La Newsletter di don Bruno Oliviero

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La Newsletter di don Bruno Oliviero

Messaggio  Andrea il Sab Gen 31, 2009 2:34 pm




Il Paradiso "virtuale" delle nuove generazioni




Emergenza educativa



Sono di questi giorni alcuni fatti di cronaca che ripropongono, in qualche modo, la tremenda questione dell’emergenza educativa dei preadolescenti e dei giovani, così come è stata drammaticamente espressa dal Santo Padre Benedetto XVI alla Diocesi di Roma il 21 Gennaio 2008.

“ho pensato di rivolgermi a voi con questa lettera per parlarvi di un problema che voi stessi sentite e sul quale le varie componenti della nostra Chiesa si stanno impegnando: il problema dell'educazione. Abbiamo tutti a cuore il bene delle persone che amiamo, in particolare dei nostri bambini, adolescenti e giovani … Educare però non è mai stato facile, e oggi sembra diventare sempre più difficile. Lo sanno bene i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti e tutti coloro che hanno dirette responsabilità educative. Si parla perciò di una grande "emergenza educativa", confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita … In realtà, sono in questione non soltanto le responsabilità personali degli adulti o dei giovani, che pur esistono e non devono essere nascoste, ma anche un'atmosfera diffusa, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona umana, del significato stesso della verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita.”

I Fatti di cronaca


Sul quotidiano il Mattino del 9 Gennaio di quest’anno, a pag. 12, veniva riportata la notizia di una baby gang, il più piccolo ha 9 anni, che si “divertiva” a far deragliare i treni sulla tratta Milano Varese.

Ancora sul Mattino del 30 Dicembre dello scorso anno, la notizia di un giovane di 25 anni, ridotto in fin di vita, a Gela, da un cosiddetto “branco” per aver pestato involontariamente il piede di un altro giovane in discoteca. Un ultimo fatto di cronaca, tra i tanti che potrei riportare, è accaduto a Messina ed è stato riportato dal Mattino dell’11 gennaio scorso. Protagonisti, un gruppo di 8 quindicenni che, per scommessa, si divertivano a torturare un disabile.

In base a questi fatti, che sono solo alcuni tra i tanti, e senza chiaramente voler generalizzare, si potrebbe ipotizzare che le nuove generazioni facciano molto fatica a rendersi conto delle conseguenze delle loro azioni? E’ come se la loro capacità di “ragionare”, che proprio in questa età dovrebbe emergere con tutta la sua forza dirompente e creativa, fosse messa in ombra da forze irrazionali che spadroneggiano nella loro mente.

Stiamo certamente parlando di un fenomeno complesso che richiederebbe ben altra trattazione, ciononostante vorrei cercare di approfondire, nei limiti del possibile, una sola delle cause addotte per spiegare questo fenomeno: l’influenza dei nuovi linguaggi sulla mente dei teenager.

Il brainframe video



Non voglio qui scomodare, più di tanto, l’illustre allievo di Marshall McLuhan, Derrick de Kerckhove, che insegna all’università di Toronto ed è attuale direttore del McLuhan Insitute, che parla di come dall’avvento della televisione in poi si stia assistendo ad una rivoluzione che sta cambiando la struttura mentale delle nuove generazioni “Il brainframe video che si sostituisce al brainframe alfabeto (Vedi Darrick de Kerckhove, Brainframes, mente,tecnologia,mercato. Baskerville, Bologna, Italia 1993). Né voglio chiamare in causa il grande politogo Italiano, Giovanni Sartori, che nel suo libro “Homo videns” ( Giovanni Sartori, Homo Videns, editori Laterza, 1999), parla appunto del passaggio dall’homo sapiens, che ha come caratteristica il pensiero logico, all’homo videns, che ha come caratteristica il cervello video…

L’ipotesi che questi illustri autori, tra i tanti, avanzano è che i mezzi di comunicazione sociale, sempre più fascinosi e tecnologici, non sono tanto usati per “parlare alla mente, ma al corpo. Non sono fatti per nutrire il pensiero razionale, ma per suscitare emozioni, sensazioni. Sono usati, a volte, per creare dei veri e continui uragani emotivi che rendono sempre più difficile la capacità di ragionare tipica dell’essere umano. L’obiettivo anche se non dichiarato? Trasformare ogni essere umano in un perfetto “consumatore”! Il “pensiero unico” che i mezzi di comunicazione vorrebbero suscitare è : “Consumo, dunque esisto”! (interessante a questo riguardo il libro di uno dei più grandi pensatori moderni, Zygmut Bauman, dal significativo titolo: “consumo, dunque sono”, Editori Laterza, 2008).

Pensare con il corpo?



L’invito di alcuni spot televisivi a “pensare con il corpo” , la “crisi di astinenza” che coglie molti navigatori, quando “non sono connessi”, potrebbero essere “segni” della verità di queste affermazioni?

L’ipotesi, in altre parole, è che i figli dell’era della comunicazione, i cosiddetti “digital native”, fin dalla più tenera età, sono affascinati e ipnotizzati dallo schermo magico della televisione che, troppo spesso, propina loro violenza, sesso, i miti del successo e del potere. Alla magia dello schermo televisivo si sostituisce, in seguito, lo strapotere dello schermo del computer, che, come uno stargate, apre la porta sull’universo strabiliante della rete, dove ogni esperienza sembra possibile, dove emozioni inenarrabili sono promesse, dove ogni desiderio sembra possa essere esaudito, dove una, o addirittura multiple nuove identità, possono essere sperimentate: una sorta di “paradiso virtuale”.

Insomma, cari amici, secondo questi illustri personaggi, le nuove generazioni, vivendo con il loro cervello sempre più connesso alla realtà virtuale e sempre meno alla vita reale, non solo perdono il contatto con la vita reale, ma anche con la loro vera, autentica e unica identità. Se questo è vero, allora si capisce la fatica che fanno ad essere logici, ad accettare se stessi e le dure leggi della vita reale e dell’impegno quotidiano. Un impegno sofferto senza il quale nessun traguardo significativo può essere raggiunto. La ricerca affannosa del cosiddetto "sballo", non è una prova ulteriore del tentativo illusorio di fuggire dalle "asprezze" che la vita reale porta inevitabilmente con sé?

La domanda che pongo a me stesso e a voi è: possono quei casi di cronaca, che ho citato all’inizio, essere la riprova dell’enorme difficoltà che trovano le nuove generazioni, nel distinguere il virtuale dal reale, il bene dal male?

La sfida


Nel messaggio per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali dell’anno scorso dal titolo: “I mezzi di comunicazione sociale: al bivio tra protagonismo e servizio. Cercare la verità per condividerla”, Il Santo Padre descriveva i meriti indubbi delle nuove tecnologie per :

“l’apporto che essi possono dare alla circolazione delle notizie, alla conoscenza dei fatti e alla diffusione del sapere: hanno contribuito, ad esempio, in maniera decisiva all’alfabetizzazione e alla socializzazione, come pure allo sviluppo della democrazia e del dialogo tra i popoli. Senza il loro apporto sarebbe veramente difficile favorire e migliorare la comprensione tra le nazioni, dare respiro universale ai dialoghi di pace, garantire all’uomo il bene primario dell’informazione, assicurando, nel contempo, la libera circolazione del pensiero in ordine soprattutto agli ideali di solidarietà e di giustizia sociale. Sì! I media, nel loro insieme, non sono soltanto mezzi per la diffusione delle idee, ma possono e devono essere anche strumenti al servizio di un mondo più giusto e solidale. “

Nello stesso tempo però Benedetto XVI metteva anche in guardia dai pericoli che i nuovi linguaggi possono produrre:

“Non manca, purtroppo, il rischio che essi si trasformino invece in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti del momento. E’ il caso di una comunicazione usata per fini ideologici o per la collocazione di prodotti di consumo mediante una pubblicità ossessiva. Con il pretesto di rappresentare la realtà, di fatto si tende a legittimare e ad imporre modelli distorti di vita personale, familiare o sociale. Inoltre, per favorire gli ascolti, la cosiddetta audience, a volte non si esita a ricorrere alla trasgressione, alla volgarità e alla violenza. Vi è infine la possibilità che, attraverso i media, vengano proposti e sostenuti modelli di sviluppo che aumentano anziché ridurre il divario tecnologico tra i paesi ricchi e quelli poveri.”

La Chiesa in prima linea



Dal 19 al 20 Gennaio di quest’anno, a Roma, si è svolto un convegno dal titolo: “Chiesa in rete 2.0”, organizzato dal Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali ( Ucs) e dal Servizio Informatico della Conferenza Episcopale Italiana (Sicei).

Nel salutare i Convegnisti Don Domenico Pompili, Direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della CEI, ha espresso, in tre domande, le preoccupazioni e le aspettative della Chiesa riguardo alle nuove tecnologie:

“La prima verte comprensibilmente sulla relazione tra virtuale e reale. E suona così: è giusto continuare a contrapporre il virtuale al reale? E d’altra parte in che modo le due esperienze, obiettivamente diverse, possono integrarsi?...

La seconda è relativa a questo nuovo individualismo che cresce e che il sociologo spagnolo Castells non ha esitato a definire ‘networked individualism’…

La terza domanda – e quì mi spingo dichiaratamente dentro il contesto ecclesiale – è quella che si muove tra identità e linguaggi. Mi chiedo cioè in che modo è possibile avere in rete una fisionomia riconoscibile senza per questo assumere linguaggi scontati o peggio indecifrabili?”

La Chiesa segue attentamente lo sviluppo dei nuovi linguaggi, perché nulla di ciò che è umano le è estraneo. Non a caso il tema della 43a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che il Santo Padre benedetto XVI ha scelto, è: "Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia". l’Arcivescovo Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, ha così commentato il titolo:

"Più che un semplice tema mi pare che il Papa ci ponga di fronte a un vero e proprio programma di lavoro, è un compendio degli impegni e delle responsabilità che la comunicazione e gli uomini della comunicazione sono chiamati ad assumersi in prima persona in un tempo così fortemente segnato dallo sviluppo delle nuove tecnologie mediatiche che, di fatto, creano un nuovo ambiente, una nuova cultura".
Don Bruno Oliviero

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Re: La Newsletter di don Bruno Oliviero

Messaggio  Andrea il Gio Mag 28, 2009 5:43 am

Ecco l` ultima newslwtter di Padre Bruno Oliviero:


Incontro dei Cappellani di carcere a Nisida


Raggiunta quota 62.057

Il giorno 12 Maggio 2009 si è svolto nel Carcere minorile di Nisida l’incontro annuale tra i Cappellani della Regione Campania e l’Ispettore Generale dei Cappellani d’Italia, Mons. Giorgio Caniato. E’ un incontro molto importante che si svolge annualmente e che cerca di tradurre nella realtà della regione, i temi che si discutono a livello nazionale. Esiste infatti un Consiglio Nazionale dei Cappellani di Carcere che annualmente affronta le problematiche più scottanti del momento. Secondo gli ultimi dati del Dap al 4 Maggio 2009, nelle 207 Carceri Italiane risultano essere presenti 62.057 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 43.201 posti e di un limite tollerabile di 63.702. I detenuti in attesa di giudizio sono 30.892, mentre quelli condannati in via definitiva sono 29.317. Il tema dell’incontro è stato la crescita vertiginosa di detenuti stranieri nelle Carceri Italiane: attualmente sono presenti in esse 22.837 detenuti stranieri, il 37,17%. Nel dettaglio 8.441 detenuti europei, 11.986 africani, 1.109 asiatici, 1.201 americani. Anche la sensibile crescita dell’aumento degli atti di violenza perpetrati ai danni di agenti penitenziari (circa 670 negli ultimi 12 mesi) è direttamente proporzionale alle presenze dei detenuti stranieri. Le domande che si è posto il Consiglio Nazionale dei Cappellani riguardano il ruolo del Cappellano in un contesto così variegato di religioni, lingue, culture differenti dalla nostra. Il provveditore del DAP, Dott. Contestabile, ha fatto, tra l’altro, chiaramente notare come queste problematiche tocchino solo marginalmente la situazione del sud, visto che la percentuale di presenze straniere nelle carceri del sud è di appena il 13 % , mentre in alcune carceri del nord si arriva anche al 34% e al 50%. Giustamente il dott. Contestabile ha fatto notare che i problemi che la nostra regione deve affrontare sono altri, e ha inoltre espresso pubblicamente la sua stima nei confronti della Chiesa e della sua azione nel mondo delle carceri.

La radice del problema
Anche se l’osservazione del Dott. Contestabile è vera, io credo che, fondamentalmente, sia la forte presenza di stranieri nelle carceri del nord, sia la forte presenza di detenuti Italiani nelle carceri del sud hanno, paradossalmente, un minimo comune denominatore.

Nell’attuale sistema economico mondiale, così come si sviluppa nell’epoca attuale definita post-moderna, c’è un, per così dire, sovrappiù di umanità tagliata fuori dai circuiti del lavoro, dell’istruzione, etc. Per spiegare meglio a cosa mi riferisco, vorrei citare un passo tratto dal libro, “Il Business Penitenziario” Elèuthera Editrice 1993, di Nils Christie, Criminologo, docente all’università di Oslo. Così si esprime Christie a pag. 9 : “Le società di tipo occidentale si trovano ad affrontare due problemi principali: la ricchezza è distribuita ovunque inegualmente; così pure l’accesso al lavoro retribuito. Entrambi i problemi sono in potenza fonte di conflitti. L’industria del controllo del crimine è adatta ad affrontarli entrambi. Questa industria da una parte fornisce profitto e lavoro e dall’altra produce il controllo di coloro che altrimenti potrebbero disturbare il processo sociale …”


Il lato oscuro della globalizzazione

Jeremy Rifkin, autore del libro “L’era dell’accesso” Mondadori 2000 e presidente della “Foundation on Economic Trends” con sede a Washinton D. C., in un articolo pubblicato sul settimanale “Panorama” del 27 settembre 2001 così descrive il “lato oscuro” della globalizzazione: “Basti pensare al fatto che oggi il patrimonio totale dei 356 individui più ricchi del mondo supera il reddito annuo complessivo del 40% dell’umanità. Mentre parliamo in toni entusiastici di globalizzazione, e-commerce e rivoluzione della telecomunicazione, ben il 60% della popolazione mondiale non ha mai fatto neppure una telefonata e un terzo non ha l’elettricità. Nell’era dell’economia sempre più globale, quasi 1 miliardo di persone sono disoccupate o sottoccupate, 850 milioni malnutrite e centinaia di milioni non hanno sufficiente acqua potabile o abbastanza carburante da riscaldare le proprie case. Metà della popolazione mondiale è irrimediabilmente esclusa dall’economia ufficiale, obbligata a lavorare sul mercato nero o per la criminalità organizzata. Per non parlare dell’attacco spietato della globalizzazione alla diversità e identità culturale.”

La situazione in Campania

Per ritornare alla nostra Regione, perché meravigliarsi del sovraffollamento nelle carceri se ci sono 900.000 disoccupati, 140.000 lavoratori precari (400 euro al mese senza la salvaguardia di nessun diritto) e ben 25.000 giovani che debbono emigrare ogni anno? Quando si permette un tasso di disoccupazione che in Italia è del 7%, a Napoli è del 17%, e nel rione Scampia, diventato famoso per l’ultima faida tra fazioni camorristiche, è del 50% ?


L’appello del Santo Padre, Benedetto XVI

Riferendosi all’attuale crisi economica che attanaglia tutto il mondo occidentale, il Santo Padre Benedetto XVI, durante la santa Messa del 1 gennaio 2009, ebbe a dire che la crisi economica deve condurre ad una “revisione profonda del modello di sviluppo dominante” per dare spazio alla “sobrietà e alla solidarietà”. Lo esige “… più ancora che le difficoltà finanziarie immediate, lo stato di salute ecologica del pianeta e, soprattutto, la crisi culturale e morale, i cui sintomi da tempo sono evidenti in ogni parte del mondo”. Secondo Benedetto XVI “per combattere la povertà iniqua, che opprime tanti uomini e donne e minaccia la pace di tutti, occorre riscoprire la sobrietà e la solidarietà, quali valori evangelici e al tempo stesso universali”.

La risposta del G20 di Londra

L’appello di Benedetto XVI sembra essere stato raccolto da i grandi della terra radunatisi a Londra lo scorso Aprile. Per la prima volta il tema della giustizia sociale è emerso, non come una concessione da fare a margine del discorso più serio di come uscire dalla crisi, ma come chiave di volta proprio per uscire dalla crisi. Il mondo oggi è sempre di più un “villaggio globale” e nessuno stato può credere di svilupparsi da solo a scapito degli altri. Vorrei riportare alcune espressioni del Presidente Barak Obama nella conferenza stampa da lui concessa alla fine del Summit. La chiave per risolvere i problemi, secondo il Presidente degli Stati Uniti, è solo quella dell' approccio multilaterale: “Se una persona dieci anni fa avesse immaginato di vedere seduti insieme Germania e Francia, Cina, Russia, India e un presidente americano con il nome Obama, se avesse immaginato ex avversari e anche ex nemici uniti per mettere a posto l' economia mondiale avrebbero detto che era pazza”. E, dopo aver annunciato che l' aiuto alimentare degli Stati Uniti ai Paesi più poveri sarà raddoppiato ad oltre un miliardo di dollari, ha aggiunto: “Il tipo di leadership che abbiamo bisogno di conoscere ora è quella che dà ai paesi emergenti nuove opportunità e nuove vite”.

Don Bruno Oliviero

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Un messaggio di don Bruno

Messaggio  Andrea il Lun Lug 20, 2009 3:56 pm

Cari Amici,

dal 30 Luglio al 24 Agosto sarò negli Satati Uniti. Sono stato invitato a un Seminario per Cappellani di Carcere.

Accompagnatemi con la preghiera.

Colgo l'occasione per augurare a tutti un santo e meritato periodo di riposo.
Ricordiamo tutti quelli che per vari motiivi non potranno andare in vacanza. (vorrei invitarvi in modo particolare a pregare per i detenuti, sapete come attualmente ci siano 64.000 detenuti nelle carceri Italiane) .

Dio vi benedica sempre!

Don Bruno Oliviero - Cappellano Carcere Poggioreale - Napoli -

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Re: La Newsletter di don Bruno Oliviero

Messaggio  Andrea il Lun Set 07, 2009 6:05 am

La Rivoluzione della Purezza

“Il mondo è avvelenato dall’inquinamento morale” (Benedetto XVI)


Nell’omelia della Solennità della Pentecoste, celebrata nella Basilica di S. Pietro, a Roma, lo scorso 31 Maggio, il Santo Padre, Benedetto XVI, ha, tra l'altro, lanciato un allarme riguardante l’inquinamento morale che affligge il mondo nell’era postmoderna: “come esiste un inquinamento atmosferico, che avvelena l’ambiente e gli esseri viventi, così esiste un inquinamento del cuore e dello spirito, che mortifica ed avvelena l’esistenza spirituale … allo stesso modo in cui non bisogna assuefarsi ai veleni dell’aria – e per questo l’impegno ecologico rappresenta oggi una priorità -, altrettanto si dovrebbe fare per ciò che corrompe lo spirito … Sembra invece che a tanti prodotti inquinanti la mente e il cuore che circolano nella nostra società – ad esempio immagini che spettacolarizzano il piacere, la violenza o il disprezzo per l’uomo e la donna – a questo sembra che ci si abitui senza difficoltà …”

Quando il cuore dell’uomo è contaminato, anche le relazioni tra gli esseri umani, di conseguenza, vengono distrutte, a cominciare dalle relazioni che si realizzano in quella cellula fondamentale della società che è la famiglia. Per questo: “Sembra che si stia verificando un’epocale crisi della relazione interpersonale e un frantumarsi delle reti familiari; l’uomo di oggi sembra progressivamente incapace di stabilire rapporti soddisfacenti, stabili e duraturi con altri individui.” (Maria Rita Parsi, Tonino Cantelmi, Francesca Orlando, “L’immaginario prigioniero”, Ed. Mondadori, marzo 2009).



8 ore davanti al video: l’Immagine ha sostituito la Parola

Senza avere la pretesa di esaurire un tema così vasto e complesso e senza avere l’intenzione di demonizzare i nuovi media, vorrei dare un piccolo contributo di riflessione sul potere “inquinante” che può avere l’immagine secondo le parole di Benedetto XVI. Come introduzione voglio riportare i dati di una recente inchiesta condotta negli USA dal Council for Research Excellence: “tra TV, il computer, il cellulare, i video, l’americano medio vive otto ore ( un terzo della sua giornata) davanti a uno schermo. Secondo altre ricerche, il fenomeno sarebbe ancora più accentuato tra i minori di 18 anni.” Considerando che l’America è una sorta di “laboratorio” per tutto il mondo occidentale, quello che succede in USA, prima o poi, si verifica anche in Italia.



Il potere “inquinante” che può avere l’immagine: la pornografia

Quasi a conferma delle parole del Santo Padre, uno studio presentato al più importante congresso scientifico del mondo, quello dell'American Academy of Advancement in Science, svoltosi a Chicago e condotto da Susan Fiske, psicologa della Princeton University in New Jersey, lo scorso febbraio, riporta la tesi che l'enorme utilizzo di immagini femminili da parte di pubblicità e media sembra avere un effetto negativo inconscio sul modo in cui gli uomini percepiscono le donne. Secondo questo studio la visione di queste foto attiva intensamente le aree cerebrali normalmente “accese” prima di maneggiare utensili da lavoro come martello e cacciavite. E’ stato anche riscontrato che le foto di donne sexy spengono nel cervello maschile i centri neurali dell'empatia, ovvero quei circuiti deputati ad interagire con gli altri e ad innescare la comprensione “profonda”. Le foto di donne sexy, quindi, alterano la percezione maschile della donna, “come se i maschi pensassero di agire direttamente su quei corpi femminili” come se le donne “non fossero completamente esseri umani”. Se questo è l’effetto prodotto da semplici foto sexy, immaginiamoci quali sono gli effetti prodotti dalla pornografia! Come meravigliarsi se i giovani preferiscono sempre di più convivere che sposarsi? Certo la concezione della donna come strumento non sarà certamente l’unico motivo, ma certamente a nessun uomo verrebbe in mente di condividere tutta una vita (= il matrimonio) con uno “strumento”! Né una donna, che si sentisse trattata come uno strumento dal proprio partner, acconsentirebbe più a vivere con lui “per tutta la vita”.

Difatti secondo una recente statistica, nel 2015 in tutta Italia le convivenze supereranno i matrimoni, come già avviene nelle grandi città del Nord. Le giovani coppie preferiscono un legame leggero, a tempo, da confermare in seguito. Un trend, questo, che sta prendendo piede in tutto il mondo: a Manhattan c'è la percentuale di nozze più bassa, 26% sul totale, negli Usa i matrimoni sono scesi complessivamente al 49%, in Gran Bretagna il numero di chi va a vivere insieme ha superato gli sposati. Nemmeno dovrebbe destare più meraviglia, dopo quanto suddetto, se, secondo un recente studio britannico, la famiglia ( che ancora esiste) sta insieme appena 45 minuti al giorno: sono troppe le cose da fare durante il giorno. Questa piccola parte del tempo è trascorsa tra il mangiare ( la cena) e,… indovinate?... il guardare la TV, solo a patto che ci sia un programma speciale che riesce a “raccogliere” tutti i membri della famiglia, altrimenti ognuno nella sua stanza davanti al proprio Video...



Il potere “inquinante” che può avere l’immagine: La violenza

A conferma delle parole del Santo Padre, riporto una citazione tratta da un articolo pubblicato sul web (http://www.occhirossi.it/biografie/PiccoliMostri.htm) dove emerge chiaramente il rapporto tra violenza trasmessa in televisione e comportamento aggressivo di coloro che ne usufruiscono, specialmente bambini:

“Una associazione medica americana ha portato avanti degli studi per tutti gli anni '90, comparando tra loro delle regioni in cui è molto presente la TV e regioni che invece ne sono prive. Alla fine dello studio, l'associazione medica è arrivata alla conclusione che nelle regioni dotate di televisione la violenza minorile è più alta. Addirittura in una cittadina canadese, dove la televisione è arrivata solo nel 1973, c'è stato l'incremento del 160% tra i delitti compiuti da bambini. Tra i sostenitori di questa tesi c'è un tenente dell'esercito americano, un certo Grossman. Secondo il tenente, la televisione e i videogiochi sono colpevoli di divertire i bambini con la violenza. I bambini si nutrono mentre guardano le violenze in tv, così finiscono per associarle ad una routine piacevole. Ridono quando avviene qualche violenza in un film e vogliono solo vedere un certo tipo di film. Per loro è come una stimolazione erotica. I videogiochi invece li premiano con tanti punti: più sono cattivi e meglio è. Grossman ha paragonato i videogiochi ad alcuni metodi da lui utilizzati per addestrare i soldati. A sostegno della propria tesi l'associazione medica americana e Grossman portano anche degli esempi: Barry Loukaitis, 14 anni, che uccise un insegnate e due compagni di classe nel 1996, era un appassionato del film Natural Born Killers, mentre il bambino suicida, Jeremy, aveva visto un videoclip dei Pearl Jam. Altri bambini hanno dichiarato di aver ucciso perché ipnotizzati da giochi di ruolo come "Dungeons & Dragons" o "Vampire: The Masquerade". Due ragazzini avrebbero ucciso con 45 pugnalate la loro madre solo perché volevano ripetere le imprese dei protagonisti del film "Scream".”

Come già anticipato sopra, coloro che più soffrono a causa di questo “inquinamento morale”, sono i giovani, gli adolescenti, i bambini…: la cosiddetta generazione dei “digital native”. Per questo il Santo Padre, sempre nell’omelia della Solennità della Pentecoste, parlando dell’inquinamento prodotto dai media, continua: “Anche questo è libertà, si dice, senza riconoscere che tutto ciò inquina, intossica l’animo soprattutto delle nuove generazioni, e finisce poi per condizionare la stessa libertà …” Se l’impegno ecologico per la salvezza del pianeta è diventato una priorità, tanto che da più parti non si esita ad affermare che il futuro è “verde”, come mai non si riesce a vedere l’inquinamento morale che sta distruggendo la convivenza civile? Come è possibile che accada quello che ci dice il Papa: “Sembra invece che a tanti prodotti inquinanti la mente e il cuore che circolano nella nostra società – ad esempio immagini che spettacolarizzano il piacere, la violenza o il disprezzo per l’uomo e la donna – a questo sembra che ci si abitui senza difficoltà …”?



Il potere “narcotizzante” della TV


Sono ormai anni che si dibatte intorno alle conseguenze di un’esposizone prolungata alla cosiddetta “scatola magica”, la nostra “cara” TV. La tesi di alcuni studiosi è che la rivoluzione mediatica in corso riguarda non solo e non tanto i contenuti (pornografia, violenza, reality-spazzatura), ma la nascita di un nuovo tipo umano: l’homo videns. Nella newsletter dello scorso febbraio scrivevo: “Non voglio qui scomodare, più di tanto, l’illustre allievo di Marshall McLuhan, Derrick de Kerckhove, che insegna all’università di Toronto ed è attuale direttore del McLuhan Insitute, che parla di come dall’avvento della televisione in poi si stia assistendo ad una rivoluzione che sta cambiando la struttura mentale delle nuove generazioni “Il brainframe video che si sostituisce al brainframe alfabeto (Vedi Darrick de Kerckhove, Brainframes, mente, tecnologia, mercato. Baskerville, Bologna, Italia 1993). Né voglio chiamare in causa il grande politogo Italiano, Giovanni Sartori, che nel suo libro “Homo videns” ( Giovanni Sartori, Homo Videns. editori Laterza, 1999), parla appunto del passaggio dall’homo sapiens, che ha come caratteristica il pensiero logico, all’homo videns, che ha come caratteristica il cervello video… L’ipotesi che questi illustri autori, tra i tanti, avanzano, è che i mezzi di comunicazione sociale, sempre più fascinosi e tecnologici, non sono tanto usati per “parlare alla mente, ma al corpo. Non sono fatti per nutrire il pensiero razionale, ma per suscitare emozioni, sensazioni. Sono usati, a volte, per creare dei veri e continui uragani emotivi che rendono sempre più difficile la capacità di ragionare tipica dell’essere umano. L’obiettivo anche se non dichiarato? Trasformare ogni essere umano in un perfetto “consumatore”! Il “pensiero unico” che i mezzi di comunicazione vorrebbero suscitare è : “Consumo, dunque esisto”! (Interessante a questo riguardo il libro di uno dei più grandi pensatori moderni, Zygmut Bauman, dal significativo titolo: “consumo, dunque sono”. Editori Laterza, 2008). ( vedi http://www.solidarity-mission.it/nl_febbraio_2009.htm#newsletter )



L’antitodo all’inquinamento morale: La Rivoluzione della Purezza!

La risposta dei Cristiani all’inquinamento morale non è innanzitutto un discorso logico, un trattato filosofico o un programma politico … è invece l’invito a fare un’esperienza inaudita: “Vedere Dio”! Solo il potere di Dio può disintossicare le persone e la società nel suo insieme dal male. Per concludere, quindi, vorrei riportare qui una mia riflessione fatta nel 2003, ma ancora attuale, e riportata nella newsletter del gennaio di quell’anno. E’ una riflessione che riguarda innanzitutto i cristiani, che in questa era postmoderna hanno, a mio modesto parere, una grande missione da compiere. (Vedi http://www.solidarity-mission.it/nl_gen_2003.htm )



Lo “scandalo” della Purezza.

Lo “scandalo della croce” di paolina memoria (cfr. 1Cor 1,22), si concretizza oggi nello scandalo della “Purezza”: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio!" (Mt. 5,Cool. Per il mondo di oggi è uno scandalo che qualcuno creda ancora che l’adesione a Dio comporti:

- Un essere stati liberati dal potere delle tenebre, ed essere stati trasferiti nel regno del Figlio di Dio. (cfr. Col. 1,13-14)

- Un camminare in una vita nuova. (Rom 6,4)

- Un cercare ciò che è gradito a Dio e non partecipare alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto a condannarle apertamente. (cfr. Ef.5,10-12).

Perché il cristiano è figlio della luce e figlio del giorno. (cfr.1Tess.5,4-5)

Per cui se dice che è in comunione con Dio, ma cammina nelle tenebre mente e non mette in pratica la verità. (Cfr.1Gv. 1,5-6)

I cristiani infatti si sono spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni, e hanno rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore. (Cfr. Col. 3,9-10)

Per cui i cristiani, in preparazione alla Pasqua, sono invitati a togliere via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché sono azzimi, e a celebrare la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e verità . (Cfr. 1Cor.7°.Cool.



Il mondo contemporaneo ha bisogno di purezza.

Se per il mondo contemporaneo la purezza è un qualcosa di incomprensibile, uno scandalo, ebbene allora coloro che vogliono essere, con l’aiuto di Dio, autenticamente cristiani devono essere pronti a scandalizzarlo. I cristiani coglieranno ogni occasione “opportuna ed inopportuna” per sconvolgere questo mondo fragile, vecchio e decrepito per il peso del peccato con la testimonianza di una vita condotta nella luce del Signore Risorto che ci dona il suo Santo Spirito!

E se si chiederà loro se ancora cercano un’esperienza più viva del Dio di nostro Signore Gesù cristo, i Cristiani risponderanno che è lo stesso Spirito Santo, lo spirito di Gesù, che dentro di loro grida: Abbà Padre. Ed è lo stesso Spirito che attesta che essi sono figli di Dio!

E se si chiederà loro se ancora si sentono parte della Chiesa, i Cristiani risponderanno che si sentono parte viva della Chiesa che è il Corpo Mistico di Cristo!

E se si insinuerà loro di non credere più in Gesù Cristo, ma di cercare denaro. potere e i piaceri della vita, i Cristiani risponderanno che non solo credono in Gesù Cristo, ma che sono sempre “pronti a dare ragione della fede che è in loro” e che sono disposti a fare qualsiasi cosa per stare sempre dalla parte di Cristo. E che è proprio il “perdere” la vita per Cristo che permette di viverla in pienezza. Questo mondo, per salvarsi, ha bisogno di cristiani che con la loro testimonianza chiara, limpida, trasparente dicano: Gesù è il Signore! Lui è l’unico Signore, Salvatore “ieri, oggi e sempre”. Coloro che vogliono essere autenticamente discepoli di Gesù e vogliono collaborare con Lui nella sua opera di salvezza, devono, con l’aiuto dello Spirito Santo, eliminare ogni compromesso con il potere delle tenebre. "Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te … E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna (=l’inferno, il fallimento eterno)" (Mc.5,29-30)

Don Bruno Oliviero

(segue)

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Re: La Newsletter di don Bruno Oliviero

Messaggio  Andrea il Sab Gen 02, 2010 6:07 am

La grande Missione della Chiesa nella rete.

Cari amici,

Uno dei web-fenomeni che desta più interesse (e preoccupazione) è la possibilità che i giovani hanno in rete di sperimentare più identità.

I risultati di una recente inchiesta indicano che il 44% degli intervistati afferma che la propria identità online è diversa da quella della propria vita reale. Per cui una gran parte dei giovani usa la rete per sperimentare varie personalità e idee di se stessi nel percorso verso l’età adulta…

Sarei grato a quanti trovassere un pò di tempo per leggere la newsletter e condividessero con me le loro preziose riflessioni:

http://www.solidarity-mission.it/nl_dicembre_2009.htm#newsletter

Grazie in anticipo e colgo l’occasione per augurare a tutti un Santo Natale e un felice anno nuovo!




Dio vi benedica sempre!

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La grande Missione della Chiesa nella rete



Uno dei web-fenomeni che desta più interesse (e preoccupazione) è la possibilità che i giovani hanno in rete di sperimentare più identità.

I risultati di una recente inchiesta indicano che il 44% degli intervistati afferma che la propria identità online è diversa da quella della propria vita reale. Per cui una gran parte dei giovani usa la rete per sperimentare varie personalità e idee di se stessi nel percorso verso l’età adulta.



L'immaginazione al potere?

In questa sperimentazione di varie identità l’immaginazione la fa da padrona: lascia il territorio del mito, dell’arte, del sogno per partecipare attivamente alla costruzione del sé. I media elettronici forniscono, in questo senso, una risorsa pressoché inesauribile: “consentono di intrecciare sceneggiature di vite potenziali con il fascino delle star dello schermo e di trame cinematografiche fantastiche, ma consentono anche a quelle vite di agganciarsi alla plausibilità degli spettacoli di informazione , dei documentari, e di altre forme in bianco e nero di tele-mediazione e di testi di stampa. Solo per via della molteplicità delle forme in cui appaiono (cinema, televisione, computer e telefoni) e a causa della rapidità con cui si muovono attraverso le ordinarie attività quotidiane, i media elettronici forniscono risorse all’immaginazione del sé come un progetto sociale quotidiano” (Appadurai A., Modernità in polvere, Meltemi, Roma 2001, pag. 16-17)

Il background qui delineato è, forse, la riprova del preoccupante identikit che, delle nuove generazioni (che fanno un uso eccessivo di Internet e dei social network come Facebook and Twitter), fa la neurologa britannica, Lady Susan Greenfield:

“Giovani infantili, con scarse abilità di concentrazione e comunicazione, poco senso d’identità e il bisogno di gratificazione immediata che può avere un bambino”.

(http://www.dailymail.co.uk/news/article-1153583/Social-websites-harm-childrens-brains-Chilling-warning-parents-neuroscientist.html)

La conseguenza per le persone (specialmente le nuove generazioni) è una “full immersion” nella “finzione”. (= il mondo delle immagini prodotto dai media elettronici) Questa immersione nella finzione ha come conseguenza l’indebolimento della capacità di relazionarsi all’altro, che è ridotto al suo “avatar”, (l’altro è privato della sua realtà complessa e reso astratto in un’immagine). Nella rete, il rischio che si corre è proprio questo: tu non incontri veramente l’altro, ma solo il suo simulacro, il suo avatar (oggi hai anche la possibilità di trasformare la foto in un cartoon … per cui l’altro diventa un … cartone. Più finzione di così !..). Se l’altro è un simulacro, anche l’io diventa un simulacro. Perdere il contatto con l’atro significa perdere il contatto con se stessi…

“Nel rapporto con il Tu, l’uomo trova il suo Io. Io divengo attraverso i miei rapporti con il Tu … ogni vero vivere è incontrare”. Martin Buber. Secondo uno dei più grandi pensatori moderni, Zygmunt Baumann

“il problema della generazione online non è quella di formarsi un’identità, quanto quello di mantenere la capacità di riforgiarla di nuovo. L’attributo più desiderabile dell’identità dovrebbe essere la sua biodegradabilità. In assenza di valori durevoli, autorevoli e incontestabili delle opzioni disponibili, la valutazione delle scelte può solo seguire lo schema dei beni in commercio: il modello d’identità prescelto va immesso sul mercato alfine di rilevarne il valore”.



La Buona Notizia!

“Se la relazione fondamentale - la relazione con Dio - non è viva, non è vissuta, anche tutte le altre relazioni non possono trovare la loro forma giusta”. (Benedetto XVI)

Nella Costituzione Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II c’è una stupenda affermazione:

“In realtà solo nel mistero del Verbo Incarnato trova vera luce il mistero dell’Uomo … Cristo che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo Amore svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione (=identità)” (G.S. 22.). La grande missione della Chiesa nella rete è far comprendere che l’identità vera, più profonda (il suo valore) di ogni persona umana non è data dal “mercato”, ma in ultima analisi da Dio Creatore.

La Chiesa, attraverso la sua testimonianza nella rete, deve permettere alle giovani generazioni di sperimentare la “purezza” dell’Amore di Dio “che ha tanto amato il mondo (anche quello digitale) da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque creda in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna.



I Santi devono entrare nella rete.

La Chiesa per comunicare questa buona notizia ha bisogno di santi. Cosi si esprimono i vescovi Italiani nella nota pastorale sul primo annuncio della fede dal titolo: questa è la nostra fede, del 2005:

“Per annunciare il Vangelo della vita piena, serena e feconda che i cristiani possono vivere sulle tracce del Signore Gesù, la Chiesa ha bisogno soprattutto di santi. Qualcuno potrebbe pensare che forse basterebbe essere credenti convinti e gioiosi, umili e tenacemente innamorati del Signore Gesù: ma non sono appunto questi i santi? Essi non pretendono certo di essere senza macchie e senza difetti, ma sono cristiani che non fanno mai pace con le loro incoerenze , pronti ogni giorno a ricominciare daccapo …” (n° 10). A questo punto, per concludere questa semplice riflessione, vorrei ricordare alcuni di questi “santi” che sono entrati nella rete per testimoniare la presenza di Dio Amore: il Card. Arcivescovo di Napoli, S.E. card. Sepe, Don Ciotti, migliaia di giovani, e meno giovani, cristiani che diffondono nel web la loro fede gioiosa.

Possa Dio moltiplicare questi “segni” della Sua presenza nel Continente digitale perché a tutti sia data la possibilità di sperimentare la libertà che ci viene dall’incontro con il Signore della Vita!

Don Bruno Oliviero


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L` ultimo messaggio di don Bruno

Messaggio  Andrea il Dom Gen 10, 2010 3:29 pm

[color=darkblue]Il Pianeta Giustizia è avvolto in fitta nebbia!



Cari Amici,

l’inizio del 2010 ha segato per le carceri Italiane, purtroppo, un triste record: 4 suicidi in 7 giorni. Mentre la situazione negli Istituti di pena Italiani è sull’orlo di un collasso,il “Pianeta Giustizia” sembra avvolto in fitta nebbia”…

sarei grato a quanti trovassero un po’ di tempo per leggere la newsletter e condividessero con me le loro preziose riflessioni.



http://www.solidarity-mission.it/nl_Gennaio_2010.htm#newsletter



Grazie in anticipo e colgo l’occasione per rinnovare gli auguri a tutti di un sicuro e più giusto anno nuovo.



Dio vi benedica sempre




Lo stato del sistema sanzionatorio e le prospettive

Convegno Seac Roma 19-21 novembre 2009






Una coltre di nebbia

Roma, sabato 21 Novembre, ore 8.00. Il convegno del Seac è ormai quasi alla fine ed io sono seduto nel refettorio della Casa delle Suore di Maria Bambina (la sede del convegno) insieme con dei volontari venuti da Lodi. Stiamo facendo colazione quando Teresa, una dei volontari, dice: “Che peccato adesso dobbiamo ritornare al grigiore di Lodi.”. Teresa si riferisce alla coltre di nebbia che, quasi sempre, ammanta la città e intristisce gli animi.

Immediatamente penso alla situazione drammatica della giustizia. Una coltre di nebbia sembra avvolgere il pianeta Giustizia … Una nebbia fatta di emozioni e sensazioni. Una nebbia fatta di scelte prese sull’onda della rabbia, dell’indignazione, dell’egoismo, del corporativismo, senza una base solida fondata sui fatti e senza un quadro normativo chiaro di riferimento.


Giustizia Distributiva

Quando si parla di Giustizia, si pensa immediatamente alla Giustizia Penale, alla certezza della pena etc. E’ facile dimenticare che, prima della Giustizia Penale o Retributiva (che non dovrebbe essere più tale, ma riabilitativa) esiste la Giustizia Distributiva. L’art. 3 della Costituzione Italiana comma II, così recita:

“ è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando, di fatto, la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione economica e sociale del Paese".

E’ qui che comincia ad alzarsi la nebbia …: A volte ci chiediamo quali siano le cause di tante scelte “irrazionali” compiute dalla Società …

- Sappiamo che solo una politica di inclusione porta più sicurezza, eppure agiamo in modo da escludere sempre più persone. In tempo di crisi le famiglie e i lavoratori, sono abbandonati a se stessi. Per l’anno 2010 si prevede in Italia, la cifra record di 2.000.000 di disoccupati.

- Sappiamo che il futuro della società dipende dall’educazione delle nuove generazioni, ma sempre più spesso le politiche governative trascurano completamente la famiglia; la scuola è incapace di preparare i giovani alle sfide del mondo del lavoro: un giovane su quattro è senza lavoro. I giovani vengono “parcheggiati” nella realtà virtuale in attesa … (non si sa di che cosa!).


Giustizia Penale

La coltre di nebbia estende il suo influsso anche nell’area della Giustizia Penale che, com’è stato già detto, non dovrebbe essere più retributiva ma riabilitativa. L’art 27, comma 3 della Costituzione così recita: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Anche qui ci chiediamo quali siano le cause di tante scelte “irrazionali” compiute dalla Società …

Sappiamo che il carcere, così com’è, non funziona, che i detenuti invece di riabilitarsi si specializzano nel crimine, eppure ci mandiamo “dentro” sempre più gente … per qualsiasi reato … Perché?


Fare luce nella nebbia!

Il Delegato della CEI, mons. Mario Rivella, ha espresso bene il “senso” del convegno: Operare la carità è qualcosa di meraviglioso: è la fede che ci fa vedere nei fratelli o nelle sorelle detenuti il volto stesso di Cristo …, ma farlo con intelligenza è Il non plus ultra. Occorre seguire il binomio fede-ragione. Mons. Rivella proseguendo ha citato un passo della lettera enciclica di Benedetto XVI, La carità nella verità, e ha auspicato che il bene fatto dal volontariato carcerario possa essere sempre più fatto con intelligenza e nella verità: Ha colto nel centro!

Solo la conoscenza della verità può dissipare la coltre di nebbia che affligge il pianeta giustizia e, di riflesso, il pianeta carcere.


Fare luce nel Codice Penale!

Un Convegno all’insegna della demitizzazione dunque, della chiarezza!

Occorre far risplendere la verità per sfatare tanti miti, tanti luoghi comuni, tanta propaganda …

Tutti i relatori, ma in particolare Piercamillo Davigo, Consigliere della Corte Suprema di Cassazione, hanno gettato un po’ di luce sull’irrazionalità del Codice penale, Il “fare chiarezza”, deve seguire quattro direttive:

1) Depenalizzazione: per es.: per la guida senza patente c’è un processo con tre gradi di giudizio con tutto l’aggravio per la macchina della giustizia … non sarebbe più facile risolvere tutto con una semplice … multa? E cosa dire del reato di clandestinità? E’ veramente antiumano e anticristiano considerare la clandestinità come un aggravante … (da punire con più anni di carcere in presenza di altri reati, oppure da considerare come un crimine – anche in assenza di altri reati - nel caso l’immigrato non abbia lasciato il paese, dopo aver ricevuto il foglio di via). E’razionale fare uso dello strumento penale contro gli immigrati? Il problema è la povertà - nella quale questi nostri fratelli e sorelle versano nei loro paesi di origine - non la sicurezza! E’ razionale fare uso dello strumento penale contro i tossicodipendenti? Anche in questo caso il problema non è la sicurezza, ma la salute!

2) La proporzionalità della pena: per es.: si sta ritornando alla severità del codice Rocco per punire il furto, la rapina … Il Codice Rocco prevedeva pene altissime per i reati contro il patrimonio fino a 20 anni per una rapina aggravata L’omicidio prevede 21 anni (?!) E’ razionale punire una persona con 20 anni di carcere per rapina aggravata e un omicida con 21?

3) Irrilevanza del fatto penale: perché non estenderla anche agli adulti? (La sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto prevista dall'art. 27 D.P.R. 448/88 e per concessione del perdono giudiziale prevista dall'art. 169 c.p. sono due peculiari modi di definizione del procedimento penale minorile che, pur presupponendo l'accertamento della responsabilità penale dell'imputato minorenne in ordine al reato contestatogli, consentono una rapida fuoriuscita del minore dal circuito penale, attraverso l'astensione del giudice da una pronuncia di condanna. Presupposti per la sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto sono la particolare tenuità del fatto di reato commesso, l'occasionalità dello stesso, desunta sostanzialmente dall’assenza di precedenti pregiudizi penali a carico dell'indagato, e il rischio che la prosecuzione del procedimento possa pregiudicare le esigenze educative del minore.)

4) Pene alternative: In quale divino libro sta scritto che il carcere debba essere l’unica pena sanzionatoria da applicare per qualsiasi tipo di reato? Esistono delle pene alternative che sono molto più efficaci ai fini della riabilitazione del reo! Si dice: una delle funzioni del carcere è la deterrenza … La paura di andare in carcere dovrebbe prevenire la commissione dei reati … E’ completamente falso! E’ dimostrato, quasi scientificamente, che la “paura” del carcere per quelli che potrebbe funzionare, non funziona, perché questi in galera non ci vanno (i reati dei famosi colletti bianchi) e per quelli che vivono nell’emarginazione più completa, non funziona perché a questi non gli importa niente di finire in carcere. Il colpo di grazia al mito del carcere, come unica risposta al reato e strategia per la rieducazione del reo, è stato espresso in questi termini:

La società si vuole illudere di insegnare ai rei l’uso responsabile della libertà, privandoli della libertà (?!). E come voler insegnare a camminare … legando le gambe...


Basta con il mito del … “problema sicurezza”!

Occorre sfatare il mito del “problema sicurezza in Italia”! Dal dopoguerra a oggi tutti i reati sono calati (a parte alcuni brevi momenti di tensione o di crisi economica.)

Esemplificando quasi tutti i relatori hanno portato il caso del numero degli omicidi che è progressivamente calato negli ultimi anni … In Inghilterra e in Francia vengono commessi più omicidi che in Italia, ma nessuno in quelle Nazioni parla di “problema sicurezza”, e non viene mandato l’esercito nelle strade. Analizzando la realtà degli omicidi nel dettaglio scopriamo che: la maggioranza degli omicidi commessi in Italia, vengono perpetrati nelle famiglie da parte di uno degli stessi familiari … Allora dove lo dovremmo mandare l’esercito? … Nelle case della gente? Questo significa che bisogna smetterla di lavorare per infondere la paura nella gente e lavorare, invece, nella prevenzione del crimine.


Il “Piano Carceri” del Governo?

Da tutti i Relatori è venuta la bocciatura del piano carceri del governo che in tre anni dovrebbe portare, con la costruzione di nuove carceri e la ristrutturazione di alcuni Istituti già esistenti, a 21.479 posti in più. La bocciatura tiene conto di almeno tre elementi:

1) Il piano carceri non dice nulla riguardo a come gestire la drammatica situazione attuale di sovraffollamento.

2) Anche se i tempi venissero rispettati, con l’attuale trend di ingressi nelle carceri, circa 1000 detenuti al mese, nel 2012, i posti approntati già non sarebbero più sufficienti …

3) Non viene assolutamente affrontato il problema del personale che già adesso soffre di una carenza di almeno 5000 agenti di polizia penitenziaria. (senza parlare della carenza drammatica degli operatori del trattamento … attualmente un solo educatore deve seguire circa 1000 detenuti …)


Il peso enorme dell’informazione!

Tutti i Relatori, ma in modo particolare Ornella Favero, Direttrice Responsabile di Ristretti Orizzonti, hanno puntato l’indice contro i media additandoli come uno dei maggiori responsabili nel provocare la nebbia che impedisce di vedere con chiarezza nel pianeta giustizia.

La signora Favero ha, tra l’altro, detto: “Occorre che ci rendiamo conto del Peso enorme dell’informazione! Quando ho letto dell’iniziativa del governo di mandare a casa, agli arresti domiciliari i detenuti che devono scontare l’ultimo anno di detenzione, sono stata colpita dal titolo con cui Repubblica ha presentato l’iniziativa del governo: Indulto Mascherato!

Ho pensato: adesso il governo ritirerà immediatamente l’iniziativa … è così è stato!”.

A questo riguardo credo opportuno riportare un passaggio tratto dal famoso libro di Vance Packard, I persuasori occulti, Einaudi 1989 Pag. 204 ss. Siamo nel 1950 ma le cose dette … non sembrano per nulla … cose del passato:

“Negli anni ’50 in America il settore delle Public Relation (Le Pr inizialmente erano un settore che curava i rapporti delle aziende con i clienti) fa proprie le tecniche del profondo (tecniche sviluppate negli anni precedenti per persuadere la gente a comprare) per manipolare le masse.

… La facoltà di legge dell’Università di Harvard, aprendo un corso di “opinione e persuasione pubblica”, spiegò che l’iniziativa era stata presa in seguito al moltiplicarsi dei canali di comunicazione di massa … Ogni momento ci è dato di vedere la manifestazione di continui e sistematici sforzi miranti a informare e persuadere il pubblico … (sono elencati questi molteplici canali: 18000 quotidiani, 10000 settimanali, 7600 riviste 2000 giornali di categoria, 7635 periodici di vari gruppi etnici, 100 milioni di apparecchi radio, 12 milioni di televisioni, 15000 sale cinematografiche, 6000 periodici aziendali … Siamo nel 1955!)

Richard Worthington, in un commento alla sociologia generale di Wilfredo Pareto, così si esprime: “Vi sono (in questi libro) talune idee e scoperte che possono … essere di molto aiuto … a quanti vogliano trasformare la società … Molti uomini … hanno tentato di modificare la condotta del prossimo col ragionamento, o promulgando delle leggi. I loro sforzi si sono spesso dimostrati singolarmente infruttuosi … Pareto mostra come il loro fallimento sia connesso con i fattori non-logici … Per controllare gli uomini occorre manipolare i loro [istinti e le loro emozioni ] e non già tentar di correggere il loro modo di ragionare. E questo un fatto ben noto a molti uomini politici, che sogliono persuadere i loro elettori facendo leva sui loro sentimenti più che ricorrendo [ad argomenti logici ], che non sarebbero ascoltati o che, per lo meno, non basterebbero in nessun caso a commuovere le folle”.

Nel luglio del 1953, la rivista Public Relation Journal, dava notizia, sotto il titolo di “Orientamenti nelle Scienze sociali”, di una serie di seminari tenutosi all’Università Columbia sotto il patrocinio dell’Associazione Americana di public relation. Gli orientamenti erano curati da sei professori di scienze sociali, capeggiati da Lyman Bryson, docente di antropologia sociale. Il dott. Bryson disse ai convenuti:

“Se voi siete dei social engineers, tengo ad avvertirvi che è indispensabile un’analisi preliminare dei tre livelli in cui, in una società come la nostra, si manifesta l’assenso.

Il primo è la natura umana e qui ben poco si può fare per manipolare la gente; il secondo livello è quello culturale, dove si formano, e si modificano, le idee del pubblico. Il terzo livello è la zona in cui l’individuo opera le sue scelte le quali sono spesso determinate da impulsi che non hanno alcun fondamento razionale. A questo livello è relativamente facile manipolare gli uomini.”.

La “tenerezza” delle Istituzioni

Unico rappresentate delle Istituzioni, sebbene l’invito fosse stato rivolto a molti, è stato il Direttore del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), dott. Ionta.

Il dott. Ionta ha confessato di aver provato tanta tenerezza, dopo la prolusione iniziale della Dott. Elisabetta Laganà, Presidente del Seac e Presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, davanti allo spettacolo di tanto impegno da parte del volontariato, nella difesa dei diritti dei detenuti. Ha manifestato altresì il suo pieno accordo sul principio che la dignità della persona e i suoi diritti inalienabili, devono essere messi a fondamento della società e della sua azione. Il Capo del DAP ha, infine, rassicurato il mondo del volontariato sulla volontà da parte delle Istituzioni di rimuovere le cause dell’attuale sovraffollamento e delle sofferenze che ne derivano ai detenuti: costruiremo nuove carceri …



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La giustizia rivoluzionaria di Dio!

Messaggio  Andrea il Gio Feb 18, 2010 5:19 am

Cari amici,

La Giustizia rivoluzionaria di Dio! Riflessioni a margine del Messaggio di Benedetto XVI in occasione della Santa Quaresima 2010.

Sarei grato, come sempre, a quanti trovassero un po’ di tempo per leggere la newsletter e condividessero con me le loro preziose riflessioni.



http://www.solidarity-mission.it/nl_febbraio_2010.htm#newsletter



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La Giustizia rivoluzionaria di Dio!

Riflessioni a margine del Messaggio di Benedetto XVI in occasione della Santa Quaresima 2010


Il dono di Benedetto XVI per la Quaresima: “La giustizia più grande è quella dell’amore”

Il Santo padre Benedetto XVI ci ha regalato, per l’inizio della Quaresima, un messaggio veramente stupendo.

Un Messaggio diretto a tutta la Cristianità, ma particolarmente significativo, credo, per coloro che svolgono la loro missione o il loro lavoro nell’ambito della Giustizia. Il passo biblico dal quale il Santo Padre parte per sviluppare la sua riflessione è il passo della lettera di San Paolo Apostolo ai Romani cap. 3,21-25 : “Ora invece, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio … per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non c‘è differenza, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. E’ lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue”



Dare a ciascuno il suo

Proprio all’inizio del Massaggio il santo Padre ricorda quello che, nel linguaggio comune, è il significato della parola giustizia: “dare a ciascuno il suo”. Ma subito si affretta a precisare che questa definizione non chiarisce “in che cosa consiste quel ‘ suo’ da assicurare a ciascuno”.

Di che cosa ha bisogno l’essere umano per vivere in pienezza la sua vita?

Il Santo Padre non esita a rispondere: “potremmo dire che l’uomo vive di quell’amore che solo Dio può comunicargli avendolo creato a sua immagine e somiglianza.” Quello di cui l’uomo ha più bisogno, quindi, non può essere assicurato da nessuna legge, ma è un dono gratuito di Dio!

Certamente l’uomo ha bisogno, per vivere sulla terra, dei beni materiali. A questo proposito il santo padre ricordando l’esempio di Gesù afferma: “Del resto Gesù stesso si è preoccupato di guarire i malati, di sfamare le folle che lo seguivano e di certo condanna l’indifferenza che anche oggi costringe centinaia di milioni di esseri umani alla morte per mancanza di cibo, di acqua e di medicine …”

Queste parole del Santo Padre sono un monito per tutti i politici che si dicono cattolici, ma anche per tutti gli uomini politici di “buona volontà”, a lavorare davvero per il “bene comune”. Non è superfluo ricordare a questo proposito il “sogno” auspicato da Benedetto XVI e fatto proprio anche dal Cardinale Bagnasco, a nome di tutta la Chiesa Italiana, di una nuova classe di cittadini e politici cattolici. E’ importante ricordare ad essi ( a coloro che governano la Nazione) che prima di preoccuparsi di creare leggi penali per difendere la sicurezza dei cittadini contro la commissione dei reati, devono creare leggi per difendere la sicurezza del posto di lavoro, per chi ce l’ha, e la sicurezza di poterlo ottenere, per chi non ce l’ha; leggi che difendano la famiglia, formata dall’unione stabile di un uomo e di una donna etc. etc.: A questo riguardo mi piace citare Il Card. Crescienzio Sepe, Arcivescovo di Napoli che, in occasione della giornata per la vita celebrata Domenica 7 Febbraio, ha ricordato l’elettricista napoletano Giovanni Vano. Questo papà di famiglia preso dalla disperazione, dopo aver perso il lavoro, si è impiccato nel bosco di Capodimonte. Nella sua omelia il Card. Sepe ha, tra l’altro, detto: “Noi popolo della vita ci impegniamo a denunciare i meccanismi che portano alla disuguaglianza, alla depressione, alla morte. Giovanni è morto perché qualcuno ha umiliato la sua vita. Qualcuno si è fatto artefice di un meccanismo infernale che non rispetta il lavoro giusto e dignitoso Noi condanniamo il meccanismo di morte in nome del denaro, del facile guadagno, di ciò che umilia e procura ingiustizia”.

L’art. 3 della Costituzione Italiana comma II, così recita:

“ è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando, di fatto, la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione economica e sociale del Paese".

La giustizia distributiva, descritta in modo egregio da questo articolo della Costituzione, però “non rende all’essere umano tutto il suo che gli è dovuto … Come e più del pane egli ha bisogno di Dio”, continua il Santo Padre. E’ la profonda verità trasmessa dalle parole di Gesù, nell’episodio delle tentazioni nel deserto ad opera del diavolo, quando risponde: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.



Da dove nasce l’ingiustizia?

Riportando l’episodio di Gesù che polemizza con i farisei riguardo a ciò che rende impuro l’uomo, il santo Padre pone l’accento sul fatto che è tentazione ricorrente dell’uomo quella di attribuire a semplici fattori esterni all’uomo lo stato di ingiustizia. E’ il caso di tante ideologie moderne che credono basti eliminare queste cause esterne per ristabilire la giustizia. Ma io credo di non sbagliare se vedo implicito nel discorso del Santo Padre un’altra tentazione, anche questa ricorrente e molto attuale: quella di molti che si sentono “giusti” perché sono in “regola con le leggi” che sono sempre più simili alle “tradizioni e mode” degli uomini e sempre più lontane da quelle di Dio e disprezzano gli altri… (tossico-dipendenti, immigrati, coloro che vivono nel disagio economico e psichico).

Contro queste tentazioni, il Santo Padre precisa: “Questo modo di pensare – ammonisce Gesù – è ingenuo e miope. L’ingiustizia frutto del male non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male”.

In realtà il problema dell’ingiustizia nasce proprio quando l’uomo rifiutando coscientemente e liberamente l’amore di Dio crede di potersi realizzare da solo: Il peccato è una “distorsione” suicida dell’orientamento dell’io profondo che rifiutandosi di amare Dio e i fratelli e “ripiegandosi” su se stesso, con l’illusione diabolica di “diventare” dio (cfr. Gn. 3,5), si perde nei labirinti della depressione e della follia.

Infatti, afferma ancora Benedetto XVI: “Aperto per natura al libero flusso della condivisione, avverte dentro di sé una strana forza di gravità che lo porta a ripiegarsi su se stesso, ad affermarsi sopra e contro gli altri: è l’egoismo, conseguenza della colpa originale …”



La Giustizia rivoluzionaria di Dio!

Per cui il santo Padre si domanda: “Come può l’uomo liberarsi da questa spinta egoistica e aprirsi all’amore?” Egli risponde a questo interrogativo esponendo il concetto rivoluzionario della Giustizia di Dio in Cristo:

“E’ anzitutto la giustizia che viene dalla grazia, dove non è l’uomo che ripara, guarisce se stesso e gli altri. Il fatto che l’’espiazione’ avvenga nel ‘sangue’ di Gesù significa che non sono i sacrifici dell’uomo a liberarlo dal peso delle colpe, ma il gesto dell’amore di Dio che si apre fino all’estremo, fino a far passare in sé ‘la maledizione’ che spetta all’uomo, per trasmettergli in cambio la ‘benedizione’ che spetta a Dio (cfr. Gal.3,13-14).

A questo punto sorge lo ‘scandaloso’ interrogativo: “… Quale giustizia vi è là dove il giusto muore per il colpevole e il colpevole riceve in cambio la benedizione che spetta al giusto? Ciascuno non viene così a ricevere il contrario del ‘suo’?”

La ragione umana a questo punto deve far posto al mistero della sapienza di Dio: “In realtà, qui si dischiude la giustizia divina. Profondamente diversa da quella umana. Dio ha pagato per noi nel suo Figlio il prezzo del riscatto, un prezzo davvero esorbitante.”

Un mistero che svela l’inaudita purezza dell’amore di Dio! “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito, perché chiunque creda in Lui non muoia, ma abbia la Vita eterna” (Gv 3.16)

Gesù Cristo ha dovuto pagare questo “prezzo” perché, nella sua sapienza, sapeva che era l’unico modo per ‘convincere’ (convertire) l’uomo ad, così continua il santo Padre, “ uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza – indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia”. (“Solo l’amore è credibile”H. U. Von Balthasar)

Cosa insegna alla società, in particolare a coloro che operano nel campo della Giustizia umana, questo esempio divino?



La Corresponsabilità della società nella commissione dei reati

Vorrei innanzitutto fare una premessa : La società deve riconoscere la sua parte di responsabilità nella commissione dei reati. Vorrei citare a questo punto un passo molto significativo del Prof Luciano Eusebi, docente di Diritto Penale all’Università Cattolica di Milano: “La criminalità ha delle basi perché si creino dei presupposti, perché qualcuno poi scelga di essere criminale. Siamo lontani un secolo dalle polemiche sul positivismo, sul libero arbitrio; nessuno mette in discussione che ci sia la libertà dell’essere umano, ... Ma impregiudicata la dimensione della libertà umana è fuori dubbio che esistono delle precondizioni strutturali, (economiche, sociali ecc) di qualsiasi esercizio della libertà umana.”



La Giustizia vivificata dall’amore

Una volta che la società abbia riconosciuto la sua parte di responsabilità dovrebbe, se volesse imitare l’agire sapiente di Dio, capire che la concezione della giustizia intesa come retribuzione, la cosiddetta legge del taglione, non funziona. In teoria la società ha capito questo, infatti al comma terzo dell’articolo 27 della Costituzione così leggiamo: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

La società, quindi, dovrebbe, attraverso tutta l’opera del trattamento penitenziario, far capire al reo che il suo obiettivo non è la vendetta, ma la riabilitazione.

In realtà siamo molto lontani dal mettere in pratica il dettato Costituzionale. A questo riguardo questi dati dovrebbero dare il senso della drammaticità della situazione:

- 66.000 detenuti nelle carceri Italiane le quali ne potrebbero ospitare solo 43.000.

- 72 suicidi nel 2009 e 4000 atti di autolesionismo.

- Nei primi 20 giorni del 2010, ci sono stati 20 morti … uno al giorno!

Vorrei concludere queste semplici riflessioni riportando ancora un passo del messaggio quaresimale del santo Padre, sul quale varrebbe la pena che riflettessero tutti i cristiani: sia quelli che sono ristretti nelle carceri, ma ancora di più quelli che, grazie a Dio, vivono nella libertà:

“Grazie all’azione di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia ‘più grande’ che è quella dell’amore (cfr. 13,8-10), la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare. Proprio forte di questa esperienza, il cristiano è spinto a contribuire a formare società giuste, dove tutti ricevono il necessario per vivere secondo la propria dignità di uomini e dove la giustizia è vivificata dall’amore.”




Don Bruno Oliviero

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Re: La Newsletter di don Bruno Oliviero

Messaggio  Andrea il Dom Feb 28, 2010 7:17 am

La famiglia che gioca unita resta unita?

Cari amici,

La Chiesa ha sempre visto la Quaresima, i 40 giorni che precedono la vittoria Pasquale di Cristo sul peccato e sulla morte, come un tempo di combattimento spirituale. Il Santo Padre Benedetto XVI lo ha ribadito nell’angelus della prima domenica di Quaresima, il 21 febbraio scorso. Ho fatto alcune riflessioni su questo periodo di preparazione alla Santa Pasqua.

Sarei grato, come sempre, a quanti trovassero un po’ di tempo per leggere la newsletter e condividessero con me le loro preziose riflessioni.


Quaresima: tempo di agonismo spirituale!



La Chiesa ha sempre visto la Quaresima, i 40 giorni che precedono la vittoria Pasquale di Cristo sul peccato e sulla morte, come un tempo di combattimento spirituale. Il Santo Padre Benedetto XVI lo ha ribadito nell’angelus della prima domenica di Quaresima, il 21 febbraio scorso.

Nella sua riflessione il Papa ha richiamato il Vangelo che ci racconta come lo Spirito Santo guida Gesù nel deserto per essere tentato dal diavolo. Gesù, proprio all’inizio del suo ministero, ci mostra chiaramente chi è il nemico contro cui dobbiamo lottare: satana (Lc. 4, 1-13).

Così afferma San Paolo: “la nostra lotta non è contro creature fatte di carne e di sangue, ma contro i principi, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo oscuro, contro gli spiriti maligni (i demoni) delle regioni celesti”. (S. Paolo. Ef, 6,12)

Gli fa eco San Pietro che, nella sua prima lettera, così ci avverte: "Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede,.." (1Pt. 5,Cool.

Per la Chiesa l’esistenza del diavolo e la sua influenza sul mondo è fuori discussione: “Tutta intera la storia umana è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre lotta incominciata fin dalle origini del mondo” (Vaticano II, G.S. 37).

E’ un tema immenso, questo, che richiederebbe tutt’altra trattazione e competenza, mentre invece questo scritto rappresenta una semplice riflessione (e come tale la offro) di un semplice sacerdote, cappellano di carcere, che cerca di restare “in ascolto” della “Parola” e del mondo! La mia riflessione non affronta eventi quali le guerre, conosciute e sconosciute, i grandi fatti criminosi che avvelenano la vita quotidiana di milioni di persone dove, per così dire, l’esistenza di satana e la sua influenza nel mondo si percepisce in modo maggiore. Qui vorrei riflettere, e invitare a riflettere, su dei dati che rappresentano una realtà che sta progressivamente invadendo la nostra vita in tutti i suoi aspetti. Una realtà che, a vederla in modo superficiale, a tutto farebbe pensare tranne che alla presenza e all’attività di un essere oscuro e tenebroso come satana.



L’intrattenimento prima di tutto!
- Nella società odierna sembra facciano più rumore i dodici milioni di persone che hanno assistito al festival di Sanremo, che gli otto milioni di poveri recensiti dall’Istat al 31 luglio 2009 e i tre milioni che vivono in miseria assoluta.

- Sembra che sia più importante sapere se i giocatori di Calcio meritino i milioni di euro per i contratti che stipulano con le società sportive, che sapere come risolvere il dramma dei 2.000.000 di disoccupati che attualmente si trovano in Italia (1 giovane su quattro è disoccupato).

- Fa più notizia il tentativo di far passare, in sede Europea, una legge che dia diritto di cittadinanza a nuove “tipologie” di famiglie: L.G.B.T. (unioni tra Lesbiche, Gay, Bisessuali e transessuali con addirittura il diritto di adottare bambini), che l’abbandono completo da parte dei governi delle vere famiglie, specialmente quelle con più figli, che non riescono ad arrivare alla fine del mese.

- Il lancio di un nuovo gadget tecnologico è un evento che fa scalpore (per es. la presentazione dell’Ipad della Apple) e suscita entusiasmi incommensurabili, mentre sembra lanciato nel deserto l’allarme che da più parti si è levato riguardo agli effetti nocivi che le nuove tecnologie (di per sè buone) producono specialmente sui più giovani: sempre connessi ma ormai disconnessi da se stessi, dagli altri e da Dio innanzitutto. ( vedi http://scuola.repubblica.it/blog/2009/tecnologie-e-solitudine/ )

Come Cappellano di carcere, vorrei anche far notare come la tempesta emotiva suscitata da singoli eventi criminosi (trasformati anch’essi in spettacolo) disabilita completamente la capacità razionale dell’uomo impedendogli di capire che la società, nel suo insieme, ha una parte di responsabilità nella commissione dei reati. D’altra parte, la rabbia e il desiderio di vendetta che essa provoca conducono, inevitabilmente, a far uso della detenzione come unica risposta sanzionatoria. Per questo ci ritroviamo oggi a dover fronteggiare un record di sovraffollamento nelle carceri che produce, paradossalmente, più insicurezza.



The Family that play together stay together?????

Ricordo che durante la permanenza negli Stati Uniti lo scorso mese di Agosto (ho partecipato a un Convegno dell’ACCCA, vedi reportage http://www.solidarity-mission.it/nl_agosto_2009.htm#newsletter), rimasi colpito da uno spot che trasmettevano alla TV. Lo spot mostrava anziani, giovani e bambini che giocavano insieme davanti a uno schermo, chiaramente enorme e ad alta definizione, senza più la necessità di usare lo joystick. Insomma anche gli anziani, adesso, possono giocare semplicemente muovendo il corpo davanti allo schermo. Il messaggio che ti veniva lanciato, mentre guardavi quei volti felici e beati giocare davanti alla televisione, era: “La famiglia che gioca unita resta unita!”. Questo slogan parafrasava un’espressione bellissima nata negli anni ’50 in ambito cattolico e propagata da Mons. Fulton Sheen, un fervoroso vescovo cattolico, che aveva ottenuto un programma televisivo tutto per sè. Lo slogan di Mons. Sheen era: “La famiglia che prega unita resta unita!” Come cambiano i tempi … il dio "Tecnologia” riesce a salvare la famiglia dalla disgregazione: facendola ... “giocare unita” (?!)

Certamente non è mia intenzione rinnegare gli innumerevoli benefici che la cultura postmoderna e la tecnologia. in particolare, stanno apportando al progresso dell’umanità, pur tuttavia, mi sembra che essa stia anche “installando” nella mente dell’uomo un unico, grande criterio di giudizio che sta soppiantando i criteri tradizionali di distinzione tra bene e male, tra verità e menzogna, tra bello e brutto. L’unico criterio di giudizio della realtà sembra sia diventato la distinzione tra ciò che intrattiene da ciò che è noioso, pesante. In conformità a questo criterio, dunque, solo ciò che ti coinvolge fortemente a livello emotivo, ciò che ti procura sensazioni forti è degno di essere vissuto, il resto è insignificante (non importa quanto vero, bello e buono esso possa essere). Com’è possibile, per coloro che hanno il dono della fede, non vedere in tutto questo stravolgimento della verità, del bene e dell’ordine costituito da Dio, l’influsso di qualcuno che, come Gesù ci ha rivelato, trama nell’ombra per alienare l’uomo da Dio, dagli altri e da se stesso?



Le armi dello spirito

Il Santo Padre, sempre nel corso dell’Angelus, ci ha illuminati su come rispondere all’azione diabolica, richiamando ancora l’esempio di Gesù: “Cristo è venuto nel mondo per liberarci dal peccato e dal fascino ambiguo di progettare la nostra vita a prescindere da Dio – ha spiegato –. Egli l’ha fatto non con proclami altisonanti, ma lottando in prima persona contro il Tentatore, fino alla Croce”.

L’arma che Gesù ha usato contro satana? Citando sempre l’episodio delle Tentazioni di Gesù nel deserto, il Santo Padre ci ricorda con quali armi dobbiamo lottare: “E di fronte alle tentazioni del diavolo, “Gesù antepone ai criteri umani l’unico criterio autentico: l’obbedienza alla volontà di Dio”. “Anche questo è un insegnamento fondamentale per noi – ha concluso –: se portiamo nella mente e nel cuore la Parola di Dio, se questa entra nella nostra vita, possiamo respingere ogni genere di inganno del Tentatore”.




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Re: La Newsletter di don Bruno Oliviero

Messaggio  Andrea il Lun Mag 17, 2010 5:52 am

Testimoni Digitali

Riflessioni a margine del Convegno della CEI, Roma 22-24 Aprile 2010


La Chiesa affronta la sfida della Rivoluzione Digitale

Ho avuto la grazia di partecipare al Convegno organizzato dalla CEI a Roma dal 22 al 24 Aprile dal titolo “Testimoni Digitali: è stata un’esperienza davvero entusiasmante. Tre giorni di intenso lavoro di riflessione intorno a quello che è stato definito da Benedetto XVI “ l’inizio di una storia nuova”.

I Numeri

1300 delegati da tutta l’Italia. 177 diocesi rappresentate. Un esercito immenso armato di tutte le tecnologie della comunicazione più avanzate: dai laptop ai cellulari di ultima generazione, dagli Ipod all’Ipad. Tutti uniti intorno ai Pastori della Chiesa in attesa di incoraggiamento, di indicazioni, di proposte. Impegnati per tre giorni nell’ ascolto degli esperti convenuti per dare un contributo, con le loro relazioni, alla comprensione della rivoluzione in atto.

Abitare il Continente Digitale …

La Chiesa si è interrogata sull’enorme influsso che hanno le nuove tecnologie sulla cultura, cioè sul linguaggio, sul modo di pensare, di conoscere, di vedere il mondo, di costruire le relazioni fra le persone.

La Chiesa ha preso coscienza che i media non sono più solo degli strumenti per comunicare, ma sono diventanti un ambiente, uno spazio. Una volta questo spazio veniva chiamato “virtuale” per distinguerlo dallo spazio “reale”, ma adesso si preferisce chiamarlo “on-line” in continuità con lo spazio “off-line”. L’obiettivo è quello di affermare definitivamente che il cyberspazio non è qualcosa di astratto, di irreale, ma è qualcosa di molto reale che ha un’incidenza sulla vita concreta. E’ così reale questo mondo digitale che il Santo Padre Benedetto XVI non esita a chiamarlo “Continente Digitale”. “La rete, afferma Mons. Domenico Pompili, Direttore dell’ufficio nazionale C.E.I. per le comunicazioni sociali, è la parola chiave per entrare con consapevolezza nel nuovo contesto culturale, che si fonda su linguaggi pervasivi, istantanei, multimediali.”

Quindi come afferma il Santo Padre occorre “Cogliere il grande potenziale di comunicazione che offrono i nuovi media evitando allo stesso tempo i pericoli di omologazione e di relativismo intellettuale e morale già bene riconoscibili, nella flessione dello spirito critico, nella verità ridotta al gioco delle opinioni, nelle molteplici forme di degrado e di umiliazione dell’intimità della persona. Si assiste così a un ‘inquinamento dello spirito’, quello che rende i nostri volti meno sorridenti più cupi, che ci porta a non salutarci tra noi, a non guardarci in faccia …”



… da Testimoni

La Chiesa vuole abitare questo continente digitale per adempiere al mandato del Signore Risorto: Andate in tutto il mondo: Annunciate il Vangelo ad ogni creatura …

La Chiesa ha la convinzione di possedere non una parola fra le altre o un’informazione fra le tante informazioni con cui l’uomo dell’era digitale viene bombardato 24 ore su 24. La Chiesa ha l’umile convinzione di possedere la Parola che può decidere del futuro prossimo, sulla terra, e del futuro eterno dell’uomo. Da qui nasce l’impellente bisogno della Chiesa di Comunicare questa buona Notizia.

Occorre però precisare subito che Il Vangelo (= Buona Notizia) che la Chiesa deve annunciare non è primariamente un’informazione, un messaggio, ma è un’esperienza di vita che si fa messaggio. Ecco dunque la necessità di abitare il mondo digitale da “Testimoni” . Solo colui che ha già fatto l’esperienza cristiana può comunicarla agli altri.

Nella sua prima enciclica il Santo Padre Benedetto XVI afferma che “all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che da alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”. Il cristiano è dunque un testimone di questo incontro con il Risorto. Una testimonianza che non è un semplice riportare dei fatti, ma è un far trasparire il mistero della presenza di Cristo nella propria vita. Tutto questo diventa possibile per l’azione trasformante dello Spirito Santo che opera nella vita del cristiano. Ogni cristiano dovrebbe poter dire come san Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”.



La forza “comunicativa” dell’esempio

Il linguaggio del Testimone ha una grande affinità con il linguaggio dei nuovi media. Il Testimone lo si può “vedere in azione”. I valori non sono astratti, ma visibili negli esempi della sua vita. La forza dell’esempio sta nella sua brevità e incisività; coinvolge innanzitutto il cuore, i sentimenti, le emozioni e solo in un secondo momento l’intelligenza, con il suo sforzo d riflessione, approfondimento e razionalizzazione. Infatti il testimone usa non il linguaggio della logica, ma il linguaggio veloce e narrativo dei fatti che è capace di evocare il mistero e la nostalgia del Totalmente Altro.



Percorrere le strade del Continente digitale

Evangelizzare il mondo digitale è la sfida non facile che la Chiesa del terzo millennio è chiamata a svolgere. E’ proprio In vista di questa sfida che Benedetto XVI ha incoraggiato gli ottomila convenuti a Roma il 24 mattina: “Vi esorto a percorrere, animati dal coraggio nello Spirito Santo, le strade del continente digitale. La nostra fiducia non è acriticamente riposta in alcun strumento della tecnica. La nostra forza sta nell’essere Chiesa, comunità credente, capace di testimoniare a tutti la perenne novità del Risorto, con una vita che fiorisce in pienezza nella misura in cui si apre, entra in relazione, si dona con gratuità”.


Don Bruno Oliviero

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Re: La Newsletter di don Bruno Oliviero

Messaggio  Andrea il Ven Giu 04, 2010 6:39 am

NEWSLETTER di p. BRUNO OLIVIERO


Un Sistema da "ripensare"


I numeri drammatici del sovraffollamento nelle carceri

In una nota del 25 maggio scorso, il segretario generale del Sappe (uno dei più grandi sindacati di polizia penitenziaria), Donato Capece ha, tra l’altro, dichiarato: "Il numero dei detenuti oggi presenti in carcere ha raggiunto la cifra record di 67.542 a fronte di una capienza di circa 43 mila posti detentivi, mancano 6.500 agenti della Polizia Penitenziaria, gli agenti sono costretti a fare turni di 8/9 ore senza che venga loro pagato lo straordinario …”

Il Consiglio Superiore della Magistratura

il 27 Maggio scorso Il Consiglio Superiore della Magistratura, riunito in un plenum, ha approvato un parere al ddl preparato dal Governo per fronteggiare l’emergenza sovraffollamento nelle carceri Italiane. Il ddl del Governo prevede la detenzione domiciliare per chi deve scontare una pena residua non superiore a un anno. Nel parere il CSM afferma con decisione che non solo è necessario, ma è ormai indifferibile un ripensamento di tutto il settore del diritto penitenziario.

La profezia di Giovanni Paolo II

Nel Messaggio per il Giubileo nelle carceri del 2000, il Servo di Dio, Giovanni Paolo II aveva profeticamente affermato:

“La punizione detentiva è antica quanto la storia dell’uomo. In molti Paesi le carceri sono assai affollate. Ve ne sono alcune fornite di qualche comodità, ma in altre le condizioni di vita sono assai precarie, per non dire indegne dell’essere umano. I dati che sono sotto gli occhi di tutti ci dicono che questa forma punitiva in genere riesce solo in parte a far fronte al fenomeno della delinquenza. Anzi, in vari casi, i problemi che crea sembrano maggiori di quelli che tenta di risolvere. Ciò impone un ripensamento in vista di una qualche revisione …” (pag.Cool

Secondo il CSM, dunque, i nodi da scogliere sono soprattutto due.

- Ripensare la centralità del carcere come unica risposta sanzionatoria

- Ripensare i termini della Custodia Cautelare

Occorre ripensare il principio carcerocentrico

E’ mai possibile che per qualsiasi tipo di reato, la Società civile non sia riuscita ad elaborare nessuna forma di pena se non quella detentiva? Così si esprime il CSM nel parere:

“Se il carcere rappresenta l’unica risposta che l’ordinamento è in grado di offrire ai problemi della illegalità e della devianza, non può sorprendere né l’incremento progressivo della popolazione detenuta, né la constatazione dell’estrema difficoltà, per una parte della popolazione carceraria, di accesso alle misure alternative previste dall’ordinamento penitenziario”

L’avvocato Carlo Federico Grosso, già presidente della prima commissione di riforma del codice penale, suggerisce d rovesciare la prospettiva e va “fatto capire all’opinione pubblica che le pene interdittive, pecuniarie e di lavori di pubblica utilità sono un disincentivo all’illecito ben più forte del carcere. Ma serve coraggio…“

il Presidente Napolitano, a più riprese, si è espresso nella stessa linea: “E’ indispensabile una maggiore e più concreta attenzione per le vittime dei reati. E’ mia convinzione che la pena detentiva debba essere riservata a chi commette crimini …, che ledono gravemente valori e interessi preminenti e intangibili. L’esecuzione della pena deve avvenire nel rispetto della dignità del detenuto e offrendo condizioni per favorire il suo reinserimento sociale”

Occorre ripensare i termini della “custodia cautelare”

La maggioranza dei detenuti nelle carceri Italiane è in attesa del Giudizio definitivo o in custodia cautelare. Per la legge Italiana nessuno può essere considerato colpevole se non dopo i tre gradi di giudizio. E’ giusto che un presunto innocente debba scontare una pena detentiva? Per quanto riguarda la misura cautelare, così si esprime il parere del CSM: ” La custodia cautelare in carcere non è una pena né può essere intesa come una forma impropria di anticipazione della sanzione”. Occorre quindi Ripensare tutto il “Sistema del Diritto Penitenziario”, ma come dice l’avvocato Grosso, serve coraggio. Quale Governo formato dalla classe politica attuale avrà questo coraggio?


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La "tempesta" del '68

Messaggio  Andrea il Dom Lug 25, 2010 6:14 am

La "tempesta" del '68

Cari Amici, come sapete il 16 Luglio 2010 sono entrato a far parte di una nuova Congregazione religiosa chiamata “Compagnia della Regina dei Gigli”. Da allora ho ricevuto molte lettere di amici che seguono da anni le mie newsletter mensili nelle quali tratto generalmente di problematiche del Carcere. Le loro domande riguardano il perché e il come della mia scelta, del mio nome religioso … Mi chiedono se continuerò a esercitare il mio ministero come Cappellano del carcere di Poggioreale. Infine, avendo letto la newsletter del luglio del 2008 (http://www.solidarity-mission.it/nl_luglio_2008.htm#newsletter ) mi chiedono se in realtà è una entrata nella Congregazione o non piuttosto un ritorno …. Per questo vorrei servirmi di questa newsletter per parlarvi un po’ di me. Vorrei però chiarire fin d’ora che lo faccio per un’unica ragione: testimoniare e celebrare la misericordia che Dio ha riversato su di me.

Sarei grato, come sempre, a quanti trovassero un po’ di tempo per leggere la newsletter e condividessero con me le loro preziose riflessioni.

http://www.solidarity-mission.it/nl_luglio_2010.htm#newsletter


Dio vi benedica sempre!

Don Bruno Oliviero - Cappellano del Carcere di Poggioreale - Napoli -



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Il grido del terzo millennio: Purezza, Purezza!

Messaggio  Andrea il Gio Set 09, 2010 6:52 am

Newsletter


Il grido del terzo millennio: Purezza, Purezza!

Madre Liliana del Paradiso, CRG.

Attualità di un carisma

Dal 16 Luglio 2010, faccio parte di una nuova Congregazione Religiosa all’interno della Chiesa Cattolica, chiamata Compagnia della Regina dei Gigli al servizio della Chiesa (Vedi http://www.solidarity-mission.it/nl_luglio_2010.htm#newsletter). Una Congregazione nuova fondata da Madre Liliana del Paradiso. L’inizio dell’Opera risale al 7 febbraio 1935. L’Opera è composta dai Padri, dalle Ancelle e dai laici che formano la cosiddetta “Betania Mariana”. Il carisma di questa nuova Opera è diffondere il messaggio di Purezza della Bianca Regina dei Gigli.

(Vedi http://www.operareginaliliorum.org/Home/Compagnia/Compagniahtm.htm )

Il Carisma dei Fondatori, secondo la dottrina della Chiesa, è un’iniziativa di Dio che sceglie una creatura umana e le fa fare un’esperienza particolare dello Spirito che è una risposta a un bisogno della Chiesa e del mondo. (vedi il documento dei vescovi Italiani “Mutuae relationes del 23 Aprile 1978)). Dio risponde a un bisogno dell’umanità non con un discorso anche bello o con una lectio magistrali, non risponde nemmeno facendo miracoli straordinari (l’idea del Dio tappabuchi non è cristiana), ma facendo fare un’ esperienza che risponde a quel bisogno. Un’esperienza che, sempre secondo la dottrina della Chiesa, si trasmette dai Fondatori ai discepoli per essere da essi accolta, vissuta, approfondita e trasmessa al mondo intero.

La “disintegrazione” delle relazioni


Qual è uno dei bisogni attuali della Chiesa e del mondo in genere al quale Dio vuole rispondere con il carisma della Purezza?

E’ sotto gli occhi di tutti la disintegrazione in atto delle relazioni tra gli esseri umani. I fatti di cronaca sono solo la punta dell’iceberg di un malessere che serpeggia nella vita quotidiana degli uomini. E’ cronaca di tutti i giorni:

- la violenza all’interno della famiglia (sui bambini, sulle donne) ,

- la disgregazione, la divisione e la lotta tra i vari corpi sociali che provocano tensioni all’interno della società,

- L’incomunicabilità tra le diverse generazioni denominata ultimamente “emergenza educativa” che porta a conflitti, che a volte producono esiti drammatici, a tutti i livelli della società: dalla famiglia alla politica, dalla scuola al branco, etc. etc.

Quando “va bene” l’esito di questa disintegrazione è l’isolamento della persona … Così Maria Rita Parsi, in “L’immaginario prigioniero”, Mondadori editore 2009) :

“Sembra che si stia verificando un’epocale crisi della relazione interpersonale e un frantumarsi delle reti familiari, l’uomo di oggi sembra progressivamente incapace di stabilire rapporti soddisfacenti, stabili e duraturi con altri individui. Le relazioni appaiono fugaci, più brevi, a volte più intense, ma anche connotate maggiormente in senso narcisistico.” (pag. 39- 40)

Così si esprime Madre Liliana in un suo scritto: “...Quanti cuori disillusi, traditi, corrotti, disperati, dopo il crollo di tanti sogni e ambizioni, dopo la negativa esperienza della vanità di umane speranze, della caducità degli amori terreni, non osano elevare le loro pupille al cielo, non hanno il coraggio di rialzarsi dal pantano in cui sono caduti!...”


Lost in web

Qualcuno potrebbe contestare questa affermazione portando l’esempio dell’esplosione dei social network. Solo Face book raccoglie 500 milioni di persone da tutto il mondo. Non è questa la prova che l’umanità sente profondamente e vive con passione, certamente in modo nuovo, le relazioni e l’amicizia?

Senza voler denigrare il valore e le grandi opportunità offerte dalle nuove tecnologie, il rischio che si corre è accontentarsi di “surrogati” di amicizia e relazioni.

A Napoli c’è una zona famosa che si chiama Forcella. Questa zona, una volta, era famosa ( non so se lo sia ancora … adesso i Cinesi hanno superato i Napoletani ) per una sorta di mercato clandestino dove potevi trovare di tutto a poco prezzo. Erano famose le contraffazioni degli orologi di marca, come i Rolex, che si vendevano per pochi euro. Il problema era che l’orologio, se tutto andava bene, funzionava per un giorno, poi lo dovevi buttare. Così potrebbe succedere per l’amicizia sui social network … Basta un click e sei cancellato. E’ sempre Maria Rita Parsi ad affermare:

“ La tecno mediazione delle relazioni (ti corteggio in chat e ti lascio con un sms) sembra essere più rassicurante e il ripiegamento narcisistico sembra voler schiudere la ricerca di piaceri compulsivi e solitari, dove l’altro non c’è o, se c’è, è ridotto semplice strumento. Paradisi illusori, pronti a trasformarsi in tiranni infernali, sono offerti a un uomo sempre più solo, anche se perennemente connesso con infiniti mondi.” (pag.40)



Quali sono le Cause di questa disintegrazione?

Individuare le cause di questa disintegrazione non è impresa facile. Sono tante e interconnesse: la realtà è sempre complessa, non si presta mai a facili esemplicazioni. Vorrei però dare una prospettiva nella quale inquadrare tutti i possibili fattori di questa degenerazione. Quando molti anni fa ero alle prese con un corso sulla comunicazione, ricordo che rimasi colpito da questa affermazione. Nel processo della comunicazione tra due persone (emittente e destinatario) entrano in gioco tre elementi: relazione, medium, contenuto. Contro ogni apparente “ragionevole” giudizio, il grado (in percentuale) di importanza dei tre elementi è il seguente: Alla relazione (tra le persone) va l’80%, al medium va il 13%, al contenuto solo il 7%.

Tu chiamale se vuoi … Emozioni …

Poi è successa una rivoluzione! Per dirla con la famosa frase di Marhall Mac Luhan : “Il medium è il Massaggio!” E’ successo che progressivamente il medium, da semplice mezzo usato per la comunicazione di un contenuto tra le persone, è diventato …. Il tutto! Con la forza del suo potere di coinvolgimento emotivo (massaggio emotivo) ha cancellato prima il contenuto e poi le relazioni diventando una sorta di Assoluto! Il cittadino postmoderno vive confrontandosi con un Medium sempre più potente, quindi, che lo “massaggia” e lo emoziona. Un Medium capace di suscitare emozioni sempre più forti, più potenti, più coinvolgenti. Nell’epoca postmoderna le emozioni sono diventate come una droga, si è ripiegati, avviluppati, prigionieri sempre più del proprio io … si vive solo per provare emozioni. E’ ancora Maria Rita Parsi che ci avverte: “E’ questa la sfida dei prossimi anni: saremo in grado di recuperare la capacità di relazionarci con l’altro e di tollerare alcune inevitabili frustrazioni o saremo sempre più immersi in paradisi telematici e in solitarie ricerche compulsive di piaceri tirannici?” (pag.40).

Mons. Mariano Crociata, il numero 2 della CEI, nel duro editoriale scritto per il quotidiano "AVVENIRE", del 15 Agosto c.a., ha tra l'altro detto: " oggi «impera un pensiero unico, pervasivamente diffuso dalla cultura della comunicazione nel suo intreccio con le esigenze del mercato e del consumo». Una «deriva» riconoscibile nel «circolo vizioso della smania di evasione, di piacere, di divertimento a tutti i costi, noncuranti dei drammi che si consumano dietro l'angolo».

S.E. il Cardinale di Milano, Mons. Tettamanzi, nella predica della Solennità dell'Assunta in Cielo tenuta nel Duomo, nello stesso giorno, ha tra l'altro detto:" "Il rischio che tutti corriamo è di guardare in basso, solo in basso, imprigionati e rovinati come siamo dal nostro io. Un io - ha proseguito - che ripiegandosi su se stesso tende ad assolutizzarsi, a configurarsi come un idolo da adorare e per il quale si è disposti a sacrificare tutto. Ma un io così inquina il rapporto essenziale che ciascuno di noi ha con gli altri: siamo fatti per l'incontro e la relazione. Quando però prevale l'affermazione del proprio io, la sensibilità verso l'altro diviene indifferenza, l'impegno verso l'altro non è più percepito e vissuto come responsabilità".

Madre Liliana così si esprime:

...Una lava melmosa sommerge l'umanità, un vortice di fiamme impure avvolge il mondo, fiamme che distruggono il disegno di amore concepito dal Creatore per la creatura, fiamme che profanano l'immagine divina impressa nel cuore dell'uomo, fiamme che uccidono la vita e la gioia comunicate all'anima dal soffio dell'Eterno, fiamme che fomentano ribellioni e fughe dalla Casa del Padre, fiamme che infrangono l'unità della famiglia, fiamme che bruciano la purezza dei costumi, fiamme che avvelenano l'inesperta gioventù, facendo del suo cuore una rovina e un turpe mercato di peccato. ... Il mondo impuro, oggi, mostruosamente attenta anche ai pargoli, per renderli vittime dei suoi pravi desideri, istigandoli al male; con arte pestifera cerca di strappare a questi teneri germogli la casta perla dell'innocenza, facendola rotolare nel limo più putrido e, schiudendo la loro piccola mente alla concupiscenza, li trasforma in deturpati e guasti frutti. ... Perfino nelle scuole, sin dalle prime classi, pubblicamente s'insidia alla bella virtù, insegnando e mettendo in pratica, senza alcun ritegno, ciò che fino a qualche tempo fa era materia di riserbo, da trattarsi con cautela e quando si raggiunge una certa maturità nelle facoltà intellettive. ...” . Per cui “In questo nostro secolo ridivenuto così follemente pagano, si sente urgente il bisogno della purezza, il bisogno di riportare l’intera società, corrotta da tanti vizi e immoralità, alla primitiva innocenza.”

La Rivoluzione della Purezza.

Chi potrà liberare l’uomo “perduto” nella prigione del suo narcisismo, del suo isolamento, del suo egoismo? Secondo Martin Buber, (Vienna 8 febbraio 1878 - Gerusalemme 13 Giugno 1965. Grande filosofo austriaco naturalizzato israeliano): “Nel rapporto con il Tu, l’uomo trova il suo Io. Io divengo attraverso i miei rapporti con il Tu … ogni vero vivere è incontrare”

Siamo pienamente d’accordo con il famoso sociologo tedesco, ma riteniamo che non basta un qualsiasi tu per aiutare l’io a ri-trovarsi, ma soprattutto e innanzitutto il tu con la “T”maiuscola; non basta l’incontro con un altro qualsiasi, ma soprattutto e innanzitutto l’incontro con l’Altro con la “A” maiuscola, con il totalmente Altro. Solo l’incontro con Dio può liberare l’uomo dalla “prigione” del suo io, perché solo Dio è Purezza per essenza! Solo l’Amore purissimo, cioè sconfinato, disinteressato, fino “alla fine”, di Dio è capace di liberare dalla tremenda forza centrifuga del male che fa ripiegare e precipitare le persone nell’abisso del proprio egoismo e, dopo la morte, dell’inferno. (“Gesù avendo amato i suoi che erano nel mondo li amò sino alla fine” Gv. 13,1 ss). Solo dopo aver fatto, in qualche modo, la stessa esperienza di San Paolo: “Mi ha amato e ha dato sé stesso per me”, ( ……….. ) puoi avere la forza, dono dello Spirito Santo, di “uscire fuori” dal Carcere del tuo io. “E perché non vivessimo più per noi stessi, ma per Lui che è morto e Risorto per noi, hai mandato, o Padre, lo Spirito santo primo dono ai credenti” (…………..).

Il Santo Padre Benedetto XVI, nella sua enciclica "Spes salvi" al n° 26 così si esprime: "L'essere umano ha bisogno dell'amore incondizionato. Ha bisogno di quella certezza che gli fa dire: «Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rom. 8,38-39). Se esiste questo amore assoluto con la sua certezza assoluta, allora - soltanto allora - l'uoomo è «redento», qualsiasi cosa gli accada nel caso particolare."

Così si espresse il Santo Padre Giovanni Paolo II parlando ai giovani ugandesi nello stadio di Kampala nel febbraio del 1993: “Il Papa vi invita ad impegnarvi per questa rivoluzione spirituale della purezza del corpo e del cuore Lasciate che la redenzione di Cristo fruttifichi in voi. Il mondo contemporaneo ha bisogno di questo genere di rivoluzione” . E ai giovani Polacchi radunati nella spianata di Blonia Rybitwy a Sandomierz il 12 Giugno 1999 diede questo mandato: “Annunziate al mondo la Buona Novella sulla purezza del cuore e con l’esempio della vostra vita, trasmettete il messaggio della civiltà dell’amore”.

La Bianca Regina dei Gigli

Maria, la Madre del Figlio di Dio, è colei che più di ogni altra creatura ha fatto l’esperienza di questo amore purissimo di Dio che l’ha liberata, addirittura in anticipo, (Immacolata Regina dei Gigli, Maria non è mai stata prigioniera del peccato), in previsione dei meriti del Figlio suo. Lei, la Bianca Regina dei Gigli, è la Madre affidataci dal suo Figlio morente sulla croce, per guidarci alla liberazione totale per la via della purezza. Così prega Madre Liliana: “O Bianca Regina dei Gigli … O divina Messaggera, porta al mondo annebbiato dall’incredulità e da turpi passioni il messaggio della purezza; Tu che facesti splendere il Sole della Verità, illumina le anime di bianca luce, chiama a Te una folta schiera di giovani arditi che sulle tue candide orme dirigano i loro passi verso i lidi sconfinati dell’Amore divino, si nutrano di liliali candori, aspirino ad alte vette…”).



P. Eia MC.




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Ultimo messaggio di p. Bruno Oliviero

Messaggio  Andrea il Lun Mag 09, 2011 8:55 pm

Segui il tuo istinto, non pensare!

Cari Amici,

A Grosseto, il 25 Aprile scorso, due Carabinieri sono stati massacrati da quattro giovani, di cui tre minorenni,.. arrestati, i giovani sembravano impassibili come se non si rendessero nemmeno conto di quello che avevano fatto.“NON ABBIAMO SAPUTO CONTROLLARCI!”…. E’ possibile che a qualcuno interessi in modo particolare “educare” le persone a non pensare?



Sarei grato a quanti trovassero un po’ di tempo per vedere questo video e condividessero con me la loro preziose riflessioni. Grazie in anticipo



http://www.gloria.tv/?media=150366


Dio vi benedica sempre!P. Elia del M.C. , Compagnia della Regina dei Gigli al Servizio della Chiesa, San Giorgio a C. - Napoli -
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Re: La Newsletter di don Bruno Oliviero

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