III DOMENICA DI QUARESIMA ANNO B

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

III DOMENICA DI QUARESIMA ANNO B

Messaggio  silvia il Mar Mar 10, 2009 9:50 pm

Omelia per la III Domenica di Quaresima (Anno B)

Letture bibliche: Es 20,1-17 (br 20,1-3.7-8,12-17); Sal 18,8-11; 1Cor
1,22-25; Gv 2,13-25



Introduzione e Atto penitenziale. Dio ci ricorda i suoi comandamenti che
sono le condizioni dell'alleanza che egli nella sua bontà ha voluto
stabilire con noi. Purtroppo siamo stati infedeli a tutti i comandamenti o
ad alcuni di essi. Chiediamone perdono per i meriti di Gesù.

Sintesi dell'omelia. La colletta, espressione della Parola di Dio di oggi,
prega: Signore nostro Dio, santo è il tuo nome; piega i nostri cuori ai tuoi
comandamenti e donaci la sapienza della croce, perché, liberati dal peccato,
che ci chiude nel nostro egoismo, ci apriamo al dono dello Spirito per
diventare tempio vivo del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù. Nel Vangelo
ci viene proposto Gesù come il vero Tempio e l'esempio del vero culto da
rendere a Dio; nella prima lettura i comandamenti ci ricordano che la loro
osservanza costituisce il sacrificio che Dio ci richiede per essere onorato;
la seconda lettura che in Cristo morto e risorto è tutta la nostra salvezza,
al di là di quello che i nostri poveri ragionamenti umani ci possono
suggerire.

Omelia. I - La colletta si rivolge a Dio: Signore nostro Dio, santo è il tuo
nome.

Dio è santo. Della santità di Dio, la quale indica una qualità sua esclusiva
e ne sottolinea la sublimità increata e la maestà infinita, non viene data
nessuna dimostrazione; essa viene affermata e va creduta e accettata; Dio
comunica la sua santità a ciò che è sottratto all'uso profano per essere
dedicato esclusivamente a lui e soprattutto la comunica alle persone; in tal
caso indica una perfezione morale, una immacolatezza nel pensare e
nell'agire, qualità che è religiosa ma anche morale. Poiché i meriti e i
demeriti della persona passano nel nome, che quindi richiama la persona e le
sue caratteristiche, santo è Dio e altrettanto Santo è il suo Nome, e va
rispettato, come richiede il secondo comandamento: Non pronuncerai invano il
nome del Signo­re, tuo Dio, perché il Signore non lascia impuni­to chi
pronuncia il suo nome invano (Es 20,7).

II - La colletta supplica: piega i nostri cuori ai tuoi comandamenti.

La conversione comporta il cambiamento del modo di pensare e di amare per
mezzo della fede e della carità, che sono doni dello Spirito Santo. Solo chi
osserva i comandamenti è un vero convertito, perché accetta la parola di Dio
e la mette in pratica, amando Dio col rispetto dei primi tre comandamenti e
amando il prossimo con l'obbedienza agli altri sette. Essi costituiscono le
condizioni dell'alleanza per gli Ebrei dell'AT e per i fedeli del NT. Dio ne
esige l'osservanza perché liberò gli Ebrei dalla schiavitù degli Egiziani e
dei loro dei, e si mostrò onnipotente nella storia oltre che nella
creazione: Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fat­to uscire dalla terra
d'Egitto, dalla condizione servile (Es 20,2); perciò ha diritto a essere
riconosciuto come l'unico vero Dio: Non avrai altri dèi di fronte a me (Es
20,3); e occorre bandire gli idoli: Non ti farai ìdolo né immagine alcuna di
quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla ter­ra, né di quanto
è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li
servirai (Es 20,4-5). Servire gli dei è offesa gravissima a Dio, che provoca
il suo sdegno: Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio gelo­so, che
punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta
generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fi­no a
mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti
(Es 20,5-6).

Il terzo comandamento riguarda il rispetto del sabato: Ricordati del giorno
di sabato per santificarlo (Es 20,Cool, con riposo obbligatorio per gli
uomini e conviventi: Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il
settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun
lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua
schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora pres­so di te (Es
20,9-10). Il motivo: Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la
terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno.
Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha consa­crato (Es
20,11).

III - La colletta chiede ancora: e donaci la sapienza della croce.

Nell'AT il segno dell'alleanza era il sangue degli agnelli (Es 24); nel NT è
il sangue di Cristo; perciò nell'annuncio cristiano l'evento pasquale non è
più la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù del Faraone, ma
l'emancipazione dell'umanità dalla schiavitù di Satana grazie al passaggio
di Cristo da questo mondo al Padre per mezzo della sua crocifissione e
resurrezione, cioè mediante l'evento della croce: noi invece annuncia­mo
Cristo crocifisso (1Cor 1,23). Esso è potenza e sapienza di Dio perché
capace di donare la salvezza: ma per coloro che so­no chiamati, sia Giudei
che Greci, Cristo è po­tenza di Dio e sapienza di Dio (1Cor 1,24), mentre la
sapienza umana, giudea o greca, che non riconosce nella croce una potenza
salvifica, si è resa incapace di indicare agli uomini la via della salvezza.
In effetti i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza (1Cor 1,22),
cioè per credere i Giudei chiedono miracoli e i pagani esigono che il
cristianesimo si presenti sotto l'ornamento di un'altissima filosofia, che
potesse competere degnamente con l'antica tradizione dei loro Savi (sette o
più o meno che fossero). Così l'annuncio della salvezza per mezzo di Cristo
crocifisso e risorto è scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani (1Cor
1,23); ma Dio vede le cose diversamente e agisce a modo suo: ciò che è
stoltezza di Dio è più sa­piente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio
è più forte degli uomini (1Cor 1,25). Bisogna che noi ci adeguiamo con la
fede al modo di pensare di Dio e non viceversa. E' necessario che noi
accettiamo le scelte di Dio e ci regoliamo di conseguenza.

IV - La colletta spiega e prega: perché, liberati dal peccato, che ci chiude
nel nostro egoismo.

Il peccato è sempre un ripiegamento su stessi. Ciò appare anche dal peccato
originale: la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli
occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne
mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne
mangiò (Gn 3,6); qui tutto è regolato dalla ricerca del piacere,
dall'egoismo. Quando finalmente decidiamo di finirla col peccato, dicendo di
sì agli infiniti solleciti di Dio, la prima cosa da fare è prendere come
punto di riferimento la Parola di Dio, che va accettata con fede, e le Dieci
Parole, i comandamenti, che vanno messi in pratica. La seconda parte del
Decalogo è espressione dell'amore che dobbiamo avere al prossimo, e quindi
l'opposto del nostro egoismo; si esige l'onore e il rispetto della persona,
cominciando da quelli che ci sono più vicini per ragioni di sangue, la
famiglia: Onora tuo padre e tua madre, perché si pro­lunghino i tuoi giorni
nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà (Es 20,12), per arrivare a
includere tutta la famiglia umana: Non ucciderai. Non commette­rai
adulterio. Non ruberai. Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo
prossimo. Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la
moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue
né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo (Es
20,13-17).

Noi dobbiamo amare Dio per se stesso e il prossimo per amor di Dio, Dio
nella sua realtà e Dio nella sua immagine, che è l'uomo, Dio in sé e l'uomo
in Dio: solo in questa maniera siamo sicuri che il nostro amore per il
prossimo non sarà condizionato da motivazioni semplicemente umane o
utilitaristiche o egoistiche, ma sarà veramente soprannaturale, e quindi
meritevole di ricompensa davanti a Dio.

V - Supplichiamo: ci apriamo al dono dello Spirito per diventare tempio vivo
del tuo amore.

Solo lo Spirito Santo ci può far uscire dal nostro egoismo per portarci alla
comunione con Dio per mezzo della fede e della carità, che sono anche le
virtù che ci rendono tempio di Dio.

Gesù caccia i rivenditori dal Tempio: Trovò nel tempio gente che vendeva
buoi, pecore e colombe, e là se­duti, i cambiamonete. Allora fece una frusta
di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi,
gettò a terra il danaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi; e ai
venditori di colombe disse: "Portate via di qui queste cose e non fate della
casa del Padre mio un mercato" (Gv 2,14-16). I discepoli capiscono già ora
qualcosa del mistero di Gesù sia da questa sua parola, allusione al profeta
Zaccaria (Zac 14,21), con le quali Gesù si presenta come il Figlio che viene
nella casa di suo Padre nel giorno del Signore; sia perché ricordano le
parole del Salmo (69,9): Lo zelo per la tua casa mi divorerà (Gv 2,17), con
le quali si afferma che Gesù purifica il tempio a costo della sua vita.

Capiranno in seguito la risposta di Gesù ai Giudei; questi chiesero come
aveva osato intervenire nella vita del Tempio: Quale segno ci mostri per
fare queste cose? (Gv 2,18). La risposta di Gesù: Distruggete questo tempio
e in tre giorni lo farò risorgere (Gv 2,19), fu intesa dagli avversari in
modo materiale: Questo tempio è stato co­struito in quarantasei anni e tu in
tre giorni lo fa­rai risorgere? (Gv 2,20), e non fu capita dai discepoli se
non dopo la resurrezione: Quando poi fu risuscitato dai mor­ti, i suoi
discepoli sì ricordarono che aveva detto questo e credettero alla Scrittura
e alla parola detta da Gesù (Gv 2,22). Il fatto della resurrezione portò la
piena luce sulla profezia formulata in modo enigmatico dal Salvatore; dopo
l'evento i discepoli furono sicuri che le parole di Cristo si riferivano
alla sua resurrezione: egli parlava del tempio del suo corpo, ma credettero
anche alla Scrittura, che parlava di essa. Giovanni qui non cita nessun
testo, ma ha una propria sintesi teologica sulle predizioni della
resurrezione (cfr Gv 20,9; la catechesi primitiva citava il salmo 16,10).
Con le sue parole, che restano anche per noi alquanto oscure, Gesù si
considera come colui che realizza i destini religiosi di Israele, che
innalza l'edificio sacro della comunità di Dio degli ultimi tempi, cioè la
Chiesa (cfr 1Pt 2,5; Ef 2,21) e, una volta glorificato, resta presente nella
Chiesa, assicurandola della protezione divina, come il tempio di Gerusalemme
garantiva all'antico Israele la presenza e la protezione di Yahweh.

Oltre i discepoli, altri credono in Gesù: Mentre era a Gerusalemme per la
Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva,
credettero nel suo no­me (Gv 2,23). Però Gesù conosceva i cuori degli uomini
e le loro disposizioni e non si illude su di loro; sa che la loro fede è
ancora imperfetta perché basata unicamente sui miracoli: lui, Gesù, non si
fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcu­no desse
testimonianza sull'uomo. Egli infatti conosceva quello che c'è nell'uomo (Gv
2,24-25); tale conoscenza lo rivela come Dio, perché essa è attribuita
unicamente a Dio (Ger 17,9-10; 12,25; Sal 33-32-,15).

La fede rende presente Gesù (e con lui la Trinità) nel nostro cuore: Che il
Cristo abiti per la fede nei vostri cuori (Ef 3,17) e la stessa cosa opera
la carità: Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e
noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui (Gv 14,23). Noi siamo
tempio di Dio molto più che gli edifici. Gesù ci ha resi tali dal battesimo.
Egli è venuto a portare il rinnovamento radicale del culto, che gli ebrei
facevano consistere nell'offerta dei sacrifici di animali, mentre
rifiutavano di offrire se stessi a Dio con l'impegno di fare la sua volontà,
che è l'unico sacrificio che Dio veramente vuole e chiese nell'AT ed esige
anche nel NT. Cresciamo nella fede, speranza e carità.

Pensiero eucaristico. E' quello che avviene nella Messa, dove viene
alimentata la nostra fede con l'ascolto della Parola di Dio e col
riconoscere Cristo presente nonostante i veli, di cui si copre; viene
accresciuta la speranza di ottenere tutte le grazie materiali e spirituali
per i meriti della Passione e Morte di Cristo, che offriamo al Padre, e noi
con lui; viene infusa la carità verso Dio e il prossimo. Preghiamo la
Vergine dell'ascolto e S. Giuseppe, uomo di fede, gli Angeli Custodi e i
Santi Patroni, di ottenerci la grazia di queste tre virtù, per continuarne
la pratica nella vita quotidiana.


9.3.2009 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio
(SA), tel. 081.951164 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it
www.bastamare.it <http://www.bastamare.it/> MSN:
francescoenricos@hotmail.it
avatar
silvia

Numero di messaggi : 783
Età : 77
Località : Padova
Data d'iscrizione : 16.02.08

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto

- Argomenti simili

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum