XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B

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XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B

Messaggio  silvia il Mer Ott 21, 2009 10:55 pm

Omelia per la XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
Letture bibliche: Ger 31,7-9; Sal 125; Eb 5,1-6; Mc 10,46-52

Introduzione e Atto penitenziale.

Gesù dice al cieco guarito che la sua fede lo ha salvato. Per la fede noi possiamo ottenere il perdono dei nostri peccati, sapendo che Egli ha patito e morto per noi, offrendosi come sacrificio proprio per espiare i nostri peccati. Chiediamo perdono delle nostre colpe.

Sintesi dell’omelia.

La colletta prega: O Dio, luce ai ciechi e gioia ai tribolati, che nel tuo Figlio unigenito ci hai dato il sacerdote giusto e compassionevole verso coloro che gemono nell’oppressione e nel pianto, ascolta il grido della nostra preghiera: fa’ che tutti gli uomini riconoscano in lui la tenerezza del tuo amore di Padre e si mettano in cammino verso di te. Per il nostro Signore Gesù Cristo... Il Vangelo ci fa assistere al miracolo del cieco guarito da Gesù, simbolo della liberazione degli uomini dalla cecità del peccato, già preannunziata nell’AT nella liberazione dalla schiavitù di Babilonia (prima lettura); la seconda lettura ci fa incontrare Gesù sommo sacerdote che ha compassione delle nostre miserie dell’umanità e ci libera da esse.

Omelia.

I – La colletta inizia: O Dio, luce ai ciechi e gioia ai tribolati,

Nel Vangelo si parla del figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare (Mc 10,46). E la seconda lettura parla di varie categorie di sofferenti che ritorneranno dall’esilio con l’aiuto di Dio: fra loro sono il cieco e lo zoppo,/ la donna incinta e la partoriente (Ger 31,Cool. La loro situazione viene completamente cambiata: Erano partiti nel pianto,/ io li riporterò tra le consolazioni;/ li ricondurrò a fiumi ricchi d’acqua/ per una strada dritta in cui non inciamperanno (Ger 31,9). Vale di Dio Trinità ciò che la seconda lettura dice di Gesù: Egli è in grado di sentire giusta compassione (Eb 5,2). Perciò Dio è luce per i ciechi e gioia per ogni categoria di sofferenti, ai quali, tutti, egli dà sollievo con la sua onnipotenza e bontà. Di fronte alla bontà misericordiosa di Dio nei confronti dei bisognosi di ogni genere e soprattutto per il duplice dono di Gesù Salvatore e dello Spirito Santificatore, l’atteggiamento dell’uomo è quello della gratitudine gioiosa: Innalzate canti di gioia per Giacobbe,/ esultate per la prima delle nazioni,/ fate udire la vostra lode e dite:/ “Il Signore ha salvato il suo popolo,/ il resto d’Israele” (Ger 31,7).

Il nostro Dio è Amore e in tutte le sue opere manifesta il suo amore; dobbiamo imparare a leggere l’amore di Dio in tutto e a scrivere anche noi amore in tutto quello che facciamo. Sentiamoci amati da Dio e diamo il nostro amore al prossimo.

II – e continua: che nel tuo Figlio unigenito ci hai dato il sacerdote giusto e compassionevole verso coloro che gemono nell’oppressione e nel pianto,

Dio Padre ci ha donato il suo stesso Figlio come sacerdote. Tre sono le condizioni perché qualcuno possa diventare sacerdote: 1. essere di origine umana: Ogni sommo sacerdote è scelto fra gli uomini (Eb 5,1); in tal modo egli è in condizione di compatire le debolezze degli uomini: Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anche lui rivestito di debolezza (Eb 5,2); 2. avere la vocazione: Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne (Eb 5,4); 3. fare da intermediario fra Dio e gli uomini, offrendo sacrifici per espiare i peccati: per gli uomini viene costituito tale (cioè sacerdote) nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati (Eb 5,1). I comuni sommi sacerdoti sono peccatori pure loro e quindi offrono sacrifici per sé e per gli altri: A causa di questa (debolezza) egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come fa per il popolo (Eb 5,3).

Ora Gesù ha soddisfatto alla prima condizione, perché è uomo come noi: Il Verbo si è fatto carne (Gv 1,14), ma egli è giusto e non ha condiviso il peccato con noi: Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato (Eb 4,15); Tale era infatti il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli (Eb 7,26). Ha soddisfatto la seconda condizione perché, pur non appartenendo alla discendenza di Aronne, è stato chiamato direttamente da Dio al sommo sacerdozio: Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui che gli disse: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato», gliela conferì come è detto in un altro passo: «Tu sei sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchìsedek» (Eb 5,5-6). Ha anche soddisfatto alla terza condizione di essere intermediario fra Dio e gli uomini: pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono (Eb 5,8-9); egli non ha bisogno ogni giorno, come gli altri sommi sacerdoti, di offrire sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, poiché egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso (Eb 7,27). Gesù offre se stesso in sacrificio per espiare i peccati degli uomini e così ne diventa il salvatore.

Gesù è il nostro Salvatore e sommo sacerdote. Egli ci libera dalla miseria del peccato, che è la più grande povertà perché comporta la perdita di Dio. Per la sua misericordia e per la comprensione che ha delle nostre miserie viene in nostro soccorso anche nelle nostre difficoltà della vita in questo mondo a tutti i livelli. Dobbiamo imparare a conoscere il suo Cuore pieno di amore per gli uomini e a credere al suo amore per ciascuno di noi e ad affidarci totalmente a lui; il nostro rapporto con lui dovrebbe esprimersi con queste parole: Credo al tuo amore per me e confido e spero in te.

III – e supplica: ascolta il grido della nostra preghiera:

Siamo circondati da tanti mali e sofferenze personali e del nostro prossimo. Quanto più intensamente sentiamo il bisogno di aiuto, tanto più forte è anche la supplica fino a diventare un grido; il cieco, Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!» (Mc 10,47). Con tali urla disturbava i presenti: Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla (Mc 10,46), i quali avrebbero voluto zittirlo: Molti lo rimproveravano perché tacesse, con scarso risultato, perché egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!» (Mc 10,48).

La nostra preghiera per noi e per gli altri è un grido che viene dal cuore o neanche noi ci ascoltiamo quando preghiamo?

IV – fa’ che tutti gli uomini riconoscano in lui la tenerezza del tuo amore di Padre

Gesù con la sua caratteristica bontà interviene per difendere il cieco che chiede aiuto: Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E ora il cieco trova finalmente anche la comprensione dei presenti: Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!» (Mc 10,49). La reazione dell’uomo è precipitosa e i particolari rivelano il racconto di un testimone oculare: Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne portato da Gesù (Mc 10,50), giacché non poteva certamente camminare da solo. Alla domanda di Gesù, che lo obbliga a richiedere esplicitamente la grazia e a mostrare la sua fede: Che cosa vuoi che io faccia per te?, il cieco gli rispose, esprimendo il suo desiderio più vivo: Rabbunì, che io veda di nuovo! (Mc 10,51). Gesù gli dà la capacità di vedere: E subito vide di nuovo, perché è Lui che opera il miracolo, ma egli precisa che il dono è dovuto anche alla fede del richiedente: Va’, la tua fede ti ha salvato (Mc 10,52).

La bontà di Gesù rivela la bontà di Dio Padre: Chi ha visto me ha visto il Padre (Gv 14,9; cfr 12,45). Già nell’AT Dio mostra la sua paternità verso il popolo ebreo, prendendosene cura nel corso di tutta la sua storia, anche quando esso si mostra infedele in tante occasioni; così non solo lo libera dalla schiavitù dell’Egitto con il primo esodo, ma anche da quella babilonese con il secondo esodo: Così dice il Signore: Ecco, li riconduco dalla terra del settentrione/ e li raduno dalle estremità della terra;/… ritorneranno qui in gran folla (Ger 31,Cool./,e il motivo di tanta cura è nella sua paternità: perché io sono un padre per Israele, anzi nel diritto di primogenitura che Egli gli riserva rispetto agli altri popoli: Èfraim è il mio primogenito (Ger 31,9).

Impariamo a leggere l’amore di Dio per noi nelle tante attenzioni che egli ci mostra. Ci sentiremo più sereni e ci sarà più facile ricambiare l’amore di Dio col nostro amore.

V – concludendo: e si mettano in cammino verso di te.

Il popolo ebreo viene liberato dalla schiavitù dell’Egitto e va verso la Terra promessa, e poi viene liberato dalla schiavitù di Babilonia e torna alla Terra perduta e riavuta, per adorare Dio a Gerusalemme. Dio si è fatto uomo e Gesù diventa il sacramento dell’incontro con Dio, cioè il segno efficace della presenza di Dio per noi. A quei tempi chi voleva incontrare Dio ne aveva la possibilità entrando in contatto con Gesù. Lo ha capito il cieco, che approfitta del passaggio di Gesù per chiedere la guarigione, come lo hanno compreso i tanti che cercavano l’incontro con Gesù e il contatto fisico con Lui, perché una forza usciva da lui e guariva tutti quelli che avevano fede. E il cieco guarito lo seguiva lungo la strada (Mc 10,52), lodando Dio per il miracolo avuto. Ha fatto esperienza della bontà di Dio attraverso Gesù e ora non si stacca più da lui.

Pensiero eucaristico.
Anche noi possiamo e dobbiamo arrivare a un’esperienza profonda di Gesù. Una prima esperienza di Lui la facciamo già nella lettura del Vangelo e nella meditazione e contemplazione di Lui e delle sue opere. Ma certamente l’esperienza più profonda avviene nell’incontro con Lui nell’Eucaristia, dove egli è vivo e vero molto più che in tutti gli altri segni della sua presenza, che comunque vanno valorizzati tutti per la nostra crescita spirituale. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni di fare nostra la loro profonda esperienza di Gesù.

20.10.2009 Mons. Francesco E. Spaduzzi, esorcista, 84083 Castel S. Giorgio (SA), tel. 081.951164; 3288136406 francescospaduzzi@virgilio.it www.bastamare.it MSN: francescoenricos@hotmail.it
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