Vangelo di Gesu' - Anno C

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mar Nov 01, 2016 9:56 am

Non c'è brano più significativo di quello che oggi la Chiesa propone: <Le Beatitudini o discorso della montagna>, nella festività di Tutti i Santi. La chiave di lettura di questo brano è l'ascolto, leggendo in esso un progetto di vita. Il popolo ebraico impostava la vita sul Decalogo, che Dio aveva consegnato a Mosè, per il cristiano, non è più sufficiente, le Beatitudini diventano così un progetto di vita cristiana da mettere in pratica. Il discorso della montagna poggia su due esigenze; la conversione che porterà al Regno dei cieli, e le esigenze dell'amore verso il prossimo.....
non sono beati i poveri in quanto poveri; felici sono piuttosto coloro che scelgono di essere poveri, perché ogni povertà scompaia e fiduciosi nel Signore si realizzi il Regno dei cieli già sulla terra.
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Mercoledi della XXXII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Nov 02, 2016 10:08 am

Mercoledi della XXXII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Gv 6,37-40)

Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».


Parola del Signore.

OMELIA

Gesù sarà il Giudice glorioso di tutti gli uomini. Le immagini della parabola presentate da questa liturgia, sono tipiche dei discorsi profetici sul "tempo della fine", tempo insieme nostro e di Gesù che si rivela qui in due inaudite identificazioni, se pur su due piani diversi: lui e Dio, lui e i "poveri". Questa "parabola del giudizio" ha la funzione di mettere i credenti sull'avviso: il discernere o no questa equazione a tre termini, già fin d'ora giudica la tua esistenza. La speranza dei credenti è indirizzata verso l'incontro definitivo con Dio, come invito a una comunione piena, quella comunione alla quale già ci introduce, come a primizia, l'adesione a Cristo, e massimamente la partecipazione alla sua Eucaristia. Ma lui nella sua presenza e nella sua sembianza, nei poveri, nei piccoli, chiamerà i suoi fratelli ad una fede in una presenza diversa da quella eucaristica, ma sicuramente non meno vera ed impegnativa. È in questa prospettiva di fede che oggi facciamo memoria di tutti i fedeli defunti, pensando a loro ancora in attesa dell'incontro finale con Cristo nella beatitudine eterna. Preghiamo per le anime purganti, quelle che, nella luce dello Spirito, non si sentono ancora degne di accedere alla perfetta visione di Dio nel suo Regno di amore e di perfezione. Quello che compiamo in questo giorno non è un semplice gesto di pietà, non è la solita visita ai cimiteri e alle tombe dei nostri defunti a deporre anche  utilitaristicamente i nostri suffragi a favore delle anime purganti nel senso che abbiamo la certezza di poter poi godere della loro preghiera per noi quando avranno raggiunto la pienezza della gioia nell'eternità di Dio. (Padri Silvestrini) o a ravvivare in noi la loro memoria, è piuttosto una manifestazione di fede e di autentica carità cristiana, mossi dalla certezza che le nostre preghiere, i nostri suffragi, le indulgenze che possiamo lucrare a loro favore, concorrono ad affrettare l'ingresso nel Regno di Dio, nella beatitudine eterna. Possiamo considerare anche utilitaristicamente i nostri suffragi a favore delle anime purganti nel senso che abbiamo la certezza di poter poi godere della loro preghiera per noi quando avranno raggiunto la pienezza della gioia nell'eternità di Dio. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE
Il nostro sguardo, innalzato ieri al Paradiso, la “Casa luminosa e bellissima, dentro le cui mura Egli già possiede anche me”, continua oggi a volgersi in alto, ma verso il luogo della faticosa purificazione che attende le anime dei salvati per completare ciò che ancora non permette di contemplare, pienamente svelato, il volto di Dio. La preghiera per i nostri defunti oggi si fa particolarmente intensa: non con “una allegra canzone” (ad altre circostanze la Chiesa riserva l’allegria): piuttosto con l’intima gioia che nasce dalla fede in ciò che il Signore ci dice nel Vangelo del giorno: «Colui che viene a me io non lo caccerò fuori. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». È una gioia non vana quella che queste parole ci comunicano: intrisa di riflessione sul senso della vita, sulla serietà che essa esige, sul mistero che circonda l’uomo: sì, sul mistero della vita e della morte in cui il Signore ci accompagna, poiché si è fatto compagno della nostra esistenza e del nostro morire, senza togliere ad essi il peso e la fatica. La nostra parte? Mi viene alla mente un canto: “Vogliamo vivere, Signore, offrendo a Te la nostra vita; con questo pane e questo vino accetta quello che noi siamo. Vogliamo vivere, Signore, abbandonati alla tua voce, staccati dalle cose vane, fissati nella vita vera”. La Chiesa, madre sapiente, abbraccia i defunti con profonda e rispettosa tenerezza, e con segni, gesti e riti illumina e consola il dolore di chi piange per il distacco dalle persone care. A che si deve il diffondersi, persino nella nostra cultura, della paganeggiante manifestazione di halloween, di cui il consumismo si è impadronito?
PREGHIERA
Dio di infinita misericordia, che stringi nel tuo abbraccio le anime redente dal sangue del tuo Figlio, ti preghiamo con la fede e la speranza che hai acceso nei nostri cuori. Accogli le preghiere e le opere che umilmente ti offriamo, perché le anime contemplino in eterno la gloria del tuo volto.


Ultima modifica di Andrea il Dom Nov 06, 2016 6:43 am, modificato 1 volta

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Nov 02, 2016 11:21 am

Gesù è venuto nel mondo per salvarlo non per condannarlo, ma ci vuole anche un pò d'impegno da parte degli uomini. Chi infatti crederà in Lui, lo resusciterà nell'ultimo giorno perchè ha avuto fede nell'operato del Figlio di Dio e questo lo ha salvato, perchè chi crede in Gesù crede anche in Dio Padre che non vuole che nessuno dei suoi figli vada perduto ma che si salvi per mezzo del Suo Amato Figlio.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mer Nov 02, 2016 3:16 pm

Tutti gli anni, il 2 novembre la Chiesa celebra la commemorazione dei fedeli defunti; fu istituita da sant' Odilone abate nel 998, per ricordare tutti i defunti, poi la Chiesa di Roma accolse questa memoria nel secolo XIV. Nella liturgia di oggi, Giovanni ci porta a meditare su quello che accadrà a coloro che non vogliono vedere in Gesù il Figlio di Dio, inviato per la nostra salvezza....oggi si legge: “fedeli defunti”, ecco, la parola chiave: “fedeltà”. La vita di ogni uomo è segnata da eventi non sempre felici, ed è in quei momenti che ci viene chiesto conto della nostra fede in Gesù, giudice supremo di tutti gli uomini per volontà del Padre, egli giudicherà la nostra fedeltà a quel volere di Dio: Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno». Affidiamo al Signore, coloro che sono morti nella certezza della vita eterna, affinché per loro intercessione aiutino coloro
che ancora non hanno raggiunto la beatitudine di essere accanto a Dio.
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Giovedi della XXXII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Nov 03, 2016 8:33 am

Giovedi della XXXII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 15,1-10)

Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta". Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto". Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».


Parola del Signore.

OMELIA

Nella tradizione giudaica era ferma convinzione che bisognasse tenersi a debita distanza dai peccatori e da tutti coloro che, con giudizio inappellabile, erano ritenuti immondi. Il pretesto era originato da rischio del contagio e dal pericolo di contrarre la stessa impurità, circostanza questa che impediva l'accesso al tempio e la partecipazione ai diversi riti sacri. L'atteggiamento di Gesù, che riceve i peccatori e mangia con loro, scandalizza scribi e farisei. Egli cerca ancora una volta, con santa pazienza, di illuminarli ricorrendo a due semplici ed eloquenti parabole. L'immagine del pastore che si pone alla ricerca della pecora smarrita, lasciando al sicuro le altre nell'ovile, è particolarmente cara a Gesù. Egli dirà di se stesso: "Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me". Lui per primo si è posto alla ricerca di tutti noi, smarriti nei meandri del peccato. Già durante la sua vita terrena ha cercato i lontani per ricondurli a sé, all'ovile dell'amore. Si è chinato su tutte le miserie umane, si è paragonato ad un medico che guarisce le nostre malattie, ha dimostrato una preferenza per i piccoli e i poveri, si è lasciato toccare dai lebbrosi, si è caricato letteralmente di tutti i nostri peccati, si è assiso alla loro mensa, affinché essi fossero partecipi della sua, entrassero nel banchetto divino. Questi sono i motivi della gioia di Dio perché significano il ritorno dei suoi figli: "Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione". Davvero siamo tutti figli della redenzione perché eravamo figli della perdizione. Per questo ogni ritorno è una festa: la festa del perdono. (Padri Silvestrini)

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Nov 03, 2016 8:49 am

Gesù racconta la parabola della pecorella smarrita e quella della moneta perduta per far capire a tutti che l'amore di Dio è uguale a chi perde una cosa e poi la ritrova. Nessuno è escluso dal suo amore, e anzi dice Gesù che vi è più gioia in Cielo di un peccatore che si converte che di tanti giusti che non hanno bisogno di conversione. Ecco perchè Gesù predilige stare con i peccatori perchè sono i più deboli di fronte ai farisei che li condannano subito, mentre Gesù vuole che tutti entrino nella Casa del Padre.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Gio Nov 03, 2016 1:56 pm

Questo brano che Luca ci propone è pura gioia, quella gioia che proviamo quando scopriamo la misericordia di Dio verso i peccatori. Le parabole  che leggiamo in questo capitolo :<Il Buon Pastore e la moneta perduta>, servono a vincere le contestazioni dei primi cristiani che vedevano con sospetto l'ingresso, nella loro comunità, di nuovi convertiti. Una grande gioia traspare in Gesù per un peccatore ritrovato, una grande gioia si vivrà nei cieli per la conversione dei peccatori, perché questo è il cuore del capitolo.
Ma chi sono i peccatori di ieri e di oggi? Queste parabole sono per tutti noi, smarriti nel vortice di questa vita, ascoltatori disattenti del messaggio di Gesù.
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Venerdi della XXXII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Ven Nov 04, 2016 7:24 am

Venerdi della XXXII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 16,1-Cool
I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare".
L'amministratore disse tra sé: "Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua".
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: "Tu quanto devi al mio padrone?". Quello rispose: "Cento barili d'olio". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta". Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?". Rispose: "Cento misure di grano". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta".
Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».
Parola del Signore.

OMELIA

Il Signore Gesù, pur di rendere comprensibili i suoi messaggi di salvezza, ricorre anche al paradosso. Nel vangelo di oggi viene lodata l'astuzia di un autentico imbroglione, che, vistosi scoperto della sua infedeltà verso il proprio padrone e prossimo ad un licenziamento dal suo incarico, cerca, con abilità e scaltrezza, di accaparrarsi la benevolenza dei creditori, per poi sperare di godere della loro protezione. È fin troppo evidente che il Signore non vuole che imitiamo l'astuzia e ancor meno la disonestà dell'amministratore infedele. Vuole invece che, come figli della luce, ci adoperiamo alacremente, da veri sapienti, per conseguire i beni migliori che lo stesso Signore vuole donarci. Egli ci ha avvertiti che "stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita". Per passare per una porta stretta occorre chinarsi e farsi piccoli, diventare umili. Per poter percorrere una strada angusta occorre abilità, destrezza e prudenza. Ecco allora le virtù e la sapienza che Gesù vuole siano praticate dai suoi seguaci. "Il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono". La violenza praticabile dal cristiano è il diuturno sacrificio con cui affronta gli ostacoli della vita, è l'abbraccio volontario della propria croce, è la salita faticosa verso il monte dei risorti. Abbiamo il conforto dello Spirito Santo di Dio che ci illumina e ci fortifica, ci rende astuti e sapienti, coraggiosi ed intrepidi. Se tanta pusillanimità ancora serpeggia nel mondo dei cristiani, dipende dalla mancanza di fede e di fiducia nel Signore, dalla mancanza di preghiera e dalla perenne tentazione dell'autosufficienza. Tutto ciò ci rende deboli e paurosi, rischia di riportare la Chiesa nel buio delle catacombe e soprattutto di subire passivamente tutte le angherie o cadere nei facili compromessi con il mondo. Forse è ancora vero che: "I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce". (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE


«Siccome poi non conosciamo il giorno né l’ora, bisogna che, seguendo l’avvertimento del Signore, vegliamo assiduamente, per meritare, finito il corso irrepetibile della nostra vita terrena, di entrare con lui al banchetto nuziale ed essere annoverati fra i beati, e non ci venga comandato, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove “ci sarà pianto e stridore di denti”» (Lumen gentium, 48). La chiamata a “rendere conto” non è l’atto di grettezza di un “Padrone” severo; il giudizio di Dio è conseguenza del fatto che Egli è Verità: Verità e Amore, come ricorda papa Francesco: «Dio ci giudica amandoci. Se accolgo il suo amore sono salvato, se lo rifiuto sono condannato, non da Lui, ma da me stesso, perché Dio non condanna, Lui solo ama e salva». «Lo splendore della verità – insegna san Giovanni Paolo II nella Veritatis splendor – rifulge in tutte le opere del Creatore e, in modo particolare, nell’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio: la verità illumina l’intelligenza e informa la libertà dell’uomo, che in tal modo viene guidato a conoscere e ad amare il Signore. Per questo il salmista prega: “Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto”». A questa fondamentale riflessione su noi stessi, sulla nostra vita, ci conduce la parabola. Si tratta di valutare, alla luce di Cristo, il nostro presente, avviato al rendiconto finale. Disonesti lo siamo tutti: capaci di appropriarci per noi dei beni del padrone che sono dono da condividere con i fratelli; convinti, almeno di fatto, che la nostra vita dipenda da ciò che abbiamo anziché da ciò che siamo. Il metodo suggerito non è quello dell’amministratore che cerca di salvarsi continuando a rubare (cinquanta barili di olio e venti sacchi di grano). Lodata è solo la sua prontezza nel correre ai ripari.


PREGHIERA


O Maria, veglia su tutti perché non venga resa vana la croce di Cristo, perché l’uomo non smarrisca la via del bene, non perda la coscienza del peccato, compia liberamente le opere buone e sia così con tutta la vita a lode della sua gloria (san Giovanni Paolo II)

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Nov 04, 2016 7:30 pm

Con la parabola dell'amministratore disonesto, Gesù dice che non basta essere solo buoni e comprensivi ma anche furbi e sagaci per ottenere l'ammirazione di Dio. Bisogna sapersela cavare con sagacia in ogni situazione altrimenti non saremo mai pronti neanche per entrare nelle grazie di Dio.
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Sabato della XXXII Settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Nov 05, 2016 8:11 am

Sabato della XXXII Settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 16,9-15)


Se non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?


+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».
Parola del Signore.

OMELIA

Quando un padre smette di amare i propri figli, diventa per loro padrone, e despota e i figli diventano, di conseguenza, sudditi e schiavi. Non mancano nelle vicende umane storie di questo genere. Non solo gli uomini hanno il potere di soggiogare i propri simili, ma le cose del mondo e il denaro in modo particolare, esercita tale assurdo e subdolo potere. Nasce così l'alternativa, la scelta che ognuno nella propria vita è chiamato coerentemente ad operare. Di questa scelta il Signore oggi ci parla, volendo anzitutto, distoglierci dall'equivoco di non fare scelte e cadere così nell'intento disastroso di voler far coesistere in noi valori diversi e contrastanti. Rischiamo così una forma morbosa di schizofrenia personale e collettiva. Gesù vuole svelarci il potere ingannatore che il denaro esercita talvolta su di noi: può accaderci di diventarne schiavi e illusi dal suo fascino bugiardo perché "ciò che è esaltato fra gli uomini è cosa detestabile davanti a Dio". Anche perché l'animo umano, se non illuminato dallo Spirito, è insaziabile nella sue bramosie. Dio non è padrone, ma padre di noi tutti e ci vuole come figli, liberi dagli inganni e dalle seduzioni. Se scegliamo di servirlo possiamo godere, già in questa vita, del suo amore e sentirci appagati e sazi nell'anima. I desideri migliori poi, noi credenti, li orientiamo nella speranza, verso i beni futuri, che non periscono perché eterni. (Padri Silvestrini).

MEDITAZIONE


«Nessun servitore può servire due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». Lo si creda o no, servire Dio rende liberi; servire “mammona” – i beni della terra, posti, in tanti modi, a fondamento della vita – rende schiavi. Servire Dio spinge al dono, a sperimentare che si possiede davvero solo ciò che si dona; servire “mammona” porta a ripiegarsi su se stessi, con la paura, mai placata, di perdere ciò che si insegue. Il pensiero corre a Francesco d’Assisi? Ecologia, pace, fratellanza, umanità… Papa Francesco disse ad Assisi: «Che cosa testimonia san Francesco a noi, oggi? La prima cosa: essere cristiani è un rapporto vitale con la Persona di Gesù, è rivestirsi di Lui, è assimilazione a Lui. Chi si lascia guardare da Gesù crocifisso viene ri-creato, diventa una “nuova creatura”. La seconda: chi segue Cristo, riceve la vera pace, quella che solo Lui, e non il mondo, ci può dare. San Francesco viene associato da molti alla pace, ed è giusto, ma pochi vanno in profondità. Qual è la pace che Francesco ha accolto e vissuto e ci trasmette? Quella di Cristo, passata attraverso l’amore più grande, quello della Croce. La pace francescana non è un sentimento sdolcinato. Per favore: questo san Francesco non esiste! E neppure è una specie di armonia panteistica con le energie del cosmo… Anche questo non è francescano, ma un’idea che alcuni hanno costruito! La pace di san Francesco è quella di Cristo, e la trova chi “prende su di sé” il suo “giogo”. La terza è l’amore per tutta la creazione, per la sua armonia! Il Santo d’Assisi testimonia il rispetto per tutto ciò che Dio ha creato e come Lui lo ha creato». Quando non si vive nell’orizzonte della Paternità di Dio, la vita diventa un farsi beffe, come i farisei, di Gesù e del suo Vangelo.


PREGHIERA


O Dio, nostra forza e nostra speranza, senza di te nulla esiste di valido e di santo; effondi su di noi la tua misericordia perché, da te sorretti e guidati, usiamo saggiamente dei beni terreni nella continua ricerca dei beni eterni.

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Nov 05, 2016 12:33 pm

Gesù dice di essere amici della ricchezza "disonesta" cioè di coloro che non hanno niente se non la loro vita, e che non si possono servire due padroni cioè Dio e la ricchezza perchè la nostra vita deve essere legata a Dio non alle cose materiali, e alle beffe dei farisei risponde loro che si ritengono giusti davanti agli uomini perchè sono ricchi ma davanti agli occhi di Dio che conosce i loro cuori ciò che è giusto per loro per Dio è abominevole.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Sab Nov 05, 2016 3:23 pm

Nel brano di oggi, Luca sottolinea la necessità di un comportamento risoluto nei confronti della ricchezza, definita senza mezzi termini <disonesta>. La parabola, è spiegata e ampliata da una piccola catechesi sull'uso del denaro. Il denaro che tanto assilla l'uomo, possa almeno essere utilizzato per aiutare i poveri in vista della salvezza eterna. Non viene giudicato il <ricco> ma il giudizio è relativo dell'uso che il ricco ne fa del denaro, perché la ricchezza non può rendere l'uomo schiavo di  <mammona>... Non potete servire Dio e la ricchezza». Lo si creda o no, servire Dio rende liberi; servire “mammona” – i beni della terra, posti, in tanti modi, a fondamento della vita – rende schiavi. Il possesso dei beni terreni diventa per i discepoli, prova della loro fede e non segno di una particolare benedizione divina, come pensavano i farisei.
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Domenica della XXXII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Dom Nov 06, 2016 6:33 am

Domenica della XXXII settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Lc 20,27-38)


Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi. (forma breve: Lc 20,27.34-38)

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù - i quali dicono che non c'è risurrezione, e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Parola del Signore.

OMELIA


«Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono». È il fondamento del nostro credo, la speranza che anima il nostro vivere e il nostro operare. Ci definiamo candidati alla vita, alla risurrezione e questo non è soltanto il motivo centrale della nostra fede, ma anche l'anelito a cui ogni uomo naturalmente tende. Nessuno è rassegnato a calarsi per sempre nel buio di una tomba e terminare nella putredine. Noi cristiani traiamo il motivo della nostra fede dalla risurrezione di Cristo, che ci ha preceduti e ci attende nella gloria. Non riusciamo a capire come si possa vivere senza questa gioiosa certezza. I Sadducei non credevano nella risurrezione e a mo' di sfida pongono una domanda insidiosa al Signore. È la storia di una donna che in successione era stata moglie di sette fratelli, deceduti uno dopo l'altro. E da qui la loro richiesta: «Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie?». La risposta di Gesù non lascia dito a dubbi: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui». È un passo importantissimo che ci schiude un lembo di cielo e ci proietta verso una visione escatologica della vita. È bella ed incoraggiante la definizione che Gesù fa di noi tutti: ci chiama «figli della risurrezione» e «figli di Dio». Lo siamo sin da ora e ne godremo la pienezza nell'altra vita. Abbiamo dunque un approdo meraviglioso a cui tendere. Sappiamo del prezzo pagato perché ciò ci sia garantito, sappiamo anche di dover varcare una porta stretta, ma abbiamo ormai la certezza che il premio vale infinitamente di più di ogni sacrificio che ci possa essere richiesto in questa vita. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE



Nel tentativo di metterlo in ridicolo agli occhi della folla che lo seguiva numerosa, i sadducei interrogano Gesù sulla risurrezione dei morti raccontando una favola, inventata da loro, che sfiora, essa sì, il ridicolo. Gesù neppure la prende in considerazione e va alla sostanza delle cose, rispondendo sulla base non di storielle, ma della storia. Dio è il Dio dei vivi o dei morti? La Scrittura, proprio in quel libro dell’Esodo che anche per i sadducei è sacro, dà la risposta: «Che i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». La vita continua dopo la morte; e il mondo futuro non è il prolungamento di quello terreno, con le sue leggi anche biologiche; è la partecipazione alla vita di Dio: «quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio». All’essere umano e alla sua vita sulla terra è spalancato un orizzonte in cui mutano le proporzioni e son messe in discussione le logiche terrene. Dio entra in comunione con noi, condivide e abbraccia tutta la nostra vita. La nuova creazione è in atto. I «figli della risurrezione» già vivono nella dimensione dell’alba, di una giornata che ancora non ha raggiunto la sua pienezza, ma già conosce la vittoria della luce sulle tenebre. Vivere amando Dio è la “diversità” che Gesù, nell’imminenza della sua passione, morte e risurrezione, esprimerà con l’invito ad essere nel mondo senza essere del mondo.


PREGHIERA



Ti lodino, Signore, le mie labbra; ti lodi il mio cuore. E poiché è tuo tutto ciò che io sono, tuo sia tutto ciò che io vivo. Nell’attesa che si compia la beata speranza e venga nella gloria il mio Salvatore, questa vita che io vivo nella carne fa’ che la viva nella comunione con te che mi ami.


Ultima modifica di Andrea il Mar Nov 08, 2016 9:02 am, modificato 3 volte

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Dom Nov 06, 2016 10:25 am

Gesù al quesito della donna e dei sette fratelli risponde che sulla terra gli uomini e le donne si sposano, e che quando moriranno saranno come gli angeli e che Dio quando si è rivelato a Mosè ha detto di essere Dio dei grandi patriarchi del popolo ebreo, e che quindi è un Dio dei viventi e non dei morti, perchè tutti vivono con la speranza di vederlo.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Dom Nov 06, 2016 3:28 pm

Gesù non era amato da tutto il popolo per l'annuncio che  diffondeva; una nuova dottrina si poneva davanti a leggi millenarie, e tutto quello che pareva nuovo li rendeva diffidenti nei suoi riguardi.  Dopo i farisei e gli scribi appaiono nuovi avversari di Gesù: i sadducei. Essi negavano la risurrezione come puro inganno umano e  cercarono di metterlo in difficoltà con un ridicolo caso sulla risurrezione. La risposta di Gesù è improntata per far capire ai suoi interlocutori il preconcetto che la risurrezione sia come un prolungamento <fisico> di questa vita terrena, ma afferma con forza che i morti risorgono e che Dio è il Dio dei vivi. Nel Vangelo di oggi, Gesù mostra come dopo la morte, gli uomini vivranno in modo profondamente diverso rispetto alla vita vissuta sulla terra...San Paolo diceva:  “Se Cristo non fosse risorto vana sarebbe la nostra fede” (1 Cor 15) |Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti” (1Cor 15,20), 

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Lunedi della XXXIII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Lun Nov 07, 2016 8:41 am

Lunedi della XXXIII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 17,1-6)


Se sette volte ritornerà a te dicendo: Sono pentito, tu gli perdonerai
.
+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: "Sono pentito", tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: "Sràdicati e vai a piantarti nel mare", ed esso vi obbedirebbe».
Parola del Signore.

OMELIA

Tutto ciò che è peccato, il male in tutte le sue esterne manifestazioni, costituisce motivo di scandalo. Poiché queste tristi esperienze fanno parte della nostra vita quotidiana, anche il giusto pecca sette volte al giorno, gli scandali, lo afferma lo stesso Gesù, sono in una certa misura inevitabili. Guai però a chi si rende responsabile di questo terribile male. È come un seme malefico che viene gettato nel terreno insieme al seme buono. Nascerà la gramigna con il rischio di soffocare il grano buono. Gesù scandisce una dura sentenza contro l'autore dello scandalo: «È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli». Assume quindi una particolare gravità lo scandalo quando a soffrirne sono i più piccoli, coloro che per la loro tenera età o per la debolezza del loro spirito non sono in grado di difendersi. Ai nostri giorni i nuovi e potenti mezzi di comunicazione sociale, offrono delle magnifiche opportunità, ma allo stesso tempo possono essere usati e purtroppo spesso lo sono, per diffondere il male, adescare i più deboli, infangare l'innocenza dei bambini. Non si contano più le povere vittime della pornografia, della pedofilia e delle mille sozzure che impiastrano di male il nostro mondo. È più che mai urgente creare della solide barriere di difesa da questi luridi assalti. Bisogna formare le coscienze e mettere in atto le migliori regole di prudenza. La correzione fraterna, che è il secondo argomento del vangelo odierno, nasce ancora dalla prudenza e dalla carità. Ammonire nel modo giusto spesso può significare guadagnare a Dio un fratello, lo afferma lo stesso Gesù: «Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello». Il tutto deve poi sgorgare dalla fede, quella meravigliosa virtù teologale che ci apre al cielo e ci immerge in Dio. È un dono gratuito, ma possiamo e dobbiamo accrescerlo ed alimentarlo con la preghiera e con le opere. La fede ci consente di recuperare la vista dell'anima, molto annebbiata dal peccato iniziale e da quelli attuali che ancora ci insidiano. (Padri Silvestrini)

MEDITAZIONE



«State attenti a voi stessi!» è la conclusione del severo riferimento di Gesù a chi scandalizza i piccoli: un chiaro richiamo che ci induce a non pensare soltanto ad un certo tipo di scandalo – particolarmente grave e degno di netta condanna – di cui diffusamente si parla proprio per il disgusto che suscita. I piccoli non sono soltanto i “minori”; nel Vangelo sono i discepoli che credono in Gesù e cercano di camminare dietro a Lui. In tanti modi e con vari comportamenti li si può scandalizzare, facendoli, cioè, inciampare nel cammino, talora fino ad allontanarli dalla fede. La “macina da mulino al collo” dice quanto grave è questa responsabilità! Chiedere perdono, riconoscendo apertamente il proprio peccato e chiedendo preghiere per la nostra conversione, è atto dovuto, quale che sia lo scandalo che possiamo aver dato. C’è poi il perdono delle offese ricevute. Nei confronti di esse il Signore non chiede di non far caso (che potrebbe anche essere, più che un atto di generosità, un modo per non affrontare i problemi); domanda amore per la persona che ha sbagliato: aiutarla a riconoscere le esigenze della verità – è questo il “rimprovero” – e a pentirsi del suo errore. La modalità del perdono è una generosità che non conosce confini: «Se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai». È forse in relazione a tutto questo impegno – di cui comprendevano le dimensioni e la fatica – che i discepoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». La sua risposta: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso…». Fede è credere che «nulla è impossibile a Dio». Tanta, poca? La questione, prima di tutto, è se essa c’è. Se c’è, può crescere.


PREGHIERA




Aiutaci, Signore, a credere in te. Ti chiediamo che la nostra fede sia retta: adesione sincera, della mente e del cuore, a te che ci insegni in che cosa credere. Non un vago sentimento religioso, ma l’abbraccio accolto e dato alla tua persona, nella certezza che tu sei la verità, il bene, la bellezza eterna.


Ultima modifica di Andrea il Lun Nov 07, 2016 9:13 am, modificato 1 volta

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Nov 07, 2016 9:06 am

Gesù dice che la cosa più importante è il perdono e la purezza di cuore, bisogna sempre comportarsi bene anche e soprattutto con i più piccoli e saper perdonare all'infinito qualsiasi persona che è pentita verso di noi. E alla domanda dei discepoli di accrescere in loro la fede, Gesù risponde che se avessero anche solo un briciolo di fede farebbero anche dei miracoli straordinari.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Lun Nov 07, 2016 4:19 pm

La sequela di Cristo non concede sconti sulla condotta del discepolo, Gesù parla agli Apostoli che dovranno guidare la sua Chiesa annunciando che dovranno affrontare scandali, ma sarà il perdono e la misericordia su cui si fonderà la sua Chiesa ma....... Dove si è smarrito il perdono tutto diviene possibile, come negli scandali gravissimi che purtroppo coinvolgono anche i ministri della Chiesa. Ma “è inevitabile che avvengano”, perché siamo liberi e possiamo sempre cedere agli inganni del demonio. Ma Gesù parla anche a noi che vediamo in Lui la nostra meta, la nostra guida..
Tutti noi abbiamo scandalizzato, perché tutti ci siamo scandalizzati di Cristo. Ma non esiste peccato che non possa essere perdonato! (Mt.12,31..), non esiste peccatore al quale Gesù offra il suo amore.
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Lunedi della XXXIII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mar Nov 08, 2016 8:32 am

Lunedi della XXXIIIsettimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Lc 17,7-10)


Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: "Vieni subito e mettiti a tavola"? Non gli dirà piuttosto: "Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu"? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare"».

Parola del Signore.[/i


OMELIA


16]
È innato nell'essere umano attendersi una ricompensa ed una gratificazione, dopo aver adempiuto ad un proprio dovere. Tutto il lavorio dell'uomo è orientato infatti al conseguimento di un giusto salario e ad una adeguata ricompensa. Non è così nei confronti del Signore: da Lui, fonte di ogni bene, Signore dell'universo, nulla possiamo pretendere, anche se tutto speriamo da Lui. Il rapporto infatti che instauriamo con Dio non è confrontabile con quello che viviamo nei confronti del nostro prossimo. "Essere servi del Signore, significa regnare", garantirsi cioè l'accesso al regno di Dio e godere della sua ineffabile presenza santificante già in questo mondo. Non può essere quindi oggetto di un baratto e ancor meno una pretesa. Ridurremmo il buon Dio ad un semplice buon padrone se lo pensassimo come un datore di lavoro con tutti quei vincoli e obblighi reciproci che li regolano. È per questo che il Signore oggi ci dice che: "Quando avrete fatto tutto quello che vi stato ordinato, dite "siamo servi inutili". Non è l'esortazione ad un semplice gesto di umiltà, ma il riconoscimento del primato di Dio nell'amore e la consapevolezza che non saremo mai in grado di offrirgli un servizio adeguato alla sua divina maestà. Senza la sua grazia nessuna azione umana, per quanto giusta, potrebbe meritare un premio eterno, la cui essenza è lo stesso amore di Dio, di cui saremo riempiti per l'eternità. Tuttavia in altre parti del Vangelo lo stesso Signore non manca di esortarci al bene anche in vista del premio finale. Ai suoi apostoli egli dice: "In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele". Ci parla ripetutamente del premio riservato a coloro che gli rimangano fedeli, ma tutto questo ci conferma che solo dalla bontà divina sgorga l'incommensurabile premio. Lo stesso San Paolo, prossimo ormai a concludere la sua buona battaglia, afferma: "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione".
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[color=#3300ff]

MEDITAZIONE

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«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”?». Sì, è così che accade: un padrone esige che il suo servo compia il proprio servizio fino in fondo; lo esige perché è nei patti, e il servo lo fa perché lo deve fare. La testimonianza che Gesù offre attraverso la propria vita ribalta però queste ragioni del servire: Egli serve non perché servo, ma perché si è fatto servo, liberamente: la lavanda dei piedi è impressionante sintesi del suo essere venuto «per servire, non per essere servito». Il servo è costretto a svolgere il proprio compito in ragione della sua condizione; Cristo, «il Maestro, il Signore», assume il servizio come atto d’amore e lo vive nell’amore. È la proposta di vita che Egli presenta anche ai suoi discepoli. Serviranno per amore; faranno per amore anche ciò che dovrebbero comunque fare. Non si aspetteranno particolari riconoscimenti da coloro al cui servizio si impegnano. Vivranno con una “diversità” – «nel mondo, ma non del mondo» – che farà di essi i testimoni del loro Maestro e darà alla loro esistenza una pienezza (il “centuplo” già ora) che consiste nel dono di una pace in cui anche la fatica e il dolore sono abitati dalla gioia promessa dal Signore a chi vive in lui e per lui. Diranno: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”; che non è un atto di falsa modestia: «inutili», infatti, non significa inutilità del loro servizio; significa: “siamo semplicemente servi”, servi che non sono «più servi ma amici».

PREGHIERA

Ci chiami ad essere servi, Signore, ma secondo il modello che sei tu: tu che “non hai considerato un tesoro geloso la tua uguaglianza con Dio, ma hai spogliato te stesso, assumendo la condizione di servo e sei divenuto simile agli uomini”. Aiuta tutti nella tua Chiesa ad essere davvero ministri.



MEDITAZIONE


Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”?». Sì, è così che accade: un padrone esige che il suo servo compia il proprio servizio fino in fondo; lo esige perché è nei patti, e il servo lo fa perché lo deve fare. La testimonianza che Gesù offre attraverso la propria vita ribalta però queste ragioni del servire: Egli serve non perché servo, ma perché si è fatto servo, liberamente: la lavanda dei piedi è impressionante sintesi del suo essere venuto «per servire, non per essere servito». Il servo è costretto a svolgere il proprio compito in ragione della sua condizione; Cristo, «il Maestro, il Signore», assume il servizio come atto d’amore e lo vive nell’amore. È la proposta di vita che Egli presenta anche ai suoi discepoli. Serviranno per amore; faranno per amore anche ciò che dovrebbero comunque fare. Non si aspetteranno particolari riconoscimenti da coloro al cui servizio si impegnano. Vivranno con una “diversità” – «nel mondo, ma non del mondo» – che farà di essi i testimoni del loro Maestro e darà alla loro esistenza una pienezza (il “centuplo” già ora) che consiste nel dono di una pace in cui anche la fatica e il dolore sono abitati dalla gioia promessa dal Signore a chi vive in lui e per lui. Diranno: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”; che non è un atto di falsa modestia: «

inutili

», infatti, non significa inutilità del loro servizio; significa: “siamo semplicemente servi”, servi che non sono «più servi ma amici».


PREGHIERA

Ci chiami ad essere servi, Signore, ma secondo il modello che sei tu: tu che “non hai considerato un tesoro geloso la tua uguaglianza con Dio, ma hai spogliato te stesso, assumendo la condizione di servo e sei divenuto simile agli uomini”. Aiuta tutti nella tua Chiesa ad essere davvero ministri.


Ultima modifica di Andrea il Mer Nov 09, 2016 9:00 am, modificato 1 volta

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mar Nov 08, 2016 12:19 pm

Con le sue parole Gesù dice che il dovere di ogni discepolo è di servire Dio come fa un servo con un padrone, e soprattutto dice di essere umili perchè davanti al Signore dobbiamo dire a noi stessi che abbiamo fatto solo il nostro dovere di cristiani verso un padrone più grande di tutti: Dio Padre.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Andrea il Mer Nov 09, 2016 8:50 am

Mercoledi della XXXIII settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Gv 2,13-22)



Parlava del tempio del suo corpo.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.


Parola del Signore


OMELIA

Quando l'imperatore romano Costantino si convertì alla religione cristiana, verso il 312, donò al papa Milziade il palazzo del Laterano, che egli aveva fatto costruire sul Celio per sua moglie Fausta. Verso il 320, vi aggiunse una chiesa, la chiesa del Laterano, la prima, per data e per dignità, di tutte le chiese d'Occidente. Essa è ritenuta madre di tutte le chiese dell'Urbe e dell'Orbe.
Consacrata dal papa Silvestro il 9 novembre 324, col nome di basilica del Santo Salvatore, essa fu la prima chiesa in assoluto ad essere pubblicamente consacrata. Nel corso del XII secolo, per via del suo battistero, che è il più antico di Roma, fu dedicata a san Giovanni Battista; donde la sua corrente denominazione di basilica di San Giovanni in Laterano. Per più di dieci secoli, i papi ebbero la loro residenza nelle sue vicinanze e fra le sue mura si tennero duecentocinquanta concili, di cui cinque ecumenici. Semidistrutta dagli incendi, dalle guerre e dall'abbandono, venne ricostruita sotto il pontificato di Benedetto XIII e venne di nuovo consacrata nel 1726.
Basilica e cattedrale di Roma, la prima di tutte le chiese del mondra delle persecuzioni, che si estende ai primi tre secoli della storia della Chiesa, ogni manifestazione di fede si rivelava pericolosa e perciò i cristiani non potevano celebrare il loro Dio apertamente. Per tutti i cristiani reduci dalle "catacombe", la basilica del Laterano fu il luogo dove potevano finalmente adorare e celebrare pubblicamente Cristo Salvatore. Quell'edificio di pietre, costruito per onorare il Salvatore del mondo, era il simbolo della vittoria, fino ad allora nascosta, della
testimonianza dei numerosi martiri. Segno tangibile del tempio spirituale che è il cuore del cristiano, esorta a rendere gloria a colui che si è fatto carne e che, morto e risorto, vive nell'eternità.
L'anniversario della sua dedicazione, celebrato originariamente solo a Roma, si commemora da tutte le comunità di rito romano.
Questa festa deve far sì che si rinnovi in noi l'amore e l'attaccamento a Cristo e alla sua Chiesa. Il mistero di Cristo, venuto "non per condannare il mondo, ma per salvare il mpietra.ondo", deve infiammare i nostri cuori, e la testimonianza delle nostre vite dedicate completamente al servizio del Signore e dei nostri fratelli potrà ricordare al mondo la forza dell'amore di Dio, meglio di quanto lo possa fare un edificio in pietra.[/size]

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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mer Nov 09, 2016 8:55 am

E' un rigido rapporto quello che leggiamo in questo brano di Luca tra il  padrone e il servo,
ma noi servi inutili come, ci rapportiamo a Dio? ci ricordiamo che noi siamo sue creature e Lui è il Creatore? E' bene ricordare che
mentre Dio non deve nulla a all'uomo, l'uomo deve tutto a Dio.
( Pensiero al vangelo di ieri)
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  annaxel il Mer Nov 09, 2016 3:16 pm

  Erano i giorni che precedevano la Pasqua degli Ebrei, e Gesù come tutti si recò al Tempio.....Giovanni in questo brano ci presenta un Gesù in una veste sconosciuta, ma l'intolleranza di Gesù verso i profanatori
del tempio è motivata dal suo zelo per l'onore divino a suo Padre, e quando i Giudei gli domandarono con quale autorità facesse questo: ....Rispose loro: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Non capirono... perché stava annunciando loro quello che a breve sarebbe avvenuto ...il Padre lo avrebbe risuscitato dai morti. I discepoli si ricordarono delle parole di Gesù e credettero. Gesù Tempio vivo per tutti i credenti viene ricordato nella liturgia del giorno, dove si fa memoria della “Dedicazione Basilica Lateranense” , la chiesa del Laterano, la prima, per data e per dignità, di tutte le chiese d’Occidente. Essa è ritenuta madre di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe. 
Consacrata dal papa Silvestro il 9 novembre 324, col nome di basilica del Santo Salvatore, essa fu la prima chiesa in assoluto ad essere pubblicamente consacrata.
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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Nov 09, 2016 5:09 pm

Gesù scaccia i mercanti dal tempio di Gerusalemme perchè non tollera che un luogo dedicato a Dio sia un mercato. I Giudei allora gli chiesero come si permetteva di fare tutto ciò e Gesù risponde che possono anche distruggere il tempio ma Lui in tre giorni lo farà risorgere, cioè che loro distruggeranno il Suo Corpo ma Dio lo farà risorgere in tre giorni. Loro rispondono che ci sono voluti anni per costruire il tempio "materiale", ma i Giudei non capiscono che il vero tempio è Gesù, il Figlio di Dio venuto per portare la volontà del Padre e i suoi discepoli quando morì e resuscitò credettero allora alle sue Parole e vissero per Lui.
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Giovedi della XXXIII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Nov 10, 2016 8:43 am

Giovedi della XXXIII settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Lc 17,20-25)



Il regno di Dio è in mezzo a voi.

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: "Eccolo qui", oppure: "Eccolo là". Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell'uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: "Eccolo là", oppure: "Eccolo qui"; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all'altro del cielo, così sarà il Figlio dell'uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

Parola del Signore.

OMELIA


Il popolo d'Israele, al tempo di Gesù, era stanco di subire esili e sopraffazioni. Sotto questa forte pressione psicologica, che feriva l'orgoglio di sentirsi prima prediletto e poi umiliato dal Signore degli eserciti, autore da sempre delle loro vittorie e del loro riscatto dalle diverse schiavitù, pensavano e attendevano il Messia prefigurandolo come un nuovo e più potente liberatore, capace di ricondurre Issale ai passati fulgori. In questo contesto leggiamo l'interrogativo che oggi i farisei pongono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Gesù senza esitare, corregge le loro errate attese. «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!». L'agire del Signore non si manifesta mai come spettacolo visibile agli occhi della carne. Lo si riconosce alla luce della fede, non attira l'attenzione dei sensi, ma smuove le coscienze se disposte a comprendere i segni di Dio. Esiste ancora la tentazione di attenderci dal Signore manifestazioni eclatanti e spettacolari, sullo stile di quelli che spesso inscenano gli uomini. Nel primo libro dei Re leggiamo: "Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento". Egli si manifesta ad Elia nel mormorio di un vento leggero. Si manifesta di prevalenza agli umili e ai puri di cuore e a tutti coloro che fanno ardere dentro la luce della fede. Se ai nostri giorni, talvolta in tono accusatorio, si parla del silenzio di Dio, dobbiamo concludere che ciò dipende soltanto dalla cecità e dalla sordità degli uomini. Accadeva già ai tempi di Cristo; egli era lì, in mezzo a loro, aveva iniziato la sua predicazione dicendo semplicemente: "Convertitevi e credete al Vangelo. Il Regno di Dio è vicino". Quella voce però per molti era caduta nel vuoto. C'è ancora il rischio di volerLo cercare chi sa dove, chi sa in chi, e non accorgersi che egli è vivo e presente in mezzo a noi a condividere in tutto la nostra penosa storia. Quando la fede è debole e la prostrazione diventa più penosa, ci si affanna a cercare ed inventare falsi cristi e a lasciare loro ampi spazi per poi cadere nelle peggiori delusioni. Cristo è vivo e presente nella nostra storia, vuole vivere in ciascuno di noi! (Padri Silvestrini)


MEDITAZIONE



Che Dio regni sul suo popolo, sulla storia, tutti in Israele lo riconoscono. E sanno che a porre resistenza al Regno di Dio è il peccato, sia quello individuale che quello sociale, per cui Dio regna di diritto, ma di fatto si ha spesso l’impressione che a condurre il gioco siano i malvagi, coloro che non si sottomettono a Dio. La venuta del Regno significa – questa è la comune convinzione – che Dio viene a mettere le cose a posto, sconfiggendo i nemici, punendo i peccatori, instaurando di fatto quel potere sulla storia che è suo di diritto. Era l’attesa espressa in molti salmi e in molte altre pagine della Bibbia. Ma Gesù, nella sua rivelazione progressiva del Regno, porta una novità stupefacente: il Regno di Dio è il suo perdono e la salvezza che Egli opera. La regalità di Dio si rivela nel suo Figlio che prende su di sé il peccato del mondo. È Lui, dunque, il Regno che viene e che si attua in noi attraverso un processo di rigenerazione che parte dal cuore dell’uomo, mediante una nuova nascita – il Battesimo – e la crescita verso la pienezza della manifestazione definitiva di Gesù nella nostra umanità salvata. Il Regno, perciò, non viene in astratto, ma nella misura in cui ciascuno di noi entra nel progetto di Gesù e si fa uno con Lui impostando nella propria vita relazioni nuove con Dio e con i fratelli, vivendo, con la grazia del Signore, le cose del mondo alla luce del Vangelo. Per questo, dice Gesù, «il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione», e non è da cercare secondo le indicazioni di chi dice «Eccolo là, eccolo qui», poiché «è in mezzo a voi!». Bella la sottolineatura che fa san Matteo: Gesù «percorreva tutta la Galilea, insegnando, predicando la buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattia…». Le tre funzioni compongono come una unità.


PREGHIERA




Venga il tuo regno, Padre, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Che io entri nella novità che il tuo Figlio ha inaugurato: “Vivo io, ma non più io, Cristo vive in me. E questa vita che io vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me”.




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Re: Vangelo di Gesu' - Anno C

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