Nacque al mondo un sole...

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I quattro Santuari della Valle Santa (2)

Messaggio  Tiziana il Mer Mar 12, 2008 8:24 pm

]GRECCIO
“… Francesco amava l'eremo di Greccio, dove i frati erano virtuosi e poveri, e aveva una predilezione anche per gli abitanti di quella terra... A proposito degli uomini e delle donne di Greccio, Francesco soleva dire tutto felice ai frati: «Non esiste una grande città dove si siano convertite al signore tante persone quante ne ha Greccio, un paese così piccolo.»… E sovente, quando alla sera i frati di quell’eremo cantavano le lodi del Signore… gli abitanti del paese, piccoli e grandi, uscivano dalle case, si riunivano sulla strada davanti al villaggio, e ad alta voce rispondevano, a mo’ di ritornello, al canto dei religiosi: «Lodato sia il Signore Dio!» Perfino i bimbi, che non sapevano ancora ben parlare, al vedere i frati lodavano il Signore come potevano” (FF 1581).

Francesco, dunque, amava Greccio. Era il luogo che egli prediligeva perché vi vedeva attuata la sua scomoda proposta di vita evangelica e perché a Greccio, attraverso la celebrazione del Natale, aveva riproposto a tutto il mondo il suo progetto di povertà e di pace.
Fu sul monte Lacerone, dove ora sorge una Cappella dedicata al Santo, che nel 1209 Francesco stabilì la sua prima dimora.
La tradizione popolare narra che Giovanni Velita, signore di Greccio, legato da profonda amicizia a Francesco e desideroso di ascoltarlo e parlargli, non potendo raggiungerlo per le cattive condizioni di salute, lo pregò di trovare dimora nei pressi del paese.
L’evento più importante che lega San Francesco a Greccio accadde nel dicembre del 1223, quando volle celebrare il Santo Natale, rappresentando e rivivendo, per la prima volta nella storia del Cristianesimo, la nascita di Gesù: “l’umiltà dell’incarnazione”.

«Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello» (FF 468).

Così Francesco parlò a Giovanni Velita, chiedendogli di preparare, nella grotta scelta, tutto l’occorrente.
Arrivò il Natale. Nella grotta tutto era pronto. Molti frati e uomini e donne accorsero portando ciascuno ceri e fiaccole tanto da illuminare quella notte santa. E giunse Francesco, il quale vedendo che tutto era stato preparato secondo le disposizioni date a Giovanni Velita, fu raggiante di letizia: veramente Greccio era diventata una nuova Betlemme, veramente a Greccio risplendeva la semplicità e si lodava la povertà e l’umiltà dell’incarnazione del Signore. Dopo che il sacerdote ebbe celebrato l’Eucarestia, Francesco parlò a quanti erano accorsi, sottolineando le condizioni di estrema penuria nelle quali il Signore aveva scelto di nascere e ridestò nel cuore di molti l’amore verso Dio e verso il prossimo. Terminata quella veglia ciascuno tornò a casa con il cuore colmo di gioia. Si racconta che il fieno posto nella mangiatoia fu conservato, perché per mezzo di esso il Signore guarisse i giumenti e gli altri animali.
Da quella notte di Natale del 1223 il piccolo romitorio di Greccio è divenuto un vero e proprio santuario. Intorno ai luoghi che avevano visto Francesco in preghiera e meditazione sorsero presto strutture più stabili per la canonizzazione del Santo e venne costruita una chiesa come luogo di devozione e di culto.
Tommaso da Celano, primo biografo di San Francesco, nella “Vita Prima”, scritta tra il 1228 e gli inizi del 1229, afferma che il luogo, dove era stato rappresentato il Natale, “è stato consacrato al Signore e sopra il presepio è stato costruito un altare e dedicata una chiesa ad onore di Francesco, affinché là dove un tempo gli animali hanno mangiato il fieno, ora gli uomini possano mangiare, come nutrimento dell’anima e santificazione del corpo, la carne dell’Agnello…” (FF 471).

Vari sono stati gli episodi notevoli che hanno segnato la storia dell’eremo di Greccio, anche dopo la morte del Santo.
Certa è la presenza, in Greccio, di tre dei primi compagni di Francesco: Leone, Rufino e Angelo che da qui inviarono una lettera al Ministro generale Crescenzio da Iesi come presentazione di quanto avrebbero scritto su ciò che avevano visto, vissuto, provato stando per lungo tempo accanto al Santo.
Tra il 1257 ed il 1263 l’eremo di Greccio vide la presenza di Giovanni da Parma, grande intellettuale e facondo predicatore. Egli si ritirò a Greccio forse dopo essere stato costretto a dimettersi dalla carica di Generale dell’Ordine, perché troppo vicino alle dottrine eretiche di Gioacchino da Fiore o forse per poter vivere meglio la genuina esperienza francescana della prima generazione. Qui a Greccio, il Beato Giovanni vi rimase per trentadue anni fino a quando, inviato a Costantinopoli dal pontefice, morì durante il viaggio.


LA FORESTA

Il Santuario di Santa Maria de La Foresta, immerso in una splendida vallata, appare circondato da querce, cipressi, pini ed abeti. Qui San Francesco, nell’estate del 1225, fu ospitato, per oltre cinquanta giorni, dal sacerdote che custodiva la piccola chiesina di San Fabiano, in attesa di recarsi a Fontecolombo per sottoporsi all’operazione agli occhi.
Agli inizi del XIV secolo la chiesina di San Fabiano venne abbandonata dai preti e presa in custodia da due romiti, Nicola da San Gemini e Giovanni Cordischi di Rieti, i quali vi edificarono, accanto, la Chiesa di Santa Maria, dopo aver ricevuto da una certa signora Filippa vedova Lucarelli, la donazione di alcuni beni posti nelle vicinanze del Santuario. I due romiti rimasero a La Foresta fino al 1346, anno in cui donarono al vescovo di Rieti la Chiesa di Santa Maria con tutti i fabbricati ed i terreni annessi. In seguito alla partenza dei romiti, il vescovo di Rieti affidò La Foresta ai frati Clareni, i quali apportarono varie modifiche ai fabbricati già esistenti: unirono la chiesa di Santa Maria a quella di San Fabiano abbattendo la parete sinistra di questa ed inglobandole, quindi, in un unico ambiente; costruirono il portico ed il chiostro; costruirono sul lato meridionale del chiostro la foresteria e, al di sopra di questa, un dormitorio. E proprio per effetto di tali costruzioni, La Foresta perdé l’aspetto di romitorio e assunse a quello di convento.
I frati Clareni rimasero a La Foresta per lungo tempo, fino al 1568 quando, dopo vani tentativi di riunirli ai Francescani, il loro ordine venne soppresso dal Papa Pio V. Partiti i Clareni, il Convento de La Foresta rimase abbandonato per alcuni anni, fino al 1584 quando vi presero dimora gli Osservanti. Ad opera loro, nel corso del XVII secolo, il convento subì varie trasformazioni: furono costruiti il coro e la sagrestia; adattati a refettorio e cucina i locali adibiti dai Clareni a foresteria; ricavate alcune stanzette nel piano superiore della Domus, dove era stato ospitato San Francesco con i suoi compagni e sopraelevato il lato ovest del chiostro ricavando così altre celle.
A causa della soppressione operata dal Governo italiano nel 1860, a seguito della quale tutti gli ordini religiosi furono spogliati dei loro beni, anche il Convento de La Foresta venne chiuso fino al 1876 quando tornò di nuovo ai Frati Minori.
Oggi, nella sua straordinaria cornice fatta di pace, ordine e silenzio, ospita alcuni giovani della Comunità Mondo X.
Il Santuario è preceduto da un vialetto alberato con una Via Crucis le cui stazioni sono decorate da ceramiche policrome settecentesche, di scuola napoletana, provenienti dal Convento di San Bonaventura in Frascati e qui collocate nel 1950.
All’inizio della Via Crucis è situata una edicola con una moderna ceramica policroma che rappresenta la partenza di San Francesco per Fontecolombo per subirvi l’operazione agli occhi, mentre un’altra ceramica, posta in un’edicola appena fuori il Santuario, raffigura il miracolo dell’uva. Ecco come il miracolo è riportato ne I Fioretti di San Francesco, al capitolo XIX:

“Sendo una volta santo Francesco gravemente infermo degli occhi, messere Ugolino cardinale protettore dell’Ordine, per grande tenerezza ch’avea di lui, sì gli iscrisse ch’egli andasse a lui a Rieti, dov’erano ottimi medici d’occhi… Allora santo Francesco… disse: «Andiamo al Cardinale». E… prese il cammino verso Rieti. E quando vi giunse presso, tanta moltitudine di popolo gli si feciono incontro, che perciò egli non volle entrare nella città, ma andossene a una chiesa ch’era presso la città forse a due miglia. Sappiendo li cittadini ch’egli era alla detta chiesa, correvano tanto intorno a vederlo. Che la vigna della chiesa tutta si guastava e l’uve erano tutte colte. Di che il prete forte si dolea nel cuore suo, e pentessi ch’egli aveva ricevuto santo Francesco nella sua chiesa. Essendo da Dio rivelato a santo Francesco il pensiero del prete, sì lo fece chiamare a sè e dissegli: «Padre carissimo, quante some di vino ti rende questa vigna l’anno, quand’ella ti rende meglio?» Rispose che dodici some. Dice santo Francesco: «Io ti priego, padre, che tu sostenga pazientemente il mio dimorare qui alquanti dì… e lascia torre ad ogni persona dell’uva di questa vigna per lo amore di Dio e di me poverello; e io ti prometto dalla parte del mio Signore Gesù Cristo, ch’ella te ne renderà uguanno venti some»… Confidassi il prete della promessa di santo Francesco e lasciò liberamente la vigna a coloro che venivano a lui. Meravigliosa cosa! La vigna fu al tutto guasta e còlta, sicchè appena vi rimasero alcuni racimoli d’uve. Viene il tempo della vendemmia, e il prete… secondo la promessa di santo Francesco, ricoglie venti some d’ottimo vino…” (FF 1849 - 1850).

E’ in questo luogo, secondo il parere di molti storici, e non ad Assisi in San Damiano come i codici hanno tramandato forse per un errore dell’amanuense, che San Francesco, oppresso dal dolore, compose alcune strofe del Cantico delle Creature. Si tratta di un breve poema nel quale il Santo condensò, in forma di lauda, la risposta dell’uomo al messaggio di amore di Dio creatore.
«Signore, vieni in soccorso alle mie infermità, affinché io possa sopportarle con pazienza!». E subito gli fu detto… «Fratello, dimmi: se uno, in compenso delle tue malattie e sofferenze, ti donasse un grande prezioso tesoro, come se tutta la terra fosse oro puro e tutte le pietre fossero preziose e l’acqua fosse tutta profumo: non considereresti tu come un niente, a paragone di tale tesoro, la terra e le pietre e l’acque…? Rispose Francesco: «Signore, questo sarebbe un tesoro veramente grande e incomparabile, prezioso e amabile e desiderabile». La voce concluse: «Allora, fratello, sii felice ed esultante nelle tue infermità e tribolazioni; d’ora in poi vivi nella serenità, come se tu fossi già nel mio Regno». Alzandosi al mattino, disse ai suoi compagni: «… io devo molto godere in mezzo ai miei mali e dolori… e render grazie sempre a Dio Padre… per la grazia e benedizione così grande che mi è stata elargita: egli infatti si è degnato nella sua misericordia di donare a me, suo piccolo servo… la certezza di possedere il suo Regno. Voglio quindi, a lode di Lui… comporre una nuova Lauda del Signore per le sue creature. Ogni giorno usiamo delle creature e senza di loro non possiamo vivere… E postosi a sedere, si concentrò a riflettere, e poi disse: «Altissimo, onnipotente, bon Signore…» Francesco compose anche la melodia, che insegnò ai suoi compagni… Le Laudi del Signore da lui composte… le intitolò: Cantico di fratello Sole, che è la più bella delle creature e più si può assomigliare a Dio ..." (FF 1591 - 1592)
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I quattro Santuari della Valle Santa (1)

Messaggio  Tiziana il Mer Mar 12, 2008 8:20 pm

]POGGIOBUSTONE

Nell’estate del 1208, Francesco ed i suoi primi compagni decidono di lasciare Assisi perché la loro scelta di povertà assoluta e di completa dedizione a Cristo non è stata né capita né accettata.

“… Quando andavano per elemosina, attraverso la città, appena qualcuno gliela faceva. I più li coprivano di villanie: «Come! Avete buttato via la roba vostra, e adesso volete mangiare sulle spalle degli altri»… I genitori e i consanguinei non li potevano vedere; gli altri cittadini li schernivano come eccentrici scervellati… Nessuno osava abbandonare i propri averi e andare a chiedere la carità di porta in porta” (FF 1438 ).

Dopo aver attraversato la Valle Spoletana, Cascia e Leonessa, essi giunsero nella Valle Reatina, a Poggio Bustone: “Buon giorno, buona gente!” fu il saluto di Francesco agli abitanti del posto ed ancora oggi, la mattina del 4 ottobre di ogni anno, a ricordo dell’avvenimento, un tamburino bussa all’uscio di ogni casa rinnovando quel saluto.
Qui a Poggio Bustone, Francesco scelse come dimora un luogo solitario, un piccolo romitorio nascosto nei boschi, di proprietà dei monaci benedettini di Farfa che successivamente gliene fecero dono.
Intorno a questo primo romitorio, costituito da una edicola già dedicata a San Giacomo Maggiore e da due grotte usate come luogo di preghiera e come dormitorio dalla prima comunità francescana, sorsero, nel corso dei secoli, altre strutture, fino a conferire al Santuario l’aspetto attuale. A cominciare dalla fine del XIII secolo, infatti, durante il generalato di San Bonaventura, venne costruito un primo piccolo convento, comprendente una chiesina preceduta da un porticato, oggi inglobato nelle strutture del chiostro. Successivamente, tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo, i frati, appartenenti al Movimento dell’Osservanza ingrandirono il primo nucleo: dopo aver demolito la chiesa primitiva, fu costruito il chiostro ed edificata sul suo lato nord la nuova Chiesa, più grande e coperta con tetto a capriate. Tra il XVII e il XVIII secolo, ad opera dei frati Riformati furono ingranditi la cucina e il refettorio e venne costruito il secondo piano e realizzate alcune celle. Agli inizi del 1900 il Santuario fu chiuso fino alla sua riapertura nel 1937, dopo vari lavori di ristrutturazione.
Il Santuario di Poggio Bustone ci rivela un Francesco posto di fronte al grande mistero di Dio, travagliato da mille domande, dalla consapevolezza dei suoi peccati e dall’incertezza in cui sembrava trascinare i suoi primi compagni.
E' in una grotta scavata nella roccia, situata sul monte vicino al romitorio, che Francesco, immerso nella preghiera e nel silenzio, fu rassicurato dal Signore ed ebbe la conferma della missione a lui affidata: i suoi peccati erano stati rimessi e loro, pochi frati, sarebbero divenuti una moltitudine pronta ad andare per le vie del mondo ad annunziare la pace.

“… desiderando che il Signore gli indicasse che cosa sarebbe stato della sua vita e di quella dei suoi frati, si ritirò... in un luogo adatto per la preghiera. Vi rimase a lungo invocando con timore e tremore il Dominatore di tutta la terra, ripensando con amarezza agli anni passati malamente e ripetendo: «O Dio, sii propizio a me peccatore!»… Si sentì inondare nell’intimo del cuore di ineffabile letizia e immensa dolcezza… l’angoscia e le tenebre, che gli si erano addensate nell’animo per timore del peccato, scomparvero, ed ebbe la certezza di essere perdonato di tutte le sue colpe e di vivere nello stato di grazia. Poi… poté contemplare il futuro…. Allora fece ritorno ai suoi frati e disse loro pieno di gioia: «Carissimi, confortatevi e rallegratevi nel Signore; non vi rattristi il fatto di essere pochi… perché, come mi ha rivelato il Signore, Egli ci renderà una innumerevole moltitudine e ci propagherà fino ai confini del mondo…. Ho visto una gran quantità di uomini venire a noi, desiderosi di vivere secondo la Regola del nostro beato Ordine… Ho visto le strade affollate da loro, provenienti da quasi tutte le nazioni: accorrono francesi, spagnoli, tedeschi, inglesi; sopraggiunge la folla di altre varie lingue». Ascoltando queste parole, una santa gioia si impadronì dei frati….
Allora il beato Francesco li radunò tutti insieme, e dopo aver parlato loro a lungo del Regno di Dio, del disprezzo del mondo, del rinnegamento della propria volontà, del dominio che si deve esercitare sul proprio corpo, li divise in quattro gruppi, di due ciascuno e disse loro: «Andate, carissimi, a due a due per le varie parti del mondo e annunciate agli uomini la pace e la penitenza in remissione dei peccati»… abbracciandoli con tenerezza e devozione, diceva ad ognuno: «Riponi la tua fiducia nel Signore ed Egli avrà cura di te»…. Allora Frate Bernardo con frate Egidio partì per Compostella, al santuario di San Giacomo, in Galizia; san Francesco con un altro compagno si scelse la valle di Rieti; gli altri quattro, a due a due, si incamminarono verso le altre due direzioni” (FF 363 - 364 - 366 - 367 - 368 ).

Da questo momento, dunque, il francescanesimo si apre alla missione e alla evangelizzazione, con la benedizione del Signore.



FONTECOLOMBO

Il Santuario di Fontecolombo sorge sul Monte Rainiero, tra boschi di lecci e querce.
La tradizione narra che San Francesco, giunto per la prima volta nel 1217 sul luogo ove oggi sorge il Santuario, diede a quel luogo il nome di Fontecolombo, dopo aver visto delle colombe che bevevano ad una fonte situata lungo la mulattiera che conduceva alla piccola cappella e al romitorio allora esistenti, proprietà dei Monaci Benedettini dell’Abbazia di Farfa.
L’attuale Santuario di Fontecolombo è frutto di una serie di apporti costruttivi avvenuti nel corso di vari secoli. Al Romitorio primitivo, nella prima metà del XV secolo, i frati del Movimento dell’Osservanza aggiunsero il dormitorio, il refettorio, la cucina, la chiesa e il chiostro. Nel secolo successivo, nel lato meridionale del chiostro, fu costruita quella parte del Santuario definita Fortino per lo spessore dei suoi muri, che comprendeva otto stanze dove erano ospitati i novizi. Nel XVII secolo venne edificata la foresteria e, al di sopra di questa, un dormitorio ad uso dei pellegrini. Nel corso del Settecento furono chiuse le arcate del lato orientale del chiostro e nel corso del XIX secolo sopraelevati i corridoi nei lati meridionale ed occidentale del chiostro stesso. Nel 1940 venne costruito l’attuale portico della chiesa.
Il Santuario di Fontecolombo è conosciuto come il “Sinai francescano”, perché come sul Monte Sinai, Mosè ricevette le tavole della legge da Dio, così a Fontecolombo, San Francesco ricevette la Regola per il suo Ordine.
Nell’estate del 1223 Francesco, assieme ai suoi compagni, frate Leone e frate Bonizio da Bologna, salì a Fontecolombo per scrivere la terza e definitiva Regola dell’Ordine dei Frati Minori, ritirandosi in preghiera e meditazione.
Per quaranta giorni Francesco rimase in una grotta, una stretta fenditura della roccia, e ispirato dal Signore dettò a frate Leone quanto gli era stato rivelato. Ma il rigorismo dettato da San Francesco “La regola e la vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità…” (Regola Bollata 1223) era ostico a molti frati. Addirittura, frate Elia, Vicario Generale dell’Ordine, avuta la Regola da San Francesco affinché la esaminasse con gli altri compagni, affermò di averla persa. San Francesco allora si mise con pazienza a lavoro, ma di nuovo la Regola non venne accettata. Molti Ministri guidati da frate Elia si recarono a Fontecolombo per riferire a frate Francesco che mai avrebbero accettato una Regola così rigorosa.

“…Quando furono nei pressi del luogo ove Francesco dimorava, frate Elia lo chiamò. Rispondendogli e vedendo il gruppo dei ministri, Francesco domandò: «Cosa desiderano questi frati?» E frate Elia: «Questi sono i ministri, che avendo saputo che stai facendo una nuova Regola e temendo che sia troppo severa, dicono e protestano che non vogliono sentirsi obbligati ad essa, e perciò tu la faccia per te, non per loro». Francesco, rivolse la faccia al cielo, e parlò a Cristo così: «Signore, non ti dicevo che non mi avrebbero creduto?» Allora tutti udirono nell’aria la voce di Cristo che rispondeva: «Francesco, nulla vi è di tuo nella Regola, poiché tutto quello che vi sta è mio. E voglio che sia osservata alla lettera… senza commenti…!» E soggiunse: «So bene quanto può la fragilità umana e so in quale misura intendo aiutarli. Quelli dunque che non vogliono osservarla, escano dall’Ordine»… I ministri, riconoscendo la propria colpa, si allontanarono spaventati e confusi” (FF 1678).
La Regola venne approvata da papa Onorio III nell’autunno dello stesso 1223 con la Bolla pontificia Soletannuere e da allora il Santuario di Fontecolombo è luogo di noviziato per coloro che si preparano a professare la Regola dei Frati Minori.
Il Santuario di Fontecolombo è testimone anche delle sofferenze e delle malattie di San Francesco. In questo Romitorio, infatti, tra la fine del 1225 e l’inizio del 1226, obbedendo al Cardinale Ugolino di Ostia, protettore dell’Ordine, e a frate Elia, Vicario Generale dell’Ordine, Francesco si sottopose ad una dolorosa quanto inutile operazione agli occhi. Era ormai quasi cieco, gli occhi lacrimavano senza sosta e gli davano lancinanti dolori: “… Il medico venne a vederlo. E notando lo stato del male, disse a Francesco che voleva fargli un cauterio da sopra la mascella fino al sopracciglio dell’occhio più malato… il Santo provava disagio e gli pesava di avere tanta preoccupazione per la salute… Francesco permise alla fine al medico di fare quello che voleva. Il ferro fu messo ad arroventare sul fuoco, e il Santo, per rafforzare l’animo contro la paura, parlò al fuoco: «Fratello mio fuoco, nobile e utile fra le altre creature, sii gentile con me in questa ora, poiché sempre ti ho amato e sempre ti amerò, per amore di Colui che ti ha creato. Prego il Creatore che ci ha fatto, affinché temperi il tuo ardore, in modo che lo possa sopportare». E finita la orazione, tracciò sul fuoco il segno della croce. Noi che in quel momento eravamo con Francesco, fuggimmo tutti… e solo rimase il medico. Terminata la cauterizzazione, tornammo dal Santo, che ci disse: «Uomini paurosi e di poca fede, perché scappaste? Vi dico in verità che non ho sentito nessun dolore per la bruciatura…» Il medico, trasecolato, disse: «… Non ha fatto il minimo movimento né mostrato il più piccolo segno di dolore» (FF 1815).
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La Valle Santa

Messaggio  Tiziana il Mer Mar 12, 2008 8:06 pm

"... Francesco, ha santificato Assisi, sua città natale, ma rifulse nella provincia di Rieti per una speciale predilezione e per lo splendore dei molti miracoli."
Anonimo Reatino, Actus Beati Francisci in Valle Reatina, P 7, a c. di A. Cadderi, Assisi, Edizioni Porziuncola, 1999

La Valle Santa è una pianura, dalla forma quasi circolare, chiusa lungo tutto il perimetro da colline e monti, come il Terminillo. In questo anfiteatro naturale sono collocati i quattro Santuari francescani, idealmente disposti alle quattro estremità di una croce mistica.

Tanti sono i motivi che hanno condotto San Francesco a Rieti, tra questi certamente vi fu la bellezza della natura.

La pianura è fertilissima e ancor oggi, come nei secoli passati, alimenta la sua gente. Così, durante l'estate, puoi ammirare la piana che si trasforma in un mare giallo di grano.

I monti sono coperti da boschi secolari, dominati dalla quercia, dai faggi, dai castagni da frutto, dagli elci e dai carpini. A quote più alte prosperano abeti, larici e agrifogli.

Le abbondanti acque dolci della Valle Santa sono famose in tutto il mondo per la loro purezza.
Il fiume Velino, dal blu intenso, solca tutta la pianura ed entra nella città di Rieti portandovi trote e germani reali. I torrenti, come il Turano, scorrono veloci tra rocce e boschi. Dal suolo emergono sorgenti spettacolari come quelle del Santa Susanna.

La Valle Santa stessa era in origine occupata da un enorme lago, il lago Velino. Nel 271 a. C. i Romani intrapresero la bonifica dell'area. A testimoniare quell'antica distesa d'acque resta oggi l'incantevole Riserva Naturale del Laghi Lungo e Ripasottile. Qui, tra canneti fittissimi e ninfee bianche, potrai ammirare l'airone bianco, l'airone cenerino, il germano reale e tanti altri animali.
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LE Quaresime di San Francesco e dei suoi frati.

Messaggio  Tiziana il Lun Mar 10, 2008 4:33 pm

San Francesco , oltre alla Quaresima pasquale, digiunava in Avvento e per l'Epifania.
Questa "tradizione" a tutt'oggi si attua tra i francescani in modo "libero".

E digiunino dalla festa di tutti i Santi fino alla Natività del Signore. La Santa Quaresima invece, che comnincia dall'Epifania e dura ininterrottamente per quaranta giorni, quella che il Signore consacrò con il suo santo digiuno , coloro che volontariamente la digiunano siano benedetti dal Signore,e coloro che non vogliono non vi siano obbligati . Ma l'altra, fino alla Resurrezione del Signore, la digiunino . Negli altri tempi non siano tenuti a digiunare ,se non il venerdì.Ma in caso di manifesta newcessità , i frati non siano tenuti al digiuno corporale.

(F.F. scritti di San Francesco d'Assisi cfr 84)
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Nacque al mondo un sole...

Messaggio  Tiziana il Sab Mar 08, 2008 1:04 pm

Sono passati piu’ di 800 anni dalla nascita di San Francesco d’Assisi .. Eppure il suo modo di vita (non solo per noi fracescani), suscita profonda “meraviglia” , per il suo rendere straordinario tutto cio’ che è ordinario..

Prima di capire meglio Francesco, per poter assaporare e per poter condividere il suo cammino in Cristo , che è nella storia della “nostra” storia, trascrivo alcune date fondamentali :

1181-1182: nasce da Pietro Bernardone e madonna Pica.

-1202 : combatte contro Perugia a difesa della sua città: nella battaglia di Collestrada è fatto prigioniero.

-1205 E’ desideroso di diventare cavaliere : decide di andare a combattere in Puglia , ma a Spoleto una visione e una voce misteriosa lo fermano. Ritorna ad Assisi: inizia- come da lui stesso definito- il tempo di conversione
.
:-1206 s’incammina alla volta di Roma per visitare la tomba di San Pietro; scambia il suo vestito ricco con quello di un mendicante e si mette a chiedere l’elemosina. Tornando a casa, si dedica ai poveri ed ai lebbrosi ; un giorno , mentre nella chiesetta di San Damiano ( abbandonata ed in rovina) ,prega.. Il crocifisso gli parla dicendogli :” Francesco và, ripara la mia chiesa, che come vedi è tutta in rovina”
.
-1207: davanti al vescovo di Assisi rinuncia a tutto, restituendo persino le vesti che indossa ed esclama :” D’ora in poi potrò dire liberamente : Padre nostro che sei nei cieli , non Padre Pietro di Bernardone”.
Stabilisce l sua dimore presso la chiesetta “Santa Maria degli Angeli “ (PORZIUNCOLA”).

1209 : nella festa di San Mattia , dopo aver chiesto spiegazioni al sacerdote del brano evangelico della messa di quel giorno , che riguarda la missione degli apostoli (Mt 10-1-13), gioioso esclama: “ Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!” Alcuni giovani di Assisi seguono il suo esempio: inizia così la fraternità francescana.

1210 : Nell’Aprile si reca a Roma con i suoi primi 11 compagni e ottiene da Papa Innocenzo III a viva voce, l’approvazione della Regola
In precedenza il papa aveva avuto la visione del Laterano crollante e riconobbe in Francesco il religioso piccolo e spregevole che lo sorreggeva.

1211 : nella notte del 28 Marzo nella chiesetta della Porziuncola ,accoglie la giovane Chiara , fuggita dal palazzo paterno , e la riveste dell’abito francescano .
Ha cos’ inzio il II Ordine (delle “POVERE DAME” attualmente delle “Clarisse”.

1212: A Roma incontra Giacomina dei Sottesoli che rimarra’ affezionata al santo e sarà presente alla sua morte. Di ritorno, ad Alviano, per poter predicare al popolo, fa’ tacere le rondini e promette una regola di vita per coloro che vivono nel mondo. E’ la prima idea det Terz’Ordine.

1213 Predica i Vangelo in molti luoghi e città d’Italia:
1218: Compie viaggi apostolici in Francia e in Spagna. Ogni anno riunisce i frati a capitolo e li invia nelle varie nazioni d’Europa, in Marocco e in Siria.

1219 : Desideroso del martirio , nel Giugno salpa da Ancona per il Medio Oriente. E’ tra i crociati ,ai quali sconsiglia di dare battaglia: non è ascoltato e subiscono una tremenda sconfitta. Incontra il Sultano d’Egitto , il quale si raccomanda alle sue preghiere e permette a lui ed ai suoi compagni di visitare i luoghi santi della Palestina.

1221: Celebra il famoso “Capitole delle stuoie” al quale convennero più di 5000 frati : tra di essi Sant’Antonio di Padova . Con il cardinale Ugolino (il futuro GregorioIX), prepara il Memoriale Propositi dei Fratelli e sorelle della Penitenza , ritenuta la Prima Regola dei Penitenti francescani (III Ordine).

1223: con frate Leone e frate Bonizio si ritira a Fontecolombo (Sinai Francescano) per stendere la nuova Regola dell’Ordine , che Onorio III il 29 novembre, approva con la bolla Solet annuere. Nello stesso anno a Greccio (Betlemme francescana), allestisce il primo presepe vivente.

1224 Nel mese di Settembre sul monte della Verna (Calvario francescano), riceve le stimmate.

1225 : dopo una notte di sofferenze compone “Il Cantico delle creature”.

1226 Quasi cieco, nei primi messi dell’anno a Fontecolombo , per obbedienza si sottopone alla dolorosissima operazione della cauterizzazione: “fratello fuoco” non gli fa male. Nrlla primavera, ritorna ad Assisi e a “Santa Maria Degli Angeli” il 3 Ottobre, all’ora dei vespri muore.
1228: il 16 Luglio in Assisi, da Gregorio IX è iscritto nell’albo dei santi.

1230: il 25 Maggio , il suo sacro corpo,è traslato dalla chiesa di San Giorgio , nella nuova basilica eretta in suo onore.

1916: Da Benedetto XV è proclamato Patrono dell’Azione Cattolica.

1939: Da Pio XII è proclamato patrono primario d’Italia assieme a S. Caterina da Siena.

1979: Da Giovanni Paolo II è proclamato patrono dell’ecologia.


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Tiziana

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