XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Messaggio  Andrea il Gio Ott 09, 2008 4:37 am

Omelia per la XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Letture bibliche: Is 25, 6-10; Sal 22; Fil 4, 12-14. 19-20; Mt 22, 1-14

Introduzione e Atto penitenziale.

Dio ci invita al banchetto dell’Eucaristia
ora, per incontrarsi con noi poi nella festa eterna. Chiediamo perdono per
le tante volte che non abbiamo accolto subito il suo invito e per tutti i
nostri peccati.

Sintesi dell’omelia. La colletta prega: O Padre, che inviti il mondo intero
alle nozze del tuo Figlio, donaci la sapienza del tuo Spirito, perchè
possiamo testimoniare qual è la speranza della nostra chiamata, e nessun
uomo abbia mai a rifiuatare il banchetto della vita eterna o a entrarvi
senza l'abito nuziale. Per il nostro Signore Gesù Cristo... Il Vangelo e la
prima lettura ci presentano la volontà di Dio di salvare gli uomini come un
invito a un banchetto per tutti gli uomini, al quale bisogna accettare di
partecipare, rispettando alcune condizioni. Una di queste è anche la
collaborazione con l’Apostolo, come ci mostra le seconda lettura.

Omelia. I – La colletta inizia: O Padre, che inviti il mondo intero alle
nozze del tuo Figlio.


Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini, nessuno escluso. E’ un’idea che
non è solo propria del NT, ma si ritrova anche nell’AT; essa viene espressa
come un invito a un banchetto; così nell’AT: Il Signore degli eserciti
preparerà su questo monte, un banchetto di grasse vivande, per tutti i
popoli, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini
raffinati (Is 25,6). Nel NT l’idea viene presentata da Gesù come un invito
del re per la festa di nozze del figlio: Il regno dei cieli è simile a un re
che fece un banchetto di nozze per suo figlio (Mt 22,2); anzitutto a un
primo gruppo di persone: Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati
alle nozze (Mt 22,3), cioè gli Ebrei, il popolo eletto dell’AT. Ma questi
rifiutano e vengono puniti tutti con l’esclusione dalla festa, ed alcuni
anche duramente e giustamente. L’invito poi è esteso ad altri: Poi disse ai
suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano
degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete,
chiamateli alle nozze (Mt 22,8-9); in effetti tutti gli uomini: Usciti nelle
strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la
sala si riempì di commensali (Mt 22,10).

In altri termini: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio
unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il
mondo si salvi per mezzo di lui (Gv 3,16-17). Perché Gesù è morto per
tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui
che è morto e risuscitato per loro (2 Cor. 5,15).

Anche noi siamo chiamati perché Dio ci ama. Vogliamo rispondere seriamente
di sì a Dio?

II – La colletta continua: donaci la sapienza del tuo Spirito.

E’ il dono fondamentale che dobbiamo sempre chiedere. Ricevendo il dono
dello Spirito, tutte le altre grazie ci vengono date per connessione, sia
quelle di ordine spirituale, come è ovvio, ma anche quelle di ordine
materiale, dal momento che Egli è all’origine di tutto, insieme col Padre e
col Figlio, dai quali procede. La nostra preghiera costante dovrebbe essere:
“Vieni, Spirito Santo, riempi il cuore dei tuoi fedeli, accendi in essi il
fuoco del tuo amore, alimenta la fede, accresci la speranza, dà le virtù, i
doni, i frutti, la pratica delle beatitudini…”. La B. Elena Guerra
considerava l’invocazione allo Spirito Santo, con la supplica che venga in
noi, come una “cresima spirituale”, che corrisponde in qualche modo alla
classica e conosciutissima comunione spirituale.

Abituiamoci a invocare frequentemente la venuta dello Spirito.

III - Chiediamo ancora: perchè possiamo testimoniare qual è la speranza
della nostra chiamata.


Isaia ci parla di quello che avverrà nei tempi escatologici, alla fine del
mondo. Egli, come gli altri profeti, identificava questi tempi con la venuta
del Signore e del suo Messia, che effettivamente saranno una sola persona,
Dio fatto uomo, e realmente questi darà inizio ai tempi escatologici. Quello
che il profeta preannunzia si realizzerà pienamente nell’eternità, ma in
parte anche ora che camminiamo nella fede. Così Egli strapperà su questo
monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre che
copriva tutte le genti (Is 25,7), si può riferire alla visione facciale di
Dio, che ci sarà in paradiso, ma già la fede ci fa conoscere Dio molto
meglio dell’AT e immensamente più della ragione. Così Gesù ha già vinto la
morte in sé e in Maria, ma Eliminerà la morte per sempre (Is 25,Cool quando ci
sarà la resurrezione universale dei corpi; il Signore Dio asciugherà le
lacrime su ogni volto totalmente nell’eternità, ma già ora ci consola:
Venite a me voi tutti affaticati e oppressi, e io vi ristorerò (Mt 11,28);
la stessa cosa va detto di quanto segue: la condizione disonorevole del suo
popolo farà scomparire da tutto il paese, poiché il Signore ha parlato (Is
25,Cool.

E il profeta esclama con gioia, pegustando quelli che saranno i momenti
bellissimi della futura intimità con Dio: E si dirà in quel giorno: “Ecco il
nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse; questi è il Signore
in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza. Poiché
la mano del Signore si poserà su questo monte” (Is 25,9-10). Tutto avviene e
avverrà per il grande amore di Dio per noi, per la sua infinita
misericordia.

Nell’Atto di speranza noi professiamo e preghiamo: “Mio Dio, spero dalla tua
bontà, per le tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore,
la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che
io debbo e voglio fare. Signore, che io possa goderti in eterno”. Lo
recitiamo ogni giorno, almeno a sera o al mattino?

IV – La colletta si conclude: e nessun uomo abbia mai a rifiutare il
banchetto della vita eterna o a entrarvi senza l'abito nuziale

Di fronte all’invito di Dio, che ci chiama a salvezza, noi possiamo assumere
un duplice atteggiamento: il rifiuto e l’accettazione. Questa verità è
espressa nella parabola di Gesù: gli invitati alle nozze si dividono in due
categorie.

a. I primi non vollero venire. Il re insiste per mezzo di altri servi: Ecco
ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono gia
macellati e tutto è pronto; venite alle nozze (Mt 22,4). La risposta fu di
rifiuto anche se in forme diverse, alcuni in forma - diciamo - normale:
costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri
affari (Mt 22,5); altri in forma violenta: altri poi presero i suoi servi,
li insultarono e li uccisero (Mt 22,6). La punizione non si fa attendere:
Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e
diede alle fiamme la loro città (Mt 22,7).

In sostanza gli Ebrei, i primi chiamati, i membri del popolo eletto dell’AT,
sono stati invitati per primi a sedersi al banchetto della salvezza eterna,
alle nozze del Figlio di Dio fatto uomo con l’umanità, ma hanno rifiutato
per vari motivi, non apprezzando il dono di Dio, e alcuni anche in forme
violente, come quando ammazzavano i profeti, e ammazzano Gesù.

b. Autoesclusisi i primi invitati, si fa spazio per altri. Il re ordina:
andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete (Mt 22,9).
Arrivano costoro, ma sarà tutto in ordine? Il re entrò per vedere i
commensali, ma c’era un tale che non indossava l'abito nuziale (Mt 22,11),
cioè un vestito pulito e decente; a lui si rivolge il re: Amico, come hai
potuto entrare qui senz'abito nuziale? La risposta dell’uomo: egli ammutolì
(Mt 22,12). Ma il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo
fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti (Mt 22,13).
Quest’uomo rappresenta quelli che fanno qualcosa per rispondere all’invito
di Dio, ma non tutto quello che è necessario. La veste simbolizza l’azione
di Dio nell’uomo; i testi biblici, che parlano di veste nuziale (Apc 19,8;
22,14), si riferiscono alla santità o alla giustizia che Dio partecipa
all’uomo, la grazia santficante. Quelli che non hanno questa veste sono
anche loro esclusi dal banchetto perché furono chiamato, ma non hanno
risposto con serietà: Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti” (Mt
22,14).

c. Per partecipare al banchetto di Dio occorre l’invito, che è rivolto a
tutti, e l’abito nuziale, che deve procurarsi l’invitato, cioè occorre che
facciamo la nostra parte, che è pur sempre un dono che Dio ci fa. La nostra
risposta fondamentalmente è la fede e l’amore verso Dio e il prossimo. Come
fecero i Filippesi con Paolo, che sapeva adattarsi a ogni condizione di
vita: ho imparato ad essere povero e ho imparato ad essere ricco; sono
iniziato a tutto, in ogni maniera: alla sazietà e alla fame, all'abbondanza
e all'indigenza (Fil 4,12), perché egli si affidava all’aiuto che gli veniva
da Dio: Tutto posso in colui che mi dá la forza (Fil 4,13), E Dio non farà
mancare la sua ricompensa: Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro
bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza in Cristo Gesù (Fil 4,19)
certamente con la ricompensa eterna, ma anche in questo mondo.

Pensiero eucaristico.

Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei
secoli. Amen (Fil 4,20). A Dio diamo gloria offrendo il sacrificio della
lode che è la Messa, che nello stesso tempo è il banchetto al quale tutti
sono chiamati e devono partecipare nelle giuste condizioni per essere
salvati. Preghiamo Maria SS. e S.Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e i
nostri Santi patroni, perché ci ottengano di partecipare con fede e carità
all’Eucaristia ora e alla gioia eterna del banchetto celeste.

8.10.2008 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio
(SA), tel. 081.951164 334.1706621 francescospaduzzi@virgilio.it

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