XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

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XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Messaggio  Andrea il Mar Lug 07, 2009 4:34 am

Omelia per la XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)
Letture bibliche: Am 7,12-15; Sal 8a,9-1e; 11-14; Ef 1,3-14; Mc 6,7-13

Introduzione e Atto penitenziale.

Gesù manda gli Apostoli ad annunciare il Vangelo, indicando loro un stile di povertà da seguire, e vuole che noi facciamo altrettanto. Chiediamo perdono per il poco impegno che mettiamo nel presentare Gesù ai fratelli, segno della nostra poca preoccupazione per la salvezza del prossimo. Chiediamo perdono di tutti i peccati e particolarmente per le nostre carenze in campo apostolico.

Sintesi dell’omelia.

La colletta prega: Donaci, o Padre, di non avere nulla di più caro del tuo Figlio, che rivela al mondo il miste­ro dei tuo amore e la vera dignità dell'uomo; colmaci del tuo Spirito, perché lo annunziamo ai fratelli con la fede e con le opere. Per il no­stro Signore Gesù Cristo... Il Vangelo e la prima lettura ci presentano la missione profetica, alla quale è chiamato ogni credente, la seconda lettura ci dice il mistero dell’amore di Dio in Cristo che dobbiamo annunciare.

Omelia. I - La colletta invoca: Donaci, o Padre,...

Abbiamo bisogno della misericordia del Padre per ottenere tutte le grazie, di cui necessitiamo. E’ Lui che ci ha benedetti con ogni be­nedizione spirituale nei cieli in Cristo (Ef 1,3). In particolare noi possiamo, sempre per sua grazia, vedere il bene, ma abbiamo bisogno di ottenere anche l’ulteriore di grazia di volerlo e di attuarlo, e questo viene sempre da Dio: E` Dio infatti che suscita in voi il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni (Fil 2,13). Paolo non dimentica il dovere di ringraziare, lodare e benedire il Padre per tutte le grazie che ci fa: Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo (Ef 1,3).

E noi siamo coscienti che tutto abbiamo in Cristo dal Padre e lo ringraziamo per questo?

II - e chiede: di non avere nulla di più caro del tuo Figlio,…

a. Gesù è colui nel quale il Padre si compiace: Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto (Mc 1,11; cfr Mt 3,17; 12,18; 17,5; Lc 3,22; 2Pt 1,17); Gesù è il Figlio amato (Ef 1,6). Per questo il Padre ha voluto che tutto venisse a noi attraverso il Figlio; in lui ci ha arricchiti di ogni dono: ci ha benedetti con ogni be­nedizione spirituale nei cieli in Cristo (Ef 1,3). Innanzi tutto in Lui il Padre ci ha eletti e predestinati: In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il di­segno d'amore della sua volontà, a lode del­lo splendore della sua grazia (Ef 1,4-6); e in lui ci ha favoriti della sua grazia: …la sua grazia di cui ci ha grati­ficati nel Figlio amato (Ef 1,6). Inoltre è per mezzo di Gesù che il Padre ci redime anche, cioè attua il piano di salvezza nella concreta situazione storica dell’uomo dopo il peccato originale: In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia (Ef 1,7); sempre in Lui egli si propone questo piano di benevolenza verso gli uomini: secon­do la benevolenza che in lui si era proposto (Ef 1,9); ed è a Cristo come unico capo che vuole il ritorno di tutte le cose terrestri e celesti: ri­condurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra (Ef 1,10). Infine in Lui il Padre vuole che raggiungiamo l’eredità eterna: In lui siamo stati fatti anche eredi (Ef 1,11); in lui riceviamo lo Spirito, caparra e guida alla salvezza eterna: In lui anche voi,… avete ricevuto il sigillo dello Spirito San­to (Ef 1,13).

b. Ora se per il Padre Gesù è tutto e vuole che lo sia per noi, non troveremo anche noi in Lui tutta la nostra gioia? In lui dobbiamo credere: In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vange­lo della vostra salvezza, e avere in esso cre­duto (Ef 1,13); in lui dobbiamo sperare: abbia­mo sperato nel Cristo (Ef 1,12); lui dobbiamo amare: Se qualcuno non ama il Signore sia anatema (1Cor 16,22) come risposta al suo amore infinito per noi.

III – e afferma: che rivela al mondo il miste­ro dei tuo amore e la vera dignità dell'uomo;

Gesù è il dono del Padre all’umanità, è il Salvatore, ed è anche colui che rivela il piano di salvezza del Padre per mezzo della redenzione. La redenzione ha tali abissali dimensioni che non può essere conosciuta da mente umana senza una speciale rivelazione; perciò la grazia di Dio ci è stata data con somma generosità: Egli l'ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza (Ef 1,Cool, in modo che possiamo in qualche modo penetrare nel mistero, rivelato solo ora: facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secon­do la benevolenza che in lui si era proposto per il governo della pienezza dei tempi (Ef 1,9-10). E il mistero è Cristo e il piano della nostra salvezza, che Dio vuol realizzare per mezzo di lui. Questo è un piano che ci rivela tutto l’amore di Dio per noi: il di­segno d'amore della sua volontà (Ef 1,5). Gesù fa la rivelazione e gli apostoli ne continuano la predicazione.

D’altra parte in questo stesso piano appare la grandezza della dignità dell’uomo; se Dio lo ama tanto, vuol dire che egli è importante per Dio… E’ Dio che ha creato l’uomo, e quindi ha messo in lui ricchezze insospettate, e forse insospettabili. Certamente il fatto che Egli abbia dato alla morte il Figlio naturale per fare di noi dei figli adottivi vuol dire che veramente ci apprezza moltissimo. Ci ha pensati ed amati da tutta l’eternità; non ci ha abbandonati nella nostra situazione di peccatori, provvedendo a redimerci a prezzo così alto; infine ci ha fatti eredi: In lui siamo stati fatti anche eredi, prede­stinati - secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà - a essere lo­de della sua gloria, noi, che già prima abbia­mo sperato nel Cristo (Ef 1,11-12). Lo stesso Spirito ci viene dato quale capar­ra della nostra eredità, in attesa della comple­ta redenzione di coloro che Dio si è acquista­to a lode della sua gloria (Ef 1,14).

Gustiamo l’amore di Dio per noi e l’apprezzamento che egli ha per noi: siamo suoi figli…

IV – e supplica: colmaci del tuo Spirito,

Supplichiamo di avere il dono dello Spirito anzitutto per capire il grande dono di Dio, e poi per poterlo comunicare agli altri. In effetti per mezzo di Gesù, dopo aver ascoltato e accettato con fede la Parola di Dio: In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vange­lo della vostra salvezza, e avere in esso cre­duto, abbiamo ricevuto lo Spirito nel battesimo e cresima (ed eventualmente nel sacramento dell’ordine, se siamo ordinati): avete ricevuto il sigillo dello Spirito San­to che era stato promesso (Ef 1,13) nell’AT e conferito nel NT, a incominciare dalla Pentecoste (anzi dalla sera della resurrezione).

L’invocazione del dono dello Spirito dovrebbe essere una costante della nostra preghiera.

V – e conclude: perché lo annunziamo ai fratelli con la fede e con le opere.

Quel Gesù che abbiamo messo al centro della nostra vita personale spirituale e psicologica, lo dobbiamo anche offrire agli altri come Redentore perché possano essere salvati.

a. Nel brano evangelico Gesù continua il suo ministero di profeta ma a un certo momento associa a sé i 12 Apostoli: Gesù chiamò a sé i Dodici, e successivamente altri 72 discepoli: e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri (Mc 6,7). Essi devono ora collaborare con lui e dovranno continuare la sua missione dopo la sua Ascensione. Le consegne per i discepoli sono poche; anzitutto presentarsi in povertà: E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non porta­re due tuniche (Mc 6,8-9). E nella ricerca dell’alloggio non vuole che diano impressione di avidità e scontentezza: Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sa­rete partiti di lì (Mc 6,10). Inoltre essi annunciano il Vangelo da uomini liberi ad altri uomini liberi, ai quali però va ricordato che un eventuale rifiuto comporta delle conseguenze: Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andate­vene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro (Mc 6,11). Gli apostoli ottennero ottimi risultati nella loro missione: Ed essi, partiti, proclamarono che la gen­te si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano (Mc 6,12-13).

b. Questo impegno della predicazione è importante perché attraverso l’annuncio della Parola di Dio si arriva alla fede e alla salvezza: In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vange­lo della vostra salvezza, e avere in esso cre­duto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito San­to (Ef 1,13). E già nell’AT era il mezzo ordinario per la conservazione della fede nei credenti e per ottenere la conversione di quelli che si erano allontanati dalla pratica della Parola di Dio. Amos era stato sottratto all’improvviso al suo lavoro di agricoltore e pastore di pecore: Non ero profeta né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo piante di sico­mòro. Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge (Am 7,14-15), per farne un predicatore di penitenza e di salvezza: II Signore mi disse: Va', pro­fetizza al mio popolo Israele (Am 7,15). Questa difesa di sé fa il profeta Amos contro il sacerdote dell’idolo di Betel che lo aveva invitato con modi bruschi: Vattene, veggente, ritirati nella terra di Giuda… perché questo è il santuario del re ed é il tempio del regno (Am 7,12-13); egli pensava che facesse il profeta di professione e si sostenesse economicamente con la profezia: là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizza­re più (Am 7,12).

In quest’anno sacerdotale preghiamo che i sacerdoti si lascino guidare dalla Parola di Gesù nelle loro scelte apostoliche e nel loro stile di vita. Ma impegniamoci anche tutti a collaborare alla loro missione di pastori dei fedeli con la docilità e con la collaborazione.

Pensiero eucaristico.

Nella Messa incontriamo Cristo, che si rende presente come profeta e come sacerdote e vittima. Uniamoci a lui nella fede e della carità come pastori e come fedeli in modo da vivere ognuno la vita cristiana secondo la propria vocazione. Preghiamo la Vergine del Carmelo e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni che ci ottengano di penetrare la Parola di Dio e di lasciarci da essa forgiare.

6.7.2009 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio (SA), tel. 081.951164; 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it www.bastamare.it MSN: francescoenricos@hotmail.it


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