DOMENICA XVIII DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

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DOMENICA XVIII DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Messaggio  Andrea il Lun Lug 27, 2009 11:41 am

Omelia per la XVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

Letture bibliche: Gn 16,2-4.12-15; Sal 77,3.4.23-24.25.54; Ef 4,17.20-24; Gv 6,24-35

Introduzione e Atto penitenziale.

Gli Ebrei mostrano totale incomprensione delle opere di Dio nell’AT e anche al tempo di Gesù, perché non accettano la sua Parola. Chiediamo perdono di tutti i nostri peccati e in particolare delle debolezze della nostra fede.

Sintesi dell’omelia.

Con la colletta preghiamo: O Dio, che affidi al lavoro dell'uomo le immen­se risorse dei creato, fa' che non manchi mai il pa­ne sulla mensa di ciascuno dei tuoi figli, e risve­glia in noi il desiderio della tua parola, perché pos­siamo saziare la fame di verità che hai posto nel nostro cuore. Per il nostro Signore... La prima lettura ci mostra la poca fede in Dio degli Ebrei nel deserto e la loro incomprensione dei suoi doni; nel Vangelo Gesù incontra la stessa difficoltà da parte dei suoi contemporanei; la seconda lettura ci fa sentire la calda esortazione di Paolo a una vita nuova, secondo la Parola di Cristo.

Omelia.

I - La colletta inizia:[

O Dio, che affidi al lavoro dell'uomo le immen­se risorse dei creato,

Dio è il creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili; questa verità viene affermata già nell’AT ed è presentata con un duplice racconto all’inizio del primo libro della Sacra Scrittura, la Genesi; nel primo (Gn 1,1-2,4a) le otto opere della creazione sono distribuite in sei giorni con quattro opere per i primi tre giorni e quattro per gli altri tre giorni. L’ultima opera di Dio è l’uomo e la donna, che egli crea a sua immagine: Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza; dà loro potere su tutte le creature: domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra (Gn 1,26), con l’incarico di continuare le opere di Dio in questo mondo: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra (Gn 1,28). Nel secondo racconto della creazione (Gn 2,4bss), l’uomo è sempre la creatura più importante ma viene creato dal fango della terra: il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente (Gn 2,7), e poi viene creata la donna, tratta dall’uomo: Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo (Gn 2,22). Anche in questa redazione l’uomo ha il compito di trasformare il mondo nel quale è inserito: Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse (Gn 2,15).

Così vediamo che Dio crea il mondo e lo affida all’uomo, per cui tutto ciò che è solo natura è unicamente dono di Dio, ma ciò che è cultura è sempre dono di Dio ma anche frutto dell’impegno dell’uomo; lo ricordiamo nella Messa quando ringraziamo il Signore per il pane e vino che saranno usati per essere consacrati in corpo e sangue di Gesù: essi sono frutto della terra e del lavoro dell’uomo. Mostriamoci grati a Dio per tutti i suoi doni, ma nello stesso tempo ricordiamoci delle nostre responsabilità verso il creato, che includono anche il rispetto vero verso di esso, nel senso che non lo possiamo sfruttare scriteriatamente, prescindendo dalle leggi di Dio; diversamente lo renderemo invivibile per noi e tanto più per quelli verranno appresso a noi.

II – e prega:
fa' che non manchi mai il pa­ne sulla mensa di ciascuno dei tuoi figli,

Dio ha dato tutto il mondo a tutti gli uomini nel loro insieme. La proprietà privata è certo un diritto naturale, voluto da Dio per la salvaguardia dell’autonomia dell’uomo, ma con la garanzia che effettivamente alla proprietà o a forme equivalenti possano accedere tutti, perché tutti hanno diritto a tale autonomia. E’ ovvio che è ingiusto il sistema sociale di una nazione se ci sono persone troppo ricche e ci sono altre troppo povere, che non hanno il necessario per vivere, così come è certamente con metodi ingiusti che ci sono persone che si arricchiscono in pochissimo tempo. Un sistema sociale giusto deve garantire a tutti una vita dignitosa, il lavoro, la casa, la cultura, le ferie… La nostra preghiera è perciò che tutti abbiano almeno il necessario.

Nella prima lettura assistiamo al lamento ingiusto del popolo ebreo: nel deserto tutta la comunità de­gli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aron­ne (Es 16,2). Essi arrivano all’assurdità di affermare che era migliore la condizione di schiavitù di Egitto, perché almeno c’era da mangiare: Fossimo morti per mano del Signore nella terra d'Egitto, quando era­vamo seduti presso la pentola della carne, man­giando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta que­sta moltitudine (Es 16,3). Dio, che continua a essere padre misericordioso, preannuncia a Mosè il rimedio a questa situazione: Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina o no secondo la mia leg­ge. Ho inteso la mormorazione degli Israeliti (Es 16,4.12), e gli ordina di preavvertire il popolo circa questo dono di Dio, con l’aggiunta anche della carne: Al tramonto mangerete carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore, vostro Dio (Es 16,12). Tutto si realizzò secondo quanto predetto: La sera le quaglie salirono e coprirono l'ac­campamento; al mattino c'era uno strato di rugia­da intorno all'accampamento (Es 16,13). Si trovò che sulla superficie del deserto c'era una cosa fine e granulosa, minuta come è la brina sulla terra (Es 16,14). Si chiesero che cosa fosse: Che cos'è?, che in ebraico è Man hu, da cui il nome di manna, dato al cibo venuto dal cielo. E’ quello che precisò Mosè con la sua risposta: È il pane che il Signore vi ha dato in cibo (Es 16,15).

Gli ebrei hanno chiesto da mangiare senza prima ringraziare per i doni di Dio, sopratutto per il grande dono della liberazione, e anzi lamentandosi dei sacrifici che essa comporta. Gesù ci invita chiedere al Padre il pane quotidiano per noi e per gli altri: Dacci oggi il nostro pane quotidiano (Mt 6,11); dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano (Lc 11,3), ma dopo che abbiamo pregato per la gloria di Dio.

III - e chiede ancora:
e risve­glia in noi il desiderio della tua parola,

Ma il cibo quotidiano non è tutto. L’uomo non vive di solo pane: Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (Mt 4,4), ricorda Gesù a Satana che lo tenta. Non lo capì la folla, mentre si diresse alla volta di Cafàr­nao alla ricerca di Gesù (Gv 6,24). Egli lo fa notare loro: In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pa­ni e vi siete saziati (Gv 6,26), cioè Gesù ha operato un segno per rivelare il senso della sua persona, ma la gente l’ha compreso solo sulla linea dei bisogni materiali. Gesù vuole portare alla comprensione della sua Persona e questo è possibile se essi ascoltano la sua Parola e l’accettano con fede: solo allora gli sarà possibile di donarsi loro come cibo; per fare questo occorre operare per un cibo e per una vita, che non hanno termine e che sono un dono del Figlio dell’uomo: Datevi da fare non per il ci­bo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo (Gv 6,27). I giudei, secondo la loro mentalità, pensano subito alle opere, ma Gesù ricorda loro che la sola opera da compiere è credere in lui e alla sua parola: Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato (Gv 6,29), cioè riconoscere che hanno bisogno di lui come del cibo materiale. Ma i giudei hanno difficoltà ad accettare Gesù e gli chiedono un segno, paragonabile a quello di Mosè: Quale segno tu compi perché vedia­mo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri pa­dri hanno mangiato la manna nel deserto, co­me sta scritto: "Diede loro da mangiare un pa­ne dal cielo" (Gv 6,30-31). Gesù cerca di illuminarli, facendo vedere che egli è più di Mosè perché questi diede un cibo solo materiale, mentre in Lui si realizza il dono di Dio che non perisce: In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cie­lo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. 1nfatti il pane di Dio è colui che di­scende dal cielo e dà la vita al mondo (Gv 6,32-33).

Supplichiamo con viva intensità di avere fame della Parola di Dio, ma anche di accettarla con piena disponibilità e apertura di cuore nella nostra mente e nella nostra vita.

IV – e conclude:

perché pos­siamo saziare la fame di verità che hai posto nel nostro cuore.

Abbiamo sete di verità e fame di amore che in questo mondo possiamo saziare molto parzialmente sul piano naturale con la conoscenza di Dio e delle sue creature e con delle relazioni con gli altri che si basino almeno sul principio: non fate agli altri quello che non volete sia fatto a voi, e che possiamo saziare, anche se ancora parzialmente, per la fede e la carità, e nell’eternità abbiamo la certezza di soddisfare totalmente solo per mezzo della visione e dalla carità perfetta. La folla chiede a Gesù, che l’ha invitata alla fede: Signore, dacci sempre questo pa­ne (Gv 6,34), e dimostra così che non ha ancora capito quello vuole Gesù, per cui egli aggiunge: Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! (Gv 6,35)

L’invito alla fede in Cristo ci viene anche da Paolo, che è costretto a rimproverare i Corinzi: Voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù (Ef 4,20-21). Ma non basta accettare la verità di Cristo, occorre anche cambiare la propria mentalità: a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità (Ef 4,23), e quindi assumere atteggiamenti diversi da quelli che non credono in Cristo come i pagani: non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri (Ef 4,17), anzi è necessario abbandonare, con la sua condotta di prima, l'uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli (Ef 4,22).

Ascoltiamo questi suggerimenti di S. Paolo. Essi gli stanno molto a cuore e perciò usa parole molto forti: vi dico e vi scongiuro nel Signore (Ef 4,17).

Pensiero eucaristico.

E’ certamente nell’Eucaristia che incontriamo Gesù come Maestro che insegna, e al quale diamo la nostra adesione di fede, e come sacerdote che si offre in espiazione dei peccati, e quindi ci ottiene il perdono per le debolezze passate, e come intercessore, che ci ottiene grazie per il futuro. Queste grazie del perdono dei peccati, della crescita nella fede e le grazie della fedeltà chiediamole per intercessione della Madonna e S. Giuseppe, degli Angeli Custodi e dei Santi Patroni.

27.7.2009 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio (SA), tel. 081.951164; 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it www.bastamare.it MSN: francescoenricos@hotmail.it

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