Caritas in veritate

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caritas in veritate

Messaggio  chiarotta91 il Ven Lug 10, 2009 12:51 pm

L'enciclica del papa era attesa da tempo. Se ne parlava da un anno circa. Si aspettava la pubblicazione per il 29 giugno e poi finalmente è arrivata.Attesa come un figlio il cui arrivo è certo ma al tempo stesso sorprendente.
Dentro l'enciclica si legge molto bene il pensiero di Zamagni , almeno per chi è abituato a certi suoi pensieri legato a certe sue espressioni. E' bella l'enciclica e di portata eccezionale. Su FB sono già presenti gruppi come " diffondiamo l'enclica Caritas in Veritate ". E' nuova per il contenuto anche se la dottrina sociale della Chiesa non è argomento delle ultime ore. Ma è nuovo il richiamo ad un'economia che sia al tempo stesso giustizia per i popoli , forma di sviluppo e non di emarginazione. Il progresso e la tecnologia non esaminati per quanto di bello portano all'umanità ma valutati in misura di quella giustizia divina di cui l'uomo è custode sulla terra.
Non nascondo che la lettura mi abbia entusiasmato e mi abbia preso più di contemporanei appuntamenti di interesse mondiale . Mi auguro che le parole del pontefice entrino nei programmi economici dei paesi della terra, nei cartelli sullo stato del pianeta, nell'ecologia e nella politica.
Me lo auguro e credo che le preghiere di Silvia siano buone compagne di questo augurio.
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Re: Caritas in veritate

Messaggio  Daniele il Ven Lug 10, 2009 9:36 am

silvia ha scritto:E preghiamo - scusate se questa della preghiera è la mia costante- perchè molti la leggano, inizino a comprenderla e a viverla.
sono diversi anni che si parla di terzo settore, cooperative e simili. Ma, in effetti, non si nota ancora un concreto cambiamento nel modo di vivere della gente; almeno in alcune persone. A dominare è ancora la convinzione che una multinazionale può dare più di tante piccole aziende.
Del resto, sono duemila anni che Gesù ha annunciato la sua parola ed è difficile dire che abbia attecchitto concretamente; anche nelle persone 'tutte casa e chiesa'.
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Re: Caritas in veritate

Messaggio  silvia il Ven Lug 10, 2009 9:25 am

Grazie anche da parte mia.
Non ho ancora potuto leggere l'enciclica, pur avendone percepito l'importanza e la novità.
Spero farlo quanto prima.
E preghiamo - scusate se questa della preghiera è la mia costante- perchè molti la leggano, inizino a comprenderla e a viverla.
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Re: Caritas in veritate

Messaggio  Andrea il Ven Lug 10, 2009 5:38 am

Grazie Daniele per questa tua presentazione.

Pace e bene

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Messaggio  Daniele il Gio Lug 09, 2009 5:32 pm

Nelle 127 pagine dell’enciclica Caritas in veritate Benedetto XVI mette in fila tutti i temi con un’avvertenza: «Non ci sono due tipologie di dottrina sociale, una preconciliare e una postconciliare, diverse tra loro, ma un unico insegnamento coerente e nello stesso tempo sempre nuovo». La coerenza affonda le radici nella parola di Dio e nell’insegnamento di Gesù sull’amore, che il Papa ha messo al centro del suo pontificato.
Benedetto XVI delinea molto bene il capitalismo attuale. Oggi c’è un ordinamento economico e tecnico i cui contenuti sono fini a se stessi, senza un disegno sovraordinato intelligente. Nell’evoluzione in atto di questo capitalismo si stenta a compiere un genuino progetto al servizio dell’uomo, i suoi esiti sono casuali, con equilibri provvisori e precari che si susseguono senza alcuna direzione.
Chi non crede deve sentirsi a disagio in questo quadro di relativismo e individualismo in cui viviamo, un quadro che non consente di trovare una direzione e un senso. Se allo sviluppo materiale non si accompagna quello morale non si realizza lo sviluppo autentico. Lo sosteneva anche Adam Smith, il padre dell’economia moderna.
Il Papa sottolinea come non ci sia relazione diretta tra felicità e reddito. Anzi, spesso vi è un rapporto inverso. Tanto è vero che Sarkozy ha creato un’apposita commissione presieduta da Amartya Sen e Joseph Stiglitz per ideare un più completo indice della felicità. La ricchezza prodotta, quella quantificata dal Prodotto interno lordo, non misura la felicità e il benessere. Basterebbe citare il famoso discorso di Bob Kennedy pronunciato nel ’68 all’Università del Kansas, secondo il quale "il Pil non comprende anche l’inquinamento dell’aria, la salute delle nostre famiglie, la qualità della loro educazione o la gioia dei loro momenti di svago".
L’enciclica assegna all’economia civile (*) un ruolo di primo piano. Terzo settore, cooperazione, microfinanza, responsabilità sociale. È certamente necessaria un’articolazione nuova dell’impresa economica. Anche l’architettura istituzionale che deve governare la globalizzazione deve arricchirsi della presenza di numerosi soggetti politici e sociali e di operatori economici che perseguano obiettivi che non siano di mero profitto. È la prima enciclica sociale in cui si va all’attacco. Non si dice ai capitalisti: fate i bravi, ma rivitalizzate il mercato con nuovi soggetti: imprese sociali, onlus, non profit. Una vera rivoluzione nella continuità.
La conclusione è che occorre una governance globale, ma di tipo sussidiario, che non degeneri nella creazione di un super Stato. La prima governance è una sorta di seconda assemblea delle Nazioni Unite che però includa non solo gli Stati ma anche le organizzazioni non governative e degli altri corpi intermedi della società civile. La seconda è un’agenzia transnazionale, che regoli in particolare ambiente e migrazioni. Il Papa propone anche un Consiglio di sicurezza, da affiancare all’attuale Consiglio dell’Onu per gli aspetti economici e sociali come fame e carestie.

Ci vorranno anni perché la gente capisca la portata di una rivoluzione del genere.

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(*) da contrapporre all’economia politica di stampo anglosassone. Si esce dall’antico ritornando a una ricetta molto più antica dello statalismo, ma sempre valida: il principio di reciprocità basato sulla fraternità, associata in questa enciclica per la prima volta nella storia allo sviluppo economico. Per la prima volta in un documento della dottrina sociale della Chiesa si parla di non profit, di economia di comunione, come quella dei Focolarini, di cooperazione. Per segnare la strada del futuro si torna all’antico, precisamente al Trecento e dintorni. Ai Monti di pietà inventati per combattere l’usura, alle cooperative, al risveglio europeo, alla grande scuola francescana, cui va attribuita la prima elaborazione economica sistematica.
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Fonte: Famiglia Cristiana del 12 Luglio 2009.
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