Vangelo di Gesu' - Anno C

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Dom Feb 07, 2016 2:36 pm

Con questo episodio, Luca intende mettere in risalto la figura di Pietro. Oggi viene presentata la storia di Pietro, un pescatore presso il lago di Genèsaret, destinato a diventare pescatore di uomini. Prima di essere chiamato, egli deve ascoltare la predicazione di Gesù che parla dalla barca, solo dopo avviene la sua vocazione: è, infatti sulla parola del Signore che Pietro getterà le reti. Pietro, passerà dalla sfiducia per la notte perduta, alla consapevolezza della propria situazione di peccato
(< allontanati da me, perché sono un peccatore>). Nel momento che si dichiara peccatore, sperimenta la grazia del Signore, sarà in quel momento che Gesù gli concederà la sua fiducia : < sarai pescatore di uomini>……. Lasciato tutto lo seguirono: la barca, rappresenta la futura Chiesa e nei discepoli si prolunga l’azione evangelizzatrice del Signore.
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Lunedi della V settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Lun Feb 08, 2016 8:17 am

Lunedi della V settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 6,53-56)

Quanti lo toccavano venivano salvati.

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.
Parola del Signore.

OMELIA

«Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». Questa sentenza del Signore ci indica verso chi egli indirizza di preferenza la sua missione e, paragonandosi ad un medico, dice di voler anzitutto soccorrere i malati e non i sani e, volendo mostrare visibilmente al mondo la misericordia del Padre, afferma ancora che i primi destinatari, non sono i giusti, che già hanno accolto quel dono di Dio, ma i peccatori che ne sono privi. Questo ci spiega la natura della missione di Cristo e i motivi che l'inducono a cercare, ovunque si trovino, i malati del corpo e dello spirito. Il vangelo di oggi ci fa incontrare Gesù in Galilea, nella regione dei Geraseni, disprezzata dagli abitanti di Gerusalemme; qui il Signore viene riconosciuto come colui che porta la vita e la salvezza. Con questa convinzione accorrono da lui, lo cercano dovunque, per poi condurgli gli ammalati nel corpo e nello spirito. Ecco un ruolo ed una missione che dovrebbe essere costantemente nel cuore di ogni credente: cercare Gesù e condurre a lui gli affaticati e gli oppressi di questo nostro mondo. Non basta procurare loro un buon ospedale e affidarli alle buone cure dei medici; quasi sempre alla malattia del corpo si accompagna uno stato di spossatezza dell'anima, un'infermità dello spirito, che merita la migliore attenzione. Quando riponiamo tutte le nostre speranze solo ed esclusivamente nell'apporto della medicina e delle cure esterne degli uomini, rischiamo di trascurare la parte più importante e preziosa dell'uomo, la sua anima. Capita troppo spesso di trovarci impreparati dinanzi al malato, soprattutto dinanzi al malato terminale, quando la medicina e i medici hanno smesso, perché impotenti, il loro compito, quando in tono di passiva rassegnazione sentiamo dire o diciamo a noi stessi: «Non c'è più nulla da fare». È un inganno. Quando non c'è più nulla da fare da parte dei medici e della medicina, dovrebbe iniziare un amorevole premura, che aiuti il paziente ad affrontare nel modo migliore possibile il dramma della morte. Questa è la proposta cristiana per una vera eutanasia, per una morte non dolce, ma da credenti in Cristo. Dio solo sa quanti nostri fratelli e forse anche persone a noi care, vengono lasciate nella più penosa solitudine e abbandono proprio quando avrebbero più urgente bisogno di presenze e di cristiana collaborazione. Quando si spengono in noi le umane attese abbiamo bisogno più che mai di ravvivare la speranza cristiana nei beni futuri ed eterni. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Se Gesù passasse oggi, magari a Piazza San Pietro, come fa il Papa, la maggior parte dei presenti tenterebbe probabilmente di fotografarlo e, ancor più di “farsi un selfie” insieme a Lui. Inquadrarsi, inquadrare se stessi con qualcuno di importante, fissare quel momento è il massimo a cui si aspira oggi. Non è l’esperienza in sé che conta, quanto piuttosto il poter documentare quell’esperienza. Una volta si scriveva il diario per raccogliere i momenti più salienti del giorno, o si sfogliavano le foto dei momenti significativi della propria vita. Oggi viene scattata una foto quando con questa si può aumentare la propria importanza, davanti a se stessi e soprattutto davanti agli altri. Quanto è diversa la gente che incontra Gesù! La gente va da Gesù non per scattare una foto, ma per portare da lui chi ha veramente bisogno di essere guarito. È la salvezza – fisica e spirituale – che viene cercata. E chi arriva dà la precedenza ai malati, a chi ha più bisogno. Per questi bisognosi la gente supplica che possano almeno toccare il mantello del Maestro! Quanto potremmo imparare da quella generazione di uomini e donne che ha incontrato Gesù vicino al lago, in quei giorni. Essi ci mostrano che non è l’apparenza che conta, ma la sostanza che viene cercata. Pregano non per se stessi, ma piuttosto per la salvezza dell’altro, la salvezza per il familiare, l’amico… Se vogliamo rivedere miracoli e conoscere la salvezza, dovremmo cambiare: non mettere noi stessi al primo posto – magari passando sopra a chi è più debole di noi – ma lasciando quel posto a chi ne ha bisogno. La vita di oggi sembra una brutta lotta in cui vince chi sgomita di più. Ma abbiamo dimenticato che la vittoria sarà degli ultimi? Lui, il Signore, ci ha tutti sul suo “schermo”, siamo tutti iscritti nel suo cuore. Non ci dimentica. Mettiamo anche noi sullo schermo del nostro cellulare non noi… ma il Signore, e ancora di più, mettiamo nel nostro cuore i suoi insegnamenti.

PREGHIERA

Signore, io amo la parola “io” e voglio che tutti mi vedano, mi apprezzino, mi amino… voglio essere in prima fila! Tu, invece, hai occhi per gli ultimi, i malati, quelli che non ce la fanno. Aiutami, Signore, ad oppormi alla logica di questo mondo, e a imparare da te.


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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Feb 08, 2016 8:49 am

Gesù continua la sua evangelizzazione e tutti coloro che credono in Lui vengono guariti. Per Gesù non c'è differenza tra un popolo o un altro la Sua Parola, la sua Benedizione e le sue guarigioni miracolose sono per tutti ed è per questo che la gente capisce di essere accolta da Lui e sa di venire salvata da Lui, e che il Suo Divino Amore è per tutti.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Lun Feb 08, 2016 6:00 pm

Marco, continua a presentarci Gesù nella sua attività guaritrice; la folla non rinuncia a seguirlo, la sua parola e i miracoli che operava rendeva la gente desiderosa di portare alla sua presenza i loro malati … accorrevano da tutte le parti della regione di Genèsaret. Gesù è colui che dona salvezza…
E a coloro che confidano in lui , sarà il medico che guarirà l’anima e il corpo.


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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  silvia il Mar Feb 09, 2016 2:13 am

Mi sarebbe utile non solo una spiegazione di ciò che il Vangelo dice, ma anche soprattutto che cosa dice a me, oggi, nella mia vita concreta.
Cioè, qualcosa non in terza persona ma in prima persona.
"Quanti Lo toccavano, venivano salvati".
Allora forse io non ho capito che cosa vuol dire "toccarLo", o forse non riconosco la Salvezza che Lui mi offre.
Continuo a vivere, nel buio e nel dubbio.
Sono stanca.
Non c'è pace, speranza.
Non c'è riposo: aspetto che Lui dica finalmente: va bene, basta cosi'.
Ho aperto la Bibbia: ...non ti chiedo di toglierli dal mondo ma di preservarli dal maligno.
Che cosa vuoi, Signore?
Che io resti ancora qui, ma fino a quando?

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Martedi della V settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mar Feb 09, 2016 8:00 am

Martedi della V settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 7,1-13)

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini". Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: "Onora tuo padre e tua madre", e: "Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte". Voi invece dite: "Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio", non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».
Parola del Signore.

OMELIA

Ancora una volta scribi e farisei, in veste di critici osservatori del Cristo e dei suoi discepoli, si riuniscono intorno a Gesù. Essi non sono guidati dal desiderio di ascoltare la Parola di verità che esce dalla Sua bocca, come facevano folle numerose con docilità ed attenzione, ma cercano ogni volta, con meschina scaltrezza, di coglierlo in fallo per poi poterlo accusare. Sicuramente è la gelosia a smuoverli: le persone umili e semplici rimangono affascinate da quanto Gesù va annunciando, sono piene di meraviglia per le opere prodigiose che egli compie, la sua fama si sta diffondendo ovunque. La loro autorità invece viene messa fortemente in crisi, si sentono accusati di ipocrisia ed essi, che impongono pesi insopportabili agli altri, ma che loro neanche osano toccare con un dito, non tollerano l'invadenza del Cristo. Ecco i motivi delle loro trame e dei loro cavilli giuridici con cui tentano di screditare il Signore. Si preoccupano del fatto che i suoi discepoli non si attengano alle prescrizioni della legge e violano così la tradizione non lavandosi le mani prima di prendere cibo. L'accusa si ritorce contro di loro, perché in nome della tradizione hanno fissato la loro attenzione ad atti esteriori e non essenziali ai fini di una autentica religiosità, trascurando invece l'osservanza di precetti divini di primaria importanza: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto - dice loro il Signore -: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». Viene così definito chiaramente il peccato degli scribi e dei farisei: le tradizioni proposte dagli uomini prevalgono sui comandamenti scanditi da Dio. Può accadere anche ai nostri giorni. Il fariseismo trova ancora proseliti specialmente tra coloro che concepiscono la religiosità come folklore o fatto solo culturale e cercano se stessi manipolando la parola di Dio. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

È risaputo che seguire delle regole, avere delle abitudini, attenersi ad una routine, può servire a dare una struttura alla nostra giornata e anche alla nostra vita di fede. Ci dà anche una certa sicurezza, una stabilità che forse altrimenti non avremmo. Perché, allora, i discepoli di Gesù non seguono i rituali ebraici? Gesù ha notato che alcuni suoi contemporanei avevano molti rituali quotidiani che seguivano assiduamente, ma così facendo si allontanavano dai precetti di Dio. Esaminiamo le nostre abitudini. Forse anche noi seguiamo una routine e ci dimentichiamo del Signore? Forse possiamo fare un esame di coscienza, pensando al primo comandamento dell’amore, quello che ci chiede di amare Dio sopra ogni cosa. Abbiamo dei rituali con cui esprimiamo questo amore per il Signore: la Messa domenicale, la preghiera quotidiana, il Rosario, la meditazione sulla Parola. Ci sentiamo “bravi” e “a posto” perché il nostro dovere di recitare le preghiere e leggere la meditazione lo abbiamo compiuto. Dio ci ama e ci chiede di rispondergli con il nostro povero amore. Chiediamoci, per esempio: la lettura di queste righe ci aiuta ad amare sempre più il Signore, o è diventata una consuetudine, che adempiamo per sentirci bene di fronte a Dio? Se è l’abitudine in sé che ci fa star bene, allora disfiamoci di questo rituale! Perché stiamo sbagliando totalmente strada. È il nostro rapporto con il Signore che conta. Non quanto tempo trascorriamo davanti a un libretto che parla di Lui, o recitando preghiere solo con la nostra bocca e non con il cuore e la mente. È la consapevolezza del dono gratuito che lui ci fa amandoci, non la consapevolezza di aver compiuto un dovere e il “darci una pacca sulla spalla”, che ci fa rispondere in modo corretto al Signore. Abbandoniamo, quindi, ogni pratica che ci allontana dal Signore, anche se è tanto pia e consigliata. Sostituiamola con ogni cosa che ci avvicini a Cristo in modo vero. Ognuno nel suo cuore sa come può dimostrare a se stesso e al Signore il suo amore autentico e genuino.

PREGHIERA

Signore, ti chiedo scusa. Ho preferito sentirmi bene, giusto, bravo, ho preferito autogiustificarmi, che farmi amare da te con tutti i miei limiti. Misericordia, Signore!

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Feb 09, 2016 12:11 pm

Il popolo seguiva gli insegnamenti dei farisei lavandosi le mani prima di toccare qualsiasi cosa, mentre Gesù e i suoi discepoli non lo facevano e naturalmente ai farisei questa mancanza di rispetto alla Legge di Dio, che loro credevano di osservare, dava loro fastidio e lo fanno notare a Gesù. Lui risponde che li considera degli ipocriti, perchè con queste inezie credono di servire Dio invece servono solo la loro completa mancanza di amore per Dio e per la vera Legge, che dice di onorare Dio con i fatti e non con le parole.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Mer Feb 10, 2016 8:20 am

Mercoledi delle Ceneri

VANGELO (Mt 6,1-6.16-18)

Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà".

Parola del Signore.

OMELIA

Incomincia oggi il cammino di Quaresima. Un tempo favorevole, propizio che dura quaranta giorni. La sua mèta è la Pasqua: un memoriale che rinnova la grazia della passione e della morte del Signore. E' un tempo di penitenza, che vuole dire conversione e combattimento contro lo spirito del male. E' anche un tempo che invita a ritornare al Signore con tutto il cuore, con digiuni e preghiere. Ecco, il tempo della salvezza, ovvero della riconciliazione con Dio, è giunto. Il Vangelo odierno ci indica quale deve essere il nostro atteggiamento e insiste sulla rettitudine interiore, dandoci anche il mezzo per crescere in questa purificazione di intenzioni: l'intimità con il Padre. Il Vangelo è davvero bellissimo e dovremmo leggerlo spesso perché ci dice anche qual'era l'orientamento stesso del Signore Gesù, che "non faceva niente per essere ammirato dagli uomini ma viveva nell'intimità del Padre suo. L'evangelista Matteo ci presenta tre esempi: dell'elemosina, della preghiera, del digiuno e mette in evidenzia in tutti e tre una tentazione comune, direi normale. Quando facciamo qualcosa di bene, subito nasce in noi il desiderio di essere stimati per questa buona azione, di essere ammirati: di avere cioè la ricompensa, una ricompensa falsa però perché è la gloria umana, la nostra soddisfazione, il nostro piacere. E questo ci rinchiude in noi stessi, mentre contemporaneamente ci porta fuori di noi, perché viviamo proiettati verso quello che gli altri pensano di noi, lodano, ammìrano in noi. Il Signore ci chiede di fare il bene perché è Bene e perché Dio è Dio e ci dà anche il modo per vivere così: vivere in rapporto col Padre. Per fare il bene noi abbiamo bisogno di vivere nell'amore di qualcuno. Se viviamo nell'amore del Padre, nel segreto, con il Padre, il bene lo faremo in modo perfetto. Il nostro atteggiamento in questa Quaresima sia dunque di vivere nel segreto, dove solo il Padre ci vede, ci ama, ci aspetta. Certo, le cose esteriori sono importanti ma dobbiamo sempre sceglierle e vivere alla presenza di Dio. Se possiamo fare poco, facciamo nella preghiera, nella mortificazione, nella carità fraterna quel poco che possiamo fare, umilmente, sinceramente davanti a Dio; così saremo degni della ricompensa che il Signore Gesù ci ha promesso da parte del Padre suo e Padre nostro. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Una scena purtroppo non così rara: i bambini che ricevono la Prima Comunione fermi, con lo sguardo che cerca il parente incaricato di fare la foto. Solo quando lo vedono si avvicinano al sacerdote, che porge loro l’Ostia consacrata. E ancora, mentre la ricevono, il loro sguardo è rivolto verso il fotografo. I bambini sono l’espressione di quanto succede nelle nostre famiglie, nella nostra società dell’apparire: conta solo ciò che possiamo filmare o fotografare e di cui poi possiamo vantarci. Anzi, ci sono non pochi giovani che rischiano la loro vita, solo per apparire in un video. L’appello di Gesù è in controtendenza. L’elemosina – parola che in greco deriva da “misericordia” – la preghiera e il digiuno siano fatti in segreto. Chi invece pensa di “pubblicare” il suo fare, riceve il premio, l’ammirazione, già in questo mondo, non ne riceverà nel mondo futuro. È quindi l’atteggiamento interiore che conta. Fare qualcosa non per il video o la foto, ma per il Cielo. Gesù non ci chiede di non sperare di essere contraccambiati: il Vangelo spesso parla di ricompensa. Ci chiede solo di attendere che il riconoscimento venga al momento opportuno e dalla Persona giusta. Non ci possiamo prendere né il denaro, ma neppure attenzione e ammirazione prima del tempo, e non possiamo procurarci tutto ciò da soli: è il Datore di ogni bene, di ogni grazia che ci vuole ripagare in prima persona. Chi, in un’azienda, si prenderebbe gli incassi la sera, invece che aspettare la retribuzione e le lodi del proprietario dell’azienda l’indomani? Non rischiamo, per poco tempo e per una soddisfazione effimera, di perdere l’incontro più importante della nostra vita! Allora, il nostro fare, la nostra misericordia verso gli altri, la nostra preghiera e i nostri digiuni a fini religiosi (non per mantenere la linea!), saranno graditi al Signore.

PREGHIERA

Signore, noi diciamo: “meglio un uovo oggi che una gallina domani”. Tu invece ci dici che ci attende un banchetto paradisiaco, se solo oggi riusciamo a resistere alla tentazione di un premio immediato. Dacci, ti prego, la grazia di vincere la brama di avere e di essere in questo mondo, confidando in te e nel premio che tu ci doni.


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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Feb 10, 2016 8:27 am

Gesù dice che quando si fa l'elemosina a qualcuno, quando si prega o quando si digiuna non bisogna farsi vedere dagli altri per farsi compatire o lodare, agli occhi di Dio è ipocrisia, e il Signore loda chi fa queste cose ma con discrezione e amore solo così si è lodati da Dio Padre perchè ama chi fa queste cose con il cuore. Vale più essere lodati da Dio che dagli uomini.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mer Feb 10, 2016 3:50 pm

Oggi, inizia la quaresima, un cammino di quaranta giorni che ci porterà a vivere la Santa Pasqua. La parola Pasqua ha un significato “passaggio”che tradotto nella vita ci deve far riflettere e vivere in modo significativo questi quaranta giorni. Gesù, ripropone in questo brano di Matteo i tre pilastri della fede di Israele, elemosina, preghiera, digiuno. Possono sembrare difficili da realizzare, ma se in questo tempo di quaresima, ci sforziamo a viverle, allora la Pasqua brillerà nel suo pieno significato e Gesù non sarà morto invano,perché avrà vinto la morte con la sua Risurrezione.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  silvia il Mer Feb 10, 2016 6:54 pm

Giovanna Maria ha scritto:Gesù dice che quando si fa l'elemosina a qualcuno, quando si prega o quando si digiuna non bisogna farsi vedere dagli altri per farsi compatire o lodare, agli occhi di Dio è ipocrisia, e il Signore loda chi fa queste cose ma con discrezione e amore solo così si è lodati da Dio Padre perchè ama chi fa queste cose con il cuore. Vale più essere lodati da Dio che dagli uomini.
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E noi, che cosa facciamo?
Io faccio fatica anche solo a dare un Euro a quel disgraziato che sta all'uscita del market dove faccio la spesa: mi dispiace di non potergli dare di più, e non credo che Dio possa lodarmi per questo.
Quando riesco ad andare in Chiesa, ci vado con desiderio e spesso con timore: devo sostenere mio marito che non ce la fa a camminare da solo, devo restare non lontano dall'uscita perchè spesso devo uscire per rispondere a un figlio che mi può chiamare in qualsiasi momento...vorrei fermarmi con Lui, il Signore. Spero che Lui capisca e abbia misericordia!
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Feb 10, 2016 9:10 pm

Il Signore è misericordioso e perdona tutto, però è sempre bene ricordarsi che il nostro prossimo è dappertutto, anche e soprattutto nelle persone che ci sono vicine...
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Gio Feb 11, 2016 8:02 am

Gioverdi  della VI settimana del tempo Ordinario

VANGELO (Lc 9,22-25)

Chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell'uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».
Parola del Signore.

OMELIA

L'apostolo Pietro, alla domanda di Gesù «voi chi dite che io sia» ha risposto, illuminato dallo Spirito, «il Cristo di Dio». Proprio da questa certezza e dai fatti che ogni giorno cadevano sotto gli occhi di tutti, aveva tratto l'idea, che il suo Maestro dovesse godere di una specie di invulnerabilità. È quindi facilmente immaginabile il suo sgomento, la profonda delusione nel sentir dire dalla sua bocca che dovrà molto soffrire, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, essere messo a morte e risorgere il terzo giorno. È indubbiamente un messaggio paradossale. Cominciano ad apparire in tutta la loro drammaticità da una parte la passione di Cristo e dall'altra lo scandalo per l'incapacità di comprendere l'arcano disegno divino. Dobbiamo ammettere che senza il dono della fede, il pensiero umano non può mai e poi mai giungere a condividere, secondo la migliore logica, questo progetto, pensato e voluto da Dio stesso. Un progetto che totalmente ci coinvolge, perché lo stesso Cristo, rivolgendosi a tutti coloro che vogliono e vorranno seguirlo, aggiunge: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua». Quindi, senza mezzi termini ci viene detto che non solo il Figlio di Dio dovrà portare la croce, ma sarà il retaggio di tutti gli uomini. Per nostra fortuna ora sappiamo, nella certezza della fede, dove quella sequela ci conduce. Siamo certi che la nostra non è una atroce ed assurda condanna, ma la via segnata dal divino Redentore, per giungere alla pienezza della vita nella gioia della risurrezione. In questo contesto non ci appare più tanto strana la solenne affermazione con cui si conclude il vangelo odierno: «Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?». Vengono messi in gioco i grandi e definitivi valori della vita e, nel contempo ci vengono offerti i criteri migliori per operare la scelte migliori alla luce della divina sapienza. Guadagnare la vita significa allora avere il coraggio di perderla in questo mondo, di accettare tanti apparenti sconfitte, fino a quella della morte, pur di conservare il valore supremo della risurrezione e della beatitudine eterna. Questa è la grande rivoluzione che Cristo ha portato nel nostro mondo. Egli è venuto a stravolgere la nostra povera ed inquinata logica umana, per far irrompere il suo spirito nuovo e la vera sapienza. L'immortalità e la pienezza della felicità solo per questa via possiamo raggiungerla e Cristo si è fatto nostro garante affinché nessuno manchi l'obbiettivo e nessuno si perda. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Nella vita di ogni uomo e donna, prima o poi, si affaccia una “croce”, grande o piccola. C’è chi porta una croce che riguarda la salute, chi ha subito delle perdite, chi delle delusioni. E indubbiamente ognuno di noi vive queste “croci” in modo diverso. Ma vivere la propria in modo cristiano, cosa significa? Gesù dice di rinnegare se stessi e prendere la propria croce e seguirlo. Tentiamo di esplicitare queste indicazioni: “smettila di vedere solo te stesso, ma prendi ciò che ti fa male, e cammina nella mia scia”. Una “croce” da prendere, da accettare, da abbracciare per poter andare oltre, andare avanti, muoversi. Perché c’è un percorso da fare, una via da percorrere. Essa è già stata percorsa, ogni tappa, ogni istante, da Qualcuno che lo ha fatto per noi. La via è tracciata, si tratta solo di seguire quelle orme, ben visibili. Come fare? Come rinnegare se stessi? Cercando di guardare al di là noi stessi: al di là della porta della nostra stanza d’ospedale, dentro a quella vicina c’è qualcuno soffre come o peggio di noi e ha bisogno di consolazione e conforto. Al di là della nostra tristezza per la perdita di chi ci era caro, ringraziando per il dono che abbiamo avuto godendo della sua presenza e per tutto quello che ci resta, che è sempre tanto. Fondando la nostra fede – un’altra parola per fiducia – non negli uomini, ma in Gesù, che non delude mai. E poi diciamo “sì” e andiamo. Lui ha già percorso quella strada. È stato condannato, ingiustamente, è stato umiliato in ogni modo, è stato deriso, è stato percosso, è stato torturato. Ha visto i suoi amici fuggire e ha visto il pianto straziante delle donne. Ha visto sua madre seguirlo, la pena di chi lo amava veramente. Egli ci accompagna, ci sostiene, ci aiuta ogni volta che inciampiamo, che siamo distrutti, che non ce la facciamo più. La meta è al di là del Gòlgota, la meta è la vita. Vi ha accesso chi si unisce al Figlio, anche e soprattutto nella Croce.

PREGHIERA

Signore, sto qui con la mia croce. Potrei fermarmi qui. Aspettare che il tempo passi. Che questa vita ingiusta, dura, insopportabile passi. Ma tu mi dici di seguirti. Di dare senso a ciò che apparentemente non ne ha: la mia croce. Di seguirti, di unire il mio dolore al tuo, la mia sofferenza alla tua, la mia croce alla tua. Così essa diventa il simbolo della salvezza, anche della mia salvezza. Sorreggimi, Gesù, aiutami, ti voglio seguire.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Feb 11, 2016 9:31 am

Gesù dice che soffrirà molto a causa degli uomini che si credono saggi, ma che il terzo giorno resusciterà, e rivolto a tutti dice che chi vuole seguirlo, deve prendere esempio da Lui che accetterà ogni tipo di tormento per salvare gli uomini dal peccato, e che chi vuole salvare la sua vita terrena la perderà ma chi invece perderà la sua vita nel Nome Suo la salverà per una vita più bella: la vita eterna. Poi dice che non si ha nessun vantaggio se uno conquista il mondo intero se poi perde o rovina se stesso.
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Venerdi della VI serrimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Ven Feb 12, 2016 8:29 am

Venerdi della VI serrimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mt 9,14-15)

Quando lo sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Parola del Signore.

OMELIA

Il digiuno è una pratica religiosa antica, che con scopi e modalità diverse, tende sempre a mortificare i sensi dell'uomo per affinare lo spirito e renderlo più pronto ad immergersi nel soprannaturale. Lo praticavano anche i discepoli di Giovanni Battista e dei farisei. Non facevano altrettanto quelli di Cristo e ciò suscita ancora una volta le critiche dei soliti nemici di Cristo, sempre pronti a spiare ogni eventuale irregolarità secondo il loro ottuso metro di giudizio. Sono però gli stessi discepoli di Giovanni a porre l'interrogativo: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». È illuminante la risposta di Gesù: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno». Gesù è lo sposo, egli, con la sua venuta tra noi, ha celebrato le nozze solenni con la nostra umanità incarnandosi e divenendo uno di noi. Egli è l'Emmanuele, il Dio-con-noi. Non ci può essere motivo di gioia più grande, perché in quelle nozze è già racchiusa la nostra redenzione, il nostro festoso ritorno alla casa paterna, l'abbraccio affettuoso del Padre celeste al figlio ritrovato. È vero che il culmine della festa avverrà in un mattino radioso di Pasqua con la gloriosa risurrezione di Cristo, ma è lecito dire che già la sua nascita e la sua presenza tra noi ci autorizzano a gioire ed esultare. Lo fanno anche gli angeli di Dio alla sua nascita, intonando l'inno del Gloria. Con due esempi illuminanti lo stesso Signore ci fa comprendere il totale rinnovamento che egli sta operando a nostro favore. In lui si sta realizzando, quasi alla lettera, una profezia antica, proferita da Isaia: «Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre che copriva tutte le genti. Eliminerà la morte per sempre; il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto; la condizione disonorevole del suo popolo farà scomparire da tutto il paese, poiché il Signore ha parlato». Quando poi lo sposo ci sarà tolto per la violenza della crudele passione e morte e a causa del peccato, allora sì, avremo giorni e motivi di lutto, di pianto e di digiuno. È il digiuno che ancora la chiesa ci propone quando l'attesa dello sposo ci pone in atteggiamento penitenziale e di interiore rinnovamento. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Molte volte Gesù parla del Regno di Dio come di un banchetto. Qualcuno potrebbe essere indotto a pensare che in cielo staremo sempre a tavola! E anche il Regno, quando inizia con la presenza di Gesù tra i suoi in Galilea, deve essere simile a quel banchetto celeste. Molte scene del Vangelo, infatti, si svolgono “a tavola”. Non da ultimo la presenza del Signore tra noi è da Lui garantita nel sacramento dell’Eucaristia. È chiaro che a questo punto la domanda sul digiuno deve essere vista da un’angolatura diversa. La presenza di Dio comporta gioia, stare a tavola con Lui dev’essere un’immagine di ciò che sarà il colmo della nostra felicità. In quell’occasione, sembra logico che il digiuno non vada bene. Però, ci sono anche i giorni precedenti a quella grande festa. Giorni in cui noi, per rientrare nel vestito, ci mettiamo a digiunare, per essere più belle corriamo dal parrucchiere e dall’estetista, e ci teniamo in forma per essere “al meglio”. Che strano: facciamo tanto per una festa “terrena”, ma per quella “celeste” che intendiamo fare? Magari qualche digiuno ad hoc, rinunciando alla tv e ai videogiochi per eliminare ciò che appesantisce nella vita di fede? E disintossicarci un po’, magari con una buona confessione, che pure fa bene alla fede? Rimetterci in sesto un po’ con l’aiuto di una preghiera più intensa e “sentita”, o di una lettura spirituale che ci aiuta a riflettere? E finalmente, non vorremmo certo portare il nostro coniuge e i nostri figli senza prepararli bene al banchetto celeste: aiutiamoli a scegliere il vestito più bello, a “indossare Cristo”; proponiamo loro di fare insieme qualche cosa in vista della grande festa. È lì che incontreremmo il Signore che, ricordiamo, è già con noi e ci aiuta in ogni passo della preparazione che vorremmo fare in questa quaresima.

PREGHIERA

Signore, ti ricordi quanto ci ho messo per entrare in quel vestito per l’ultimo matrimonio? E quanto ho faticato per scendere un po’ di peso? Mi aiuti, per favore, a togliere tutto quello che è brutto nella mia anima e a farmi bella per te? Vorrei arrivare pronta al banchetto celeste.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Feb 12, 2016 8:50 am

I discepoli di Giovanni il Battista, che è stato il Precursore di Gesù gli chiedono perchè proprio Lui che è stato annunciato da Giovanni, non digiuna insieme ai suoi discepoli. Gesù risponde che fino a quando ci sarà Lui, lo Sposo, insieme a loro non digiuneranno ma quando Lui non ci sarà più allora digiuneranno. Gesù dice questo non per mancanza di rispetto verso Giovanni, ma perchè la sua missione viene prima di tutto e i suoi discepoli ne saranno la continuazione.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Ven Feb 12, 2016 11:25 am

I discepoli del Battista pongono una domanda relativa al digiuno, che loro stessi praticavano, è l’occasione per Gesù di sottolineare la gioia della presenza del Messia e la novità del Vangelo, perché essendo Lui lo Sposo non possono essere tristi ne digiunare, annunciando che per tale pratica ci saranno momenti in cui lo Sposo verrà a mancare, allora saranno liberi di digiunare in attesa di partecipare a quel banchetto ceste dove la gioia sarà senza fine.
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Sabato dopo le Ceneri della VI settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Feb 13, 2016 8:26 am

Sabato dopo le Ceneri della VI settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 5,27-32)

Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C'era una folla numerosa di pubblicani e d'altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Parola del Signore.

OMELIA

Non si può digiunare quando lo sposo è con noi, abbiamo sentito ieri. La sua presenza, il suo intervento nella vita di Levi, un pubblicano disprezzato da tutti, ha significato la sua conversione. Il banchetto organizzato per il Signore nella sua casa è un momento di festa e di doverosa gratitudine. Gesù è intervenuto come medico a sanare una vita e s'intravede già in tutto ciò un preannuncio della Pasqua, un annuncio del suo sacrificio sulla croce e contemporaneamente la gioia della risurrezione dal peccato per un povero pubblicano. Levi è un vero risorto, perché strappato dalla schiavitù del peccato e rinato a vita nuova. Vengono così infrante le barriere che i scribi e i farisei, chiusi nel loro falso puritanismo, avevano eretto verso il mondo degli impuri e dei peccatori. Gesù invece viene a convincerci che la sua missione privilegia proprio i malati e i peccatori, tutti noi che in questo periodo di confronto e di conversione veniamo a scoprire, con più evidenza, le nostre umane debolezze, che ci abbatterebbero se la speranza della redenzione e del perdono si spegnesse in noi. Ci convinciamo ulteriormente che, pur venendo dalla triste esperienza del peccato, stiamo per sperimentare ancora in noi i frutti della redenzione e vediamo ravvivata la fede, la certezza di una vita nuova in Cristo. Possiamo già approntare i primi preparativi per il banchetto e per le festa, ci separano solo quaranta giorni dalla Pasqua. Anche in padre misericordioso, al ritorno del figlio perduto, gli corse incontro, lo baciò e, dopo averlo rivestito degli abiti migliori, fece preparare per lui un grande banchetto. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


L’atteggiamento di Gesù, a pensarci bene, disturba un po’ anche a noi: egli non sceglie le “brave persone”, ma i peccatori. Egli, dunque, non verrebbe da noi, che facciamo di tutto per seguirlo, ma dal nostro vicino che si sta godendo la vita, senza curarsi troppo del Regno dei Cieli. Ci fa irritare, soprattutto quando pensiamo ai grandi sforzi che abbiamo compiuto, e ci sembra un messaggio non corretto, quello del Signore. Ci sentiamo tanto, tanto bravi! Pensiamo che basti andare a Messa e svolgere qualche attività in parrocchia, magari recitare qualche preghiera in più, per surclassare gli altri, che – così crediamo – hanno meno fede di noi. Con questo orgoglio, con questa auto-giustizia che pratichiamo, di Gesù, in verità, non abbiamo alcun bisogno. Ecco perché non può venire da noi: siamo noi che non abbiamo bisogno di lui. O invece sì? Davanti al Signore, almeno davanti a lui, togliamoci quella maschera di “cristiani realizzati”. Iniziamo a ringraziare il Signore per i doni che ci ha dato: ci ha fatti cristiani, ci dona tempo e forze per andare a Messa, e per tante altre cose, per le quali troppo raramente ci ricordiamo di dire grazie. E poi, possiamo forse iniziare anche a svelare le nostre debolezze: gli impegni in parrocchia ci annoiano, ci sentiamo poco apprezzati, a Messa andiamo solo per dovere. La maschera di “cristiani realizzati” la mettiamo per non svelare il vuoto che abbiamo dentro: la sensazione che nulla di quello che facciamo vada bene, il desiderio di avere un ruolo più rilevante, oppure la fuga per non affrontare i problemi che abbiamo in famiglia. E alla fine arriveremo al punto in cui sono, già da tempo, coloro che Gesù accoglie: i peccatori e i pubblicani, che quella maschera non l’hanno mai indossata e quindi sono subito pronti ad accogliere Gesù. Uniamoci a loro con i nostri peccati, sentendoci giustamente peccatori anche noi, e saremo sicuri che il Signore ci aiuterà a convertirci, a seguirlo.

]PREGHIERA


Ci sono anch’io, Signore, tra quei peccatori… Sono qui, seduto tra i pubblicani, le prostitute, i lebbrosi, tra tutti quelli che la società ha escluso. Sono seduto qui perché ho riconosciuto che io non sono meglio di loro, e che, proprio come loro, anch’io ho veramente bisogno del tuo aiuto.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Feb 13, 2016 9:13 am

L'incontro con Gesù cambia la vita di ogni persona specialmente se sono peccatori. Levi era un pubblicano, e i pubblicani venivano considerati peccatori perchè si diceva che sfruttavano la povera gente con la scusa della tasse a Roma. Ma quando incontra Gesù e gli dice: "Seguimi!", lui lascia tutto e segue Gesù perchè ha capito che tutta la sua vita è stato un errore ed ora potrà rimediare. Poi Levi gli organizza un banchetto dove c'erano pubblicani come a Levi, e i farisei con i loro scribi che non conoscono il significato della parola: misericordia, criticano Gesù perchè mangia con i peccatori, e Gesù risponde che non sono i sani che hanno bisogno del medico ma i malati e Lui è venuto soprattutto per redimere i peccatori.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Sab Feb 13, 2016 2:25 pm

Molto tempo fa, un ragazzino che frequentava il catechismo per la prima comunione, alla lettura di questo brano pose una domanda:” perché Gesù ama più i peccatori rispetto a quelli che fanno la sua volontà?” Non gli tornava che Gesù fosse venuto per loro in particolare ……. Gesù è venuto per la salvezza di tutti gli uomini, quelli che fanno la sua volontà sono i figli cari al suo cuore, ma ci sono tanti che sono nel peccato, ed è per questi che Gesù deve ricondurli sulla retta via e salvarli….. Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».
Anche Levi, (Matteo) era uno di quelli per cui Gesù era stato inviato dal Padre; convertirsi, vuol dire cambiare vita, così è capitato a Matteo, Gesù lo chiamò, e lasciato tutto lo seguì.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Dom Feb 14, 2016 8:02 am

Domenica della I settimana di Quaresima

VANGELO (Lc 4,1-13)

Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano; e anche: Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Parola del Signore.

OMELIA

All'inizio della sua missione pubblica Gesù è tentato dal diavolo, ma egli pregando e digiunando nel deserto per quaranta giorni riesce a resistergli. L'episodio di Gesù, pieno di Spirito Santo, evidenzia la sua opera messianica di vera salvezza, salvezza non legata a prospettive terrene.
Nel brano, però, leggiamo un insegnamento universale che va oltre i confini del tempo. E' il messaggio particolare che la Chiesa ci vuol offrire, in questa prima domenica di quaresima. Tutti noi siamo sempre e continuamente tentati dalle attrattive di questo mondo e dagli ideali che, poi risultano essere non conformi alla nostra reale natura umana. L'appagamento di desideri volubili, non fa altro che sminuire la nostra vera dignità di esseri umani. Dove poniamo il fine della nostra esistenza? Nelle cose materiali? Nel Potere? Nei nostri desideri carnali? In questo caso le tentazioni produrranno in noi effetti devastanti di cui ci pentiremo subito. La conversione alla quale c'invita la Chiesa in questo periodo di quaresima deve farci riflettere sui nostri fini ultimi.
I beni materiali sono da considerare, allora strumenti per fini non solo terreni. Le responsabilità che la vita ci affiderà saranno manifestazione di un servizio di carità verso gli altri. I nostri desideri intimi poi devono essere sempre rispondenti alle nostre reali esigenze umane e da verificare anche nei nostri rapporti interpersonali con il rispetto della dignità altrui. Sappiamo sfruttare, quindi questo periodo di conversione con la preghiera e la mortificazione. Nel doveroso impegno dei nostri impegni familiari e civili cerchiamo di trovare il giusto clima allontanando per un attimo tutto quello che ci può distrarre dalle cose divine. Quello che potrà sembrare un periodo di penitenza potrà essere invece una vera scoperta di valori autenticamente cristiani ed umani, attenti ai bisogni nostri ed altrui da praticare nella carità. Piccole rinunce porteranno, quindi, immensi doni e benefici! (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE

Quasi tutti abbiamo già preso l’aereo. Al decollo, ma ancora più all’atterraggio, abbiamo potuto ammirare, con il tempo sufficientemente buono, tutte quelle casette, le stradine, le macchinine che si muovevano sotto di noi. Dall’alto sembra un mondo magico, innocente, dove tutto funziona come nei plastici in cui si muovono i trenini. Proviamo anche una sorta di distacco: quel mondo “là sotto” è così lontano da noi, così irreale, che fa sorridere ed è un piacere vederlo così, dall’alto. Questa deve essere stata la prospettiva delle divinità dei greci antichi, che dall’Olimpo osservavano gli uomini sulla terra, quasi dei burattini, e a proprio piacimento, intervenivano per rendere lo spettacolo più divertente per loro. Il Dio vero non ha agito così! Egli si è fatto uomo e ha condiviso la nostra condizione umana, così “adorabile” vista dall’alto quanto terribile quando la si vive standoci in mezzo. Malattie, guerre, carestie, menzogne, tradimenti, gelosie… si vedono solo quando si “atterra”. Il diavolo propone a Gesù tutti i regni della terra – visti dall’alto – a condizione che Gesù lo adori. Sarebbe una via facile, potremmo pensare. Una soluzione “dall’alto” e d’altronde poco sofferta, se pensiamo quanto succederà sulla croce. Ma Gesù risponde: “No”. La Quaresima non è il periodo in cui fare propositi facili, “dall’alto”. Immergiamoci nel nostro cuore, vediamo quello che capita nel mondo in cui viviamo quotidianamente. E cerchiamo quello che deve essere redento in noi. La Quaresima è il periodo in cui cambiare qualcosa “da dentro”. Anche se fosse un piccolo vizio, un atteggiamento sbagliato, qualcosa che sappiamo solo noi. E se qualcuno ci tenta, raccontandoci che potremmo avere tutto facilmente, diffidiamo. Se il Signore stesso si è dovuto abbassare tanto, se è dovuto finire in croce per noi, vuole dire che le vie semplici per liberarci dal male non esistono!

PREGHIERA

Signore, la tentazione della soluzione facile è sempre lì, dietro l’angolo. Anche durante questa Quaresima la tentazione di non cambiare “da dentro”, ma di rinunciare al massimo a qualcosa di esteriore, è tanta. Tu che conosci la mia condizione, il mio cuore, stammi vicino e aiutami a cambiare veramente.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Dom Feb 14, 2016 10:33 am

Gesù dopo il Battesimo di Giovanni guidato dallo Spirito Santo va nel deserto, e dopo quaranta giorni di digiuno venne tentato dal demonio. Questi prima lo tentò sulla cosa più ovvia: la fame, e dice di far diventare una pietra una forma di pane ma Gesù rispose che non di solo pane vivrà l'uomo da di ogni Parola di Dio. Poi il demonio passa al potere e dice che se vuole diventare famoso come Messia dovrà avere potere e ricchezza e se si prostrerà davanti a lui le avrà, ma Gesù risponde che solo al Padre suo bisogna dare culto. Infine il demonio lo porta sulla cima più alta del tempio di Gerusalemme, dove vi sono le persone più importanti della Giudea e gli dice di buttarsi dalla cima affinchè gli angeli lo sosterranno e così la gente si convincerà che Lui è il Figlio di Dio. Gesù alla fine risponde di non tentare il Signore Dio, a questo punto il demonio si allontanò da Lui per ritornare nel momento più importante: il giardino del Getsemani.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Dom Feb 14, 2016 5:21 pm

Nell’episodio delle tentazioni che Luca ci racconta, emerge la docilità di Gesù allo Spirito. Le tentazioni nel deserto sono la conferma che veramente Gesù è il Figlio di Dio, mosso dallo Spirito. Luca, vuole anche sottolineare; che essere figli di Dio e aver ricevuto il dono dello Spirito non garantiscono l’esenzione dalla tentazione. Lo Spirito non abbandona Gesù, rimane sempre al suo fianco, lo sostiene in quelle che sono le prove che Gesù viene sottoposto, ma si noti che la vittoria di Gesù non è definitiva, lo scontro finale con satana è rimandato a quell'ora che metterà Gesù alla prova più difficile: la croce. ….. Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
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Lunedi della I settimana di Quaresima

Messaggio  Andrea il Lun Feb 15, 2016 8:15 am

Lunedi della I settimana di Quaresima

VANGELO (Mt 25,31-46)

Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria.
Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi".
Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?".
E il re risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me".
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato".
Anch'essi allora risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?". Allora egli risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me". E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Parola del Signore.

OMELIA

C'è un momento finale dinanzi al quale il Signore anticipatamente ci pone, che da soli non avremmo potuto mai prevedere o immaginare. Ci trasferisce in un'altra dimensione, quando il Figlio dell'uomo, Cristo Signore, ci si porrà dinanzi come giusto giudice di tutte le genti. Egli vuole anzitutto raccogliere i frutti della redenzione e dare il meritato premio a coloro che gli sono rimasti fedeli, chiama infatti i suoi «Benedetti dal Padre». C'è una inevitabile selezione tra capri e pecore; l'individuazione avviene in base ad un esame sull'amore che abbiamo espresso nei confronti di Cristo o sul rifiuto della sua persona. È interessante costatare come la persona del Cristo s'identifichi con le estreme debolezze degli uomini: tutti noi sin da bambini siamo stati educati alla fede orientata verso l'eucaristia. Sin dalla prima comunione abbiamo fermamente creduto che Gesù si nasconda in un ostia consacrata, la via che egli stesso ha scelto per donarsi totalmente a noi. Non altrettanto è avvenuto nei confronti del Cristo nascosto nell'affamato, nell'assetato, nel forestiero, nell'ignudo, nel malato e nel carcerato. Eppure proprio su questa fede e su questo amore saremmo giudicati e per questo saremo premiati e introdotti nel regno di Dio o cacciati via nel regno dell'odio e della morte. Vuole insegnarci il Signore Gesù sin da ora, che esiste un indissolubile legame tra l'eucaristia sacramentale e quella legata alle estreme povertà degli uomini: li unisce l'elemento essenziale del sacramento che è l'amore legato ai segni: la candida ostia e le miserie umane. Dobbiamo guardare con pari intensità di fede le due eucaristie. Non ci è consentito ricevere il Cristo come cibo e bevanda di salvezza e poi non dare amore concreto allo stesso Cristo nascosto nel povero che incontriamo sulle nostre strade. È lui il povero, l'assetato, il forestiero, il nudo, il malato, il carcerato: «Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi». È quindi un dovere consequenziale per noi credenti, inondati gratuitamente dall'amore da Cristo, ridargli amore e gratitudine in coloro nei quali Egli s'identifica, solo così adempiremo il comandamento nuovo, che ci orienta a Dio e al nostro prossimo. (Padri Silvestrini)

MEDIT5AZIONE


Bisogna prendere il Vangelo alla lettera? O a forza di guardare alle singole opere – nutrire, dare da bere, accogliere, vestire, assistere e visitare malati e carcerati – ci dimentichiamo quello che è il senso di questi esempi? O forse chi commette adulterio, uccide, dice falsa testimonianza e via di seguito, potrebbe essere salvato? C’è un interessante indizio che può aiutarci a comprendere meglio questo Vangelo. Poiché nessuno tra i due gruppi, giusti e condannati, sa dire quando il Signore era affamato, assetato, o in carcere, erano dunque ignari che nel prossimo da aiutare si potesse celare il Signore. In questo, tutti sono uguali e il metro di misura non è “mi avete riconosciuto”, ma “se e cosa è stato fatto”. Oggi dovremmo forse aggiungere: istruire gli analfabeti, dare un lavoro o una casa a chi l’ha persa, e così via, ed è chiaro che queste opere non possono essere che gradite al Signore. Poiché tutti sono esempi di un atteggiamento di amore verso il prossimo, che è il segno che distingue quelli che il Signore salva da quelli che invece egli condanna. Ricordiamo che l’amore vero non scaturisce da noi. L’amore che il Signore vuole è una risposta al suo amore, che è sempre “prima” del nostro. Senza il suo amore, senza la sua Grazia nulla possiamo, nessun’opera ha valore. Quella Grazia rende ogni gesto buono una risposta all’infinito amore del nostro Creatore, anzi, l’alimenta e la sostiene. Possiamo, quindi, a buon diritto, vederci come strumenti nelle mani di Dio. E la nostra malleabilità che è dirimente, che decide su di noi. Rispondiamo alle sollecitazioni del Signore, che continuamente ci mostra il suo amore, o siamo invece chiusi, rigidi e impassibili e quindi inutili per il Regno di Dio? Non è correndo a distribuire cibo agli affamati che conquistiamo il cielo, ma dandoci con amore in ogni attività quotidiana.

PREGHIERA

«Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace. Dove è odio, fa’ che io porti l’amore. Dove è offesa, che io porti il perdono. Dove è discordia, che io porti l’unione. Dove è dubbio, che io porti la fede. Dove è errore, che io porti la verità. Dove è disperazione, che io porti la speranza. Dove è tristezza, che io porti la gioia. Dove sono le tenebre, che io porti la luce» (san Francesco d’Assisi).


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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Feb 15, 2016 8:52 am

Nel nostro prossimo dobbiamo vedere il volto di Gesù ecco cosa vuole dire quando dice che nel giorno del Giudizio chi lo avrà visto affamato, assetato, forestiero, malato, nudo o in carcere chi lo avrà assistito avrà la vita eterna, ma chi si sarà comportato con indifferenza andrà al supplizio eterno.
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Giovanna Maria

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

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