Marco 3, 1-12

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I veri parenti di Gesù

Messaggio  annaxel il Lun Mar 10, 2008 9:40 am

Nei versetti (Mc.3,31-35), riguardo alla famiglia di Gesù si legge :<star fuori> assumendo un atteggiamento di distacco, nello stesso tempo preoccupati per quello che diceva...ma Gesù, a coloro che vengono ad informarlo risponde:< Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?> La parentela reale non conta; sono infatti i discepoli, cioè coloro che <fanno la sua volontà>, i veri parenti.

Nota: I frateli e le sorelle di Gesù
I w. 20-21 e 31-35 dal cap. 3 menzionano i <fratelli> e le <sorelle> di Gesù, tema un tempo molto sfruttato nella polemica anti-cattolica, perchè tocca il dogma cattolico della verginità di Maria.
Si noti, di passaggio, come Marco non parli di Maria, se non in questo passo e mai chiamandola per nome.
La discussione su <fratelli> (che spesso dimentica le sorelle) di Gesù non ha mai trovato una soluzione del tutto soddisfacente sul piano esegetico; le proposte di soluzioni sono in sintesi le seguenti:
1) i <fratelli> di Gesù sono veri fratelli carnali, di cui Gesù era il primogenito,
2) si tratta di figli che Giuseppe avrebbe avuto da un precedente matrimonio (soluzione utilizzata già da alcuni padri della Chiesa)
3) si tratta di <fratelli> nel senso semitico di <cugini>, <parenti>.
Questa è la soluzione in genere seguita dagli esegeti cattolici.
Sull'argomento esiste uno studio esegetico ormai classico, quello di J Bunzler, <I fratelli di Gesù> (studi Biblici29), Paideia, Brescia 1974, che propende per la terza soluzione.
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Marco 3, 20 - 35

Messaggio  Andrea il Sab Mar 08, 2008 7:28 am

I veri parenti di Gesù 3, 20-35

Marco completa la presentazione della folla che circonda Gesù con due instantanee: i parenti e gli scribi venuti da Gerusalemme che lo accusano di essere posseduto dal demonio. Gesù risponde agli scribi con la sentenza sul peccato contro lo Spirito Santo e con la parabola del forte e della casa, in cui viene manifestata tutta la sua azione, come vittoria e liberazione dalla potenza demoniaca. Il rifiuto di quest’azione di Dio in Gesù attribuendone l’ origine a Satana, è un insulto alla potenza di Dio, un peccato con-tro lo Spirito, una chiusura radicale alla proposta salvifica.Negli ultimi versetti del capitolo, notiamo infine l’assembramento della folla intorno alla casa di Gesù e la preoccupazione dei parenti, che il modo di fare di Gesù com-prometta il buon nome del clan familiare. Per questo motivo, lo dicono “fuori di sé” e decidono di intervenire, ma Gesù risponde chiamando veri parenti, quelli che fanno la Sua volontà e con ciò mostra che unicamente l’ impegno al progetto di Dio, la fedeltà fino alla morte, creano un vero legame, stabiliscono l’ appartenenza di una nuova comunità fon-data sullo Spirito e non sulla carne.

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La chiamata di Gesù

Messaggio  Andrea il Gio Mar 06, 2008 4:50 am


Lui solo ha il potere di chiamare.

Sono pienamente d'accordo con questo pensiero espresso da annaxel. Del resto stà scritto "Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti" ed è proprio su questo particolare che ci dobbiamo ,sempre, soffermare. Dio ci ha invito la Parolaç e la Parola, cristo, ci ha spiegato nei minimi particolari le regole della condotta che ci porta a Dio! A noi di seguirle; a noi di fare la scelta; con chi ci mettiamo? Dà una parte Lui, il Cristo, che ci dice di ammare anche i nemici; di fare la volontà del Padre;ci dice di essere come Lui;. e dalla parte opposta cà è il maligno, càè chi ci presenta "l'altra faccia della luna": tutto facile, tutto comodo, tutto senza fatica,ignorando il prossimo, guardando solo il nostro tornaconto.
In due parole senza °guardare per vedere° Cristo. Lui ci cerca, questo è sicuro! Ha fatto tanto per noi... Fino alla morte! Lui ci chiama1 Ma stà a noi rispondere, stà a noi accettare, stà a noi chiedere da lui di considerarci dei suoi; perchè confidiamo il Lui, perchè veramente lo amiamo, perchè riconosciamo che la salvezza viene solo da lui!

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Riflessione Mc. 3, 7-19

Messaggio  annaxel il Mer Mar 05, 2008 6:35 pm

Marco, ci narra, che l'operare di Gesù ha provocato entusiasmo in ogni parte di Israele; ma sorge una domanda: ma si tratta di vera fede? E' chiaro che a Gesù non interessano facili intusiasmi, ne la conferma da parte degli spiriti immondi:<Tu sei Figlio di Dio>. Quello che conta per Gesù è l'accettare di <stare con Lui >, solo allora il discepolo potrà affrontare la sua missione.
Come fece con i Dodici, così continua a chiamare attraverso la sua Chiesa...ed è chiaro in..
Solo in Marco, troviamo i verbi <chiamò> e <costituì>, mettendo in risalto il potere di Gesù: Lui solo ha il potere di chiamare e la sua chiamata è irreversibile.
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Il peccato contro lo Spirito Santo

Messaggio  Anna Giacomina il Mar Mar 04, 2008 10:42 pm

Siccome lo Spirito nella Sua pienezza non e' sceso sugli uomini fino al momento in cui Gesu' e' tornato al Padre. in questo passaggio del Vangelo di Marco Gesu' deve quindi aver usato il termine "Spirito" nel senso ebraico della parola.
Nel pensiero ebraico lo Spirito Santo aveva due funzioni: rivelare la verita' di Dio agli uomini e far si che gli uomini riconoscessero questa verita' quando la vedevano.
Ma se uno rifiuta per lungo tempo di essere guidato dallo Spirito, se continua a vivere nel peccato, alla fine sara' incapace di riconoscere questa verita' anche se la vede. Il male allora per lui diverra' bene e il bene male. Egli guardera' alla bonta' di Dio e la chiamera' il male di satana.

A.J. Rawlinson chiama questo identificare la sorgente del bene con il male "il massimo della cattiveria", come se qui vedessimo l'essenza stessa del male. Bengel dice che tutti gli altri peccati sono umani ma questo e' satanico.
Perche'?
Pensate all'effetto che Gesu' ha sulle persone. Il primo effetto e' di far si che uno veda la sua miseria e la sua indegnita' rispetto alla bellezza e perfezione di Gesu'. Ricordiamo per esempio San Pietro e il suo "Allontanati da me, perche' sono un peccatore". Il risultato di questo senso di "non esser degni" e' il pentimento e questa e' la prima condizione per esser perdonati.

Se uno pero' ha perso la capacita' di riconoscere il bene quando lo vede, se vive in uno stato di continuo peccato e tutti i suoi valori morali sono capovolti cosicche' per lui il male e' bene e viceversa, allora, anche se si trova davanti Gesu', non si rende conto del suo stato di peccatore; non si pente e quindi non puo' esser perdonato. Questo e' il peccato contro lo Spirito Santo.

Riassunto dal commento a Marco di William Barclay.
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L'elezione dei dodici

Messaggio  Anna Giacomina il Lun Mar 03, 2008 4:01 pm

E' significativo che la cristianita' sia iniziata con un gruppo. La fede cristiana e' infatti un qualcosa che deve essere vissuto in fraternita' con gli altri. Mentre l'esser fariseo separava dagli altri ( il nome Fariseo vuol dire "il separato"), l'esser cristiano invece implica il vivere in comunione con gli altri e per gli altri.
Inoltre Gesu' sceglie come Suoi discepoli persone di estrazione sociale diversa, senza particolare educazione, con opinioni diverse e contrastanti ,quasi a voler significare che la cristianita' vuole abbracciare gente di tutte le razze e di qualsiasi posizione sociale, eruditi e non, insomma vuole veramente includere tutti.
Unico requisito il voler esser con Gesu' e il saperLo amare ed esser pronti ad essere mandati tra la gente a portare la Sua buona novella.
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Marco 3, 7-19

Messaggio  Andrea il Lun Mar 03, 2008 3:31 pm

Marco 3, 7-19

Le folle intorno a Gesù – Istituzione dei dodici

Dopo il ritmo incalzante delle cinque controversie con i farisei, Marco offre una pausa con un’ ampia carellata sugli spettatori ed interlocutori di Gesù. Sono episodi senza ordine e continuità: Gesù si trova ora lungo il mare, ora sul monte, poi in casa. La scena si articola sempre sulla disposizione dei personnaggi in tre gruppi: Gesù, i discepoli, la gente e mostra un’ ampia panoramica con la folla che lo preme quasi schiaccandolo e con un quadro più intimo nel quale Gesù sceglie i “dodici” perché condividano il suo destino. Ora il
gruppo dei discepoli prende un volto concreto, mentre il numero “dodici” richiama le 12 tribù dell’ antico popolo di Dio. Lo scopo della scelta dei dodici è duplice: stare con Lui, condividendo il Suo destino, e partecipare al Suo compito di annunciare il regno. Quelli che Gesù ha scelto non sono dei puri, né degli eroi, sono galilei, uomini di una classe media e il fatto di essere ricordati sempre in compagnia del traditore è un invito a testi-moniare l’ amore gratuito, senza merito, senza che si considerino migliori degli altri.
Marco completa la presentazione della folla che circonda Gesù con due instantanee: i parenti e gli scribi venuti da Gerusalemme che lo accusano di essere posseduto dal demonio. Gesù risponde agli scribi con la sentenza sul peccato contro lo Spirito Santo e con la parabola del forte e della casa, in cui viene manifestata tutta la sua azione, come vittoria e liberazione dalla potenza demoniaca. Il rifiuto di quest’azione di Dio in Gesù attribuendone l’ origine a Satana, è un insulto alla potenza di Dio, un peccato con-tro lo Spirito, una chiusura radicale alla proposta salvifica.

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Re: Marco 3, 1-12

Messaggio  annaxel il Lun Mar 03, 2008 9:44 am

Andrea ha scritto:Quinta controversia Mc.3,1-6
Da annaxel il Gio Feb 28, 2008 5:40 pm

Marco, come aveva iniziato, chiude questa sesquenza delle cinque controversie narrandoci di un miracolo che Gesù compie
nel giorno di sabato. Il caso è: <l'uomo dalla mano inaridita> . Ancora una volta, quello che compie è motivo di discussione sull'operare nel giorno di sabato, ma questa volta la mesiricordia di Dio rivelata da Gesù attraverso le sue opere, va oltre, perchè alla fine, i farisei e i partigiani di Erode decidono di ucciderlo.
L'ultima disputa completa tutto quello che Marco ha voluto dirci sull'identità di Gesù.
Non sarà più possibile una religiosità fatta di osservanze esteriori: Gesù ricondurrà al suo pieno significato il sabato (giorno dedicato al Signore).
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Quita controversia Mc. 3, 1-6

Messaggio  Andrea il Dom Mar 02, 2008 3:22 pm

Quinta controversia Mc.3,1-6

Da annaxel il Gio Feb 28, 2008 5:40 pm

Marco, come aveva iniziato, chiude questa sesquenza delle cinque controversie narrandoci di un miracolo che Gesù compie
nel giorno di sabato. Il caso è: <l'uomo dalla mano inaridita> . Ancora una volta, quello che compie è motivo di discussione sull'operare nel giorno di sabato, ma questa volta la mesiricordia di Dio rivelata da Gesù attraverso le sue opere, va oltre, perchè alla fine, i farisei e i partigiani di Erode decidono di ucciderlo.
L'ultima disputa completa tutto quello che Marco ha voluto dirci sull'identità di Gesù.
Non sarà più possibile una religiosità fatta di osservanze esteriori: Gesù ricondurrà al suo pieno significato


Ultima modifica di Andrea il Lun Mar 03, 2008 3:34 pm, modificato 1 volta

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Marco 3, 1-12

Messaggio  Andrea il Gio Feb 28, 2008 5:25 am

Marco 3, 1-12

La guarigione di un uomo dalla mano inaridita

È il quinto ed ultimo episodio di opposizione fra Gesù e gli avversari. Il punto di discussione è ancora, come nel precedente capitolo, l’applicazione della legge del riposo sabatico.
L’ammalato è nella sinagoga, in giorno di sabato, ed è un malato cronico. La casistica degli esperti giudaici prevedeva la possibilità di interventi, solo nel caso di pericolo di vita o grave necessità. Il caso presente è, dunque, un test per verificare l’ ortodossia di Gesù nei confronti della legge. Gesù risponde ponendo il problema sul piano dei valori “È lecito, in giorno di sabato, fare del bene o del male,salvare una vita o perderla?” A questa domanda quelli tacevano, confusi. Qui è da notare lo sguardo sdegnato di Gesù, il suo sconforto per la chiusura e l’ ottusità degli avversari; e già si intravede la sua fine violenta perchè Egli perdona i peccatori, prende posizione sulla pratica del digiuno, e sull’ istituzione del sabato, è per i farisei e gli erodiani un grave pericolo, minacciando un sistema che cerca di conservarsi. Gesù propone come alternativa alla tredizione e all’ ortodossia, non una riforma de discutere, ma se stesso, e questo non sarà accetta.

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Re: Marco 3, 1-12

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