vangelo rito ambrosiano

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vangelo rito ambrosiano

Messaggio  enricorns2 il Sab Ott 22, 2016 9:32 am

22.10.2016


SETTIMANA DOPO LA DEDICAZIONE

DEL DUOMO DI MILANO

SABATO

VANGELO

Lettura del Vangelo secondo Luca 5, 1-11

In quel tempo. Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, il Signore Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
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Sabato nella settimana dopo la Dedicazione

Anno 2

Rito Ambrosiano

Discepoli per “prendere gli uomini”


Presentato a Nazaret il suo programma, Gesù inizia il suo cammino di predicatore itinerante compiendo gesti di liberazione (i miracoli). Ma subito sceglie e chiama alcune persone in modo particolare, perché camminino con lui: sono i discepoli, e tra essi, in primo piano, Pietro.

Sulla parola di Gesù, Pietro getta le reti al largo, anche se lo specialista della pesca è lui e non Gesù, artigiano dell'entroterra. Sulla parola di Gesù, lui e i suoi tre compagni lasciano tutto ciò e lo seguono. Si comincia con Gesù, che annuncia la parola di Dio alla folla che si accalca presso il lago, e si finisce con la parola di Gesù, che garantisce l'efficacia della missione dei discepoli. La chiamata sta in mezzo.

Nel nuovo Testamento non si dice mai che Gesù sia stato "chiamato". Egli è stato "mandato". Gesù non riceve una chiamata, e tuttavia egli moltiplica le chiamate a seguirlo.

Non c'è esistenza di discepolo che non sia fondata su una chiamata. È Gesù a scegliere noi. In questo modo la vocazione ci qualifica. Nell'unica vocazione cristiana ci sono "le vocazioni" secondo i diversi carismi, per i diversi ministeri, in vista delle diverse operazioni. Ma chiamati sono tutti. La Chiesa ha sempre sentito l'esistenza cristiana come una vocazione.

Secondo Luca la chiamata non soltanto viene dopo l'insegnamento di Gesù alla gente, ma anche dopo una dimostrazione di potenza da parte di Gesù, che è la pesca miracolosa.

L'abbondanza della pesca in pieno giorno è contro ogni buona norma, le reti quasi si rompono, le barche quasi affondano, ma non affondano: sono tutti particolari che conducono a cogliere l'avvenimento come una rivelazione. L'uomo si avverte distante e addirittura indegno. Si scopre impotente e peccatore. È questa la reazione di tutti personaggi biblici di fronte alla rivelazione di Dio. Dall'altra parte Dio, e qui Gesù, copre la distanza aprendo gli orizzonti futuri: "sarai pescatore di uomini".

Il verbo greco usato da Luca significa esattamente "prendere vivi", "vivi in vista della vita".

Le "grandi acque" sono, nella letteratura biblica, il simbolo della morte. Per cui pescare gli uomini dalle acque significa, dunque, salvarli dal naufragio e ridonarli alla vita. Questo è il compito di Pietro e dei suoi compagni che lavorano con lui. Sono nati pescatori ma Gesù li trasforma in salvatori di uomini.

Essi possono credervi, cioè fidarsi, per quanto la cosa possa sembrare incredibile, poiché hanno visto di che cosa sia capace quel Gesù che li ha incontrati sulle rive del loro lago. Perciò possono davvero "non temere", lasciare alle spalle una volta per sempre il passato, e abbandonarsi loro per primi, per tutta la vita, a quel primo assoluto "pescatore di uomini" che è Gesù.

don Mario Campisi
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Re: vangelo rito ambrosiano

Messaggio  enricorns2 il Dom Ott 23, 2016 12:22 pm

I DOMENICA DOPO LA DEDICAZIONE

Il mandato missionario


LETTURA

Lettura degli Atti degli Apostoli 13, 1-5a

In quei giorni. C’erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri: Bàrnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaèn, compagno d’infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: «Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono.

Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, scesero a Selèucia e di qui salparono per Cipro. Giunti a Salamina, cominciarono ad annunciare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei.          





SALMO

Sal 95 (96)

®  Annunciate a tutti i popoli le opere di Dio.



Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome. ®

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie. ®

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome. ®


EPISTOLA

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 15, 15-20

Fratelli, su alcuni punti, vi ho scritto con un po’ di audacia, come per ricordarvi quello che già sapete, a motivo della grazia che mi è stata data da Dio per essere ministro di Cristo Gesù tra le genti, adempiendo il sacro ministero di annunciare il vangelo di Dio perché le genti divengano un’offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo. Questo dunque è il mio vanto in Gesù Cristo nelle cose che riguardano Dio. Non oserei infatti dire nulla se non di quello che Cristo ha operato per mezzo mio per condurre le genti all’obbedienza, con parole e opere, con la potenza di segni e di prodigi, con la forza dello Spirito. Così da Gerusalemme e in tutte le direzioni fino all’Illiria, ho portato a termine la predicazione del vangelo di Cristo. Ma mi sono fatto un punto di onore di non annunciare il Vangelo dove era già conosciuto il nome di Cristo, per non costruire su un fondamento altrui.  

VANGELO

Lettura del Vangelo secondo Matteo 28, 16-20
In quel tempo. Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che il Signore Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».          



I DOMENICA DOPO LA DEDICAZIONE

Anno C

Rito Ambrosiano


«Ecco: io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Quale e quanta bontà, quanta sicurezza ci comunicano queste parole del Signore! Perché dunque temere? Ma ci crediamo davvero? Certo, ci credono i missionari, che si lasciano dietro le spalle la patria e tutto quanto hanno di più caro per partire verso terre lontane, spesso ostili e inospitali, pur di portare la gioia della conoscenza di Cristo a popoli che ancora non lo conoscono; e sono pronti a incontrare anche la persecuzione e la morte pur di annunciare il Vangelo, partecipando a tutti i fratelli la grazia della Redenzione… Ci credono coloro che tutto abbandonano – affetti, ricchezze, carriera – per rispondere come Barnaba e Saulo a una vocazione personale: religiosa, sacerdotale, monastica, o anche di volontariato laico a servizio di ogni necessità del popolo di Dio. Ci credono i cristiani impegnati davvero, quando sono fedeli ai propri doveri familiari, sociali o politici, quando in tutto quello che dicono, fanno o decidono cercano veramente il bene e l’utile degli altri più che il proprio. Ma esistono?... Come sono rari! Eppure ce ne sono ancora, anche se non sempre si riconoscono, perché il vero bene non fa chiasso. Del resto, i santi erano proprio così; ma non è giusto usare il passato, perché anche il nostro tempo ne è pieno. Ora tocca a noi! Perché «questa è la volontà di Dio: la vostra santificazione». Egli stesso dice infatti al suo popolo: «Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo».


Benedettine dell’Adorazione perpetua del Monastero San Benedetto, Milano
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