo di Simeone ma anche della profetessa Anna, una donna che nonostante la vedovanza serviva Dio con tutto il cuore, e anche lei, parlando del Bambino, lodò Dio e la redenzione di Gerusalemme. Dopo aver osservato la Legge di Dio, fecero ritorno a Nazareth e Gesù cresceva con la grazia di Dio che era sempre con lui.
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Giovedi del tempo di Natale

Messaggio  Andrea il Gio Dic 31, 2015 8:13 am

Giovedi del tempo di Natale

VANGELO (Gv 1,1-18)

Il Verbo si fece carne

.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua  , gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.

OMELIA

Il pensiero dominante, che oggi accompagna la stragrande maggioranza della gente, è la fine dell'anno; un giorno e soprattutto una notte da festeggiare con riti diversi, ma con la costante di voler rigettare tutti i mali passati e propiziare il futuro. È sorprendente costatare come la liturgia, che la chiesa ci propone per questo giorno ignori completamente questa realtà. Addirittura, quasi in tono di sfida, ci fa ancora una volta riflettere sul prologo del Vangelo di Giovanni proponendoci le stesse parole con cui inizia anche la Genesi, il primo libro della Scrittura Sacra: "in principio...". Si parla di un principio senza data, quasi ci si volesse far astrarre dal tempo, ma per dirci che è stato lo stesso Dio a creare e riempire il tempo di tutto ciò che esiste, cominciando da noi uomini, creati a sua immagine e somiglianza. Siamo sollecitati perciò, a partire dalle nostre artificiose suddivisioni, a guardare al tempo in prospettiva di eternità e a riempirlo di sacro. Allora principio e fine si fondono nella continuità e noi a vivere quello spazio che ci è concesso. Il tempo senza Dio diventa un susseguirsi di istanti che consumano e bruciano il tempo perché non vissuto nella verità e nella fecondità. In questa prospettiva comprendiamo meglio l'alternanza della luce e delle tenebre, della cronaca senza significati reali e della storia che diventa sacra. Si tratta in fin dei conti o di accettare Dio come Signore della storia o di abbandonarci ai nostri calcoli umani e alle nostre penose solitudini. San Giovanni ci ricorda che venne la luce vera che illumina ogni uomo, che venne tra la sua gente, ma che i suoi non l'hanno accolta. A coloro che però l'hanno accolta ha dato il potere di diventare figli di Dio. Ecco la vera qualifica e la suprema aspirazione a cui dobbiamo tendere ogni giorno, per tutto il tempo che ci è concesso. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Se ci guardiamo intorno, siamo circondati dalle luci, dalle decorazioni e dagli addobbi. Forse stiamo definendo gli ultimi dettagli per trascorrere questa serata, organizzata chissà da quanto tempo, pronti a festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Siamo orientati al futuro, eppure oggi la liturgia è come se ci invitasse a fermarci e a ripercorrere i 365 giorni appena trascorsi. Probabilmente, ognuno di noi ha vissuto esperienze belle, importanti, che ricorderemo ancora a lungo con gioia. Alcune che ci hanno segnato profondamente, altre piene di dolore, di cui ancora non capiamo il senso. Nel resto del mondo non sono mancate guerre e violenze, ed è quindi facile mettere in dubbio la presenza di Dio. Sembra quasi che il male abbia vinto, non c’è più speranza. Eppure, nel Vangelo di oggi, Giovanni ci dice chiaramente il contrario. Gesù è venuto sulla terra, ma – forse per l’abitudine – non siamo più capaci di accoglierlo, di rivolgerci alla Luce vera da dove tutto ha avuto e continua ad avere inizio. Bisogna fare attenzione: avere uno sguardo di fede, che ci permette di riconoscere il passaggio di Dio nella nostra vita, che ci aiuta a dare un senso alle sofferenze o, almeno, a credere che non siamo soli ad affrontarli è un dono, gratuito e immenso, che va chiesto. Allora, prima di iniziare i festeggiamenti, fermiamoci qualche minuto in silenzio con Dio, e chiediamoci se nell’anno trascorso siamo riusciti a vedere il passaggio del Creatore che dà senso e illumina la nostra esistenza; se almeno qualche volta abbiamo scelto di accogliere il Suo tempo nel nostro tempo… inizio di eternità.

PREGHIERA

Insegnaci, Signore, a percorrere la linea del nostro tempo così fragile, con lo stupore, l’audacia, la passione con cui l’hai percorsa tu, che sei venuto nel tempo. Ogni nostro giorno s’impregni dell’aroma della tua eternità, così che possiamo seminare nelle vene della storia il tuo amore infinito. Amen.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Dic 31, 2015 10:31 am

Gesù è nato prima che il mondo nascesse, Giovanni ne dava testimonianza e doveva preparare la via a Colui che doveva venire perchè era Lui la vera luce. Quando nacque il mondo non lo accolse ma a chi lo accolse diede l'onore di diventare figlio di Dio. Quando diventò uomo fece conoscere Dio Padre attraverso la Sua presenza, infatti Giovanni disse che Lui era più importante perchè veniva prima di lui. Dio Padre nessuno lo ha mai visto ma per mezzo del Figlio è stato rivelato.
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Venerdi del tempo di Natale - CAPODANNO

Messaggio  Andrea il Ven Gen 01, 2016 8:08 am

Venerdi del tempo di Natale - CAPODANNO

VANGELO (Lc 2,16-21)

I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, i pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.
Parola del Signore.

OMELIA

La festa di oggi ci offre molteplici motivi di riflessione: la chiesa scandisce per tutti noi ripetutamente nel nome del Signore una solenne benedizione sacerdotale. È l'augurio migliore che possiamo ricevere e scambiarci in questo giorno: viene da Dio, ma è per tutti noi. Pur essendo la festa della Madre di Dio, domina la figura del Cristo e ci viene ricordata ancora la sua opera di salvezza operata per l'intera umanità. Maria è sapientemente incastonata nel mistero del suo Figlio per sottolineare il suo ruolo nella storia della salvezza e in quello sempre attuale di Madre dei credenti. Noi onoriamo Maria sempre vergine, proclamata nel Concilio di Efeso "santissima madre di Dio" perché Cristo sia riconosciuto veramente Figlio di Dio. È nel nome di Maria che dal 1967 si celebra oggi in tutto il mondo cattolico la giornata mondiale della pace. Dono divino, dono messianico è la pace. Non può essere costruita soltanto da noi uomini e soprattutto non potrà mai essere proclamata efficacemente fin quando non si depongono le armi. La pace degli uomini non può essere diversa da quella di Cristo: va quindi costruita sulle solide basi dell'amore fraterno e della grazia divina. Ogni cristiano per vocazione deve essere un costruttore di pace cominciando magari dalle mura domestiche, impartendo una sana educazione ai figli con la forza dell'esempio. Il tutto dobbiamo accompagnarlo con la forza della preghiera come fa la liturgia di questo giorno che ci fa ripetere nella orazione: "Tu, o Dio nella verginità feconda di Maria hai donato agli uomini i beni della salvezza eterna", una salvezza che inizia già durante il nostro pellegrinaggio terreno.
(Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

«Andarono senza indugio e trovarono...»: ricevuto il Vangelo, i pastori vanno, vedono, trovano. Anch’essi hanno bisogno di compiere un cammino di fede, che li conduce alla preghiera e alla contemplazione dei segni poveri nei quali Dio si manifesta. «E dopo averlo visto riferirono... poi se ne tornarono glorificando e lodando Dio...» (Lc 2,17.20). Ma cosa hanno visto? «Un bambino adagiato nella mangiatoia». Il Bambino nella mangiatoia, oggi, è il corpo che noi stiamo diventando e che Egli ci dà di diventare. Il Bambino nella mangiatoia è il corpo di Cristo già nato e sempre in via di nascere. La sola modalità di accesso a questo Mistero, cioè al segno del Bambino nella mangiatoia, è accettare di esservi inclusi, incorporati. Guardando questo Bambino, consegnato per il nostro compimento e la nostra gioia, noi contempliamo l’Amore che si consegna per liberarci, e riceviamo, nel suo svelamento, l’infinito Mistero di Dio che è Amore. «Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore»: Maria sta fra le due funzioni dei pastori, quella contemplativa e quella missionaria: vanno e vedono, tornano e riferiscono. Maria è la sintesi di queste due dimensioni di fede: contemplazione e azione. Ella incarna la dimensione della memoria interiore: conservare e meditare. Maria scruta, esamina, osserva «tutte queste cose»: è un lavoro di riflessione interiore, per meditare e confrontare. Maria mette insieme le parole e i fatti perché vuole trovare il “filo rosso”, perché cerca di capire nella dimensione contemplativa il dispiegarsi del progetto di Dio. Ella celebra l’arte del silenzio, non dice una parola. È la Vergine in ascolto: fa del proprio cuore il centro, la sintesi, lo scrigno da cui attingere il tesoro della vita e comprendere nella fede il disegno di Dio. Maria cerca di leggere con il cuore la storia, gli avvenimenti, Dio nel suo Bambino!


PREGHIERA


A te, Maria, Donna per Dio, umano cielo del Bimbo divino, fissiamo lo sguardo con cuore sognante noi fragili figli, pellegrini di speranza. E a te affidiamo, Madre di tenerezza, questo nuovo anno, perché di te sia carezza.


Ultima modifica di Andrea il Dom Gen 03, 2016 8:33 am, modificato 1 volta

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Gen 01, 2016 11:18 am

I pastori vengono a trovare Gesù come era stato detto loro dagli angeli del Signore, e riferirono a Maria e Giuseppe tutto ciò che avevano sentito del Bambino nato a Betlemme, e Maria che lo aveva concepito rifletteva su tutto questo e su quale doveva essere il destino di questo Bambino. Mentre i pastori si allontanarono, lodavano Dio per ciò che avevano visto. Dopo otto giorni gli fu dato il nome di Gesù come era stato detto dall'Angelo prima che Maria lo concepisse.
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Sabato della I settimana di Natale

Messaggio  Andrea il Sab Gen 02, 2016 8:21 am

Sabato della I settimana di Natale

VANGELO (Gv 1,19-28)

Dopo di me verrà uno che è prima di me.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?».
Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell'acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Parola del Signore.

[b]OMELIA


La voce nel deserto è il grido, l'annuncio di un solitario che costata che le sue parole si perdono inascoltate nelle dune. La voce che proclama una presenza e d'intorno il silenzio muto o il chiasso dei lontani. Accade ancora perché il frastuono è grande e soffoca le voci autentiche, anche quelle di chi umilmente parla nel nome del Signore. Le voci cadono nel deserto anche quando si ammassano le folle, se queste sono affette da sordità spirituale. Non si ascolta e non si riconoscono i profeti. "Chi sei tu?" - chiedono a Giovanni Battista. L'identità del profeta è riposta unicamente nella sua missione; per mandato divino egli parla e quanto proclama va accolto con la fede. Il profeta non parla di sé, non ha un messaggio proprio da proporre, né verità personali da scandire: parla la Parola di Dio, è un intermediario tra cielo e terra, tra Dio e gli uomini. Il Battista ha una missione davvero speciale: egli deve additare al mondo l'Agnello di Dio che viene a cancellare il peccato del mondo. Invita alla conversione, rifiuta le false identificazioni che alcuni fanno sulla sua persona, ribadisce che egli sta preparando la strada a colui al quale non è degno di sciogliere il legaccio del sandalo. Egli è il testimone del Cristo già presente nel mondo e che sta per iniziare la sua missione. Egli afferma che la vera adesione non deve essere rivolta alla sua persona, ma al Messia, al Salvatore del mondo. Ai nostri giorni non mancano profeti, sono pochi gli ascoltatori attenti.
(Padri Silvestrini)
[/b]

MEDITAZIONE

Giovanni è voce che annuncia e proclama. Il Signore è la Parola. L’essere “voce” esige fortezza e grande umiltà, consapevolezza della vocazione alla responsabilità e chiara coscienza di ciò che non si è e di quello che si è. Un giorno Gesù dirà che fra i nati di donna non c’è mai stato uno più grande di Giovanni, eppure lui si definisce solo «voce di uno che grida nel deserto» (cfr. Isaìa 40,3-5). Secondo Isaìa la “voce” non grida nel deserto, ma è nel deserto che si deve preparare la via. Il deserto è simbolo di libertà e responsabilità nella prova, di innamoramento… Nel deserto, luogo della solitudine e dell’aridità, si impara a scegliere o a rinnegare Dio, ci si educa a incontrare il Signore. La “via” va dunque preparata nell’esercizio della libertà, della responsabilità, della passione d’amore per il Signore. Il deserto è la storia di ciascuno di noi, in cui ognuno è solo con se stesso, in cui impara a incontrare Dio non nell’oasi e nell’entusiasmo della vita, ma nel deserto della nostra esistenza, cioè nel silenzio dell’anima e della storia. Una voce nel silenzio fa sussultare. Giovanni è “voce” che scuote e inquieta; è grido che chiede di essere ascoltato e accolto; è invocazione a cambiare vita, appello alla coerenza e all’onestà. Giovanni è voce del grido di Dio nei drammi di ogni uomo, voce che spezza il silenzio dell’indifferenza perché ciascuno divenga operaio di strade spianate all’intimità con il Signore, trasformando i deserti della storia in oasi di comunione e di solidarietà. Interroghiamoci: siamo davvero capaci di lasciarci scuotere dalla voce del silenzio di Dio? Giovanni è un profeta e un testimone credibile. La sua vita e la sua predica­zione sono l’ostendersi eloquente della verità ma anche il ritrarsi accogliente dell’umiltà, nella consapevolezza di non essere chiamato ad annunciare se stesso, ma Colui che, pur venendo dopo, è prima; Colui al quale non si è degni neppure di sciogliere il legaccio dei sandali.


PREGHIERA


Signore Gesù, dammi una chiara e sincera coscienza di me stesso. Scava nel mio cuore la verità liberante di quel che sono. E fammi eco di Vangelo per essere credibile più che credente.


Ultima modifica di Andrea il Dom Gen 03, 2016 8:29 am, modificato 1 volta

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Gen 02, 2016 9:49 am

I farisei interrogano Giovanni per sapere chi è, e lui dice che non è il Cristo e nemmeno Elia ma la voce di uno che grida nel deserto per preparare la via del Signore che deve venire. Allora i farisei gli chiedono perchè battezza e Giovanni risponde che lui battezza nell'acqua per il perdono dei peccati ma colui che verrà dopo di lui è molto più importante, ma non si è ancora rivelato.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Sab Gen 02, 2016 3:10 pm

I giudei, attendevano la venuta del Messia e speravano che si ripetessero i segni  vissuti nell’Esodo, ed è per questo che inviano da Gerusalemme  sacerdoti e leviti, per sapere se fosse lui il Messia. Il Battista non è il Cristo, ne il Profeta e non nasconde quale sia il suo compito: «Io sono voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia».  
Il battesimo che gli contestavano era un battesimo di conversione, di penitenza, affinché si preparassero alla venuta del Messia l’unico salvatore. Giovanni ha il compito di indicare a tutti, Colui annunciato dai profeti, atteso da sempre affinché l’umanità  ritorni al suo creatore.
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Domenica della II settimana di Natale

Messaggio  Andrea il Dom Gen 03, 2016 8:19 am

Domenica della II settimana di Natale

VANGELO (Gv 1,1-18)

Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.


+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli da testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.

OMELIA

È un brano di alta teologia quello che ancora una volta leggiamo in questa domenica. L'espressione di San Giovanni: "Il Verbo fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo noi", con quelle che seguono sulla luce e sulle tenebre, sul rifiuto e sull'accoglienza, traccia tutta la storia della redenzione del Figlio di Dio, la sua apparizione nel mondo come Luce dell'umanità, l'orrendo peccato dell'uomo e la deificazione di coloro che invece l'hanno accolto nella fede e nella vita. Inizia con l'enigmatica espressione "In principio" per ricordarci che il nostro essere, e non solo la nostra storia, è indissolubilmente legata all'Autore della vita. Pare quasi che l'evangelista voglia ricondurci alle origini per ricordarci l'atto creativo di Dio, le nostre origini nell'amore e la continuità nel tempo di quell'amore, che raggiunge il suo culmine proprio con l'incarnazione del Verbo. Sarebbe triste ed imperdonabile per noi se il passare dei giorni ci distogliesse dal pensiero e dal profondo significato del Natale. È troppo coinvolgente quella storia per poterla dimenticare, legarla solo ad un breve e fugace periodo. Ciò anche perché non è finita purtroppo la lotta tra le tenebre del male e la Luce che Cristo ci vuole donare. "Venne tra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto", meritiamo ancora questo rimprovero in tempi in cui le tenebre assumono il lugubre significato di lotte e di guerre distruttrici? O ci siamo assuefatti e rassegnati al nostro buio? Potrebbe accadere che Dio si è umiliato nella carne e noi rifiutiamo di immergerci nella divinità. Sarebbe il massimo della stoltezza. Già un profeta, rivolgendosi a Gerusalemme, città simbolo della futura chiesa, andava ripetendo: "Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla su di te. Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni". Isaia pare descriva il nostro tempo e i nostri giorni.
(Padri Silvestrini

MEDITAZIONE


Il Logos-Parola entra in uno scenario cosmico. Le prime parole «In principio» (in greco en arché) richiamano le prime parole del libro della Genesi (in ebraico bereshit). Siamo in un nuovo grande inizio, che segna l’origine della storia nuova: la storia di Dio-con-noi nella Parola fatta carne, nel Figlio in volto d’uomo. Il Logos-Parola, che «era in principio… era presso Dio… era Dio», si presenta come Luce di Vita! Tutto il prologo giovanneo è pervaso di luce, simbolo di Dio. La luce, infatti, è contemporaneamente esterna a noi e penetra dentro di noi: Dio è insieme lontano e vicino; è inafferrabile eppure ci pervade, ci avvolge, ci rende visibili agli altri. La Parola-Luce scalda e illumina, è la Vita! Rifiutando la Luce, gli uomini precipitano nelle tenebre, sono imprigionati nelle maglie della morte. La Parola-Luce-Vita non è capita, non è accolta. Ma non è mai vinta! «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi»: il termine carne indica la realtà fragile dell’uomo, l’umanità così come si rivela nel quotidiano. La Parola-Luce-Vita, apparsa in tutto il suo splendore e potenza all’inizio dei tempi e del cosmo, si immerge paradossalmente nell’abisso della nostra miseria. Due estremi si congiungono: la carne, fragilità estrema, si unisce alla divinità. «E venne ad abitare (eskénosen) in mezzo a noi»: questo verbo greco è stato scelto con singolare finezza. Il greco skénoo, infatti, significa mettere o piantare la tenda. Il Vangelo allude chiaramente alla tenda di Dio nel deserto: prima c’era la tenda di stoffa, ora c’è la tenda di carne, Dio in Cristo Gesù! Ma c’è ancora qualcosa di più sottile nel verbo: la radice verbale di skénoo è formata da tre consonanti: s k n. Ora gli Ebrei per non pronunciare il nome di Dio presente nel tempio di Gerusalemme usavano dire anche shekinah (skn), cioè “Presenza”, lo stesso termine con cui si indicava l’Arca dell’alleanza, che conteneva e custodiva le “dieci parole” incise su tavole di pietra con il dito di Dio. La Parola-Luce-Vita ora è presenza carnale vivente visibile in Cristo Gesù. L’attesa è finita. Una strada nuova è iniziata ed è ora affidata a chiunque rifiuta le tenebre e sceglie la Luce e la Vita… la Parola fatta carne!


PREGHIERA

Signore Gesù Cristo, riscrivi in me il tuo “in principio”, aiutami a scegliere la Luce, dammi il coraggio di portare la Vita, per vivere la gioia della tua Presenza.


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Lunedi della II settimana di Natale

Messaggio  Andrea il Lun Gen 04, 2016 8:07 am

Lunedi della II settimana di Natale

VANGELO (Gv 1,35-42)


Abbiamo trovato il Messia.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa maestro -, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» - che significa Pietro.

Parola del Signore

OMELIA

Giovanni fissa ancora lo sguardo su Gesù, lo addita come agnello di Dio e suscita la curiosità di due dei suoi discepoli i quali si mettono alla sua sequela. Gesù li interroga: «Che cosa cercate?». Una domanda ancora più che mai opportuna per ciascuno di noi che abbiamo scelto di seguirlo. Dicendo «che» cercate e non «chi» cercate, vuole chiederci se da lui attendiamo qualcosa, qualche umana sicurezza, qualche bene di cui fruire. L'evangelista Matteo riferisce più dettagliatamente la risposta di Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». Così egli dichiara la sua estrema povertà e contemporaneamente orienta i suoi seguaci a scelte chiare e consapevoli: nessuno si mette alle sequela del Cristo per avere beni di questo mondo, ma per ottenere il sommo bene, la vita in Dio. Così fece Andrea, il fratello di Simone, così fece lo stesso Pietro, che ottiene un nuovo nome, così hanno fatto milioni e milioni di seguaci e apostoli del Cristo. Sono loro che ancora una volta ci rivelano con semplicità ed entusiasmo la grande scoperta della vita: «abbiamo trovato il Messia» che si traduce Cristo». È la scoperta di ogni cristiano che vive il proprio battesimo e sceglie con piena convinzione di seguire Cristo e il suo Vangelo. È poi l'esperienza della vita a convincerci giorno dopo giorno della splendida realtà del dono ricevuto; è l'esperienza a convincerci quanto ci convenga rinunciare alle nostre fragili ed umane sicurezze per possedere quelle stabili e certe che Dio ci dona rivelandosi gratuitamente a ciascuno di noi. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


Nella prima scena l’Evangelista presenta quattro personaggi: Giovanni il battezzatore, due suoi discepoli, Gesù. Nella scena centrale scompare il Battista e restano soltanto i due discepoli e Gesù. Nella terza scena abbiamo ancora tre personaggi: Simon Pietro, chiamato da Andrea, e Gesù. Ogni discepolo messo in scena dall’Evangelista può rappresentare uno stile di vita, un modello da imitare. Nel testo ricorre due volte il verbo fissare lo sguardo e tre volte il verbo vedere, con una forte connotazione teologica: è la capacità di cogliere la realtà nascosta e invisibile dell’altro, quale radice e significato di ciò che si vede. È vedere oltre la vista! Giovanni fissa lo sguardo su Gesù; Gesù poi fissa lo sguardo su Pietro: si tratta di una consegna. Gesù sperimenta la profondità dello sguardo del Battista e si sente conosciuto in profondità. A sua volta farà sperimentare a Simon Pietro la luminosità penetrante e accogliente di quello sguardo. «Ecco l’agnello di Dio»: si tratta sia dell’agnello pasquale, sia – più verosimilmente – del Servo di Yahwè di Is 53,5-7. È nel segno della croce che si origina il cammino dei discepoli, i quali ascoltano la parola di Giovanni e seguono Gesù. La sequela nasce dall’ascolto riflessivo della parola di un testimone credibile e sfocia nella ricerca di un Ideale che dà senso e significato nuovo all’esistenza. «Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: “Che cercate?”»: sono le prime parole pronunciate da Gesù nel Quarto Vangelo. L’itinerario spirituale del cristiano esige un chiarimento continuo di ciò che si cerca, dell’ideale che si vuole perseguire: è la meta, infatti, a orientare le scelte presenti e a dare senso all’ordinario. «Che cosa cercate?»: un interrogativo a cui tutto il Quarto Vangelo darà risposte sempre più definite e perentorie, fino all’ultima grande domanda che il Risorto porrà a una donna spinta da fede e autentico amore fino al sepolcro del Maestro defunto: «Chi cerchi?» (Gv 20,15). L’ideale del cristiano non è più qualcosa ma Qualcuno, non è un’idea o una dottrina ma una Persona: Cristo Gesù il Vivente!


PREGHIERA


Signore Gesù, fa’ che non mi stanchi di cercare te, fa’ che permetta al tuo sguardo di leggere in profondità il mio cuore… senza paura, senza vergogna, senza condizioni. E dammi di vivere l’Amore di pura perdita.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Gen 04, 2016 11:21 am

I primi discepoli di Gesù sono quelli che prima seguivano Giovanni e che lo indica come l'Agnello di Dio che toglierà i peccati del mondo. Loro si fidano delle parole di Giovanni e seguono Gesù e gli chiedono dove abita e stanno con lui tutto il pomeriggio. Poi Andrea và da suo fratello Simone e gli dice che hanno trovato il Messia e lo presentò a Gesù, che dopo averlo visto gli disse che d'ora in poi il suo nome sarà Cefa che vuol dire: Pietra.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Mar Gen 05, 2016 2:27 pm

Martedi della II Domenica dei Natale

VANGELO (Gv 1,43-51)                                                                                            

Tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo».

Parola del Signore.

OMELIA

Un imperativo che cambia radicalmente la vita di un uomo esce dalla bocca di Cristo. Il fortunato interlocutore è Filippo, che ha solo il merito di aver incontrato il Signore nella sua strada. Solo lui ha questo potere di comandare o meglio di donare così perché è il Figlio di Dio. Lui chiama perché ama di un amore di predilezione. Poi la risposta alla chiamata diventa testimonianza per altri: l'amore divino è sempre coinvolgente. Filippo racconta a Natanaele della sua scoperta: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Alla fede ancora parziale di Filippo fa riscontro quella ancora più negativa di Natanaele: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». È una visione ancora molto umana, ma i dubbi, anche quelli che potrebbero apparire legittimi, si sciolgono solo facendo esperienza di Dio. È ciò che sostiene Filippo quando dice: «Vieni e vedi». È l'invito che spesso possiamo rivolgere ai nostri interlocutori ancora dubbiosi della fede o con una visione solo razionale delle verità di Dio. Vieni e vedi, significa incontra anche tu il Signore, accostati a Lui con naturale onestà e sarai inondato della sua grazia e illuminato dal suo Spirito. Anche Natanaele verrà illuminato da Cristo e passerà dal dubbio alla fede piena e dichiarata: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Oggi il nostro pensiero si rivolge ai giovani chiamati da Cristo ad una speciale sequela: quanti dubbi, quanti tentennamenti, e ahimè, quanti rifiuti. È Gesù che ripete loro: «Non voi avete scelto Me, ma Io ho scelto voi». (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Nel testo è fortemente presente il tema “ricerca-ritrovamento”. Gesù stesso esplicita il desiderio dei primi due discepoli, interrogando la loro coscienza credente: «Che cosa cercate?». Poi Andrea dice a suo fratello: «Abbiamo trovato...»; anche Filippo dice a Natanaèle: «Abbiamo trovato...». Andrea e Filippo, pur parlando individualmente, dicono noi «abbiamo trovato». L’incontro con Gesù apre il discepolo alla dimensione comunitaria, a saper dire “noi”, invece di “io”. Come sarebbe bello se ogni cristiano potesse dire ogni giorno “abbiamo trovato”, aprendosi con viva testimonianza alla dimensione comunitaria della fede. Ma questo implica anche la capacità di mettersi insieme in ricerca, sapendo che Dio non si lascia trovare una volta per sempre. «Ecco un israelita in cui non c’è falsità… io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fico». “Stare sotto il fico” è un’espressione rabbinica tipica per indicare uno studioso della Torah, cioè della Parola di Dio, perché con il caldo ci si rifugiava sotto un albero per leggere e studiare la Parola di Dio. Natanaèle, dunque, è un conoscitore e uno studioso della Parola. E Gesù lo sa, lo conosce e glielo dice. E Natanaèle si sente conosciuto e non giudicato. E si sente conosciuto in profondità nel suo desiderio di cercare, di sapere, di meditare la Parola… Il nostro testo così ci consegna una duplice dimensione del discepolato: la spiritualità missionaria e la spiritualità comunitaria. La prima dice appello e compito a condividere il dono ricevuto, dovere di annunciare la gioia esperita, impegno a “dire Dio” e a farsi prossimo e compagni di viaggio dei contemporanei, senza paura di “perdere tempo” per condurli a Cristo e pronti sempre a favorire e mai a ostacolare tale incontro. La seconda dice che seguire Gesù è un cammino che va fatto insieme, è imparare a declinare il noi a modello della Trinità perché insieme è la forza che dà vittoria.

PREGHIERA

Signore Gesù, dammi di rimanere sempre in te, lasciandomi amare da te, per scardinare le barriere del mio io e aprirmi alla comunione nella comunità, perché tutti arrivino a incontrare te e il tuo Vangelo.


Ultima modifica di Andrea il Mar Gen 05, 2016 2:33 pm, modificato 1 volta

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mar Gen 05, 2016 2:30 pm

Il tempo per il Battista sta per concludersi, l’annuncio del Messia si è realizzato con la presenza di Gesù al Giordano e la testimonianza di Dio:”Questo è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto” (Mt.3,17). I discepoli che avevano seguito Giovanni, ora seguono Gesù…. cosa cercano i discepoli di Giovanni? In Gesù hanno trovato il Messia atteso da sempre. L’evangelista Giovanni pone alla nostra attenzione un particolare che fa di questo brano un evento realmente accaduto, scrive: erano circa le quattro del pomeriggio (l’ora decima), quando, Andrea, fratello di Simone, lascia il Battista e segue Gesù. Andrea ha incontrato il Messia, la sua gioia è grande, tanto che conduce Simone da Gesù, i loro sguardi si incontrano, e la vita di Simone cambia totalmente, un altro nome indicherà la sua missione; Cefa (che vuol dire Pietro). Così sarà per ciascuno di noi quando incontriamo Gesù.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Gen 05, 2016 7:15 pm

Gesù chiama i suoi primi discepoli, i primi sono mandati da Giovanni e sono quasi sicuri che è Lui il Messia, altri come Natanaele provano diffidenza perchè Nazareth era un villaggio piccolo e con una non buona reputazione e all'invito di Filippo di andare da Gesù lui gli dice che è un vero Israelita che non mente. Stupito da quest'elogio Natanaele gli chiese come lo conosceva e Gesù rispose che prima che Filippo lo chiamasse lui l'aveva già visto sotto l'albero di fichi. Natanaele allora professò la sua fede e gli disse che Lui era il Figlio di Dio e il Re d'Israele, ma Gesù gli disse che per poco ha creduto, vedrà cose più grandi e rivolto a tutti dice che vedranno il Figlio dell'Uomo circondato dagli angeli del Cielo.
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Venerdi festa dell' EPIFANIA

Messaggio  Andrea il Mer Gen 06, 2016 8:00 am

Mercoledi festa dell' EPIFANIA

VANGELO (Mt 2,1-12)

Siamo venuti dall'oriente per adorare il re.


+ Dal Vangelo secondo Matteo
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele"».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

Parola del Signore.

OMELIA

La festa, la solennità dell'Epifania del Signore, la festa della manifestazione. Manifestazione del Signore a tutto il mondo. La liturgia oggi è piena di luce, della luce di colui che illumina, che ha illuminato il mondo intero. Già il profeta, e subito all'inizio delle letture ci incoraggia, ci sprona: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te». Sono finite le tenebre, ci dice Isaia. È finita la notte. Sta per arrivare il giorno, sta arrivando la luce vera... E' la luce vera è arrivata... Inizialmente ha brillato, ha illuminato solo il popolo di Israele,... Betlemme, pastori, pochi eletti che hanno visto la Luce. Ma la vera luce, la luce cosi grande non poteva rimanere per pochi eletti. Il Signore è nato per tutti gli uomini, per tutte le genti. Ecco, la festa di oggi ci ripresenta, ci fa partecipi, attraverso il mistero della liturgia, ci fa partecipi di questo mistero dell'Epifania, della manifestazione. Erano studiosi i re magi, sapevano guardare il cielo, scrutare le stelle, «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei?» Sono in cerca e in ricerca di Dio, in ricerca della Verità. Ed egli si lascia trovare, non si nasconde, perché il nostro Dio è l'Emmanuele. E' il Dio con noi... Fa vedere loro la guida, li fa vedere i segni, la stella, la stella che ogni tanto si perde, sparisce dai loro occhi, allora loro perdono la strada, ma chiedono, domandano gli altri, per andare avanti, per camminare su, per andare verso il Signore. Ecco, anche noi come i magi, siamo in ricerca, in ricerca di Lui, in ricerca di quella luce, della luce della fede... Dobbiamo saper riconoscere nella nostra vita i segni, i prodigi del Signore, quei piccoli e quei grandi, quelli di ogni giorno e i grandi miracoli che il Signore compie per noi (e in noi). E se ogni tanto ci capita di perdere la stella, come ai re magi, quella luce che ci guida verso lui, sappiamo dove trovarla, dove ri-trovarla, sappiamo che quella vera, la luce vera e solo la sua. Chiediamo a lui, all'Emmanuele perché ci riveli la nostra stella, la nostra guida la nostra strada che ci porterà direttamente a Lui. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Matteo pone sulla scena diversi personaggi. Gesù: è Lui, con la sua nascita, a provocare tutta la storia. E viene presentato con quattro definizioni eccezionali: Dio Salvatore, Re, Messia, Pastore di Israele. Ma tale grandezza si veste di debolezza: occorre riconoscere la presenza di Dio in un “bambino”. Alcuni sapienti venuti dall’oriente: sono i “lontani”, intellettuali in cerca di Dio. Confidando nelle loro conoscenze e nel “segno” della stella si mettono in viaggio, dimostrando con grande umiltà la loro non conoscenza; per questo non si vergognano di “domandare”. Erode viene subito presentato sulla scena come un uomo perfido, attaccato al trono, accecato dalla gelosia e dal morbo del potere. Sacerdoti e intellettuali: sanno tanto di Dio ma non l’hanno mai incontrato; lo incontreranno tante volte ma non sapranno riconoscerlo; conoscono a memoria la Bibbia, ma non sanno andare al di là dei loro interessi. Stella: compare quattro volte nel racconto, e gli unici a vederla sono i sapienti d’oriente. Essa scompare a Gerusalemme e riappare “fuori città”. Nel libro dei Numeri (24,17) leggiamo: «Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele». In Apocalisse (2,28; 22,16) Gesù è la stella: «Io, Gesù… sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino». Il Vangelo presenta tre contrasti. Gesù nasce nel piccolo villaggio (Betlemme) del pastorello Davide e non nella capitale del regno (Gerusalemme), che «restò turbata». Betlemme è nella luce, Gerusalemme vive nelle tenebre. I Magi fanno un cammino da oriente a occidente e poi dalle tenebre alla luce… Erode-sacerdoti-scribi, in contrasto con i Magi, rappresentano l’incredulità, l’indifferenza, il “sapere” che non mette in marcia la vita. I Magi rappresentano la fede come ricerca attraverso il creato e le Scritture. La fede non è un possesso esclusivo dei cristiani “praticanti”, ma un dono universale, da riconoscere e condividere senza privilegi!

PREGHIERA

Signore Gesù, dammi il coraggio di cercare e l’umiltà di saper domandare. Tu che sei luce sulla via, sii abbraccio di gioia nella vita e ogni giorno per me compagnia…


Ultima modifica di Andrea il Gio Gen 07, 2016 8:01 am, modificato 1 volta

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Gen 06, 2016 11:24 am

I re magi venuti dall'Oriente cercano il futuro re dei Giudei, Erode si fa dire esattamente dai magi dove nascerà il Bambino e loro dicono che sarà a Betlemme. Loro si avviarono seguiti dalla stella e trovatolo provarono un'immensa gioia e dopo averlo adorato gli diedero come dono: oro, incenso e mirra, dei doni che si fanno ad un futuro re. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, presero la via dei loro Paesi.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mer Gen 06, 2016 5:55 pm

I Magi, misteriosi sapienti e astrologi orientali, rappresentano i pagani di buona volontà, uomini disposti a mettersi in cammino verso Betlemme guidati da una stella. E’ bene ricordare che tutto il mondo antico leggeva negli astri i segni di eventi grandiosi, confrontandoli con le parole della Bibbia. La nascita di Gesù era stata annunciata da molti profeti (Mi 5,1) (Is60,6) (Sal 72,10-15). I doni che i Magi portano in dono a Gesù ci raccontano l’identità e il destino di Gesù: l’oro, veniva donato ad un re; egli è il Re, l’incenso, indicava doti divine e sacerdotali, mirra, l’unguento con cui si ungevano i morti, indicava l’uomo destinato a morire. Tutto questo si custodiva in un bambino. Un Bambino speciale perché sarà la Luce che illuminerà il mondo. Oggi, Gesù viene presentato al mondo: è la sua Epifania.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Gio Gen 07, 2016 8:05 am

Giovedi della settimana dopo l'Epifania

VANGELO (Mt 4,12-17.23-25)

Il regno dei cieli è vicino.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.
Parola del Signore.

OMELIA

Gesù inizia la sua missione nel mondo lanciando agli uomini un imperativo: "convertitevi". Egli vuole così anzitutto renderci coscienti della nostra situazione di peccato e poi vuole rivelarci il motivo della sua venuta e della sua presenza tra noi. Già era stato additato da Giovanni Battista come l'Agnello che toglie i peccati del mondo. Ora con la sua predicazione, con i suoi miracoli, con i reiterati gesti di misericordia, vuole convincerci che ci è possibile recedere dal male e intraprendere una via, quella della salvezza; è possibile convertirsi. Ciò che era stato promesso ai nostri padri ora finalmente si adempie: "il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata". È il peccato che ci immerge nelle tenebre, Cristo è la luce del mondo, luce dell'anima che ritrova la grazia e la gioia di vivere in Dio e di sentirsi amata. Comprendiamo allora il vero significato che Gesù vuole dare alle sue prodigiose guarigioni: la sua missione, il Regno di Dio ormai vicino, debbono significare concretamente una conversione totale dell'uomo, una vera rinascita che coinvolge tutto l'uomo nella sua realtà spirituale e fisica. L'accorrere dei malati segna l'inizio di una storia ininterrotta, di tutti coloro che, ritrovandosi malati nel corpo e nello spirito, andranno o saranno condotti da Gesù, dai suoi ministri, resi capaci di assolvere e di perdonare. L'essere risanati da lui significa aver ritrovato la vita, significa la nostra completa e reale conversione. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

In questa meditazione ci soffermiamo sul versetto che fa da cerniera fra la prima e la terza parte della nostra trilogia: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 4,17). Il kerigma di Gesù presentato da Matteo è costituito da una piramide con due pilastri fondamentali: uno sul versante di Dio e l’altro sul versante dell’uomo. Il regno di Dio è vicino riguarda l’agire di Dio. Convertitevi è la risposta dell’uomo. Il “regno” è il progetto di Dio sulla storia e questo progetto è il Vangelo, resosi ormai vicino; in greco il verbo è al perfetto, che indica un’azione passata i cui effetti perdurano nel presente. Quindi il “regno di Dio” è una vicinanza già realizzata i cui effetti si vedono nel presente, in attesa di pieno compimento. Il regno di Dio, dunque, abbraccia le tre dimensioni del tempo. Ma occorre accogliere l’imperativo convertitevi, in greco metanoèite, che significa cambiare, stravolgere la mente. È la forza di chi è consapevole che scegliere il Vangelo di Gesù significa uscire fuori da ogni compromesso, andare “oltre” ogni ragione e logica umana. Non possiamo essere cristiani con la mentalità del “mondo”. Conversione-metànoia vuol dire anche “andare oltre la mente”, non dribblando la ragione ma attraversandola, perché noi stessi siamo un mistero incomprensibile a noi, e Dio lo è infinitamente di più. Conversione-metànoia vuol dire anche “uscire di testa”, essere folli perché Dio è il folle per eccellenza, ci ama alla follia e ci ama a tal punto da darci suo Figlio. Dio ci ama mentre siamo peccatori e non aspetta certamente la nostra conversione per amarci… Egli vuole che anche noi siamo appassionati e innamorati folli di Lui e della vita. La conversione-metànoia ci fa prendere coscienza di essere profondamente amati e liberati da Dio, per essere libertà d’amore in Lui e per i fratelli. La conversione è un impegno spirituale continuo che mantiene sempre viva la tensione tra essere e cambiare. Dobbiamo, prima di tutto, essere noi il cambiamento che vogliamo vedere e provocare nel mondo!


PREGHIERA

Signore Gesù, follia d’amore per l’umanità, donami i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti, riaccendi in me la passione d’amore per essere di te irradiazione di gioia e serenità.


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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Gen 07, 2016 1:37 pm

Giovanni fu arrestato da Erode, e Gesù cominciò la sua missione lasciando il suo paese per andare a Cafarnao e cominciando da lì annunciò la conversione perchè il Regno di Dio è vicino. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e portavano a Lui persone malate nel corpo e nello spirito facendole guarire.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Gio Gen 07, 2016 3:07 pm

La missione del Battista si conclude con il suo arresto e morte per mano del tetrarca Erode. Da quel momento Gesù lascia Nazareth e si ritira a Cafarnao, ed è lì che inizia la sua missione, come aveva annunciato il profeta Isaia:… «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Cafarnao, terra di pagani, mal vista dal giudaismo ufficiale di Gerusalemme, ed è in questo sfondo che risuona il primo invito di Gesù alla conversione: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Convertirsi è cambiare vita, modo di pensare e l’invito di Gesù è sempre attuale, perché è una luce che non si spegnerà mai.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Ven Gen 08, 2016 8:15 am

Venerdi della II settimana di Natale

VANGELO (Mc 6,34-44)

Moltiplicando i pani, Gesù si manifesta profeta.

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».
E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull'erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti.
Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
Parola del Signore.

OMELIA

La fame è una delle esigenze primordiali dell'uomo e nel linguaggio biblico non significa solo il bisogno urgente del cibo quotidiano, ma di tutto ciò che occorre all'essere umano per vivere dignitosamente. Per questo i nostri progenitori erano stati posti nel giardino dell'Eden, dove trovavano tutto il necessario: la famigliarità con Dio e il cibo per nutrirsi senza fatica. Nel deserto lo stesso Dio interviene miracolosamente con la manna per sfamare il suo popolo. Gesù guarda la folla e si commuove per loro perché erano come pecore senza pastore. È significativa questa commozione: quella gente è affamata di verità, vuole e cerca un pastore, una guida sicura. La fame che attanaglia lo spirito è quella che crea maggiore sofferenza quando non è soddisfatta. Per questo il Signore si mise ad insegnare loro molte cose. Egli sa bene che la sazietà dell'anima è più importante di quella del corpo e a questa provvede per primo. Quando poi si tratta di sfamare l'appetito di tutta quella gente Gesù dà un mandato ai suoi: "Voi stessi date loro da mangiare": egli detta così una qualifica missione per la sua chiesa. La vuole operosa nella carità, attenta a tutti i bisogni dell'uomo, sempre pronta a soccorrere in tutti i modi possibili. Possiamo dire oggi che tutti coloro che si riconoscono in Cristo, sentono urgente questo mandato e questa missione da compiere. La dottrina sociale della chiesa è diventata un chiaro punto di riferimento per molti, anche per coloro che spendono le loro energie nel politico. La chiesa per conto suo non smette di mostrarsi madre e maestra anche nel settore della carità e della giustizia, nella ferma convinzione di vedere sotto le spoglie del povero e dell'indigente la persona stessa del Cristo. C'è poi una sfida aperta per i suoi ministri prediletti, i successori degli apostoli. Gesù prima di diventare egli stesso pane spezzato sollecita i suoi a diventarlo. Dice loro: voi, dovete diventare pane per gli affamati. Dovrete dare voi stessi da mangiare! (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

«Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro… e si mise a insegnare… Prese i cinque pani e i due pesci… perché li distribuissero a loro…». Nei Vangeli troviamo diversi testi, oltre al nostro, che parlano dello sguardo del cuore di Gesù, con particolare riferimento alla sequenza verbale vedere-avere compassione. Pensiamo al lebbroso (Mc 1,40-42), all’unico figlio della vedova di Nain (Lc 7,12), al samaritano (Lc 10,33), al padre del figliol prodigo (Lc 15,20). Vedere e avere compassione rivela lo sguardo del cuore capace di “vedere oltre la vista”, per scorgere i bisogni dell’altro e farsene carico. E così Gesù interviene per guarire le malattie, insegnare la verità di Dio, spezzare il pane. Vedere e avere compassione ci restituisce un cuore che ascolta, vede e prende a cuore il cuore dell’altro, povero, ammalato, smarrito, assetato di verità e di senso, affamato di affetto e accoglienza. Certo, spesso le povertà ci mettono in difficoltà, come accade agli apostoli di fronte alla grande folla affamata di verità e di pane. Rimaniamo chiusi in noi stessi, scaricando sugli altri le responsabilità. Avere compassione: il verbo greco splagghnizomai indica il “ribollire delle viscere”, il lasciarsi afferrare dalla “tenerezza” per l’altro facendo propria la sua situazione. Si tratta di un’esperienza intensa, che apre lo sguardo del cuore sul cuore dell’altro, riaccende la luce della speranza e spalanca le braccia d’accogliente amore. Perché Dio ama come solo una madre sa amare, con un amore irradiante tenerezza! «Voi stessi date loro da mangiare»: questo comando contrasta con i parametri del buon senso, della logica umana e dell’efficienza che a volte pervadono anche la Chiesa. Troppo spesso cadiamo nella logica dei calcoli umani, seguiamo la logica dell’efficienza e non troviamo tempo per i poveri. Questo significa tradire il mistero dell’Eucaristia, perché Gesù ci insegna che proprio la povertà, che i discepoli vedono come ostacolo, per Lui è lo spazio del dono, è il segno della misericordia del Signore, che vuole la fraternità e la comunione fra tutti servendosi del poco che si ha, del poco che abbiamo: cinque pani e due pesci.

PREGHIERA

Signore Gesù, fammi dono del tuo sguardo del cuore per vedere e amare come te. Dammi la gioia di essere pane di compassione e abbraccio di consolazione per quanti incontro nella vita.


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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Gen 08, 2016 9:00 am

Gesù guarda la folla che lo segue, ed ha compassione di loro tant'è che non vogliono più lasciarlo tanto è dolce la sua Parola. I discepoli però sono preoccupati perchè per stare con Lui non hanno niente da mangiare e dicono a Gesù di congedare la folla perchè possano andarsi a sfamare nei dintorni. Gesù però non manda mai via chi vuole stare con lui e dice ai suoi discepoli di sfamarli loro con quello che hanno: cinque pani e due pesci. Lui benedice questo cibo e la gente riuscì a mangiare così tanto che ne avanzò.
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