Vangelo di Gesù - Anno A

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Mercoledi della XV settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Lug 19, 2017 8:27 am

Mercoledi della XV settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mt 11,25-27)

 
Hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. 

+ Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo, Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno
conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». 


Parola del Signore. 



OMELIA 


Benedico te Padre, perché hai rivelato tutte queste cose ai piccoli. Dio non è impressionato dalla grandezza, dall'intelligenza, dalla sapienza umana. Quelli che li fanno tenerezza sono i più piccoli, gli ultimi, gli emarginati. A loro tutta la sua attenzione. Gesù, durante la sua vita terrena, ha sempre cercato quegli ultimi, è andato in cerca dei malati per sanarli, in cerca degli indemoniati per liberarli, in cerca degli afflitti per annunziare loro la speranza che lui stesso ha portato sulla terra. Anche noi, se vogliamo chiamarci cristiani, se vogliamo veramente esserli dobbiamo comportarci in tutto come si è comportato il Signore. Certo, non sempre questo sarà facile, non sempre ci aiuterà la nostra società, la nostra formazione, i nostri vicini. Ma proprio in questi momenti difficili il Signore è particolarmente con noi. Dobbiamo sforzarci sempre più di conoscerlo, anche se, come ci dice il Vangelo odierno, non lo conosceremo mai abbastanza. Solo il Padre conosce il Figlio e il Figlio conosce il Padre. Conoscere ma non per sentito dire, non dai racconti degli altri, quanto dalle nostre personali esperienze, dalla nostra con lui intimità. Egli conosce ciascuno di noi, ci conosce come il pastore conosce le sue pecorelle. Se noi lo vorremo egli ci si svelerà, ci apparirà, ci si comunicherà perché il Signore è sempre vicino a chi lo cerca con cuore sincero. 



MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Dicono a Gesù: «C'è tua madre, ci sono i tuoi parenti che vogliono parlarti». Gli parlano come di persone di riguardo, essi sono suoi parenti. Ma Gesù continua la sua lotta per fondare una nuova umanità, un nuovo Regno di Dio e risponde: «Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre». Il fondamento della dignità dell'uomo è solo Dio che ama ogni uomo; è quell'amore che rende divino l'essere umano. La dignità non viene dal posto sociale che uno occupa, dagli studi che ha fatto, dalla carriera, dai soldi, dai titoli nobiliari; tutto ciò ha un valore relativo. La dignità non proviene neanche dalle virtù che uno possiede, o dal bene che fa, così come i reati che uno compie non gli fanno perdere la dignità che gli viene dal suo essere amato da Dio. Apriti alla tua dignità infinita di figlio di Dio! In una parola sii santo e fa diventare sante tutte le cose! Essere santo significa essere tutto bene senza alcun male, secondo la volontà di Dio che è il Giusto e il Santo.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Mer Lug 19, 2017 2:19 pm

Il canto di lode di Gesù è allo stesso tempo un annunzio di salvezza per chiunque accoglie con stupore e meraviglia l'amore del Padre, come ci dimostra Gesù in questo brano, rivelando la profondità della relazione di Gesù con il Padre....le hai rivelate ai piccoli, è il ringraziamento di Gesù verso il Padre, ma
Cosa dobbiamo fare per diventare piccoli?
Confidare in Dio, affinchè
Dio sia sempre al centro dei nostri interessi, delle nostre scelte, dei nostri pensieri, e la nostra vita scorrerà più leggera, perchè non saremo mai soli.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Mer Lug 19, 2017 5:52 pm

Gesù rende lode al Padre perchè gli ha concesso di rivelare la Sua Divina Parola non a persone importanti ma a persone semplici. Gesù si è rivelato sin dalla grotta di Betlemme come il Figlio di Dio, e non ad una reggia ma ad una povera grotta, e chi vede Lui vede il Padre che è nei Cieli.
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Giovedi della XV settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Lug 20, 2017 8:45 am

Giovedi della XV settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mt 11,28-30) 


Io sono  mite e umile di cuore

+ Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore. 


OMELIA 


Nella prima lettura di oggi Dio svela a Mosè il suo nome. "Io sono colui che sono", io sono colui che è veramente, l'unico che esiste davvero. Tutti gli altri esseri esistono perché sono stati chiamati da Lui. Ed egli ci chiama: venite a me, venite tutti che siete affaticati, tutti che siete oppressi ed io vi ristorerò. Gesù ha conosciuto la fatica dell'essere uomo, capisce la nostra stanchezza, lui che agli Apostoli stanchi ha amorevolmente detto: venite, riposatevi un po'... Siamo in molti oggi a sentirsi affaticati e oppressi, nonostante tutto ciò che abbiamo, o forse proprio a causa di tutto ciò che abbiamo. Ecco il giogo che ci pesa, che ci schiaccia. E' pesante perché carico di tante cose inutili delle quali ci carichiamo noi stessi. Il giogo del Signore invece è leggero, è dolce, perché segnato dalla sua di noi conoscenza, perché segnato dal suo amore verso di noi. E san Paolo ci insegna che Dio non ci mai caricherà dei pesi che non saremmo in grado di portare. Dobbiamo imparare da lui, o tradotto meglio... imparare lui. E che cosa? Imparare Gesù che è mite ed umile di cuore. Se lo contempliamo nei vangeli, nella preghiera quotidiana, diventa più facile imparalo perché egli è il maestro che insegna con l'esempio, esempio che poi a nostra volta attirerà anche gli altri alla sorgente della salvezza che è Gesù stesso. (Padri Silvestrini) 


MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Dio getta la semente dappertutto, con un'abbondanza che noi preferiamo disegnare come imprudenza oppure sperpero; egli poi si preoccupa ben poco dei frutti immediati, e sembra pensare: «Forse... chissà... a suo tempo...». La pazienza di Dio sarà certamente premiata. Il nostro comportamento contrasta però certamente con quello del Signore. Misuriamo con pignoleria tutto quanto facciamo per Dio e per il prossimo; progettiamo e riprogettiamo in continuità, affinché il lavoro risulti efficace in partenza; nell'eseguirlo, poi, ci guardiamo bene dal perdere eccessivo tempo, troppe energie ed esagerate risorse. Inoltre, vogliamo vedere i frutti, se non subito, abbastanza presto; in caso contrario sbattiamo la porta e ce n'andiamo in cerca di gratificazioni più immediate. Chiediamoci quale dei due comportamenti è più giusto e ragionevole. Sperando che nessuno di noi concluda che è errato il modo di agire di Dio, non ci rimane altro che rivedere il nostro.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Gio Lug 20, 2017 12:29 pm

Il peso leggero di cui parla Gesù è la Sua Dolce Parola che guarisce tutti: sia sani che infermi. La Sua mitezza e la sua umiltà sono un esempio da prendere, non perchè Lui è il Figlio di Dio ma perchè Lui conosce le nostre debolezze e le nostre mancanze e a differenza di altri le capisce e ci ama anche per questo motivo.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Gio Lug 20, 2017 2:31 pm

 «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 
Quante volte arriviamo alla sera stanchi, insoddisfatti di quello che abbiamo fatto nella giornata? Credo che nessuno di noi possa dire di non aver provato questa sensazione, ma quanti si fanno un esame di coscienza?...l'uomo ha bisogno del su Creatore e Gesù ci indica la via, stanchi e affaticati, ma certi che non saremo soli a portarne il peso... impariamo da Gesù che è mite ed umile di cuore. Se lo contempliamo nei vangeli, nella preghiera quotidiana, la nostra vita scorrerà più facile perché il suo esempio ci sarà da guida e i nostri affanni avranno un posto speciale nel
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Venerdi della XV settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Ven Lug 21, 2017 8:19 am

Venerdi della XV settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mt 12,1-Cool 


Il Figlio dell'uomo è signore del sabato. 


+ Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell'offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: "Misericordia io voglio e non sacrifici", non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell'uomo è signore del sabato». 


Parola del Signore. 


OMELIA 


Gesù riporta questa frase dell'Antico Testamento al termine di una ennesima controversia con i farisei. Leggiamo nel vangelo come loro si sono scandalizzati contro i discepoli di Gesù che, in giorno di festa, coglievano spighe per sfamarsi. I farisei erano certi di essere nel giusto, di fare la volontà di Dio perché compivano alla lettera le innumerevoli prescrizioni legali. Ma questo non è saggezza evangelica, non è caratteristica cristiana. Dio si è manifestato come liberatore e vuole che il nostro slancio verso di lui sia obbedienza, ma non un'obbedienza legalistica ma piuttosto l'obbedienza dei figli, l'obbedienza figliale. Noi siamo obbedienti ai suoi comandamenti proprio perché egli ci ha reso liberi, capaci di conoscere le situazioni, capaci di giudicarle, capaci di prendere le decisioni giuste per il bene nostro e degli altri. Il Signore vuole che viviamo nella carità ed ogni precetto, ogni comandamento è subordinato ad essa. Così la nostra vita renderà testimonianza a lui, Dio che crea gli uomini liberi. 



MEDITAZIONE QUOTIDIANA


Quanti casi ho visto in cui pur vedendo non vedono e pur udendo non odono, ma poi arriva il giorno della misericordia di Dio e la luce viene data. Noi dobbiamo capire che nella nostra vita c'è una dinamica dialettica con il nostro Dio che vuol dire lotta, scontro continuo, ma l'importante è il risultato, è il dire: «Signore, adesso ho capito: ci sei solo tu!». Quante volte il Signore come una luce di fulmine ti fa vedere la vanità nella quale sei? Oppure ti manifesta gli idoli ai quali sei attaccato, ai quali bruci il tuo incenso continuamente? E più lo vedi più neghi, come i bambini di due anni. Quante falsità nel nostro cuore per mantenerci in difesa! Alle volte chi la vince è il cuore indurito, allora è tragedia perché non va avanti la storia di Dio. Ognuno guardi dentro di sé: forse il Signore sta litigando con te, sta lavorando in te, sta facendo il braccio di ferro o forse ti porta già in lui. Non difendetevi, non nascondetevi, lasciatevi amare da Cristo!

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Ven Lug 21, 2017 9:39 am

Gesù citando quello che fece il re Davide e i suoi compagni fa capire ai farisei di quanto sono ipocriti a rimproverare sia Lui che i suoi Apostoli, solo perchè mangiano il giorno di sabato. E inoltre Gesù citando la frase: "Misericordia io voglio e non sacrifici", fa capire che Dio e anche il Figlio non gradiscono sterili offerte ma cuori puliti che amano Dio e di conseguenza anche il Figlio e che Lui è anche Signore del sabato e che non hanno nessun diritto di condannare nessuno e tanto meno Lui e i suoi discepoli.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Ven Lug 21, 2017 10:00 am

Oggi, Matteo ci presenta una controversia relativa al riposo in giorno di sabato che i farisei fanno notare a Gesù dicendoli:: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
A questo punto, Gesù tenta di insegnar loro qual è il vero senso del sabato: “Misericordia io voglio e non sacrifici”.
Ogni norma ha come fine il bene, per questo Gesù, rivolgendosi a chi contesta il gesto dei suoi discepoli, ricorda che ciò che importa a Dio è la misericordia.
Il brano evangelico termina con l’affermazione della superiorità di Gesù rispetto a tutte le norme e leggi degli uomini.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Sab Lug 22, 2017 8:29 am

Sabato della XV settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Gv 20,1-2.11-18) 


Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni 
Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il mio Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Maria stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: "Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro"». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto. 


Parola del Signore. 


OMELIA 


Su Maria Maddalena, iconografia, letteratura e quant'altro si sono sbizzarriti nel delineare il personaggio, spesso confondendolo con altre Marie dei vangeli. Oggi, la liturgia ce la presenta nella scena del "giorno dopo il sabato", tratteggiata nel vangelo di Giovanni. È un momento pieno di pathos e di drammaticità, in cui pianto, dolore, ricerca, delusione, gioia si mescolano a formare un quadro quanto mai realistico. Nel corso del racconto, scopriamo il percorso non solo di fede, ma umano di ognuno di noi e scorgiamo, come nell'arco di poco tempo, vengano racchiuse tutte le espressioni interne ed esteriori dell'agire dell'uomo. Maria Maddalena così, da personaggio pio e che la devozione ha trasformato rendendolo alquanto languido, può assurgere a donna forte, a modello di umanità. In lei e con lei ogni persona può esclamare: "Rabbunì", riconoscendo e accogliendo il Cristo come il Signore della vita e come Colui che ci fa partecipi della sua missione salvifica. Ci insegna la forza di cercare il Signore. E lui ci mostra che, anche quando i nostri occhi non lo riconoscono, non lo vedono, egli è sempre con noi. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA



«Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto», con queste parole Maria ci svela chi è Gesù per lei, chi è lui nella sua vita, ci manifesta il rapporto esistente tra lei e Gesù. Maria di Magdala ha verso Gesù lo stesso atteggiamento di Paolo: «Io vivo sì, ma non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me, per me vivere è Cristo» (Gal 2,20). Maria Cerca l'amato del suo cuore, lo cerca e non lo trova, partecipa agli altri questa scomparsa, li incita scongiurando, pregando. Maria è trapassata dal timore, dal turbamento, dall’angoscia, dall’inafferrabile mistero della sua esistenza; esprime quello stupore, quella contemplazione, quella melanconia e quella speranza di coloro che sono stati presi da Gesù. Quante volte il Signore si nasconde e non ci è più accanto perché vuole che ci si concentri totalmente solo su di Lui e solo allora può dirci «Eccomi, sono qui, sono quello che tu cerchi»! Che sapienza che c'è nel modo di agire di Dio.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Sab Lug 22, 2017 1:13 pm

Oggi si festeggia Maria di Magdala detta Maddalena, una santa che si è pentita dei suoi peccati ed ha seguito Gesù alla Morte in Croce ed ha avuto il privilegio di vedere Gesù vivo dopo che era stato Crocifisso. Lei inizialmente non Lo riconosce, ma quando capisce che è Lui lo chiama: "Maestro!" e Gesù le dà il compito di annunziare la Sua Resurrezione ai suoi amati Apostoli e di dire loro che sale al Padre Suo e Padre Loro, Dio Suo e Dio Loro.
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Lunedi della XVI settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Lun Lug 24, 2017 8:16 am

Lunedi della XVI settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mt 12,38-42) 

La regina del Sud si alzerà contro questa generazione. 


+ Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».

Parola del Signore. 


OMELIA 



Quando la fede va alla ricerca del miracoloso, meraviglioso, della soddisfazione visiva, del segno, vuol dire che o è in crisi oppure non è mai cresciuta, non è divenuta mai adulta. Il "credere" si sostiene nella rinuncia del "vedere". In tale ottica, prima e seconda lettura paiono essere in antitesi. Infatti, mentre la prima è l'apoteosi dello straordinario, la seconda mette in guardia, ed anzi rimprovera, chi chiede un prodigio. In Esodo gli Israeliti rimpiangono la loro condizione servile, ciò voleva dire anche riconoscere la superiorità degli dèi stranieri rispetto all'unico Dio, poiché per la concezione antica il popolo era libero anche quando poteva mostrare la potenza della divinità preposta a sua difesa. La liberazione, il passaggio avviene mediante un atto di coraggio richiesto da Mosé (v. 13). C il medesimo coraggio di cui si ha bisogno nel credere senza appoggi sensibili. Come il popolo riluttante si affida a Dio, così la fede, benché tante volte non supportata da prove manifeste, dovrebbe abbandonarsi senza richiedere tante dimostrazioni. Non basta avere in testa delle teorie metafisiche che mettono in pace la nostra ragione, poiché davanti ad un evento qual è la resurrezione, accennato dall'evangelista (v. 40), tutti i sistemi, anche i più complessi, crollano. Il credere, dunque, non può essere sostenuto solo dal ragionamento, anzi questo in certi momenti è di ostacolo, deve quindi essere informato dall'amore. Credere ed amare fanno parte della stessa modalità di rapportarsi alle persone, e di conseguenza a Dio. Credere e amare pern richiedono un po' di follia che dia il coraggio di saltare i precipizi o, per dirla biblicamente, attraversare un mare a piedi! (Padri Silvestrini) 


MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Tu dici: «Padre nostro», non «Padre mio». L’invocazione presuppone che tu senta nei fatti che tutti i figli di Dio sono tuoi fratelli! È vero? Sforzati perché sia vero! Tu supplichi: «Sia santificato il tuo nome», cioè: la tua Persona o Dio sia riconosciuta per quello che è. La supplica indica che tu cresci nella conoscenza di Dio Padre e sei impegnato perché Dio sia amato e riconosciuto nella sua santità. «Venga il tuo Regno». Domandando che il mondo di Dio diventi il mondo vero dell'umanità, significa che tu sei già impegnato perché quanto chiedi diventi realtà. Dicendo: «Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra», tu chiedi l'obbedienza che ti toglie dalla tua solitudine e t’inserisce nell'universo di Dio! «Dacci oggi il nostro pane quotidiano»: se tu ne hai più del necessario come faranno gli altri ad avere il pane quotidiano? «Perdona a noi i nostri peccati come noi li abbiamo perdonati a coloro che hanno peccato contro di noi»: è vero che è così? Ed infine: «Non permettere che io mi lasci cadere nella tentazione, ma vieni a prendermi, dammi un calcio nel sedere, Signore, svegliami»! 

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  annaxel il Lun Lug 24, 2017 10:06 am

La fede in Gesù non è suscitata da segni straordinari, che i farisei vorrebbero vedere, l'unico segno offerto da Gesù resta <il segno di Giona>, cioè la risurrezione.
Il Signore continua a colmare di segni della sua presenza la vita di ciascuno di noi. Ai suoi contemporanei e a noi Gesù ha lasciato un segno eterno, il più grande: l'Eucaristia.
 Non cerchiamo scuse, amici, ma lasciamo che oggi la Parola di Dio scuota il nostro animo e spalanchi la porta della conversione, perché ben più di Giona e di Salomone c’è qui! Gesù <Dio con noi>.
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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Giovanna Maria il Lun Lug 24, 2017 10:37 am

Gli scribi e i farisei chiedono sfacciatamente a Gesù un segno, e Gesù risponde loro che da Lui non avranno niente. Così come il Profeta Giona è stato messo alla prova da Dio stando nel ventre del pesce per tre giorni e tre notti, anche Lui avrà la stessa esperienza riposando nel cuore della terra dopo la Crocifissione, e così come il re Salomone è stato messo alla prova sulla sua saggezza dalla regina del sud anche Gesù sarà messo alla prova, e che Lui è più grande sia di Giona che di Salomone.
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Martedi della XVI settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mar Lug 25, 2017 8:15 am

Martedi della XVI settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mt 20,20-28) 


Il mio calice, lo berrete. 

+ Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

 
Parola del Signore. 


OMELIA 


Il colloquio che si svolge nel brano evangelico, scelto per la festa dell'apostolo Giacomo, è fin troppo chiaro nell'indicarci lo spirito con cui ci si deve mettere al servizio del Vangelo. Le categorie del pensare e dell'agire comuni sono rovesciate, così come lo sono nella seconda lettera ai Corinzi. Provate a considerare quale messaggio radicale e in controtendenza ci viene da questi passi. Si parla di croce, di morte, di sofferenza, e tutto questo vissuto nella speranza che "colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù", ed ancora si dice che se si vuole comandare bisogna servire, che i primi posti da ricercare sono quelli che ci mettono a servizio dell'altro. Tentiamo di rileggere la nostra vita cristiana alla luce di questa parola e a pensare all'incidenza che termini quali quelli proposti hanno nei nostri comportamenti quotidiani: nel rapporto con la mia comunità parrocchiale, con la mia famiglia, nell'ambito del mio lavoro e in fondo con me stesso. Sì, perché il ricercare spasmodicamente il primo posto, in ordine al potere e non al servizio, potrebbe anche voler dire non sentirsi capaci di "habitare secum", espressione dei Dialoghi di Gregorio Magno e cara alla tradizione benedettina, con cui si vuole indicare la possibilità di un animo pacificato di stare solo e di non dover provare necessariamente qualcosa a qualcuno. Scoprire i propri punti deboli è già un passo per poterli gestire e per conviverci. Forse anche San Giacomo, dalla risposta di Gesù, si sarà sentito infastidito ed anche mortificato, ma il suo martirio ci dimostra che quell'insegnamento di Gesù è stato recepito e vissuto fino alle estreme conseguenze. (Padri Silvestrini) 



MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Anni fa sono stato invitato a parlare in un comune e ho detto: «Gesù ha cambiato tutto e dice a chi vuol diventare sindaco: "Vendi la tua casa e mettiti in lista per ultimo per avere la casa popolare”. Se noi vivessimo il vangelo alla lettera...! Invece gli diamo un’adattatina!». Quando ho finito di parlare è venuto il sindaco e mi ha detto: «Io ringrazio Dio che don Benzi è venuto adesso, perché se fosse venuto prima delle elezioni io non sarei stato eletto sindaco!» Il Signore Gesù si è tolto da ogni categoria costituita, da quelle categorie che sono regolate dal diritto; si è immerso nell’uomo e nell'ultimo, colui che non ha nessun diritto. Il problema è che Cristo sia "forma" della nostra esistenza per ragionare secondo Cristo in tutto e per tutto. Noi, molte volte, siamo radunati nel nome di Cristo, ma non è Cristo al quale noi crediamo, al quale ci affidiamo: facciamo ragionamenti umani, che sono estranei a Cristo. Occorre entrare dentro la realtà dell’uomo, dell’uomo che non ha diritti, che è fuori da ogni categoria, mettersi alla pari con lui per fare insieme con lui a ritroso tutto il cammino, assieme a Dio, assieme a Cristo.

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Mercoledi della XVI settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Lug 26, 2017 8:39 am

Mercoledi della XVI settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Mt 13,1-9) 


Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto


+ Dal Vangelo secondo Matteo 
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».


Parola del Signore. 


OMELIA 


La divina Sapienza è uscita dalla sua casa: dal seno del Padre è venuta a dimorare fra noi. Venuta per nutrire l'uomo con la sua parola, raccoglie attorno a sè tanta folla. E la pagina del Vangelo narra precisamente il mistero dell'incontro fra la Sapienza di Dio e la persona umana. Ciò che la Sapienza comunica può essere paragonato solo ad un seme. La parola di Gesù è viva e chiede di piantarsi nel terreno della nostra esistenza, per fruttificare in opere buone: la Verità che è Gesù, chiede di divenire Verità intima alla nostra vita. Ma in questo punto si opera all'interno dell'umanità una quadruplice divisione: chi si chiude, chi è superficiale, chi non si decide per il Signore e chi, infine, accoglie in sè quella parola.



MEDITAZIONE QUOTIDIANA



La dimensione ecclesiale della parabola è evidente, giacché Gesù stesso si è preoccupato di metterla in luce; non ci resta che riflettervi. Può essere utile considerare la parabola anche in dimensione personale. Anzitutto dobbiamo prendere atto della realtà: ciascuno di noi è il campo, nel quale, contemporaneamente, esiste buon grano e zizzania. Poi è doveroso porci una domanda: stiamo seminando con le nostre stesse mani la zizzania dentro di noi, oppure permettiamo che lo faccia il diavolo? Di fronte a una risposta positiva, è doveroso prendere immediati provvedimenti. Sperando in una risposta negativa, chiediamoci che cosa stiamo facendo per crescere il grano buono, e per tenere a bada, nel migliore dei modi, l'espandersi delle erbacce cattive. A questo punto, non dobbiamo preoccuparci troppo dei risultati visibili, poiché la zizzania non estirpata, purché non seminata da noi volontariamente, alla fine della vita sarà finalmente raccolta da Gesù stesso e gettata nel fuoco a bruciare. Noi andremo davanti al trono divino solamente con il grano buono.

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Gio Lug 27, 2017 8:27 am

Giovedi della XVI settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mt 13,10-17) 


Perché a loro parli conparabole?

+ Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: "Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!". Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!».


Parola del Signore. 


OMELIA 


Dio si è manifestato nel deserto a Israele come Dio efficacemente presente e operante tra i suoi eletti. Al popolo che mormora dà un cibo e un’acqua prodigiosi; dovendo punire i peccatori, offre anche inattesi mezzi di slavezza, come il serpente di bronzo. Dio manifesta così nel deserto la sua santità, la sua misericordia, la sua gloria. Dio vuole che Israele lo conosca e che diventi una “nazione santa”, cioè messa a parte per lui. Un dato che ci colpisce nella narrazione della teofania è l’insistenza sul limite fissato per il popolo attraverso al monte santo, affinché esso “non faccia irruzione attraverso Dio per vedere”. Quest’ordine, ripetuto come un ritornello, ci ricorda una realtà essenziale: la salvezza non è la soppressione, bensì il ristabilimento della frontiera tra Dio e gli uomini. L’uomo redento è messo al suo vero posto. Il peccato è voler mescolare l’uomo e Dio, è “fare irruzione verso il Signore”. Non ci può essere comunione tra l’uomo e Dio se non quando l’uomo è veramente solamente uomo, e dove Dio è riconosciuto come Dio. Nel preciso momento in cui Dio si manifesta a Israele, si mostra solidale con lui, si lega in alleanza con lui, lo avverte di rispettare il confine tra l’umano e il divino, e si avvolge di tutto il mistero della sua divinità nella nube oscura. Gesù siede a tavola con i pubblicani e i peccatori; ma il mistero della personalità di Dio è ancora più nascosto nell’abbassamento del figlio di Maria e di Giuseppe che nella tempesta del Sinai. Dio si rivela più inaccessibile sulla croce che nel fumo della montagna santa. Oggi, come nei tempi passati, solo nella parola di Dio possiamo conoscere qualcosa di lui. E occorre tenersi umilmente a distanza, come il popolo dell’esodo, come il peccatore della parabola che non osava alzare gli occhi al cielo. (Giuseppe Betori)

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Venerdi della XVI settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Ven Lug 28, 2017 8:16 am

Venerdi della XVI settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mt 13,18-23) 


Colui che ascolta la parola e la comprende, questi dà frutto. 

+ Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato nel terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, ma non ha radice in sé ed è incostante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato su terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno". 


Parola del Signore. 


OMELIA 


Il comprendere di cui parla la parabola evangelica di quest oggi ha certamente un senso più ampio di quello che gli potremmo attribuire. Un monaco certosino del XII secolo, Guigo, nella sua opera "Scala claustralium", indica quattro movimenti per la "comprensione" della parola: lectio, meditatio, oratio e contemplatio. La lettura attenta (o anche solo l'ascolto) è già disposizione di un animo teso alla ricerca, l'approfondimento tramite la meditazione fa penetrare progressivamente nel mistero di Dio, la preghiera lo fa vivere attraverso varie forme (lode, supplica, etc.), la contemplazione vi unisce tutto il nostro essere. Questi "gradi" tipicamente monastici non sono esclusiva dei monaci, possono essere applicati e sperimentati da tutti. Ma succederà che alcuni giorni la Parola sembrerà portare una percentuale molto bassa, ed in altri momenti, al contrario, altri giorni saremo "al settimo cielo". Niente paura! Noi stessi siamo di volta in volta quei personaggi citati nella parabola e la nostra gamma va dalla strada al terreno fertile. Gesù non vuole certo condannare o portare alla disperazione nessuno, non definisce cioè delle tipologie standardizzate per cui chiunque è salvo o condannato in partenza. Vuole soltanto dire che abbiamo poca costanza (sarebbe meglio dire poca fedeltà) e che non sempre siamo capaci di far fruttificare il dono ricevuto. La medesima cosa accade con gli israeliti nella prima lettura (Esodo): ricevono la parola, ma quante infedeltà accompagneranno il loro cammino e però anche quanti ritorni pieni di speranza e di buoni propositi. È la storia di sempre, è la storia di un Dio fedele e di un uomo sottoposto alla "umanità", ma questo Dio lo sa molto meglio di tanti giudizi impietosi su noi stessi e sugli altri. (Padri Silvestrini)



MEDITAZIONE QUOTIDIANA 



Nella Chiesa primitiva, c’erano anche degli scribi convertiti al cristianesimo. Essi erano maestri della legge nell'Antico Testamento. Gesù li invita a non fermarsi all’Antico Testamento ma ad utilizzare il vecchio, la legge, i profeti, ed il nuovo, il Vangelo. L'uno richiama l’altro. Ma il Vangelo è la pienezza perché il vecchio ha valore in quanto confermato dal nuovo. Il Vangelo è il compimento della legge; è Gesù, non un insieme di norme. È la vita che si esprime in un cammino che dà la pienezza della gioia e della luce.

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Sabato della XVI settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Sab Lug 29, 2017 8:29 am

Sabato della XVI settimana del Tempo Ordinario


VANGELO (Lc 10,38-42) 


Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose. 


+ Dal Vangelo secondo Luca 
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».


Parola del Signore. 



OMELIA 



Il brano evangelico, tratto da San Luca è caratterizzato dall'accoglienza del Signore. Le due sorelle, in due modi diversi accolgono lo stesso Gesù. L'una è preoccupata a pulire la casa e rendere accogliente l'ambiente che deve essere degno di ricevere Gesù. Maria invece è interessata ad accogliere la Parola stessa di Gesù in un atteggiamento raccolto da sua discepola. I due atteggiamenti non devono essere contrapposti, anzi possiamo unirli in un'unica esigenza per chi si accinge a partecipare alla Santa Messa. Per accogliere degnamente Gesù, nella forma Eucaristica dobbiamo prima purificare il nostro cuore. La Chiesa ci suggerisce come diventare degni di partecipare al banchetto eucaristico e richiede, quando necessario, la confessione sacramentale. In questo imitiamo Marta che pulisce la casa. E' anche importante il nostro atteggiamento che favorisca l'unione intima con Gesù. In questo, invece, imitiamo Maria che si è scelta la parte migliore. (Padri Silvestrini) 


MEDITAZIONE QUOTIDIANA



In tutte le cose bisogna viverci dentro qualcosa di più grande, altrimenti si è catturati dall' effimero, dal vuoto, dal niente. Marta si affannava per ciò che faceva, Maria si riempiva di Gesù per rimanere con lui in ciò che faceva. Lasciate perdere la televisione: pregate e vedrete che troverete il tempo per fare tutto. Riempitevi del Signore!

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Domenica della XVII settimana del Tempo Ordinatio

Messaggio  Andrea il Dom Lug 30, 2017 8:28 am

Domenica della XVII settimana del Tempo Ordinatio

VANGELO (Mt 13,44-52) 


Vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 

+ Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». 
Parola del Signore. 

OMELIA 


San Tommaso d'Aquino, il grande teologo del Medioevo, utilizza un'immagine: noi uomini siamo come una freccia già in piena corsa. Un altro ha preso la mira e ha tirato. Non spetta più a noi cercare un obiettivo: è già stabilito. E dove va questa freccia di cui il Creatore ha stabilito l'obiettivo? Ecco la risposta: la freccia corre verso il bene, e dunque verso la felicità. Dio, e la felicità di essere presso di lui, corrispondono alla più profonda aspirazione dell'uomo. Qui non vi è nulla di imposto, nessun compito da fare come penso, nessun passaggio a gincana, non dobbiamo stringere i denti. Come il ruscello scorre naturalmente verso il mare, così l'uomo è in cammino verso Dio. Questo insegnamento sugli uomini si trova nella parabola di Gesù che ci presenta il Vangelo. È riassunto in sette righe di una semplicità geniale. Il Regno dei cieli è proprio ciò che si cerca nel profondo del cuore. È come un tesoro di cui si scopre l'esistenza. È come una perla, la perla delle perle che il mercante ha cercato per tutta la sua vita. Se il mercante raggiunge il suo obiettivo, non è grazie alla sua tenacia, ma perché ciò gli è concesso in dono. Tuttavia il regno dei cieli non ci è tirato in testa. Bisogna impegnarsi personalmente, essere pronti anche a sacrificare tutto. Ma non per una cosa estranea. È ciò che abbiamo di più personale, e al tempo stesso un dono. E bisogna saper cogliere questo dono; bisogna essere pronti. Quando si raggiunge l'obiettivo, non bisogna crollare come dopo un eccesso di sforzo, ma esultare di indescrivibile gioia. Il segreto del cristianesimo può essere espresso in un'immagine di sette righe. Ce ne vogliono un po' di più ai predicatori! Quanto a ciascuno di noi, ci vuole tutta una vita per capirlo. 


MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Giovanni Battista era pieno del fuoco di Dio come tutti i profeti. Perché la gente andava tanto da Giovanni Battista? Perché li scuoteva! Le parole che lui diceva erano parole di fuoco che senza mezze misure andavano dritte al cuore della persona umana e la rovesciavano, per cui la persona vedeva se stessa, prendeva coscienza. Scuotere era quello che lui faceva, e ne aveva per tutti! E più andava in profondità nel loro cuore, più la gente si sentiva toccata dentro e sentiva subito il bisogno di conversione e di penitenza, cioè di smettere di fingere. Ciò che fa star male l’uomo è sempre il peccato. Il Curato d’Ars o Padre Pio erano come Giovanni Battista, perché nel peccato che l’altro faceva loro sentivano che Dio non era amato, e colui che non ama Dio sta male e cerca di coprire questo male mettendo dentro alcool, droghe, piaceri, un mare di cose, e sente l’infelicità! Il peccato dell'altro loro lo sentivano dentro di sé e le parole che dicevano erano potenti nell’amore. Erano dei gran trasmettitori, dei buoni conduttori del Signore e l'altro rimaneva fulminato come quando passa la corrente. Non preoccupatevi d’altro che di amare Gesù, tutto il resto viene fuori!

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Lunedi della XVIII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Lun Lug 31, 2017 8:29 am

Lunedi della XVIII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mt 13,31-35) 

Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa 


+ Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo, Gesù espose alla folla un' altra parabola: «Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami». Un'altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti». Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.

Parola del Signore. 


OMELIA 

Nel quadro dell’Esodo e della religione dell’alleanza questo episodio di infedeltà e di apostasia, l’adorazione del vitello d’oro, indica quanto lenta e difficoltosa sia un’autentica maturazione di fede. Non erano bastati i segni e i prodigi compiuti da Dio per mezzo di Mosè, non era bastata la vittoria sul faraone, il passaggio liberatore sul mar Rosso, la manna e le quaglie date in nutrimento al popolo durante il lungo peregrinare nel deserto. Non erano bastati perché si richiedeva un prezzo molto alto per l’uomo: la fiducia incondizionata nella potenza di Dio, una condizione di indefinito pellegrinare e disponibilità interiore. A differenza dei culti della natura, la religione dell’alleanza richiede la capacità di intima adesione a una legge morale che, sebbene scritta su tavole di pietra, risponde alle esigenze più profonde della natura umana; ma soprattutto richiede capacità di intimo rapporto dialogale con Dio che interviene nella storia. La religione dell’alleanza promuove l’uomo a ritrovare in se stesso, sia pure in capi carismatici come Mosè, la maturità di un rapporto con Dio che lo conduce a essere autenticamente libero , a realizzare la piena immagine della libertà della persona umana. Secondo la religione dell’alleanza la tendenza perversa più radicale nell’uomo è proprio l’idolatria; cioè rifiutare di interpretae un rapporto personale e interiore con Dio, abdicare alla libertà e autonomia morale cui ti chiama il vero Dio, per costruirti idoli fatti a tua propria immagine e somiglianza, proiezioni della tua propria debolezza, che non sono affatto capaci di liberarti perché sono muti come te, carichi delle contraddizioni e delle ambiguità che tu stesso vi hai deposto. La vera salvezza per l’uomo si ha quando comincia ad aprirsi al Dio totalmente altro, al Dio che si fa incontro.


MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Normale nel mondo è colui che investe denaro per accumulare sempre più, per avere successo, per riuscire, per conquistare. In realtà c'è una vera anormalità! Se uno ragiona radicalmente secondo Cristo, viene definito pazzo, gliel’hanno detto anche a Gesù, i suoi lo andavano a prendere perché dicevano: «È impazzito» (Mc 3,21) perché realmente richiamava una realtà definitiva, ultima. È tutta questa realtà che deve essere manifestata. Costruiamo una nuova società basata esclusivamente sullo stupore di essere figli di Dio, di essere l’uno nell'altro e di essere un popolo diverso, dove non ci sono più né ricchi né poveri, dove non ci sono più differenze sociali; finalmente una società che non è più poggiata sul possedere, sull’investire per avere, sull’arricchirsi per separarsi, ma impostata sulla libertà stupenda che viene dall’essere figli di Dio, dove i primi saranno gli ultimi e dove gli ultimi saranno i primi perché coloro che erano ultimi per primi hanno capito il grido di Dio!

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Mar Ago 01, 2017 8:58 am

Martedi della XVIII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO  (Mt 13,36-43)


Come si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 

+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,36-43)
In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!». 


Parola del Signore. 


OMELIA 


«Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e buono...» (Es 34, 6s). Le affermazioni che oggi leggiamo ci riempiono il cuore di gioia e sono un inno alla speranza. Se quando ci si allontana da Dio il timore cresce, tuttavia insieme ad esso dovrebbe aumentare la fiducia di non essere mai abbandonati e/o lasciati a noi stessi. Il Signore conosce fin troppo bene il limite a cui è sottoposta la condizione umana, e si china sulla sua creatura per risanarla e infonderle coraggio. Dopo la scena tremenda della rottura delle tavole dei dieci comandamenti, ce ne viene proposta un'altra armoniosa e quasi surreale. Dio parla con chiunque voglia consultarlo e si rivolge a Mosè faccia a faccia. Eppure questo è un episodio tutto costruito sulla richiesta di perdono, evidentemente, per Dio, la domanda di cancellare la colpa è già indice di cambiamento di vita. Il Dio misericordioso lo si ritrova nel Vangelo, in cui non è interpellata solo la comunità cristiana, ma tutto il mondo. Il Regno di Dio è infatti una realtà che concerne tutti gli uomini, al di là del  credo religioso e al di là di qualsivoglia differenziazione. Il grano e la zizzania crescono dovunque, l'importante, anche qui, è saper attendere il tempo di Dio, in cui tutto il male e tutto il bene saranno svelati nella loro pienezza. 



MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Davanti ad ogni situazione, è necessario assumersi la propria responsabilità. Non bisogna lavarsene le mani. Non si può scaricare sugli altri la risposta, o dire in maniera elegante: «Si arrangino», come fanno i discepoli di fronte alla folla che ha fame. Gesù è molto deciso: «Date loro voi stessi», cioè «Scoprite il cuore, spremete
le meningi, datevi da fare, non chiudete gli occhi; dopo aver visto, non fate finta di non aver visto». Datevi da fare, e non piangete! I cristiani si piangono sempre addosso perché non hanno voglia di uscire dai loro sepolcri! Fate posto, accogliete! Che bello quando non ci saranno più i ricoveri dei vecchi perché tutti i vecchi saranno nelle nostre famiglie; quando non ci saranno più i manicomi perché i matti usciranno e verranno a guarire i matti che sono fuori dal manicomio! Che bello quando non ci saranno più le mense dei poveri perché le nostre case offriranno sempre un pasto a Cristo che passa e i cristiani si organizzeranno perché non ci sia più nessuno solo nel mondo! Questo è il nostro lavoro! Trasformate in Vangelo vivente le vostre famiglie, cosa fate altrimenti?

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Mercoledi della XVIII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Mer Ago 02, 2017 9:59 am

Mercoledi della XVIII settimana del Tempo Ordinario


VANGELO  (Mt 13,44-46)


Vende tutti i suoi averi, e compra quel campo. 

+ Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».



Parola del Signore. 


OMELIA 



La vita dei santi ci mostra in che modo essi abbiano vissuto la rivoluzionaria scoperta del tesoro del Vangelo. Sant'Antonio abbandona tutto, all'età di diciotto anni, per andare a vivere nel deserto; san Francesco d'Assisi prende alla lettera le parole che gli chiedono di non portare con sé, in cammino, né bisaccia né bastone; sant'Ignazio si converte alla lettura della vita dei santi nel suo ritiro forzato di Manresa; santa Teresa, alla fine della sua vita, dice: "Non mi pento di essermi donata all'amore". Il tesoro nascosto nel terreno della nostra vita chiede non solo di essere scoperto, ma anche di essere anteposto a tutto quanto. Per scoprirlo occorre lo sguardo perseverante di un cercatore che non si fermi sulla via. Ma, una volta capito che proprio là si trova il lieto messaggio, capace di dare senso alla nostra esistenza e di portare la salvezza al mondo, esclamiamo con sant'Agostino: "A lungo ti ho cercata, bellezza nascosta, tardi ti ho trovata; io ti cercavo fuori di me, e tu eri in me!". Saremo in grado oggi di dire al Signore che è il nostro tesoro? Diciamoglielo con tutto lo slancio di cui è capace il nostro cuore, donandoci a lui. Il tesoro non si nega a chi lo scopre, si lascia possedere per nascondersi poi di nuovo. Si dà a chi è pronto a perdere tutto pur di impossessarsene. Il solo modo per ottenerlo veramente è di darci a lui, dal momento che riconosciamo in lui il nostro Signore e il nostro Salvatore, Gesù Cristo. Questa perla di grande valore, che ha dato la propria vita per riscattarci dal potere del male, vuole farsi conquistare da noi in cambio della nostra fede e del nostro abbandono al suo amore, qualunque sia la nostra richiesta o il nostro modo di vita. Rivolgendoci a lui dicendo "Mio Signore e mio Dio", noi possiamo possederlo e, insieme, farne dono agli altri. Questo tesoro, infatti, ha questa particolarità: per poterlo tenere, bisogna dividerlo con altri; esso si sottrae invece a chi vorrebbe privarne gli altri. L'"Amen" che oggi pronunceremo nel ricevere il Corpo di Cristo possa manifestare la nostra gratitudine e, insieme, il nostro desiderio di farne dono ai fratelli.


MEDITAZIONE QUOTIDIANA



Quando perdi lo sguardo fisso in Gesù ti succede come a Pietro, proprio come a lui, il quale cammina sulle acque tenendo fisso lo sguardo in Gesù ma ad un certo punto smette di guardarlo in faccia, guarda sotto e vede l’acqua e comincia a sprofondare! La nostra vita è così: quando il Signore ci fa sprofondare, in realtà non è che ci fa sprofondare, ma tenta l'impossibile perché noi ci accorgiamo, recuperiamo la nostra vita, ci trasfiguriamo ed entriamo nella pienezza. Per tenere fisso lo sguardo su Gesù, ci vuole ogni giorno quel momento sacro riservato al tu per tu con Gesù. Com'è bello allora che nelle case ci sia quell’angolo di preghiera dove volere o no, lavori o non lavori, fare o non fare, c'è quel momento in cui io mi ritiro con Gesù per ritornare poi nella pienezza in mezzo agli uomini. La nostra salvezza, la nostra fiducia è tutta nel Signore; puntiamo su di lui: ci attendono cammini stupendi! Tenendo lo sguardo fisso a Cristo noi compiremo il cammino.

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Giovedi della XVIII settimana del Tempo Ordinario

Messaggio  Andrea il Gio Ago 03, 2017 8:44 am

Giovedi della XVIII settimana del Tempo Ordinario

VANGELO  (Mt 13,47-53)



Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi.


+ Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni 
nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Terminate queste parabole, Gesù partì di là.



Parola del Signore. 


OMELIA 


Leggiamo ancora una parabola del Regno e della fine del mondo. Affluiscono pesci buoni e pesci cattivi nella rete gettata dal Signore nel mare del mondo. Noi, specie se ci annoveriamo nell'ambito dei buoni, siamo impazienti di vedere la selezione finale. Procura un enorme fastidio vedere pasci cattivi appesantire inutilmente la rete con il rischio di farle strappare, come irrita vedere che la zizzania invade il campo e addirittura sembra prevalere sul grano buono, che appare come mortificato da quell'erbaccia. Il Signore sa che il male ci infastidisce, sa del nostro zelo e della nostra impazienza, mentre noi non siamo in grado di comprendere né il suo amore né la sua giustizia, né la sua pazienza. I tempi di Dio sono molto diversi dai nostri: Egli vede in chiave di eternità, noi siamo impauriti dal tempo che ci sfugge per condurci alla fine. Il nostro senso di giustizia e molto approssimativo e sommario. Egli, il Signore. Solo Lui, sa coniugare perfettamente amore e giustizia, misericordia ed equità, presente e futuro... Dobbiamo saper attendere quell'ultimo giorno e imparare sin da ora che l'argomento dell'esame sarà l'amore sentito e manifestato concretamente nella carità operosa. Allora vedremo anche la sorte dei pesci cattivi e della zizzania. Vedremo ardere anche i fastelli dei tralci secchi, ma soprattutto comprenderemo che i primi a beneficiare dell'attesa e della pazienza di Dio siamo stati proprio noi. Allora la nostra perplessità o incomprensione di oggi si cambierà in canto di lode e di benedizione in eterno. (Padri Silvestrini) 

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

Messaggio  Andrea il Gio Ago 03, 2017 8:50 am

Giovedi della XVIII settimana del Tempo Ordinario

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Re: Vangelo di Gesù - Anno A

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